
Le organizzazioni cambiano quando costruiscono le condizioni perché le persone possano partecipare. Davvero.
La partecipazione come agente trasformativo
Mappe per cambiare le organizzazioni
Questo libro parte da una domanda semplice: perché il cambiamento, anche quando è condiviso nelle intenzioni, si inceppa nella pratica? Perché, benché sia annunciato, progettato e comunicato, non si realizza? Quando la partecipazione non è agita, il risultato è lo status quo.
La partecipazione non è infatti un valore, ma una tecnologia politica. Senza il coinvolgimento delle persone, il cambiamento resta mera dichiarazione. Con il contributo di tutti, può invece diventare trasformazione reale.
Come si costruisce? Nella pratica, dai luoghi in cui operiamo, attraverso il
metodo concreto che propongo nel libro basato su tre lenti: ascolto, contesto,
azione.
Perché il cambiamento non si annuncia: si costruisce.
Dicono del libro
“E niente, il libro di Elena Ferro mi ha sbloccato i chakra”
Esordisce così Marco Copertino sui suoi profili social condividendo la sua recensione sul blog Itaca.org.
La partecipazione non è esserci. È contare.
Se quando te ne vai la decisione è esattamente quella che era stata presa prima che arrivassi, sei stato soltanto arredamento democratico.
La partecipazione come agente trasformativo comincia quando la nostra presenza può modificare qualcosa.
Una partecipazione senza potere è invece una cosa meravigliosa per chi il potere ce l’ha già
La domanda non è se i lavoratori possono parlare, ma se ciò che dicono può ancora cambiare la decisione.
Un mio articolo sul Bollettino ADAPT online il 14 settembre 2026!
Quanti hanno esperienza di associazioni, grandi e piccole, che ripetono sempre gli stessi errori e lasciano i propri membri frustrati, insoddisfatti e fondamentalmente disillusi? Come uscirne?
Elena Ferro propone un metodo sintetizzato in tre lenti: prima viene l’ascolto, poi la comprensione del contesto e, infine, la necessaria azione. Semplice ma illuminante.
Una boccata d’aria fresca, che mi riconcilia con un sindacato fatto di persone attive, che comprendono ciò che le circonda, affrontano i conflitti e vogliono cambiare davvero.
Cambiare le organizzazioni per cambiare noi. È l’opinione di Ettore Macchieraldo per Pressenza qui.
Il leader «giusto» è spesso una scorciatoia narrativa: sposta sulla persona un problema che riguarda il sistema e lascia intatta l’architettura che produce gli stessi esiti.
Il problema non è trovare leader migliori, ma cambiare il modo in cui vengono distribuite decisione, parola e responsabilità.
Il punto di vista di Elettra Raffaella Melucci per Il Diario del Lavoro qui.
La partecipazione fa (ancora) la differenza. Ascolto, contesto e azione.
In un’epoca che sembra avviarsi verso un dominio schiacciante e in più di un tratto pericoloso delle intelligenze artificiali, parlare del valore della persona umana, della sua presenza, e ridiscutere le forme di partecipazione all’interno del cambiamento sociale e culturale che stiamo attraversando può assumere un significato dirimente, alla luce del rischio di una sua progressiva dissolvenza, giorno dopo giorno.
Ne parla Emiliano Sbaraglia per Collettiva qui.
Chi ha scritto questo saggio
Elena Ferro lavora da molti anni dentro le organizzazioni, nei luoghi in cui si incontrano lavoro, rappresentanza, conflitto e trasformazione.
La sua esperienza sindacale e politica l’ha portata a interrogarsi sulle condizioni che rendono possibile una partecipazione capace di produrre cambiamento.
La partecipazione come agente trasformativo. Mappe per cambiare le organizzazioni nasce da questa esperienza, ma prova ad andare oltre: costruire strumenti e mappe per leggere le organizzazioni e immaginare modi diversi di abitarle e trasformarle.
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Il libro nasce anche per essere discusso. Presentazioni, incontri, seminari e conversazioni possono diventare occasioni per portare queste domande dentro organizzazioni, luoghi di lavoro, università e spazi pubblici di confronto.
Vuoi invitarmi a parlarne?
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Bello, già le prime recensioni, complimenti di cuore
Si @Giulia sono davvero incoraggianti! L’editore è di Bologna chissà che non mi riesca di fare una presentazione anche da te. Sarebbe bello, così potremmo finalmente incontrarci, dopo tanto tempo di conversazioni online!
Direi che l’approccio sia quello giusto. Come hai scritto e come hai ripetuto qui non basta parlare ma bisogna agire. Detto in altre parole alle chiacchiere, che tutti sono in grado di fare, bisogna fa seguire i fatti concreti e realizzabili. Senza di questo non si va da nessuna parte ma il mondo odierno sembra stentare a seguire questa strada che di sicuro è lastricata da molti inciampi che bisogna superare.
Complimenti per questo saggio che colma una lacuna assai vistosa nella società moderna.
Grazie @Newwhitebear per i complimenti, credo anche io che il tema sia urgente poi io qui esprimo uno dei tanti possibili punti di vista ma credo originale perché proviene da una esperienza specifica di rapporto con le persone, le stesse che oggi si ritirano dalla partecipazione. Il mondo in cui ho sempre creduto sta crollando. Tocca tirarci su le maniche e ripartire