Imparare il valore dell’attesa

Siete presi anche voi dai bilanci di fine anno? Io ci sono cascata molte volte, anche recentemente, quando sono andata a leggere il post che avevo scritto con i progetti per l’anno che verrà.

Sapete che è successo? Mi sono accorta che ciò che credevo fosse a portata di mano non si è realizzato, anzi è naufragato subito.

Le ragioni sono precise, ho preso un abbaglio. Mi sono chiesta se avevo guardato le cose per come realmente stavano oppure se ho visto ciò che avevo bisogno di vedere.

Evidentemente si trattava della seconda ipotesi. Un errore di calcolo, o di progettazione se preferite? Probabile, ma io non ero la maga della progettazione?

Dunque, qual’è la morale?

Che quest’anno la musica cambia. Quest’anno non voglio fare progetti o previsioni, voglio solo vivere e imparare il valore dell’attesa.

Il valore dell’attesa

Sapevate che sono un’appassionata del Libro dei Mutamenti, meglio conosciuto come I Ching? L’ho anche scritto nella mia bios. Così ho tirato le monete ed ecco il risultato:


Esagramma 5 – SU L’attesa

Nubi salgono nel cielo: L’immagine dell’attesa. Così il nobile mangia e beve, ed è lieto e fidente. Quando le nubi salgono nel cielo è indizio di pioggia. Non si può fare altro che attenderne la caduta. Così avviene anche nella vita quando un destino si prepara. Fintanto che il momento non è ancora giunto non bisogna darsi pensiero né voler plasmare il futuro intervenendo e affaccendandosi; si deve invece accumulare tranquillamente forza, per il corpo, mangiando e bevendo, per lo spinto, stando allegri e di buon umore. Il destino sopravviene spontaneo, da solo. Allora si è pronti.


E attesa è anche ciò che stiamo facendo in questi giorni prima del Natale: per qualcuno un momento di festa, per altri qualcosa di più, ma il mistero delle feste abbraccia ciascuno di noi, inevitabilmente.

In una società in cui il mito è progettare, non restare mai indietro, avere sempre presente cosa faremo e soprattutto come lo faremo, c’è ancora spazio per la dimensione dell’attesa?

Se non c’è più, perché siamo dentro il vortice della programmazione, vale per la scrittura, il lavoro, la vita, e non ci stiamo godendo il bello del divenire che è in atto proprio in questo momento, allora è il caso di ricrearlo.

Come ho ricreato io la dimensione dell’attesa?

 

Imparare il valore dell'attesa

Fermandomi e aprendo le mani perché siano colmate di doni

Vivere e basta

E’ molto probabile che si fermino anche alcune delle attività programmate cui sono affezionata, come la periodicità dei post su questo blog, ad esempio. Non me ne vogliate se non ci vedremo per queste giornate di festa due volte a settimana, ma desidero regalarmi un momento di festa vera per me che in questo momento corrisponde alla ricerca di momenti di pura improvvisazione, di assoluto lasciarsi andare agli stimoli del quotidiano.

Insomma, come ho già detto, vivere e basta.

E poi quante volte vi è capitato di darvi un da fare pazzesco per realizzare qualcosa che inevitabilmente è andato storto? Esiste un destino? Io sono convinta di sì, ma non come orizzonte deterministico che plasma la nostra vita ma in quanto crogiolo di intenzioni, azioni di persone diverse intorno magari allo stesso obiettivo.

Tu puoi prevedere soltanto quelle che attengono direttamente a te ma non puoi prevedere i desideri degli altri e soprattutto ciò che metteranno in campo per realizzarli.

Il destino per me è questo, un coacervo di intenzioni che a volte cozzano l’una contro l’altra e a volte invece si coalizzano e danno risultati a noi positivi.

Ma ciò che è più stupefacente è che anche quando cozzano, ovvero quando il nostro destino , quello che NOI avevamo in testa, non si compie, non è detto che sia per farci un dispetto.

Se io avessi realizzato quell’obiettivo che mi ero prefissa, senza considerare ciò che si è sviluppato come un campanello d’allarme, se avessi pervicacemente portato avanti il progetto avrei di sicuro realizzato qualcosa al di fuori della mia energia, non so se riesco a spiegarmi. Dunque ben venga il fallimento.

Ma se è così, allora a che pro progettare, immaginare azioni che potremmo fare oggi nel futuro, se nemmeno domani siamo in grado di sapere cosa faremo, come ci sentiremo, dove saremo?

Vi pare irrazionale? Forse lo è, ma quanto è liberatorio!

Essere pronti, accumulare tranquillamente forza, per il corpo, mangiando e bevendo, per lo spinto, stando allegri e di buon umore. Il destino sopravviene spontaneo, da solo, come ci suggeriscono I Ching, significa sapere attendere il proprio momento.

Come lo riconosceremo? Quando accadrà, né prima né dopo

Quando si rimanda il raccolto, i frutti marciscono

Paolo Coelho

Perciò se avete qualcosa che vi sta a cuore smettete di leggere questo post e correte a realizzarlo. Io per parte mia ho deciso: basta progettare, il cervello è pieno di idee e di cognizioni ma è pur sempre la vita a realizzarle. E lei vuol solo essere vissuta.

E voi care Volpi, con che spirito affronterete il nuovo anno?

Commenti

  1. Le tue considerazioni sull’utilità dell’attesa sono anche le mie. Per troppo tempo ho progettato, selezionato, tentato di controllare, e non ha funzionato. La vita non è così. Dopo tanta frustrazione e sofferenza, credo di avere imparato a restare più aperta a ciò che arriva e meno aggrappata alle mie aspettative. E prenderò spunto dalla tua citazione per leggere l’I Ching, che da tanto tempo è lì sulla wish list, che mi aspetta. 🙂

    1. Non so perché io non l’abbia mai fatto, o almeno, non l’abbia fatto esplicitamente, ma non ho mai scritto nulla a riguardo dello sclero da iper progettazione che a un certo punto della mia vita mi è preso. Forse ho atteso di poterlo elaborare, perché a volte prendere coscienza non è semplice e richiede tempo. Vedo che molte di noi sono sulla stessa lunghezza d’onda, evidentemente c’è stato qualcosa che ha indotto una generazione a comportarsi in questo modo. L’apertura serve, è l’esatto contrario della progettazione, che invece non può per definizione lasciare spazio all’imprevisto. felice che tu legga I Ching. Ci sono molti modi per farlo, sono curiosa di sapere quale adotterai … 🙂

  2. Ciao Elena…un po’ questa tua citazione mi spaventa…Non credo sia una buona idea quella di attendere che cada la pioggia quando le nuvole salgono in cielo… Io mi darei da fare per evitare che mi cada addosso, cercherei qualcosa da fare che mi consenta magari di godermi lo spettacolo, ma senza rimanere impotente o passiva. Il concetto di destino non riesco ad accettarlo: nulla può essere gia’ scritto in un mondo in cui tanti individui, nella loro strana e complessa diversità si incontrano e scontrano di continuo. Oppure si ignorano. Tutto si disfa e si fa di continuo, e in questo vortice dinamico che male c’è nel fare progetti? Darsi obbiettivi é un bel modo di cominciare un viaggio, e il bello del viaggio sta proprio nel guardarsi intorno intanto che accade, lasciandosi interagire con il contesto, nel rispetto delle proprie esigenze e dei propri modi. E dei propri obbiettivi. Ascolto, azione, interazione: questo e’ l’incontro che fa del movimento la vita! Non trovi?

    1. Ciao Marina, non dico che non si debbano individuare obiettivi. Non c’è niente di peggio che mettersi in marcia senza sapere in che direzione andare. Il punto è se la programmazione assorbe interamente la nostra vita impedendoci di accettare le molte cose che non possiamo contrastare. Che siano nuvole (che inevitabilmente produrranno pioggia, non puoi fermarle) o cose cui ambiamo ma che non siamo gli unici a volere. Il senso di questo post è il contrario del timore che a volte si prova nel lasciare andare. È la testimonianza che ciò che può succedere succede, anche senza di noi. Non discuto sul tema del destino. Sono questioni che attengono alla visione della vita di ciascuno di noi. Posso solo suggerirti di provare… Un abbraccio cara

  3. Vero, il tempo d’attesa è egualmente piacevole, anzi… forse lo è di più della festa stessa.
    Per il Natale questa cosa funziona ancora di più…
    Il nostro momento? Arriva, arriva 🙂

    Moz-

  4. Il mio lavoro E’ progettazione, ma progettare è un metodo per prevenire gli intoppi, non dà alcuna garanzia che non ve ne saranno in corso d’opera. Ecco perché dico che navigo a vista. Per quanto tu tracci la rotta, sai benissimo che l’imprevisto è dietro lo scoglio o nella prossima nuvola. Cose andate storte ne ho parecchie anch’io, soprattutto nell’ultimo mese. Ed in complesso se guardo l’anno indietro è stato una montagna russa d’emozioni, su e giù, su e giù. Ma facendo media, è stato un bell’anno. Quando navighi a vista succede anche che il mare ti sorprende in positivo! 🙂

    1. Ti sarà anche andato storto qualcosa, ma non si sicuro il refresh del sito. Complimenti! Sul concetto di navigare a vista ho qualche perplessità ma qui entra in gioco la Elena marinaretta. In ogni caso il concetto è quello : provare a non farsi sorprendere ma vivere liberi dall’eccesso di razionalità cui siamo spesso sottoposti….

  5. Mi piace tantissimo la nuova Elena che emerge. Io sono una che litiga con le cose organizzate. Non indosso l’orologio e da tempo tengo il telefono silenzioso così spesso risulto irrintracciabile, scrivo la notte o nei posti più strani e mi faccio guidare dall’istinto nella maniera più naturale possibile. Detesto organizzare e restare delusa, fare progetti e vederli sfasciarsi. Preferisco vivere le cose con poche aspettative e accordarmi con quanto hai scritto: vivere.
    Quindi prenditi tutto il tempo che senti necessario perché si allontani lo stress e resti del tempo per ciò che ti sta più a cuore. Noi saremo sempre qui.

    1. mi piace essere una nuova Elena! Adoro il tuo modo di affrontare le cose, e grazie per avermi rassicurato che se anche mi prenderò qualche libertà voi ci sarete sempre. È un privilegio avervi come lettrici e lettori fissi, grazie davvero

  6. Questo è un post davvero interessante, cara Elena, quasi illuminante direi.
    Io che ho sempre fatto della progettazione il mio mantra, coniando parole nuove quale “prorganizzare” un mxi tra programmare e organizzare dopo anni di vita in questo modo sono annientata dalla vita stessa che fa quello che vuole e se ne fotte dei voli della fantasia anche laddove sia supportata da tanto lavoro per raggiungere l’obiettivo.
    Cose andate storte su cui avevo lavorato con fatica e convinzione ce ne sono diverse. Di sicuro una enorme, ed è, non so se lo sai, il fallimento adottivo, una ferita che non guarirà mai. Nella scrittura ce ne sono anche lì diverse, di minore entità ma comunque sconfitte.
    Programmi per il nuovo anno? Nessuno, ma ci farò un post. Un bacione e grazie per questo post davvero molto utile.

    1. Cara Sandra, non sapevo del tuo fallimento adottivo, come lo hai chiamato tu, ma avevo percepito un dolore strisciante in alcuni tuoi post. Il nostro destino non dipende solo da noi. Quello che ho imparato è che ciò che accade prima o poi acquista un senso. Non so cosa scriverai nel post, che leggerò. Ma spero che tu possa davvero regalarti momenti splendidamente dedicati a goderti ciò che hai già, che sono sicura vale tanto. Grazie per le tue parole Sandra. E poi dicono che la rete non è vera.

  7. Come ti capisco, cara Elena! Anch’io sono una che progetta molto e che tenta di organizzare la propria vita, ma con risultati non sempre positivi. Devo fare mio l’invito a lasciarsi andare, a vivere il presente senza pensare troppo al futuro. Il rischio infatti è quello di veder sfuggire il tempo come una nuvola di vapore. Se mi concentrassi di più sull’oggi, su quello che sto vivendo, forse potrei dare pienezza alla vita. Grazie per questo momento di riflessione^_^

    1. Grazie a te Rosalia per partecipare sempre di queste discussioni. Mentre ti leggevo mi è venuto in mente un progetto in particolare che non si è realizzato, essenzialmente per le motivazioni che ho scritto nell’articolo, non dipende solo da me. Ma se penso a quanto tempo mentale ho dedicato a quel progetto, quante ansie e tensioni quotidiane per nulla. Insomma, forse è solo una questione di proteggerci dall’immensa fatica cui a volte ci sottoponiamo….

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