Parole che fanno male
Crescita personale

Parole che fanno male

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"Monaci, sono tre le caratteristiche dello stolto, i segni e le sue peculiarità. Lo stolto pensa cattivi pensieri, pronuncia cattive parole e compie cattive azioni. [...]
Ma proprio perché lo stolto pensa pessimi pensieri, pronuncia cattive parole e compie cattive azioni, il saggio potrà riconoscerlo come tale, un uomo inferiore. 
Ed egli soffrirà tre volte le azioni da lui compiute"

Liberamente tratto da Buddha Answers, Venerabile Kiribathgoda Gnanannanda Thero

Parole che fanno male. Chi di noi non ne ha ascoltate? Chi di noi non porta qualche bruciatura addosso come conseguenza?

Nel momento in cui vengono pronunciate o ascoltate, le parole producono effetti, emozioni, molto differenti. Gioia se sono apprezzate, dolore se, appunto, fanno male.

Le parole hanno un peso, questo lo sappiamo. Ma che impronta lasciano dentro di noi?

La mia storia con le parole inizia molti anni fa. La mia insegnante di Italiano e Letteratura del Liceo, persona di cui ho pessimi ricordi, soleva spesso ricordare una frase di cui non spiegava mai il senso né la provenienza.

Le parole sono pietre

La usava per declamare l’importanza di qualche poesia, in quel suo arcaico modo di insegnare, privo di qualunque forma di empatia, dialogo, ascolto, sentimento. Oppure la usava per stigmatizzare qualche discussione, con quei suoi occhi affossati da troppo ombretto e molte rughe di espressione con i quali ti fulminava quando pronunciavi parole che non condivideva o che addirittura aborriva. Arcigna.

E tuttavia le parole di Carlo Levi, scritte nei primi anni cinquanta dopo tre viaggi in Sicilia (ah, la Sicilia, terra di grandissima bellezza e cultura), si sono rivelate a me sin da subito, senza bisogno di ulteriori spiegazioni, perché avevano a che fare direttamente con la mia carne.

Le parole sono pietre poiché si depositano nella nostra coscienza e solcano, scavano, formano e deformano la nostra esistenza, proprio come fa la pietra su un terreno argilloso che, con il primo sole, diventa solido, pietrificato eppure fragilissimo.

Ripensando a quell’espressione felice di Levi con la quale penso intendesse assegnare alle parole il peso che giustamente hanno e a ammonirci ad utilizzarle per il bene, mi giungono le parole del venerabile Thero riportate all’inizio del post e che ho voluto qui richiamare.

Mi inducono a una riflessione che spinge per un passo ulteriore: che rapporto c’è tra pensieri, parole e azioni?

Perché le parole fanno male? Cosa nascondono davvero?

Parole che fanno male

Sono solo parole. E’ il titolo di una bella canzone di Noemi in cui la cantante ci parla di tutte quelle parole dalle quali vorremmo prendere in fretta le distanze e che vorremmo dimenticare perché fanno male, specie quando a scagliarle non siamo state noi.

Una canzone che ci parla anche della leggerezza che proviamo quando le lasciamo andare, per i rivoli della loro permanente esistenza.

Le parole restano impresse, sono un calco nell’argilla. Dunque il monito di Thero e di Levi suona forte nella direzione di usarle con cautela, senza leggerezza, anche quando la parola è l’unica arma che possediamo.

Vale per gli altri ma vale sempre anche per noi. Pensiamoci un attimo: siamo davvero convinte che le parole che rivolgiamo agli altri riguardino solo ed esclusivamente loro, e non riflettano piuttosto il nostro sguardo su di loro, la proiezione del nostre sé sugli altri?

Non dicono forse molto di noi?

Propendo per entrambe, ma la seconda opzione mi pare più interessante, perché le parole sono il mezzo attraverso il quale proiettiamo ciò che conserviamo dentro di noi della realtà che ci circonda, trasformandola, proprio come ci suggerisce il venerabile maestro.

Le parole si nutrono del nostro dolore, della nostra gioia. Della nostra serena esistenza e del nostro livore, delle nostre frustrazioni e delle nostre conquiste. Una volta pasciute, hanno bisogno di spazi nuovi in cui agire. E’ in quel momento che chiedono di uscire, talvolta senza nemmeno attendere il nostro permesso.

L’emotività gioca ancora una volta contro quando non sappiamo contenerle.

Ci consoliamo e pensiamo: “tanto meglio sfogarsi, tirare fuori tutto”. E senza pensarci, stiamo armando i nostri cannoni verbali e lanciando le prime pallottole dritte filate contro colui o colei che abbiamo di fronte. Il o la “colpevole”.

Ma a differenza delle palle del cannone, le parole che sgorgano subitanee cadono vicino, molto vicino.

Le parole che fanno male arrivano prima a coloro cui vogliamo bene

C’è una verità orribile, lo so, nel modus aggressivo e virulento di talune parole che fanno male. Ed è che esse finiscono sempre per ferire le persone che ci sono più vicine e alle quali, magari inconsapevolmente, vogliamo più bene.

Anche quando pensiamo di mirare altrove, colpiamo sempre accanto. Quando non direttamente noi stesse.

Parole che spesso sono richieste di aiuto, espresse magari con qualche eccesso di rabbia.

Le persone cui abbiamo affidato un pezzo di noi, della nostra vita, del nostro lavoro, della nostra amicizia, sono continuamente sottoposte alla verifica della nostra fiducia. Ma una volta che gliela abbiamo affidata, non dovrebbe esserci più necessità o spazio per alcuna ulteriore pretesa.

Le persone non sono in grado di offrire solidarietà o sostegno incondizionato. Sono fragili, esattamente come noi.

Vorremmo che ci risparmiassero critiche o sofferenze, pensiamo che per la sola ragione che sono amiche debbano essere sempre dalla nostra parte, sempre pronte a schierarsi al nostro fianco. Forse anche a darci ragione.

Ma non esiste nessuno al di fuori di noi che possa svolgere questo ruolo. Comprenderlo il prima possibile, questo è l’unico metodo per evitare parole ferenti.

Per fortuna, il momento in cui comprendiamo di aver usato parole a sproposito arriva sempre ed ecco l’occasione per rimediare.

Thero sembra suggerirci una modalità per farlo, parlandoci dello stolto che è in ciascuno di noi: colui che produce pensieri cattivi, usa parole cattive che producono gesti cattivi.

Dunque c’è una strada per prevenirle, ed essa si trova nella capacità di controllare in primo luogo i nostri pensieri. E’ lì in effetti il luogo in cui le parole che fanno male prendono forma.

Non come se fossimo vulcani attivi, che solo dopo che la lava ha bruciato le sterpi sono capaci di retrocedere, pentirsi, ripiegare e riflettere.

Ma come il buon marinaio che doma il vento con le sue vele, lascando e cazzando alla bisogna.

In fondo, le parole ingiustificate, improvvise, violente, sorprendenti sono vive solo nella misura in cui siamo noi a vivificarle.

Farle sparire è essenziale, prima che diventino cicatrici profonde.

Il dolore che provoca chi non ci ama

Dunque imparare dal buon marinaio per non ferire, per non ferirci, nella convinzione che solo coloro che amiamo possano distruggerci. Un buon punto ma che fare con le parole pronunciate con cattiveria, quelle pensate e inviate apposta per ferirci da chi non ha rispetto o considerazione per noi?

Se fossero solo le parole di chi amiamo a farci del male soffriremmo la metà di quello che in realtà accade. Sono le parole di persone che non amiamo o che non stimiamo per niente ad arrecarci altrettanto dolore, perché feriscono il nostro orgoglio, ci mettono in discussione, ci sfidano e ci spaventano. Fanno rabbia perché non vorremmo esserne imbrigliate.

Fanno rabbia perché ci inducono a reagire e non ad agire.

Passare sopra alle cattiverie, ai no senza giustificazioni, ai giudizi pesanti, alle volgarità, in una parola a tutto ciò che può ferirci, senza battere ciglio, sembra spesso impossibile.

Ma è l’unico modo per non restare intrappolate.

Se Thero ha ragione, ecco cosa accade a chi le pronuncia:

Quando lo stolto si stende sul letto, la sera, e le cattive azioni che ha compiuto in passato con parole, azioni, e pensieri lo travolgono, sovrastandolo, proprio come l'ombra di una grande montagna la sera copre e sovrasta la terra, le cattive azioni compiute nel passato lo travolgono e pensa: "Non ho fatto ciò che era bene fare; non ho fatto ciò che era salutare compiere e non ho fatto di me il rifugio della paura.
Ho perseguito il male, sono stato crudele e malvagio. Quando morirò, rinascerò dove il male nasce

Puoi leggere anche Le parole hanno conseguenze

La parola che mi ha fatto piu’ male

Così mi sono chiesta quale fosse la parola che mi ha fatto più male e che ricordo, perché, grazie al cielo, molte cattiverie spariscono, un bene assoluto!

Potrebbero essere tante al punto che selezionarne una con la razionalità è impossibile. Così ho fatto un piccolo gioco che propongo anche a voi: ho rivolto a me la domanda: “Qual è stata la parola che ti ha fatto più male?” , poi ho chiuso gli occhi, ho respirato profondamente e accettato senza interferire la prima risposta che è venuta a galla.

Mi ha sorpresa. Si tratta di una parola pronunciata molti anni fa da una persona che aveva la mia fiducia: narcisista.

Stavo affrontando una difficile relazione con i miei genitori e la psicologa con cui avevo periodici colloqui mi disse, d’improvviso: non è che sei un po’ narcisista?

Non conoscevo il significato di quella parola e mi apparve subito come una sorta di condanna, di stigma.

Ne rimasi impressionata. Ora mi rendo conto che mi aveva ferita, per due ragioni: è stata lanciata senza riguardo per fin dove ero arrivata ma, soprattutto, arava su un terreno che non avevo mai calpestato.

In ogni caso, il tema del narcisismo è entrato nella mia vita e vi ho dedicato qualche riflessione, compresa questa sul narcisismo di un uomo che ho incontrato e che ho raccontato in un post sul blog.

Forse anche le parole che fanno male hanno una loro funzione.

Vorreste fare anche voi una prova del genere e vedere cosa salta fuori?

Le parole che fanno male forse chiedono silenzio

Ciò che forse chiedono le parole che non desiderano essere pronunciate è proprio il silenzio.

Le parole sono stanche di dover chiamare. Di dover conoscere e definire. Di essere messe su tutto. Sui fiori e sulle stelle, sulle emozioni e sui tramonti. Di dover dire ogni volta buongiorno, buonasera e come stai e aspettare una risposta che non sarà mai quella che uno vorrebbe esprimere.
Le parole ci chiedono di fare silenzio. Di guardarci negli occhi. Di provare a usare alfabeti diversi. Respiri, gesti, sguardi. Le parole ci chiedono di essere usate solo quando è davvero necessario.


(Fabrizio Caramagna)

Così, lasciate riposare per un poco le vostre parole, usatele con cura come fossero incantesimi.

Esse creano la realtà che ci circonda. E noi vogliamo che sia bella e serena, per tutt*


Quali sono le parole che vi hanno fatto più male? Chi è stato a pronunciarle?

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Giuseppe
Giuseppe
1 anno fa

Le parole hanno un grande potere: possono ferire o costruire. Dire che “le parole sono pietre” sottolinea quanto possano essere pesanti e decisive. Essere consapevoli di ciò che diciamo è fondamentale per avere relazioni più sane e sincere. Spesso le parole più dure feriscono chi ci è più vicino; imparare a pesarle è un passo verso legami più autentici. Grazie per averci ricordato l’importanza di usare le parole con attenzione e consapevolezza. Ciao Elena e grazie per questa bellissima opportunità di riflessione. Quando vuoi e se vuoi ti aspetto sul mio blog! Un abbraccio!

Luz
1 anno fa

Altro che “sono solo parole”, le parole hanno un peso enorme e tu lo descrivi bene in questo post, in tutte le sue sfaccettature. Io sono comunemente molto attenta alle parole. La comunicazione verbale per me ha un valore enorme, e nel mestiere che faccio, così come nel mio essere educatrice di giovani, ti lascio immaginare quanto conti tutto questo per me.
Se penso a parole che mi hanno ferita in modo particolare e ancora ricordo bene vado con la memoria a una sera di tanti anni fa, quando uno zio mi vide disegnare i miei amati fumetti (avevo 20 anni, non ero una bambina, coltivavo il sogno di diventare fumettista e disegnavo da molti anni) e sbottò “Ancora con queste cazzate?”. Ecco, penso sia stata la cosa più meschina da dire (ma si trattava di un idiota, quindi il peso fu direttamente proporzionale anche alla mia stima per lui).
Potrei dirtene tante di esperienze, diciamo che proprio in una famiglia non proprio brillante me ne sono sentite parole fuori luogo.

Giulia Mancini
Giulia Mancini
1 anno fa

Quale parola mi ha fatto più male? A pensarci ora non saprei dirlo, forse più che una parola specifica quello che mi ferisce è l’atteggiamento di poca cura nei miei confronti, spesso, in famiglia, ma non solo, mi vedono come una persona forte che sa sempre cosa fare, quindi io sono un puntello per gli altri ma io non posso mai appoggiarmi a nessuno. Quindi per farti un esempio quando mi dicono “tu sei forte, sei una roccia, ecc” sminuendo il problema che sto vivendo in quel momento e su cui magari vorrei conforto e sostegno, ecco allora quelle parole mi feriscono.
Spesso questo modo di fare mi ha portato ad allontarmi e isolarmi.

Giulia Mancini
Giulia Mancini
Rispondi  Elena
1 anno fa

Cara Elena, non ti sei allargata affatto, hai colto esattamente il mio pensiero. Un abbraccio

newwhiteber
newwhiteber
1 anno fa

Hai ragione. A volte le parole sono peggio delle pietre. Offendono e creano un solco che è difficile da colmare. Questo è vero per tutti ma a maggior ragione da chi ci sta intorno e ci vuole bene.
Bisogna ponderare bene le parole, perché come gli altri possono ferirci, anche noi possiamo ferire gli altri.

Brunilde
Brunilde
1 anno fa

Proprio stamattina al telefono una delle mie più care e intime amiche ( ci conosciamo da quarant’anni, litighiamo da quarant’anni, e sarà così a oltranza ) mi ha detto una frase pesante e cattiva.
E poi ho letto il tuo post.
Molte parole mi hanno ferito, in passato. Sono sempre sembrata ( e per certi aspetti lo ero davvero ) sicura di me e impermeabile alle critiche: questo mi ha attirato parole cattive .
Sto ancora lavorando su me stessa ma sono a buon punto con l’arte del distacco!
Spesso, chi pronuncia parole che fanno male, ha dei problemi, esprime dei disagi, alcuni in modo malevolo, altri inconsapevolemente. Mi spiace per loro, ma non mi riguarda.
Ho percorso molta strada, ho spalle larghe, non mi preoccupa uno schizzo di fango .

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