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Iper connessione, quando smettere ~ Volpi
Iper connessione, quando smettere
Comunicazione e social

Iper connessione, quando smettere

 

Vi siete mai resi conto di quanto ci lasciamo distrarre dai social su cui abbiamo profili e identità da coltivare e aggiornare di continuo?

Ci ho pensato qualche tempo fa e ho deciso di fare un video per mostrarvi quanto sia insopportabile la nostra dipendenza da smartphone quando ci troviamo di fronte agli altri.

Credevo di averlo pubblicato da tempo sul mio canale YouTube, invece era rimasto settato su privato.

Domenica mi è venuto in mente di scrivere su questo argomento e così ho pubblicato anche il video.

Ve lo posto qui si seguito. Buona visione, noi ne parliamo dopo 😉 

 

Iper connessione, quando smettere

 

Questo articolo, lo dico in premessa, l’ho scritto perché a un certo punto mi sono resa conto che i social mi stavano prendendo la mano.

La riflessione che ho fatto dunque non ha alcuna pretesa di essere educativa per gli altri, piuttosto un modo per costringermi a pensare o a ripensare alle mie scelte di essere presente nella sfera virtuale della comunicazione.

Inizialmente per promuovere il mio romanzo, e poi, presa dal gioco che gioco non è, per partecipare dei miei pensieri e di ciò che mi accade intorno.

Un gioco che mi ha preso la mano.

Me ne sono accorta così:

  1. Anni fa una persona che lavorava con me e di cui ero responsabile, mi fece un’osservazione in merito alla mia supposta capacità di fare due cose contemporaneamente. Stavo infatti ascoltando le sue preoccupazioni, che avrei dovuto in qualche modo gestire, e rispondendo a un messaggio sul mio smartphone, non urgente peraltro. Reagii senza farci caso alle sue ironie velate, poi ci pensai a lungo. La mia iper connettività mi stava facendo perdere di vista l’importanza dell’ascolto.
  2. Qualche giorno prima di girare il video, sperimentai qualcosa di simile io stessa. Stavo esprimendo a una persona importante per me le mie perplessità, anzi, erano preoccupazioni. Come reagì quella persona? Come avevo fatto io tempo prima, diceva di ascoltarmi, ma stava aggiornando il suo profilo Facebook, con commenti simili all’incipit scherzoso di questo video.

 

Morale?

 

Il mondo ci sta scappando di mano.

Ecco perché ogni tanto è utile fermarsi a riflettere sul perché sia urgente liberarsi dalla dipendenza da social e, se necessario, smettere.

 

Il momento e il modo giusto

 

Non c’è un vero e proprio time out valido per tutti, ciascuno ha il suo.

Dobbiamo smettere quando la nostra attenzione sulla realtà fattuale, quella che ci sta intorno, è distratta dalla realtà virtuale che in quanto tale, non esiste.

Sebbene sia difficile indicare motivazioni che agiscono su sfere tanto personali del nostro comportamento, anche sulla base del video che avete visto (se vi è piaciuto, vi chiedo di mettere un like e di condividerlo, per farlo conoscere anche ad altri) ci sono alcune motivazioni che più di altre mi paiono importanti e sulle quali occorre riflettere.

 

1. Dedicare attenzione all’altro

 

So che può essere scambiata per una banalità, ma quando qualcuno si rivolge a noi è opportuno dedicare la giusta attenzione.

Una delle tecniche per “segnalare” il nostro totale e ostentato disinteresse alla relazione è proprio l’indifferenza, chissà quante volte avete sperimentato voi stesse questa orribile sensazione.

Se non vogliamo cadere in questa relazione non relazione, ci occorre la massima attenzione verso colui o colei che ci sottopone una riflessione e che attende un nostro giudizio.

Anche se sappiamo fare dieci cose contemporaneamente (lo vado dicendo da molto tempo anche di me, ma vedo che piano piano perdo i colpi 😀 ) l’altro non è detto che sia interessato a una nuova specie di Wonder Woman ma a trovare accoglienza.

E questa si garantisce con gli occhi e con tutto il resto del corpo.

Teniamone conto la prossima volta che ci viene l’ansia di controllare gli aggiornamenti dello smartphone 😉 

 

2. Prendere il nostro tempo per rispondere

 

Questo suggerimento non riguarda coloro che in rete sfogano i propri più biechi istinti!

Abbandonare opportunamente lo smartphone da qualche parte per evitare di controllarlo ogni tre per due è utile non solo ai fini di una sana disintossicazione, ma anche per mettere la giusta distanza tra le cose che vi scrivono e le vostre risposte.

Quante volte vi siete mangiati le mani per una risposta troppo irruente e repentina!

Anche se un’applicazione come Whatsapp ha ben pensato a come agevolare questi  ripensamenti, introducendo lo strumento del cancella messaggio, resta importante riflettere bene sulle risposte.

Essere iper connessi da questo punto di vista può rivelarsi un guaio, teniamolo presente.

 

3. Le persone che avevamo perso di vista

 

Una delle ragioni principali per cui ci lasciamo attrarre dai social network è proprio la possibilità di entrare in relazione con persone che non vedevamo da tempo.

Facebook è nato proprio così e ha fatto il successo che conosciamo.

Quando abbiamo ritrovato in gran parte tutte le persone che avevamo perso attraverso la nostra identità virtuale, cosa ne abbiamo ricavato?

Abbiamo soddisfatto la nostra curiosità, certo. Sappiamo se sono sposate, divorziate, come sono d’aspetto, cosa fanno, insomma possiamo curiosare in vite di cui avevamo perso le tracce.

C’è altro? Certo che c’è, ma riguarda pochissimi casi, siate onesti.

Alla fine per quanto mi riguarda la riflessione che ho fatto è la seguente:

 

Se ci siamo persi di vista, c’era una buona ragione.

 

Riscoprirla può essere importante, ma non è detto che aggiunga qualcosa di nuovo alla nostra vita.

 

4. Essere sempre aggiornati in tempo reale

 

Nel video ho chiamato questa funzione modalità pret a porter.

Sono quelle informazioni spicce di cui abbiamo bisogno nell’immediato e che lo smartphone ci consente agevolmente di conoscere grazie a una ricerca su un qualunque browser.

Un tempo come facevamo?

Chiedevamo a qualcuno che ne sapeva di più di noi e ci evitavamo inutili ansie (vogliamo parlare delle ricerche mediche su Google???) oppure leggevamo e approfondivamo noi stessi recandoci in biblioteca o acquistando testi specifici.

Un libro, una rivista, un giornale.

Oggi siamo ancor abituati ad approfondire?

O l’uso pret a porter sta diventando una fissazione che toglie ancora tempo prezioso alla vita che ci scorre intorno?

Un po’ come la sigaretta.

Anche i social hanno il merito di distrarci e nello stesso tempo di assuefarci e creare dipendenza.

 

5. La distrazione

 

Vita complicata? Relazioni difficili? Partner introvabili?

Sembra proprio che la rete possa dare risposte a domande tanto diversificate e urgenti.

Ma di che qualità?

La ricerca di una semplice e immediata distrazione da una routine complicata o noiosa può trovare accoglimento nelle stringhe del widget di Google sul cellulare, ma se cerchiamo altro, allora il rischio è la superficialità delle risposte che pensiamo di avere a portata di mano.

Distrarsi dalla realtà porta all’esclusione.

Non vi pare?

 

Il diritto alla disconnessione


Di questo passo la connessione perenne con gli altri rischia di diventare uno spazio alternativo alla vita concreta e reale molto pericoloso.

Ciò vale anche nel mondo del lavoro, in cui l’uso concesso degli strumenti di comunicazione rischia di diventare la modalità con cui ci si rapporta anche nello svolgimento dei nostri compiti professionali.

Essere sempre reperibili significa concedere il diritto agli altri di trovarci sempre disponibili, anche fuori dall’orario di lavoro.

Per una risposta, per una informazione, per un compito assegnato o qualunque altra cosa. Siamo sempre a portata di clic e molti lavorano proprio in questo modo.

E’ il caso dei rider che ricevono la richiesta di disponibilità qualche minuto prima della necessità e se non accettano rischiano di essere estromessi da richieste future.

Per questi lavoratori il diritto alla disconnessione non esiste, e non esiste per molti altri.
Quanti messaggi avete ricevuto dal vostro capo la domenica sera?

La reperibilità è un lusso che molte imprese non vogliono permettersi e utilizzano così la nostra iper connettività a loro vantaggio.

Mentre sindacalmente stiamo lavorando per inserire nei contratti nazionali il diritto alla disconnessione, imparare a non dare nulla per scontato serve a noi, specie all’inizio.

La tutela della propria vita privata al di fuori del compito di lavoro a noi assegnato è fondamentale. Prima la rivendichiamo meglio è.

Attenzione che esiste anche il rovesci della medaglia:

 

i commenti sui social sono dotati di giorno e ora di pubblicazione

 

E in taluni casi, anche georeferenziati.

Non avete idea di quante discussioni creino certe distrazioni.

Voi fateci caso e regolatevi di conseguenza.

 

Una dipendenza nociva

 

L’iper connessione può rappresentare un pericolo per le vostre relazioni , per il vostro lavoro, per la vostra salute.

Come la sigaretta.

Se non lo abbiamo ancora fatto, dobbiamo cominciare a dimenticare lo smartphone da qualche parte e vivere per un po’ senza filtro alcuno la nostra giornata da uomini e donne libere dalla dipendenza da social.

La rivoluzione è tornare ad essere social nella vita reale.

Voi care Volpi a che punto siete?

 

22 Comments

  • Giulia Lu Dip

    Credo che essere bombardati da notifiche di ogni genere sia proprio disturbante. Sono fastidiosi soprattutto i gruppi WhatsApp, alcuni li ho silenziati disattivando le notifiche, così nel caso li leggo e rispondo solo se voglio. Le notifiche dei social li guardo solo una o due volte al giorno dall’iPad la mattina o la sera, durante il giorno al lavoro non controllo il cellulare perché ho bisogno di essere concentrata sul lavoro e non mi va di disperdere le mie energie. Rispondo raramente, ma solo agli amici. Ogni tanto poi ho il piacere di mettere il cellulare in modalità aereo, che meraviglioso silenzio.

    • Elena

      Nonché posso permettermi di di mettere il cellulare indietro modalità aereo, ma silenziato si. Sono del parere che non vi sia nulla di tanto urgente che non possa essere discusso anche tra un momento
      E se non fosse così, sarebbe comunque troppo tardi. Ho preso l’abitudine di spegnerlo alle 21. Dormo molto meglio

  • Grazia Gironella

    Credo che ci sia anche questo nella mania della connessione. Nella vita quotidiana abbiamo meno rapporti umani franchi e costruttivi, anche nel conflitto, di quelli che era possibile avere in passato. Lo stile di vita è cambiato, gli strumenti sono cambiati, e questo è sotto molti aspetti positivo. Quanti (quante?) di noi si frequentano volentieri e si sentono vicini in qualche modo? Senza la rete non ci saremmo mai conosciuti. Non è una cosa da poco! Però le esigenze dell’animo umano non si lasciano mettere da parte così facilmente. Sentiamo il bisogno di conferme, di contatti: essere ricordati, amati, considerati. Se riuscissimo a fare a meno di tutto questo, non saremmo tornati qui per un altro giro di giostra… Quindi esserci, e che gli altri ci siano per noi, ci fa sentire su un terreno più solido.

    • Elena

      Non ho mai pensato (almeno fino ad ora) di lasciare questo spazio virtuale proprio per le ragioni che tu adduci. E’ bello esserci, è bello essere con voi.
      Un tempo avremmo fatto di tutto per vederci, ora ci teniamo compagnia ognuna comodamente dal proprio sofà. Credo che questa sia una differenza piuttosto significativa rispetto a quello stile di vita che tu richiamavi. Ma va bene così. Forse non è un limite, ma un vantaggio.

  • Nadia

    Io mi sento sempre meno social e vogliosa di esserlo. il cellulare spesso lo porto in giro in borsa silenziato o comunque privo di connessione per scelta. Credo di essere stanca di tutto ciò che ruota intorno all’iper connessione all’informazione precisa e puntuale di ogni singolo fatto. Decisamente penso di preferire la realtà di ciò che vivo e esserne soddisfatta al punto di non cercare altro al di fuori. Forse è colpa-merito dell’età o dell’aver trovato lavoro…

    • Elena

      In effetti cara Nadia hai introdotto un fattore che è imprtantissimo nel valutare la nostra presenza sui social, il tempo. Quando dobbiamo dedicarne tanto alla famiglia e al lavoro ecco che tutto il resto perde di interesse. Sono molto felice di sentire che la tua preferenza in questo periodo va alla vita vera fuori . Essere soddisfatte della nostra realtà è un grande passo in avanti. Esserselo conquistato un giorno dopo l’altro un’enorme soddisfazione. Brava (anche se chiaro ci manchi, così de-socializzata 😀 )

  • Grazia Gironella

    Ciò che dici è verissimo. Non sono mai entrata nel mondo della connessione h24, anche se controllo spesso la posta, per esempio. Anni fa drizzai le orecchie quando una persona mi segnalò in tono seccato che mi aveva mandato un messaggio a una certa ora ma non gli avevo risposto. Pensai: ehi, com’è ‘sta cosa? Chi ha deciso che io sono sempre contattabile? Non lo ero prima, non lo sarò nemmeno adesso. E così ho fatto. Non per questo il problema non mi tocca. Per esempio con mio figlio combatto per il contatto visivo: lui mi ascolta guardando anche lo smartphone, io mi interrompo. Lui dice che mi ascolta, io dico che ho il diritto a un’attenzione intera. Non abbiamo ancora trovato un accordo. Per fortuna comunichiamo bene lo stesso, ma il problema esiste.

    • Elena

      Con i figli credo sia una battaglia faticosissima. Nativi digitali comunicano attraverso gli strumenti del web e in fondo li capisco, non è che la società che gli abbiamo confezionato sia tanto meglio. Detesto chi mi contesta i tempi di risposta. Talvolta sono rapidi, talvolta no. Credo che molta parte dello stress derivi dall’ansia che proviamo. Ti capita mai di registrare una sorta di apprensione in attesa di una risposta per te importante? Non è che stiamo semplicemente sperimentando gli effetti di tensioni dovute alla preoccupazione di piacere /essere compresi /essere considerati / sentirti importanti per qualcuno? Non è che questa iper connessione dipenda dal bisogno di sentirsi considerato? Lo chiedo a tutti se qualcuno ha voglia di rispondere

  • Michele Cappiello

    Si troppe distrazioni, ed io sono il semper reperibile via whatsup per richieste di ogni genere. Non sempre è un piacere ed è invadente assolutamente. È vero che le distanze si colmano con lo strumento ma si trascurano quelli vicino. Dobbiamo rieducarci.

    • Elena

      Ciao Michele, che bella sorpresa trovarti anche qui, benvenuto tra le Volpi! Questa faccenda della reperibilità WhatsApp ci sta prendendo la mano. Sono in tante di quelle chat che non so come ancora non abbia combinato qualche pasticcio…

  • Brunilde

    Mi colpevolizzo perchè, anche se sono poco social, alla fine mi ritrovo sempre con lo smatphone in mano, con l’istinto di riempire ogni attimo vuoto con il controllo compulsivo di mail e messaggi: che poi, manco fossi il presidente mondiale della Supercazzola! Il chiacchiericcio di fondo, la massa di notizie futili e inutili che tolgono spazio al silenzio e al tempo per riflettere ed elaborare le idee, questo è il vero danno secondo me.
    Grazie per avermici fatto pensare, anch’io devo migliorare, a partire da adesso!

    • Elena

      Ciao Brunilde, è esattamente quello che di solito accade a me, specie nelle giornate in cui per qualche ragione salto la mia seduta di meditazione. Mi ricorda tanto quando fumavo, mi capitava la stessa cosa anche con la sigaretta, ecco perché ho usato questo paragone nel video. Questo mi fa pensare che forse non tema non sta ‘fuori’ ma ‘dentro’ di noi…

  • newwhitebear

    letto con curiosità e attenzione il post e sono d’accordo su quello che hai scritto.
    Faccio una premessa. Sui social , intesi come Facebook e Twitter, ci sono stato poco -twitter – o nulla – facebook -. Il telefono per me serve a telefonare o mandare dei messaggi. Spesso mi dimentico d’averlo.Essere sempre connesso non l’ho mai apprezzato – cosa insolita per chi ha fatto dell’informatica per molti decenni – né essere sempre reperibile – quando lavori per otto ore al telefono ti viene la nausea.
    Detto questo ho sempre preferito il contatto visivo. Prima di WordPress ero su Splinder – una splendida piattaforma italiana defunta nove anni fa – e anobii, dove si parlava di libri e argomenti relativi a questo. Oggi curo solo WordPress senza ansie o stress particolari. Se posso scrivo qualcosa e leggo i vostri post. Se non posso, faccio altro.

    • Elena

      Ciao Gian, di Splinder ho solo sentito parlare. Fino a una decina di anni fa proprio ero completamente asociale, nel senso stretto del termine, dunque conosco (poco) ciò che ho incontrato gradualmente dopo. Fu proprio una scelta quella di restare fuori dai giochi e non me ne sono mai pentita. Il blog ha cambiato tutto. WordPress sulla App mi consente di gestirlo anche lontano dal PC. A casa invece cerco proprio di stare lontano da smartphone e PC, riesco a farlo nei miei periodi in cui non scrivo (questo, ad esempio). Sto benissimo. Guardò poco anche la TV. Essere social di giorno comporta una bella fase di recupero serale che peraltro mi fa pure riposare meglio…

  • Sandra

    Craedo di essere messa abbastanza bene, quoto ogni tua parola, ma vorrei migliorare, ci sono ampi margini, va detto e posso farlo, come direbbero a Mascherchef: “a partire da adesso!”
    Grazie per avermi dato la spinta giusta e necessaria-

    • Elena

      Ma sai che è proprio difficile!??? Dopo il post ho fatto anche più fatica del solito a staccare perché volevo vedere come reagivate ed insomma alla fine anche se non potevo rispondere vi leggevo Insomma, è dura. Ma bisogna farlo perché è davvero troppo coinvolgente e distraente, ne sappiamo tutti qualcosa

    • Elena

      Ma sai che è proprio difficile!??? Dopo il post ho fatto anche più fatica del solito e mi sono accorta che mi serve più attenzione e consapevolezza. Altro che disconnessione, qui c’è bisogno di disintossicazione! Però in treno il viaggio è talmente una noia che…

  • Marco Freccero

    Ci vuole disciplina per gestire le reti sociali, o si rischia di esserne travolti. Quello che si perde di vista è che esse fanno quello che fanno per il profitto, e ci riescono alla grande. Noi no (non contano molto le eccezioni), ma ci piace scimmiottarle con degli esiti spesso ridicoli o catastrofici. Sì, sono anche utili e non tornerei indietro agli anni Ottanta; di certo molte persone usano la Rete per non avere a che fare con l’umanità. Questo è spaventoso.

    • Elena

      Ciao Marco, hai proprio ragione, disciplina e rigore
      Nome per niente il social media manager è una professione molto richiesta! Per noi che trattiamo a livelli più artigianali però occorre attenzione doppia, proprio perché ci mancando o non possediamo totalmente alcune nozioni o furbizie se preferisci ché possono tutelare noi stessi e il nostro nostro lavoro. Sebbene circolino molte facili soluzioni in rete, preferisco le vecchie maniere. Non avere a che fare con l’umanità è impossibile a meno che non si diventi delle bestie. Ma quelle ci sono dappertutto, in rete e fuori. Mi chiedo se autori come te che utilizzandolo molto la rete per lavorare promozione abbinano una giudizio positivo, non tanto delle vendite quanto dell’esperienza in sé. Io credo che si possano ricercare relazioni vere anche in questi mondo. È difficile, ma tanto lo è anche nella vita “reale”

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