Come l'email marketing diventa incubo
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Come l’email marketing diventa incubo

Come l'email marketing diventa incubo

Sarà capitato anche a voi. Siete davanti al pc, magari per risolvere qualche dubbio grazie alla vostra amica fidato, la stringa di ricerca di Google.

E compare quel sito accattivante che sembra capace di rispondere a tutti i vostri dubbi.

È un attimo.

Il pop up vi chiede di iscrivervi e voi dite

perché no

e… Bingo! Siete a bordo!

Ma se avete scelto il sito sbagliato, allora conoscerete l’email marketing da incubo.

A me è capitato e ho scritto questo post non tanto per insegnarvi a difendervi dagli stalker del web, quanto per analizzare le tecniche utilizzate e individuarne gli aspetti negativi e quelli meno invasivi che magari possiamo testare anche da noi.

Non solo per ricercare maggior consenso, ma per migliorare il nostro rapporto con chi ci legge, ovvero colui che ha deciso di offrirci con fiducia il suo indirizzo e-mail.

Come l’email marketing diventa incubo

Ovvero

Quando la mail diventa stalkeraggio

Scrivere questo post ha richiesto molto tempo.

Tutto è nato quando mi è capitato di rispondere alle domande di un test messo a punto da una naturopata piuttosto celebre.

Si trattava di stabilire il mio biotipo ideale e da qui assumere comportamenti conseguenti in campo alimentare ma non solo.

Da quel momento, e sono passati ben nove mesi, ho ricevuto una sessantina di email.

Talvolta con una periodicità superiore alle tre mail settimanali:  inviti all’acquisto di libri, di servizi a pagamento, di consulenza on line.

Servizi a pagamento al posto di quei contenuti gratuiti che la naturopata prometteva come esca per l’iscrizione.

Essendoci cascata, ho voluto trarne vantaggio.

Così ho cominciato a studiare le tecniche di marketing sottese a questi invii e le ho riassunte qui.

Spero possano esservi utili in qualche modo.


 1) Periodicità dell’invio

La principale strategia legata alle newsletter commerciali è legata al numero delle mail e alla periodicità dell’invio.

Nel caso di studio in questione, questi dati sono cambiati nel corso del tempo.

La variabilità è notevole: può trattarsi di un paio di invii a settimana, fino a una mail al giorno, per poi calare a un invio a settimana e, nel tempo, ogni due settimane.

Ma attenzione, il ciclo riprende dopo un periodo di circa tre mesi!

Variare il giorno di invio della mail e la sua periodicità credo sia utile a “gabbare” l’effetto attesa.

Se cambia orario, giorno, periodicità, di per sè la solita mail sembra una novità.

Così l’utente la apre più volentieri, solo per scoprire cosa c’è di nuovo, cosa è cambiato.

2) I contenuti offerti

Non mi stanco di ripetere che i contenuti gratuiti promessi non sono mai arrivati.

Piuttosto sono stati acennati in lunghi video o articoli che avevano il solo scopo di far venire l’appetito e acquistare quanto proposto; nel caso di specie un libro scritto dalla naturopata stessa.

Nel tempo questi contenuti, diciamo promozionali, sono cambiati.

La variabilità dei contenuti esca, quelli che hanno l’unico scopo di vendere il prodotto mascherati da consigli utili, è legata al tempo che l’utente ci mette per decidere di effettuare l’aqcuisto.

Ho il clic facile e credetemi è stato difficile resistere tutto questo tempo.

In altri casi avrei desistito, per poi pentirmene amaramente.

Ma dovevevo terminare lo studio e così sono andata avanti imperterrita a non acquistare niente per scoprire la sua prossima mossa 😀 

3) Le offerte speciali

Con una periodicità fissa, il venditore promuove attraverso la newsletter iscritti offerte speciali di propri prodotti o servizi.

Se non avete acquistato subito il prodotto, allora dovrete essere invogliati all’acquisto.

Per questo invieranno offerte dedicate esclusivamente a voi con sconti speciali che a volte arrivano fino al 40% di sconto, che però devono essere colti al volo, perché le offerte, tutte, sono rigorosamente a tempo.

 

Solo per 24 ore

Oggi il prodotto X lo trovate al prezzo speciale per voi di …

 

È solo un esempio.

Se è una questione di prezzo, ecco a voi la promozione che può indurvi all’acquisto.

4) Raccontare la filosofia del prodotto o di chi lo promuove

Gran parte dei contenuti saranno dedicati a raccontare la storia di chi promuove il prodotto o del prodotto stesso.

Come sapete bene, oggi è lo storytelling a vendere.

Ciò che non sappiamo ancora di desiderare sarà per noi fonte di desiderio solo se colpirà il nostro immaginario, i nostri bisogni consci o inconsci, se riuscirà a suscitare ricordi o emozioni.

Un prodotto, specie se appena uscito sul mercato, non esiste se non ha colpito l’immaginario di qualcuno che lo ha provato e apprezzato.

Per questo occorre creargli una storia.

E ad essa aggiungere la storia di chi lo ha prodotto o lo promuove.

 

Senza fiducia non si vende nulla

Chi può avere fiducia di qualcuno che non conosce? (questa frase mi ricorda qualcosa…)

5) Perché è necessario acquistare il prodotto

Il presupposto è più o meno questo: se ancora non lo avete acquistato, significa che non ne avete copreso le finalità per la vostra vita. Dunque via a ogni tipo di motivazione che possa spiegare acora meglio perché non potete fare a meno di quel prodotto o servizio.

Un bravo marketer toccherà ogni corda per te delicata: la stima che hai di te stessa, i risultati che vuoi raggiungere, come migliorare la tua vita o il tuo aspetto.

Tutto ciò che ti preoccupano tanto sarà usato per convincerti.

Anche conquistare una persona o un lavoro sono buone ragioni per cercare on line risposte e mezzi per incrementare la fiducia in noi stessi.

Ma il miracolo dell’email marketer con ambizioni di stalker è questo:

essere capace di mostrarti un prodotto standard come esattamente calzato su di te.

Geniale, non trovate?

6) Le storie di chi ce l’ha fatta grazie al magico prodotto

Non possono certo mancare le esperienze “vere” di vita vissta.

Nella lunga lista di email da incubo queste ammontavano approssimativamente al 20%.

Voi non potete in alcun modo verificarne la veridicità, ma di certo potete saggiarne la consistenza.

Sono convincenti, toccano i tasti dolenti che prudono anche a voi e sono capaci di generare un’affinità tra la vostra storia e la loro che vi convince ad acquistare il prodotto o il servizio perché è la risposta giusta per voi.

L’email markteting, quando fa bene

Ci sono molti modi per creare  la newsletter di un blog, come ho scritto in questo post.

E ci sono molte persone disposte a iscriversi perché ritengono che i contenuti di ciò che pubblichiamo o promuoviamo ne valgano la pena.

La mail dei suoi lettori è lo strumento più potente che possiede un blogger per l’ffiliazione al proprio blog.

Ma come ho tentato di argomentare, occorre evitare quel  fastidioso email marketing fatto fuori dai canoni di netiquette della rete.

Dunque quando promuoviamo qualcosa, il nostro romanzo, un servizio o semplicemente noi stessi, dobbiamo farlo nel rispetto della privacy di chi ci ha regalato la sua fiducia.

Quindi un buon email marketing fidelizza i lettori, genera consenso e familiarità, non è invasivo e soprattutto non racconta frottole.

Questo è ciò che a mio avviso dobbiamo fare tutti.

Dopo questa esperienza, ho cambiato la forma della mia newsletter

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Passando tutto questo tempo ad analizzare la questione, mi sono resa conto che forse dovevo alleggerire l’invio della mia newsletter nuovi post.

Così, come vi avevo annunciato in questo post, ho deciso di inviare la newsletter nuovi post una sola volta a settimana.

Il giorno è, come vi sarete accorti, il sabato, ma sto ancora sperimentando l’orario.

Se avete voglia, indicatemi se c’è un’ora preferita per ricevere le mail in fondo al post, nei commenti. Grazie!

Non ho solo cambiato il giorno di invio, ma anche il contenuto della newsletter: troverete i post usciti nella settimana e una citazione tratta dai miei libri perferiti.

Abbiamo già avuto Melville, Simenon, Dostoevskji, ma le possibilità sono infinite!

Sarebbe bello se suscitassero qualcosa di cui vorrete parlare con me. Sapete che potete farlo qui o attraverso il modulo apposito sul blog.

Spero che l’equazione “meno invii meno fastidi” si riveli giusta. Voi che ne dite?


Chiuso il post mi è venuta voglia di farne uno simile per la promozione dei nostri libri… che ne dite?

Io intanto ci penso e ci lavoro su 😉 

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Calogero
Calogero
5 anni fa

@Elena: E quando sarò online avrò piacere di ospitare una tappa del tuo blog tour 🙂 (ovviamente sarà benvenuto anche chiunque altro lo desideri).

Tu vai forte 😉 Io sarei già contento di cavarmela la metà di te.

In tandem? Nel senso che sopperite vicendevolmente alle reciproche esigenze?

silvia
5 anni fa

Rispondo qui sotto. Sul fatto che più un post è approfondito, meglio è, sono d’accordo, ma non in senso assoluto. Dipende da un sacco di variabili. Dal tipo di sito, dal tipo di utenza, dal tipo di argomento, per esempio.
Tanto per farti un esempio, collaboro come ghostwriter per un’agenzia SEO che ha come clienti alcuni tra i maggiori colossi della vendita on line. Ebbene, gli articoli che mi commissionano mediamente sono di 500-600 parole, perché per il loro target questo è richiesto. Eppure, neanche da dirlo, sono sempre al top del ranking (ovviamente l’agenzia SEO fa a monte un enorme lavoro per il posizionamento che prescinde dai miei post, tra cui anche capire la lunghezza adatta per quegli articoli).
Quasi sempre è meglio avere poche keyword mirate, che corrispondano a un preciso intento di ricerca, piuttosto che mille parole chiave inutili, anche perché è sufficiente fare un’analisi dei trend per capire che certe keyword non portano alcun traffico. Anzi, oggi l’algoritmo di google penalizza l’eccessiva quantità di keyword troppo simili perché lo considera una sorta di stuffing.
Purtroppo, e per fortuna, non ci sono regole universali: il lavoro del SEO è molto complesso proprio perché va adeguato alla singola situazione e al singolo sito.

Calogero
Calogero
Rispondi  silvia
5 anni fa

Le ultime SEO che mi sono giunte (non dal SEO “guru” spammer) parlano di post lunghi almeno 1000 parole.
A chi dare retta?
Secondo me tra le 500 e le 700 andrebbero anche bene, ma io sono privo di competenze in materia.

SILVIA ALGERINO
Rispondi  Calogero
5 anni fa

In quello che dici tu c’è una base di verità, ma il problema è che a volte le analisi vengono mal interpretate o semplificate. Le statistiche (si parla dell’inizio del 2018) dicono che nelle prime 3 posizioni del ranking mediamente gli articoli sono di 920 parole, mentre in precedenza erano mediamente più corti (se ricordo bene, con la stessa approssimazione, allora si diceva di scrivere post di almeno 600 parole).
Gli stessi esperti SEO affermano che si possono dare due interpretazioni altrettanto valide, benché opposte: da un parte si può dire che sono i produttori di testi a prediligere testi più lunghi (il ritorno al testo più lungo si registra anche sui social, per esempio) oppure, viceversa, che è google a premiare testi più corposi.
Di fatto, qualunque sia la risposta (e forse non lo sapremo mai), scegliere una lunghezza di testo avendo come unica base il soddisfare l’algoritmo non va bene per una lunga serie di motivi, tra cui il rischio di annoiare il lettore e l’essere penalizzato da google stesso nel momento in cui il post ha una scrittura ridondante di parole chiave (stuffing). Del resto, è normale che ci siano argomenti che si possono esaurire anche con 400-500 parole, mentre altri che ne richiedono 3000. Pensiamo, per esempio, ai quotidiani on line: se le regole fossero così ferree, l’ANSA on line potrebbe chiudere.
Per questo, secondo me, non ci sono regole universali, al di là dell’indicazione sempre valida che un testo ben scritto, esaustivo e coerente con l’argomento e con il target sicuramente si posizionerà meglio di un testo sciatto che non tiene conto di questi elementi.

Calogero
Calogero
Rispondi  SILVIA ALGERINO
5 anni fa

Vero. Lo dimostra il fatto che Twttr abbia raddoppiato il numero di caratteri fruibili per singolo tweet.

Soddisfare l’algoritmo è una rogna. Tempo fa ho utilizzato il tool di un sito di comunicati stampa (eccellentissimo! ne ho imparate di cose facendone uso). Risultato (anche perché ero al primissimo approccio): per soddisfare le linee guida di pubblicazione del sito e scrivere un minimo di 300 parole mi ci è voluta tutta una sera.

Concordo che un testo ben scritto, possibilmente privo di forme passive, piacerà di più tanto al lettore quanto all’algoritmo.

Calogero
Calogero
Rispondi  Elena
5 anni fa

Da quando Nadia mi ha messo la pulce nell’orecchio non faccio che pensarci 😀
Sto cercando di capire chi tra Blogger e WordPress sopperisca meglio alla mia carenza di nozioni informatiche. Ne ho lette di cotte e di crude, tutti pareri contrastanti e, secondo me, soggettivi, scaturiti dall’esperienza personale di ciascuno.

SILVIA ALGERINO
Rispondi  Elena
5 anni fa

Secondo me devi fare una riflessione anche in rapporto agli argomenti che tratti e al tipo di pubblico che hai. Molto dipende anche dallo stile: tu hai una buona capacità di utilizzare la tua prosa e sono certa che al tuo pubblico piace . Quindi, non sentirti troppo legata alla lunghezza, in nessun senso. Chiediti piuttosto quanto tu ti aspetteresti che fosse lungo un post su un determinato argomento e scrivilo di conseguenza.
(Ps. mi pare che il tuo sito non sia messo affatto male a posizionamento, al tuo posto non mi farei troppi problemi). 😉

silvia
5 anni fa

Molto interessante questo post. Mi hai dato lo spunto per scrivere un post sul mio blog. Grazie. 😉

Calogero
Calogero
5 anni fa

Tempo fa mi sono iscritto alla newsletter di un sedicente guru della SEO (uno “meglio di Neil Patel”, a voler credere alle sue vanterie da adolescente avvinazzato).
Risultato: 3 mail promozionali piene di smargiassate a settimana.
Stufo di perdere tempo con le sue str… anezze, la penultima l’ho cestinata senza nemmeno aprirla.
Elena, vuoi sapere come è andata a finire?
2 giorni dopo ho ricevuto una sua mail dove mi informava di essere a conoscenza del fatto che non avevo aperto la precedente (mail evidentemente tracciata) e al contempo mi chiedeva, nel caso non fossi interessato ai suoi aggiornamenti, di disiscrivermi dalla sua mailing list perché, UDITE E RABBRIVIDITE:

“Non abbiamo tempo da perdere e la tua casella mail è già abbastanza incasinata”

(se ti sembra assurdo al punto da non crederci posso inviarti la mail originale, così ti rendi conto di che razza è l’individuo in questione).

Per quanto mi riguarda, un invio a settimana è più che sufficiente. Riguardo l’ora non saprei, le mail le apro quando ho un po’ di tempo e i blog li bazzico quando ne ho di più.

Attendo il post sulla promozione letteraria 😉

Calogero
Calogero
Rispondi  Elena
5 anni fa

E certo! Sono proprio un cafone a non aprire l’ennesima mail di uno spammer 😀 😀 😀

Buona settimana anche a te, Elena 😉

Giulia Lu Dip
Giulia Lu Dip
5 anni fa

Io mi sono ritrovata una bolletta wind triplicata perché a quanto pare navigando mi sono iscritta a chissà quale abbonamento, adesso wind ha disattivato questa iscrizione e disattivato anche la possibilità di farlo inconsapevolmente (non ho ancora capito a cosa mi sono iscritta e spero che mi arrivi il rimborso parziale che wind mi ha promesso). Racconto questa esperienza perché la tecnica è la stessa, ci si iscrive a un sito, si risponde a un questionario con promesse accattivanti e ci si ritrova bombardati da mail e offerte. Io spesso cancello le mail e basta, dopo aver provato più volte a cancellarmi dalla lista inutilmente ormai mi limito a cancellare le mail. Per le iscrizioni ai blog invece non è problema, se ricevo la notifica di un post me la tengo in evidenza finché non lo leggo, gradisco i post non troppo lunghi ma se seguo un blogger mi piace seguirlo a prescindere.
Il sabato comunque, per me, è un giorno buono perché ho il week end davanti per leggere il post 🙂

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