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L’amore che ci manca

L’ho fortemente voluto. Intendo parlare sul blog di come descriviamo l’amore nelle nostre poesie, racconti, saggi e romanzi. Per questo è nata la rubrica Le similitudini dell’amore, ispirata da questo post.

Sono emozionata. Oggi vi presento la prima di una lunga (spero) stagione di post a tema con protagonisti voi e le vostre opere.

Mi sono inerpicata su una strada senza rete perché credo che questo momento storico sia segnato da una grande sofferenza che ha bisogno di essere sublimata, trasformata.

Quale chiave di volta più potente per farlo, se non l’amore?

Le similitudini dell’amore. L’inizio del nostro percorso

Parlare d’amore non è semplice.

Crediamo di poterlo fare o di saperlo fare senza remore e vergogna. Toccando le corde più intime del nostro sentire o rappresentandolo con gesti più o meno spontanei.

Ma siamo veramente in grado di farlo?

Mentre ci proviamo, siamo consapevoli di quanto le similitudini e le metafore, possano essere autentiche ancore di salvezza per la nostra scrittura?

Bussole dei sentimenti, boe che galleggiano ferme sul tracciato di una regata che siamo impegnati a vincere, in palio le relazioni?

Cosa rende il nostro racconto dell’amore davvero credibile, reale, considerabile?

A questa domanda risponderemo insieme lungo una strada che comincia oggi.

Nell’articolo che ha ispirato questo viaggio, Usare la similitudine per descrivere l’amore, ho citato due esempi, per me memorabili al punto che ho voluto raccontarli con la mia voce: una poesia di Khalil Gibran e Il Cantico dei Cantici.

Nella rubrica Le similitudini dell’amore, (cui potete accedere anche dall’elenco dei temi del blog presente nel footer), vorrei offrire un’opportunità alle autrici e agli autori amici di questo blog di far conoscere le proprie opere che parlano d’amore.

Oggi il nostro viaggio comincia con Giulia Mancini, che ringrazio per essere in parte responsabile della genesi di questa idea, ma soprattutto per essersi fatta carico di muovere il primo passo su una strada che non so dove ci porterà (ma in cui confido molto).

L'amore che ci manca

L’amore che ci manca

«Non ho ancora tutta questa forza»
«Per fare cosa?»
«Per mandarti via»

L’amore che ci manca, di Giulia Mancini, potete acquistarlo a questo link

La citazione con cui è cominciato questo post è tratta da “L’amore che ci manca” terzo romanzo dell’amica Giulia Mancini.

Una predilezione per i gialli. Una serie, Le indagini del commissario Saverio Sorace. Un romance, quello di cui parliamo oggi, molto apprezzato dalle lettrici e dai lettori che l’hanno seguita sulla strada del romanzo giallo.

La bibliografia completa di Giulia potete trovarla sul suo blog, Liberamente Giulia.

L’amore che ci manca uscì in versione self nel Giugno del 2016. Come spesso accade alle cose fatte bene, viene notato dalla casa editrice Butterfly Edizioni che propone a Giulia di farne una nuova edizione. Vedrà la luce il 4 aprile 2017, e il sodalizio durerà fino all’agosto 2020. Quell’estate Giulia ripubblica il suo romance con una copertina completamente rinnovata e un prezzo di lancio (o rilancio).

Così ha continuato a produrre vendite e soddisfazioni.

Il brano che Giulia Mancini ha scelto per noi:

“Linda chiuse gli occhi per un lungo istante lasciandosi sommergere da quella sensazione e abbandonandosi completamente a lui, quando li riaprì si ritrovò i suoi occhi fissi nei suoi con l’emozione di sentirsi travolta dal suo corpo.
Era una sensazione nuova quel suo modo di amare appassionato eppure più dolce di come lo ricordava, un tocco più esperto e adulto, ma anche più deciso e forte. Un calore improvviso la avvolse mandandola in delirio. 
Il desiderio rimasto sopito in tutto quel tempo scoppiò esplodendo come brace rovente, facendola precipitare in un limbo di piacere dimenticato. 
Si sentiva come se stesse riemergendo da un lungo sonno e tornasse finalmente a respirare.”

L’uso dei simboli nel romanzo

Il passo che ha scelto Giulia mette in luce gli aspetti salienti della protagonista del romanzo, Linda, sposata e con figli, dentro una relazione che lascia lo spazio per “altro”.

Il suo rimpianto più grande è Giulio. Uomo del suo passato, non si è lasciato amare come lei avrebbe voluto e forse proprio per questo, risulta impossibile da dimenticare.

Una prigione dell’anima in cui Linda è relegata, fino a quando il destino non li rimette, nuovamente, sulla stessa strada.

E cosa sorprende Linda, in questo lungo ed emozionante istante d’amore?

Gli occhi di Giulio sono fissi nei suoi, il suo tocco è più dolce, appassionato.

Dalla descrizione del calore che invade il suo corpo il lettore comprende l’estasi dei sensi che Linda sta provando.

Siamo dentro la similitudine dell’amore che Giulia ci offre.

L’autrice parla di brace rovente che esplode, che tuttavia la fa precipitare in un limbo di piacere dimenticato, quando avremmo pensato piuttosto a una sorta di “ascensione” nel paradiso dell’estasi profonda.

Perché Giulia sceglie proprio la metafora del limbo?

Si è forse ispirata alla splendida terzina di Dante che di seguito vi propongo, in cui la parola limbo assume il significato di limite, costrizione?

Però che gente di molto valore conobbi che 'n quel limbo eran sospesi 

La parola limbo, secondo Wikipedia, significa:

il luogo e lo stato, privo di pena ma anche della visione beatifica di Dio, in cui vengono a trovarsi le anime dei defunti che non hanno ricevuto il battesimo e che si trovano quindi ancora nella condizione del peccato originale

C’è qualcosa che riguarda la morale dietro a questa espressione?

Il loro amore è rimasto sospeso per molto tempo. E rischia di restare sospeso per sempre. Solo la lettura del romanzo potrà togliervi ogni dubbio in proposito.

Al di là di ciò che speriamo accada a Linda e Giulio, la loro storia è attuale e parla alla vita di ognuno di noi.

Chi non riserba in una parte segreta del cuore, un amore impossibile da consumare e che ci consuma, giorno dopo giorno, per non averlo afferrato?

C’è abbastanza carne al fuoco sulla brace ardente che Giulia ha acceso per noi. A voi la parola, per proseguire nell’analisi e nella discussione nel modo e nelle forme che vorrete.

Di certo quando riscopriamo l’amore dentro di noi ci sentiamo come se stessimo riemergendo da un lungo sonno e tornassimo, finalmente, a respirare.

Grazie Giulia per questa boccata d’ossigeno e per aver inaugurato la nuova rubrica del blog 😉

L’amore che ci manca è in offerta su Ibs a 0,99 fino al 14 febbraio!

Buon San Valentino!

Biografia dell’autrice ospite della rubrica

Cristina Rossi è nata a Milano nel 1963. Lo pseudonimo di Cavaliere è il suo omaggio al Medioevo.

Da molti anni lavora nel campo dell’editoria scolastica per le lingue moderne come redattrice e ricercatrice iconografica.

Ama scrivere ed è appassionata di Storia al punto da essersi iscritta di recente all’Università degli Studi di Milano per conseguire la laurea in Storia Moderna.

Se volete conoscerla meglio potete visitare il suo blog www.ilmanoscrittodelcavaliere.it, oppure scriverle a cristina.m.cavaliere@gmail.com.

Ha scritto e pubblicato un romanzo sulla Venezia del Cinquecento (“Il Pittore degli Angeli”), e tre romanzi sulla Prima Crociata (“La Terra del Tramonto”, “Le Strade dei Pellegrini”, “Le Regine di Gerusalemme”). Il suo ultimo romanzo s’intitola “I Serpenti e la Fenice” ed è ambientato durante la rivoluzione francese.

Cristina è anche autrice di drammi teatrali, tra cui “Il Diavolo nella Torre” su Bernabò Visconti, signore di Milano nel Trecento. I suoi racconti “La Mendicante della Pusterla” e “Il più grande dei Re” sono arrivati finalisti in concorsi a tema storico. “Notte di Natale ad Arras” è comparso in un’antologia di raccolta fondi a scopo benefico.

E voi care Volpi, che ne pensate di questa similitudine? Ne avreste create altre per descrivere l’amore?

Fateci conoscere il vostro punto di vista nei commenti in fondo all’articolo.

E se volete partecipare a questa selezione di brani con un vostri testo, trovate le regole del gioco nei link qui sotto.


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Barbara
3 anni fa

Ho letto “L’amore che ci manca” nella edizione della casa editrice (ho quella copertina sull’ereader) e in effetti non rientrerebbe nei canoni classici del rosa proprio perché è un amore adulto, un nuovo incontro tra i protagonisti a distanza di parecchi anni, con tanto di prole e famiglia al seguito. Ma non vorrei demonizzare, come troppo spesso accade, i romance perché, che piaccia o meno, è uno dei generi più venduti da sempre. Tanto che a volte gli editori preferiscono catalogare in quel genere anche romanzi che non vi appartengono, pur di proporli a un pubblico più ampio.
Parlare d’amore è come parlare dell’Universo: la sua ampiezza è enorme, pensiamo sia infinito o forse sferico e in espansione, e in realtà non siamo certi di nulla. Contiene un numero elevato ma imprecisato di pianeti e stelle, nonché di elementi sconosciuti. E ognuno l’Universo lo osserva e lo vive, perché ci siamo dentro proprio ora, a modo suo.
E toh, ti ho fatto una similitudine senza volere.
Quindi quando si scrive (o si legge) d’amore ci si può trovare di fronte a una prospettiva differente, tra chi l’amore lo mette in primo piano (lettrici di romance), chi lo preferisce piccante in diverse gradazioni Scoville (più dell’amore vende il sesso, chiedete ai produttori di sex toys quanto hanno fatturato con la pandemia…!!) e chi l’amore lo preferisce in un contesto più ampio della vita quotidiana, lasciandovi appena un riservato accenno.
Del resto non c’è, per fortuna o per disgrazia, un’unica maniera di amare.
In questo brano di Giulia mi sono soffermata sulle ripetizioni: “Linda chiuse gli occhi”; “si ritrovò i suoi occhi fissi nei suoi”; “lasciandosi sommergere da quella sensazione”; “Era una sensazione nuova”; “l’emozione di sentirsi travolta”; “Si sentiva come se stesse riemergendo”.
Volute o meno, questo tipo di ripetizioni sono quelle che agganciano una certa fetta di pubblico, probabilmente proprio le lettrici seriali di romance (in un editing a un mio testo sono state inserite di proposito, anche contro il mio parere!), perché amplificano l’emozione legata alla scena, soprattutto se è sul piano fisico. Dipende molto dalla sensibilità del lettore, ma le ripetizioni potrebbero pure funzionare più delle similitudini.

Giulia Lu Dip Mancini
Rispondi  Barbara
3 anni fa

Similitudini e ripetizioni, mille espedienti per descrivere il sesso (associato all’amore), non potendo fare come Manzoni che scrisse semplicemente “la sventurata rispose…”
Potresti partecipare alla rubrica con uno dei tuoi racconti Barbara, pensaci 🙂

Giulia Lu Dip Mancini
Rispondi  Elena
3 anni fa

È stata una bella esperienza Elena, un piacevolissimo scambio di idee tra i lettori di questo blog

Cristina
3 anni fa

Anch’io avevo letto il lavoro di Giulia qualche anno fa e mi era piaciuto il fatto che la storia d’amore fosse una sorta di nuovo incontro tra due protagonisti non ragazzini, come a offrire una seconda possibilità. Quello che ho notato nella produzione di Giulia è che l’amore si associa molto spesso alla ricerca della libertà, alla fuga dalle convenzioni sociali…
Bella la tua iniziativa, Elena, magari ci faccio un pensierino per le mie regine medievali. 😉

Giulia Lu Dip Mancini
Rispondi  Cristina
3 anni fa

Grazie Cristina!
Hai colto un’aspetto importante delle mie storie d’amore, la ricerca della libertà in effetti è qualcosa che associo all’amore.
Dai Cristina, aderisci anche tu a questa bella rubrica di Elena!

Maria Teresa Steri
3 anni fa

Bell’inizio per questa nuova rubrica dedicata all’amore! Ho letto il romanzo di Giulia alcuni anni fa e avevo apprezzato la storia, che non è un rosa come tanti altri proprio perché è visto da occhi più maturi. Parlare di una passione come l’amore non è mai facile, soprattutto non è facile riuscire a far sì che il lettore si immedesimi totalmente nel protagonista e provi le sue stesse emozioni. Per me questo è alla fine quello che conta. Complimenti a entrambe 😉

Giulia Lu Dip Mancini
Rispondi  Maria Teresa Steri
3 anni fa

Grazie di esser passata di qua Maria Teresa! L’amore che ci manca è un romanzo un po’ più articolato dei soliti romance, ricordo che avevi apprezzato la storia. Spero che i lettori (o forse più le lettrici) abbiano provato delle belle emozioni nella lettura del libro.

Marina
3 anni fa

Eccovi. Un inizio che promette, direi. La rubrica è interessante, soprattutto per una come me che a parlare d’amore trova mille difficoltà, proprio perché è l’ambito in cui più che in altri è facile cadere nel luogo comune, nelle situazioni abusate, nelle metafore confezionate.
Adesso farò l’antipatica e spero non me ne vogliate (Giulia, prendo a esempio il brano che hai voluto condividere, ma ovviamente il mio non è un giudizio sulla tua opera, che non ho letto). Nel pezzo citato ci sono diverse immagini, a mio avviso, parecchio stereotipate: il desiderio che scoppia o esplode, precipitare in un limbo (il “limbo” è spesso usato nelle narrazioni, come il cuore schiacciato in una morsa, per dire), il lungo sonno e poi dire “brace rovente” è una ridondanza, serve a dare enfasi, ma è superfluo.
Il fatto è che i romanzi rosa abbondano spesso di queste espressioni e io vorrei trovare descrizioni più originali, vorrei sentire, percepire l’amore, piuttosto che viverlo attraverso soluzioni ovvie. Ecco, l’amore vorrei inventarmelo e non lo so fare, lo ammetto (per questo sono molto critica.)

Giulia Lu Dip Mancini
Rispondi  Marina
3 anni fa

Pensa Marina che quella parte l’ho aggiunta su suggerimento della Butterfly Edizioni, nella prima versione le scene per così dire “piccanti” mancavano, poi mi hanno chiesto di inserire un po’ di pepe in alcune parti e così, dopo essermi scervellata, ho scritto quella scena (più altre due o tre), non puoi capire la fatica per tentare di essere originale, però le similitudini aiutano in certe descrizioni. Tuttavia alla casa editrice le aggiunte sono piaciute…io temevo me le bocciassero.

Giulia Lu Dip Mancini
Rispondi  Elena
3 anni fa

Credo che il romanzo L’amore che ci manca sia un romance anomalo, al centro della storia c’è l’amore, un amore rimpianto, ma la tematica sociale non manca, si parla della crisi economica, della rinascita dopo un divorzio e di altro. Tuttavia il romanzo andava incasellato in un genere e quindi ho messo il “romance” perchè in fondo è una storia d’amore.
Di amori che diventano “calessi” putroppo ce ne sono tanti, per la routine, le incomprensioni o semplicemente perchè con il tempo si cambia e non si cambia insieme.

Marina
Rispondi  Elena
3 anni fa

In verità, anche il mio romanzo, in fondo, racconta una storia d’amore, anche se nata da presupposti non classici e nemmeno posso dire di essermela cavata, perché in quel caso il mio errore è stato dare troppa enfasi ai momenti drammatici (qualcuno me lo fece notare e io me ne accorsi solo allora: aveva ragione).
Come dicevo, non saprei orientarmi in un mondo che dovrebbe essere naturale, parlare d’amore dovrebbe venire facile, perché spontaneo e invece è, per me, una delle cose più difficili da fare. È pur vero che il “romance” è un po’ quella cosa lì: scene scontate, frasi confezionate, distaccarsi da questo schema significherebbe tradire il genere.

@Giulia
Un libro, infatti, va valutato nella sua interezza: due frasi estrapolate dal contesto è mettere il focus su particolari che potrebbero non contare nulla all’interno della storia, soprattutto quando sono accessori a temi principali.

Luz
Rispondi  Marina
3 anni fa

Io mi aggrego alla visione di Marina, concordando pienamente e mi aggrego nel ribadire che ovviamente il mio non è un giudizio “tranciante” perché un romanzo non lo si può giudicare da due frasi. Descrivere scene d’amore è una delle cose più difficili, perché cadere nell’effetto stereotipato (e aggiungo sgradevole) è facilissimo. Non mi stupisce che propria la casa editrice ti abbia suggerito di aggiungerne, perché la tendenza è quella di credere che più ci sono scene come questa più un romanzo vende. Ma la qualità? Sono sincera, preferisco la Giulia giallista, di cui mi è capitato di leggere uno dei romanzi legati alla figura di Surace. Lì c’è una scrittura diversa.
Tornando a bomba sul tema. Dicevo: è arduo descrivere. Io aggiungo che non è necessario, però è innegabile che esistano moltissimi romanzi in cui la descrizione è perfetta, anche perché perfettamente integrata nel testo e in accordo a un particolare stile. Cercherò.
Rubrica molto bella, Elena! Ti invierò come sai un delle mie “poesie” (virgolettato d’obbligo).

Giulia Lu Dip Mancini
Rispondi  Luz
3 anni fa

Cara Luz, grazie di aver commentato.
Mi sono affezionata al commissario Sorace anche se scrivere gialli può essere ben più difficile che scrivere storie d’amore. Questa storia per me è stata importante scriverla perché ha costituito una rinascita anche per me, come per la protagonista.

Luz
Rispondi  Giulia Lu Dip Mancini
3 anni fa

Scusami, Giulia, avevo scritto Surace. Il commissario Sorace, è bello che ci si affezioni a un proprio personaggio. Il fatto che permetta una serialità è ancora meglio. Mi piace che tu scriva anche come “rinascita”. C’è una bella parola che ho imparato dal gruppo Tlon: rifioritura. Ecco, scrivere e amare particolarmente una storia o un personaggio in certo senso significa anche rifiorire.

Giulia Lu Dip Mancini
Rispondi  Luz
3 anni fa

Non preoccuparti Luz, può succedere, nessun problema. Sorace non se ne é quasi accorto
Rifioritura è proprio una bella parola, anche questa mi piace associarla a un romanzo…

Giulia Lu Dip Mancini
Rispondi  Elena
3 anni fa

Buona domenica Elena e buon San Valentino

Luz
Rispondi  Elena
3 anni fa

@Elena
Concordo, andare fuori dalla zona comfort è senz’altro molto stuzzicante. Io per esempio andrei verso il romanzo non di genere storico. Ossia: se ne scriverò un altro non sarà storico, mi piacerebbe scrivere una storia più piccola, racchiusa in un massimo di 200 pagine e sperimentando uno stile sempre diverso. Magari più scabro.

Luz
Rispondi  Luz
3 anni fa

Sìììì! Sono partita da un ritorno al XIX secolo, un gotico ambientato in una casa sulle scogliere della Cornovaglia. Poi invece sono tentata di andarmene verso la narrativa ragazzi, con un progetto illustrato da un’amica. Prima però devo liberare il romanzo storico. Che al momento è nelle mani di un’ottima beta reader. 🙂

Brunilde
Brunilde
3 anni fa

Avevo smesso di leggere romanzi d’amore proprio perchè li trovavo banali e scontati, prevedibili fin dalla prima pagina. Un libraio che conosco li relegava in un angolo che chiamava ” settore melassa “: come dargli torto, nella maggior parte dei casi! Ogni tanto mi torna la voglia di quel genere di lettura ma fatico a scegliere : leggerò volentieri il romanzo di Giulia!

Giulia Lu Dip Mancini
Rispondi  Brunilde
3 anni fa

Grazie Brunilde, spero che ti piaccia, nel mio romanzo c’è anche molta realtà, la melassa è limitata, anche se ovviamente un po’ di miele serve ☺️

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