Crescita personale,  Speaker's Corner

Cose che ho imparato nel 2021

Condividi

D’improvviso siamo a dicembre. Ogni volta mi sorprende la rapidità con cui il tempo mi sfugge dalle mani e quest’anno mi pare anche più veloce del solito.

Sono alla fine di un anno difficile, come quello di molte e molti di noi.

Di solito il tempo dei bilanci è all’inizio dell’anno, anche perché l’anno non è ancora tecnicamente finito e potrebbero succedere ancora mille cose.

Sarà che questo 2021 è stato davvero un anno pesante, sarà che con questo post vorrei cominciare la consueta pausa invernale del blog, ma mi viene da analizzare com’è andata un po’ in anticipo.

E’ tempo anche per voi di bilanci?

L’approccio non sarà quello dell’elenco di cose che non hanno funzionato o delle difficoltà incontrate, ma come queste ultime, che sono state tante, mi hanno insegnato qualcosa che posso portarmi dietro nel 2022.

Cose che ho imparato nel 2021

Conse che ho imparato nel 2021

Come dicevo poc’anzi, la fine di un anno difficile si può prendere in almeno due modi distinti: ci si può fermare ed elencare tutto ciò che è andato storto, i dolori, le contraddizioni, gli sgarbi ricevuti e le sconfitte occorse, giusto per confermare che sì, è stato proprio un anno terribile, accidenti!

Oppure si può provare a lavorare in una cornice di abbondanza, ovvero permettersi di vedere le cose da un altro punto di vista, quello delle finestre, le nuove opportunità che la difficoltà ha aperto nella mia, nella nostra vita.

Ciò che distingue le persone per conto mio è come nelle avversità possano apprendere qualcosa, anzi, come proprio nelle avversità, nella sofferenza e nelle difficoltà più o meno grandi si nascondano in realtà le lezioni più grandi e feconde.

Non è forse così che cresciamo?

Scelgo quindi il secondo scenario descritto, anche se ammetto che quando ho pensato a questo post sono partita dal (lungo, ahimé) elenco di cose andate storte.

Poi ho pensato che considerare la strada già percorsa come uno strumento per aprirmi al nuovo, fosse un grande stimolo. E poi, per quanto mi riguarda, funziono meglio nelle sfide che nelle acque chete :)

“Andrà tutto bene” avevamo detto. Non è accaduto. Meglio tornare sugli eventi più difficili per scoprirne i lati positivi. Ecco i miei, se vi va potete raccontare i vostri, più avanti, nei commenti a questo articolo.

La lezione che ho imparato sul dolore

A fine giugno ho trovato mia madre a casa sua in stato totalmente confusionale. Priva di capacità cognitiva, di presenza a sé stessa e di forza, l’unica soluzione è stato il Pronto Soccorso e il ricovero.

Ricordo bene quei giorni in cui nemmeno ti facevano affacciare ai cancelli degli ospedali e ricordo anche che nella tremenda angoscia di non sapere cosa le sarebbe successo una creatura del cielo, una infermiera con un portachiavi rosso al collo che ho chiamato compagna, mi abbia fatto per qualche secondo vedere mia madre in una barella del Pronto, per sincerarmi che fosse ancora viva.

Ci sono volute tre settimane per rimetterla in sesto e anche se ormai ha una debolezza che va più via, piano piano si è ripresa, anche se ormai vibra a un livello di settimana in settimana sempre più basso.

L’ospedale in cui è stata ricoverata è fatiscente, dimesso, in città nessuno vorrebbe farsi ricoverare laggiù. E’ l’Amedeo di Savoia, di cui avevo già avuto un’esperienza, totalmente positiva, che raccontavo in questo post. Confermo assolutamente quella impressione.

L’accoglienza e la cura totale dedicata a mia madre e alle altre pazienti è stata per me un’ulteriore rivelazione. Le immagini e le informazioni che dalle RSA e dagli ospedali che di tanto in tanto circolano, purtroppo veritiere, non devono farci perdere di vista le cose che funzionano, i professionisti che lavorano in condizioni difficilissime con grande professionalità e capacità di cura.

Quando è stata dimessa ho deciso di scrivere una lettera di ringraziamento alla ASL (Azienda Sanitaria Locale) di riferimento dell’Ospedale. Non credevo mi avrebbero risposto, invece, lo hanno fatto.

Hanno affisso in bacheca quelle poche righe, così che il ringraziamento è giunto a chi effettivamente era stato rivolto. Ci avevate mai pensato? Ho sperimentato che ricevere un grazie a volte fa bene a chi lo merita e anche a chi lo invia.

Nel bailamme del Covid restare umani mi sembra già una bella conquista.

Quei giorni mi hanno fatto riconsiderare il rapporto che ho sempre avuto con mia madre. Anaffettiva, distante, concreta, forse troppo.

Da qualche tempo pensavo a come avrei reagito a un evento come quello che ho appena raccontato, e mi ero immaginata una reazione da parete mia totalmente diversa. Una reazione automatica, da reazione al problema, ma incapace di andare a fondo e superare tutte, proprio tutte, le cose in sospeso con il nostro passato.

Forse pensavo di dover, almeno per poco, restituire le pene e le sofferenze che come figlia avevo patito. Non edificante, ma vero.

Invece quando l’ho vista su quella barella, indifesa e sofferente, è accaduto il miracolo. Tutto il rancore è svanito in un attimo e il cuore si è aperto, come le mie braccia, pronte ad avvolgerla, tutta. Da allora, dovunque sia, è con me. E non la abbandonerò, fino alla fine.

Prendersi cura di una madre fragile in via di peggioramento graduale è un compito che ho assunto con gratitudine, come avevo fatto con mio padre. Anche quando costa discussioni in famiglia, con la badante, con mia sorella.

Congedarsi dai propri genitori non è mai facile, farlo in modo brusco lascia spazi infiniti ai rancori di un tempo, ai sensi di colpa, ai fraintendimenti, ai vuoti di conoscenza e informazione. Sono grata per questa opportunità che sto cogliendo appieno.

Ho imparato che i rapporti, anche quelli più tragici, non sono mai immodificabili. Avere fiducia nel presente e nel futuro significa anche permettersi di cogliere le opportunità che sempre la vita ci offre, piccole o grandi che siano. Cogliamole. Fin che siamo in tempo. Altrimenti non andrà tutto bene.

Certo, ora sono madre per mia madre, senza essere mai stata pienamente figlia.

Una caregiver. Che ha sua volta ha avuto bisogno di aiuto.

Due giorni dopo l’uscita dall’ospedale e l’affidamento a mia sorella per il suo turno di badanza, c’è stato il mio incidente, quello che ha cambiato tutto in un attimo.

2021, l’anno in cui ho visto la paura in faccia e l’ho sconfitta

Il primo giorno, il primo maledetto giorno di vacanza solitaria in cui ho potuto stendere le gambe su un lettino e aprire un libro da leggere è accaduto l’imponderabile. Un relax che non è durato nemmeno due ore che mi ha fatto precipitare in un incubo da cui ho fatto molta fatica ad uscire. Ora che è passato posso ammetterlo.

La tromba d’aria che mi ha colpita all’improvviso e che mi ha fatto vedere la morte in faccia è stato un trauma che ho superato con il tempo e con un lavoro specifico che mi ha fatto scoprire la calma e la serena rassegnazione di quando sei consapevole di non poter far nulla per salvarti e non ti resta altro che accettare ciò che accadrà, fosse anche la morte.

Proprio io che sono da sempre terrorizzata dall’idea della morte! Sono lievemente ipocondriaca e faccio di tutto per stare bene, compresi esami diagnostici periodici. Solo ora, dopo questa terribile esperienza, mi rendo conto di aver fatto qualche passo in avanti.

Una mia collega tempo fa mi disse “A dispetto dei capelli, ancora si vede che ti hanno rasata, mi verrebbe da dire che l’incidente ti ha fatto bene. Sei più serena, composta, equilibrata. Bella”.

Aveva ragione, le sono grata.

E’ stato in quel momento che ho avuto la conferma che ciò che mi era accaduto era stato positivo, sì, positivo, perché nonostante la difficoltà di superare il trauma (ci ho messo due mesi buoni per non uscire più di casa, salire in auto o aprire la porta senza pensare che qualcosa di terribile potesse accadermi) so che posso attingere a quella sensazione di impotenza ma anche di profonda accettazione che ho provato quando, con la ferita in testa e ancora vigile, ho visto arrivare verso di me il gonfiabile e ho pensato “Non posso fare più nulla”, attendendo che il destino si compisse.

E nemmeno mi sono rattristata quando, pur essendomi rivolta a una valente avvocata di Bologna, l’assicurazione ha rifiutato in prima istanza l’indennizzo, sostenendo che l’evento non poteva essere previsto.

Anche qui, ho incontrato nel Comandante della Capitaneria di Cervia, cui mi ero rivolta in allora per la denuncia e cui mi sono rivolta oggi per difendere il mio diritto alla verità, una Persona degna di questo nome, capace di rappresentare al meglio lo Stato che piace a me, quello al fianco dei cittadini indifesi davanti a un’ingiustizia. Ora confido nel buon andamento della causa e sono grata a quell’uomo che mi ha trattata come una persona e non come un numero.

Di quei terribili giorni mi resta solo più una cicatrice in testa, che pure ha lasciato un solco profondo tra un prima e un dopo.

Di tanto in tanto l’accarezzo, prude un po’, come tutte le cicatrici. Non vorrebbe esserci più, ma c’è, e in fondo, è un bene anche questo.

Ho imparato a non farmi travolgere dagli anni che passano

Ho compiuto cinquant’anni tre anni fa, la pandemia non mi ha tolto la possibilità di celebrarli (la crociera prevista è stato possibile farla, appena in tempo che se ci ripenso, che brividi ragazzi!) ma mi ha lasciato addosso una sensazione di non poter più cambiare il destino della mia vita.

Un freno di cui mi sono liberata, appena in tempo. In piena pandemia ho scelto di investire su me stessa. Ero e sono circondata da persone che si sono fermate. Ho scelto invece di rafforzare la mia capacità di evolvere cogliendo ogni opportunità, anche le più tragiche. Avevo un sogno nel cuore da troppo tempo e mi sono detta: “Ehi, Elena, ma cosa aspetti? Buttati!” e così ho fatto. Sono diventata una coach.

Non avevo mai investito tante risorse, di tempo ed economiche, soltanto su me stessa, senza altro fine che fare qualcosa per me perché ne avevo voglia. E’ stata ed è un’esperienza bellissima.

Ero convinta che a cinquant’anni suonati non avrei potuto cambiare la mia vita né il mio modo di condurla, ma mi sbagliavo.

Non che avessi più tempo del solito a disposizione, durante la pandemia e ancora oggi lavoriamo come matti, con orari anche più lunghi del normale. In emergenza non ci si poteva tirare indietro davanti alla paura delle persone da un lato di recarsi al lavoro sotto la minaccia del virus e dall’altra di perderlo, quel lavoro e insieme al lavoro, perdere tutto.

Ma avevo ancora del tempo. Quello che stavo sprecando nella visione di serie televisive o in altre attività meno utili e che invece avrei dedicato a me stessa, a rafforzare le mie competenze e a realizzare i miei sogni.

Ho studiato e sto ancora studiando. Non credo che smetterò mai di farlo e non solo a questo proposito.

Ho terminato il percorso scoprendo che ho tanti progetti nel cuore e che uno di questi, quello più grande, posso realizzarlo, anzi, sto già progettando di farlo!

Quest’anno difficile mi ha ridato la forza di tornare a sognare, nonostante tutto. Forse ho potuto ritrovarla proprio di fronte al rischio di perdere tutto.

Ho imparato la fiducia nella mia scrittura

Questo è di gran lunga l’anno migliore per quanto riguarda la costruzione di una piena fiducia nella mia scrittura.

E’ anche l’anno in cui è uscito finalmente Càscara , che ha avuto e sta avendo un grande successo, molto al di là delle più rosee aspettative.

Ma al di là del successo di pubblico, Càscara mi ha insegnato la fiducia nella mia capacità di scrivere e raccontare.

Non sai se sei veramente riuscita a scrivere qualcosa che resta nel cuore delle persone fino a quando non hai il coraggio di pubblicarlo e sottoporlo al loro giudizio.

Per questo, quando qualcuno mi domanda se un proprio manoscritto dovrebbe essere pubblicato anche se lo ritiene senza speranza di essere letto, apprezzato, diffuso e omaggiato, io rispondo sempre, senza alcun indugio, di sì.

Le storie, se sono scritte bene e se sono originali, sono un balsamo per il cuore, per chi le scrive e per chi le legge.

Per parte mia, di presentazione in presentazione la cosa più importante che ho imparato della mia scrittura è che è capace di suscitare emozioni, riflessioni, rispecchiamenti ma anche e soprattutto autentico piacere nel leggerla. Ogni volta che mi confronto con un pubblico vero, e ciò accade soltanto con le presentazioni in presenza come l’ultima, bellissima, alla CGIL di Torino, c’è una nuova consapevolezza sui messaggi, sui personaggi, sulla complessità della storia.

E ci sono emozioni che sgorgano mettendo a nudo noi stesse. Non è forse questo il compito precipuo della narrazione?

Alcune foto della presentazione di Càscara il 2 dicembre 2021. Per fortuna nessuno ha ripreso le lacrime, perché erano dentro tutti noi

Anche il coraggio di commuoversi a una propria presentazione è un regalo che mi ha portato quest’anno così difficile e potente.

Farlo apertamente, davanti a una platea attenta e numerosissima oltre le aspettative, con cui di solito intrattengo rapporti professionali e con cui devo, spesso sono costretta, a tenere un atteggiamento fermo, duro e serioso ma mai, assolutamente mai, vulnerabile è stato davvero sorprendente.

Le parole con cui Enrica ha parlato della mia storia, la lettura, a sorpresa, della lettera che Filomena, una delle trenta figure femminili del romanzo (non avevo la più pallida idea di averne tratteggiate tante, ma lei, le ha contate tutte!) scrive al figlio Michelino poco prima della sua partenza per il nord, hanno rotto l’argine. Il mio, quello di Enrica e quello della platea che ha partecipato, attivamente, durante tutta la serata.

Un regalo gigante.

Una serata conclusasi nel modo più bello: alla fine della presentazione un giovane che non avevo mai visto si è messo in fila e ha atteso pazientemente il suo turno al firmacopie (volete qualche suggerimento su cosa scrivere? Leggete qui). Si è avvicinato e sottovoce mi ha confessato di essersi commosso tanto perché anche lui è un ragazzo immigrato dal sud. Mi ha chiesto di regalare a sua madre una dedica che ricordasse questo avvenimento e sono stata molto felice di poterlo fare, personalizzando il romanzo a lei destinato.

Che bello sapere di aver toccato le corde di uno specifico cuore!

Cosa mi porto nel 2022?

Entusiasmo e volontà. E una grande consapevolezza di chi sono, di dove voglio andare e insieme a chi.

Ma soprattutto, il mio nuovo anno comincerà com’è finito: con la consapevolezza di dover continuare a scrivere. Di continuare a tirar fuori dal cassetto dell’anima le mille storie che ogni mattina, al risveglio, mi ballano in testa e poi, offrirvele.

D’altra parte, non posso smettere. Scrivere significa tenere viva una parte importante di me.


Cosa vi ha trasmesso questo 2021? Abbondanza o scarsità? Nuovi progetti o pausa di riflessione?

Quali sono le cose che vorreste portarvi nel 2022?


Mentre vi apprestate a rispondere qui sotto, voglio ringraziarvi per avermi accompagnata fino a qui con le vostre letture, i commenti , la vostra amicizia. L’ho percepita, anche attraverso la rete.

Tornerò per gli auguri di fine anno ma intanto godetevi questi giorni, nel modo migliore.

Continuate a camminare sui ghiacci della vita con l’equilibrio e la grazia che caratterizzano noi Volpi ;)

Buon tutto amiche e amici miei

Condividi
0 0 voti
Article Rating
Iscriviti
Notificami per
guest

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

22 Commenti
Recenti
Vecchi Più votati
Marina Guarneri
4 anni fa

Cara Elena, il tuo bilancio mi ha fatto riflettere, soprattutto sull’importanza dei rapporti familiari. Si dà sempre tutto per scontato, invece sono sempre necessari propositi concreti e azioni reali: nella difficoltà viene fuori il bisogno che abbiamo di non avere rimpianti. Per adesso io ne sto coltivando uno: essere lontana dai miei mi allontana da alcuni importanti problemi; vorrei, dovrei fare qualcosa e penso di avere tempo. Ma il tempo non è sempre paziente e quando penso alle paure che maturo, mi do delle colpe e vivo male. Anche la tua brutta esperienza insegna e ribadisco la mia felicità nel sapere che il destino abbia fatto scelte diverse per te. Sia ringraziato il Cielo!
Cosa mi ha lasciato questo 2021? Niente. Anzi, mi ha caricato addosso tante cose negative: paure,pensieri, preoccupazioni, delusioni (tante). Non penso che l’anno che verrà sarà migliore, per niente. Questo mio pessimismo cosmico ha inghiottito tutto, provo sollievo ormai facendo altro, scrivere mi pesa, ho smesso di capire le persone, non mi impegno nemmeno più a farmi capire io, insomma, è tutto brutto, per me, adesso.
Però ti auguro di trascorrere un sereno Natale e di coltivare sogni e speranze, visto che ci sono e sono un ottimo motivo per vivere bene.

Cristina
4 anni fa

Ho letto con molta partecipazione ed emozione il tuo post, e mi riprometto di riprenderlo sul mio blog con un articolo dedicato, magari per inaugurare l’anno che verrà. Mentre il 2020 è stato un annus horribilis per tutti, in varia misura, il 2021 sembra ci abbia offerto degli squarci di luce.

Barbara
4 anni fa

Buone feste e buon riposo Elena. Con un anno così complicato, c’è proprio necessità di prendersi un po’ di respiro approfittando delle festività. :)

Barbara
4 anni fa

Beh, sarebbe divertente allenarci insieme per una volta Grazia! :D Ma mi basterebbe pure una bella camminata tra i boschi delle tue zone. Anche una ciaspolata, perché no? ;)

Grazia Gironella
4 anni fa

Il 2021 mi ha portato tempesta. Mi ha staccata da cose cui mi aggrappavo con tenacia, mi ha mostrato che la vita non si può affrontare con troppo controllo. Adesso so che molto di ciò che dico di me stessa è relativo, che posso essere molto altro, nel senso “di più” e nel senso “diversa”. Non è un periodo tranquillo, davvero, ma in parte mi dà fiducia vedere che tante catastrofi immaginate, come la sospensione della scrittura e del blog, possono accadere anche senza il mio consenso… e lasciarmi viva e vegeta, pronta ad andare avanti. Di negativo, invece, mi porto addosso l’impressione che il tempo venga risucchiato prima di essere utilizzato, e la sensazione di non riuscire a instaurare una nuova pratica fisica regolare. Devo andare a lezione da Barbara! Ti abbraccio forte. :)

22
0
Che ne pensi? Dì la tua!x