Passare dalla prima alla terza persona narrante

Passare dalla prima alla terza persona narrante

Tutti sanno che sono alle prese con la (ri)progettazione del mio ultimo romanzo, Càscara, così come suggerite da CBM.

 ➡  Per chi si è perso le ultime novità, conviene leggere questo articolo.

 

La scheda valutativa della editor è stata molto utile e nonostante l’impatto decisamente forte con la segnalazione dei limiti del romanzo, ho subito cercato di cogliere il lato positivo e mi sono messa a lavorare.

Ho dovuto fare scelte dolorose, come immagino sia capitato a tutti.

Ma tra tutti i problemi da affrontare, due hanno vinto il premio “problema ostico del giorno” :

  1. scegliere a quale protagonista dare risalto
  2. ridurre le voci dei personaggi e passare dalla prima alla terza persona narrante per buona parte del romanzo

Della questione relativa al protagonista intendo parlarne in un’altra occasione. Con questo post desidero concentrarmi sulle difficoltà riscontrate nel mettere in discussione l’io narrante che avevo scelto per la mia storia.

Anzi, gli io narranti.

E proprio qui sta il problema.

Il troppo stroppia, ovvero il punto di vista multifocale non è per tutti

Cominciamo col dire come avevo impostato l’intreccio. Per crearlo, oltre a una serie di storie e sotto storie, avevo scelto il punto di vista multifocale.

Avevo deciso di affidare a più personaggi il compito di raccontarsi in prima persona e far procedere l’intreccio.

L’idea mi era stata suggerita da Stefania Crepaldi, che aveva letto una primissima stesura del testo tutta in terza persona, narratore onnisciente.

Nella sua scheda di valutazione gratuita (potete candidarvi a questo link, ma i primi posti saranno liberi tra sei mesi 😮 ) mi aveva suggerito la lettura di Tracy Chevalier e del suo La dama e l’unicorno, che ho provveduto a recensire in una delle mie pillole che trovi qui.

Leggendo il romanzo era nato in me il desiderio di dare una propria voce ad alcuni personaggi della mia storia, così mi sono messa a lavorare sodo per riuscirci.

Sceglierli è stato piuttosto semplice; non posso nemmeno dire di averci impiegato troppo tempo, perché, come spesso capita, sono venuti fuori e mi hanno detto:

Eccomi, voglio raccontare io la tua storia!

E l’hanno fatto!

Avevano bisogno di una voce, di un linguaggio proprio, di una serie di caratteristiche che da un capitolo all’altro permettessero al lettore di essere riconosciuti subito, senza indugi o spaesamenti.

Uno di loro insisteva addirittura per raccontare lui stesso parte della storia. Un bambino di nome Michelino.

Che potevo fare?

L’ho accontentato!

Il problema del registro della voce

Quando la stesura è finita tra le grinfie di CBM, Càscara era caratterizzato da un narratore in prima persona, con flash back tra futuro e passato, e altri narratori in prima persona che facevano a gara per portare avanti la storia.

A me tutto sommato piaceva. A lei no.

Quanto siamo distanti da ciò che è giusto per il nostro romanzo, quando gli siamo prossimi come qunado abbiamo appena terminato una stesura!

La sentenza di CBM è stata lapidaria: non funziona il registro delle voci, ovvero che le voci dei miei personaggi non erano riconoscibili.

Mi sono resa conto di quanto sia difficile scrivere con un punto di vista multifocale.

I personaggi non solo hanno identità ma voci e caratteristiche che devono essere originali e ben descritte.

Insomma, ci vuole mestiere.

Bisognava lavorarci ancora.

CBM l’ha scritto a caratteri cubitali nella scheda mettendo lì un suggerimento semplice semplice: usa la terza persona. Proprio da dov’ero partita! Potete immaginare lo sconforto!

Mi sono spaventata, lo ammetto. Mi sono detta: è finita, non ce la posso fare. Come farò a trasformare tutto in terza persona per l’ennesima volta?

Poi ci ho dormito su.

E il giorno dopo mi sono detta: Elena, comincia a scrivere e vedi cosa succede. E così ho fatto.

Avete mai letto  i libri degli scrittori guru che ce l’hanno fatta, quando raccomandano di non smettere mai di scrivere anche se non si hanno affatto le idee chiare su come procedere?
Ecco, hanno ragione!

Ho messo da parte le manie di grandezza del multifocale  (non è per tutti e forse non è – ancora – per me)  e con umiltà (come suggeriva Luz qualche commento fa) mi sono messa in discussione.

La soluzione è venuta da sé:

  • terrò la prima persona sul narratore della storia, al presente e al passato
  • trasformerò le altre voci in narrazione in terza persona.

Per ora sono soddisfatta, ma quanto lavoro ancora da fare!

Come si procede, in pratica, quando si cambia l’io narrante?

Non so come facciano i veri scrittori, io procedo così:

  1. Seleziono le parti del testo che necessitano di revisione
  2. Sovrascrivo sostituendo l’io narrante
  3. Riformulo il punto di vista con cui la scena è vista dal lettore
  4. Cambio l’enfasi e le emozioni che voglio trasmettere adattandole al nuovo io narrante

Qual è la morale?

Che non esistono limiti alle stesure e nemmeno ai tentativi di tenere in piedi una storia, in un modo o nell’altro, se ami quella storia.

A volte si può partire con le idee apparentemente chiare e impostare il romanzo in un dato modo e in una successiva stesura rivoltarlo come un calzino.

Magari per poi, alla terza, tornare, parzialmente, sui propri passi, come è capitato a me.

La cosa importante non è sbagliare, ma tentare di rimediare senza perdere la speranza.
In fondo, se sono a questo punto è perché ho fatto molta strada (e molti errori) prima di ora. 

Che ne dite care Volpi?

Come affrontereste la necessità o la scelta di dover cambiare il punto di vista con cui narrate una storia?

Vi è mai capitato?

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Commenti

  1. Premetto che non sono in una fase così avanzata come la tua. E quindi dovrei essere l’ultimissimo a parlare. Non mi è mai capitato di dover riprogettare un romanzo cambiando punti di vista, registri e quant’altro. Se mai dovesse capitarmi, non penso di essere in grado di farlo, anche perché quando nasce una storia da raccontare, mi nasce così, con la prima o con la terza persona. E ho come la sensazione che la stessa storia, cambiandone persona, non funzionerebbe.

    Però penso che l’artista sei tu, la creatività è la tua. Se una storia ti nasce così, tendenzialmente penso che deve restare così, nel rispetto della tua creatività e della tua capacità. Magari non funzionerà e non piacerà, ma sarà solo per altri motivi. E cambiandone la persona, non è affatto detto che funzionerebbe meglio.

    In altre parole (e parlo da lettore): quando un romanzo ti prende, ti prende. Punto. Il lettore, proprio perché catturato (dalla tua creatività, bravura, ecc…), dovrebbe venirne assorbito così tanto da non fare nemmeno caso alla persona con cui la storia viene narrata. Non notando il punto di vista (perché “preso”), vuoi che si metta lì a fare ipotesi tipo “era meglio scriverlo in terza o in prima…”. Non avrebbe nemmeno il tempo, impegnato com’è a voltare pagina! 😀

    Quanto all’editor, mi pare di capire che hai consultato due editor per il romanzo in questione. Faccio l’avvocato del diavolo: cosa direbbe un terzo editor? 😛
    Ma mi fermo qui, perché non voglio ricadere ancora una volta nei soliti discorsi.

    Mi chiedo solo se stravolgimenti così “strutturali” non mortifichino la creatività di chi scrive.
    Ecco, forse il lavoraccio è proprio quello: mantenere alto il livello della propria creatività, nonostante lo stravolgimento strutturale.

    1. Non riapriamo la querelle sugli editor! Abbiamo già dato . Sono d’accordo con te sul fatto che non si debba stravolgere un testo e intaccarne la creatività, ma qui parliamo d’altro. Se vuoi davvero veicolare un messaggio, devi farlo nel modo più efficace. Se un registro non rende bene e, per ragioni varie, non coinvolge il lettore anche se è il tuo registro abituale bisogna cambiarlo. Per lo scrittore può darsi che sia perfetto, magari per un lettore no. Forse avrei dovuto sin da subito rivolgermi a una sola editor e non avrei dubbi oggi su chi scegliere. Ma non rinnego nulla. La prima stesura era talmente acerba che Stefania è stata davvero paziente nel considerarla con tanta attenzione. Preciso che nessuno mi ha mai imposto alcuna modifica. Non so se si tratti di pregiudizi o di altro ma un editor non impone nulla. Se sei abbastanza aperto sei tu a cogliere e a trasformare il testo in ciò che vuoi. Per questo ho parlato di (ri) progettazione e non di stravolgimento… Comunque, confermo : è un lavoraccio

  2. Immagino che tu avessi già pensato di fare qualcosa del genere (o qualcosa di meglio, più probabilmente)…

    Mi hai parlato del guest post e il grillo parlante che vive dentro di me si è subito montato la testa. Porta pazienza, gli rimetto la museruola e riaccorcio il guinzaglio (magari stavolta glielo metto a strozzo così me ne libero una volta per tutte).

  3. Caspita, ti aspetta un duro lavoro! In pratica la tua prima stesura in terza persona poteva andar bene. Comunque c’è poco da fare, non resta che metterti al lavoro e passo dopo passo potrai riscrivere le parti in terza persona. Ha ragione Nadia sarà una bella palestra, ma sono sicura che riscrivendo troverai nuovi spunti e il romanzo crescerà.

  4. Porca miseria, Elena! Un vero peccato che tu non abbia tenuto la stesura in terza persona; avresti avuto una traccia su cui lavorare. Va be’, pazienza, non tutto è perduto.

    Qualcosa del genere lo faccio su fb: prendo alcuni stralci del mio romanzo, scritto in terza persona, e li riscrivo in prima per postarli. Divertente (perlomeno se fatto a piccole dosi).

    Se vuoi farti un’idea precisa di cosa significa ’10 personaggi – 10 voci diverse’ ti suggerisco di analizzare Buick 8 di Stephen King.

    1. Non avrei potuto Calogero tenere la vecchia stesura. Nel frattempo la storia è maturata e ha raggiunto una maturità diversa
      Quella prima stesura la considero un buon esercizio, ma nulla di più. Ce l’ho sul pc. Quando tutto sarà finito andrò a riguardarla. Grazie per il suggerimento di lettura. Ne vuoi parlare qui? Se ti va ti ospito con un guest! Fammi sapere

      1. Niente panico, Elena: suddividi l’operazione in tante operazioni di piccola entità (il romanzo in capitoli, i capitoli in sezioni, le sezioni in paragrafi) e affrontale una per volta così da non porti nella condizione psicologica di dover affrontare un mostro abnorme (o almeno è ciò che farei io) 😉 .

        P.S.: se devi fare lavoro di taglia e cuci, tipo spostare alcune parti in posizioni diverse da quella che occupano, ti suggerisco di farlo prima di iniziare la conversione della persona narrante. Eventuali aggiunte invece potresti scriverle già in terza così dopo non sarà necessario convertirle.

        Mi piace l’idea del guet post, grazie per l’invito 🙂
        Ci sentiamo via mail per i dettagli.

  5. Com’è che quell’io narrante lì in foto sembra abbastanza esausto? Siamo sicuri che è l’io narrante e non lo scrittore stanco della revisione? 😀 (sembra anche il mio sguardo del lunedì sera)
    Quindi ricapitolando: avevi cominciato con la terza persona e il primo editor ti ha suggerito di passare alla prima persona, alternando vari personaggi nell’io narrante in prima (o forse questa è stata una scelta tua, l’editor ha solo detto prima persona e magari poi, innamorati come siamo dei protagonisti, non hai trovato l’unico io narrante?); il secondo editor ti legge in prima persona e ti dice di riscrivere in terza persona, perché in prima persona i vari personaggi si assomigliano (è in effetti difficile gestire le differenze, non c’è solo il registro linguistico, ma anche pensieri, comportamenti, emozioni). Torniamo al punto di qualche settimana fa, dove scrissi che ogni editor ti aiuta a modo suo, per la sua esperienza e, che piaccia o meno, anche per i suoi gusti.
    Ho dovuto anch’io riscrivere delle parti: ci sono stati periodi in cui non capivo se scrivere in prima o in terza persona. Scrivevo come mi veniva, e quindi avevo metà appunti in un verso e metà in un altro. Poi ho scelto la terza, alternando i punti di vista dei protagonisti.
    Sarà definitivo? Credo dipenderà dall’editor a cui affiderò il manoscritto finito. 😉

    1. Stavolta cara Barbara l’immagine del post è azzeccata! Non sono stanca né frustrata. Certo tornare in parte si propri passi è faticoso. Credo che non sarei mai arrivata a questo punto che considero avanzato senza tutti gli altri passaggi. Non si è trattato di ritornare indietro, ma di andare avanti in una direzione differente. Ne sono orgogliosa! Preparati Barbara : è una bella messa in discussione che fa crescere

  6. Ti capisco perfettamente, cara Elena. Un lavoraccio passare dalla terza alla prima e viceversa. A me è capitato con il romanzo che ora è in revisione. Le prime stesure sono in terza, la riscrittura è in prima. Non è solo una questione grammaticale, la cosa più difficile è dare voce ai pensieri più nascosti e immedesimarsi nelle vicende della protagonista che “non mi somiglia per niente”. In terza si perde l’immediatezza emotiva, la voce del narratore, anche se nascosto, prende il sopravvento. Ma sono sicura che farai un ottimo lavoro, non ti perdere d’animo!

    1. Ogni punto di vista ha il suo lato positivo ma anche negativo e la terza, come tu affermi @Rosalia, porta con sé il rischio di appiattimento. Ma ci sono terze ben riuscite . Per ora ci metto il mio impegno sperando funzioni. Altrimenti si ricomincia!

  7. A me è capitato col romanzo che ho scritto (finora l’unico) e devo dire che l’ho vissuto come una rivelazione. Avevo cominciato in terza persona, per poi rendermi conto, al quarto capitolo di voler mettere un focus sulla protagonista, di farla esprimere liberamente, entrare nei suoi pensieri, darle la possibilità di dare una spiegazione del suo agire. Insomma, non è un caso se il mio romanzo preferito è Jane Eyre.
    La scelta limitò molto il campo d’azione, ma fu necessaria, ecco.
    Oggi vorrei sperimentare la terza persona. E perfino la seconda. Mi intrigherebbe non poco. Lo ha fatto Auster.

    1. Sperimentare è il bello del gioco, secondo me. La seconda come ho già detto mi spaventa, le altre sono gestibili. Il bello è che in Càscara ho scelto la prima per il narratore e non per la protagonista. Un azzardo?

  8. di norma prediligo la terza persona per tutti i personaggi. Qualche volta mi è capitato di usare la prima ma limitatamente al personaggio principale. Però mi è capitato di passare dall’io al lei/lui, perché l’io stonava. Non è stato semplice, perché l’io a volte faceva resistenza. Comunque cambia il punto di vista e i pensieri assumono altre sfumature.

    1. Di norma scrivo in terza. Questa volta ho deciso di cambiare un pò e ho usato la prima. Ma la prima per tutto un romanzo è cosa già vista. Vediamo se l’intreccio tra prima e terza regge bene. Per il momento nessuna “resistenza”, solo tanta fatica!

  9. Mi è successo facendo prove preliminari per la storia che sto scrivendo ora, e anche per qualche racconto. E’ una vera rivoluzione, non una semplice “traduzione”, come si può evincere dalla tua procedura, uguale alla mia. Non è semplice, perché anche quando ti sembra di avere trasformato tutto il necessario, spunta sempre fuori qualche sfumatura che suona fessa… ma si fa, eccome se si fa! 😉

    1. Jafamo Grazia! Si mi accorgo che ho dovuto cambiare anche l’intreccio. Infatti ho rallentato il ritmo. Parli dello YA o di un altro romanzo ancora?

  10. Oh mamma mia. Posso immaginare il tuo sconcerto di rimettere mano a un aspetto del romanzo per l’ennesima volta. Passare da una prospettiva all’altra non è cosa facile, lo so bene visto che quando ho riscritto sono passata da una terza a una prima. E’ un lavoro impegnativo, ma questo punto l’unica cosa che puoi fare è fidarti del consiglio, di certo il romanzo ci guadagnerà.

    1. Oh mamma mia è esattamente la reazione che ho avuto, Maria Teresa! Hai detto bene : mi fido di lei e vado avanti. Certo ho la mia personalità (ma questo alle Volpi non devo spiegarlo…)

  11. La figura di Penelope rende l’idea! A parte il problema specifico di cambiare il punto di vista narrativo, che non è solo una questione di verbi ma soprattutto di taglio della storia, narrata da diverso angolo visuale, credo che il vero lavoraccio sia abbandonare uno schema che si era scelto di seguire. Alle scelte ci si affeziona, se abbiamo adottato quel punto di vista, oppure deciso di dare più spazio a quel personaggio o a quella sottotrama, significa che ci è sembrato funzionasse, che fosse giusto per noi e per la nostra scrittura. Poi siamo così masochiste da rivolgerci a qualcuno che, con abile mossa, ribalta tutto, lasciandoci confuse, disorientate e pure un po’ ferite nell’orgoglio (parlo per me …) .
    Quello che mi appassiona di quest’avventura è il continuo mettersi in gioco, la consapevolezza di dover crescere e la determinazione di voler tirare fuori il meglio. Faticoso e a tratti un po’ sconfortante,ma la condivisione di queste esperienze le rende ancora più preziose. Buon lavoro, Elena, sono certa che la tua fatica porterà a un buon risultato. E non vedo l’ora di leggere anche Nadia e Sandra!

    1. Cambiare lo spazio dedicato ai personaggi è dura proprio per una questione sentimentale. Ho cercato di non prenderla in questo modo, altrimenti mi sarei arenata di certo. Come togliere le parti ridondanti o inutili dal testo, cosa di cui abbiamo già parlato, così abbandonare il protagonismo di alcuni personaggi è un lavoro da fare senza remore se necessario. Si può caratterizzare un personaggio indimenticabile dedicandogli solo una pagina e mezza della storia. In fondo è vero che non conta il quanto ma il come. Comunque è un lavoraccio! Spero che porti bene, grazie per gli auguri e attendiamo il prodotto delle nostre reciproche fatiche!

  12. E’ un po’ una fissa di CBM la riconoscibilità delle voci e quindi sono passata anch’io attraverso questo filtro, del resto condivisibile. Il mio romanzo Non è possibile, ancora inedito ma colgo l’occasione per annunciarne l’uscita con goWare ad aprile massimo maggio, era suddiviso in quattro voci enunciate dal titolo del capitoletto MARTA LORENZO WILLIAM MIRKO, ebbene Mirko non era sufficientemente potente ed è stato assorbito dalla narrazione di Marta (lavoraccio puoi immaginare), Lorenzo è passato dalla I alla II voce, William è rimasto com’era in terza. Quindi ora abbiamo tre personaggi con tre punti di vista differenti che…hanno fatto proprio la differenza evidenziando i loro pensieri. Passare dalla I alla III o viceversa o dalla I alla II e via dicendo è una vera rottura di scatole, tocca stare attenti non è solo IO ANDAI, che diventa MIRKO ANDO’ ma c’è tutta una serie di cambiamenti subdoli per evitare il rischio di scrivere cose tipo IO ANDAI A CASA MIA, diventato MIRKO ANDO’ A CASA MIA che deve essere casa SUA. Un delirio.
    Buon lavoro, quindi e un abbraccione

    1. Intanto cara Sandra congratulazioni per la tua prossima uscita! Mi piace l’idea di tre personaggi con tre punti di vista differenti, ma appunto ci sei arrivata dopo quanti romanzi scritti e pubblicati? La mia fortuna è stata ché non mi ha suggerito di scrivere in seconda persona, punto di vista che trovo ostico sopra ogni altro! Ma chi lo sa, mai dire mai! Grazie per l’incoraggiamento e buon lavoro anche a te!

  13. Ce l’ho questa figurina!
    Compagna di sventura come ti capisco. Anche io ho testato il cambio di punto di vista narrante. Da prima a seconda su suggerimento dell’editor per poi tornare alla prima per mia incapacità. E nonostante abbia riscritto restando coerente con il mio gusto personale mi sento nel bel mezzo della tempesta, perché vuoi o non vuoi cambia il romanzo. È destabilizzante sulle prime, ma quando riesce a diventare la nuova voce del romanzo regala maggiore sicurezza.
    Di certo se non è questa palestra non so cosa lo sarà. Sei una novella Penelope, fai la tela e disfa la tela…

    1. Bella la similitudine con Penelope, tra l’altro molto azzeccata anche per altre cose in questo momento della mia vita! Si è una grande palestra. Ieri sera ero alle prese con l’anticipazione di alcune scene (sparse qua e là) e la riscrittura in terza. Dopo mezz’ora avevo un mal di testa… Però… Non si dice mal comune mezzo gaudio?

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