Registrando alcuni video su come presentare un libro al pubblico, mi sono accorta di una cosa molto semplice e allo stesso tempo decisiva: una delle virtù indispensabili per uno scrittore è la fiducia in se stesso.
La tecnica, le idee, la capacità di immaginazione sono tutte qualità necessarie per costruire una storia.
Ma se manca la fiducia in se stessi diventa difficile farla leggere a qualcuno, o addirittura pensare di pubblicarla.
La fiducia è ciò che rende sostenibile nel tempo ciò che abbiamo creato.
È il cemento della nostra scrittura.
Ma come si acquisisce la fiducia in se stessi?
Di certo non con le frasi ad effetto che circolano ovunque online.
Lavorare sulla fiducia è un percorso lungo e faticoso. Chi lo ha intrapreso lo sa bene. Meglio affrontarlo con qualche traccia su cui lavorare.
Lo scopo di questo articolo è proprio questo: indicare alcune piste possibili.
Tracce che, secondo me, valgono non solo per la scrittura ma per molti altri aspetti della nostra vita.
Piccoli orientamenti per iniziare — o continuare — un percorso che, in realtà, non finisce mai.
La fiducia è il cemento della scrittura
. Misurare i propri limiti e decidere di superarli
Immaginiamo uno scrittore che abbia investito ore, giorni, forse anni della sua vita per costruire la sua storia.
Poi immaginiamo lo stesso scrittore davanti alla sfida della pubblicazione: il momento in cui chiunque potrà leggere — e giudicare — ciò che ha scritto.
Che cosa serve per firmare quel contratto o per cliccare, definitivamente, sul tasto “pubblica”?
Serve fiducia in se stessi.
E un po’ di coraggio.
Le paure, ne abbiamo parlato spesso, sono limiti fisici e psicologici che ci definiscono in un determinato momento. Ma non sono monoliti immutabili.
Quando incontriamo un nostro limite — e la paura di pubblicare lo è quasi sempre — possiamo provare a immaginare come superarlo.
L’immaginazione crea possibilità.
Pensarci come scrittori fiduciosi e coraggiosi è già un primo passo per diventarlo davvero.
Non sembra facile.
Ma spesso dipende molto più da noi di quanto immaginiamo.
2. Uscire dalla zona di comfort
Un’altra questione delicata riguarda la necessità, ogni tanto, di uscire dalla nostra zona di comfort.
Avete presente la coperta di Linus?
Applicata alla scrittura, la zona di comfort è ciò che pensiamo ci riesca meglio e in cui ci rifugiamo per nutrire la nostra passione.
Spesso sono gli stessi temi, gli stessi stili, gli stessi generi.
Ma si può crescere riproducendo continuamente se stessi?
Probabilmente no.
Mettersi alla prova significa stimolare parti diverse di sé.
Ogni volta che affrontiamo una sfida — e la attraversiamo, bene o male — acquisiamo qualcosa: esperienza, consapevolezza, fiducia.
Superare gli ostacoli, anche con qualche cicatrice, fa parte del percorso.
Per questo non bisogna evitarli.
“…analizzando e valutando ogni giorno tutte le idee, ho capito che spesso tutti sono convinti che una cosa sia impossibile, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la realizza…”
Albert Einstein
Leggi anche: Scrivo del genere umano
3. Apprezzare ciò che siamo
Questo punto ha molto a che fare con la soddisfazione personale. Chi ha fiducia in se stesso è anche capace di essere soddisfatto di ciò che produce e di ciò che scrive, pur sapendo benissimo che probabilmente non sta componendo la pagina più straordinaria della storia della letteratura.
Apprezzare ciò che siamo e ciò che facciamo significa riconoscere il valore delle nostre parole: delle frasi riuscite, delle intuizioni improvvise, dei passaggi che funzionano. Significa valorizzarli invece di sminuirli.
Non svalutare la nostra scrittura è già, di per sé, un atto di fiducia.
E questa fiducia diventa una riserva preziosa nei momenti difficili.
Nella scrittura, del resto, i momenti difficili non mancano mai.
Per questo è importante anche imparare a godere del processo. Divertirsi mentre si scrive, lasciarsi assorbire completamente dall’atto creativo, senza pensare troppo al resto.
È una forma di libertà dalle costrizioni della mente — e fa molto bene alla scrittura.
Provare per credere.
Le cose migliori che ho scritto sono nate quasi sempre così: da una scrittura senza troppi filtri, a volte perfino fuori binario.
Lasciarsi andare rafforza la fiducia nella nostra scrittura perché libera la creatività.
E questo, alla fine, si vede.
Lo scrittore che ha fiducia in se stesso non è tanto interessato a ciò che la gente pensa di lui, quanto a ciò che la gente pensa della sua scrittura.
4. La fiducia in se stessi non ha bisogno di denigrare gli altri
Parlare male della scrittura degli altri non vi renderà scrittori migliori, mentre disperdere le energie in critiche inutili vi distoglierà dalla vostra mission: scrivere in modo interessante.
Ci sono almeno due buoni motivi per non denigrare gli altri scrittori:
- il primo è che non cambia la qualità della vostra scrittura
- la seconda è che chi è criticato o assiste alla critica in merito a una certa scrittura, andrà a verificare la vostra. Siete sicuri di essere voi stessi all’altezza delle vostre critiche?
Lo ripeto spesso: dire qualche no fa bene a noi stessi e anche alla nostra scrittura.
Se le richieste di un editore — o anche di un lettore — per esempio sulla direzione da dare a una storia o sulla sua prosecuzione, non sono nelle vostre corde, potete semplicemente dire di no.
Molti di noi lo hanno fatto.
E sono ancora vivi!
Dire no è un grande atto di fiducia nelle proprie energie e nelle proprie capacità. Significa riconoscere il proprio percorso e proteggerlo.
Allenatevi, quando serve.
Dire no va di pari passo con l’essere chiari e trasparenti con gli altri. Non è un gesto di chiusura, ma di responsabilità verso ciò che stiamo scrivendo.
La chiarezza è una forma di forza.
E nella forza cresce la fiducia.
La fiducia si trasforma in presunzione se:
5. Nutrite eccessivamente il vostro narcisismo
Rilassatevi quando scrivete: non dovete dimostrare a nessuno di essere Gabriel García Márquez.
E soprattutto evitate di dispensare giudizi o suggerimenti perfettamente confezionati… ma non richiesti.
La fiducia in se stessi è una qualità preziosa, ma non deve debordare nell’arroganza.
Capita spesso, nel mondo della scrittura, di incontrare autori che guardano con sufficienza chi è “appena arrivato”.
Come se esistesse davvero un punto di arrivo.
In realtà siamo tutti — ma proprio tutti — sulla stessa barca: quella di chi prova, con le parole, a raccontare qualcosa che valga la pena condividere.
6. Per la paura di sbagliare state fermi
Anche essere convinti di non farcela è una forma di presunzione.
Rimboccatevi le maniche e buttatevi nella mischia!
7. Non chiedete aiuto
Stiamo parlando di fiducia: e voi non riuscite ad affidarvi a nessuno?
Chiedere aiuto è un gesto di grande maturità.
Imparate a farlo.
Per esempio contattando qualcuno che possa farvi da beta reader e darvi un parere sincero, oppure ascoltando l’opinione di chi un giorno leggerà davvero ciò che avete scritto.
Chiedere aiuto non vi sminuisce: al contrario, vi qualifica come persone e come scrittori.
La vera debolezza sta nella presunzione che nessuno possa capirci.
Meglio non cadere in questa trappola..
Conclusioni
Avevate mai pensato alla fiducia in se stessi come a una risorsa così importante per la vostra scrittura?
Quanto conta, per voi, avere fiducia mentre scrivete?
Un’ultima cosa prima di salutarvi — e di ringraziarvi per l’attenzione:
Ammettere i proprio errori è un grande atto di coraggio. Ed è proprio il coraggio a guidarvi verso la piena fiducia in voi stessi





Paragonando la scrittura ad un grattacielo mi rendo conto che sto ascoltando i discorsi tenuti al venticinquesimo piano mentre cerco disperatamente un parcheggio per il mio motorino e indicazioni per la reception. A volte penso che la fiducia in noi stessi sia come l’anima degli highlanders e sia in gioco una sorta di lotta all’ultimo sangue tra i vari giocatori. Chiunque voglia far carriera , in qualsiasi campo , sa che dovrà scavalcare o far cadere qualche testa. Tutto ciò in una società basata sul bene verso tutti, sull’amore e sulla solidarietà. Bei principi fin quando non si vuole ottenere davvero qualcosa. A volte sarebbe bello poter disporre di un pulsante reset. Scherzi a parte é davvero un ottimo articolo. Complimenti.
Ciao Álvaro, benvenuto anche qui e grazie per questa riflessione. E se le cose stessero al contrario? Cioè se ci fossimo abituati all’idea di una società basata sull”individualismo e il proprio interesse personale e stessimo cercando di reintrodurre principi di correttezza, equità e solidarietà? Ecco, in questo caso il tuo sforzo di emergere come scrittore tra gli altri potrebbe essere in cooperazione con altri e non in competizione. Non credo alla legge mors tua vita mea nell’editoria. Chissà se qualcuna delle Volpi sta ancora seguendo questa discussione e ha voglia di dire la sua… Sei il benvenuto, hai un bel modo di rappresentare le cose, complimenti
La fiducia in se stessi, penso, si inizi a costruire da piccoli, dalle prime parole messe l’una di seguito all’altra e che, troppo spesso, vengono stravolte, non all’insegna di un buon insegnamento della grammatica, ma dalla presunzione di imporre il proprio stile. Quando faccio scrivere, ai miei bimbi di terza elementare di catechismo, alcuni loro pensieri, mi chiedono sempre: “E’ giusto?” e mi piace rispondere: “E’ quello che ti dice il cuore? Allora è giusto. Magari sarebbe bene mettere una doppia in quella parola, però il pensiero è bello” La fiducia è figlia della libertà e della possibilità di essere se stessi. Buona serata.
Molto vero ciò che dici, il che conferma l’importanza di una buona educazione alla vita che parte dai piccoli. Forse quando cerchiamo, da adulti, una risposta a quella stessa domanda “È giusto?”, “È scritto bene?” significa che illo tempore non siamo stati rinforzati a sufficienza nella nostra libertà e autostima?
Oh, la fiducia è tutto (o quasi) se si vuole scrivere. Io sono partita fiduciosa, perché entusiasta e anche stupita dai risultati dei miei primi scritti; poi, iniziando a bussare alle porte degli editori e accusando i primi rifiuti (e i secondi, e i terzi…), senza accorgermene mi sono convinta di avere bisogno che “qualcuno” certificasse le mie capacità, pena la mancanza di autostima. Questo è l’Errore con la maiuscola. Da adulti, non abbiamo bisogno di conferme esterne a noi per seguire quello che ci dà gioia.
Parlando di seguire i nostri sogni sono assolutamente d’accordo con te Grazia. Purtroppo però quando pubblichiamo dobbiamo considerare che i nostri romanzi saranno giudicati, dunque l’opinione degli altri è importante. Secondo me ci vuole un giusto equilibrio tra la fiducia e l’autostima e l’umiltà che ci fa imparare e crescere. Buona domenica
Essere valutata, e mettermi in discussione in base alle critiche, non mi ha mai spaventata. Quando però cerco un editore devo avere ben presente che sto cercando un commerciante disposto a vendere il mio prodotto, e non un padre, un maestro o un riferimento di qualsiasi altro tipo. Quando carico la sua figura di un valore che non ha, rischio di perdere la visione chiara di quello che sto facendo e perché. I lettori forniscono un feedback molto più libero: non hanno conti da far quadrare, non cercano di andare sul sicuro, non scelgono tenendo in mente la fetta di mercato dedicata al genere – tutti criteri normali nel commercio, che però l’autore non dovrebbe intendere come un giudizio di valore. Ma è un discorso lungo, non voglio occuparti spazio con un quasi-off-topic.
Cara Grazia, per quanto mi riguarda non ci sono limiti ai tuoi commenti interessanti, se non quelli che mette il tema wordpress . Molto interessante questa osservazione, mi ha fatto ripensare al mio personale atteggiamento con il mio editore. Essendo Agliana inizi lo riteneva quasi sempre detentore di verità assoluta. Questo gli ha consentito di manopolarmi e mi ci è voluto un bel po’ per tirarmene fuori. A proposito di fiducia (e di conoscenza di meccanismi editoriali, quali ad esempio le mille tattiche per convincere un autore a fare determinate cose in nome del mercato). No, non è off topic e in ogni caso ti ringrazio per avermi fatto riflettere su qualcosa che ancora non avevo visto
Hai scritto talmente tante cose importanti che non so da dove cominciare… :D
Come si acquisisce la fiducia in se stessi? Prendendo i fallimenti come dei risultati diversi da quello che ci aspettavamo e studiare perché c’è questa differenza. Spostando ogni giorno i proprio limiti qualche millesimo di secondo più in là (e in questo è indubbio che il My Peak Challenge mi abbia dato una mano, sebbene io lo facevo anche prima senza dargli un nome particolare). Capire che nella scrittura, come in tante altre cose, non si finisce mai di imparare e l’umiltà di farlo è necessaria per migliorare sempre. E poi ci vuole coraggio per osare, dove il coraggio non è l’assenza di paura ma l’accettazione stessa della paura come compagnia scomoda.
Quel che dice Nadia sopra è vero, la gente insicura è frutto di cattiva educazione. Del resto alcune religioni fondano il loro culto sulla paura e la minaccia del castigo divino. In questo senso io sono uscita da un ambiente dove la paura governava ogni decisione (e se ti bocciano? e se non trovi lavoro? e se ti licenziano? e se cadi in moto?) e veniva pure usata per costringere gli altri alle proprie volontà. Nel momento in cui si smette di dare retta alla paura, e ti butti con entusiasmo (e con fatica) nelle cose, i risultati sono eccezionali.
Sono caduta in moto tre volte e ho ancora voglia di salirci. ;)
Insomma Barbara, vuoi farmi arrossire? Si, credo che la fiducia si costruisca rialzandosi dopo una caduta, contattando i nostri limiti, non pensare di essere arrivate ma sempre in viaggio. E combattere la paura, la vera ganascia che ci sega le gambe e ci tiene al palo. Quanti autori non hanno mai pubblicato niente proprio per la paura di confrontarsi? Eppure quanta ricchezza c’è nella possibilità di mettere in pratica ciò in cui crediamo…
Sulla moto mi taccio. Ci sono caduta una volta e non ci sono più salita. Per fortuna so andare in bicicletta
la fiducia nelle proprie capacità nasce dalla consapevolezza dei propri limiti e dalla voglia di superarli senza deprimersi in caso di insuccesso. Gli insuccessi sono lo stimolo e lo strumento per superarli.
Imparare a riconoscere il ruolo positivo degli insuccessi è stato molto difficile per me. Sono una perfezionista, abituata a dare il top e a ricevere di conseguenza, ma naturalmente anche io ho “fallito”. Forse è un problema culturale: mi risulta ad esempio che negli Stati Uniti il fallimento sia addirittura universalmente riconosciuto come un fattore propedeutico al successo. Quando qualcuno fallisce, quasi gli fanno i complimenti… C’è da imparare, da questo punto di vista, non trovi? Buona giornata