Il passeggero ansioso
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Il passeggero ansioso

Avete mai incrociato un passeggero ansioso? Basta prendere un treno o un aereo in questi tempi e sarà facile riconoscerlo al volo.

È una persona ben informata, che legge numerosi giornali e consulta continuamente la timeline di X. Di solito ha tra i 30 e i 40 anni, è elegantemente vestito e spesso si distingue per gli occhi che trasmettono un’ansia da gatto impaurito, proprio come il Gatto con gli Stivali, sapete di chi parlo, vero? Beh, non ditemi che non vi riconoscete, eh?

Ma che fa un passeggero ansioso quando sale su un treno?

Entra con cautela nel suo scompartimento, scrutando attentamente gli altri passeggeri. Non si fida degli annunci ufficiali, si affida solo al suo istinto. Se possibile, evita accuratamente di sedersi vicino a persone con barbe troppo lunghe o abiti eccessivamente ingombranti. Sa che se fa caldo sul treno, non c’è motivo per nascondere qualcosa sotto tutti quegli strati di vestiti.

Prima di sedersi, controlla accuratamente il vano bagagli. Nessuno se ne accorge, ma lui sta contando le valigie una per una. Se tutto sembra in ordine, si siede tranquillo e il viaggio può iniziare senza problemi.

Ma se per caso ci fosse anche solo una valigia in più rispetto ai passeggeri presenti nello scompartimento, allora per lui è finita la tranquillità.

“Stiamo per essere attaccati”, pensa, e non riesce a nascondere il panico che gli stringe la gola come un serpente.

Il viso gli si arrossa e inizia a sudare freddo. Sa di perdere il controllo e cerca disperatamente di riprenderlo.

“A chi appartiene questa valigia?” grida a squarciagola, con lo sguardo terrorizzato. Ma sul treno sembra che ognuno viaggi per conto proprio. Cuffie nelle orecchie, laptop, libri, sonnellini. Nessuno presta attenzione al povero passeggero ansioso, il cui stato mentale sembra incomprensibile per gli altri.

Ma lui non molla. Sa che gli altri sono in pericolo e non si calma finché non risolve il mistero.

“Chi è il proprietario di questa valigia?” continua a ripetere.

Infine, un anziano signore, di quelli che vorresti fosse tuo nonno, gli spiega che la valigia è di una coppia appena uscita per andare al bar.

Un sospiro di sollievo. Il viso torna lentamente alla normalità e un sorriso nervoso si dipinge sul volto del passeggero ansioso, che si siede finalmente, seppur rimanendo vigile.

Continua a controllare la valigia, non perdendola di vista nemmeno per un istante. Sa che sarà pronto a gestire la situazione, nel caso il peggio accada. Ma fortunatamente non succede nulla.

Apre il tavolino e sorride cortesemente alla signora accanto a lui, quasi come se avesse un leggero tic nervoso.

Intanto passa mezz’ora e il passeggero ansioso è sempre più agitato. Inizia a sudare, a tamburellare nervosamente sul tavolino, a controllare continuamente l’orologio e il suo smartphone. Il panico è alle stelle.

“Dove diavolo sarà finita quella dannata coppia di loschi individui?” riflette tra sé e sé. “A questo punto, saranno già scesi dal treno, al sicuro, pronti a godersi lo spettacolo dell’esplosione. Deve essere così.”

Il passeggero ansioso è bravo in matematica. Ha calcolato che da quel vagone al bar ci vorrebbero dai 3 ai 4 minuti a una persona di età media, anche con traffico sul corridoio. Il tempo medio trascorso al bar, compresi la coda e il caffè, non supera i 10 minuti.

Quindi, la coppia è fuori tempo massimo da circa venti minuti. Non è una buona notizia. La valigia è ancora sotto il suo controllo attento.

Morde le labbra, cerca di rilassarsi parlando con la signora, ma lei sta dormendo, ignara. Si fa finta, ovviamente, ma in un certo momento… eh.

Lui sfoglia distrattamente il giornale, lo richiude. Controlla l’ora. Ancora nessuna notizia dalla coppia.

Si alza, va verso il bagno, torna. Niente, non sono nemmeno nascosti lì, che idea romantica gli era venuta, ma è ovvio che non fa per loro. Loro sono colpevoli, criminali o chissà cos’altro.

Tocca la valigia della presunta coppia, come se potesse determinare il suo contenuto solo toccandola. Nessuno gli presta attenzione, povero passeggero ansioso, la gente non è più quella di un tempo.

Ed ecco, miracolo. Allora il vecchio aveva ragione! La coppia ritorna dalla pausa caffè e si siede proprio sotto la valigia incustodita. Finalmente! Pensa tra sé il passeggero ansioso.

Ora può rilassarsi, gustarsi un buon caffè, andare in bagno e fare quella telefonata che aspetta da tempo. Ora tutto è sotto controllo.

Quando torna dal caffè al suo posto, trova una borsa abbandonata sul sedile accanto al suo. Dev’essere della cortese signora che è stata seduta vicino a lui tutto quel tempo.

Ma dov’è andata?

Per il povero passeggero ansioso, l’incubo ricomincia. Prende una decisione definitiva: cambierà carrozza. Si alza, raccoglie le sue cose e se ne va con aria risentita.

La donna lo vede dal corridoio, dal lato opposto, e compiaciuta torna a godersi le ultime ore rilassanti del suo viaggio, ora molto più sereno.


Ti è piaciuto il racconto?  Sei mai stato un passeggero ansioso?


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