Come la fiducia in se stessi migliora la scrittura

Registrando i video su come presentare un libro al pubblico, mi sono accorta che una delle virtù indispensabili per uno scrittore è la fiducia in se stesso.

La tecnica, le idee, la capacità di immaginazione sono necessarie a comporre una storia, ma se manca la fiducia in se stessi non sarà semplice farla leggere a qualcuno, o addirittura pubblicarla. La fiducia rende sostenibile nel tempo ciò che abbiamo creato.

La fiducia è il cemento della nostra scrittura

Ma come si acquisisce la fiducia in se stessi?

Non certo con le frasi ad effetto che trovate qua e là sul web.

Lavorare sulla fiducia è un percorso lungo e faticoso, chi lo ha praticato lo sa. Meglio avventurarcisi con un minimo di traccia su cui lavorare  😉

Lo scopo di questo articolo è provare ad indicare alcune tracce che credo valgano non solo per la scrittura ma anche per molti altri aspetti della nostra vita.

Tracce utili per cominciare o continuare un percorso che non ha mai fine.

Come la fiducia in se stessi migliora la propria scrittura

1. Misurare i limiti e decidere di superarli

Immaginiamo uno scrittore che abbia investito molte ore e giornate della sua vita per confezionare la “sua” storia.

Poi immaginiamo lo stesso scrittore di fronte alla sfida della pubblicazione, ovvero il momento in cui chiunque lo vorrà potrà leggere (e giudicare) ciò che ha scritto.

Cosa serve allo scrittore di cui sopra per firmare quel contratto o cliccare in modo definitivo sul mouse per dare il visto si stampi?

La fiducia in se stessi e un po’ di coraggio

Le nostre paure, ne abbiamo parlato tante volte, sono limiti fisici e psicologici che ci identificano in un determinato momento, ma non sono monoliti immutabili.

Quando contattiamo un nostro limite, e la paura di pubblicare lo è di sicuro, dobbiamo immaginare come superarlo.

Limmaginazione crea la realtà, pensare a noi stessi in termini di fiducia e di coraggio ci aiuta ad essere scrittori fiduciosi e coraggiosi.

Non sembra facile, lo è. Dipende solo da noi.

2. Uscire dalla zona di comfort

Una delle questioni più delicate è proprio la necessità, di tanto in tanto, di uscire dalla nostra zona di comfort come scrittori.

Avete presente la coperta di Linus? Applicata alla scrittura, la zona di comfort è ciò che pensiamo ci riesca bene e nel quale ci rifugiamo per nutrire la nostra personale passione.

Spesso sono tematiche, stili, generi, narrazioni sempre uguali a se stesse.

Si può crescere riproducendo continuamente se stessi?

Direi di no.

Sfidarvi serve a stimolare parti diverse di voi stessi. Una volta che la sfida è vinta, ovvero superata, nel bene e nel male, avrete acquisito fiducia e sicurezza.

Superare gli ostacoli, anche con qualche cicatrice, è necessario, perciò non rifuggiteli 😉

“…analizzando e valutando ogni giorno tutte le idee, ho capito che spesso tutti sono convinti che una cosa sia impossibile, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la realizza…”

Albert Einstein

Come la fiducia in se stessi migliora la scrittura
Abbiate fiducia in voi stessi come questo cane che pratica il surf (e se la cava bene!)

 

3. Apprezzare ciò che siamo

Questo punto ha a che fare con la soddisfazione personale, poiché chi è sicuro è soddisfatto di ciò che ha prodotto e di ciò che scrive, anche se sa bene che non è la miglior pagina di letteratura che sia stata mai scritta!

Godere pienamente dei doni che abbiamo, delle piccole o significative frasi che componiamo, valorizzarle e non svalutare la nostra scrittura è un segno di fiducia in noi stessi che ci rafforza e ci aiuta a superare i momenti difficili.

Nella scrittura ce ne sono tanti!

La capacità di godere e divertirsi mentre scriviamo, senza pensare ad altro se non all’atto creativo in se stesso è una forma di liberazione dalle costrizioni della mente che gioverà molto alla nostra scrittura.

Provare per  credere. Le cose migliori che ho scritto sono tutte frutto di una sorta di scrittura senza filtri e fuori binario.

Lasciarsi andare fortifica la fiducia nella nostra scrittura perché libera la nostra creatività. E si vede.

Lo scrittore che ha fiducia in se stesso non è interessato a cil che pensa la gente di lui, ma cosa pensa la gemte della sua scrittura.

4. La fiducia in se stessi non ha bisogno di denigrare gli altri

Parlare male della scrittura degli altri non vi renderà scrittori migliori, mentre disperdere le energie in critiche inutili vi distoglierà dalla vostra mission: scrivere in modo interessante.

Ci sono almeno due buoni motivi per non denigrare gli altri scrittori:

  • il primo è che non cambia la qualità della vostra scrittura
  • la seconda è che chi è criticato o assiste alla critica in merito a una certa scrittura, andrà a verificare la vostra. Siete sicuri di essere voi stessi all’altezza delle vostre critiche?

5. Saper dire di no

Lo ripeto spesso, dire qualche no fa bene a noi stessi e anche alla nostra scrittura.

Se le richieste di un editore o anche di un lettore , magari in merito alla prosecuzione della vostra storia, non sono nelle vostre corde, dite semplicemente di no.

Molti di noi lo hanno fatto e sono ancora vivi!

Dire no è un grande atto di fiducia nelle proprie energie e capacità, esercitatevi. Fa il paio con l’essere chiaro e trasparente con gli altri.

La chiarezza è la nostra forza. E nella forza si coltiva la fiducia.

Okkio che la fiducia si trasforma in presunzione se:

1. Nutrite eccessivamente il vostro narcisismo

Rilassatevi quando scrivete, non dovete per forza dimostrare di essere García Márquez!

E soprattutto, non dispensate giudizi e suggerimenti ben confezionati ma non richiesti.

La fiducia in se stessi non deve debordare in arroganza. Quella che molti scrittori hanno nei confronti di chi è “appena arrivato” nel mondo dell’editoria  😎

Come se ci fosse un fine e non fossimo tutti, ma proprio tutti, sulla stessa barca.

Le onde hanno una cresta ma anche un cavo. E tutti navighiamo nello stesso mare, conviene ricordarcelo.

2. Per la paura di sbagliare state fermi

Anche essere convinti di non farcela è una forma di presunzione.

Rimboccatevi le maniche e buttatevi nella mischia!

3. Non chiedete aiuto

Stiamo parlando di fiducia e voi non riuscite ad affidarvi a nessuno? Chiedere aiuto è un gesto di grande maturità.

Imparate a farlo. Per esempio contattando qualcuno che possa farvi da beta reader e darvi qualche consiglio spassionato, o sentire l’opinione di chi un domani dovrà e vorrà leggervi ed essere capace di ascoltarla.

Chiedere aiuto che vi qualifica come persone e come scrittori.

La debolezza sta nella presunzione che nessuno potrà comprenderci. Non cadiamo nella trappola.

Conclusioni

Avevate mai pensato alla fiducia in se stessi come a una straordinaria risorsa per la vostra scrittura?

Quanto è importante per voi avere fiducia quando scrivete?

Un ultima cosa prima di salutarvi e di ringraziarvi per l’attenzione:

Ammettere i proprio errori è un grande atto di coraggio. Ed è proprio il coraggio a guidarvi verso la piena fiducia in voi stessi

Commenti

  1. La fiducia in se stessi, penso, si inizi a costruire da piccoli, dalle prime parole messe l’una di seguito all’altra e che, troppo spesso, vengono stravolte, non all’insegna di un buon insegnamento della grammatica, ma dalla presunzione di imporre il proprio stile. Quando faccio scrivere, ai miei bimbi di terza elementare di catechismo, alcuni loro pensieri, mi chiedono sempre: “E’ giusto?” e mi piace rispondere: “E’ quello che ti dice il cuore? Allora è giusto. Magari sarebbe bene mettere una doppia in quella parola, però il pensiero è bello” La fiducia è figlia della libertà e della possibilità di essere se stessi. Buona serata.

    1. Molto vero ciò che dici, il che conferma l’importanza di una buona educazione alla vita che parte dai piccoli. Forse quando cerchiamo, da adulti, una risposta a quella stessa domanda “È giusto?”, “È scritto bene?” significa che illo tempore non siamo stati rinforzati a sufficienza nella nostra libertà e autostima?

  2. Oh, la fiducia è tutto (o quasi) se si vuole scrivere. Io sono partita fiduciosa, perché entusiasta e anche stupita dai risultati dei miei primi scritti; poi, iniziando a bussare alle porte degli editori e accusando i primi rifiuti (e i secondi, e i terzi…), senza accorgermene mi sono convinta di avere bisogno che “qualcuno” certificasse le mie capacità, pena la mancanza di autostima. Questo è l’Errore con la maiuscola. Da adulti, non abbiamo bisogno di conferme esterne a noi per seguire quello che ci dà gioia.

    1. Parlando di seguire i nostri sogni sono assolutamente d’accordo con te Grazia. Purtroppo però quando pubblichiamo dobbiamo considerare che i nostri romanzi saranno giudicati, dunque l’opinione degli altri è importante. Secondo me ci vuole un giusto equilibrio tra la fiducia e l’autostima e l’umiltà che ci fa imparare e crescere. Buona domenica

      1. Essere valutata, e mettermi in discussione in base alle critiche, non mi ha mai spaventata. Quando però cerco un editore devo avere ben presente che sto cercando un commerciante disposto a vendere il mio prodotto, e non un padre, un maestro o un riferimento di qualsiasi altro tipo. Quando carico la sua figura di un valore che non ha, rischio di perdere la visione chiara di quello che sto facendo e perché. I lettori forniscono un feedback molto più libero: non hanno conti da far quadrare, non cercano di andare sul sicuro, non scelgono tenendo in mente la fetta di mercato dedicata al genere – tutti criteri normali nel commercio, che però l’autore non dovrebbe intendere come un giudizio di valore. Ma è un discorso lungo, non voglio occuparti spazio con un quasi-off-topic.

        1. Cara Grazia, per quanto mi riguarda non ci sono limiti ai tuoi commenti interessanti, se non quelli che mette il tema wordpress . Molto interessante questa osservazione, mi ha fatto ripensare al mio personale atteggiamento con il mio editore. Essendo Agliana inizi lo riteneva quasi sempre detentore di verità assoluta. Questo gli ha consentito di manopolarmi e mi ci è voluto un bel po’ per tirarmene fuori. A proposito di fiducia (e di conoscenza di meccanismi editoriali, quali ad esempio le mille tattiche per convincere un autore a fare determinate cose in nome del mercato). No, non è off topic e in ogni caso ti ringrazio per avermi fatto riflettere su qualcosa che ancora non avevo visto

  3. Hai scritto talmente tante cose importanti che non so da dove cominciare… 😀
    Come si acquisisce la fiducia in se stessi? Prendendo i fallimenti come dei risultati diversi da quello che ci aspettavamo e studiare perché c’è questa differenza. Spostando ogni giorno i proprio limiti qualche millesimo di secondo più in là (e in questo è indubbio che il My Peak Challenge mi abbia dato una mano, sebbene io lo facevo anche prima senza dargli un nome particolare). Capire che nella scrittura, come in tante altre cose, non si finisce mai di imparare e l’umiltà di farlo è necessaria per migliorare sempre. E poi ci vuole coraggio per osare, dove il coraggio non è l’assenza di paura ma l’accettazione stessa della paura come compagnia scomoda.
    Quel che dice Nadia sopra è vero, la gente insicura è frutto di cattiva educazione. Del resto alcune religioni fondano il loro culto sulla paura e la minaccia del castigo divino. In questo senso io sono uscita da un ambiente dove la paura governava ogni decisione (e se ti bocciano? e se non trovi lavoro? e se ti licenziano? e se cadi in moto?) e veniva pure usata per costringere gli altri alle proprie volontà. Nel momento in cui si smette di dare retta alla paura, e ti butti con entusiasmo (e con fatica) nelle cose, i risultati sono eccezionali.
    Sono caduta in moto tre volte e ho ancora voglia di salirci. 😉

    1. Insomma Barbara, vuoi farmi arrossire? Si, credo che la fiducia si costruisca rialzandosi dopo una caduta, contattando i nostri limiti, non pensare di essere arrivate ma sempre in viaggio. E combattere la paura, la vera ganascia che ci sega le gambe e ci tiene al palo. Quanti autori non hanno mai pubblicato niente proprio per la paura di confrontarsi? Eppure quanta ricchezza c’è nella possibilità di mettere in pratica ciò in cui crediamo…

  4. la fiducia nelle proprie capacità nasce dalla consapevolezza dei propri limiti e dalla voglia di superarli senza deprimersi in caso di insuccesso. Gli insuccessi sono lo stimolo e lo strumento per superarli.

    1. Imparare a riconoscere il ruolo positivo degli insuccessi è stato molto difficile per me. Sono una perfezionista, abituata a dare il top e a ricevere di conseguenza, ma naturalmente anche io ho “fallito”. Forse è un problema culturale: mi risulta ad esempio che negli Stati Uniti il fallimento sia addirittura universalmente riconosciuto come un fattore propedeutico al successo. Quando qualcuno fallisce, quasi gli fanno i complimenti… C’è da imparare, da questo punto di vista, non trovi? Buona giornata

  5. Il punto 4, denigrare gli altri è quello che detesto di più.
    La gente insicura è purtroppo frutto di una cattiva educazione, di una incapacità affettiva di cui è stato nutrito. Questo lo asserisco con sicurezza. Se per una vita ti sei sentito dire “non ce la farai, non vali abbastanza, meglio se lasci perdere”, non proverai mai a superare i tuoi limiti. Per questo è importante motivare i no, essere critici ma propositivi e soprattutto considerare di avere sempre davanti un essere umano.
    Sono una persona sicura? Abbastanza, soprattutto dei miei limiti.

    1. E si sente! Cara Nadia, io penso che i criticón i, quelli che, come dicevo a Marina, sono già a posto così, abbiano trovato troppe conferme immeritate, troppe porte aperte da altri in cui si sono infilati, insomma presuntuosi che trovo anch’io insopportabili. Non è vero che tutti gli scrittori affermati si sentono così, come spesso sento affermare. Anzi. Mi pare piuttosto che la presunzione siate inversamente proporzionale alla capacità. Mi sbaglio?

      1. Molto spesso sì, in quanto proprio una forma spicciola di ignoranza. Come l’incapacità di cogliere le critiche, gli stop, quando si è nuovi in questo mondo si ha fretta di arrivare e spesso si è incauti e appunto frettolosi, ascoltare di più potrebbe essere una ciambella di salvataggio.

        1. Hai toccato il tema del prossimo video relativo alla presentazione del libro in pubblico: gestire le critiche durante le presentazioni! Sai che ascoltare è una delle cose che facciamo meno, statisticamente? Interessante, no?

  6. Il limite tra la fiducia in se stessi e la presunzione è sottile, ma più spesso dà luogo a spiacevoli fraintendimenti: io conosco bene i paletti della mia scrittura, per esempio, ne parlo senza imbarazzo, ho anche scritto delle cose in passato che mi ponevano nella condizione “perdente” di chi ammette di non essere all’altezza di tante cose, eppure non è un mistero che io critichi certa scrittura esordiente. Non lo faccio per denigrare o perché mi ergo su piedistalli che non riconosco, ma perché vedo in quel tipo di scrittori ciò che io sono stata e non voglio più essere. Anche il limite fra denigrazione e critica, dunque, è sottile, ma io conto sempre nell’intelligenza delle persone con cui mi rapporto per non essere fraintesa.
    E la cosa bella è che io annego nell’insicurezza.

    1. Ho seguito le tue osservazioni su autori Emergenti e credo di comprendere cosa intendi quando dici che in loro rivedi te stessa. Alcuni possiedono la capacità di guardare e riconoscere i propri limiti. Ammetterli in pubblico poi è un grande atto di intelligenza e coraggio. Non credo che si tratti di presunzione ma di una inevitabile distanza tra chi sta facendo un percorso di crescita, di ricerca e di messa in discussione del proprio modo di scrivere e chi invece pensa di essere “a posto così”. Auguri a questi ultimi. Che non siano loro ad annegare nell’insicurezza?

  7. Un grande post, Elena. Di certo sono riflessioni/consigli che in questo periodo mi fanno un gran bene, in un periodo in cui sento molto il bisogno di rinfocolare un po’ la fiducia in me e nella mia scrittura. Penso che la fiducia sia una risorsa importantissima, forse sottovalutata. D’altra parte se non ce la diamo noi, chi può darcela? Temo nessuno. Voglio dire, è uno di quegli aspetti su cui occorre lavorare a fondo per conto nostro. Fortunato chi ce l’ha di natura, io non sono tra questi 🙁

    1. Cara MT è sempre un piacere quando le cose che scriviamo possono essere utili a qualcuno, grazie per la tua testimonianza. Moltissime volte ho esitato, tralasciato, trascurato percorsi di scrittura per sfiducia nelle mie doti e nelle mie mie idee. E cosa ne ho ricavato? Un ritardo di anni nell’esprimere pienamente me stessa, nell’essere felice di raccontare, sfondare il vostro giudizio. Persino un pò di sofferenza. Per fortuna quando si parte al massimo ci si può fermare un momento ma non si torna indietro. La scrittura è un’esperienza totalizzante, nel bene e nel male.

  8. Cara Elena, l’influenza mi ha costretto a cambiare orario e solo ora posso dedicarmi al tuo articolo:D
    Mi hai fatto molto riflettere… la fiducia, argomento “croce e delizia” della mia vita. Io oscillo continuamente tra una buona e una scarsa fiducia nelle mie capacità. Devo lavorare ancora, credo, per raggiungere un equilibrio. Anche se gli ultimi avvenimenti mi hanno restituito un’immagine di scrittrice in miglioramento. In genere non mi permetto mai di criticare la scrittura degli altri, a meno che non mi si richieda un giudizio sincero e spassionato. Ma tento sempre di costruire, mai di distruggere. Penso che il particolare sguardo sul mondo che ciascuno di noi ha ci renda unici e che uno stile non può essere uguale a un altro. Ben vengano la difformità e l’imperfezione nel rispetto, è chiaro, delle regole della scrittura che non devono mancare. Sei d’accordo?

    1. Cara Rosalia, la bellezza sta nelle imperfezioni, nelle differenze, nella voce personale, originale, anche se roca. Certo la correttezza, non solo stilistica, è da perseguire ma quando parlo di fiducia in noi stesse immagino proprio la forza di valorizzare le nostre peculiarità, quelle che agli inizi crediamo difformità, deviazioni dalla norma della buona scrittura. Cercare dentro noi stesse la nostra scrittura è un percorso faticoso ma premiante. Sapendo che le più severe critiche le riceviamo sempre da noi stesse. Permettiamoci errori, tentativi azzardati, deviazioni. Così la fiducia cresce secondo me, e dunque la nostra scrittura. La tua voce tra le cose che scrivi è forte e chiara. Siine certa

  9. La fiducia in me stessa declinata alla considerazione seria che la scrittura è un lavoro e non un bel passatempo ha completamente cambiato il mio approccio e alla fine anche i risultati. Quindi sì, la fiducia è la via giusta e per me acquistarla è stato importante. Trovo particolarmente importante il punto 4.

    1. Ciao Sandra, in effetti la fiducia nelle nostre capacità di scrittura è alla base di una scelta importante come la tua, ovvero scrivere professionalmente, con tutto ciò che comporta. Scrivere è un mestiere e come tale richiede studio, dedizione, talvolta abnegazione. Sono tante energie, ragion di più per non disperderne altre in attività sciocche e controproducenti come denigrare gli altri. Al contrario penso che una persona fiduciosa in sé stessa sia capace di valorizzare chiaramente merita di essere valorizzato. Chi parla male degli altri in genere non ha gran che da raccontare di sé stesso…. Baci

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