Scrittura creativa

Cose da non fare se volete finire di scrivere la vostra storia

Errori, consigli non richiesti, mancanza di fiducia. Quali sono le cose da non fare se volete finire di scrivere la vostra storia?

Ciascuno di noi possiede piccole grandi abitudini capaci di rassicurarci quando scriviamo.

Alcuni seguono il mantra dei “10 minuti di scrittura al giorno” o, analogamente, “un tot di parole al giorno”, altri scrivono sull’onda dell’emotività e del caso, viaggiando con innumerevoli pezzettini di storie distribuiti su biglietti dell’autobus, scontrini, pezzi di carta riciclata oppure su un notes, che quando serve non ho mai appresso, accidenti!

Sono consuetudini che ci fanno sentire sicure di fare le cose come devono essere fatte, elenchi mentali più o meno suffragati dall’esperienza che proviamo a snocciolare ogni volta che ci servono, nella speranza che il metodo aiuti la sostanza, ovvero la fase creativa.

Per quanto mi riguarda è così. Il metodo è buona parte della scrittura.

Purtroppo nessun metodo è in grado di aiutarci se non sappiamo che tipo di scrittore (e di persona) siamo. Quando ho affrontato il dilemma di Archiloco tra Volpe e Riccio ho parlato anche di come questo dilemma dica molto di noi come scrittrici.

Risolvere il dilemma e porsi alcune domande può aiutarci a finire una storia e pubblicare, finalmente, il nostro romanzo. Come fare? Ne ho parlato qui .

Se siete tra coloro che non hanno ancora trovato un metodo o se lo avete già ma non riuscite a finire la vostra storia lo stesso, forse state commettendo una serie di errori e sottovalutazioni che ve lo impediscono.

Vi stanno venendo in mente, non è vero?

Per dimostrarvi che anche da questo punto di vista non esiste un’unica serie di errori, ho deciso di scrivere tutti quelli che io stessa ho commesso.

Et voilà, ecco il mio decalogo di cose da non fare se volete finire di scrivere la vostra storia.

Cose da non fare se volete finire la vostra storia

Cose da non fare se volete finire di scrivere

Se state leggendo questo articolo forse avrete già risolto l’eterno dilemma: la scrittura dev’essere parte integrante della vostra vita? Anche se è fatica e, diciamolo, spesso tanta spesa e poca resa?

Se la risposta è affermativa è molto probabile che abbiate una storia da qualche parte che attende di venire alla luce o che è già terminata ma ancora non vi convince pienamente.

Magari l’avete già pubblicata e state pensando al sequel oppure è lì, quasi finita, quasi, perché per voi non è ancora perfetta, e non riuscite a trovare il modo (ma davvero?) di darle la luce.

Perché accade?

Sono ormai più di quindici anni che scrivo davvero, ovvero da qundo ho ammesso che scrivere per me è una passione da coltivare non un hobby usa e getta. Ovvio, non tutto ciò che ho scritto è stato pubblicato e non tutto ciò che ho pubblicato ha avuto il medesimo successo.

Ho alle spalle molte notti insonni e risvegli anticipati da un’idea rivelatrice che ha salvato una storia, un personaggio, una pubblicazione.

Ma anche tanti giorni di buio, di pagine bianche, di dita rosicchiate e sonno arretrato poi trasformati in autentiche corse a perdifiato lungo i sentieri di una storia.

Siccome quei giorni bui me li ricordo bene, perché ho commesso una serie di errori che ora so, guardandomi indietro, che sono stati i motivi principali per cui la mia carovana creativa si era bruscamente fermata, ho pensato che dovevano essere raccontati.

Perché non va sempre tutto bene. Farne tesoro è la cosa più intelligente che posso fare.

Andiamo ad esaminarli insieme e se qualcuno vi risuona, fatemelo sapere in fondo, nei commenti a questo post!

Se volete finire di scrivere la vostra storia, smettete di guardare alla pagina bianca con orrore

So che non si parla d’altro in giro. Di quella pagina bianca e del famigerato blocco dello scrittore che non vi fa dormire sonni tranquilli e che spaventa, come se scrivere fosse come ascoltare una canzone al juke box: metto la moneta, seleziono il brano e il gioco è fatto!

Se avete pagato i debiti con voi stesse, ovvero avete fatto i conti con le promesse e le aspettative eccessive che vi siete create, come ho analizzato in questo post e nel video che lo accompagna, allora la pagina bianca non è più per voi un ostacolo ma un’opportunità.

Ma allora,

Perché è in grado di frenarvi?

Cosa significa per voi dover scrivere? Fa parte di quelle cose che ormai sono un dovere, un impegno, piuttosto che puro piacere, armonia, leggerezza, creatività?

Porsi queste domande quando siamo fermi e senza idee è fondamentale per capire cosa stiamo cercando. La scrittura è essenzialmente espressione di una parte importante di noi. La pagina bianca è il silenzio.

Cos’ha da dirvi quel silenzio?

Lo avete ascoltato?

La prima cosa da non fare quando volete finire di scrivere la vostra storia è disconnettervi da quel mondo interiore che vi sta parlando, attraverso una pagina bianca, un blocco, una mancanza di idee oppure un eccesso di idee.

Respingete l’ansia da blocco. Lì dentro c’è tanta ricchezza. Sta a voi scoprirla. Per farlo, basta starla ad ascoltare, con gentilezza.

Scrivere più storie contemporaneamente

E’ gratificante avere mille idee su quei pizzini che tenete dappertutto. Io stessa avevo l’abitudine di scrivere abbozzi di trame o di definizione di personaggi su bigliettini che tenevo nel portafogli. Mi appuntavo le idee ovunque capitasse e l’unica cosa sempre con me era, appunto, il portafogli.

Quegli spunti finivano sempre per essere così tanti e spesso estemporanei – taluni su un personaggio, talaltri su una scena, e così via – che utilizzarli era molto difficile, sempre che nel frattempo non li avessi già persi.

Così ho capito una cosa molto importante: quando ci sono troppe idee, non c’è nessuna idea.

Avere molte idee in testa significa un’immaginazione vivida, ma anche una certa confusione su quale storia vogliamo raccontare.

Col senno di poi, eviterei di nutrire più di una storia alla volta. Piuttosto penserei a come le idee che emergono dal luogo interiore della creatività, in tempi e modi differenti, possano contribuire a chiarire quell’unica storia che volete raccontare.

Come fare a identificarla?

Avete già risposto alla domanda sottesa nell’ultimo articolo, Il compito dell’eroe? Quanti personaggi ci sono e quali sono i protagonisti della vostra storia? Sono sempre gli stessi? Hanno caratteristiche comuni?

Potete farvi un po’ di domande come queste per capire quale sia la traccia fondamentale della storia. Identificarla può essere utile per raccontarla usando tutti gli elementi che avete tirato fuori dal portafogli per dedicarli a un solo racconto.

Non è difficile. Ma bisogna scegliere.

Lasciarsi influenzare dalle opinioni degli altri

Quante belle persone quando cominciate a scrivere. Tutti a incoraggiarvi, stimolarvi, addirittura a suggerirvi idee, ambientazioni, personaggi.

Voi annotate tutto o quasi e fate bene, perché chi vi parla sono i vostri futuri lettori e quindi pensate che ne sappiano più di voi della storia che dovete raccontare.

Ma è proprio così?

Quanto è utile ascoltare i suggerimenti degli altri?

Supponiamo che stiate lavorando a una storia originale, il che significa che sarà molto diversa da qualunque altra, qualunque altra mai letta dai vostri suggeritori o consulenti improvvisati.

Che tipo di reazione pensate potrebbero avere se voi lasciaste libera la fantasia e viaggiaste su lidi non consoni ai loro desiderata?

Preparatevi. Quando la storia sarà finita, cominceranno i guai. I vostri amici scrittori troveranno o molti spunti addirittura favolosi (non fidatevi) o una storia che improvvisamente non funziona, non è abbastanza – originale, interessante, ecc. ecc.

La famiglia, che fino ad allora vi ha sostenuta, per evitarvi quelle che sono certi saranno delusioni, potrebbe cominciare a smontare pezzo a pezzo il vostro entusiasmo.

Appena pubblicate poi, tutti spariscono. Ci avete fatto caso?

Fino a un giorno prima tutti a dire “ti diamo una mano noi”, “non vedo l’ora di leggerlo” e così via. Poi, il nulla. Il silenzio. Fatevi una risata e siate consapevoli di cosa può aspettarci. Ma anche del fatto che intorno a voi ci sono alcune persone di cui potete davvero fidarvi. Lo scoprirete solo con il tempo, ma sarà una bella scoperta. Custoditela.

Tenete conto che spesso le opinioni degli altri non sono per voi ma per loro stessi.

Scrivere una storia è qualcosa cui molti anelano. Ho conosciuto molte persone che mi hanno confessato, quando abbiamo parlato di scrittura, di avere una storia nel cassetto, un’idea in testa, qualche pagina scritta abbandonata da tempo e di non avere il coraggio o la forza per andare avanti.

Scrivere un romanzo è andare oltre l’idea romantica dello scrivere, è fatica, conoscenza, abnegazione, non ultimo fantasia e capacità tecnica.

Chi scrive un romanzo poi è una sorta di bestia rara: qualunque sia il risultato della sua opera, dimostra prima di tutto una certa sensibilità, sacrificio e dedizione. Caratteristiche che non sono poi così diffuse tra le persone, non trovate?

Come vi guardano le persone quando avete raggiunto i vostri obiettivi?

Con ammirazione?

O, piuttosto, con invidia?

Non lasciatevi abbattere dunque dalle parole degli altri. Avete fatto una cosa fuori dalla portata di molti. Chi non è in pace con se stesso, vedrà solo rispecchiare nel vostro successo la sua mediocrità.

E poi non dimenticate che la scrittura, come ogni forma d’arte, è un percorso di solitudine.

Buttare via i vostri soldi in manuali e corsi a go go

In libri how to do, corsi di scrittura creativa nati come funghi, percorsi di accompagnamento alla pubblicazione.

I professionisti che lavorano per case editrici che senza di loro non potreste contattare sono pochi e di solito non hanno tempo di occuparsi di sconosciuti.

Più spesso cercano di campare con la loro arte e professionalità, che non potete misurare, per davvero. Niente di male, ma valutate bene costi e benefici. Davvero per una presentazione o una recensione ben scritta vale la pena di farsi raccontare un sacco di cucche da una presunta professionista?

Selezionate bene ciò che dovete approfondire circa la vostra scrittura, sono sicura che lo sapete benissimo. Leggete recensioni e verificate a chi intendete affidarvi perché il mercato è pieno di persone molto serie che fanno il loro lavoro con attenzione e professionalità. Ma ci sono anche gli avvoltoi. Impegnatevi ad evitarli.

Volete spunti per stimolare la creatività?

Fate un bel viaggio che vi ripaghi di tanta fatica e che sia capace di farvi contattare luoghi meravigliosi e soprattutto diversi da quelli che conoscete e frequentate di solito. Lasciatevi ispirare e ritrovate la pace interiore che vi serve per contattare la parte migliore della voi scrittrice, quella che vive nascosta per la maggior parte del tempo nelle profondità più ime del vostro io.

Affidarsi agli altri scrittori

Fate la vostra strada. Per tante ragioni.

La prima è che la scrittura è un ambiente competitivo e purtroppo il successo di qualcuno è vissuto, incomprensibilmente, come l’insuccesso dell’altro.

Seconda, perché scimmiottare le opere o lo stile degli altri è di solito un errore. Sarete sempre la brutta copia dell’originale.

Questo che ho appena detto tuttavia è contraddetto da titoli o serie scopiazzate da altre più famose.

Conosco il tema, resto della mia opinione. La vostra strada, sempre.

Posso farvi una raccomandazione?

Quando sarete famosi controllate il vostro narcisismo e siate onesti con chi segue le vostre orme. Ma voi, non seguite quelle di nessuno.

Pagare per pubblicare

Il titolo è chiaro e non serve aggiungere altro. Se non sapete come riconoscere un editore che non fa per voi, leggete questo articolo di successo.

Quando parlo di pagare per pubblicare non intendo solo le EAP ma anche quelle specie di consulenti editoriali che vi succhiano centinaia di euro per un editing e un piazzamento sul mercato che spesso non arriva mai.

Anche qui, dovrete fare la vostra esperienza. Perché chi ci è già passato di solito non lo racconta.

Le grandi case editrici (ormai non ce ne sono molte) è molto difficile che pubblichino scrittori esordienti self promoted. Avete il dovere di tentare lo stesso, ma sappiate che effettivamente circolano moltissimi manoscritti con il desiderio di essere pubblicati in Italia e bisogna anche sapere che il mercato non ce la fa proprio a smaltire le milioni di pagine che arrivano ogni mese ai responsabili per le pubblicazioni delle case editrici.

E se proprio volete pubblicare qualcosa che nessun editore pubblicherebbe, fatelo in self publishing.

Potrebbe essere un prodotto dozzinale e fortemente criticato, penalizzato, irriso. Ma almeno il danno, se così si può dire, sarà contenuto. Oppure sarà il vostro successo.

Mentre vi scrivo mi rendo conto che non ho mai scritto nulla sulla mia esperienza con la pubblicazione di Càscara con PubMe. Devo rimediare presto 😉

Rispettare le regole

Scrittura creativa. Così si chiama quello che facciamo.

Avete mai provato a rompere qualche schema? A me piacerebbe tanto. Se qualcuno ha esperienza in tal senso, si faccia avanti!

Chiedere in giro di farvi qualche recensione

Ricevo richieste di recensire romanzi di persone che non ho mai conosciuto. Va bene, capita a tutte le blogger.

Ma è davvero utile?

E’ un po’ come chi si fa scrivere le recensioni da amici, magari concordando scambi fruttuosi, con il risultato di parole confezionate.

Lo trovo triste, per non dire inutile.

Credete che il pubblico non percepisca quando una recensione è autentica?

Lasciate perdere. Se avete la preoccupazione di vedere la pagina relativa al vostro romanzo con poche stelline o recensioni, perché non provate a promuovere il vostro lavoro?

Amazon è una piattaforma che permette, se pubblichi non loro, una certa libertà nella determinazione del prezzo.

Non sono un’esperta, non ci ho mai provato, ma so che è possibile e che di solito il ritorno può essere anche molto positivo, persino in termini di recensioni!

Altra cosa è magari inserire alla fine del vostro romanzo una frase di ringraziamento e di invito a lasciare una opinione da qualche parte.

Ma anche qui, non fatevi troppe illusioni. Le persone, anche se hanno apprezzato il vostro libro, non lasciano recensioni facilmente. A volte non sanno come scriverle, altre giudicano il farlo troppo complicato.

Accontentatevi di aver scritto una storia che li abbia emozionati. Qualcuno un giorno vi incontrerà per strada, vi riconoscerà e vi ringrazierà. Io conservo quegli incontri come momenti preziosi più di mille stelline di recensione su Amazon!

La riprova social più bella è sempre quella che viene dal sorriso sincero di chi ha voglia di dirvi brave vis a vis.

In conclusione

Questo articolo è dedicato a chi ama veramente scrivere, come me.

Prima di capire questa passione per la scrittura ho passato molto tempo a interrogarmi su sciocchezze e a dilapidare le mie idee e quel poco di talento che mi riconoscevo per timore del giudizio degli altri.

Questa è la ragione per cui ho cominciato a scrivere molto tardi rispetto a quando ho cominciato a sentirne il bisogno.

La cosa più importante che voglio dirvi è di non sprecare i vostri talenti.

Con coraggio e determinazione, sappiate superare ogni ostacolo perché la bellezza di chi scrive è quella di regalare sogni.

Agli altri e anche a noi stessi.


Quali di questi errori/consapevolezze sentite più vicine alla vostra esperienza?

Che cosa vorreste aggiungere?

18 Comments

  • Grazia Gironella

    Regalare sogni, che meraviglia! Ultimamente ho visto diversi video su Yuzuru Hanyu, un pattinatore giapponese che mi prende incredibilmente, nonostante non mi sia mai interessata al pattinaggio. Perché? Tanti motivi: bravura, eleganza, spontaneità, carica energetica, interpretazione, simpatia… è un elfo, un angelo, non so bene. Per questo e per l’aiuto fornito alla popolazione giapponese in seguito allo tsunami, Yuzuru Hanyu è stato insignito del Premio d’Onore della Nazione. Motivazione: “you give thrills and dreams to the people and courage and hope to the society”. Brividi e sogni, coraggio e speranza. Accidenti. Se mi facessero scegliere, questo vorrei fare con la mia scrittura; e sì, vorrei che i lettori mi leggessero con la bocca socchiusa per la meraviglia, proprio come succede a me guardando le performance di Yuzuru Hanyu. Sembra – solo sembra – che questo ideale abbia una stretta attinenza con gli aspetti commerciali e le varie manovre promozionali; in realtà credo non ne abbia alcuna.
    Aggiungerei alla tua lista di cose non da evitare, ma da adottare, una grande chiarezza in merito alle pratiche che funzionano e a quelle che invece non funzionano, o funzionano con risultati deludenti rispetto agli sforzi profusi. Un esempio da aggiungere ai tuoi, che condivido tutti: mi racconto da tempo che io finisco sempre le storie che inizio, salvo l’ultimo romanzo… Preservo l’identità che mi sono scelta, quella che mi fa sentire meglio. La verità è che anche il romanzo precedente è rimasto a metà, e per una ragione ben precisa: non posso scrivere senza una traccia che mi porti fino a destinazione. Non mi basta un’idea di trama e un vago finale; la pianificazione mi è necessaria. Visione chiara, quindi, non inquinata da fattori estranei, o si continua a vagare, senza focus e senza speranze. Bell’articolo, Elena. Ti abbraccio.

    • Elena

      Adoro il pattinaggio! Mi piaceva scorrazzare sulle quattro ruote con pattini così rudimentali che a pensarci adesso mi viene da sorridere visto ciò che si utilizza oggi. Non ho continuato questa passione, non so nemmeno il perché. Ci sono molte cose che sono finite a quel modo nella mia vita e questo tuo commento mi ci ha fatto pensare. Quando capita in tv osservo con ammirazione il loro volteggiare ma non conoscevo il giovane giapponese insignito di cotanto premio. Da noi non potrebbe succedere, lo sport e la società seguono valori diversi. Brividi e sogni. Fascinazione. Ispirazione. La bellezza è capace di questo e altro. Il tuo sogno, meravigliare i tuoi lettori, è il mio. Mi rendo conto che ne sono, quindi lontana mi accontento di sollecitare emozioni, identificazione e sogni. In una pagina scritta devi trovare a mio avviso qualcosa che ti porti fuori di te. Grazie per l’aggiunta che proponi. Possiamo chiamarla consapevolezza? Quelle cose di cui parlo all’inizio, le nostre piccole grandi strategie cui ci affidiamo per finire le storie dovrebbero essere di tanto in tanto revisionate. E dovrebbero avere sempre un obiettivo, un focus. Altrimenti il rischio di passeggiare in un giardino di idee senza ritrovare l’uscita è dietro l’angolo… Non so se ho interpretato bene il tuo pensiero, mi è arrivato questo. Grazie per l’apprezzamento, l’abbraccio è assolutamente ricambiato

  • newwhitebear

    Io le storie le riesco concludere se ho chiaro fin dall’inizio a quale finale voglio arrivare. Poi tra l’incipit e il finale si riempe sempre qualcosa stimolando fantasia e creatività. Ogni tanto ci prova a chiedere un editing per le mie pubblicazioni self. Onestamente devo dire che hai ragione quando affermi che spesso si buttano i soldi dalla finestra. Come ultimo lascio la pubblicazione. Per scelta convinta quelle storiacce che scrivo le pubblico in self. Se devo perdere il mio tempo a spedire a destra e a manca i file sperando che possano suscitare l’interesse di qualcuno, beh! preferisco concentrarmi su quello che ho scritto e tentare di renderlo pubblicabile in autonomia. Ci sono riuscito? Pubblicato sì, che poi sia buono non so.

    • Elena

      Gian ho letto qualche tuo racconto e storia più lunga e sinceramente il lavoro di editing e correzione di bozze mi sembra appropriato, molto più che altre letture passate sotto editor professionali. Il punto è che ci sono vari livelli di ‘bisogni’. Intendo dire che alcuni scritti hanno bisogno di una verifica sulla scrittura e sulla sua appropriatezza (sintassi, grammatica a volte e in alcuni casi correzioni e revisioni). Altri testi hanno bisogno piuttosto di un importante intervento sulla struttura della storia quando non sull’idea. Sono cose che si fanno, anche per autori affermati, ma costano. Si fanno solo se c’è la certezza di un ritorno di investimento. Quello che è accessibile a noi è nel migliore dei casi una onesta correzione di bozze spacciata per editing. Oppure una pomposa valutazione con indicazione dei punti deboli e successivo rinvio a un lavoro personale non meglio identificato da fare volendo con un intervento ulteriore del ‘professionista’ e altre risorse investite. Questa la mia esperienza e di altri che si sono aperti con me. Qualcuno è andato avanti invece. L’illusione è una compagna di vita molto esigente…

  • Grazia Gironella

    Intendevo proprio questo. Consapevolezza è una vera parola passepartout, anche se forse troppo spesso usata senza… consapevolezza. 😉 In caso contrario, sai cosa riuscirebbe a combinare?
    Anch’io mi sento lontana dall’ideale che ho proposto in merito alla scrittura, ma forse è importante mirare all’impossibile, così continui a camminare e non ti autolimiti; e poi se ti limiiti a vivere con gioia ciò che fai e non arrivano altre soddisfazioni, beh, in fondo l’obiettivo era irraggiungibile… XD

  • franco gabotti

    Di tanto in tanto fa piacere venire rassicurati, nel tuo blog mi sento in buona compagnia, anche se più che uno scrittore mi sento uno che scrive. Il travaglio ansioso della pagina bianca non c’è se non ti metti a scrivere quando non sai che cosa scrivere. Scrivo quasi senza progetto ogni volta che capisco come gira la storia e ho qualche pagina da aggiungere, sennò faccio altro. Sono consapevole del fatto che contraddico tutti i dettami ma nonostante l’apparente frammentazione nel comporre mi accorgo che infine tutto ritorna, i cerchi aperti si chiudono forse perché pesco comunque sempre da un “me” reale. Il discorso sulla qualità dei lavori è invece tutt’altra cosa (ahimè). Per avere una scheda di valutazione ho finito per iscrivere un romanzo al Premio Italo Calvino, lì almeno la scheda è garantita dal regolamento; il risultato tanto lo conosco già ma almeno qualcuno, spero qualificato, mi dirà dove sbaglio (di più).
    Ho scoperto che se affido delle bozze da leggere a chi mi sta intorno non ricevo alcuna risposta nemmeno dopo anni. Sarà per l’imbarazzo di dover esprimere giudizi devastanti?

    • Elena

      Sai che scrivo anch’io spesso senza un progetto? Non ne ho parlato proprio per questo. So bene che tutti sostengono quanto siano necessari schemi, obiettivi ecc ma io non riesco proprio a ghermire la creatività in questo modo. Certo poi si paga il prezzo, come la faccenda del più storie contemporaneamente, ma per quanto mi riguarda il gioco vale. Sai che non sapevo del regolamento del premio Italo Calvino? In verità non partecipo che a pochissimi premi. Di solito mi deludono e basta e cerco di preservarmi. Quando arriva la scheda racconta. I professionisti sanno come gestire queste cose. Un amico è più in difficoltà. Magari anche solo perché non ha voglia /tempo di leggerlo… Se vuoi qualcosa, devi pagarlo, non c’è niente da fare

  • Giulia Lu Mancini

    Tra i tuoi consigli “Lasciarsi influenzare dalle opinioni degli altri” è una pessima idea, a me personalmente è capitato di smettere di scrivere perché un mio amico mi ha detto che la mia storia era assurda, troppo inverosimile, non poteva accadere nella realtà. Balle! A 16 anni avevo scritto una storia di un ragazzo giovane di 18 anni che si ammalava.
    Mi ha detto: no! È troppo fuori dalla realtà, a 18 anni non viene il cancro così, mi fidavo di quella persona è così mi sono scoraggiata, ho smesso di scrivere per diversi anni.
    Invece, senza saperlo, ero vicina alla realtà , anni dopo il figlio di un mio collega è morto di cancro a 18 anni (ma ci sono purtroppo tanti altri casi).
    Bisogna andare avanti a testa bassa senza ascoltare gli altri, bisogna ascoltare solo se stessi e il proprio istinto.
    “Chiedere in giro di farvi qualche recensione” spesso ho chiesto a vari blogger delle recensioni e alcuni mi hanno detto di sì, ma poi la recensione non è arrivata. Ho smesso di farlo, chi vuole può leggere e recensire ben venga ma io non chiedo più, spesso mi sono arrivate delle recensioni belle e inaspettate senza che io chiedessi nulla, sono arrivate da sole, sono le recensioni spontanee quelle che per me hanno più valore. Poi ci sono dei blogger di cui mi fido e con cui sono in ottimi rapporti, per cui a loro posso inviare il libro se risultano interessati a leggerlo…
    È una consapevolezza a cui sono arrivata però dopo tanto tempo, con l’esperienza vissuta.

    • Elena

      L’esperienza ci guida ma solo dopo che ce la siamo fatta, magari anche passando attraverso delusioni e grossi errori, come abbandonare la nostra strada, qualunque essa sia. Ti sei riconosciuta in due errori comuni che commettiamo quando ci affidiamo troppo agli altri invece di fidarci di noi stesse. Chissà com’era quella storia e perché l’avevi raccontata. A me pare che quelle ragioni urlino ancora, a distanza di tempo, attraverso questo onesto commento. Grazie Giulia

  • Luz

    Vale tutto ciò che hai scritto, Elena. Perché dalla tua esperienza puoi ben dire come arrivare a una pubblicazione.
    È vero, ogni anno si pubblicano 60.000 titoli circa (ho letto poco fa che il 95% non supera le 1000 copie vendute), molta parte di questo mondo librario o pseudo tale è scadente, perdibile. Però tanto di cappello a chi arriva alla pubblicazione, con un piccolo editore o autopubblicandosi, perché dietro, a prescindere, c’è un grandissimo lavoro.

    • Elena

      Sono dentro quel 95 %, non me ne vanto e nemmeno me ne dispiaccio. Ho avuto la fortuna di vendere bene il primo romanzo, forse era la sorpresa che ha generato tra i miei numerosi conoscenti o forse la curiosità di poter dire qualcosa in proposito. Comunque, è andato bene. Càscara è andato peggio, l’ho curato meno e promosso meno in presenza, la ragione è ovvia essendo uscito in pandemia (solita fortuna). Credimi che non mi sento affatto di avere chissà quale esperienza, solo qualche colpo mal parato che forse e fa ancora male, ragion per cui ne parlo. Però condivido molto ciò che dici :pubblicare, fosse anche un feuilletton sul blog, è comunque un atto di coraggio espressione di un corposo e significativo lavoro che va riconosciuto a prescindere.

  • Franco Gabotti

    Certo Elena, ti farò sapere come il Calvino esprime la valutazione. Non è del tutto gratis considerando che l’iscrizione costa cento euro, arriverà verso luglio. Una caratteristica spiacevole della partecipazione ai premi letterari è quella che ti costringe ad attese lunghe. Nel caso del Calvino da ottobre a luglio, c’è da capire perché il numero dei manoscritti che arrivano è dell’ordine del migliaio. Nel frattempo il tuo lavoro rimane lì congelato: ci ho già rimesso mano! Nel frattempo vado avanti con un’altro e poi ho scoperto I corti a tema (le call): un allenamento.

    • Elena

      Corti a tema sulle call? Curiosa… I premi seri ricevono molti manoscritti e occorre qualcuno che li legga. Può farlo totalmente gratis? Non credo. Questo poi ti scrive anche la valutazione, che è sempre un’occasione di crescita se è fatta con criterio. Attendo tue allora, buona domenica e buona continuazione di scrittura!

    • Elena

      MI hai fatto tornare in mente un periodo travagliato eppure bellissimo della mia vita in cui appuntavo qua e là storie, per lo più canzoni. La più persistente era “Gli occhi du Luca”. Un mio amico era caduto nelal spirale della droga. Quando lo rividi, qualche mese dopo il suo all’inizio inspiegabile allontanamento, aveva gli occhi neri e incavati e spenti. Me li ricordo ancora. Di quella canzone non scrissi mai la musica, ma parole e melodia me le ricordo ancora…

  • newwhitebear

    ritorni economici dopo un editing? Non credo, anche se pubblichi con con una CE. Ho letto molti contratti, non miei mi pare ovvio, e posso dire che quasi tutti sono tipo capestro. I diritti si pagano se…, se ne ricavo una fiction tv non vedi nulla, ecc. A questo punto spendo il minimo sindacale e pubblico self. Poco ma arrivano i pagamenti alla fine del mese.

    • Elena

      Ogni contratto alla prima stesura contiene tutto ciò che serve all’editore, un po’ meno allo scrittore. Ogni contratto dovrebbe poter essere discusso, i miei lo sono stati e nella discussione queste mancanze di solito possono essere corrette. Dopo di che l’ipotesi del self è sempre disponibile, io non ho alcuna preclusione, anzi. Anche io apprezzo la trasparenza: il problema con le CE tradizionali sono proprio i pagamenti, non i contratti. Mi è capitato di sentire giustificazioni di ogni tipo pur di ritardare o di non pagare le royalties. E’ un ginepraio. So di autori famosi che vendono e non prendono soldi proprio per ragini simili a queste. Non siamo soli.

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