Femminile, plurale,  Il mondo con i miei occhi

Ho incontrato un narcisista

Ho incontrato un narcisista

Ho incontrato un narcisista

Sarà capitato anche a voi qualche volta, almeno il dubbio di avercelo davanti.

Io l’ho incontrato e l’ho guardato in faccia. Mi faceva una certa rabbia, con quella sua aria saccente, sicura e infallibile.

Il  narcisista ha il quadro della situazione, sa come muoversi e come devono essere fatte le cose.

Non ci sono spazi di mediazione, pensa che le cose vadano fatte in un unico modo, quello che piace a lui, che ha già sperimentato, che funziona. Ovvero il suo.

Se ha ragione ha ragione, punto.

Se poi vuoi buttar all’aria un’intera giornata inutilmente, per tentare di convincerlo che esiste anche un altro punto di vista, fai pure, ma non ce la farai mai.

Il narcisista è uso alle obiezioni

Solo che le respinge sul nascere perché riesce a convincerti che la cosa migliore è quella che indica lui.

Ti spiegherà sempre che hai torto, o, nella migliore delle ipotesi, che stai omettendo un aspetto della situazione che lui ti ha appena fatto notare e che, se mai riuscirai a comprenderlo, ti porterebbe immediatamente alla piena conoscenza, che lui ovviamente ha già raggiunto.

Se invece non ci arrivi e malauguratamente lo ammetti, ti guarda con un’aria di sufficienza come se avesse pestato una busa*. Si sta chiedendo

Ma perché non ci arrivi?

o qualcosa del tipo

Non c’è niente da fare, sei troppo stupida per capire

E tu, perché diavolo ti accanisci a provarci? Fidati, no? Fidati di lui, che lui sa. Devi solo lasciarti andare alla sua saggezza.

Il narcisista non ha bisogno di una relazione vera con le persone

Fortunato com’è, non soffrirà mai perché non può ‘affezionarsi’. In fondo non è che le persone abbiano molto da offrirgli.

Se poi è uno che scrive, può darsi che lo faccia unicamente per una sorta di onanismo, per soddisfare se stesso.

Se poi piace agli altri bene, altrimenti, il problema siete voi che non avete capito un accidenti.

Poiché da valore solo a se stesso, l’altro da sé, il secondo della relazione, non ha motivo di esistere se non nella misura in cui rinforza il suo ego.

Quando incontri un narcisista hai subito la sensazione di essere lì solo per lui, in funzione di lui, servi a mettere in luce le sue capacità o a smussare i suoi difetti.

L’egoriferito ti adopera come un suo specchio, e se l’immagine che riflette non è gradita, allora ti scarta. Bisogna saperlo e avvicinarsi con cautela, per non farsi troppo male.

E’ convinto di avere stoffa da vendere

Ha passato larga parte della sua vita a perfezionarsi nel campo in cui desidera eccellere: nella bellezza, nell’eleganza, nella scrittura, nella sua professione.

Gli è necessario perché il narcisista ha bisogno di sentirsi il migliore.

Sa che non può riuscire in tutti i campi per questo vuole eccellere in uno specifico e su quello vuole sapere tutto, controllare tutto.

Anche le scatole le rompe alla grande ma sempre in modo specifico, speciale.

Avendo messo tanta della sua energia nel raggiungimento della perfezione in ciò che fa l’egoriferito non ha tempo per la creatività e stenta a riconoscerla negli altri. Naturalmente è convinto del contrario, non c’è niente da fare, non lo schioderete.

Ha un’alta opinione di sé

E’ rigoroso e inflessibile, ma ha bisogno che tali abilità gli siano riconosciute dagli altri.

Lui è convinto di bastare a se stesso, in realtà ha un disperato bisogno di qualcuno che lo osservi.

Talvolta capita che si senta attratto da qualcuno che considera speciale, e arriva perfino a idealizzarlo.

Poi si ritrova con cocenti delusioni, su questo è molto simile a noi comuni mortali.

Vi dicevo che io, uno così, l’ho incontrato davvero

Quando mi è parso di vederlo, alle prese con quel suo ego gigantesco, alla fine mi ha fatto tenerezza

Da tanto presuntuoso che sembrava ho cominciato a vederne la fragilità, il disagio, la sofferenza.

Eh sì perché il narcisista ha bisogno di avere successo e di essere riconosciuto e quando ciò non capita crolla e si dispera.

Forse vi siete fatti l’idea che sia un individuo vanitoso, presuntuoso, apparentemente sicuro di sé. Non è così.

Per esserci vanità o presunzione deve esserci stima di sé. L’egoriferito non ha questa fortuna, è un essere fragile che si arrampica con fatica sui pendii della sua triste esistenza.

Perciò non giudicatelo duramente.

Quando incontrate un narcisista guardatelo con affetto e comprensione. Sta combattendo la battaglia più dura, quella contro se stesso.

Anche lui ha il suo punto di rottura. E quando lo raggiunge, va in mille pezzi.

Terrorizzato da se stesso, ama ammirarsi ma non guardarsi a fondo, potrebbe vedere.

Perciò siate gentili.

Perché domattina, quando vi sciacquerete via dal volto l’abisso del vostro subconscio che è riaffiorato durante la notte, potreste scorgerlo tra i vapori sul vostro specchio.

Non cancellate quell’immagine, riconoscetela e amatela.

L’unica cosa che può davvero sradicare un Narciso dal suo duro terreno è l’amore.

E voi, regalateglielo…..


*busa: in piemontese, materiale organico di scarto della vacca

ndr: non sono una psicanalista, psico – altro, ma credo che ci siamo capiti lo stesso 🙂


Dai un’occhiata alle ultime novità del blog!

  • Oggi va così
      Sta finendo una settimana strana. Avete presente quando vi sembra di non averne azzeccata una?  Nè al lavoro, nè nelle relazioni familiari, nè nelle scelte di fondo. Insomma, nero assoluto, di quelli che non vanno via nemmeno in lavatrice! Oggi va così: non mi sento “in bolla”. Dalle cose più piccole a quelle più grandi. Per esempio, non sapete quanta fatica ho fatto per trovare un libro di avventure che avevo bisogno di leggere. Un bisogno che derivava da un senso di colpa perché il libro è Ventimila leghe sotto i mari, e chiunque deve averlo letto. Da ragazzina non mi interessavano questi racconti fantastici. Ammiravo Salgari, per via della sua attitudine alle descrizioni esotiche senza mai aver mai fatto un viaggio più lungo che quello per percorrere la nostra pianura padana da est a ovest. Ma gli altri, nisba. Leggevo romanzi impegnati, io. Così sentendo nominare casualmente e a sproposito il Nautilus la scorsa settimana, ho sentito impellere l’esigenza di leggere Ventimila leghe sotto i mari di Julius Verne. Già so che starete dicendo “Io l’ho letto!” oppure “Ti svegli solo ora?”, e avete ragione. Così volevo rimediare. Mica potevo non avere questa tacca sul calcio del mio fucile 😀  Così sono andata a casa di mia madre a frugare nella biblioteca di mio padre, dove ero certa di trovarlo. Mia madre naturalmente diceva “non c’è niente, non ce l’aveva papà, non è nell’elenco”, ma io ho sempre saputo che lui aveva ogni classico che potessi immaginare. Infatti, dopo molte operazioni di spostamento, ricerca tra gli scaffali, fai e disfa di biblioteche, l’ho trovato. Naturalmente era sotto i miei occhi, anche se io, colta dalla furia della ricerca, non lo avevo notato. (E nemmeno mia madre 👿 ) Colta dal sacro fuoco della letteratura l’ho aperto e letto con avidità e ardore, almeno le prime pagine, che sono corredate da biografia dell’autore e interessanti disegni dell’epoca raffiguranti soggetti del romanzo. Solo che dopo le prime tre pagine mi sono arenata. Accidenti, non era previsto! Ma purtroppo non c’è nulla di questo autore che stimoli la mia attenzione se non la capacità di costruire l’attesa sul mostro metallico di cento metri che poi scopriremo sarà non un mostro marino ma il Nautilus. Non mi piace la scrittura, non mi piace la sua storia. Leggendo la sua biografia ho scoperto che non mi interessava leggere lo sforzo letterario di un giovane dandy senza spina dorsale, pieno di soldi che sperperava a destra e manca. Che ne so, mi piacciono altre storie, va a capire le donne. Dunque niente amore a prima vista. Niente di male, si rimedia subito, ho lasciato andare da tempo il senso di colpa nel non portare a termine un libro, risparmiandomi immense e inutili fatiche. Era solo per dirvi che anche una cosa piccola come questa è andata storta e mi ha dato fastidio, ecco. Cosa c’entra con noi tutto questo? Un bel niente! E’ solo per farvi un esempio di cose che non ho azzeccato, e questa è una quisquilia ma sta nel mood, per così dire.   Volete un altro esempio di fastidio generalizzato e incomprensibile? Qualche giorno fa ricevo una telefonata da un amico che ha di recente pubblicato un giallo con una casa editrice che ne ha curato bene l’aspetto grafico e pubblicitario. Così gli avevo chiesto un riferimento per mandare il mio Càscara, niente più. E dai e bai, mi dice che ha parlato di me al suo editore. Bene, dico io, che ti ha detto? Che pubblica solo gialli in questo momento. Ok, dico io, lo so me lo immaginavo. Nessun problema. No no, mi ha detto che se vuoi posso leggerlo io, così per farmi un’idea.   Ok, ma esattamente a che serve l’idea di un autore neo pubblicato per un editore? Se qualcuno può darmi una dritta, sono grata in anticipo.   E non ridete se vi dico che soffro di caldane e sto sentendo gli effetti di un corpo che cambia senza che nulla appaia diverso, almeno all’esterno. E’ la vita di una donna che ha superato i cinquanta, che ogni tanto perde l’orientamento, ma che poi lo ritrova, anche se con fatica. E di una blogger che si concede uno spazio privato, anzi privatissimo, su un blog che nelle settimane di lockdown ha visto raddoppiare gli accessi e che un po’ mette agitazione, perché mi chiedo se sarò in grado di soddisfare le aspettative che tanti lettori e neo iscritti si sono fatti su questo spazio. Perciò, lo avete già capito, che oggi qui solo idee confuse. Forse è solo stanchezza. Forse un pò di nausea che da tempo accumulo e che ho bisogno di buttare fuori. Com’è come non è, scusate se oggi questo spazio l’ho usato così, ma non potevo pubblicare niente altro che non fosse questo sfogo che spero mi perdonerete. Perché questo spazio sarà anche mio, ma in realtà è diventato nostro.   Passate una giornata migliore della mia e tanti abbracci dalla vostra Volpe.  
  • Videoconferenze, comunicare ai tempi del digitale
      Causa pandemia siamo stati travolti da una necessaria quanto complessa transizione alla comunicazione on line. Dalle videoconferenze stampa del Presidente del Consiglio, che abbiamo imparato ad attendere a lungo e ad ascoltare in diretta Facebook, alle riunioni, assemblee, confronti, sedute, persino udienze che si stanno tenendo e si terranno ancora per un po’ di tempo on line. Dopo aver superato il problema tecnico dell’individuazione della migliore app per supportare questi processi comunicativi di nuova generazione (io alla fine ho scelto GoToMeeting, ma su pc, tablet e smartphone ne ho installate altre quattro 🙄 ) resta il come.   Come comunicare, come farsi ascoltare, come riuscire ad essere compresi. Videoconferenze, comunicare ai tempi del digitale è solo questione di strumenti?  Io dico di no. Trovarsi di fronte a un monitor con tante caselle a mò di scacchiera in ciascuna delle quali dimora un potenziale cliente, allievo, collega, capo, amico, consulente eccetera eccetera, non è per niente facile. Ancora più difficile è comunicare ciò che un tempo avremmo fatto dal vivo con tutti gli ausilii che la comunicazione non verbale offre e di cui parlo lungamente nel mio manuale che trovate a questo link Cambia la qualità e necessariamente la quantità. Se avete sperimentato questo nuovo strumento sapete già cosa intendo. Ecco perché ho pensato di mettere nero su bianco quello che in questi mesi di lockdown ho imparato sulla comunicazione digitale e sulle videoconferenze. Sono piccoli suggerimenti, ma forse vi aiuteranno a prepararvi al eglio per ciò che verrà. Non sono affatto sicura che si tornerà tanto presto e tanto facilmente alle riunioni tradizionali. Quindi, pensiamoci su e impariamo a comunicare efficacemente, anche on line!   Videoconferenze, comunicare ai tempi del digitale   Sono molte le difficoltà che una comunicazione via web può comportare: innanzitutto la concentrazione. La voce e la presenza fisica aiutano a definire i concetti e a collocare noi stessi nella dimensione/ruolo della comunicazione verbale frontale. Quando siamo obbligati a realizzare un intervento durante una videoconferenza, svolta magari in luogo in cui non siamo soli e preda di molte distrazioni, mantenere la concentrazione non è affatto facile. Rumori, persone che vanno avanti e indietro, se siamo a casa figli che giustamente reclamano la nostra attenzione, visto che la scuola ancora non parte 👿    Oltre alla difficoltà di mantenere la focalizzazione, l’altro problema è il tempo. Senza la comunicazione fisica, gestuale, il tono di voce, i contenuti che vogliamo trasmettere, anche se densi, non possono avere la stessa durata di un intervento dal vivo. L’uditorio perde prima del solito il suo livello ottimale di attenzione e il rischio di essere silenziati o di trovarsi di fronte a videocamere spente aumenta in modo esponenziale. Come fare allora per riuscire a comunicare in modo efficace durante una videoconferenza? Senza alcuna pretesa di esaustività, ho deciso di condividere con voi qualche piccolo suggerimento.  E chissà che voi non ne abbiate degli altri 💡    Comunicare ai tempi del digitale con aplomb   Estendo il significato di aplomb per rendere un concetto che altrimenti non saprei come definire: quando facciamo una videoconferenza occorre stare il più possibile fermi. Trovate una posizione comoda, (controllate la sedia – possibilmente ergonomica, la luce – in modo che non vi dia fastidio puntandovi in faccia, i rumori di contorno – chiudete tutte le porte!, e provate a restare non immobili ma fermi , ritti nella vostra postura. In video tutte quelle brutte abitudini quali morsicarsi le unghie, strofinarsi i lobi delle orecchie, titillare le narici o lasciarsi andare a espressioni poco controllate si vedono e suscitano dapprima ilarità e poi fastidio. Controllatele. Vi sarà utile anche nella vita quotidiana.   Controllo emotivo   Vale sempre, ma via web è un must. La qualità della comunicazione è continuamente a rischio e il fraintendimento è dietro l’angolo. Quante discussioni mi è capitato di veder sorgere e di far fatica a controllare! Cose che di persona avrei gestito in tutt’altra maniera e molto più facilmente! Sarà capitato anche a voi, indubbiamente. Una parola di troppo, una frase mozza, un’opinione fatta cadere senza farci troppo caso, contando sulla presunta protezione del web. Sono micce che rischiano di mandare letteralmente a fuoco la vostra videoconferenza. Dovete assolutamente tentare di prevederle e sedarle sul nascere! Occorre tenere la barra ferma e non lasciarsi trascinare dalle provocazioni. Ricordate che gli organizzatori hanno la facoltà di togliere la parola. E’ spiacevole, mi rendo conto,  ma necessario se qualcuno perde la calma o pretende di parlare sopra agli altri. Non è terribilmente fastidioso?Le videoconferenze aiutano a rispettare chi ha la parola. Bisognerebbe insegnarlo ai professionisti del talk show 😀  Leggi anche 4 idee per superare i talk show che parlano di politica     La brevità in videoconferenza è un must   Nel mio manuale Tecniche di oratoria. Guida all’arte di parlare in pubblico  ricordo spesso di contenere se possibile una comunicazione nei quindici, venti minuti, il tempo medio in cui la curva di attenzione è ancora alta. Dopo l’attenzione comincia a calare ed ecco che prevale la noia o la stanchezza in chi ci ascolta. In video la brevità è ancora più importante. Quella effettiva, non quella dichiarata 😉 Ne ho parlato in questo video in cui spiego perché dobbiamo evitare di dire  Sarò breve all’inizio di una nostra comunicazione. Abbandonate le frasi di circostanza in favore di una comunicazione precisa e priva di fronzoli. Per farlo, parlate non più di 7/8 minuti. E’ il tempo giusto per dire ciò che è necessario e fare in modo che vi ascoltino e non spengano il video per andare chissà dove 😀    Come porsi al meglio in videoconferenza   Non pensiate che il modo in cui vi presentate sia in video meno importante che dal vivo. Per coloro che tengono in modo particolare alla propria presenza scenica, trovo particolarmente piacevole questo canale di Elena Tee. Provate a vedere se fa anche al caso vostro! Che seguiate i suoi consigli oppure no, ricordate che è buona creanza essere sempre ordinati e senza eccessi. Ricordate anche che una buona luce eviterà che il vostro viso resti in ombra e manifesti sentimenti che voi stessi non provate (oltre a mettere in evidenza le rughe 🙁 ) Anche la distanza o la collocazione della telecamera hanno un loro perché. Ho notato che collocarla più in basso rispetto all’asse del vostro sguardo, costringerà i vostri video conferenzieri a guardarvi dal basso in alto. Decisamente non un buon modo per mettere a proprio agio le persone. Avete presente la poltrona del capo ufficio di Fantozzi?     Divertente non è vero? Se capitasse a voi però…   Dunque abbiate cura di portare la vostra telecamera più o meno allo stesso livello del vostro sguardo, per entrare in contatto più facilmente con gli occhi dei vostri video ascoltatori.     Cosa mi preoccupa del digitale   Sono convinta che l’adattamento sia tutto, così mi sono adeguata alle riunioni in digitale. Ma ci sono alcune cose che mi preoccupano di questa svolta tecnologica improvvisata. Non siamo pronti. C’è una disuguaglianza digitale e tecnologica che segue la profonda disuguaglianza economica preesistente al Covid19 e che preoccupa molto. Il così detto digital divide, ovvero lo iato che si è aperto come una voragine tra chi la tecnologia può usarla e dunque seguire il processo di cambiamento della società e chi ne è rimasto escluso è un tema di cui i nostri governanti dovrebbero occuparsi al più presto. Il progresso sia in grado di colmare le distanze e ridurre le disuguaglianze. Questa a mio avviso è la grande sfida.   L’altra preoccupazione è sul piano delle relazioni: mi pare che sia  molto più complicato coltivarle davvero. Il rischio è la sovrapposizione tra identità reale e virtuale (ne ho parlato qui) Bisognerà tenerne conto. La società è già abbastanza liquida. Non possiamo permetterci una distanza tra le persone più vasta di quella che si c’è già.   E voi care Volpi, avete già sperimentato le videoconferenze?Quai suggerimenti dareste e quali problemi avete riscontrato?  
  • Andrea Feccomandi presenta Bibisco, l’applicazione per scrittori
      Da qualche tempo ho ripreso a progettare una nuova storia. Questa volta ho evitato di cominciare subito a scrivere e ho provato a tenere tutto dentro, per lasciarla maturare in pace, prima di sminuzzarla, riorganizzarla, metterla nero su bianco. Chissà quanti di noi stanno facendo lo stesso, approfittando del tempo che il lockdown ci impone a casa, specie nei fine settimana. Non ho vinto e sono ripartita, come ho già raccontato qui. Ma con uno strumento per me nuovo, Bibisco. Approfittando di un suo commento a un mio articolo in cui parlavo di Bibisco fresco di scaricamento sul mio computer, questo, ho deciso di chiedere a Andrea Feccomandi, “papà” di Bibisco, cosa c’è di nuovo e come utilizzare al meglio la sua creatura, al servizio della nostra creatività. L’ho avvisato che in questo blog circolano esperti di programmi di scrittura alternativi, chiedendogli di prepararsi bene 😉  Mi ha presa sul serio. Ecco la sua ricca intervista, e di questo lo ringrazio. Buona lettura.   Andrea Feccomandi presenta Bibisco, l’applicazione per scrittori   Andrea Feccomandi è lo sviluppatore di Bibisco. 45 anni, sposato con due splendidi bambini, una femmina e un maschio, è un ingegnere informatico di Bologna e condivide i valori e le passioni della città: libertà di pensiero, tolleranza, buona cucina e pallacanestro. Andrea ha accettato di rispondere alle mie domande senza lesinare il suo tempo. Per questo lo ringrazio vivamente. Cominciamo!   Ciao Andrea, benvenuto tra le Volpi! Vuoi parlarci di Bibisco e delle specifiche tecniche che dobbiamo rispettare per utilizzarlo? Quando l’ho scaricato io per cominciare a utilizzarlo il pc ci ha messo un bel pò …   Bibisco è un’applicazione desktop, ossia un’applicazione che si installa sul proprio PC o sul Mac, proprio come Microsoft Office o LibreOffice. Non servono particolari specifiche tecniche, funziona senza problemi su Windows 10, MacOS e Linux. Il pacchetto di installazione di Bibisco per Windows è 130MB, LibreOffice per capirci è circa 300MB, due volte tanto. Quindi se il tuo PC ci ha messo molto per scaricarla, potrebbe essere dovuto semplicemente a problemi di rete.   Hai ben descritto la complessità di Bibisco. Utile per chi è alle prime armi, ma forse anche per autori affermati. Sei soddisfatto della sua diffusione?   Un romanzo è un’opera d’arte complessa che richiede il rispetto delle regole drammaturgiche fondamentali. Quindi oltre alla scrittura vera e propria, è necessaria una lunga e complessa attività di preparazione, ricerca e studio, in particolare, lo studio del personaggio. Bibisco permette di gestire tutte le fasi di creazione del romanzo in un unico ambiente. Quanto agli scrittori che lo utilizzano non so se sono famosi, ma so quanti sono: a fine aprile 2020 è stato scaricato da oltre 50.000 utenti da tutto il mondo.   Bene, allora un allarme scartato, con una buona connessione si può averlo subito sul nostro pc… Cominciando a utilizzarlo, ho visto che Bibisco in realtà è un progetto complesso con un’interfaccia molto friendly. Quali sono i punti di forza che possono aiutare uno scrittore, anche alle prime armi?   Bibisco è diviso in sezioni, ognuna delle quali è accessibile dal menu principale. Nella sezione Progetto ci sono alcuni suggerimenti di drammaturgia che possono aiutare gli scrittori, specialmente i principianti a trovare il loro modo di lavorare. Dalla sezione progetto è altresì possibile, nella versione Supporters, stabilire i propri obiettivi di scrittura: data entro cui si vuole concludere il romanzo, numero di parole totali del romanzo (fondamentale per il NaNoWriMo!) e numero parole giornaliere. Nella sezione Architettura è possibile definire gli elementi architetturali del romanzo: premessa, fabula, ambientazione del romanzo e linee narrative. E’ possibile, nella versione Supporters, avere anche una scheda in cui raccogliere Note libere e appunti. Nella sezione Personaggi si sviluppano i personaggi intervistandoli con una serie di domande su tutti gli aspetti del loro carattere e della loro vita: dati personali, aspetto fisico, modo di fare, psicologia, idee e passioni, relazioni sociali, vita precedente alla storia, conflitto ed evoluzione. Ad ogni personaggio è possibile associare una o più immagini. Nella sezione Luoghi si descrivono tutti i luoghi che compaiono nel romanzo; ad ogni luogo è possibile associare una o più immagini. Nella sezione Oggetti, disponibile nella versione Supporters, si raccolgono tutti gli oggetti importanti per lo sviluppo del romanzo: bacchette magiche, mappe del tesoro, un prezioso gioiello… ad ogni oggetto è possibile associare una o più immagini. Nella sezione Relazioni, disponibile nella versione Supporters, è possibile disegnare graficamente le relazioni tra i personaggi, i luoghi e gli oggetti. Una vera e propria mappa mentale, con cui progettare la propria storia. Nella sezione Capitoli sono presenti tutti i capitoli del nostro romanzo. E’ possibile riorganizzare i capitoli mediante drag’n drop. Ogni capitolo è composto da una o più scene, anch’esse riorganizzabili all’interno del capitolo mediante drag’n drop. Per ogni capitolo è possibile indicare la ragione di quel capitolo: è davvero necessario? Come contribuisce allo sviluppo della storia? Per ogni scena Bibisco conserva tutte le revisioni ed è sempre possibile visualizzare o ripristinare una revisione precedente di una scena. E’ possibile poi etichettare ogni scena con il tempo e il luogo in cui si svolge, i personaggi che vi compaiono, la linea narrativa a cui appartiene e il punto di vista utilizzato. Etichettando opportunamente le scene diventa molto utile la sezione analisi che permette di analizzare il romanzo indicando dove, quando e quanto spesso i personaggi, i luoghi, le linee narrative e i punti di vista compaiono nel nostro romanzo e in particolare in quali capitoli. Nella sezione Timeline, disponibile nella versione Supporters, è possibile vedere gli eventi narrati nel proprio romanzo rappresentato su una linea temporale. Nella sezione Ricerca, disponibile nella versione Supporters, è possibile accedere ad una ricerca avanzata delle parole in tutte le sezioni del romanzo. Nella sezione Esportazione è possibile esportare il romanzo in PDF, DOCX, TXT e, nella versione Supporters, anche in EPUB. Ad ogni elemento del nostro romanzo (capitolo, scena, scheda personaggio, scheda luogo, scheda linea narrativa, …) è associato un indicatore visuale dello stato della lavorazione. Di default l’indicatore è rosso (“tutto da fare”), ma può essere modificato in giallo (“da completare”) o verde (“completato”). Infine bibisco permette di scrivere con un editor di testo completo, dotato di contatore di parole e caratteri, con tutti i comandi e le scorciatoie da tastiera classiche per il grassetto, il corsivo, il sottolineato e tutte le altre esigenze di formattazione. Ci sono anche comandi e scorciatoie per l’inserimento dei caporali. Durante la scrittura poi, mediante l’esploratore di progetto, è sempre possibile avere sott’occhio tutto il materiale prodotto in fase di analisi (schede dei personaggi, luoghi, oggetti, premessa, fabula, appunti) comprensivo delle immagini.   Sul mercato ci sono altri programmi che contendono il cuore degli scrittori: da Scrivener, molto completo, a pagamento, a yWriter, che gli somiglia molto, è leggero ma ha il grande vantaggio di essere gratuito. Perché dovremmo usare Bibisco? Che differenza c’è tra la tua creatura e le altre già sul mercato?   La principale differenza rispetto agli altri software è che Bibisco mette al centro del processo di creazione del romanzo lo sviluppo dei personaggi. Inoltre Bibisco è accogliente, ha un’interfaccia semplice e pulita, di facile fruizione e comprensione anche per i gli aspiranti scrittori alle prime armi.   Confermo. Sappi che la funzionalità che mi ha divertito di più è stata la scheda personaggi. Alcune scuole di pensiero focalizzano l’attenzione sulle scene, altre sui conflitti. Bibisco punta sui personaggi. Perché questa scelta? Deriva da una tua esperienza personale come scrittore? Ritieni che sia la parte più difficile?   La scelta deriva proprio dalla mia esperienza di scrittura. Sin da piccolo ho amato leggere, ma intorno ai 20 anni mi assale un’urgenza di scrivere. Passo le serate di fronte al mio editor di testo, scrivendo una parola dietro l’altra, inseguendo quell’idea di storia che ho in mente. Ma ogni volta che rileggo ciò che ho scritto provo una profonda delusione: non capisco bene il perché, ma non funziona. Dopo parecchi tentativi abbandono l’impresa e mi dedico a terminare i miei studi di Ingegneria Informatica, a leggere ed ad essere ventenne. Molti anni dopo quell’urgenza di scrivere ritorna. Questa volta però seguo un approccio diverso e inizio a studiare drammaturgia. E tutto diventa più chiaro. Innanzitutto realizzo che l’idea del romanziere che scrive guidato solo dal sacro fuoco dell’ispirazione è piuttosto ingenua. Poi comprendo la lezione più importante. Il motore di ogni storia è il conflitto vissuto dai protagonisti: un bisogno interiore, un desiderio da realizzare o una situazione esterna a cui reagire. Senza conflitto dunque non esiste la storia. Ecco perché ciò che avevo scritto non funzionava! Quindi, se tutto ruota attorno ai personaggi e al loro conflitto, è evidente che i romanzi possono funzionare solo se i personaggi sono credibili e questo avviene quando emerge la complessità della loro natura umana: pregi, difetti, contraddizioni. A questo punto mi è chiaro che per creare personaggi credibili è necessario conoscere a fondo tutto ciò che li caratterizza: aspetto fisico, modi di fare, psicologia, sociologia, idee, passioni, vita precedente all’inizio della storia. E così, scopro che il modo più divertente ed efficace per conoscere a fondo i miei personaggi è intervistarli. Essendo uno sviluppatore, decido così di creare bibisco.   Una delle difficoltà più significative per un autore è la progettazione della storia e la costruzione della trama. Come puo’ aiutarci Bibisco da questo punto di vista? Come si possono mettere in relazione tutte le parti del progetto?   Bibisco parte dal principio drammaturgico per cui tutte le storie nascono dal conflitto dei personaggi. Quindi suggerirei di partire sempre dalla conoscenza dei personaggi per individuare, attraverso le interviste di bibisco, il conflitto che sarà il motore della storia. Il conflitto porta il personaggio all’azione e cambiare lo stato delle cose. Il romanzo non è nient’altro che la storia del cambiamento dello stato delle cose e l’evoluzione dei personaggi durante questo cambiamento. Poi individuerei la premessa, ossia l’intero romanzo in una sola frase: il conflitto e la risoluzione. La premessa è la guida del romanzo, la bussola: dal conflitto si deve arrivare alla conclusione. Avendo chiara la premessa tutto diventa più semplice. Ogni scena, ogni capitolo deve essere funzionale alla premessa.   Non ho ancora deciso se ampliare le potenzialità di Bibisco aderendo alla sua versione più completa. Perché, come me, tutti coloro che vogliono scrivere dovrebbero farlo? Quali sono le funzioni aggiuntive che potremmo sbloccare con l’upgrade?   La versione Supporters offre funzionalità aggiuntive che nascono da richieste o suggerimenti di scrittori che già utilizzano bibisco, nascono quindi da esigenze reali di scrittura. Tra le funzionalità più interessanti ci sono: possibilità di scrivere con tema scuro per non affaticare la vista modalità di scrittura senza distrazioni schede per la descrizione degli oggetti fondamentali allo sviluppo della storia (bacchetta magica, mappa del tesoro, …) ricerca di parole in tutte le componenti del testo esportazione in formato EPUB definizione di obiettivi di scrittura (data di scadenza, parole totali e parole giornaliere) visualizzazione del romanzo in una timeline temporale possibilità di rappresentare graficamente le relazioni tra personaggi, luoghi e oggetti, una sorta quindi di mappa mentale Un’ultima domanda: che rapporto c’è tra Bibisco e l’immaginazione dell’autore?   Bibisco è uno strumento, punto. Può forse un pennello, per quanto di ottima fattura, sostituirsi alla fantasia o all’immaginazione di un pittore? Bibisco si propone agli scrittori come una cassetta degli attrezzi ben organizzata, che racchiude tutti gli strumenti che possono essere utili nella creazione di un’opera complessa come un romanzo. Tra questi strumenti c’è certamente l’intervista ai personaggi che può stimolare lo scrittore a sviluppare l’idea iniziale prodotta dalla sua fantasia, ma non può, per fortuna, sostituirsi ad essa. L’intervista si conclude qui. Per conto mio, oltre a ringraziare Andrea, penso di diventare una supporter del progetto! Mi ha davvero aiutata nella progettazione del nuovo lavoro: organizzare il materiale, definire i personaggi, le scene, le ambientazioni. Mi ci sono divertita e non è poco.   E voi care Volpi, avete mai provato Bibisco? Volete approfittare dell’ospitata ad Andrea per fargli qualche domanda?  

31 Comments

  • accoltigil

    PENSO CHE NARCISISTI LO SIAMO UN PO TUTTI A COMINCIARE DA ME,SOLO CHE IO LO DICHIARO APERTAMENTE,ALTRI LO SONO MA NON LO DICONO , I SOCIAL OGGI HANNO CENTUPLICATO GLI SPECCHI,E SIAMO UNA GRAN MOLTITUDINE A FARNE USO E TALVOLTA ABUSO.

  • elettasenso

    Proprio ieri parlavo con un’amica dei ” narcisisti” più diffusi di quanto si creda. Come sempre é una questione di misura. Quindi d’accordo con alcuni interventi precedenti: A – siamo tutti narcisisti B- chi scrive è un narcisista .
    Poi c’è la patologia. Da curare.
    Eletta

    • Elena

      Ciao Eletta, al netto della patologia di cui è meglio che parli una blogger psichiatra :), a mio avviso la semplice volontà di essere letti o di essere comunque conosciuti da parte di uno scrittore non configura narcisismo. Il Narciso è un essere auto riferito, che vive in una dimensione dove c’è solo lui e dove solo lui conta. E’ una persona che non conosce e non riconosce la realtà ad eccezione di quella che si è auto costruito. Di sicuro ne abbiamo incontrati tanti….. Mi verrebbe una domanda: è il mestiere che porta al narcisismo o il narciso cerca un mestiere in cui poter esprimere al meglio la sua , meravigliosa, personalità? Questa è tipo “è nato prima l’uovo o la gallina” ma a mio avviso è una domanda interessante…. Ciau e grazie per lo stimolo 🙂

      • elettasenso

        Ho avuto un compagno affetto da questo disturbo e ho avuto la restituzione da parte dello psichiatra che lo aveva in cura. Quindi ne ho, anche se in parte, conoscenza.

        Ho conosciuto diversi scrittori e scrittrici e scrivo anche io, non solo nei blog ( ho pubblicato libri cartacei non con il mio nickname quindi inutile cercarmi ).

        Narciso si specchiava nell’acqua innamorato della propria immagine fino a morirne. C’è chi, scrivendo, si specchia nel plauso che riceve e di questo si nutre. C’è chi scrive perché non può fare altro, perché la scrittura è il suo modo di emanare, depositare, comunicare, lasciando tracce indipendentemente dal plauso.

        Dicevo l’altro giorno a un amico: Se volessi pubblicherei domani. La proliferazione del self pubblishing non è che una faccia della medaglia. Possibile che oggi tutti scrivano e non sono felici se non hanno il loro nome su una copertina digitale o cartacea?
        Riflessioni buttate lí, di prima mattina ancora stropicciata dal sonno. Quindi sintetiche, opinabili, discutibili…
        Avevo scritto un pezzo sugli scrittori e il loro ego. Magari lo cercherò e integrerò questo commento con un link.
        Ciao e buona giornata
        Eletta

        • Elena

          Cara Eletta, per ragioni di scelta editoriale non accetto commenti con link. Non era mai capitato, ma recentemente succede sempre più spesso e sono costretta a rimuoverli dalla discussione. Spero che comprenderai. Invito tutti a cercare il tuo articolo sul tuo bel blog!

        • Elena

          Sul self publishing: sei sicura che si tratti di proliferazione (e mi pare che tu assegnassi alla parola un’accezione negativa) e non fuga dalle case editrici piccole e medie?

        • elettasenso

          Ti avevo risposto con un link che proprio di questo trattava. Era un post del 2012 che si riferiva a un articolo apparso sul Corriere. Esaustivo. Ora troppo lungo riprendere il tema, argomentare con la giusta serietà, documentare e spiegare. Buon pomeriggio 🙂

        • elettasenso

          Basta saperlo. Per chi scrive come me da anni, a volte, è semplicemente comodo riprendere un link che già ha sviluppato in tempi precedenti l’argomento. Non è per ricevere visite, non è nel mio stile. Inutile
          sprecare energie su temi sui quali si è già scritto. Tutto ritorna. I temi, gira e rigira, si ripropongono.

  • Daria

    Una descrizione perfetta 🙂
    Ho incontrato un narcisista una volta (più di uno, credo, ma uno in particolare rientra perfettamente nella tua descrizione) e ci ho messo un po’ a identificarlo come tale: prima ci ho pianto e sofferto e sbattuto contro, poi un pezzetto alla volta nella mia testa l’ho smontato e mi è rimasto in mano davvero niente, mi si è sbriciolato tra le dita. Ciò che mi ha sorpreso è che dopo di lui, la passione per i narcisisti si è spenta e ora li identifico a distanza, appena cominciano a parlare, e, come dici tu, sorrido e gli faccio una carezzina sulla testa, perché mi sembra che siano di fondo molto tristi e privi di amore (e il mondo è, dannazione, così bello e amabile!). Mi domando però se davvero vadano amati: credo non comprendano davvero la lingua dell’amore, pur credendo spesso di padroneggiarla e conoscerla (di solito nelle forme idealizzate dell’arte e della poesia), e quindi non sappiano interpretare uno sguardo o un gesto d’amore come tale, e lo disprezzino quando lo ricevono. Quindi non lo so, personalmente ne sto lontana e sorrido a distanza nel guardarli disperarsi per raggiungere una perfezione astratta e vuota.
    Recupero qualcosa dai commenti: tutti gli scrittori sono narcisisti, o ancora tutti siamo un po’ narcisisti. Potrebbe anche essere vero, ma alla fine della giornata, qualunque cosa facciamo, ci guardiamo allo specchio e siamo sempre noi stessi, e possiamo chiederci se abbiamo cercato di sminuire qualcuno per apparire migliori, se abbiamo criticato ingiustamente qualcuno senza conoscerlo per farci più belli davanti ad altri, se abbiamo donato una parola buona invece che una cattiva, e questo è forse l’antidoto. Per la scrittura vale esattamente lo stesso.

    • Elena

      Ciao, Roxidor, non ribatto nemmeno perché potresti davvero aver ragione…. Ci distinguono forse i gradi di egocentrismo e di consapevolezza di chi siamo davvero :)……grazie per essere passato ( o passata) di qui!

    • Elena

      Eh sì Giuseppe, era proprio il senso di questa riflessione… E l’ultima frase è particolarmente dedicata a noi stessi…Viva l’onestà

  • Elena

    L’immagine che ho voluto descrivere dello specchio serviva per renderci conto che a volte ciò che vediamo e critichiamo negli altri ci appartiene. Forse un’analisi allo specchio del nostro io, e dei nostri sogni, certo Marina, come spesso ci suggerisci tu di fare, può aiutarci a capire qualcosa in più di noi. Qualcuno sostiene che non possiamo riconoscere qualcosa nell’altro che non sia appartenuto o abbia riguardato noi stessi. Ecco il senso che volevo dare a questa riflessione….
    Sul resto hai perfettamente ragione: credo che siamo entrambe fuori dalla dinamica della donna pomata! 🙂 e a volte aiuta di più una sberla, ma sempre, sempre l’accettazione . Quando vedo un narcisista penso a quanta fatica faccia. Il trucco è saper proteggersi….

  • alice

    a pensarci bene , come dico da un pezzo, Renzi, Grillo, Salvini, Berlusconi…… tutti i politici italiani hanno questo problemino , per cui non hanno minimamente il senso dello stato per cui dovrebbero lavorare, poveri noi !

    • Elena

      Ciao Alice e benvenuta nel blog! Sì hai ragione, forse il Narciso è naturalmente attratto da certe professioni … 🙂 Chiamalo problemino….

      • alice

        in effetti è IL problema dell’Italia , ma a quanto pare lo sta diventando in tutto il pianeta , mi pare che sia Trump che Putin ci stiano dentro bene , insomma questi leader segnano il ritorno ad una mentalità autoritaria e antidemocratica , quindi il narcisismo si combina bene con il totalitarismo , ma c’è troppa gente nel mondo che condizionata dai mass media e dal web non riesce a capire la trappola in cui si sta chiudendo ….. stupidamente, c’è gente che rinuncia volontariamente alla libertà, la sua e degli altri , in cambio di una finta sicurezza , sicurezza dal NEMICO che tanto bene Orwell aveva previsto.

        • Elena

          Non parlarmi di Trump! Autoritarismo e narcisismo? Sì, mi torna, sono entrambe esagerazioni dell’io. Tra parentesi a proposito di Orwell… Sapevi che la casa editrice ha dovuto ristampare migliaia di copie di “1984” perché sta andando nuovamente a ruba? Sembra proprio un romanzo profetico 🙂

        • alice

          ho passato anni a insegnare ai miei studenti cosa siano le distopie moderne , qualcuno che ogni tanto trovo in giro ancora mi ringrazia , per fortuna ! secondo me è molto meglio Animal Farm , c’è la trasformazione del potere dei maiali che diventa man mano sempre più assoluto alla faccia dei poveri animali che ci avevano creduto , e naturalmente c’è come sempre in NEMICO , lo scomparso Snowball , hai presente la Turchia adesso ????

        • alice

          molto interessante, però io dei Pink Floyd adoro Careful with that Axe Eugine, da Ummagamma , per dire, quell’urlo è meglio di niente…. poi The Wall , da quel muro in poi è cambiato qualcosa in occidente , butta caso, di muri era fatto il dopoguerra e ora tornano in massa i muri , stiamo retrocedendo in modo vergognoso , all’epoca della globalizzazione si sta sostituendo quella del bigottismo fascista globalizzato , il web a cosa è servito ? , è adesso il momento dell’urlo .haaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa , non se ne può più

  • davidgrasselli

    Per un attimo ho pensato che avevi preso i mezzi pubblici 🙂
    Una bela riflessione (anche quella dello specchio al mattino ). Ogni tanto mi sento un po’ narcisista anch’io, ma poi mi passa.

    David

      • davidgrasselli

        I commenti di chi mi circonda. 😀
        Scherzo… 🙂 Quando vado in mezzo alla gente mi accorgo che c’è un gran piacere a donarsi, anche nel limite di quanto si può. E l’essere narcisista agli estremi non è un donarsi ma un primeggiare. E non sta nelle mie corde (anche se mi piace guardarmi allo specchio, curarmi, cercare di piacere di carattere ed estetica… )

  • Marina Serafini

    Cara Elena, sai quanta importanza do ai sogni, quindi mi prendi per mano quando scrivi che al risveglio, davanti allo specchio, puoi vedere cosa ti conduce. E nei sogni, lo specchio ti restituisce per come sei in quel momento, e ti dice anche perchè – sempre che tu voglia e sappia vederlo. Il carattere che hai descritto riporta dinamiche molto diffuse tra i nostri simili, raccolte o sparse tra più individui… una persona che soffre si, un attore che indossa la sua corazza ok..ma bisogna far attenzione a non dare più di quanto non possa esser preso. Anche il vampiro ha bisogno di sangue, il tuo, per poter andare avanti, ma se tu glielo dai, poi sei tu che cadi, e lui andrà avanti a chiederne ad altri da far cadere.
    La comprensione deve fare da ponte verso un percorso che deve poi esser eseguito in prima persona, al prezzo di uno sforzo di volontà e di sudore vero. Esci se vuoi davvero uscire, e devi mettercela tutta. A volte le catene ce le mettono proprio quelli che si inteneriscono e “ci capiscono” e si limitano a darci carezze per questo. Spesso uno schiaffo ben dato è la carezza d’amore più sincera, proprio per la sua forza di rompere uno schema vischioso e paralizzante, per la capacità che ha di sconcertare e di imporre una riflessione, una revisione dei nostri modi.
    Io ne ho ricevuti, e ne ho dati; alcuni hanno esordito l’effetto sperato, altri sono stati compresi molto tempo dopo. Altri ancora sono caduti nel vuoto. Ma se non ci fossero stati, i sorrisi e le carezze che ne sono seguiti – liddove è accaduto – non sarebbero stati mai così veri e così caldi.
    Io sono fatta così: quando vedo una lacrima tendo la mano, ma ho imparato che l’altro deve anche impegnarsi e lottare con me per uscire dalla buca in cui è caduto. Solo così si fa fratellanza, e si fa amore: insieme nel fare, per fare gioia.

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