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Caro, ti lascio con un clic

Ghosting e Caspering. Sono solo gli ultimi, ironici, neologismi per descrivere qualcosa che accade da sempre e che oggi, nell’era dei social media, ha cambiato la sua configurazione di base.

Niente porte sbattute in faccia o lunghe e faticose discussioni: per chiudere una relazione, sia essa sentimentale, professionale, amicale o familiare, è sufficiente sparire. Che lo si faccia in modo graduale o improvviso, poco importa. E’ il modo più semplice per uscire dalla vita dell’altro, senza addurre alcuna spiegazione. Semmai riveste importanza l’abilità con cui si lasciano dietro di sé briciole che inducono gli altri a credere alle nostre ragioni, considerate tanto palesi da non doverle nemmeno manifestare.

Ecco che per reazione “gli altri” restano sospesi, alla ricerca delle ragioni per cui tutto è capitato. Vittime dell’evitamento delle emozioni che caratterizzano le relazioni.

Nell’era dei social l’illusione di farla franca è dietro l’angolo. Ma la realtà, come sempre, è differente.

Ghosting o caspering, ti lascio con un clic

Ricordate i Ghost Buster, eroi un po’ bislacchi che cacciavano i fantasmi dalla vostra vita con una sola telefonata? Oppure il delicato Casper, il fantasma amichevole, che invece di fare il lavoro che tutti si aspettano da lui, ovvero spaventare le persone, vuole solo fare amicizia con le persone?

Oggi ispirano due termini di uso comune, il ghosting e la sua versione più edulcorata, il caspering, forme diverse della stessa cattiva abitudine che attanaglia la nostra fragile società: l’incapacità di reggere le relazioni o chiuderle in tempo e quando è necessario, in prima persona, senza bisogno di intermediari.

Lasciarsi con un clic, come spegnere una lampadina, o fulminarla.

Il risultato alla fine è lo stesso: il buio che cala sulla parola relazioni.

Nell’era della velocità tutto si consuma in fretta: perché sprecare tempo a dare spiegazioni quando possiamo tagliare corto e silurare una relazione con qualche clic e una foto ad effetto? Siamo forse diventate immuni alle relazioni?

Sparire non è evoluzione

Piuttosto il contrario. La questione non è di poco conto e fa riflettere, i casi specifici sono ormai cose che misuriamo ogni giorno. Un confronto che non viaggia sulla stessa lunghezza d’onda e diventa subito scontro, una qualsiasi discussione che quando si trova davanti a un no ben circostanziato diventa censoria, escludente, denigrante. Fino ai casi più patologici e pericolosi in cui scatta quella voglia di annientare l’altro o l’altra fino a tingersi di discriminazione, quando è rivolta a una donna.

Di sicuro avete assistito a situazioni come queste, sui social media ma anche nella vita reale.

Che cosa vi hanno lasciato, dentro?

E che dire delle persone che inaspettatamente si mostrano fredde e distaccate, dopo aver passato un’intera serata con noi a ridere e scherzare. O di chi non risponde ai messaggi, per giorni e giorni, settimane, e poi riappare come se nulla fosse, tenendovi legate a un rapporto che è più virtuale che reale.

C’è anche chi ai messaggi e alle telefonate non risponde più. Chi non vi apre più nemmeno la porta di casa, dopo che l’avevate attraversata centinaia di volte, senza dare nessuna spiegazione. Come è capitato a me.

Illusioni social

Ho subito ghosting anche io

Avevo vent’anni e frequentavo un gruppo di amiche con le quali passavo non solo le serate, dopo l’università, ma anche le estati e i fine settimana. Un bel gruppo che credevo ben assortito. Con loro si andava a sciare, si faceva l’Interrail (chi di voi ha avuto la possibilità di provare questo meraviglioso modo di conoscere l’Europa?) tutti i sabati si andava a ballare.

Eravamo cresciute tutte nello stesso quartiere e nonostante le differenze avevamo trovato un modo per stare insieme.

Fino a quando non trovai un compagno stabile. Uno che girava con noi e che avevo conosciuto all’università. Un bravo ragazzo, semplice e cordiale, che andava d’accordo con tutti, loro comprese.

Credevo che sarebbero state felici per me. E invece la nostra relazione subì un drastico cambiamento e un giorno, senza che nessuno mi desse alcuna avvisaglia, mi trovai semplicemente segata fuori dalla loro vita, letteralmente dalla sera alla mattina. Ancora oggi che sono passati tanti anni non riesco a immaginare una vera ragione: anche io sono stata vittima del ghosting!

Fu dolorosissimo. Incredula un pomeriggio andai a bussare alla porta di una di loro che abitava al piano di sopra. Lei ci mise un po’ ad aprirmi, come si fa con quei fastidiosi venditori porta a porta o ai Testimoni di Geova. Ma le mie domande erano insistenti sul perché di quel comportamento e così ha prevalso la volontà di non dare spettacolo con gli altri vicini e salvare il buon nome della famiglia. Ricordo ancora il suo volto: sfigurato dalla rabbia e dalla vergogna non fu capace di articolare nulla. Lei chiuse la porta e io continuai a domandarmi per mesi con quale tipo di persona avessi condiviso così tanti giorni della mia vita.

Sic transit gloria mundi.

Cosa è cambiano nell’era dei social?

Chi fa ghosting o caspering ritiene che la sparizioneil silenzio o la risposta neutra facciano meno male rispetto all’esprimere chiaramente il proprio punto di vista sull’interruzione del legame. Immaginano che dichiarare apertamente ciò che pensano, possa causare dolore all’altra persona e piuttosto che mostrarsi come la causa della separazione preferiscono mantenere integra la loro facciata.

Nell’era dei social questa scelta è più semplice, vista anche la cronaca di questi giorni*. Cambia il modo ma la sostanza resta la stessa. Ci si illude di essere duro o dura, qualcosa che in effetti, emotivamente, non si è. Il peggior rischio che si corre quando lasciamo che i social diventino il mezzo con cui misuriamo e gestiamo le nostre vite così strutturate sulla carta e così fragili nella realtà: la rifrazione del nostro sé e la sua distorsione.

Sostituiamo quella che un tempo sarebbe stata una telefonata con un commento sulla bacheca di Facebook per il compleanno dell’amica o dell’amico, con cui abbiamo condiviso, un tempo, qualcosa di vero, e magari usiamo anche format preconfezionati. Oppure diamo una sbirciatina alle foto che pubblica per non dover sopportare il peso di domandare come stai, come se fossimo i protagonisti de “La finestra sul cortile” dell’impareggiabile Alfred Hitchcock. Passiamo le giornate a spiare la vita degli altri, nascondendoci dietro la tenda di una finestra virtuale, come offrono ormai i social media.

Pensiamo davvero di poter coltivare un’amicizia mettendo un mi piace, che un commento è già troppa fatica?

In questo spazio virtuale in cui tutto è veloce, anche il commento a un blog, che richiede tempo di lettura e tempo di riflessione, diventa una sorta di resistenza doverosa e in qualche modo eroica all’omologazione della comunicazione veloce che spesso si perde il senso.

Forse aveva ragione Umberto Eco. Durante una lectio magistralis all’Università di Torino, nel giugno del 2015, fece un’affermazione che scatenò un ampio dibattito:

I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere. Mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli

La verità è che somigliamo sempre di più a lepri della tecnologia che si comportano come tartarughe dell’etica.

E non abbiamo più la voglia di interrogarci su dove stiamo andando ma ci andiamo di corsa, il più velocemente possibile. Le opportunità tecniche che ci offrono i nuovi strumenti sono così avanzate che non ne vediamo (o non vogliamo vederne) i rischi. Il risultato è che non migliora la qualità di ciò che ci si scambia, anzi.

Siamo impermeabili al confronto, oramai anche on line. Selezioniamo solo l’informazione che ci interessa, nel senso che cerchiamo le risposte che vogliamo sentire.

Procedendo veloci non ci accorgiamo dell’altro.

Sui social ci siamo ma senza esserci veramente. C’è sempre una via di fuga aperta, una way out dalla responsabilità oggettiva.

Separando il reale dal virtuale, manterremo in piedi due avatar che un giorno potrebbero entrare in conflitto, soprattutto con se stessi .

Il codice del disimpegno è molto meno faticoso del contrario, e non presuppone alcuna responsabilità. Comodo in una società in cui nessuno chiede più conto di niente.

E tornando alla discussione che ha tenuto banco in questi giorni, di cui alla nota più sotto, penso che dover affrontare un chiarimento ci impone di accettare l’idea che siamo state ferite, offese, in qualche modo colpite. Mentre scomparendo possiamo continuare a considerarci invincibili e ad evitare di dover prendere provvedimenti quando un’offesa all’onorabilità passa attraverso una molestia sul luogo di lavoro.
Richiederebbe assunzione di responsabilità, quando invece è molto più semplice scappare. Ma si è perso anche questo. I social media in questo caso non c’entrano assolutamente niente.


*faccio riferimento al post di Instagram con cui la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha salutato e di fatto liquidato la sua relazione con il compagno, Andrea Giambruno, scoperto molestare una sua collega dileggiando la compagna.

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12 Comments

  • Giulia Mancini

    Hai ragione avevo letto il tuo bel commento e ti ho anche risposto, il commento c’è ho controllato. Ormai comincio a perdere i colpi… e la memoria

  • Giulia Mancini

    Credo che Umberto Eco avesse ragione, anzi più passa il tempo, più la sua affermazione riceve conferma. Quando si parlava al bar o in compagnia oppure al telefono, una questione rimaneva ristretta a un certo numero di persone, invece oggi una frase scritta sui social funge da cassa di risonanza e quindi ognuno può aggiungere il suo parere, magari travisando la realtà. C’è solo un piccolo particolare, i discorsi si disperdono nell’aria e forse dopo molto tempo possiamo anche fingere di non ricordare, ma quello che viene scritto sui social rimane a lungo (non so se per sempre, ma chi può dirlo) ogni tanto Facebook mi ricorda dei post scritti dieci anni fa che avevo dimenticato…
    Io cerco di non scrivere mai sui social post offensivi o rabbiosi, mi limito moltissimo, tanto che ogni tanto penso di cancellarmi del tutto.
    Riguardo alla tua esperienza personale, purtroppo probabilmente le tue “amiche” si sono allontanate da te perché non erano vere amiche, oppure proprio perché avevi un compagno stabile e loro no (invidia? Consapevolezza di non avere più la stessa situazione in comune? Stupidità? I motivi possono essere tanti) l’ho visto succedere molte volte, talvolta sono state le situazioni della vita, come vivere in città diverse e smettere di frequentarsi per questo, un divorzio, io non frequento più gli amici di mio marito, che vedevo spessissimo quando eravamo sposati; altre volte sono situazioni che subiamo nostro malgrado come é successo a te. Pensa che ho scritto un post in questi giorni su una mia vecchia amica che non vedo più.

    • Elena

      Ciao Giulia sì ho letto il tuo bellissimo pezzo su Anna l’ho anche commentato! Ma visto che me l’hai segnalato sono andata a vedere sul tuo blog In effetti non lo trovo. Prova a vedere se è finito nello spam Altrimenti alla prima occasione cercherò di riscrivere le sensazioni che la lettura mi aveva regalato. Tornando al tema del post di oggi intanto ti ringrazio per avermi scritto parole di comprensione sulla mia vicenda. Qualche volta Ammetto che mi scoccia dover ricordare la sofferenza che quei comportamenti mi hanno generato, ma in quel momento fu proprio uno shock, e sono consapevole di averle superato Dopo molto tempo. Non avevo riconsiderato, per lo meno non in questa riflessione quindi ti ringrazio, la questione della permanenza dei commenti via Social. La verità è che le parole, specie quelle cattive che ci feriscono, restano lo stesso a lungo nella memoria, come la mia storia e forse anche la tua testimonia, ancor di più In certi post in cui le persone si lasciano andare a debolezze e fanno dichiarazioni che sembrano forti ma che in realtà denunciano tutta la loro debolezza. Se si riguardano quelle stesse parole con la benevolenza del tempo allora tutto diventa più chiaro. Intendo dire che la meloni ha dovuto giocare la carta della dura perché Diciamoci la verità Quella mossa è veramente poca cosa per una che rappresenta un intero paese. Se fosse capitato a gente come la Tina Anselmi o lo stesso Mattarella, avrebbero mandato anzi non mandato messaggi molto differenti. In un paese chi lo dirige Io penso debba dimostrare anche autorità morale Un abbraccio

  • Luz

    L’uso sconsiderato, folle, dei social è qualcosa che ancora faccio fatica a comprendere. Io ho da sempre un approccio quasi ingenuo con questi strumenti, mi mostro con la mia faccia, il mio nome. Lo stesso non accade con tantissimi e fra questi ci sono persone con account diversi, con avatar diversi, che fingono comportamenti e generano odio e malcontento in un tipo di comunicazione avente già di per sé molti limiti, perché filtrata dal mezzo virtuale.
    Da qui a creare rotture e sparizioni il passo è breve. Io per esempio posso raccontarti in breve l’esperienza su Fb di una decina di anni fa (a quella del forum ho dedicato un post sul blog). Mi imbattei in un gruppo di lettori in una ragazza molto carina e gioviale, così pareva, tale Valeria (ometto il cognome). Intesa assoluta, anche perché ero in un periodo di convalescenza e, da cosa nasce cosa, ci inventammo un nostro gruppo di lettori che chiamammo Samarcanda. Funzionò alla grande per qualche mese, poi di punto in bianco lei uscì e tolse dai suoi contatti diversi del gruppo (che si sciolse perché nato sotto un entusiasmo passeggero), me compresa. Io ci restai di stucco. Un clic può fare davvero un certo danno, se si sono messi in gioco sensibilità e parte del proprio tempo. Gliene chiesi spiegazione e lei semplicemente disse che cominciava ad annoiarsi. Cosa inspiegabile perché la piccola comunità funzionava bene attorno ai libri. Non mi seppi spiegare mai quell’allontanamento così violento e brusco.
    Nella vita reale (è proprio il caso di dirlo) credo di essere sparita io, almeno mi sono bruscamente allontanata da una presunta amica al liceo (ne ho raccontato sul blog di Giulia) all’ennesimo tiro e delusione. Ho chiuso senza spiegazioni ma anche senza una lite, semplicemente mi allontanai.

    • Elena

      La questione degli Avatar è interessante. Per anni Abbiamo discusso di come toglierci le maschere e oggi abbiamo a disposizione talmente tanti Alias che possiamo indossarne molteplici, ogni volta che desideriamo. Questo come dici tu genera sconcerto negli altri che ci guardano a volte attoniti, ma genera conseguenze anche su noi stesse. Chi diavolo siamo alla fine? La tua amica Valeria, amica per modo di dire come diceva Gian, non credo si sarà chiesta chi è alla fine dei conti ma è molto probabile che si stenta a disagio con questo suo comportamento, chissà. Fuggire dalle relazioni, alla fine questa è la grande domanda del post. I tuoi racconti ci dicono che certe volte è necessario. Ma se togliamo il giudizio di valore sulle cose che facciamo anche noi stesse, resta il fatto di aver perso un’occasione di poter affermare se stesse in modo civile e di aver rafforzato un proprio punto di vista. Forse è proprio questa la questione: il confronto ci fa crescere, una riflessione che ho già fatto sul blog. Grazie Luz di aver portato una tua esperienza personale che mi ha permesso di capire meglio cosa c’è davvero sotto il mio pensiero in questo articolo.

  • newwhitebear

    L’abitudine di sparire senza dover giustificarlo è antico, ancor prima dell’avvento del progresso tecnologico (sarà vero progresso???). L’unica differenza è che allora si aveva il coraggio di affrontare chi ti aveva cancellato dalla sua vita per chiedere spiegazione che non arrivavano.
    Oggi, anzi ieri, bastava un sms per liquidarti ma rimaneva un fatto privato salvo che uno dei due non l’avesse reso pubblico. Oggi, proprio oggi, sono le bacheche dei social che ospitano questo, come hai sottolineato nella nota finale. Quindi la cancellazione è di pubblico dominio.
    Provo ad analizzare. Io nel passato come anche adesso, non sono molto incline a considerare amico/amica qualsiasi persona con cui ho passato qualche ora, qualche giorno insieme. Per me sono conoscenti. Quindi se questi mi cancellano, per me non è una grave perdita. Una scrollata di spalle. Rimangono quelle persone con cui abbiamo percorso larghi tratti delle nostre vite e per fortuna ci sono ancora, salvo cause di forza maggiore.

    • Elena

      La parola amicizia è cosa seria anche per me e non si può certo derubricare a un rapporto di qualche ora alla settimana mediato da una pagina Facebook o da qualche altra cosa simile. La cosa che più mi ha colpito, sia della vicenda Meloni che di ciò che è capitato a me e che scopro è capitato a molti, e quello che dici tu all’inizio: la totale incapacità di affrontare una relazione personale, anche se complicata, con un dialogo. Costruttivo o no dipende dalla capacità di entrambi, Ma di sicuro il fatto di intentarlo qualifica a mio avviso l’umanità e la profondità della persona che tenta di agirlo. Questa mancanza di ciò che chiamo umanità è il fatto più grave che osservo nella degradazione delle relazioni personali che ci circondano. Non so se cosa che preoccupa anche te. Un abbraccio

  • Grazia Gironella

    E’ capitato anche a me di vedere sparire dalla mia vita persone che consideravo amiche, una volta in gruppo, senza motivo apparente, all’improvviso. Ho solo potuto pensare di avere fatto qualcosa di sbagliato secondo il loro codice, probabilmente diverso dal mio, e che avessero valutato di non concedermi nemmeno la possibilità di capire e di spiegare. Questa, per me che do tanta importanza alle parole, alla comunicazione, è una delle cose più frustranti in assoluto. Davvero si condivide tanto con qualcuno per anni, e poi lo si scarta senza una parola? Non che sia una vera scelta, ma preferisco fare a meno di persone così.

    • Elena

      Ciao Grazia, il tuo commento e quello di Sandra mi rincuorano, per anni ho pensato di essere l’unica al mondo cui poter riservare un trattamento del genere, e invece è più comune di quanto pensassi. Il tema è che ha bruciato per anni e anche oggi, che ne parlo con maggior distacco, ancora non mi sono chiari i perché. Ne parlai anche con un bravo analista. Mi diede un punto di vista completamente differente e sorprendente e forse da allora ho cominciato a pensare che il problema non fossi io ma loro. Non possiamo evitare certe persone o detectarle in tempo ma possiamo evitare di colpevolizzare noi stesse.

  • Sandra

    Sì, la gente è sempre scomparsa così senza dare spiegazioni, a piacimento, è capitato a tutti, con fidanzati o amici. I social hanno amplificato un po’ tutto, credo che Giorgia Meloni abbia comunicato in privato a compagno che insomma era finita, prima di postare l’addio in rete, cosa tutto sommato doverosa visto l’immensa figuraccia che lui ha fatto, l’ennesima in effetti, ma qui siamo alla molestia. I social hanno altre colpe, sposo la teoria di Stefania Andreoli circa quell’essere soli, convinti del contrario, solo perché si ha un cellulare in mano, soprattutto per gli adolescenti, noi non nativi digitali, forse – magari non tutti – abbiamo una capacità diversa di prendere il buono dai social e vivere comunque fuori da essi.

    • Elena

      Ciao Sandra in proposito mi domando spesso se il sentimento di solitudine sia generato dal tempo che impieghiamo sul social o ne sia la causa. È un po’ come ragionare sul “prima l’uovo o la gallina” mi rendo conto ma la risposta non è ininfluente. Circa i comportamenti evitatnti ci sono numerosi studi, accessibili anche in rete, che ne spiegano le ragioni e i comportamenti. Come lei, pietra calcarea che si illude di essere grantito, ne incontro molti. Mi fanno più tenerezza che rabbia. Buona giornata!

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