Come (ri)progettare il tuo romanzo

Come (ri)progettare il tuo romanzo

Mi sono rimessa a lavorare su Càscara, il romanzo che da tempo sto cercando di terminare per poterlo finalmente pubblicare.

Dopo il fatidico responso dell’editor cui mi sono affidata (ne ho parlato in questo articolo) e una notte piuttosto agitata passata a tenere a freno l’immaginazione, ho deciso di non attendere oltre e di cominciare a lavorare.

Quanto all’avvio della r(i)progettazione del romanzo sono dell’opinione che prima sia meglio che dopo.

Sembra banale ma questo è un primo snodo fondamentale. 

Il tempo dilata le emozioni, raffredda gli entusiasmi e impedisce di convivere con le emozioni che, seppur negative, hanno generato in me una buona dose di energia che non voglio sprecare.

Così il mattino dopo alle sei ero già al lavoro per la ri-progettazione del mio romanzo e questo post racconta una parte di questa storia.


1) Fare un bilancio del lavoro svolto

(Ri) progettare un romanzo significa effettuare una verifica apparentemente piuttosto semplice.

Si tratta di fare un bilancio del lavoro svolto, ovvero dello stato del vostro manoscritto.

Potete decidere di farlo da soli oppure di compiere questo passaggio fondamentale per il futuro del manoscritto facendovi condurre da un/una professionista.

Come scegliere il professionista giusto tra tanti e se avvalersi di questo tipo di supporto è stato oggetto di un’ampia e interessante discussione nata tra di noi nella sezione commenti dell’ultimo post. Se volete andare a ficcare il naso, cliccate qui.

Quando avrò terminato il percorso magari ci tornerò sopra e scriverò ancora su questo tema piuttosto dibattuto.

Ma torniamo a noi, ovvero a come costruire un metodo efficace che ci aiuti a districare la matassa della (ri)progettazione.

Per partire credo non sia solo una questione di scegliere il professionista giusto.

Si tratta di avere fiducia.

Ho scritto tempo fa un articolo su questo tema che vi consiglio di rileggere: Come la fiducia in se stessi migliora la scrittura.

Anche Nadia Banaudi ha pubblicato di recente un bellissimo post su Il potere della fiducia, una benzina molto potente per raggiungere i risultati che ci stanno a cuore.

Che cosa voglio dire insistendo sul tema della fiducia?

Che non basta scegliere di essere aiutati: bisogna avere fiducia che quell’aiuto ci sia utile.

Bisogna affidarsi

 Chi non riesce a lasciarsi andare e affidarsi a qualcuno non potrà ricevere tutti i benefici che quel qualcuno può offrire. 

2) Comprendere a fondo le obiezioni

 Una volta superato lo scoglio dell’affidarsi, è necessario un atteggiamento di completa apertura verso le critiche e le obiezioni che vi verranno sollevate.

 Anche questo è un tema che ho già trattato: Come reagire a una pessima recensione.

 Nel mio caso si è trattato di leggere, rileggere, domandare e approfondire i suggerimenti e le critiche ricevute dall’editor.

 Liberarsi dall’affezione che proviamo istintivamente per il nostro lavoro non è semplice.

 Alcuni suggeriscono di lasciar passare il giusto lasso di tempo per aumentare la distanza emotiva con il testo ed è senz’altro un buon suggerimento.

 Se non siamo disposti ad accettare il fatto che alcuni elementi del testo (un personaggio, un dialogo, una frase, un plot o l’intreccio) non siano quelli più adatti, non procederemo mai nel miglioramento del testo.

 Occorre disaffezionarsi dal testo per guardarlo con occhi nuovi e aperti a tutte le sfumature, anche quelle grigie o nere che siano.

 Se di fronte a un’osservazione la nostra reazione è la difesa istintiva del nostro lavoro a spada tratta, ecco il campanello d’allarme per dire che forse è proprio quella parte che deve essere perlomeno riguardata con occhi differenti.

 In questa fase, non dobbiamo essere gli avvocati del manoscritto, ma i suoi giudici, anche se di parte.

 Più severi siamo e più saremo in grado di migliorarlo.

 Le critiche sono preziose. Non derubrichiamole con cose tipo “Non hai capito cosa volevo dire”.

 Se qualcuno non ha capito cosa volevamo dire, significa che lo abbiamo detto male. Non ci sono altre spiegazioni.

 Chiaro il concetto?

3) Costruire uno schema per il vostro lavoro

 Trovo utile avere sempre di fronte a me tutte le obiezioni e le azioni da fare per correggerle.

 Una volta elencate le prime, occorre individuare le azioni e sistematizzarle.

 Per farlo io ho costruito un semplice schema con una tabella in cui ho elencato tutti gli interventi da fare.

 Sulla sinistra ho collocato i problemi e sulla destra le soluzioni.

 Le soluzioni dovranno essere chiare, precise e circostanziate. Non vi abbandonate a genericità di nessun tipo. Piuttosto rifletteteci ancora, ma quando scrivete nella colonna destra, scrivete qualcosa di preciso e dettagliato.

 Naturalmente vale il principio che più i problemi saranno specifici più sarà facile per voi risolverli.

 Se nonostante la riflessione avete ancora dubbi che siete convinte saranno sciolti quando sul serio vi metterete a scrivere, allora potreste evidenziare le soluzioni in sospeso con un colore vivace (io ho scelto il giallo) in modo tale che restino anch’esse sotto i vostri occhi ogni momento.

 Credo nel potere dell’inconscio. Abbiate fiducia: se non sarà la vostra mente a sciogliere il nodo, sarà la vostra anima di scrittrici a farlo, mentre voi state pensando ad altro.

 Una volta licenziata, la tabella sarà affissa proprio sopra lo schermo del mio PC (ma se scrivete a mano potete trovare un’altra collocazione, l’importante è che sia sempre sotto i vostri occhi quando scrivete).


4 Datevi diversi ordini di intervento sul testo

Ogni riga della tabella di cui sopra rappresenta una tappa del vostro lavoro che deve portarvi a massimizzare il risultato della vostra (ri)progettazione.

Suggerisco di procedere un problema alla volta, scegliendo uno e uno soltanto dei livelli su cui intervenire.

Se la cosa vi pare eccessivamente gravosa, considerate che migliorare un test è un lavoro gravoso tanto quanto scriverlo ma è necessario.

Armatevi di santa pazienza.

Tra gli effetti positivi di questo lavoro c’è il fatto che arriverete a conoscere a menadito ogni “anfratto” della vostra storia.

Non avete idea di quanto sia utile, anche quando dovrete presentarlo.

Se state pensando di conoscere già molto bene la vostra storia e non vi è mai capitato di ricevere un feed back in cui vi segnalano un aspetto che non ricordavate, tranquilli: capiterà.

Io ho cominciato dalle cose più semplici.

Giusto per prendere la mano con questo tipo di lavoro.

Potete scegliere come e con cosa cominciare per primo.

Ma fate una cosa alla volta. Di solito è meglio.


 Siamo giunti alla fine di questo primo post sul tema della (ri)progettazione.

Suppongo che l’esperienza quotidiana in questo lavoro mi porterà ad approfondire i temi di merito della (ri)progettazione.

 Ne riparleremo.

 Intanto fatemi sapere se vi è piaciuto questo metodo di lavoro che ho deciso di sperimentare.

 E se avete mai dovuto (ri)progettare un romanzo, fatevi avanti a raccontare la vostra esperienza!

Commenti

  1. Buona riprogettazione, mi sembra che tu abbia le idee chiare su come procedere e sia bella carica. Un punto secondo me importante è la fiducia in se stessi. Buon lavoro!

  2. 1) “Non basta scegliere di essere aiutati: bisogna avere fiducia che quell’aiuto ci sia utile. Bisogna affidarsi.”
    2) “E’ necessario un atteggiamento di completa apertura verso le critiche e le obiezioni che vi verranno sollevate.”
    3) “Non dobbiamo essere gli avvocati del manoscritto, ma i suoi giudici.”
    4) “Le soluzioni dovranno essere chiare, precise e circostanziate.”
    5) “Armatevi di santa pazienza.”

    Intanto affiggo di fronte alla mia area lavoro questo pentalogo per farlo mio. Poi, a lavoro ultimato, ti farò sapere com’è andata.

    Buon lavoro, Elena. Vedrai che ce la facciamo 😉

    1. Che figo essere con il mio “pentalogo” sotto il tuo naso. Buon lavoro Calogero come dicono i romani : jafamo (ma non so se si scrive così)

  3. Sono contenta di sentirti piena di voglia di fare. Se posso darti un consiglio – ammesso che ti si adatti – non tuffarti a capofitto, mantieni un po’ le distanze, anche se questo significasse rallentare il lavoro. Non per lasciare decantare la storia, quanto piuttosto per riequilibrare le emozioni che inevitabilmente sorgono di fronte a un responso da “devo rimboccarmi le maniche”. Non ho mai dovuto ristrutturare un romanzo, ma affrontare critiche importanti sì. La mia reazione è sempre stata molto attiva: cerco di capire cosa mi convince, cosa no, mi organizzo, vediamo dove mettere le mani… però, a posteriori, mi rendo conto che non partivo da uno stato di calma interiore. La reazione è una cosa, l’azione un’altra. In un certo senso sono l’una il contrario dell’altra, anche se non sembra. Ecco, ti auguro di rimettere le mani su Càscara con quella calma interiore, che so che conosci. (So che fine ha fatto il Grillo Parlante, lo so!) 😉

    1. Cara Grillo Parlante, hai assolutamente ragione! Sto facendo proprio così : per le cose più semplici (ripetizioni, ambientazioni, correzioni varie) procedo subito. Per le più complicate (es passaggio alla terza persona di alcuni punti di vista) scrivo, lascio decantare, torno. Così vedo se mi convince ancora. È lunga…

  4. sicuramente è un bel piano di lavoro. Lo ammetto io farei fatica a seguirlo a parte il punto 2. Prché gli altri no? Ho provato a pianificare il lavoro di revisione ma alla fine non ci sono riuscito. Ho seguito obiezioni e critiche e ho cercato di modificare il testo. Se tu ci riesci, meriti il mio più incondizionato plauso.

    1. Credo che per ciascuno di noi il punto sia trovare un metodo che possa tenere conto delle nostre specificità, in primo luogo come persone. Io sono una donna che ama i voli pindarici ma che atterra sempre con i piedi ben saldi. Per richiamarmi giù ho bisogno di un metodo sceintifico, come dice Luz, che metta nero su bianco modi e forme per intervenire sul “problema” , inq uesto caso il testo.
      Solo l’organizzazione mi può aiutare a addentrarmi in questo ginepraio di vita che mando avanti e nella scrittura.
      Ci voglio riuscire. Per te si tratta soltanto di trovare il TUO metodo. COmprendere le obiezioni a fondo è già un grande passo avanti. Buon lavoro!

  5. Tutto quello che leggo è indice di grande capacità. Tu stai attraversando delle fasi. Dopo l’esperienza del giudizio di una editor, hai trovato il modo per ri-progettare, applicando una logica, cercando di escludere, o perlomeno di ignorare, l’aspetto emotivo, quello che ci lega a ciò che scriviamo.
    Direi che è un ottimo inizio.
    Occorre UMILTA’.

    1. Grazie Luz per questa sottolienatura sull’umiltà: ciò che ci fa prendere le cose come un’occasione di crescita e non come qualcosa di personale. La cerco e la metto da parte, me ne servirà parecchia 😀

  6. Questo tuo lavoro di revisione è una fase di crescita, e come tale lo stai affrontando. La scrittura è anche questo, un percorso creativo che induce all’umiltà e alla tenacia, e costringe a rimettersi in discussione.
    Brava Elena, buon lavoro!

    1. Brunella scrivi in incognito? 😀 Esattamente così: una crescita per me e per la mia scritturaa. Cerco di colgiere ogni occasione per fare qualche piccolo passo in avanti. Vedremo, stay tuned!

  7. Quanta energia ha smosso il giudizio dell’editor, bene, cara Elena! Riprogettare da capo una storia, nel passato, mi aveva gettato nello sconforto, tanto da costringermi a fare altro. L’ho ripresa da qualche mese e ci sto di nuovo lavorando; seguo alcuni consigli quali di evitare tanti filoni per un solo romanzo, di discernere bene quali tenere in vita e di dilatare la linea del tempo, prima troppo contratta. Vado però dove mi porta il cuore. Io non so scrivere senza seguire l’istinto e le emozioni, forse è il mio limite. Quando ho seguito troppo una progettazione, ben presto mi è passata la voglia di scrivere. Tu invece stai usando un metodo efficace, brava! Continua così

    1. Laura questione dei troppi filoni o troppe storie per un solo romanzo riguarda anche me. Nel mio caso credo fosse dovuta a una scarsa convinzione nella scelta del protagonista. Quasi un timore di lasciare indietro qualcuno. Quando CBM me l’ha fatto notare l’ho riconosciuto subito. Non è stato difficile decidere la storia principale. Era lì, sotterrata da mille timori e pregiudizi. È bastato spolverare… La fatica non ci spaventa. Questo secondo romanzo lo affronto molto diversamente dal primo. L’allenamento serve

  8. Io di solito seguo i punti di CBM passo passo, partendo da quelli più piccoli, spunto la sua scheda e vado avanti. Poi se c’è qualcosa di macro allora diventa sì una vera riprogettazione per cui tocca un po’ risalire all’origine della storia e ridiscendere. Il tuo mi sembra un metodo pragmatico che, di sicuro, porterà a buoni risultati. Ti vedo bella carica e ne sono felice.

  9. Mi piace. Si sente tutta l’energia che ti gira dentro, si sentono le idee pronte che scalpitano, si sente la voglia di fare un gran bel lavoro.
    Grazie per la citazione, sono certa che Cascara non abbia bisogno di fiducia ma solo di una Elena brillante e concentrata per venire apprezzata da quanti più lettori possibili. Dunque, buon lavoro.

    1. Si, sono ai blocchi di partenza, carica e pronta per una lunga corsa. Non so se arriverò in fondo, ma parto. Non vedo l’ora di capire anch’io fin dove arrivo, Nadia…

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