Diventare scrittori migliori

Diventare scrittori migliori

Eccoci alla seconda tappa del mio/nostro bilancio sulla scrittura, cominciato con il post delle 19 domande.

Dopo la prima risposta alla domanda Ho raggiunto gli obiettivi che mi ero posta? oggi affronto un altro tema, altrettanto spinoso:

Ho fatto tutto ciò che potevo per diventare una scrittrice migliore?

La domanda ha scatenato in me reazioni contrapposte. Forse perché dietro di essa si nasconde in realtà un giudizio di valore sul mio lavoro.

Sono pronta per esprimerlo?

La misura della qualità di uno scrittore: il successo

Quando si abbina l’aggettivo migliore alla scrittura l’associazione istintiva è la seguente: migliore = successo.

Non si va tanto per il sottile nel mercato editoriale: se un autore o un libro è migliore c’è solo un’unità di misura: vende più degli altri.

Un successo che non si limita soltanto alle copie vendute, ma alle tante ospitate, ai richiami su giornali e televisioni, al passa parola.

Uno scrittore migliore ha una misura per calibrare se stesso e sta in una serie di dati statistici che corrispondono a altrettanti zeri nel proprio portafoglio vendite.

Ma il successo, lo sappiamo, dipende da molti fattori.

Quello che denominiamo fattore c, sul quale non mi esprimo, in quanto la sua fenomenologia è fuori dalla mia portata, corredato da una buona capacità di scrivere e intrattenere con la tua storia, costruire un intreccio e una trama all’altezza, e se possibile, avere un’idea originale.

Che cos’è un’idea?

Un’idea è qualcosa che altri non hanno ancora indagato. Un territorio dell’anima, della società, un’avventura che nessuno ha mai raccontato.

Qualcosa di nuovo, di mai visto. Qualcosa che attira subito l’attenzione del lettore.

Non è facile trovare un’idea vincente, io sono tra coloro che possono dire serenamente di non averla mai trovata.

Non dico una buona idea per un romanzo, ma l’Idea, quella che può renderlo speciale e diverso da tutti gli altri.

Lo ammetto, a parte i miei racconti, genere che sbaglio sempre a sottovalutare, di solito scrivo di “territori” già calpestati da altri.

L’autore che ha trovato l’Idea spesso non si rammarica se non vende (perché si trova in un’area geografica o in un tempo sbagliato per la sua super idea).

Egli sa che è sulla strada giusta, sa che ha fatto il salto di qualità, sa che sta diventando uno scrittore migliore.

Anche se il mercato non rende onore alla sua opera. Non ancora.

Quanti sono i Saramago o i Pennac? 

E se non hai l’Idea? Salvati con il talento

Ci sono storie che abbiamo sentito molte volte, che abbiamo vissuto o che ci hanno raccontato, ma che la bravura dell’autore trasforma in pure emozioni, facendoci affezionare ad esse.

Sono narrate in modo originale, da un punto di vista originale, con quello che si chiama talento.

Nella sua etimologia greco-babilonese, talento è  una misura di massa, corrispondente al carico che un uomo può portare in dosso.

Come gallicismo invece il talento è un desiderio, una voglia, una disposizione d’animo.

Ho deciso di usare questa simpatica unità di misura per rispondere alla domanda iniziale.

Ho fatto tutto ciò che era in mio potere per fare di me una scrittrice migliore?

Intanto togliamo di mezzo il giudizio di valore che questa domanda sottende e proviamo a vedere se essere una scrittrice migliore può essere misurato oggettivamente.

Quel bagaglio di conoscenze che acquisisco di giorno in giorno e che potrebbero fare di me una scrittrice migliore o peggiore, a seconda che il bagaglio si riempia fino alla misura massima o si svuoti, per infinite ragioni.

Se si svuota significa che siamo stanche e dobbiamo alleggerire il bagaglio. Ridurre il nostro talento.

Giù la maschera

In questi ultimi mesi ci ho dato dentro parecchio.

Ho dedicato ogni momento libero, tutte le sere e i fine settimana , al lavoro di riscrittura e ri-progettazione della storia che sto covando da tempo, come una vera chioccia.

Ve ne ho parlato in questo post; erano tempi di ottimismo e di tanta energia.

Forse è stata proprio questa totale dedizione alla causa che mi ha sfiancata.

Sono stanca, di testa.

Sto procedendo a rilento perché mi manca la necessaria freschezza. La scrittura, anche se obiettivo importante, non puo’ diventare un mestiere, un obbligo, qualcosa da finire.

Non per una come me, che scrive nei ritagli di tempo e per passione.

Nella mia cassetta degli attrezzi non c’è fantasia e immaginazione al momento.

Dunque meglio fermarsi per un po’.

Ciò nonostante alla domanda in questione io rispondo di sì.

In questa ri-progettazione ho messo tutta me stessa. Forse non è stato abbastanza.

E’ dura da digerire ma metto nel conto che potrebbe essere così.

Non voglio comodi alibi. Potrei dire che non ho fatto abbastanza, perché so che il risultato non è ancora adeguato alle mie aspettative.

Preferisco ammettere di aver toccato il mio limite, averlo riconosciuto per prepararmi a superarlo.

Prima però mi merito un po’ di riposo.

Se non sono ancora una scrittrice migliore, di certo mi sento sulla buona strada.

E voi, vi sentite scrittori o scrittrici migliori? A che punto siete del vostro percorso?

Commenti

  1. Che io scriva meglio di come scrivevo dieci anni fa, se non venti, non ho dubbi. Ma l’accelerazione nel miglioramento ce l’ho da quando ho deciso di “fare sul serio”, con l’apertura del blog e pubblicare lì i miei racconti. Ma sto studiando e ho parecchio da studiare. Avevo anche provato con un corso di scrittura online ma, per quando mi abbia fornito nuovi spunti, non è quello che fa per me. Mi piacerebbe provare con un “write coaching”, in tempi migliori… adesso c’è la vita quotidiana e le sue troppe urgenze da gestire. Tra l’altro qualcuno mi ha appena fatto, per curiosità, il tema natale, con i transiti dei pianeti, e pare che da questo caos ne uscirò a settembre, ma definitivamente per il 2021… (fatalità quando mi scade il mutuo sulla casa! 😀 )

    1. Ho fatto il tema natale soltanto una volta, e solo perché la mia amica ha insistito. La verità è che non ci ho capito nulla e non ricordo nulla. Quando si è suggestionabili, perché magari siamo in una situazione di disagio o comunque delicata, ogni cosa che viene detta parla a quella nostra situazione. Insomma, è per dire che son certa te la caverai ben prima del 2021. Come hai accelerato con la scrittura accelererai con il resto. Ti conosciamo e siamo pronte a scommettere. Quanto ai corsi di scrittura on line, beh non ne ho mai fatto uno. Ma da quando mi sono affidata a CBM di fatto sto facendo coaching. Sui risultati disserteremo

  2. @Elena
    Il pc funziona di nuovo ma ho perso una valanga di materiale letterario e non solo. Articoli, 70 pag di revisione del romanzo, un racconto che volevo utilizzare per partecipare a qualche concorso e fare curriculum, App, lavori di grafica e Dio solo sa cos’altro.
    Una sciagura da paura, se mi passi l’allitterazione.
    Oltre il danno c’è anche la beffa: Windows mi ha ri-recapitato lo stesso aggiornamento che mi ha impallato il pc. In automatico. Nonostante nelle impostazioni abbia scelto di non ricevere aggiornamenti in automatico. Fanno quello che vogliono. Adesso tremo al pensiero che succeda ancora.

    1. Qualcosa di terribile Calogero, mi spiace molto. Ho rischiato anch’io di perdere tutto, ma la tua situazione è particolarmente critica. Coraggio. Riscriverai le cose meglio di prima. E farai molti più backup! Ma ogni tanto, molla l’incrocio delle dita altrimenti non riuscirai più a scrivere!

  3. Ultimamente sto imparando a essere sintetico. Un miraggio fino all’altro giorno 🙂 Per contro la mia scrittura sembra essere diventata robotica. Questione di esercizio. L’importante, fintanto che si cercano le idee per la riscrittura è esercitarsi (e prendere appunti non appena un’ideuzza si affaccia alla mente. Io prendo appunti vocali con il cell, per comodità. Poi li scarico sul pc e li trascrivo).
    Un’altra capacità acquisita di recente è operare tagli mirati alle descrizioni per sveltire il ritmo narrativo. Funziona. Ne sono soddisfatto. Esito a dirlo ma sembra proprio che, a piccoli passi, stia migliorando. Però ho ancora bisogno di tanto esercizio. Come dice Marco (Freccero), ‘La scrittura è un apprendistato continuo’.

    1. Si, Marco ha sintetizzato benissimo la questione. È bello misurare i miglioramenti, congratulazioni per aver raggiunto i tuoi obiettivi di breve e medio periodo. Scrivere tanto per è solo una sorta di sfogo, scrivere per essere letti e dunque scrivere meglio è un lavoro continuo, di messa in discussione di sé stessi prima ancora che di tecnica. Per questo a volte è fatica. Ma il momento in cui hai un’idea, magari in coda al supermercato, e tenti in ogni modo di registrarla… Adrenalina pura. Momenti .

      1. Aggiungo un piccolo, fondamentale suggerimento: meglio creare backup di ogni lavoro, altrimenti capita che bisogna reinstallare il sistema operativo del pc e si perde il lavoro degli ultimi due mesi (mannaggia a windows e a me che mi sono alzato anche stamattina!)
        Buon lavoro.

  4. Bella domanda mi poni! Ho iniziato a scrivere seriamente nel 2013, le prime cose erano imbarazzanti. A distanza di sette anni ti posso rispondere di sì, sono una scrittrice migliore. Ma si può sempre migliorare, dare di più e fare meglio. Non demordo, credo ancora di avere un certo margine di miglioramento, così vado avanti. Non cerco il successo editoriale, desidero solo esprimermi e stare bene. E la scrittura indubbiamente contribuisce a farmi stare bene. Non rinuncerei mai alla scrittura, e quando mi sento stanca e a corto di idee, preferisco staccare la spina su altri fronti ma non sulla mia passione più grande. Posso darti un consiglio? Lascia il progetto di riscrittura un po’ a decantare e dedicati a un nuovo progetto. Ritroverai l’entusiasmo. Vi potrai tornare dopo con un altro spirito 😉

    1. Cara Rosalia, consiglio accettato! Quando ho riletto le mie prime cose ho provato tenerezza. C’erano errori e una tecnica incerta, ma quanta spontaneità, quanto cuore. È lì che vorrei tornare, con gli strumenti di oggi. Per questo la lucidità è importante. Grazie cara

  5. Diventare scrittori migliori è possibile con il tempo e la dedizione, stai attenta però a non esagerare potresti uscirne troppo stanca. A volte bisogna fermarsi e riposare o, almeno, staccare. Il successo non è necessariamente legato alla bravura di uno scrittore, ci sono scrittori che non sono i migliori, ma raggiungono un folto pubblico, sarà questo il fattore c oppure sono ben sponsorizzati?

    1. Il fattore c è insondabile! Si la stanchezza non aiuta. La fregola di terminare un lavoro è foriera di grossi danni. Mi riposo un po’. Magari anche questo è un trucco per diventare migliore!

  6. I cambiamenti non si possono misurare, ma si sentono. Pensa l’effetto che fa rileggere quello che hai scritto qualche anno fa! Che poi ti facciano avanzare sulla strada del “successo”, questo è da vedersi. E’ comunque un’evoluzione personale. Un mio amico sente come importante scrivere in modi e stili sempre nuovi, e non gliene può fregare di meno se questo lo rende apprezzato o incompreso. Io invece sento molto il desiderio di avere un pubblico, perché mi sembra che raccontare storie sia un po’ come parlare, e parlare da soli non è il massimo… Non inserisco comunque l’originalità dell’idea nelle caratteristiche necessarie a un autore evoluto, così come non la considero di grande importanza quando leggo. E’ già successo tutto, è già stato scritto tutto. L’originalità per me è solo nella voce che racconta. Non va preso come scusa per scegliere sempre i binari più usati, naturalmente, ma ho l’impressione che quello dell’originalità sia in gran parte un mito, come l’ispirazione.

    1. Non me ne parlare @Grazia, quando rileggo cose vecchie mi perplimo! . Io non sento il bisogno di migrare continuamente da uno stile a un altro, piuttosto mi interessa focalizzare e curarne bene uno mio. Sono d’accordo che l’originalità non esiste. Quando si dice che è già stato tutto inventato si afferma il vero, anche nella fantascienza. Ma la voce che racconta, quella è sempre diversa. Forse la crescita più sostanziosa che ho fatto è stata proprio nel dare più originalità alle voci dei personaggi. Certo, ho dovuto fare e disfare per mesi anzi anni, ma chiedo lo sa che prima o poi non ne sia addirittura soddisfatta

  7. Ho spesso l’impressione di essere migliore non solo rileggendomi ma anche constatando con lucidità il.mio approccio alla scrittura ma questo non aderisce per nulla a un maggior successo. Attualmente potrei anche aver raggiunto il mio massimo, e la curva di crescita stia scendendo, devo ancora capirlo

    1. Ognuno di noi di tanto in tanto si pone domande come questa, @Sandra. E se avessimo raggiunto il nostro limite? C’è spazio per un miglioramento continuo oppure il percorso si ferma, a un certo punto? Interessante discussione mia cara

  8. scrittore migliore? Beh! in un certo senso sì, anche se il successo non c’è. Pazienza vuol dire che sono uno scrittore mediocre.
    Se riprendo, e lo sto facendo, testi scritti dieci, nove,…anni fa mi accordo che molte cose non vanno in quegli scritti. Ergo sono cambiato. In meglio o in peggio? Il giudizio lo lascio sempre agli altri.

    1. Ecco, era proprio questa la provocazione : superare il criterio unico di migliore uguale a successo. Dieci anni fa scrivevo cose più genuine. Forse le scrivevo peggio, ma ritrovare quell’a freschezza che non si preoccupava d’altro che di condividere è un percorso da fare, ogni tanto

  9. Diventare uno scrittore migliore è un mio obiettivo da sempre. E per fortuna posso constatare di saper fare oggi quel che non sapevo fare ieri. Ma il percorso è molto lungo.
    La nostra cara CBM, nella valutazione negativa che fece al mio primo romanzo, mi diede un consiglio preziosissimo che mi porto ancora oggi come faro guida: la scrittura richiede controllo.
    In principio non avevo compreso cosa volesse dirmi, ma poi a poco a poco, come un guidatore che aveva appena preso la patente e pensava di poter guidare su di una pista di formula uno, ho compreso il messaggio e lavorato con metodo per acquisire il controllo della trama, dello stile, del ritmo narrativo.
    Perché il punto credo sia proprio questo. Quello che noi chiamiamo talento per la scrittura, in realtà dovrebbe essere scisso in più talenti sovrapposti.
    Nello scrivere una storia esiste il talento strutturale, così da creare una trama tecnicamente perfetta, il talento linguistico, usare le parole giuste e nella migliore espressione possibile, il talento psicologico, così da caratterizzare i personaggi alla perfezione, il talento descrittivo, saper cogliere la realtà e i gesti delle persone, il talento per il dialogo, creare battute azzeccate, il talento empatico, la capacità di far arrivare le emozioni al lettore, il talento umoristico o drammatico.
    Quanti più di questi talenti riusciamo a padroneggiare, tanto più potremo aspirare a essere scrittori migliori. Uno scrittore scadente probabilmente non possiede nessuno di questi talenti, un grande scrittore primeggia in molti di questi. Shakespeare probabilmente li possedeva tutti.
    Questa classificazione, non troppo pedante, per me è stata importante, perché mi ha permesso di analizzare punti di forza e i punti deboli della mia scrittura.
    Il mio punto di forza è sicuramente il talento strutturale, molti amici mi hanno detto d’essere invidiosi di questa mia capacità, ma viceversa ho un deficit importante nel talento linguistico, con le parole non sono molto bravo e invidio parecchio chi riesce a scrivere bene e con facilità.
    Quindi in questi anni, come un atleta che per arrivare a gareggiare a livello professionistico deve allenare parti specifiche del corpo, ho studiato appositamente i singoli talenti per riuscire a padroneggiare quelli in cui sono più carente. La massima che mi guida è lavora sui punti deboli e trasformali in punti di forza.
    Quando mi dicono che romanzo stai leggendo, io spesso rispondo quale romanzo sto studiando, perché è chiaro che quando si apre un libro di Eco o di Tolstoj, ci si ritrova di fronte a una miniera di talenti da analizzare.
    A che punto sono del mio percorso? Francamente non lo so. So semplicemente che aspiro a diventare uno scrittore migliore e il percorso è ancora lungo.

    1. Tu sei uno scrittore molto focalizzato sulla tua produzione letteraria e questo è un grande vantaggio. Avere la consapevolezza di dover imparare è il primo passo. Specie le critiche dure e dolorose, se veritiere, aiutano di più che mille complimenti. Perciò ben venga CBM ci strapazzi, stremandoci a volte come è capitato ad alcuni di noi. Concordo che necessitino molti talenti, la maggior parte delle persone normali si accontentano e godono quando ne scoprono uno. Ma sono le abilità che padroneggiamo, non il talento. Se vuoi il talento non esiste : è solo l’insieme di ciò che abbiamo imparato fino a ora e che siamo stato in grado di tenere con noi stessi. Per scoprirli ogni tanto occorre guardarsi bene dentro e intorno

    1. Ma io sono una sindacalista! Mi piace la stabilità! Ho scelto la passione più precaria di tutte, quella in cui non hai mai davvero contezza di ciò che sei. Almeno, questo vale per me…

  10. Siamo un eterno divenire… migliori di ieri per il solo volerlo e questo corrisponde all’impegno applicato al quotidiano. E sono certa che non essendo il mestiere che ci caratterizza sia da mantenere la scrittura nel reparto ludico della vita, quello che in primis deve rilassare, sfogare e rasserenare. E si sei una scrittrice migliore perché appena hai riconosciuto di essere stanca hai preso la decisione migliore. Una volpe saggia.

    1. Questa continua corsa al miglioramento è una cosa positiva, perché ci fa fare grandi passi avanti. Ma ogni tanto bisogna interromperla e riscoprire la bellezza della spontaneità. Sono stata sincera, non credo di essere migliore di un tempo. Forse più saggia, come dici tu. Ma forse è l’età e l’esperienza. Anche queste fanno parte del nostro bagaglio. Grazie cara per esserci sempre

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