Scrittura creativa

Creare i personaggi con il quadrante di Ofman

 

Eccoci come promesso alle prese con quanto abbiamo approfondito in merito alle nostre qualità autentiche utilizzando il quadrante di Ofman, ne ho parlato a questo link.

In questo articolo vedremo come utilizzare il quadrante di Ofman applicato alla scrittura, ovvero come definire i personaggi della storia e individuare le sfide che dovranno affrontare nel corso del romanzo.

 

L’idea di utilizzare il quadrante di Ofman, un coach che ha sviluppato grandi capacità di analisi delle organizzazioni complesse e delle relazioni che intercorrono tra i loro membri, è di Arsenio Siani, che ne parla nel suo Corso di scrittura creativa. La grammatica dell’anima, un libro che consiglio, disponibile gratuitamente per chi ha Kindle Unlimited.

 


Creare i personaggi con il quadrante di Ofman


 

Ofman ha creato un metodo originale per individuare la nostra qualità autentica, ovvero ciò che ci rende riconoscibili e di cui siamo consapevoli, orgogliose, perché ci rende originali, speciali.

In questo articolo pubblicato la scorsa settimana scoprirete la vostra, seguendo lo schema del quadrante.

Oggi applicheremo i concetti del quadrante di Ofman alla scrittura, e, più nel dettaglio, ai personaggi delle nostre storie.

 

Creare il personaggio

La fase della costruzione del personaggio è la più divertente, non c’è alcun dubbio. “Lui” o “lei” ci piombano davanti all’improvviso, poi ci restano appiccati addosso per giorni fino a quando non diamo loro un’identità, un aspetto, un carattere, un difetto, li facciamo vivere.

 

Il processo di creazione del personaggio principale della nostra storia è, per quanto mi riguarda, la parte più appassionante dello scrivere. Ne ho palato qui: Come creare le voci dei personaggi di una storia

 

Appassionante ma complessa, chiunque ci abbia provato lo sa. Il primo problema è contenere la tentazione autobiografica.

Per evitare che somigli troppo a noi stessi, nell’aspetto o nei sentimenti, occorre lavorarci sopra, scomporlo e ricomporlo, in una parola, osservarlo da un altro punto di vista. Osservare i suoi movimenti, le sue qualità, i suoi tic, le sue abitudini.

 

L’esercizio che vi propongo oggi ci aiuta ad allontanarci dal nostro personaggio meme e a dipingerlo esattamente come dev’essere. Lo so, è difficile. Il protagonista è un po’ come un figlio. Allontanarci da lui/lei sfida la nostra emotività e il grado di affezione che proviamo. Può anche farci male. Ecco perché uno strumento neutro come il quadrante di Ofman può aiutarci.

 

 

Creare i personaggi con il quadrante di Ofman

Come applicare il quadrante di Ofman ai personaggi

 

Proviamo ad applicare il quadrante di Ofman per definire la curva di evoluzione del vostro personaggio. Sappiamo che per funzionare il nostro protagonista deve subire un’evoluzione, un cambiamento, crescere. Quanto più è dolorosa e difficile la sfida, tanto più i nostri lettori saranno coinvolti nella storia.

 

Scegliamo uno dei personaggi che abbiamo definito o su cui stiamo lavorando, il nostro preferito. Può anche non essere il protagonista.

 

Riprendiamo il foglio di carta su cui avevamo lavorato la settimana scorsa. Lo avete conservato?

 

Si tratta di un semplice incrocio di assi cartesiani, per definire quattro quadranti di uguale ampiezza.

 

E ora, pensando al vostro personaggio e al suo percorso di crescita, cominciamo a giocare.

 

Le qualità autentiche di Ofman

 

Nel quadrante superiore sinistro scrivete la caratteristica positiva del vostro personaggio, ovvero la sua qualità autentica. Dev’essere qualcosa di positivo che lo/la contraddistingue, ad esempio la gentilezza, l’umanità, la simpatia, la generosità. Qualunque cosa sia andrà bene, non preoccupatevi.

 

I limiti

 

Nel quadrante in alto a destra invece scrivete i limiti di questa caratteristica. Ovvero come ciò che consideriamo positivo del nostro personaggio possa diventare un limite, una zavorra, o, nell’analisi di Ofman, la sua trappola.

 

Per il nostro personaggio cominciamo a intravedere un conflitto, non trovate? Avremmo così una serie di opposizioni:

 

  • gentilezza/scontrosità
  • umanità/egocentrismo
  • simpatia/antipatia
  • generosità/avarizia

 

Scrivete senza giudicare e dettagliate bene le caratteristiche dell’una e dell’altra e i riflessi sul suo comportamento.

 

 

La sfida, ciò che la trappola insegna ai personaggi

 

Subito sotto la trappola, nel quadrante in basso a destra, fate un piccolo sforzo per individuare quale insegnamento positivo può consegnare al vostro personaggio la caratteristica negativa che gli avete affibbiato e che sta scritta nel quadrante superiore destro.

 

Certo, supponendo che si tratti di avarizia, risulterebbe piuttosto antipatico e meschino, ma se quella negatività fosse presa in piccole dosi, potrebbe apportare benefici al personaggio? Se sì, quali?

 

L’avarizia porta a tenere per sé tutto ciò che di valore abbiamo. Il nostro personaggio potrebbe avere un tesoro che, al momento giusto, potrebbe essere messo a disposizione di qualcuno che ne ha bisogno. Un gesto che redime, non vi pare?

 

Ma andiamo avanti, che immagino avrete già inteso quali opportunità può offrirci questo “gioco”.

 

I pregi che il lato oscuro può offrire

Nel quarto quadrante scrivete i pregi che la caratteristica oscura potrebbe portargli.

In questa fase cominciamo a intravedere il processo di maturazione del personaggio, ovvero la sua sfida personale. Incontra l’opposto, prende ciò che di buono può dargli, e lo porta dal lato del bene.

 

Non so se ora scrivere la vostra storia si diventato più semplice, ma certo il quadrante di Ofman offre una moltitudine di opportunità che possiamo indagare facilmente. 

 

Grazie a Arsenio Siani per averlo intuito!

 

Siete pronti per sperimentarlo? Avete altri metodi per disegnare l’arco di evoluzione del vostro personaggio?

 

9 Comments

  • Rebecca Eriksson

    Proverò ad applicarlo, ma come Barbara probabilmente anche con me è destinato a fallire.
    Invece non riesco proprio ad immaginare un’intera narrazione in seconda persona singolare. Mi risulterebbe veramente troppo strana.

    • Elena

      Ciao Rebecca, sulla seconda persona sono d’accordo con te. So che @Sandra ne è una fan e credo che abbia un non so che di speciale che di sicuro attirerebbe il lettore meglio della solita narrazione onnisciente in terza. Però provandoci ho trovato tali e tante difficoltà che ho desistito. Mi pare alla fine che possa apparire addirittura piatta e monotona. Ho sperimentato un pò, e alla fine ho scoperto di essere una tradizionalista. Pazienza 😉

  • Barbara

    Probabilmente funziona benissimo… con qualcun’altro. 😀
    Già non riesco ad applicare a me stessa questo quadrante di Ofman, non trovando un’unica qualità eccelsa da cui partire. E’ il problema delle persone poliedriche (o gli Slashers come li chiama Montemagno), che si applicano in molteplici direzioni e non hanno una caratteristica prevalente. Io purtroppo sono poliedrica, non me lo dico io perché fa figo, ma mi è stato ripetuto sovente da psicologi del lavoro e selezionatori con sui ho avuto un colloquio per un impiego, la poliedricità traspare dal mio curriculum (io l’avrei chiamata piuttosto creatività senza confini…).
    Tra l’altro, come mi spiegò un amico matematico, ragionare per quadranti in un ambito diverso da quello scientifico rischia di incapsulare le idee in confini troppo definiti, netti. Mentre nell’asse delle x e delle y ci sono anche i valori vicini allo zero e agli assi stessi o quelli più lontani. In matematica esistono diverse sfumature, ma quando usiamo un quadrante a livello creativo ci viene troppo naturale mettere quella caratteristica al perfetto centro di ogni quadrato.
    Probabilmente è un buon metodo di partenza, per chi si avvicina alla scrittura da completo neofita, oppure per chi attraversa il blocco dello scrittore e tutto fa brodo. Ma lo prenderei con le pinze quando si vogliono dei personaggi “ricchi”. 😉

Che ne pensi? Dimmelo qui!

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