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Decalogo dello scrittore garbato ~ Volpi
Decalogo dello scrittore garbato
Scrittura

Decalogo dello scrittore garbato

Una persona fondamentalmente sicura non si angustierà se dettagli o questioni minori si riveleranno contro le aspettative.

Ma, alla fine, i particolari sono importanti. Il modo giusto e quello sbagliato di agire si trovano nelle piccole cose”

Yamamoto Tsunetomo – Hagakure

 

Per scrivere un decalogo dello scrittore garbato ho deciso di cominciare dalla citazione che avete ricevuto la scorsa settimana nella newsletter del blog (non siete ancora iscritti alla newsletter? Rimediate subito!).

Tratta da un testo cui sono molto affezionata, l’Hagakure, uno dei libri fondamentali per conoscere la cultura antica dei Samurai, è un’autentica pillola di saggezza.

Parla dell’importanza dei dettagli, quelle piccole cose cui spesso non badiamo affatto, che consideriamo contorno e che invece spesso rappresentano la portata principale.

Dettagli, come il garbo, utili anche per la scrittura.

Riflettiamo su quali strumenti utilizzare (come il Kit dello scrittore, di cui vi ho parlato qui), su come difenderci da case editrici insane (i miei suggerimenti qui) o su come revisionare un romanzo (qui), ma mai su quale atteggiamento dovremmo tenere quando del nostro romanzo parliamo.

Anche per lo scrittore esiste un decalogo delle buone maniere che non dovrebbe mai essere dimenticato.

Esse fanno parte integrante non solo dell’immagine ma dell’essere più intimo di chi scrive.

Ho provato a sintetizzarne alcune in questo post.

Buona lettura!

 

Decalogo dello scrittore garbato

 

Il garbo, la delicatezza, il tono sotto voce versus parole urlate, promozioni spinte, pubblicità martellanti, richieste di recensioni ripetute.

Autocelebrazioni.

Lo scrittore garbato è un animale raro.

Non usa effetti speciali nella scrittura, né parole altisonanti, ma la pacatezza di chi ha sempre un asso nella manica: l’umiltà.

 

1. Saper dire grazie

 

Siamo abituati a dare tutto per scontato e quando riceviamo qualcosa, facciamo fatica a dire grazie.

Ci è dovuto, lo meritiamo, è la conseguenza dei nostri sforzi.

Un libro è un dono per chi lo legge e un dono è gratuito.

Quando  le persone apprezzano ciò che scrivi ti stanno restituendo il senso di quel dono.

Non vale forse la pena di ringraziarle?

Basta un post su Facebook, una riga sul blog, un messaggio.

Mi accorgo di non farlo abbastanza. E voi?

2. La disciplina

Dovremmo essere disciplinati e puntuali in ogni ambito della nostra vita.

Ha a che vedere con il rispetto che dobbiamo a noi stessi e a chi ci sta intorno.

Nella scrittura queste doti riferiscono al rispetto dei tempi di scrittura (che dettiamo noi stesse) e di rispetto dei tempi di consegna dei manoscritti (che definiscono altri, ahimè).

Pensate alle case editrici o agli agenti.

I tempi biblici delle risposte sono poco rispettosi del nostro lavoro. Un professionsita dovrebbe saperlo.

Siate la differenza che volete nel mondo (l’ho un po’ rubacchiata, ma mi pare calzi a pennello!)

 

3. La capacità di riconoscere i meriti degli altri

Dovremmo congratularci con gli altri per i loro risultati, i comportamenti che apprezziamo e le qualità che esprimono.

La gelosia, l’invidia, sono pessime compagne di viaggio e mettono spesso in evidenza i nostri limiti.

Proprio quelli che di solito vogliamo segnalare agli altri.

Perciò uno scrittore garbato sa riconoscere il talento degli altri e celebrarlo.

Senza pretendere che si faccio lo stesso con il suo (ammesso che ce l’abbia)

 

4. La capacità di ascolto

 

Le persone che parlano con noi meritano la nostra massima attenzione.

Scrivere è raccontare la vita e la vita ha bisogno di essere ascoltata, accolta, talvolta digerita.

L’ascolto vero è come una cucchiaiata di alka seltzer dopo un pasto gigante. Riporta tutto nella sua dimensione corretta e sostenibile 😉 

 

5. Astenersi dal plagio

 

Di solito capita per i blog più famosi, ma non è detto. Il plagio, ovvero la sottrazione non autorizzata di contenuti, è diffusa e prima o poi ci incappiamo tutti.

Quando abbiamo cominciato a scrivere ci hanno spiegato che l’imitazione è una delle forme di apprendimento più efficaci. Così abbiamo imitato i nostri grandi maestri, gli scrittori che amiamo di più.

Se questo processo di apprendimento ci prende la mano, passare dall’imitazione al plagio è un attimo.

Quanti casi vi vengono in mente? È capitato anche a voi?

Ricordate che chiunque, di fronte alla copia, preferisce sempre l’originale.

Siate l’originale di voi stessi

 

6. Esercitare la pazienza

 

La scrittura è una delle forme più alte di esercizio di pazienza.

Siamo pazienti quando scriviamo una storia, la riscriviamo, la sovvertiamo, ne cambiamo la prospettiva, la leggiamo e rileggiamo, facciamo editing, la impaginiamo, e così via.

E poi attendiamo con pazienza il nostro momento.

Essere pazienti ci impedisce di commettere errori grossolani e di barattare il risultato con l’obiettivo.

Date tempo al tempo e nel mentre, osservate.

L’osservazione dà luogo a molte, pregevoli storie.

 

7. Entrare con garbo in punta dei piedi

 

Quando entrate nel mondo della scrittura, fatelo in punta dei piedi.

Una certa cautela vi tutelerà da grosse delusioni e da giudizi severi.

Sento sempre più in giro autori poco più che scribacchini parlare di sé stessi come autentici scrittori.

Prima o poi la favola finisce e ci si ritrova con la triste realtà gravarvi sullo stomaco (non vi basterà l’alka seltzer).

Usiamo la modalità “resto umile“.

Sarà utile anche quando ci capiterà di avvicinare qualche buon consiglio. Di solito scappa se incontra qualche presuntuoso che crede di essere già arrivato (chissà dove, poi…)

 

Abbastanza per fare uno scrittore garbato?

 

Forse questo decalogo dello scrittore garbato avrebbe meritato di individuare almeno dieci buone ragioni per coltivare il garbo e le buone maniere.

Ne ho trovate sette, ma se scavassi ancora un po’ sono certa che potrei aggiungerne altre.

Ho deciso di fermarmi e di chiedere a voi di aggiungere le vostre.

Ciò che importa oggi è sottolineare che oltre a investire sui contenuti della nostra passione e sul modo di esprimerli al meglio, occorre dedicare attenzione al modo in cui interpretiamo la nostra arte scrittoria in quanto persone e non pennaioli.

Il mito dello scrittore austero, ombroso, autoritario e distaccato incombe, ma credo che, in particolare per noi scrittrici, corra l’obbligo di percorrere una strada differente, più delicata, cortese, aperta, inclusiva.

La gentilezza, o le buone maniere se preferite, ci portano là.

Il mondo è già abbastanza cupo di suo, quello dello scrittore esordiente è anche peggio.

Non vale forse la pena accendere una luce di dolcezza?

Lo so che abbiamo ricevuto tante porte in faccia, e decine di mancate risposte, telefonate stizzite o commenti sarcastici sul nostro lavoro che ci hanno fatto male.

So quanto tutto questo lasci l’amaro in bocca, ma vale davvero la pena alimentare questo circolo di energie negative?

Le buone maniere di cui vi ho parlato sono un tonico cui non voglio rinunciare.

Diffondono intorno alle persone che le praticano un fluido, un’influenza sugli altri che aiuta a vedere la nostra vita e le nostre “creature” sotto un altro punto di vista.

Ce n’è tanto bisogno.

Anche queste sono storie. Storie con la Esse maiuscola.

12 Comments

  • Barbara

    Ecco, a conferma che resterò sempre uno scribacchino perché mi manca la pazienza! XD
    Non saprei cosa aggiungere perché anche il garbo conosce vari livelli di applicazione e persone che sembrano/vorrebbero essere garbate a volte non lo sono affatto. Lo scrittore “arrivato” che usa poco garbo è e resta un gran maleducato, ma lo scrittore esordiente un po’ lo scuso, perché mi rendo conto di quanto sia difficile barcamenarsi di questi tempi tra il lavoro paga bollette e la scrittura. Il plagio no, non lo scuso per niente e aspetto sempre che tu sposti quel libro lì da quelli là verso qualcun’altro per poterlo leggere senza dover dare manco un centesimo a chi mi ha a suo tempo plagiato (con tanto di codice html e css di webnauta in bella mostra sul sorgente della loro paginetta).
    Senza contare che poi mi hanno copiato parte del nome + la logline per un nuovo scintillante servizio di copywriting, credo già arenato. E poi mi hanno proprio copiato il nome di dominio con altra desinenza, per approfittare di chi sbaglia a digitare sul browser e dei risultati di ricerca miei. Come quelli che registrano CocaColo.org per dire.
    Un po’ m’incavolo, un po’ penso come baby George “Sò poracci” e un po’ mi consolo dicendomi che è il risultato di fare un buon lavoro…

    • Elena

      Barbara mi spiace farti ricordare con le mie pubblicazioni una brutta, bruttissima, esperienza! E dire che mi trovo pure bene! Ma il romanzo lo puoi leggere, è pubblicato con Street Lib. O ti hanno fatto arrabbiare anche loro? Comunque difendere il copyright è molto complicato in Italia e tutti gli autori ne sanno qualcosa. E nemmeno possiamo godere della figuraccia che fanno i copioni, perché in rete è semplice correggere e poi dimenticare. Ps: stai recuperando la lettura dei post della settimana? Ps2: come comincia novembre per te???

  • Giulia Lu Dip

    Leggendo il tuo post mi sono resa conto di avere molte caratteristiche dello scrittore garbato, senza voler essere presuntuosa. Sono umile, paziente e sono stata nel passato molto disciplinata (ho scritto tanto in questi anni grazie alla disciplina che mi ha fatto organizzare bene il mio poco tempo libero), ultimamente la mia disciplina si è ridotta parecchio. Ringrazio sempre chi dedica il suo tempo a leggermi, a darmi un parere, un consiglio (mi stupisco moltissimo quando qualcuno spontaneamente decide di leggere un mio libro e di scriverci un post, mi è capitato di recente con una blogger alla quale avevo scritto offrendole il libro in lettura gratuitamente e lei l’aveva già comprato di sua iniziativa. Alla fine le è piaciuto e ha scritto una bella recensione). Tornando allo scrittore garbato ogni tanto però mi chiedo se essere garbati funzioni davvero, certo io non riesco a essere diversa da come sono, entro sempre in punta di piedi e non mi piace urlare per impormi a tutti i costi e probabilmente in un mondo di urlatori non verrò mai notata, ma pazienza.

    • Elena

      Ciao Giulia, certo essere garbati è una scelta che può non essere condivisa. Penso a molti autori spocchiosi che ho conosciuto. ma si tratta a mio avviso di una strada obbligata per coloro che intendono se stessi come persone prima ancora che come autori, scrittori o artisti in generali spesso offuscati da un ego smisurato.
      Non conosco esempi durevoli di persone urlanti o eccessivamente “presenti” che abbiano avuto successo se non limitato nel tempo. E magari solo per essere ricordati appunto come spocchiosi. L’ummiltà è il dono dei grandi.
      Mi hai fatto venire in mente un aforisma attribuito a Mario Soldati: “L’umiltà è quella virtù che quando la si ha si crede di non averla”. Abbracci

  • Rebecca Eriksson

    Plagio… in ambito grafico a me un cliente ha chiesto esplicitamente di copiare un lavoro cambiando due o tre cose qui e lì. Perchè a suo avviso se quella cosa ha funzionato per l’altro di sicuro avrebbe avuto successo anche con lui.
    Mai a chiedersi perchè funzioni e trarne ispirazione per una cosa originale.

    Umiltà: la parola migliore per le persone dopo onore. Ho visto troppi ragazzini mossi dall’entusiasmo presentare il loro primo racconto e ritenersi così degli scrittori. Magari sgrammaticato e scritto con un linguaggio troppo lessicale.
    Ma hanno pubblicato, quindi si ritengono migliori di un semplice lettore.

    • Elena

      beh, certo che di gente strana ne incontri @Rebecca. Che senso ha rivolgersi a un professionista se chiediamo soltanto (pessime) imitazioni? Vale la pena di rischiare con strade nuove e magari più indicate per ciò che vogliamo vendere, sia esso un libro, un dipinto, un servizio o quant’altro. Quanto al credersi uno scrittore dopo la prima pubblicazione ho già detto moltissime volte. Dopo lo scherno, viene solo la tenerezza. Chissà che eprsone sono, per aver bisogno di questo per qualificarsi in qualche modo… Buona domenica

  • Calogero

    Il garbo, questa semisconosciuta qualità d’altri tempi 🙂
    Siamo rimasti in pochi a coltivarlo e, circondati dalla quasi totale mancanza, diventa sempre più difficile farne buon uso. Ma noi resistiamo lo stesso, anzi, a maggior ragione 😉
    Osservando e interagendo mi sono fatto l’idea che la carenza di garbo sia imputabile a una mancanza di civiltà che sta diventando endemica.
    In pochissimi restano con i piedi per terra.
    Buon fine settimana Elena.

    • Elena

      Buona domenica a te Calogero! In effetti hai ragione, garbo è un termine un po’ desueto, forse anche per le ragioni che tu stesso narri nel commento. Mi è parso utile riprenderlo per ricordarci che qualunque cosa facciamo esiste una sorta di etica, come dicevo nel commento più sopra, che deve prevalere su ogni altro comportamento.
      Restar con i piedi per terra è fondamentale, specie quando si attende un responso che potrebbe essere diverso da quanto mi attenda ;D
      Ma resto umile 🙂

  • Grazia Gironella

    Bella parola, “garbo”. Mi sembra che coinvolga sia il comportamento esteriore che l’animo della persona. A volte credo si abbia bisogno di sentirsi scrittori, e non scribacchini o autorucoli, per rafforzare l’impegno, per essere tenaci e continuare a scrivere anche quando non si vedono progressi. L’animo umano cerca sempre appigli… 😉

    • Elena

      @Grazia sono sempre in bilico tra la necessità di ambire ad essere scrittori, cioè essere riconosciuti nel nostro lavoro e vivere di quello, e l’obbligo di mantenere i piedi ben radicati a terra consapevoli delle nostre reali possibilità. Il nomignolo scribacchino mi è più congeniale per il solo fatto che gli assegno una sorta di autoironia di cui non voglio mai privarmi. Autorucolo no, non mi ci sento né mi piace. Mi dà l’impressione di qualcosa di arraffazzonato, gettato lì per caso e di certo non è il nostro modo. Ho scritto questo articolo e ho usato garbo perché non osavo il termine etica. Ma in fondo, il sendo di questo post è proprio questo. Esiste un’etica dello scrittore che va al di là della sua ottima prosa. Perché scriviamo? Mi viene qui e ora da rispondere perché vogliamo diventare persone migliori. Abbracci

  • Sandra

    Giusto ieri un editore mi ha risposto con un cortese e motivato “NO” e ho ringraziato per la risposta, che è arrivata in mezza giornata dall’invio della mia sinossi. (La modalità in questo caso è inviare la sinossi e in caso piaccia ti verrà chiesto l’intero manoscritto cartaceo). Insomma siamo stati entrambi garbati, io e l’editore, rimane un mistero cosa cerchino, ma non è questo il punto.
    Io ringrazio tantissimo ogni singola manifestazione di gradimento per ciò che faccio, ascolto critiche e consigli dei lettori ma anche di chi ne sa più di me, non divento sgarbata, al massimo mi eclisso, in caso di attacchi.
    Rischio di sembrare presuntuosa, e mi spiace, ma credo di comportarmi in maniera consona per tutti i punti che elenchi.

    • Elena

      Mi è venuta voglia di scrivere questo articolo sull’onda dell’ennesima reazione piccata di un collega scrittore a seguito di un commento che evidentemente non era quello desiderato. e ho pensato che, diavolo, nella vita di uno scribacchino ne capitano molte di occasioni sbagliate, di no immeritati e magari anche qualcuno meritato e che se c’è una cosa che proprio non deve mancare è la cortesia, l’educazione, il garbo appunto. Vale sempre l’antico adagio “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”, per poi scoprire che a volte nemmeno se riservi gentilezza sei certa di riceverne altrettanta in cambi. non è il caso tuo e dell’editore celermente ostativo. Ma questo lo sapevo già. Il punto a mio avviso sono gli altri paragrafi, a partire dal plagio. Ne ho subito qualcuno e francamente non mi è andato per niente giù…

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