Storie libri e racconti

La ragazza che ascoltava De André

La seconda puntata della rubrica “Le similitudini dell’amore” è dedicata al romanzo di una scrittrice di romance che è un’amica lettrice assidua del blog.

Si tratta di Sandra Faè, milanese, curatrice del blog I libri di Sandra, osservatrice attenta della realtà quotidiana, anche quando fa troppo male.

La sua cifra narrativa è il romance, la scelta a mio avviso chiara: prendo ciò che di doloroso arriva e lo trasformo in qualcosa che possa mostrare il suo volto rosa.

“La ragazza che ascoltava De André” è il suo regalo simbolico a Faber per l’ottantesimo compleanno del Poeta, pubblicato da Maratta Edizioni e ora disponibile per la lettura nel formato Kindle Unlimited.

Come similitudine dell’amore Sandra ha scelto una frase che proprio De André le ha ispirato. Lascio a lei la parola poiché questo è a tutti gli effetti un guest post.

Ma lasciate che io vi introduca a quel tipo di amore che lega per sempre una figlia a un padre, qualunque sia il tempo dato loro a disposizione per viversi.

Un grazie sincero a Sandra per essersi raccontata in modo così franco e speciale. Ci piaci sempre di più, cara amica scrittrice!

A tutte le Volpi, buona lettura!

La ragazza che ascoltava De André

Sandra Faè

“Mille inverni erano caduti di colpo sul viso di mio padre”

— Sandra Faè

A pronunciare questa frase è Carlotta, la protagonista, ricordando quando andò dal padre (i genitori erano separati da tempo) per consolarlo della morte di Fabrizio De André.

Michele Bamberga vive infatti la prematura scomparsa del cantautore come un vero lutto da elaborare, andrà al funerale con Carlotta e l’amore condiviso per Faber rimarrà sempre una via di comunicazione privilegiata tra padre e figlia.


Ho scelto di parlare dell’amore tra Michele e Carlotta, nonostante la storia presenti altre relazioni importanti, e addirittura si apra con la fine di un amore, quello tra Carlotta e Umberto.

Talvolta capita che l’autore sia costretto a dare al lettore un pezzo del proprio cuore.

A me succede sempre. Sono consapevole di non fare alta letteratura, la mia è narrativa di intrattenimento, ma mi vanto di saper dare alle mie opere una connotazione approfondita nei sentimenti.


Le vicende narrate non sono in alcun modo riconducibili alle mie personali, eppure ho vissuto un rapporto molto conflittuale con mio padre, mancato ormai da quasi sette anni. Scavare nel complicato legame tra Carlotta e Michele mi ha messa con le spalle al muro per fare i conti con quanto avevo vissuto io.

Le mancanze, i silenzi, il non esserci.

La trama

Michele non c’è per Carlotta.

Quando la bambina ha sei anni si è infatti separato da Gisella, il matrimonio, avvenuto davvero troppo presto (Carlotta è nata che Gisella aveva solo vent’anni) non ha retto a una serie di dissapori che hanno trascinato la coppia in un gorgo di veleno fino all’inevitabile divorzio.

Michele se ne va, si trasferisce al sud, diventa telefonate e cartoline, l’essenza dell’assenza, per poi apparire all’improvviso in un giorno d’autunno quando Carlotta ha tredici anni.

La va a prendere a scuola, come se niente fosse e lei capisce subito che è tornato per restare, ne è felice e non si abbandona al rancore.

Insieme costruiscono una complicità speciale, impilando canzoni di De André e rituali esclusivi che fanno inorridire Gisella, che non è coinvolta. Ha un nuovo fidanzato, mentre Michele no, Michele non ha smesso di amarla, e lo confesserà alla figlia, ormai trentacinquenne, durante una cena delle loro.

Ma mille inverni erano caduti sul volto di Michele Bamberga quel giorno. Un uomo bellissimo, il più figo ai tempi della scuola. La figlia ne ha la massima comprensione, abbandona i libri quando lui la chiama per informarla che Faber è morto, e corre da lui.

Neppure il piatto del pranzo ha lavato, si beccherà una sgridata dalla madre e l’indomani prenderà quattro nel compito in classe, lei che non era mai scesa sotto il sette e mezzo!

Due giorni più tardi padre e figlia vivono le esequie abbracciati e storditi a Genova.

In definitiva creano un recinto tra loro e il mondo quando diventa ostile e solo un brano di De André può metterli al riparo.

Perché De Andrè


La musica di De André è un pretesto, l’ho scelta per celebrarlo. Il romanzo è uscito nell’anno in cui avrebbe compiuto 80 anni, chi non ne è appassionato sappia che la stessa funzione avrebbero potuto averla la poesia di Leopardi o le canzoni dei Beatles.

Il fulcro è il canovaccio: quanto sarebbe bello avere un linguaggio che caratterizza la relazione in maniera inequivocabile, un percorso lessicale personale, con i nostri affetti più cari?


Non l’ho avuto con mio padre, non sono stata in grado di andare oltre i suoi silenzi, di capirlo davvero, se non nella fase finale e tremenda della malattia.

Scrivo queste parole ora col groppone, questo romanzo parla di una famiglia un po’ disfunzionale ma molto simpatica, dove in un gruppo nutrito di donne sempre in bilico tra dramma e ironia, spicca un solo uomo: Michele, padre, ex marito, fratello.

Un uomo che si nasconde, ma è un gregario indispensabile al compimento di ogni vita con cui entra in contatto all’interno della narrazione. E non si può non amarlo.

Considerazioni sul romanzo di Sandra e guest post

Il romanzo utilizza la morte di Faber per analizzare i sentimenti, struggenti, che un lutto importante può rinsaldare nel cuore di un padre e di una figlia.

Trovare o ritrovare quei legami ormai disciolti all’ultimo momento utile per tornare ad afferrarsi le mani di nuovo è un racconto di speranza, di cui abbiamo molto bisogno.

La similitudine degli inverni sul viso di Michele è il simbolo di un gelo che è calato per troppo tempo sul suo viso lasciando segni come morene.

Nel momento in cui, nella trama del romanzo, la frase viene pronunciata, ecco che quel gelo può essere scaldato, attraverso i riti di una giovinezza ormai sul viale del tramonto.

Un padre adolescente come tanti che ho incontrato.

Un tema, quello del rapporto tra padre e figlia, che ho vissuto in modo molto diverso da Carlotta ma che mi è molto caro.

L’ho raccontato in forma traslata nel mio romanzo d’esordio, Così passano le nuvole, e nel post Ti dico ciao, papà.

L’emozione che lascia questo romanzo è come quella della musica di Faber: indimenticabile.

Perché in fondo la musica, proprio come la scrittura, è questo: morbida flanella che passiamo sul nostro volto umido e teso e da cui non vorremmo mai più staccarci.

Dedico questo guest post a tutte e tutti coloro che hanno sofferto per un amore mancato. La speranza ci aspetta dietro l’angolo. Non smettete di tentare di raggiungerla.


La ragazza che ascoltava De André è disponibile su Amazon a questo link.


Biografia di Sandra Faè

Sandra Faè è nata e vive a Milano. Felicemente sposata con Emanuele ha due splendidi nipoti, figli della sua gemella. Lettrice forte, ha pubblicato diversi romanzi con GoWare, giunti ai vertici delle classifiche di Amazon. In particolare Le affinità affettive, è stato consigliato dalla rivista Panorama.

Oltre a La ragazza che ascoltava De André, la sua ultime opera pubblicata è Sono una donna non sono (solo) una sarta uscito per S. Valentino 2021 per Genesis Publishing, un romance insolito dove si può ritrovare la sua tipica voce.

Com’è nata questa rubrica e come parteciparvi ? Scoprilo in quel uesti articoli:

14 Comments

  • Sandra

    Mi emoziona tantissimo essere qui con Carlotta, Faber e soprattutto mio padre.
    Grazei di cuore Elena, amica carissima, per avermi ospitata e scelta per questa rubrica tanto bella.

    • Elena

      Buongiorno cara Sandra, i tuoi personaggi sono i benvenuti, la rubrica è nata per voi. Un piacere vederla “occupare” con entusiasmo e bravura

  • Brunilde

    Credo che la forza dei romanzi di Sandra siano i personaggi, che emergono in tutta la loro umanità con le loro storie e le loro passioni, come in questo caso la musica di De Andrè fil rouge fra presente e passato di Carlotta e suo padre, ma anche di tutti noi.
    Anche gli amori finiti rimangono sempre vivi dentro, ci hanno resi quello che siamo. A volte fanno ancora un po’ male, come una vecchia frattura che si fa sentire quando cambia il tempo, oppure ci regalano qualche momento di tenerezza restrospettiva.
    Il vero coraggio è perdonare, soprattutto perdonarsi, e volere bene a se stessi e al proprio vissuto per come è andato e non per quello che avrebbe potuto essere.

    • Sandra

      Grazie per queste parole Brunilde, non tanto per i complimenti, che certo mi fanno piacere assai, ma quelle sul perdono sono quelle di cui ho bisogno praticamente ogni giorno. Grazie davvero.

    • Elena

      Sarò cinica ma quando finisce un amore per me resta solo il ricordo e la tenerezza di momenti collocati definitivamente nel passato. Le crasi vengono sempre per qualche ragionevole ragione . A me il personaggio di Carlotta ha fatto tenerezza e come Sandra sa mi ha fatto ricordare più e più volte i tratti di un’amica che scrive romance. C’è tanto di lei in ciò che scrive, non cosa comune

  • Giulia Lu Dip Mancini

    Ho letto il romanzo di Sandra, ha allietato (e rinfrescato) la mia estate 2020 nel mio torrido viaggio in Puglia. Il tema del rapporto padre figlia é sempre attuale, di solito le figlie hanno spesso un rapporto spinoso con i padri, anch’io l’ho avuto ma ho recuperato gli ultimi anni.
    Il rapporto tra Carlotta e suo padre con la complicità delle canzoni di Faber mi piaceva molto, a volte trovare un espediente come una passione in comune, un hobby o altro può essere importante nei rapporti familiari.

    • Sandra

      Infatti cara, hai colto il segno del loro legame!
      Ah, sai che mi ricordo quando dicevi nel blog del caldo pugliese e tu in casa piuttosto che al mare proprio per la calura.
      Grazie davvero anche a te per avermi letta e apprezzata.

    • Elena

      Ciao Giulia, anch’io l’ho letto d’estate e concordo sulla definizione “rinfrescante”. Le passioni comuni uniscono anche i mondi più distanti. Forse è il loro pregio più grande

  • Cristina

    Complimenti a entrambe per il romanzo e la bella rubrica! La frase che apre il post è stupenda, riesce a dare il senso del tempo e del dolore molto più di mille parole. Mi piace molto anche lo scopo del romance per superare i momenti di buio dell’esistenza che capitano a chiunque, magari quando meno te lo aspetti…
    L’esperienza che hai vissuto con tuo padre, Sandra, mi ha ricordato per molti versi il rapporto che c’era tra me e il mio: un padre-Ulisse, come lo chiamavo, sempre assente per lavoro eppure amatissimo per il suo carattere solare ed espansivo quando c’era. E anch’io ho imparato a conoscerlo soltanto negli ultimi tempi.

  • Barbara

    Rinfrescante trovare il Mojito di Sandra in un periodo così frenetico, almeno per me, tra lavoro e studio e la caffeina limitata da un problema all’occhio…
    Era luglio 2020 quando l’ho ospitata su webnauta per farmi raccontare quali canzoni fossero incluse nel romanzo, io che di Faber conosco solo il nome e la fama. Sembra ieri e invece!
    Però pur non conoscendo il cantante e le canzoni, il romanzo me lo sono goduto lo stesso eccome. Perché ha ragione Sandra: poteva esserci Leopardi oppure i Beatles oppure il tifo per la stessa squadra di calcio o per la pizza alle acciughe la domenica sera.
    Sui rapporti con il proprio padre, non posso aggiungere molto. Forse come Michele, anche il mio non era pronto a diventare genitore (ma chi lo è davvero?). Se poi non trovi una forma di comunicazione, si seguono alti e bassi, con discese repentine e salite ardue. Al momento siamo in una profonda vallata dal silenzio totale, dopo che il dialogo era degenerato oltremisura e si stava male tutti quanti.

    • Elena

      Ricordo bene il tuo post, Barbara, e ricordo la tua passione per il Mojito! Rinfrescante è un aggettivo che trovo perfetto per il romanzo di Sandra, anche se qui ha voluto caratterizzarlo con l’amore filiale per il padre. Non conosco il ruolo del genitore da madre, ma l’ho conosciuto e riconosciuto da figlia e mi sono fatta l’opinione che non esista un momento per sentirsi pronti per essere genitori. E’ un’arte che si impara, serve disponibilità, ascolto, intelligenza, e naturalmente amore. Come combinare queste e le altre numerose caratteristiche di un genitore, di un padre, è appunto la scommessa che si fa. Non è facile vincerla, specie in un momento come questo. Io ho ripreso i rapporti con mio padre quando smise di lavorare in fabbrica. Prima non ci parlavamo che di rado e con scarsa affettività che in effetti mi è molto mancata. Ne ho già parlato, ma la tua condivisione mi ha fatto tornare a quei momenti, non sempre belli, ma ora che non c’è più da tanto tempo mi mancano e posso dirti che sono felice di averli chiariti quando lui c’era ancora. Un abbraccio

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