Narcisista
Il mondo con i miei occhi

Ho incontrato un narcisista

Sarà capitato anche a voi di incontrare un narcisista, almeno qualche volta.
Almeno il dubbio di avercelo davanti.

Io l’ho incontrato e l’ho guardato in faccia.

Mi faceva una certa rabbia, con quella sua aria saccente, sicura e infallibile.

Il narcisista ha sempre il quadro della situazione, sa come muoversi e come devono essere fatte le cose.

Non ci sono spazi di mediazione, lui pensa che le cose vadano fatte in un unico modo, quello che piace a lui, che ha già sperimentato, che funziona.

Il suo.

Se ha ragione ha ragione, punto.

Se poi vuoi buttar all’aria un’intera giornata inutilmente, per tentare di convincerlo che esiste anche un altro punto di vista, fai pure, ma non ce la farai mai.

Ho incontrato un narcisista

Il narcisista è uso alle obiezioni. Solo che le respinge sul nascere perché riesce a convincerti che la cosa migliore è quella che indica lui.

Ti spiegherà sempre che hai torto, o, nella migliore delle ipotesi, che stai omettendo un aspetto della situazione che lui ti ha appena fatto notare e che, se mai riuscirai a comprenderlo, ti porterebbe immediatamente alla piena conoscenza, che lui ovviamente ha già raggiunto.

Se invece non ci arrivi e malauguratamente lo ammetti, ti guarda con un’aria di sufficienza come se avesse pestato una busa.

Si sta chiedendo

Ma perché non ci arrivi?

o qualcosa del tipo

Non c’è niente da fare, sei troppo stupida per capire

E tu, perché diavolo ti accanisci a provarci? Fidati, no?

Fidati di lui, che lui sa. Devi solo lasciarti andare alla sua saggezza.

Il narcisista non ha bisogno di una relazione vera con le persone

Fortunato com’è, non soffrirà mai perché non può ‘affezionarsi’. In fondo non è che le persone abbiano molto da offrirgli.

Se poi è uno che scrive, può darsi che lo faccia unicamente per una sorta di onanismo, per soddisfare se stesso.

Se poi piace agli altri bene, altrimenti, il problema siete voi che non avete capito un accidenti.

Poiché da valore solo a se stesso, l’altro da sé, il secondo della relazione, non ha motivo di esistere se non nella misura in cui rinforza il suo ego.

Quando incontri un narcisista hai subito la sensazione di essere lì solo per lui, in funzione di lui, servi a mettere in luce le sue capacità o a smussare i suoi difetti.

L’egoriferito ti adopera come un suo specchio, e se l’immagine che riflette non è gradita, allora ti scarta.

Bisogna saperlo e avvicinarsi con cautela, per non farsi troppo male.

E’ convinto di avere stoffa da vendere

Ha passato larga parte della sua vita a perfezionarsi nel campo in cui desidera eccellere: nella bellezza, nell’eleganza, nella scrittura, nella sua professione.

Gli è necessario perché il narcisista ha bisogno di sentirsi il migliore.

Sa che non può riuscire in tutti i campi per questo vuole eccellere in uno specifico e su quello vuole sapere tutto, controllare tutto.

Anche le scatole le rompe alla grande ma sempre in modo specifico, speciale.

Avendo messo tanta della sua energia nel raggiungimento della perfezione in ciò che fa l’egoriferito non ha tempo per la creatività e stenta a riconoscerla negli altri.

Naturalmente è convinto del contrario, non c’è niente da fare, non lo schioderete.

Ha un’alta opinione di sé

E’ rigoroso e inflessibile, ma ha bisogno che tali abilità gli siano riconosciute dagli altri.

Lui è convinto di bastare a se stesso, in realtà ha un disperato bisogno di qualcuno che lo osservi.

Talvolta capita che si senta attratto da qualcuno che considera speciale, e arriva perfino a idealizzarlo.

Poi si ritrova con cocenti delusioni, su questo è molto simile a noi comuni mortali.

Vi dicevo che io, uno così, l’ho incontrato davvero

Quando mi è parso di vederlo, alle prese con quel suo ego gigantesco, alla fine mi ha fatto tenerezza

Da tanto presuntuoso che sembrava ho cominciato a vederne la fragilità, il disagio, la sofferenza.

Eh sì perché il narcisista ha bisogno di avere successo e di essere riconosciuto e quando ciò non capita crolla e si dispera.

Forse vi siete fatti l’idea che sia un individuo vanitoso, presuntuoso, apparentemente sicuro di sé.

Non è così.

Per esserci vanità o presunzione deve esserci stima di sé.

L’egoriferito non ha questa fortuna, è un essere fragile che si arrampica con fatica sui pendii della sua triste esistenza.

Perciò non giudicatelo duramente.

Quando incontrate un narcisista guardatelo con affetto e comprensione.

Sta combattendo la battaglia più dura, quella contro se stesso.

Anche lui ha il suo punto di rottura. E quando lo raggiunge, va in mille pezzi.

Terrorizzato da se stesso, ama ammirarsi ma non guardarsi a fondo, potrebbe vedere.

Perciò siate gentili.

Perché domattina, quando vi sciacquerete via dal volto l’abisso del vostro subconscio che è riaffiorato durante la notte, potreste scorgerlo tra i vapori sul vostro specchio.

Non cancellate quell’immagine, riconoscetela e amatela.

L’unica cosa che può davvero sradicare un Narciso dal suo duro terreno è l’amore.

E voi, regalateglielo…..


ndr: non sono una psicanalista, psico – altro, ma credo che ci siamo capiti lo stesso 🙂


  • Menopausa, viaggio verso la versione migliore di me stessa
      Quest’estate non si è caratterizzata soltanto per la quarantena e i lavori di ristrutturazione (vi ho raccontato tutto nello scorso post che trovate qui) ma anche perché è stata la prima estate in cui ho davvero dovuto fare i conti con un momento di transizione necessario e ineludibile per ogni donna, la transizione verso la menopausa.   Tutte le donne della mia età prima o poi devono affrontarlo e io sto cercando di farlo al meglio, tra nottate passate a svegliarmi una volta sudata e una volta congelata (copri e scopri, vi dice niente?), dolori in ogni dove, capelli secchi e con problemi di caduta, emicranie.   Dell’umore non so dire, spesso me ne accorgo ma il più delle volte no. O a me non capitano quelle fastidiose onde emotive, oppure non me ne accorgo e vivo felice. Ma gli altri, probabilmente, no. 😀    Così ho deciso di parlarne. Anzi, di metterci la faccia.   Questa mia esperienza l’ho descritta in un video che ho pubblicato su YouTube e che qui oggi vi ripropongo, per raccontarvi cosa mi sta succedendo sperando che possa essere utile a tutte voi.   Ma anche per dire che conviene vivere la menopausa come un viaggio verso la versione migliore di sé stesse.   Eccolo.    Menopausa, un viaggio verso la versione migliore di te stessa   Ti è piaciuto?   Se lo hai apprezzato condividilo e fallo conoscere ad altre donne, te ne sarei grata!!!   Che bello sarebbe creare una rete di condivisione di esperienze, belle e brutte, per provare a passare questi mesi difficili che per alcune di noi diventano anni!   Sì perché oltre all’insonnia, alle vampate di calore, ai dolori e a tutti gli altri sintomi che descrivo nel video, questo momento è anche un rito di passaggio: diventiamo, anzi siamo più consapevoli di noi stesse, più forti anche nelle nostre fragilità e più inclini ad affermare interamente noi stesse, anche quando pensiamo che agli altri questa nuova “noi” non interessi.   Di quasi tutti i video già disponibili in rete sull’argomento, mi hanno colpito due cose:   i video sono quasi sempre interventi di esperti, ginecologi, psicologi, talvolta uomini, che parlano della menopausa dal punto di vista scientifico i video sono quasi sempre realizzati per indicare l’elenco, più o meno lungo, di disturbi e le medicine per intervenire.   Invece dovremmo provare  a spiccare il volo, come farfalle!       Come ho detto alla fine del mio video, questo non è un momento in cui sentirci diverse o peggio indisposte, anche se lo sbalzo ormonale produce uno sbalzo umorale non da poco.   Dev’essere invece un momento potenzialmente importantissimo, di espansione e di transizione verso una migliore versione di noi stesse.   Volete la prova?   Anche solo cinque anni fa non avrei mai avuto il coraggio di parlare apertamente di cosa sto passando, perché avrei temuto il giudizio degli altri e soprattutto avrei svelato l’arcano: anche io sto invecchiando, o meglio, anche per me il tempo della maturità sta arrivando.   E sapete che vi dico? Ben venga!   Perciò ho intenzione di tornare sull’argomento, sempre che ciò che faccio possa essere utile a qualcuno, mi direte nei vostri commenti qui o sul mio canale YouTube. A proposito …   Poteva mancare un consiglio di lettura?   Proprio no!   Vi segnalo per cominciare ad approfondire un libro appena uscito    The Menopause Switch: Disrupt Aging & Live Your Best Life Past Midlife    Carissa Alinat   Non è ancora tradotto in Italiano ma si legge con facilità. Ha ispirato parte della mia riflessione e mi ha fatto vedere le cose da un altro punto di vista.     Ci vuole dunque una sorta di cambio di paradigma. Siamo pronti, come società, a trattare il femminile non come un disagio ma come un punto di forza? Avete mai parlato in modo esplicito di argomenti relativi al vostro corpo che cambia? Lo fareste?   Fatemi conoscere come sempre le vostre opinioni qui o su YouTube!
  • Sono tornata e porto notizie! Ecco la mia bellissima estate
    E’ stata un’estate apparentemente tranquilla, la prova che per avere un estate piacevole e feconda non serve agitarsi e nemmeno progettare troppo. Quando è il momento le cose arrivano. Vorrei avere questa consapevolezza ogni giorno dell’anno! Come sapete, non siamo partiti. Il Covid ci ha suggerito tranquillità e devo dire che, ancora una volta, questa situazione si sta rivelando una miniera di apprendimento, almeno per me. Viverone ci ha accolti, pellegrini e quarantenati, regalandoci relax, lunghe passeggiate, qualche lettura in più del solito e il tempo per riflettere, quello che mi manca durante l’anno. Perché quarantenati? Perché mentre chiunque rientrava da paesi o regioni in cui il Covid 19 gozzovigliava, il mio compagno, al rientro da un paese dove il Covid è sotto controllo, ha fatto rigorosamente la quarantena fiduciaria e io con lui. Lascio stare ogni ulteriore commento sulla sproporzione e incoerenza dei meccanismi di prevenzione e controllo in questa estate agostana perché li stiamo misurando, con i numeri e con i ricoveri, le manifestazioni irrazionali di dissenso autorizzate e discoteche aperte e chiuse che infettano intere regioni. Che qualcuno lassù ce la mandi buona, perché da soli non so se la scampiamo! Dicevo all’inizio del post che è stata un’estate apparentemente tranquilla e sapete perché? Perché in realtà ho macinato tante cose: nuovi progetti, chiusura di alcuni in ballo da tempo, nuove scelte e persino ristrutturazioni. la mia è stata una delle estati più feconde di sempre e ora ve la racconto 😆  Sono tornata e porto notizie! La mia bellissima estate   Lo so, me la sono presa comoda con il blog, affidando ai ricordi, riattualizzati, il compito di tenerci compagnia durante tutto il mese.   A proposito, grazie a chi ha viaggiato con me verso il mare della Croazia. Se vi siete persi il viaggio in barca a vela virtuale, ho sistemato tutte le tappe in questa pagina del blog:        Grazie per avermi accompagnata in questo viaggio. Mentre lo portavo a compimento, almeno nella memoria, ho potuto godere di un’estate che si è rivelata la più feconda di sempre! Rimediare ai pasticci del self   Il viaggio di Roc Nére II è stato una scelta dettata dalla necessità di rimpiazzare la programmazione che avevo previsto sul blog per agosto.   Ricordate? Dapprima avevo intenzione di pubblicare il mio primo romanzo a puntate sul blog, poi mi sono convinta e ho scelto un’altra strada, forse meno pesante e più accattivante per il lettore, per tornare a promuoverlo sul blog (tra poco capirete il perché ho sentito l’esigenza di farlo).   Mi sono dovuta fermare. E sapete perché? Quando stavo per pubblicare l’articolo, pronto e ancora tra le bozze di WordPress, mi sono accorta che negli store on line il romanzo era presente con ben tre copertine differenti! 👿 Così ho deciso di fermarmi e verificare l’accaduto e nel giro di qualche ora ho capito: una copertina è relativa alla pubblicazione con il vecchio editore, quello con cui ho rescisso il contratto, un’altra è quella che avevo fatto io quando me ne sono andata, che poi ho modificato perché non mi convinceva.   Largamente colpa mia. Avrei dovuto monitorare. Ma si sa, il self publishing può rivelarsi un autentico pasticcio!   Il bello è che ho rimediato! E tra poco vi presenterò una versione più romantica del romanzo, a partire dalla sua copertina!     La firma del contratto di pubblicazione di Càscara   La vera novità è la firma del contratto di pubblicazione per il nuovo romanzo, Càscara!   A Emanuela Navone, editor e direttrice della Collana Policromia,  casa editrice PubMe, è piaciuto moltissimo dunque penso proprio che lo terrò, d’altra parte ne ho parlato così a lungo in questi termini che cambiare titolo adesso sarebbe come snaturarlo!   Alla faccia di chi all’inizio del lockdown sosteneva che fosse un errore inviare manoscritti alle case editrici in quel momento, ci ho creduto lo stesso, ho lavorato per migliorare la lettera di presentazione e la sinossi, e ho inviato.   Ho ricevuto quattro risposte, più una negativa (da Adelphi, lo voglio sottolineare, perché anche una risposta negativa è apprezzabile quando viene inviata per cortesia e rispetto del lavoro dell’autrice).   Di queste tre ho scelto Policromia.   Perché? Per tre ragioni: Perché è una casa editrice non a pagamento Perché le persone che lo hanno letto mi hanno fatto una buona impressione, in termini di professionalità e trasparenza Perché PubMe è una casa editrice che sta lavorando parecchio per strutturare il proprio mercato anche sul web, con tutto ciò che ne consegue: sostegno all’autore in termini di diffusione e promozione, organizzazione di eventi, partecipazione a fiere “in presenza e non”. Andrà tutto bene? Lo spero   🌈   Sarà pronto per il 2021. Ma vi aggiorno, non preoccupatevi 😉      Via alla ristrutturazione!   Ebbene sì, come altri migliaia di Italiani (chi sul serio, come ho fatto io, chi attraverso un racconto)  mi sono data alla ristrutturazione!   In sole due settimane abbiamo: sverniciato con carta vetrata, spatola e levigatrice gelosie e infissi della nostra casina, in queste proporzioni: 30%, 45%, 25% stuccato e rinforzato (gli infissi pare abbiano più di cent’anni!) verniciato il tutto componendo e distribuendo i due colori prescelti (grigio e rosso, quest’ultimo utilizzato per il portone di ingresso e qualche dettaglio qua e là) smontato la porta del bagno, rinforzato e verniciato pure quella ripulito il tutto scartavetrato, lucidato e riverniciato una sedia che avrà anche lei i suoi ottanta/cento anni. E dietro lo sporco abbiamo scoperto i chiodi/rivetti che fissavano il ferro battuto delle gambe in ottone! Bellissimi   Stanchi? Ceeeerto! Ma felici! E sono pure riuscita ad andare qualche giorno al lido!       Il progetto di un nuovo romanzo   Beh, siccome non ero abbastanza soddisfatta di tutto ciò, mi sono anche messa a progettare un nuovo romanzo!   Non vi dico di più se non che la protagonista è una donna alle prese con una crisi personale e di lavoro che inaspettatamente deve affrontare il rapporto, già difficile, con la madre.   Sarà un viaggio nei sentimenti e nella difficile arte di affrancarsi dalla propria genìa per poi scoprire di esserne irrimediabilmente parte.   Direi che mi fermo qui. Ce n’è abbastanza per un altro anno di blog insieme!   E voi care Volpi, come ve la siete cavate in questa estate un po’ così? Io al rientro ho riesumato la “vecchia” e cara copertina…       Buona ripresa, care Volpi!
  • Finisce il viaggio di Roc Nére II in Croazia
      Bentrovati marinai!   L’avventura vissuta attraverso il blog di un viaggio che amiamo molto e che abbiamo realizzato per l’ultima volta cinque anni fa è terminata!   Un’estate come questa meritava pensieri e ricordi belli per spazzare via ciò che oggi fa paura, una pandemia che ancora non è sconfitta e che peggiora giorno dopo giorno.   E’ tempo di saluti.   Desidero ringraziare tutti coloro che hanno seguito questo viaggio revival insieme a me.    Spero di essere riuscita a regalare anche a chi quest’estate è rimasto a casa una piacevole occasione di svago e di distrazione dal solito tran tran.     Finisce il viaggio di Roc Nére II in Croazia     Roc Nère II oggi è a secco e attende manutenzione.   Quest’anno è stato impossibile per noi organizzarci per darle l’attenzione che merita, dovremo rimediare nei prossimi mesi o forse l’anno prossimo.   Non so davvero se un viaggio così potremo rifarlo. Resterà per sempre nel mio cuore come un’esperienza Funtastica che mi ha regalato autentici momenti di gioia e di stupore per una natura che sa essere straordinaria anche quando fa paura.   Da Monfalcone a Silba e ritorno sono stati tanti gli incontri e le cose da ricordare.   I numeri del nostro viaggio   Abbiamo navigato per 362 miglia, il 75% delle quali a vela, con qualunque condizione di vento, eccetto con la Bora sopra i 30 nodi che ci ha costretti a trovare riparo.   Siamo partiti da Monfalcone e siamo arrivati fino a Silba, la bella isola con le acque cristalline, passando per l’Istria, Susak, Unije, Premuda, Losinji, Cres e molte altre isolette che hanno accompagnato le nostre notti in rada.   Il Fun non ha mai fatto cilecca.   Le vele, le manovre, tutto ha risposto al momento giusto e nel modo opportuno.   Il bilancio non può che essere positivo: è stata un’esperienza meravigliosa che mi ha fatto imparare qualcosa di più sul mare, sulla mia barca e sulla vita della marinaia.   E anche su me stessa.       La barca a vela ha il potere di metterti di fronte ai tuoi limiti, alle tue paure, ma anche alle tue potenzialità. Se credi abbastanza in te stessa, ce la fai, in qualunque condizione!   La vela è un’ottima palestra di vita!   Questa avventura non sarebbe potuta nemmeno cominciare se al mio fianco non ci fossero state la competenza, la destrezza, la manualità, l’abilità alle manovre e l’esperienza velica di Carlos Wenzel, il mio compagno di vita e di navigazione.   Grazie a lui, a Roc Nère II e al mare dell’alto Adriatico sono cresciuta un po’ anche io.   In mare (o in qualunque esperienza difficile fuori dal nostro contesto abituale) occorre in primo luogo sapere di non sapere tutto.   Anche stare ad ascoltare, accettare gli insegnamenti del mare e di chi ne sa più di te è importante.   In questo viaggio abbiamo incontrato personaggi strabilianti   Il vento croato ha portato verso di noi persone meravigliose che abbiamo conosciuto durante il nostro veleggiare.   Come Aurora, nazionalità argentina, oggi settantacinque anni, sola al comando della sua imbarcazione in giro per il mondo.   L’abbiamo incontrata a Rovigno dove ha navigato dall’Argentina, da sola su un 32 piedi.   Una donna fenomenale cui va tutta la mia stima e il mio rispetto.   Oggi è tornata nel suo paese ed è al momento in quarantena. Ma sono certa troverà il modo di ripartire.   E poi i nostri amici friulani Anna e Luca, che hanno condiviso con noi la navigata dell’ultima settimana di mare e che portavano la loro OneYOne, un vecchio Alpa ben modificato e poco più grande dell nostro Fun, in crociera per la prima volta.   Prova superata, bravissimi! Non li abbiamo più incontrati ma sono nel nostro cuore, come del resto questo viaggio.   Ciao Anna cara, ciao Luca!   Desidero ringraziare tutti voi ♥ per l’affetto, il sostegno, le domande e l’interessamento che avete dimostrato per questo piccolo lavoro che è costato comunque tempo e dedizione e che l’amore per il mare e per il Fun hanno ispirato.   Il Fun è una barca straordinaria che vi auguro prima o poi di poter navigare. Pensata dalla Janneau per le regate, oggi è prodotta dal cantiere italiano Lillia.   Si è rivelata, con qualche adattamento, anche un’ottima barca da crociera. Certo un po’ spartana, come piace a noi, ma in fondo è così che si recupera lo spirito originario del navigare.   Avremmo voluto organizzare una flottiglia, ovvero una spedizione in mare di più barche della stessa dimensione insieme.   Non ce l’abbiamo ancora fatta, ma non demordiamo.   Anche questo Coronavirus prima o poi finirà e allora potremo ricominciare a progettare!   Quanto a me, tra poco il blog riprenderà la sua tradizionale programmazione.   Saprete della mia estate nel prossimo post.  Sono stata tappata in casa per un po’, così almeno ho navigato con l’immaginazione. Quella che dalle parti delle Volpi non manca mai 😉    Un abbraccio a tutte voi, Volpi marinare. Se questa estate qualcuno ha avuto la fortuna di andarci davvero per mare, ci racconti e faccia sognare anche noi.   A noi tutti Buon Vento

31 Comments

  • accoltigil

    PENSO CHE NARCISISTI LO SIAMO UN PO TUTTI A COMINCIARE DA ME,SOLO CHE IO LO DICHIARO APERTAMENTE,ALTRI LO SONO MA NON LO DICONO , I SOCIAL OGGI HANNO CENTUPLICATO GLI SPECCHI,E SIAMO UNA GRAN MOLTITUDINE A FARNE USO E TALVOLTA ABUSO.

  • elettasenso

    Proprio ieri parlavo con un’amica dei ” narcisisti” più diffusi di quanto si creda. Come sempre é una questione di misura. Quindi d’accordo con alcuni interventi precedenti: A – siamo tutti narcisisti B- chi scrive è un narcisista .
    Poi c’è la patologia. Da curare.
    Eletta

    • Elena

      Ciao Eletta, al netto della patologia di cui è meglio che parli una blogger psichiatra :), a mio avviso la semplice volontà di essere letti o di essere comunque conosciuti da parte di uno scrittore non configura narcisismo. Il Narciso è un essere auto riferito, che vive in una dimensione dove c’è solo lui e dove solo lui conta. E’ una persona che non conosce e non riconosce la realtà ad eccezione di quella che si è auto costruito. Di sicuro ne abbiamo incontrati tanti….. Mi verrebbe una domanda: è il mestiere che porta al narcisismo o il narciso cerca un mestiere in cui poter esprimere al meglio la sua , meravigliosa, personalità? Questa è tipo “è nato prima l’uovo o la gallina” ma a mio avviso è una domanda interessante…. Ciau e grazie per lo stimolo 🙂

      • elettasenso

        Ho avuto un compagno affetto da questo disturbo e ho avuto la restituzione da parte dello psichiatra che lo aveva in cura. Quindi ne ho, anche se in parte, conoscenza.

        Ho conosciuto diversi scrittori e scrittrici e scrivo anche io, non solo nei blog ( ho pubblicato libri cartacei non con il mio nickname quindi inutile cercarmi ).

        Narciso si specchiava nell’acqua innamorato della propria immagine fino a morirne. C’è chi, scrivendo, si specchia nel plauso che riceve e di questo si nutre. C’è chi scrive perché non può fare altro, perché la scrittura è il suo modo di emanare, depositare, comunicare, lasciando tracce indipendentemente dal plauso.

        Dicevo l’altro giorno a un amico: Se volessi pubblicherei domani. La proliferazione del self pubblishing non è che una faccia della medaglia. Possibile che oggi tutti scrivano e non sono felici se non hanno il loro nome su una copertina digitale o cartacea?
        Riflessioni buttate lí, di prima mattina ancora stropicciata dal sonno. Quindi sintetiche, opinabili, discutibili…
        Avevo scritto un pezzo sugli scrittori e il loro ego. Magari lo cercherò e integrerò questo commento con un link.
        Ciao e buona giornata
        Eletta

        • Elena

          Cara Eletta, per ragioni di scelta editoriale non accetto commenti con link. Non era mai capitato, ma recentemente succede sempre più spesso e sono costretta a rimuoverli dalla discussione. Spero che comprenderai. Invito tutti a cercare il tuo articolo sul tuo bel blog!

        • Elena

          Sul self publishing: sei sicura che si tratti di proliferazione (e mi pare che tu assegnassi alla parola un’accezione negativa) e non fuga dalle case editrici piccole e medie?

        • elettasenso

          Ti avevo risposto con un link che proprio di questo trattava. Era un post del 2012 che si riferiva a un articolo apparso sul Corriere. Esaustivo. Ora troppo lungo riprendere il tema, argomentare con la giusta serietà, documentare e spiegare. Buon pomeriggio 🙂

        • elettasenso

          Basta saperlo. Per chi scrive come me da anni, a volte, è semplicemente comodo riprendere un link che già ha sviluppato in tempi precedenti l’argomento. Non è per ricevere visite, non è nel mio stile. Inutile
          sprecare energie su temi sui quali si è già scritto. Tutto ritorna. I temi, gira e rigira, si ripropongono.

  • Daria

    Una descrizione perfetta 🙂
    Ho incontrato un narcisista una volta (più di uno, credo, ma uno in particolare rientra perfettamente nella tua descrizione) e ci ho messo un po’ a identificarlo come tale: prima ci ho pianto e sofferto e sbattuto contro, poi un pezzetto alla volta nella mia testa l’ho smontato e mi è rimasto in mano davvero niente, mi si è sbriciolato tra le dita. Ciò che mi ha sorpreso è che dopo di lui, la passione per i narcisisti si è spenta e ora li identifico a distanza, appena cominciano a parlare, e, come dici tu, sorrido e gli faccio una carezzina sulla testa, perché mi sembra che siano di fondo molto tristi e privi di amore (e il mondo è, dannazione, così bello e amabile!). Mi domando però se davvero vadano amati: credo non comprendano davvero la lingua dell’amore, pur credendo spesso di padroneggiarla e conoscerla (di solito nelle forme idealizzate dell’arte e della poesia), e quindi non sappiano interpretare uno sguardo o un gesto d’amore come tale, e lo disprezzino quando lo ricevono. Quindi non lo so, personalmente ne sto lontana e sorrido a distanza nel guardarli disperarsi per raggiungere una perfezione astratta e vuota.
    Recupero qualcosa dai commenti: tutti gli scrittori sono narcisisti, o ancora tutti siamo un po’ narcisisti. Potrebbe anche essere vero, ma alla fine della giornata, qualunque cosa facciamo, ci guardiamo allo specchio e siamo sempre noi stessi, e possiamo chiederci se abbiamo cercato di sminuire qualcuno per apparire migliori, se abbiamo criticato ingiustamente qualcuno senza conoscerlo per farci più belli davanti ad altri, se abbiamo donato una parola buona invece che una cattiva, e questo è forse l’antidoto. Per la scrittura vale esattamente lo stesso.

    • Elena

      Ciao, Roxidor, non ribatto nemmeno perché potresti davvero aver ragione…. Ci distinguono forse i gradi di egocentrismo e di consapevolezza di chi siamo davvero :)……grazie per essere passato ( o passata) di qui!

    • Elena

      Eh sì Giuseppe, era proprio il senso di questa riflessione… E l’ultima frase è particolarmente dedicata a noi stessi…Viva l’onestà

  • Elena

    L’immagine che ho voluto descrivere dello specchio serviva per renderci conto che a volte ciò che vediamo e critichiamo negli altri ci appartiene. Forse un’analisi allo specchio del nostro io, e dei nostri sogni, certo Marina, come spesso ci suggerisci tu di fare, può aiutarci a capire qualcosa in più di noi. Qualcuno sostiene che non possiamo riconoscere qualcosa nell’altro che non sia appartenuto o abbia riguardato noi stessi. Ecco il senso che volevo dare a questa riflessione….
    Sul resto hai perfettamente ragione: credo che siamo entrambe fuori dalla dinamica della donna pomata! 🙂 e a volte aiuta di più una sberla, ma sempre, sempre l’accettazione . Quando vedo un narcisista penso a quanta fatica faccia. Il trucco è saper proteggersi….

  • alice

    a pensarci bene , come dico da un pezzo, Renzi, Grillo, Salvini, Berlusconi…… tutti i politici italiani hanno questo problemino , per cui non hanno minimamente il senso dello stato per cui dovrebbero lavorare, poveri noi !

    • Elena

      Ciao Alice e benvenuta nel blog! Sì hai ragione, forse il Narciso è naturalmente attratto da certe professioni … 🙂 Chiamalo problemino….

      • alice

        in effetti è IL problema dell’Italia , ma a quanto pare lo sta diventando in tutto il pianeta , mi pare che sia Trump che Putin ci stiano dentro bene , insomma questi leader segnano il ritorno ad una mentalità autoritaria e antidemocratica , quindi il narcisismo si combina bene con il totalitarismo , ma c’è troppa gente nel mondo che condizionata dai mass media e dal web non riesce a capire la trappola in cui si sta chiudendo ….. stupidamente, c’è gente che rinuncia volontariamente alla libertà, la sua e degli altri , in cambio di una finta sicurezza , sicurezza dal NEMICO che tanto bene Orwell aveva previsto.

        • Elena

          Non parlarmi di Trump! Autoritarismo e narcisismo? Sì, mi torna, sono entrambe esagerazioni dell’io. Tra parentesi a proposito di Orwell… Sapevi che la casa editrice ha dovuto ristampare migliaia di copie di “1984” perché sta andando nuovamente a ruba? Sembra proprio un romanzo profetico 🙂

        • alice

          ho passato anni a insegnare ai miei studenti cosa siano le distopie moderne , qualcuno che ogni tanto trovo in giro ancora mi ringrazia , per fortuna ! secondo me è molto meglio Animal Farm , c’è la trasformazione del potere dei maiali che diventa man mano sempre più assoluto alla faccia dei poveri animali che ci avevano creduto , e naturalmente c’è come sempre in NEMICO , lo scomparso Snowball , hai presente la Turchia adesso ????

        • alice

          molto interessante, però io dei Pink Floyd adoro Careful with that Axe Eugine, da Ummagamma , per dire, quell’urlo è meglio di niente…. poi The Wall , da quel muro in poi è cambiato qualcosa in occidente , butta caso, di muri era fatto il dopoguerra e ora tornano in massa i muri , stiamo retrocedendo in modo vergognoso , all’epoca della globalizzazione si sta sostituendo quella del bigottismo fascista globalizzato , il web a cosa è servito ? , è adesso il momento dell’urlo .haaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa , non se ne può più

  • davidgrasselli

    Per un attimo ho pensato che avevi preso i mezzi pubblici 🙂
    Una bela riflessione (anche quella dello specchio al mattino ). Ogni tanto mi sento un po’ narcisista anch’io, ma poi mi passa.

    David

      • davidgrasselli

        I commenti di chi mi circonda. 😀
        Scherzo… 🙂 Quando vado in mezzo alla gente mi accorgo che c’è un gran piacere a donarsi, anche nel limite di quanto si può. E l’essere narcisista agli estremi non è un donarsi ma un primeggiare. E non sta nelle mie corde (anche se mi piace guardarmi allo specchio, curarmi, cercare di piacere di carattere ed estetica… )

  • Marina Serafini

    Cara Elena, sai quanta importanza do ai sogni, quindi mi prendi per mano quando scrivi che al risveglio, davanti allo specchio, puoi vedere cosa ti conduce. E nei sogni, lo specchio ti restituisce per come sei in quel momento, e ti dice anche perchè – sempre che tu voglia e sappia vederlo. Il carattere che hai descritto riporta dinamiche molto diffuse tra i nostri simili, raccolte o sparse tra più individui… una persona che soffre si, un attore che indossa la sua corazza ok..ma bisogna far attenzione a non dare più di quanto non possa esser preso. Anche il vampiro ha bisogno di sangue, il tuo, per poter andare avanti, ma se tu glielo dai, poi sei tu che cadi, e lui andrà avanti a chiederne ad altri da far cadere.
    La comprensione deve fare da ponte verso un percorso che deve poi esser eseguito in prima persona, al prezzo di uno sforzo di volontà e di sudore vero. Esci se vuoi davvero uscire, e devi mettercela tutta. A volte le catene ce le mettono proprio quelli che si inteneriscono e “ci capiscono” e si limitano a darci carezze per questo. Spesso uno schiaffo ben dato è la carezza d’amore più sincera, proprio per la sua forza di rompere uno schema vischioso e paralizzante, per la capacità che ha di sconcertare e di imporre una riflessione, una revisione dei nostri modi.
    Io ne ho ricevuti, e ne ho dati; alcuni hanno esordito l’effetto sperato, altri sono stati compresi molto tempo dopo. Altri ancora sono caduti nel vuoto. Ma se non ci fossero stati, i sorrisi e le carezze che ne sono seguiti – liddove è accaduto – non sarebbero stati mai così veri e così caldi.
    Io sono fatta così: quando vedo una lacrima tendo la mano, ma ho imparato che l’altro deve anche impegnarsi e lottare con me per uscire dalla buca in cui è caduto. Solo così si fa fratellanza, e si fa amore: insieme nel fare, per fare gioia.

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