Guarire con la scrittura. La #WritingTherapy di Rosalia Pucci

Qualche tempo fa lessi l’articolo di Rosalia Pucci Il potere terapeutico della scrittura, in cui l’autrice raccontava la sua esperienza con la scrittura durante la malattia.

Quel post mi fece prendere coscienza del ruolo della scrittura nel percorso di guarigione,  da malattie fisiche ma anche da stati di prostrazione mentali in cui spesso cadiamo.

Mi sono resa conto che avevo scritto Così passano le nuvole per esorcizzare la morte di mio padre e accidenti, aveva funzionato, come ho raccontato nell’articolo Quando il tuo romanzo torna a pretendere l’attenzione che merita

Ecco cosa mi risuonò dentro quando lessi le parole di Rosalia, le sentivo vere dentro di me.

Ma c’era qualcosa di più: la volontà di condividere questa sua scoperta e l’esperienza che nel frattempo ha accumulato con gli altri, anzi con le altre.

E così è nato #WritingTherapy un percorso innovativo di cui parleremo oggi nell’intervista a Rosalia Pucci. Non perdetevela!

Guarire con la scrittura. Il progetto di Rosalia Pucci

Cara Rosalia è davvero un piacere averti qui  😆 Hai ideato un progetto molto interessante che vorrei conoscessero anche i lettori di questo blog. Vuoi raccontarcelo?

Ciao Elena, grazie per l’invito e l’attenzione che dedichi a questa iniziativa. Si tratta di un progetto dal titolo particolare: Scrivere per continuare a sognare. Come ho spiegato ai miei lettori, il sogno prelude al momento della sua realizzazione, in qualche modo è uno sguardo sul futuro. Un  titolo così si riveste di  significati profondi e diventa speranza per chi teme di non avere un futuro ad attenderlo.

Per me il laboratorio di scrittura è frutto di un’esperienza vissuta, di un percorso personale che è divenuto patrimonio di tutti. Così è nato il progetto, insieme all’Associazione Diversamente Sani, di cui faccio parte. È una Onlus che si occupa di rendere migliore  la vita dei malati oncologici con progetti e iniziative di varia natura. Una di queste è appunto il laboratorio di scrittura.

Non è una novità in assoluto, per fortuna molti ospedali in Italia hanno iniziative analoghe in corso. Ma all’Isola d’Elba mancava e grazie all’entusiasmo e alla disponibilità di Edy Papi, la meravigliosa presidentessa dell’Associazione, è stata possibile realizzarla anche qui.

Una in particolare la voglio nominare: si tratta del laboratorio di scrittura creativa promosso dall‘Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la cura dei tumori. Un’esperienza che è sfociata nella pubblicazione “Sentieri di parole” di Società editoriale Il Ponte vecchio.

Il libro mi è stato regalato da una partecipante al laboratorio, Anna Maria, che ringrazio di cuore.

All’estero si parla molto di Writing Therapy, mentre in Italia mi pare meno conosciuta e praticata come terapia. Com’è nata?

La scrittura terapeutica o writing therapy è nata in America subito dopo la guerra del Vietnam.

Il programma aiutava i reduci a uscire dalla prostrazione psicofisica causata dagli orrori della guerra.

L’esperienza è stata poi esportata nei reparti oncologici degli ospedali dove molti malati sono purtroppo impegnati in una battaglia durissima e altrettanto faticosa.

In Italia non è ancora abbastanza nota perché si è cominciato a parlare di scrittura terapeutica da affiancare alla medicina e ai percorsi di cura tradizionali solo da pochi anni, quando alla scrittura sono stati finalmente attribuiti benefici che fungono da veri e propri facilitatori del percorso di guarigione.

Come immaginare una storia per costruire un ponte con il futuro. Esattamente, come la scrittura può essere d’aiuto nel percorso di guarigione?

 

Guarire con la scrittura
Quando mi sono ammalata nel 2012, la scrittura si è rivelata fondamentale per il mio percorso di guarigione. Trovavo molto liberatorio raccontare e inventare, buttare fuori ciò che stagnava dentro. Le paure, se espresse, sembrano meno terrificanti e dopo un po’ perdono del loro potere su di noi.
In poche parole, la scrittura mi ha trascinato fuori dal tunnel. E quando ne sono uscita, volevo che anche qualcun altro, nelle mie stesse condizioni, potesse beneficiare di un percorso che per me è stato molto positivo.
Finalmente è stato riconosciuto anche da noi che la scrittura possa far parte, come molte altre tecniche innovative, di un positivo percorso di guarigione.

 

È un veicolo di emozioni, aiuta a liberare stati d’animo negativi, riduce i livelli di stress e aumenta il buon umore.
Chi non vorrebbe beneficiare di questi risultati?

Gli incontri sono già cominciati. Come si svolgono e cosa succede durante il laboratorio?

 

Il laboratorio è strutturato in tre momenti:

 

  • la fase iniziale è dedicata ai saluti e alla condivisione dell’esperienza precedente
  • dopo un focus su un determinato argomento di scrittura creativa, iniziamo a scrivere in base ai diversi input che io stessa propongo. Mentre scriviamo, metto la musica di sottofondo
  • al termine del tempo che ci siamo dati possiamo scegliere se condividere o no ciò che abbiamo scritto, in un luogo sicuro dove nessuno giudica mai, né corregge la forma.

L’incontro dura un’ora e mezza circa ed è intervallato da pause, risate e dolcetti vari. Non siamo a scuola! Viviamo tutto con molta naturalezza, senza maschere né finzione.

Il nostro non è un gruppo numeroso. Siamo sette-otto, tutte donne di varia età. Penso che ognuna di noi stia trovando dentro di sé tanta autenticità. Ne abbiamo parlato proprio la volta scorsa: quando si scrive non si può fingere. Prima o poi esce la parte autentica di noi stessi, che a volte nemmeno conosciamo.

Quali riscontri hai già ricevuto dalle persone che lo hanno frequentato?

Subito dopo il primo incontro ho ricevuto tanti riscontri positivi. Una signora in particolare ha voluto testimoniare nelle riunioni dell’Associazione raccontando del provato durante il laboratorio.
Un’altra signora che ha da poco vissuto la separazione dal marito, ci ha raccontato che la scrittura, al di là del laboratorio, è diventata per lei un canale per esprimere il dolore che ha ancora dentro.
Piccole grandi soddisfazioni.

Qual’è il tuo ruolo all’interno del laboratorio?

Non sono una psicoterapeuta, mi limito a proporre esercizi di scrittura e a lasciare che ognuno legga a voce alta quello che ha scritto, semplicemente. Non è lo stile che ci interessa, ma i contenuti che riusciamo a tirare fuori. Ognuno li utilizza poi come crede, al laboratorio si scrive solo per il piacere di scrivere.
Mi sento molto integrata nel gruppo, mi piace stare con loro, raccontare piccoli scampoli di vissuto, lasciare andare le emozioni. Tutto avviene con delicatezza e tatto.
Abbiamo tutte vissuti pesanti, siamo come piccole porcellane delicate, da maneggiare con cura. La scrittura si sta rivelando un veicolo di empatia e di dolcezza.
Per me, che ho sempre vissuto la scrittura in solitudine, è del tutto inaspettato e bellissimo.

Per molti di noi scrivere è un’esperienza in solitudine. Mi rendo conto solo ora di quanto sarebbe bello condividere con altre persone il nostro lavoro. Pensi che il laboratorio possa essere esportato altrove? Magari facciamo venire qualche 💡 a qualcuno…

Io sono convinta di sì. Questa esperienza è “esportabile” anche in altri contesti e su altri percorsi di guarigione.
La scrittura è una forma d’arte e come tale è un veicolo importante di emozioni, che provengano da una malattia fisica o un disagio psicologico, non fa alcuna differenza. Possiamo aiutarci a guarire, questa è la cosa più importante.

L’intervista con Rosalia Pucci si conclude qui. La ringrazio di cuore per essersi messa a nudo e per averci raccontato una storia che collega il presente al futuro di molti di noi.
Liberare forme espressive recondite e misconosciute è ciò che inconsapevolmente facciamo ogni giorno, quando liberiamo la nostra creatività in qualunque forma d’arte.
Il bello è che insieme a loro si liberano energie nascoste che ci forniscono un “cruscotto” di bordo pieno di nuovi strumenti utili per andare avanti e lottare contro i nostri mostri.
 
Scrivere per vivere meglio. Non è mai stato più vero.
E voi care Volpi, avete mai sperimentato il potere terapeutico della scrittura?

Commenti

  1. Scrivere … per me un’esercizio che mi ha sempre accompagnato nella vita, eppure rischiamo di perdere questa stupenda capacità. Si dice, infatti che le nuove generazioni leggano e scrivano poco. Io penso che, forse, le migliaia di messaggini digitati freneticamente ogni istante della giornata, siano proprio la versione moderna di quest’antica arte. Un po’ ridotta all’osso, un po’ bistrattata, ma sempre comunque la via per liberarsi di ciò che si portano dentro. Grazie per la bellissima riflessione e un caro saluto.

    1. Mi chiedo sempre se quella che definirei “compulsione comunicativa da social” sia un buon modo per scaricare rabbia, tensioni, emozioni, come tu stessa sostieni, oppure al contrario lo strumento che in parte le genera. Luci e colori dei nostri smartphone (su cui i ragazzi oggi leggono e scrivono in modo quasi esclusivo, hai ragione) stimolano le nostre funzioni tirando loro il collo, producono palpitazioni, ansie, timori vari… Liberarsi da ciò che si ha dentro ma anche raccogliere tutto ciò che passa, come fossimo spazzatura. Farebbe loro molto bene confrontarsi con la scrittura ma non come esperienza intimistica ma collettiva, da condividere. Alla fine la writing therapy è proprio questo: l’efficace connubio tra l’azione dello scrivere e il comunicarne i contenuti agli altri… Grazie per la tua riflessione

      1. Forse il loro modo di comunicare è come se noi scrivessimo e, contemporaneamente, leggessimo ciò che scriviamo, agli altri. Il problema della trasmissione delle emozioni, belle o brutte che siano, sta nel fatto che loro sono “connessi” quasi tutto il giorno. Se tu stessi tutto il giorno con il gruppo di writing therapy, non finiresti con il trasmettere più di quanto non vorresti? E’ un mondo molto difficile da comprendere per noi, nati con la penna in mano… Grazie per la tua attenzione e buona serata.

        1. E’ molto più pratico in effetti scrivere sui social perché il messaggio arriva immediatamente. Sono ormai passati definitivamente i tempi delle lettere, oggi se dovessi rispondere a qualcuno dopo una settimana (tempo tecnico per una lettera in italia) romperei l’amicizia. Ma saranno altrettanto veloci e ricettivi dal vivo? Buona serata anche a te, cara Sabrina

  2. Ciao, iniziativa più che meritevole! Ho letto il libro Sentieri di parole e ho avuto conferma di cosa gia pensavo. Scrivere è terspeutico perchè aiuta a non far sedimentare sofferense fisiche e psicologiche, per farle maturare e poi cadere, come le mele selvatiche.
    Purtroppo nel 1996 qusndo toccò a me, non era nemmeno immaginabile un simile percorso. Lo feci per conto mio. Scrivendo un libro che poi buttai. Fu come aver buttato la malattia.
    Fu una sensazione…. fu come se mi fossero spuntate le ali e avessi ricominciato a volare,

    1. Cara Patricia, benvenuta nel blog e grazie per la tua testimonianza. Bellissima l’immagine del libro che contiene tutto ciò che vogliamo superare che viene abbandonato, lasciato andare e insieme ad esso la malattia. In fondo tutto ciò che mettiamo nero su bianco è da abbandonare sulla superficie del fiume. E noi sulla riva a godere del calore del sole e della parte di noi che buttando via ciò che non serve più, torna a vivere. Ma poi hai scritto ancora? Un caro saluto

      1. Diciamo così. All’epoca per non pensare al momento che stavamo vivendo tutti quanti, io come malata e i miei come… accompagnatori, rovistai nella memoria e riiuscii a tirar fuori e ampliare un qualcosa che avevo scritto da ragazzina. Modificandolo ovviamente visto che tante cose erano cambiate. Era un lunghissimo sogno fatto di parole. A ripensarci oggi una vera scemata però mi aiutò lo stesso. Almeno la fantasia mi distoglieva dalle terapie e cure.
        Oggi scrivo sul blog quello che mi passa per la testa ma di romanzi no, nessun altro. 🙂

        1. Beh, questo lungo sogno dura ancora, questo è importante. Un abbraccio, comunque tu sia riuscita a farlo, lasciarsi alle spalle una brutta malattia è una cosa fantastica. Buona serata, ti seguo con piacere

  3. E’ davvero nutriente sentire Rosalia parlare di questa iniziativa. Ho avuto la percezione del rispetto e del calore che si sono creati tra i partecipanti, della sua delicatezza, ed è come se la guarigione fosse arrivata fino a me. Grazie, a tutte e due. 🙂

    1. Questa è davvero una conseguenza inattesa, che gioia mi dai. È la dimostrazione che la scrittura guarisce eccome, lenisce le ferite dell’anima e i turbamenti del cuore. Quante pagine di diari pieni di queste e altre emozioni…. Abbracci

    1. Ciao Gianpaolo, è proprio così. La forza che ti regala un momento difficile però è inestimabile. Hai visto che ottimismo? Sempre avanti, sempre a progettare il futuro! Tante belle testimonianze

  4. Grazie a Rosalia per il suo coraggio, la sua generosità e la condivisione.
    Grazie a te Elena, per averci fatta conoscere questa iniziativa, con l’empatia e la sensibilità che ti contraddistingue.
    Una mia amica molto cara, una persona speciale, si trovò a dover combattere contro la sua malattia, ripresentatasi a tradimento dopo un lungo ingannevole intervallo.
    La sua vita era affollata di affetti, amicizie, di persone che non si conoscevano neanche fra loro: le amiche di scuola, nella sua città di origine, i compagni di università, di varie provenienze, cugini sparsi , colleghe di lavoro, genitori dei compagni di scuola delle sue tre figlie, diventati amici a loro volta…
    Disse subito apertamente ciò che le stava accadendo, e chiese aiuto: sapeva che sarebbe stata dura, aveva bisogno di incoraggiamento e vicinanza.
    I primi tempi, per informare tutti noi dell’esito delle terapie e della possibilità di andarla a trovare, fra un ricovero e l’altro mandava delle mail, a diversi gruppi di destinatari.
    Piano piano le mail le presero la mano…e nacque il blog.
    Non erano solo comunicazioni di servizio, ma una sorta di bollettino tragicomico delle sue esperienze ospedaliere, che si incrociavano con gli accadimenti della vita del marito, delle figlie, di tutti noi amici che le stavamo accanto.
    In occasione di una grande festa a sorpresa di compleanno le regalammo un computer più sofisticato, e una super macchina fotografica digitale. Il blog si arricchì di splendide foto, in particolare di fiori ( la sua passione, non a caso aveva una laurea in agraria ) e delle colline dietro casa, in cui andava a passeggiare.
    Le sue riflessioni sul blog riguardavano la vita, l’amore, l’amicizia, la malattia, sempre con toni lievi, spesso ironici, a volte dolceamari. Scrivere e condividere le faceva bene.
    Abbiamo fatto insieme un lungo tratto di strada.
    Noi amici non siamo ( ancora ) riusciti a dare corpo al progetto di fare del blog un libro.
    Io l’ho stampato su carta, ogni tanto lo sfoglio. Credo nel potere delle parole, e quelle della mia amica, leggere e profonde, hanno sicuramente aiutato lei, e continuano a dare tanto.

    1. Grazie di cuore Brunilde. Anch’io come te credo nel potere lenitivo delle parole. Sarebbe bello un giorno poter leggere il libro scaturito da quella preziosa esperienza. Sarebbe il coronamento di un percorso che ha dato tanto a te e ai tuoi amici^_^

  5. Un ringraziamento alle amiche blogger Nadia, Marina e Barbara per i loro bei complimenti. Il fine dell’iniziativa è dare sollievo a chi sta lottando contro una malattia, ma come ho già spiegato può essere di aiuto a chiunque sta attraversando un momento no. Chissà che a qualcuno che legge non venga in mente di provare. Un abbraccio a tutte ^_^

  6. Anch’io faccio di nuovo i complimenti a Rosalia per l’iniziativa. Si, la writing therapy è stata usata negli Stati Uniti post Vietnam per aiutare i veterani traumatizzati da quella guerra, e poi anche per gli studenti delle scuole dopo l’11 settembre. Da noi è ancora una novità perché non vedo molti ospedali, o altre istituzioni, organizzare questo tipo di laboratori. Tra l’altro, il corso di Rosalia è strutturato quasi come una lezione del laboratorio di scrittura che ho seguito a novembre-dicembre: apertura con lavori fatti precedentemente, breve sessione teorica (il tema del corso) e poi libera scrittura su incipit o immagini con sottofondo musicale. Al termine i più coraggiosi leggono la prima bozza. 🙂

  7. Anche se già glielo avevo detto personalmente ritorno a fare i miei complimenti a Rosalia. Ecco un vero esempio di come si possa trasformare ogni occasione negativa in positiva dimostrando di essere dotati di super poteri. La scrittura è un ottimo sistema per tirare fuori i pensieri e le emozioni e Rosalia non potrebbe essere insegnante migliore.
    Bellissima intervista in cui traspare tutto il cuore di una scrittrice che ha tanto da donare e di un’altra che dalla sensibilità spiccata. Ora spartitevi i ruoli e poi scambiateli, li meritate entrambi.

  8. Grazie Elena per questa intervista e a Rosalia per avere ancora una volta puntualizzato l’importanza di questa terapia nella quale credo molto. Lo dissi anche da lei: scrivere è liberatorio, sposta l’asse di pensieri ed emozioni e dà respiro alla mente, dunque anche al corpo. Come non essere più d’accordo. Scrivevo i miei diari personali con questa finalità: liberarmi di pensieri scomodi e l’efficacia era assicurata.
    Un bellissimo progetto, dunque. Ultimamente l’ho persino consigliato a un’amica in difficoltà che un tempo scriveva poesie. Le ho detto di riprendere in mano carta e penna e di tornare a scrivere: un consiglio nel quale credo fermamente.

    1. Care tutte, mi scuso per il ritardo con cui rispondo ma l’influenza mi ha costretta a riposo (mezzo riposo, mezzo lavoro, ma vabbè) e così ogni momento libero chiudevo gli occhi e addio 🙂 Per evitare di spammarvi con le mail, rispondo qui a tutte, me lo permetti, vero Marina?

      Inizio con te cara @Marina. Le poesie in particolare sono adattissime ad esprimere momenti difficili di cui devi liberarti. Non sono capace di scriverne, ma ne leggo molte e volentieri e mi pare di riconoscere subito quando provengono da un sentimento autentico. Troppo spesso scriviamo nell’onda di una profonda sofferenza, per liberarcene, come giustamente dici tu. Ti accorgi che la passione per la scrittura ti ha “fregato” quando non riesci più a smettere di elaborare le tue emozioni, comprese quelle positive, per poi metterle nero su bianco. Rileggere i tuoi pensieri aiuta a capire quanta strada abbiamo fatto e anche, ne sono sicura, a comprendere che olta parte di quel dolore lo abbiamo lasciato lì, tra le lettere scure su sfondo bianco che ci siamo regalate.
      Rosalia è una donna generosa, giusto ringraziarla per quello che fa

      @Nadia non ho capito in che senso dobbiamo spartirci i ruoli io e Rosalia 🙂 Non sarei mica in grado di fare ciò che fa lei! Mi limito a diffonderlo proprio per questa ragione 😉

      @Barbara muoro dalla voglia di sapere se tu al tuo corso di scrittura sei stata tra le più coraggiose… 😉

      @Brunilde la tua amica è riuscita a palesarsi qui, tra le righe di questo blog, grazie alle tue parole. E’ la benvenuta, come sarebbero benvenute le sue parole. Vi auguro anche io di riuscire nel progetto della pubblicazione, perché qualcosa di lei vive ancora e si sente. Ti abbraccio forte

      1. “Bellissima intervista in cui traspare tutto il cuore di una scrittrice che ha tanto da donare e di un’altra che dalla sensibilità spiccata. Ora spartitevi i ruoli e poi scambiateli, li meritate entrambi.”
        La frase in questione era questa. Sibillina forse. Non saprei come definirvi se non entrambe scrittrici con molto da donare e dalla sensibilità spiccata.

  9. Cara Elena, oggi il risveglio non poteva essere più bello. Ti ringrazio per aver regalato attenzione al progetto, la sensibilità che dimostri ogni volta è ammirevole. Un abbraccio ^_^

    1. Ciao Rosalia, grazie a te per avermi concesso l’intervista. Mi pare che al mondo le cose pessime si affermino da sole, con facilità. Ci sono tante cose belle, gesti autentici, che vale la pena di far conoscere, far girare. Come questo tuo laboratorio, che mette al servizio di altri la tua passione

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