Il luoghi della poesia

Il luoghi della poesia

Chissà da dove viene la poesia, mi chiedo spesso. Quali siano i luoghi ove riposa e da cui trae origine.

De’esserci uno spazio, sia esso fisico o dell’anima, in cui si forma il pensiero, che rimane nascosto dentro di noi per tempi lunghissimi per poi affiorare mentre la mente è distratta.

Provateci voi a “creare” una poesia a comando. Potrebbe riuscirvi di infilare le rime nel modo giusto, o di trovare una parola arcaica o forbita o inusuale al punto da destare attenzione, ammirazione, stima.

Ma questa non sarebbe poesia, piuttosto una composizione ben riuscita.

Quando parlo di poesia parlo di un sentimento che vede la luce in modo improvviso e che si nasconde tra le pieghe della nostra esistenza.

Là, dove non ce lo aspettavamo, d’improvviso nasce. La senti arrivare pian piano, si aggrappa a un’immagine, a un’emozione, a una pulsione del cuore. Può essere sofferenza o giubilo, capace di ancorare un’idea che prende forma. La forma della poesia.

Creazione.

Dev’esserci da qualche parte dentro di noi materiale informe che pulsa e che ci spinge a maneggiarlo, per farne qualcosa di nuovo.

Da lì viene la poesia.

Dai suoni che emettono le cose che abbiamo intorno o dai profumi che riposano su ciò che amiamo e che non possiamo scordare.

Come un artigiano con la sua tela che si colora di segni apparentemente sconnessi che poi, d’improvviso, prendono forme familiari.

Ma la poesia ha luoghi in cui si scova più facilmente, dove la materia ti parla e si manifesta a te in tutta la sua potenza.

Ognuno di noi ha il suo luogo. Ogni tanto occorre tornare a trovarlo e insieme a esso ritrovare le radici della nostra scrittura.

Il mio è tra i boschi, il verde, i profumi dell’erba tagliata e i cieli di nuvole e colori accesi di piena estate.

Luoghi che appartengono alla nostra storia. Perché da lì, dalla storia persnale, può nascere poesia, dove è rimasto qualcosa che non avevi compreso fino in fondo e che, d’improvviso, diventa chiaro, percettibile, manifesto.

Come quando una luce squarcia il cielo colmo di pioggia per manifestare il sereno.

Luoghi fisici o dell’anima appunto, in cui custodiamo le storie più vere. Il nostro passato, i dolori insuperabili, le gioie e le conquiste, gli amori ingannati e conquistati, le lotte e i fallimenti, le ferite e le carezze.

Sulla nostra pelle giacciono i sentimenti inermi. E poi, come d’incanto, sollevano i peli e cantano le note della nostra poesia, quella che viene dal cuore.

La poesia non risponde alle leggi della metrica o della semantica.

La poesia è libera. E si prende lo spazio che le è necessario.

Se vuoi che stia con te, lasciala scorrere.

Lascia che ti travolga e ti inebri di profumi di zagare e gelsi, voluttuosa e gaia sì che tutta la tua esistenza ne sia travolta.

Se dovessi trovare i luoghi della tua poesia, conservali amorevolmente.

C’è uno spazio dentro di te che chiede soltanto di essere lasciato vuoto perché possa contenerla.

Che cos’è per voi la poesia?

Vi va di raccontarlo?

 

Commenti

  1. La mia poesie è curiosamente legata alla musica. C’è qualcosa in un brano strumentale o in lingua straniera che riesce a toccare e sbloccare le emozioni e a far nascere poesie. Non a comando e non in modo così semplice, ma spesso succede così.

    1. Ciao Rebecca, le canzoni, certo, alcune sono pura Poesia! Mi fai ricordare le rime di Yeats! Anch’io con la lingua straniera, in particolare l’inglese, riesco meglio a sintetizzare il mi pensiero in endecasillabi! Che poi dovrebbe essere più semplice in italiano… Mah

    1. Bravo Mauro, ma certo la brevità, la concentrazione di emozioni, sentimenti, suoni, intelligenza poche, semplici sillabe! Opera di artisti . Segnalaci se ti va la tua poesia preferita

  2. Non ho un rapporto con la poesia, almeno in teoria. In pratica ogni tanto mi capita di imbattermi in una poesia, per caso, e mi sembra un’esperienza incredibile. Altrettanto incredibile è quando – raramente, di solito in momenti di sofferenza – esce fuori a me una poesia, come se una qualche forma di energia avesse fatto saltare un tappo. Ecco, sì, la sensazione è proprio quella. Stranissima, per me che dalla poesia mi sento così lontana. 🙂

  3. Cosa è la poesia… è la parte più intima di noi che emerge. E’ l’espressione di una gioia o di un dolore che ci scuote. E’ un sogno che da dentro di noi diventa padrone del nostro mondo.
    Il mio posto? Ovunque perchè è dentro di me. Mi parla. Devo soltanto ascoltarlo
    Ciaooo

  4. La poesia scritta per me ha bisogno di metrica e regole, mentre la poesia nel mondo, quella degli spazi e delle emozioni è più libera.

  5. Bellissime parole. Per me la poesia abita nella mia giovinezza, quando bastava un pezzo di carta e una matita per scrivere poesie. Sono anni che non ne scrivo più. Penso che la poesia abiti nella mente curiosa, nel cuore sensibile, nell’animo attento e, soprattutto, nella possibilità di oziare, cullandosi ad ammirare le ali di una farfalla.
    Grazie di questa bella riflessione e buona giornata.

    1. Ciao Sabrina, anch’io sono le uniche poesie le ho scritte da ragazzina. Forse la teoria del fanciullino è veritiera. Dopo un pò di vita, le vibrisse sono piegano e se anche percepiamo, passiamo molto tempo senza riuscire a comunicare e trasmettere nulla… Buona serata

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