Femminile, plurale,  Il mondo con i miei occhi

Ho incontrato un narcisista

Ho incontrato un narcisista

Ho incontrato un narcisista

Sarà capitato anche a voi qualche volta, almeno il dubbio di avercelo davanti.

Io l’ho incontrato e l’ho guardato in faccia. Mi faceva una certa rabbia, con quella sua aria saccente, sicura e infallibile.

Il  narcisista ha il quadro della situazione, sa come muoversi e come devono essere fatte le cose.

Non ci sono spazi di mediazione, pensa che le cose vadano fatte in un unico modo, quello che piace a lui, che ha già sperimentato, che funziona. Ovvero il suo.

Se ha ragione ha ragione, punto.

Se poi vuoi buttar all’aria un’intera giornata inutilmente, per tentare di convincerlo che esiste anche un altro punto di vista, fai pure, ma non ce la farai mai.

Il narcisista è uso alle obiezioni

Solo che le respinge sul nascere perché riesce a convincerti che la cosa migliore è quella che indica lui.

Ti spiegherà sempre che hai torto, o, nella migliore delle ipotesi, che stai omettendo un aspetto della situazione che lui ti ha appena fatto notare e che, se mai riuscirai a comprenderlo, ti porterebbe immediatamente alla piena conoscenza, che lui ovviamente ha già raggiunto.

Se invece non ci arrivi e malauguratamente lo ammetti, ti guarda con un’aria di sufficienza come se avesse pestato una busa*. Si sta chiedendo

Ma perché non ci arrivi?

o qualcosa del tipo

Non c’è niente da fare, sei troppo stupida per capire

E tu, perché diavolo ti accanisci a provarci? Fidati, no? Fidati di lui, che lui sa. Devi solo lasciarti andare alla sua saggezza.

Il narcisista non ha bisogno di una relazione vera con le persone

Fortunato com’è, non soffrirà mai perché non può ‘affezionarsi’. In fondo non è che le persone abbiano molto da offrirgli.

Se poi è uno che scrive, può darsi che lo faccia unicamente per una sorta di onanismo, per soddisfare se stesso.

Se poi piace agli altri bene, altrimenti, il problema siete voi che non avete capito un accidenti.

Poiché da valore solo a se stesso, l’altro da sé, il secondo della relazione, non ha motivo di esistere se non nella misura in cui rinforza il suo ego.

Quando incontri un narcisista hai subito la sensazione di essere lì solo per lui, in funzione di lui, servi a mettere in luce le sue capacità o a smussare i suoi difetti.

L’egoriferito ti adopera come un suo specchio, e se l’immagine che riflette non è gradita, allora ti scarta. Bisogna saperlo e avvicinarsi con cautela, per non farsi troppo male.

E’ convinto di avere stoffa da vendere

Ha passato larga parte della sua vita a perfezionarsi nel campo in cui desidera eccellere: nella bellezza, nell’eleganza, nella scrittura, nella sua professione.

Gli è necessario perché il narcisista ha bisogno di sentirsi il migliore.

Sa che non può riuscire in tutti i campi per questo vuole eccellere in uno specifico e su quello vuole sapere tutto, controllare tutto.

Anche le scatole le rompe alla grande ma sempre in modo specifico, speciale.

Avendo messo tanta della sua energia nel raggiungimento della perfezione in ciò che fa l’egoriferito non ha tempo per la creatività e stenta a riconoscerla negli altri. Naturalmente è convinto del contrario, non c’è niente da fare, non lo schioderete.

Ha un’alta opinione di sé

E’ rigoroso e inflessibile, ma ha bisogno che tali abilità gli siano riconosciute dagli altri.

Lui è convinto di bastare a se stesso, in realtà ha un disperato bisogno di qualcuno che lo osservi.

Talvolta capita che si senta attratto da qualcuno che considera speciale, e arriva perfino a idealizzarlo.

Poi si ritrova con cocenti delusioni, su questo è molto simile a noi comuni mortali.

Vi dicevo che io, uno così, l’ho incontrato davvero

Quando mi è parso di vederlo, alle prese con quel suo ego gigantesco, alla fine mi ha fatto tenerezza

Da tanto presuntuoso che sembrava ho cominciato a vederne la fragilità, il disagio, la sofferenza.

Eh sì perché il narcisista ha bisogno di avere successo e di essere riconosciuto e quando ciò non capita crolla e si dispera.

Forse vi siete fatti l’idea che sia un individuo vanitoso, presuntuoso, apparentemente sicuro di sé. Non è così.

Per esserci vanità o presunzione deve esserci stima di sé. L’egoriferito non ha questa fortuna, è un essere fragile che si arrampica con fatica sui pendii della sua triste esistenza.

Perciò non giudicatelo duramente.

Quando incontrate un narcisista guardatelo con affetto e comprensione. Sta combattendo la battaglia più dura, quella contro se stesso.

Anche lui ha il suo punto di rottura. E quando lo raggiunge, va in mille pezzi.

Terrorizzato da se stesso, ama ammirarsi ma non guardarsi a fondo, potrebbe vedere.

Perciò siate gentili.

Perché domattina, quando vi sciacquerete via dal volto l’abisso del vostro subconscio che è riaffiorato durante la notte, potreste scorgerlo tra i vapori sul vostro specchio.

Non cancellate quell’immagine, riconoscetela e amatela.

L’unica cosa che può davvero sradicare un Narciso dal suo duro terreno è l’amore.

E voi, regalateglielo…..


*busa: in piemontese, materiale organico di scarto della vacca

ndr: non sono una psicanalista, psico – altro, ma credo che ci siamo capiti lo stesso 🙂


Dai un’occhiata alle ultime novità del blog!

  • Chi ti ama non tenta di cambiarti
      E’ una mattina come tutte le altre, eppure apro gli occhi come se un tuono avesse appena squarciato il cielo silenzioso. Meccanicamente mi giro verso il lato sinistro del letto, allungando un braccio teso di brama. Le mani accarezzano il materasso, invano. Non c’è. Smarrimento e paura, per fortuna dura solo un secondo. Poi la mente ragiona. La mente sa ciò che il mio cuore rifiuta: non c’è, partito per un viaggio di lavoro. Resterà via per un po’, ma di certo tornerà, e il cuore quel lavoro un po’ lo detesta, perché gli provoca continui sussulti.   Mi sollevo, ignorando il rumore delle giunture delle caviglie e barcollando raggiungo il bagno. Lo specchio mi guarda, appannato. I capelli sembrano usciti dalla centrifuga, il volto è segnato dalle lenzuola. Un’altra notte è passata, mancano ancora quattro settimane.   Chi dice che non vi è amore senza sofferenza probabilmente ha passato mattinate come queste, magari anche peggiori.   Ma sa che c’è un solo modo per permettere che l’amore resti: accettare le ragioni dell’altro senza tentare di cambiarlo.   Chi ama non tenta di cambiarti   Quando abbiamo la fortuna di imparare questa eterna verità, è sempre troppo tardi. Se si potesse evitare di crescere passando attraverso la sofferenza tutti resteremmo bambini per sempre. Ci ha provato Peter Pan, eterno cercatore delle sue “ombre”, incapace di accettare tra i suoi chi cresce, rifiutando una parte importante di se stesso. (Qui qualche anticipazione sull’ennesimo – e imminente – remake) Tornando all’amore, oggetto inusuale di questa riflessione sul blog, ci sono due lanternini che fanno luce su un amore sbilanciato, malato: quando non siamo accettati per quello che siamo quando cerchiamo di cambiare chi pensiamo di amare   Entrambe le strade portano a perdersi sull’isola che non c’è. Riconoscerle in tempo ci aiuta almeno a comprare un biglietto per il ritorno.   Amore è … saper accettare l’altro e se stessi   Lo vado dicendo ogni giorno: il lavoro è il modo che abbiamo per realizzarci nel mondo. Non l’unico ma quello più accessibile, più pervasivo della nostra esistenza. Il lavoro è ciò che ci rende autonomi, ci dà una certa indipendenza economica, lascia intendere qualcosa di noi, ci permette di misurarci, di confrontarci, di crescere, di contribuire a un disegno più grande, qualunque esso sia.   Il lavoro è emancipazione. La scelta di quale lavoro o professione esercitare è dunque un atto di profonda libertà e affermazione di sè.   Ciascuno di noi assegna a ogni parametro un certo valore per determinare se un lavoro è ciò che fa per noi, ovvero se è in grado di realizzarci o realizzare l’obiettivo che in quel momento per noi è importante. Un lavoro soddisfacente ci permette di tornare a casa la sera (o dopo un mese) soddisfatti, certi di aver percorso la nostra strada, non importa se con fatica.   In una relazione essere realizzati porta serenità, forza, determinazione per affrontare la vita in comune.   Sentirsi frustrati, problematici, pessimisti, comporta una inevitabile ritorsione sulla relazione. A volte si potrebbe arrivare a pagare prezzi molto cari.   Accettare le esigenze e le motivazioni dell’altro è dunque di fondamentale importanza per l’equilibrio. Tuttavia, ciò è impossibile se prima non si è compiuto lo stesso atto d’amore nei confronti di noi stesse.   Tutte noi prima o poi impariamo che    Lasciar andare non significa perdere.   Comprimere le aspirazioni dell’altro invece è la strada più rapida per rompere l’amore.     Non cercare di cambiarmi!   Quante volte da adolescenti abbiamo cambiato colore dei capelli, acconciatura, squadra preferita, abitudini, passioni, solo per essere notati/e da qualcuno!? E’ un passaggio naturale e persino sano se vissuto con leggerezza e consapevolezza.   Se tuttavia viviamo a lungo accanto a qualcuno che non accetta il nostro modo di essere, di vestire, la musica che ascoltiamo, le amiche che abbiamo, il modo in cui ci svegliamo al mattino, il lavoro che facciamo, il linguaggio che usiamo eccetera eccetera, forse dovremmo interrogarci se ciò che crediamo amore lo è per davvero.   Dietro le storie difficili di molte persone abusate o sottomesse c’è una scarsa fiducia in ciò che siamo e una grande difficoltà ad affermarlo.   Intervenire in questo casi per fare in modo che non degenerino nelle forme di violenza e sopraffazione che di tanto in tanto affiorano nelle cronache cittadine è compito di esperti, cui lascio la parola.   Ma so che possiamo, specie come donne, indicare un’altra strada.   Testimoniare con la nostra vita affermando noi stesse e rispettandoci, senza tentare di cambiare per volontà di nessuno se non la nostra e impedendo agli altri di cambiarci. Per farlo occorre profonda accettazione, amore, autonomia, connessione e il coraggio di mostrarci. Perché il rispetto e la fiducia, la stima, sono i fondamenti dell’amore che non dovrebbero mai mancare, né verso l’altro né verso noi stesse.   Se qualcuno cerca di cambiarci, non è amore Se qualcuno pretende che ci comportiamo come qualcun’altro o che addirittura diventiamo qualcun altro, allora dobbiamo allontanarci subito, come suprema forma di protezione.   Impariamo a riconoscere le persone che ci vogliono bene.   Testimoniamolo sempre, sorelle, anche quando accettare l’altro è fonte per noi di sofferenza. Una sofferenza cui lasciamo spazio perché sappiamo che quando passa saremo più forti. E forse, anche più libere e al sicuro.   E voi che ne pensate, care Volpi?  
  • Scrittori: imparare dalla crisi la resilienza
      Scrittori: imparare dalla crisi. Possibile? Come possiamo allenare la nostra resilienza? Questi i temi dell’articolo di oggi. Buona lettura!   Si dice che convenga guardare alle cose con ottimismo. E in effetti, a che serve indugiare su ciò che non va? Soltanto a farci del male, a scavare ferite di volta in volta più profonde. Così anche gli scrittori dovrebbero imparare qualcosa dall’ombra della crisi che il Covid19 ha gettato sull’editoria. Imparare a superare gli ostacoli e a percorrere strade nuove.   Chi l’ha fatto è sopravvissuto o sopravviverà.   C’è chi ha persino trovato un lato positivo nella crisi, intraprendendo la via della pubblicazione, con editore o da indipendente.   Temerari? No, soltanto persone che non hanno mollato.   Perché una sola cosa può fermarci: noi stessi e i nostri pregiudizi. Proviamo a difenderci.     Scrittori: imparare dalla crisi la resilienza   Dicono che durante la pandemia abbiamo letto di più. Sono i dati a rincuorarci: leggere libri (o anche ascoltare audiobook, strumento in ascesa, dopo le difficoltà di qualche anno fa, ne avevo parlato qui) è l’attività che ha visto un maggiore incremento percentuale nelle abitudini degli intervistati, con un aumento del 36%, secondo solo allo streaming di serie video e film (+50%) e alla fruizione di programmi televisivi (+49%), e superiore all’ascolto di musica in streaming (+23%) e della radio (+24%). Sono i dati diffusi ad aprile dalla Global Web Index, che ha pubblicato uno studio realizzato in 17 paesi tra cui l’Italia per analizzare l’andamento delle abitudini e dei consumi durante il lockdown.   In netta controtendenza con quelli rilasciati nei primi mesi della pandemia, quando, ne avevamo parlato qui, le vendite crollavano e le letture anche. Ma poi si sono riaperte le librerie e tutto ha ricominciato a scorrere, anche se a mio avviso un pò meno brillantemente del solito.   Vi invito a dare un’occhiata allo studio completo che avete nel link qui sopra.. Con voi vorrei elencare una serie di comportamenti resilienti che ho visto mettere in campo o che io stessa ho messo in campo e che si sono rivelati positivi. Per contrastare la negatività che ci assale e imparare a essere resilienti, ovvero a trasformare qualcosa di negativo in un’opportunità per intraprendere strade nuove altrimenti ignorate.   Ignorare i gufi   Quando mi sono decisa a inviare il mio ultimo manoscritto agli editori, era qualche giorno prima del lockdown. Avevo un elenco nemmeno troppo lungo di case editrici che mi parevano appropriate per il tipo di romanzo che è Càscara, che appartiene al genere del romanzo di formazione collocato in un contesto storico del nostro recente passato. Ricevetti alcuni incoraggiamenti (pochi) e tante frenate. Le case editrici, secondo molti, non sarebbero state attente alle nuove proposte di pubblicazione, un po’ per chiusura quarantena, un po’ perché in quel periodo o si proponevano storie sul lockdown oppure non sarebbero state nemmeno prese in considerazione. Ebbi qualche tentennamento, ma poi seguii il mio istinto e proposi il mio romanzo a una trentina di case editrici selezionate in base al mio gusto personale e al catalogo. Per la prima volta mi hanno risposto in cinque in soli due mesi, di cui una soltanto (Adelphi) si è dichiarata non interessata all’argomento del mio romanzo. Le altre quattro, che avevano ricevuto solo una sinossi e una biografia, mi hanno chiesto il testo. La pazienza e l’audacia aiutano.   Pensiero conseguente?   Se hai terminato un lavoro cui tieni molto, non lasciarti frenare da nessuno e proponilo con l’entusiasmo di avere tra le mani un capolavoro. Ci pensa già il mondo a sminuirti, non farlo tu stessa. Abbi fiducia e buttati Presentazioni e web in air   Gli eventi sono stati bloccati per un po’ e cosa abbiamo imparato nel frattempo? Che attraverso gli strumenti del web si raggiungono molte più persone che dal vivo! E’ vero, in una presentazione tradizionale, che ora è di nuovo possibile organizzare, il rapporto a tu per tu con le persone e la vendita del tuo libro, la possibilità di scrivere subito una dedica (a proposito, hai già visto il mio video per trovare quella giusta?) sono occasioni impagabili di incontro e relazione. Ma l’esperienza della quarantena ci ha insegnato che il web è capace di attrarre molti più curiosi al tuo balcone!   Gli autori, soprattutto quelli indipendenti, hanno un grande opportunità: promuovere il proprio libro attraverso i canali dei social, in diretta!   Basta con le foto pubblicate su Facebook, fatelo un bel video in streaming dell’evento, e dai!   Credo che mi ci cimenterò subito, quando pubblicherò Càscara! Non si tratta di sostituire ma di integrare alcuni strumenti che si sono dimostrati utili. Un link all’acquisto sullo store on line preferito completerà il tutto 😀   D’altra parte, ben il 32% degli italiani che hanno risposto alla ricerca Global Web Index, hanno dichiarato che non abbandoneranno l’abitudine acquisita durante la quarantena di comprare on line,  specie se con consegna a domicilio gratuita.   Credo che anche il mercato dei libri sarà affetto da questo cambio di costume e comportamento.   Usare bene i social   Tempo per imparare a usare i social? Bene, usatelo per selezionare quello che fa per voi e investite su quello! Ma attenti a due cose: non inflazionate le piattaforme con i vostri profili scegliete il social media giusto che sia compatibile con la vostra esperienza su internet e con il pubblico che volete raggiungere   Avere molti profili social per promuovere il vostro libro è una perdita, dannosa, del vostro tempo. Ne basta uno fatto bene. TikTok? Instagram? Il sempre verde Facebook? YouTube? Telegram o Whatsapp?   Ognuno di questi ha opportunità differenti. Siate attenti a diversificare il tipo di informazione che veicolate su ogni singolo strumento social.   Quanto allo specchietto per le allodole della promozione a pagamento: io l’ho provata solo una volta e non ho avuto alcun beneficio. Per fortuna, la cifra che avevo investito era minima.   Direi che è molto meglio avere un blog.  Ma per favore, non apritene uno per promuovere il vostro libro. Apritelo per raccontarvi. E fate lo stesso con i profili social. Oggi le persone vogliono la vostra vita privata. Comprano uno stile, un volto, un pensiero, un’abitudine. E poi un libro. Siate attenti a costruirvi un’immagine originale e i consensi arriveranno. Prima ai vostri post e poi anche ai vostri libri. Ma sempre meno di quanto vi aspettereste.   Diversificare i canali di promozione   Sapevate che durante il lockdown è aumentato l’utilizzo di: YouTube e TikTok (+8%) ascolto di podcast e audiolibri (+7%) ascolto della radio -Viva! – (+24%) lettura di libri, giornali, riviste (+36%) messaggerie – Whatsapp, Messenger – (+ 51%, una follia!!!) altri social media (+ 44%) film e serie tv on the web, es Netflix – (+50%)   Insomma, abbiamo fatto un pò di tutto, tempo ce n’era. Una curiosità a proposito di queste percentuali: sono pressoché identiche per uomini e donne. Gli unici due comportamenti che hanno rilevato una differenza di più del 10% tra uomini e donne sono stati la maggiore propensione per la cucina e quella per il pc e i giochi elettronici. Indovinate con quale distribuzione di genere 😯    Resta una domanda: dopo la pandemia e la quarantena, cosa resterà di queste abitudini?     Trovate una libreria che vi adotti   Nel mio Borgo Vittoria noi abbiamo la Piola Libreria di Catia che nel frattempo si è allargata ed è diventata anche di Stefania, visto che ormai condividono oltre che la vita anche le passioni e una parte di lavoro. La libreria di adozione (o di elezione) è una sicurezza specie al nostro debutto. E in questo periodo avere una rete di relazioni stabili, di persone che vi vogliono bene al di là della vostra necessità di far conoscere il vostro libro, è essenziale. Voi avrete cura di promuovere la libreria come punto di vendita di buoni libri e la libreria avrà cura di promuovere voi come buone/i autrici/autori. Un do ut des però che non ha a che fare con il portafoglio, ma con il cuore.   Ci qualifica come persone, prima ancora che come autrici. E il bene torna sempre.   Sarebbe molto interessante capire se le offerte on line, promozioni, sconti, abbiano avuto un qualche efficacia in questo periodo, ma non ho trovato dati a supporto. Chissà se qualcuno ne ha esperienza e può raccontarci come è andata?   Quanto a me   Quanto a me, le cose stanno così. Ho due idee per nuovi romanzi (ve ne parlerò meglio), su una ho già cominciato a scrivere. Ho imparato a usare Bibisco (ricordate? Ne abbiamo parlato qui con il suo papà, Andrea Feccomandi) , ho letto qualche libro ma meno del solito, sono in controtendenza, ma le ragioni le conosco. Ho ridotto la lettura degli altri blog e me ne scuso, ho aumentato la lettura dei quotidiani, dopo aver fatto un abbonamento on line. Ho goduto appieno del mio angolino in casa, ricavato da una nicchia, e ho ripreso con il Nordic Walking per rimettermi un po’ in forma. Ho abbandonato i video YouTube (ma li riprendo, è solo che di video (conferenze) in questo periodo ne ho proprio abbastanza 😀 ) e ho diradato le pubblicazioni sui social. Il tempo che risparmio? Lo dedico a me. I miei cinque minuti si sono dilatati. Non posso che esserne lieta.   Non si può creare con la mente piena di cose. Fare un po’ d’ordine ogni tanto serve… 😉  Ah, dirado un po’ la pubblicazione dei post sul blog, ma ve ne sarete già accorti. Niente paura, è solo un po’ di riposo per riprendere in estate alla grande!   E voi? Cosa avete imparato dalla pandemia, come persone e come scrittrici e scrittori?   Aspetto come sempre i vostri commenti qui sotto, care Volpi!  
  • I medici cubani a Torino durante la pandemia. La Brigata Henry Reeve
      In questi giorni sono stata parecchio impegnata per risolvere i notevoli problemi tecnici che una videoconferenza in streaming su Facebook comporta, specie se la affrontiamo per la prima volta. Di sicuro ne valeva la pena. Perché l’esperienza de i medici cubani a Torino durante la pandemia, giunti con la Brigata “Henry Reeve”, inviata presso le OGR dove è stato allestito un ospedale Covid19, valeva ogni sforzo perché potesse essere raccontata a più persone possibili. Vantaggi della digitalizzazione e piccolo upgrade per la sottoscritta quanto a dimestichezza con gli strumenti tecnologici 😀  Dopo il post sulle videoconferenze on line presto scriverò qualcosa anche  a proposito di come usare al meglio lo strumento che ha permesso questa sfida: StreamYard.  Ma ora parliamo di loro.   I medici cubani a Torino durante la pandemia: la Brigata Henry Reeve   Ricordare quei giorni fa male.  Paura, disorientamento, annichilimento e tanto, tanto dolore. Questi solo alcuni dei sentimenti ricorrenti che ci hanno attraversato nei mesi di pandemia.  In quei giorni l’Italia, con il Piemonte e Torino secondi solo alla Lombardia e all’Emilia quanto a contagi, ma con recrudescenze ancora pericolosamente presenti, era sulla bocca di tutti. Dall’estero si chiudevano le relazioni con il nostro paese e ai nostri concittadini venivano negati accessi, lavoro, scambi. Isolare “Gli italiani”. Ricordate? Io sì. Mentre tutto ciò accadeva, mentre gli Stati Uniti dichiaravano di voler un vaccino tutto per sé e di procedere a chiudere anzitempo le relazioni con L’Europa senza peraltro affrontare il Covid19 che stava esplodendo all’interno dei propri confini, Cuba, abituata alla solidarietà internazionale da sempre, offriva la sua collaborazione concreta a noi tutti, inviando, in accordo con il Governo Italiano, un contingente di medici esperti in gestione di catastrofi e gravi epidemie. Una brigata, la Henry Reeve, sempre pronta ad andare dove esiste più necessità come in Pakistan, dopo il terribile terremoto, o in America Centrale, dopo le piogge torrenziali provocate dalla tormenta tropicale Stan. Cuba, sede della scuola internazionale di medicina che ha reso e rende possibile laurearsi decine di migliaia di giovani che non avrebbero i mezzi per poterlo fare, nonostante il blocco ha raggiunto uno straordinario livello di qualità nella bio-ingegneria medica, nella medicina e chirurgia e nel trattamento dei peggiori flagelli virali. Julio Guerra è il medico a capo della Brigata. Ieri ho avuto il piacere e l’onore di intervistarlo e di approfondirne la storia che potete trovare a questo link.   Chi è Julio Guerra, a Torino per sconfiggere il Covid-19 Veniamo a condividere ciò che abbiamo, non ciò che ci resta   Una dichiarazione che non ha bisogno di commenti, la sua. D’altra parte, il dottor Julio Guerra non è un medico qualunque.  Capo della Brigata Medica “Henry Reeve”, il contingente di medici cubani inviato a Torino, presso le OGR, ha coordinato il lavoro di altri 37 medici in delegazione. Quando risponde alle nostre domande, ormai alle prese con i preparativi per il rientro, Julio è orgoglioso nel dire che “La collaborazione con i medici e il personale italiano è stata eccellente” e anche che “Non sono state segnalate situazioni di contagio tra gli italiani e i cubani incaricati della gestione dell’ospedale”. Motivo di orgoglio e testimonianza di una professionalità che ha caratterizzato i medici e gli operatori sanitari di stanza alle OGR la cui collaborazione con i medici della Brigata ha potuto risolvere casi molto complessi e alleviare la pressione sugli ospedali torinesi, che  come è noto, sono anche un riferimento per l’intero Piemonte e non solo.   I medici cubani a Torino durante la pandemia erano 38 medici . Non una casualità ma una scelta precisa. Nel mondo sono circa 30.000 gli operatori sanitari cubani in circa 60 paesi. E negli ultimi mesi, per aiutare il mondo a fermare Covid-19, l’isola ha attivato il cosiddetto ‘Contingente Médico Henry Reeve’ contro catastrofi ed epidemie, con 25 nuove brigate di solidarietà. La storia di Julio però testimonia la tradizione di solidarietà e di aiuto che caratterizza Cuba in campo medico. Ha avuto esperienze pregresse in Venezuela, Guatemala e Gibuti, come molti altri della Brigata, testimoniando con forza e convinzione il valore della scelta che Cuba ha fatto di investire sulla salute e sul mantenimento della stessa, come testimonia nella sua intervista con noi. I biglietti di ringraziamento lasciati nell’ospedale per i medici che insieme hanno risolto casi difficili sono lì a testimoniare il segno di un passaggio che non è solo scambio e solidarietà umana, ma condivisione. Anche di pratiche e di conoscenze in campo medico. Un campo in cui da tempo Cuba, insieme all’istruzione, investe, pagando il prezzo dell’embargo che dal 1960 opprime l’isola.   La Brigata Hernry Reeve   Il contingente internazionale di medici Henry Reeve, specializzato in catastrofi e gravi epidemie, è stato creato il 19 settembre 2005 da Fidel Castro. Dal sito Italia Cuba apprendiamo che Henry Reeve, anche conosciuto come “L’inglesito della manigua”, era un capitano di Brigata nato a Brooklyn e giunto a Cuba l’11 maggio del 1869. Divenne  per tutti “L’Inglesito” perché conosceva poco lo spagnolo, parlava poco e quel poco era nel suo inglese che cercava di adattare alla lingua locale. Si distinse nel 1876 nelle battaglie cubane contro il colonialismo e morì vicino a Cienfuegos dopo aver partecipato a più di 400 azioni armate. Passò alla storia perché perse una gamba nel settembre del 1873, lanciandosi su una canna di cannone con il suo cavallo. Non smise per questo di combattere per la causa, con ogni mezzo. Quando si uccise aveva solo 26 anni, sparandosi a una tempia, ferito molto gravemente al petto, all’inguine e a una spalla, quando le truppe spagnole lo avevano catturato. Ha lasciato un grande esempio di solidarietà tra uomini ansiosi di libertà e giustizia.     Quando gli chiedevano di dove fosse, l’inglesito rispondeva:   Io sono del paese dove si muore   A testimonianza di una vita dedicata alla lotta contro il regime coloniale imposto dalla corona spagnola.              Henry Reeve è stato onorato dal governo cubano nel 1976 in occasione del centenario della sua morte con un francobollo postale.   Entendemos de amor, no de odio!   Questo il titolo dell’iniziativa che abbiamo svolto il 22 giugno (qui il video integrale su Facebook) per ricordare questo scambio di affetto e solidarietà tra Cuba e la mia città.     Per me è stato motivo di grande orgoglio aver potuto organizzare un momento di dibattito e di riflessione, nonché di gratitudine e solidarietà con il popolo cubano cui sono molto affezionata, come ben sapete. Un evento che è stato seguito da moltissime e moltissimi persone, anche in diretta da Cuba, e che ha visto la partecipazione dell’Ambasciatore di Cuba in Italia José Carlos. Rodriguez Ruiz, Susanna Camusso e Irma Dioli tra gli altri.   La presenza della mia organizzazione, a testimonianza dei valori di solidarietà e fratellanza che sempre caratterizzano la CGIL, di autorevoli esponenti di Italia Cuba e dell’Ambasciatore di Cuba in Italia hanno reso il momento speciale e davvero indimenticabile.   Per me anche l’occasione per ringraziare con tutto il ❤️ tutte le donne e gli uomini che senza distinzioni si sono presi cura di noi durante la pandemia.   E di accettare una nuova sfida per la comunicazione che utilizzando gli strumenti digitali può far arrivare contenuti “di nicchia” a un pubblico più vasto. Ma di questo, ne parliamo un’altra volta, sempre qui, sulle Volpi 😉  Muchos cariños.   Chi di voi conosce da vicino Cuba?Cosa ne pensate di questa iniziativa di solidarietà?  

31 Comments

  • accoltigil

    PENSO CHE NARCISISTI LO SIAMO UN PO TUTTI A COMINCIARE DA ME,SOLO CHE IO LO DICHIARO APERTAMENTE,ALTRI LO SONO MA NON LO DICONO , I SOCIAL OGGI HANNO CENTUPLICATO GLI SPECCHI,E SIAMO UNA GRAN MOLTITUDINE A FARNE USO E TALVOLTA ABUSO.

  • elettasenso

    Proprio ieri parlavo con un’amica dei ” narcisisti” più diffusi di quanto si creda. Come sempre é una questione di misura. Quindi d’accordo con alcuni interventi precedenti: A – siamo tutti narcisisti B- chi scrive è un narcisista .
    Poi c’è la patologia. Da curare.
    Eletta

    • Elena

      Ciao Eletta, al netto della patologia di cui è meglio che parli una blogger psichiatra :), a mio avviso la semplice volontà di essere letti o di essere comunque conosciuti da parte di uno scrittore non configura narcisismo. Il Narciso è un essere auto riferito, che vive in una dimensione dove c’è solo lui e dove solo lui conta. E’ una persona che non conosce e non riconosce la realtà ad eccezione di quella che si è auto costruito. Di sicuro ne abbiamo incontrati tanti….. Mi verrebbe una domanda: è il mestiere che porta al narcisismo o il narciso cerca un mestiere in cui poter esprimere al meglio la sua , meravigliosa, personalità? Questa è tipo “è nato prima l’uovo o la gallina” ma a mio avviso è una domanda interessante…. Ciau e grazie per lo stimolo 🙂

      • elettasenso

        Ho avuto un compagno affetto da questo disturbo e ho avuto la restituzione da parte dello psichiatra che lo aveva in cura. Quindi ne ho, anche se in parte, conoscenza.

        Ho conosciuto diversi scrittori e scrittrici e scrivo anche io, non solo nei blog ( ho pubblicato libri cartacei non con il mio nickname quindi inutile cercarmi ).

        Narciso si specchiava nell’acqua innamorato della propria immagine fino a morirne. C’è chi, scrivendo, si specchia nel plauso che riceve e di questo si nutre. C’è chi scrive perché non può fare altro, perché la scrittura è il suo modo di emanare, depositare, comunicare, lasciando tracce indipendentemente dal plauso.

        Dicevo l’altro giorno a un amico: Se volessi pubblicherei domani. La proliferazione del self pubblishing non è che una faccia della medaglia. Possibile che oggi tutti scrivano e non sono felici se non hanno il loro nome su una copertina digitale o cartacea?
        Riflessioni buttate lí, di prima mattina ancora stropicciata dal sonno. Quindi sintetiche, opinabili, discutibili…
        Avevo scritto un pezzo sugli scrittori e il loro ego. Magari lo cercherò e integrerò questo commento con un link.
        Ciao e buona giornata
        Eletta

        • Elena

          Cara Eletta, per ragioni di scelta editoriale non accetto commenti con link. Non era mai capitato, ma recentemente succede sempre più spesso e sono costretta a rimuoverli dalla discussione. Spero che comprenderai. Invito tutti a cercare il tuo articolo sul tuo bel blog!

        • Elena

          Sul self publishing: sei sicura che si tratti di proliferazione (e mi pare che tu assegnassi alla parola un’accezione negativa) e non fuga dalle case editrici piccole e medie?

        • elettasenso

          Ti avevo risposto con un link che proprio di questo trattava. Era un post del 2012 che si riferiva a un articolo apparso sul Corriere. Esaustivo. Ora troppo lungo riprendere il tema, argomentare con la giusta serietà, documentare e spiegare. Buon pomeriggio 🙂

        • elettasenso

          Basta saperlo. Per chi scrive come me da anni, a volte, è semplicemente comodo riprendere un link che già ha sviluppato in tempi precedenti l’argomento. Non è per ricevere visite, non è nel mio stile. Inutile
          sprecare energie su temi sui quali si è già scritto. Tutto ritorna. I temi, gira e rigira, si ripropongono.

  • Daria

    Una descrizione perfetta 🙂
    Ho incontrato un narcisista una volta (più di uno, credo, ma uno in particolare rientra perfettamente nella tua descrizione) e ci ho messo un po’ a identificarlo come tale: prima ci ho pianto e sofferto e sbattuto contro, poi un pezzetto alla volta nella mia testa l’ho smontato e mi è rimasto in mano davvero niente, mi si è sbriciolato tra le dita. Ciò che mi ha sorpreso è che dopo di lui, la passione per i narcisisti si è spenta e ora li identifico a distanza, appena cominciano a parlare, e, come dici tu, sorrido e gli faccio una carezzina sulla testa, perché mi sembra che siano di fondo molto tristi e privi di amore (e il mondo è, dannazione, così bello e amabile!). Mi domando però se davvero vadano amati: credo non comprendano davvero la lingua dell’amore, pur credendo spesso di padroneggiarla e conoscerla (di solito nelle forme idealizzate dell’arte e della poesia), e quindi non sappiano interpretare uno sguardo o un gesto d’amore come tale, e lo disprezzino quando lo ricevono. Quindi non lo so, personalmente ne sto lontana e sorrido a distanza nel guardarli disperarsi per raggiungere una perfezione astratta e vuota.
    Recupero qualcosa dai commenti: tutti gli scrittori sono narcisisti, o ancora tutti siamo un po’ narcisisti. Potrebbe anche essere vero, ma alla fine della giornata, qualunque cosa facciamo, ci guardiamo allo specchio e siamo sempre noi stessi, e possiamo chiederci se abbiamo cercato di sminuire qualcuno per apparire migliori, se abbiamo criticato ingiustamente qualcuno senza conoscerlo per farci più belli davanti ad altri, se abbiamo donato una parola buona invece che una cattiva, e questo è forse l’antidoto. Per la scrittura vale esattamente lo stesso.

    • Elena

      Ciao, Roxidor, non ribatto nemmeno perché potresti davvero aver ragione…. Ci distinguono forse i gradi di egocentrismo e di consapevolezza di chi siamo davvero :)……grazie per essere passato ( o passata) di qui!

    • Elena

      Eh sì Giuseppe, era proprio il senso di questa riflessione… E l’ultima frase è particolarmente dedicata a noi stessi…Viva l’onestà

  • Elena

    L’immagine che ho voluto descrivere dello specchio serviva per renderci conto che a volte ciò che vediamo e critichiamo negli altri ci appartiene. Forse un’analisi allo specchio del nostro io, e dei nostri sogni, certo Marina, come spesso ci suggerisci tu di fare, può aiutarci a capire qualcosa in più di noi. Qualcuno sostiene che non possiamo riconoscere qualcosa nell’altro che non sia appartenuto o abbia riguardato noi stessi. Ecco il senso che volevo dare a questa riflessione….
    Sul resto hai perfettamente ragione: credo che siamo entrambe fuori dalla dinamica della donna pomata! 🙂 e a volte aiuta di più una sberla, ma sempre, sempre l’accettazione . Quando vedo un narcisista penso a quanta fatica faccia. Il trucco è saper proteggersi….

  • alice

    a pensarci bene , come dico da un pezzo, Renzi, Grillo, Salvini, Berlusconi…… tutti i politici italiani hanno questo problemino , per cui non hanno minimamente il senso dello stato per cui dovrebbero lavorare, poveri noi !

    • Elena

      Ciao Alice e benvenuta nel blog! Sì hai ragione, forse il Narciso è naturalmente attratto da certe professioni … 🙂 Chiamalo problemino….

      • alice

        in effetti è IL problema dell’Italia , ma a quanto pare lo sta diventando in tutto il pianeta , mi pare che sia Trump che Putin ci stiano dentro bene , insomma questi leader segnano il ritorno ad una mentalità autoritaria e antidemocratica , quindi il narcisismo si combina bene con il totalitarismo , ma c’è troppa gente nel mondo che condizionata dai mass media e dal web non riesce a capire la trappola in cui si sta chiudendo ….. stupidamente, c’è gente che rinuncia volontariamente alla libertà, la sua e degli altri , in cambio di una finta sicurezza , sicurezza dal NEMICO che tanto bene Orwell aveva previsto.

        • Elena

          Non parlarmi di Trump! Autoritarismo e narcisismo? Sì, mi torna, sono entrambe esagerazioni dell’io. Tra parentesi a proposito di Orwell… Sapevi che la casa editrice ha dovuto ristampare migliaia di copie di “1984” perché sta andando nuovamente a ruba? Sembra proprio un romanzo profetico 🙂

        • alice

          ho passato anni a insegnare ai miei studenti cosa siano le distopie moderne , qualcuno che ogni tanto trovo in giro ancora mi ringrazia , per fortuna ! secondo me è molto meglio Animal Farm , c’è la trasformazione del potere dei maiali che diventa man mano sempre più assoluto alla faccia dei poveri animali che ci avevano creduto , e naturalmente c’è come sempre in NEMICO , lo scomparso Snowball , hai presente la Turchia adesso ????

        • alice

          molto interessante, però io dei Pink Floyd adoro Careful with that Axe Eugine, da Ummagamma , per dire, quell’urlo è meglio di niente…. poi The Wall , da quel muro in poi è cambiato qualcosa in occidente , butta caso, di muri era fatto il dopoguerra e ora tornano in massa i muri , stiamo retrocedendo in modo vergognoso , all’epoca della globalizzazione si sta sostituendo quella del bigottismo fascista globalizzato , il web a cosa è servito ? , è adesso il momento dell’urlo .haaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa , non se ne può più

  • davidgrasselli

    Per un attimo ho pensato che avevi preso i mezzi pubblici 🙂
    Una bela riflessione (anche quella dello specchio al mattino ). Ogni tanto mi sento un po’ narcisista anch’io, ma poi mi passa.

    David

      • davidgrasselli

        I commenti di chi mi circonda. 😀
        Scherzo… 🙂 Quando vado in mezzo alla gente mi accorgo che c’è un gran piacere a donarsi, anche nel limite di quanto si può. E l’essere narcisista agli estremi non è un donarsi ma un primeggiare. E non sta nelle mie corde (anche se mi piace guardarmi allo specchio, curarmi, cercare di piacere di carattere ed estetica… )

  • Marina Serafini

    Cara Elena, sai quanta importanza do ai sogni, quindi mi prendi per mano quando scrivi che al risveglio, davanti allo specchio, puoi vedere cosa ti conduce. E nei sogni, lo specchio ti restituisce per come sei in quel momento, e ti dice anche perchè – sempre che tu voglia e sappia vederlo. Il carattere che hai descritto riporta dinamiche molto diffuse tra i nostri simili, raccolte o sparse tra più individui… una persona che soffre si, un attore che indossa la sua corazza ok..ma bisogna far attenzione a non dare più di quanto non possa esser preso. Anche il vampiro ha bisogno di sangue, il tuo, per poter andare avanti, ma se tu glielo dai, poi sei tu che cadi, e lui andrà avanti a chiederne ad altri da far cadere.
    La comprensione deve fare da ponte verso un percorso che deve poi esser eseguito in prima persona, al prezzo di uno sforzo di volontà e di sudore vero. Esci se vuoi davvero uscire, e devi mettercela tutta. A volte le catene ce le mettono proprio quelli che si inteneriscono e “ci capiscono” e si limitano a darci carezze per questo. Spesso uno schiaffo ben dato è la carezza d’amore più sincera, proprio per la sua forza di rompere uno schema vischioso e paralizzante, per la capacità che ha di sconcertare e di imporre una riflessione, una revisione dei nostri modi.
    Io ne ho ricevuti, e ne ho dati; alcuni hanno esordito l’effetto sperato, altri sono stati compresi molto tempo dopo. Altri ancora sono caduti nel vuoto. Ma se non ci fossero stati, i sorrisi e le carezze che ne sono seguiti – liddove è accaduto – non sarebbero stati mai così veri e così caldi.
    Io sono fatta così: quando vedo una lacrima tendo la mano, ma ho imparato che l’altro deve anche impegnarsi e lottare con me per uscire dalla buca in cui è caduto. Solo così si fa fratellanza, e si fa amore: insieme nel fare, per fare gioia.

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