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Migranti: creare la paura per dominarla

Un Anello per domarli, un Anello per trovarli,
Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli.

J. R. R. Tolkien da Il signore degli anelli

Nella narrativa la paura ha sempre avuto uno spazio molto importante, non solo nei fantasy o nella letteratura horror, ma anche nei romanzi apocalittici, nei thriller o noir.

Anche la fantascienza ha dato il suo contributo alla consacrazione della paura come elemento intrinseco della storia. Pensate ai numerosi film o romanzi sulle epidemie.

Non si sa come difendersi e si finisce per farlo combattendo l’uno contro l’altro, per l’ultimo cibo rimasto nel supermercato o per occupare l’ultimo posto disponibile sul treno della salvezza.

Uno contro l’altro, piuttosto che uniti contro contro la paura.

Ricordate Cecità, la Pillola d’Autore dedicata a José Saramago?

Il primo effetto della paura indotta è il senso di isolamento, generato da individui che hanno i tratti somatici dello sconosciuto, di chi vive nell’ombra, colui che mette gli uni contro gli altri.

Che poi scopri che mostri non sono, ma solo la parte di verità che ci riguarda che non vogliamo conoscere.

Migranti: creare la paura per poi dominarla

Quando ho cominciato a scrivere questo post la nave Aquarius stava ancora in mezzo al mare con il suo carico di umanità in attesa che qualcuno allungasse una mano per accoglierla. Dopo la decisione della Spagna, forse tra poco sarà in un porto sicuro.

Poiché sono umana ho deciso di parlare degli orribili effetti della comunicazione della paura e della manipolazione delle menti di noi tutti.

Vorrei sostenere la tesi che la paura sia spesso costruita ad arte allo scopo di manipolarne gli effetti nella società, e mi interesserebbe capire da dove nascono le paure e come fare a contrastarle.

Leggi anche: Non cedere alla paura

La prima cosa che mi sento di dire è che la paura è nemica della verità.

La ricerca della verità risulta essere l’unica strada percorribile per affermare la realtà delle cose, darne la giusta forma e dimensione, proteggerci.

Altrimenti, fuori dal dato di realtà, c’è solo l’irrazionalità, il terreno più fertile della paura e dell’ignoranza.

E  sulle migrazioni non ci stanno dicendo la verità.

Non ci dicono che l’incapacità e la non volontà di applicare una legge dell’uomo che non può essere sottoposta a limitazioni, la legge della solidarietà è responsabilità loro.

Ho ascoltato dalla bocca del Presidente della Camera che la solidarietà sarebbe vincolata alla condivisione da parte di altri.

Come se fosse un valore sindacabile, come se si potesse fare una mediazione mentre qualcuno muore in mezzo al mare.

Conoscere la verità sui trattati internazionali, sulle condizioni reali dei migranti, sullo stato di crisi delle relazioni tra noi e il resto del mondo, ioverebbe a comprendere meglio.

La verità e la conoscenza ci aiutano a respingere il fantasma della paura. Essendo un sentimento irrazionale la paura ci fa perdere la nostra lucidità, scatendando il nostro istinto animale di sopravvivenza.

Ma noi non siamo più nella foresta. Dobbiamo pur ricordarcelo.

Ormai sappiamo riconoscere quando una comunicazione è fortemente negativa, ne abbiamo parlato in questo post a proposito di comunicazione non ostile.

L’esatto contrario di ciò che sta avvevendo, proprio in questi giorni, dove l’ostilità è all’ordine del giorno, su tutti i fronti.

L’abitudine alla paura la rende familiare e in qualche modo accettabile

Siamo così abituati a vivere nella paura, che quasi ci siamo abituati. Viaggiamo con la borsa stretta sotto il braccio, non ci lasciamo avvicinare da nessuno sconosciuto, al punto che se vediamo qualcuno in difficoltà speriamo che ci pensi qualcun altro.

E conosciamo la paura anche per averla vissuta tra le nostre mura domestiche, anche sotto forma di violenza contro le donne.

Erroneamente la paura è diventato in alcuni contesti strumento di affermazione delle regole della famiglia, della società, del gruppo.

Ricorrere alla minaccia della sanzione, talvolta tanto dolorosa da fare davvero paura, è uno strumento epr generare paura e dunque sottomissione.

Il controllo sociale può affermarsi talmente bene che risulta persino inutile esercitare  la violenza per generare paura. Basta la minaccia. Dell’ostracismo, dell’isolamento, della espulsione dal gruppo.

Penso che il bullismo e il silenzio di cui molte delle vittime sono schiave si giochi proprio sul sentimento della paura.

Chi non ha paura dell’isolamento e della solitudine?

Chi non ha paura di perdere qualcosa cui è molto legato, sia essa l’affetto della propria famiglia, la propria casa, il proprio lavoro, la propria condizione sociale?

È forse questo il sentimento che ha consentito di lasciare galleggiare in mare donne uomini e bambini moribondi in cerca di un rifugio?

Se vi state difendendo perché avete paura, chiedetevi se quel pericolo esista davvero o se non sia soltanto un’illusione, il frutto di una precisa strategia per generare uno stato di prostrazione in cui chi ha generato la paura possa utilizzare la SUA soluzione per dominarla.

Costruire la paura per dominarla

Il succo di questo post. La paura si può generare ad arte, giocando sull’ingnoranza e sulla nostra disponibilità ad accettare qualunque verità purché comoda.

Pensate alla propaganda che da mesi ci viene somministrata attraverso ogni mezzo di comunicazione, contro la supposta invasione dei migranti.

I rifugiati in Italia sono 131 mila, su una popolazione di 60 milioni, come sostiene l’UNHCR . Il 2%. Si può parlare davvero di invasione?

Qualcuno si è mai chiesto, sempre per amore di verità, a quanto ammonti il business della criminalità e dell’illegalità legata allo sfruttamento di quei migranti e di quei rifugiati di cui tanto amiamo sparlare?

Il rapporto 2017 di Zeppelin ci fornisce un’idea di massima. Parla di 400.000 persone che lavorano in Italia in condizioni di semi-schiavitù e 700.000 nel mercato illegale del settore agricolo nazionale.

Stiamo parlando soltanto di agricoltura, ma i numeri sono molto significativi. E non pul trattarsi solo di rifugiati, i numeri non corrisponderebbero.

In quei numeri ci sono evidentemente anche migranti regolari, o irregolari ma regolarmente impiegati nella produzione di PIL di cui beneficerete tutti. Sulle spalle di chi fa la pacchia a tre quattri euro l’ora e una baracca come tetto.

Ho scritto un racconto per denunciare questa condizione, se avete voglia lo trovate in questa pagina, si intitola Zero gradi al sole.

Eppure, avete notato? Nessuno vi presenta all’ora di cena l’orrore dello sfruttamento e della riduzione in schiavitù. Perché dovrebbe risponderne.

Acquarius, l’ultima frontiera della nostra civiltà

629 persone in bilico, nel mar Mediterraneo, culla della civiltà europea, tomba dell’umanità cui ci siamo dimenticati di appertenere.

Donne incinte lasciate attendere su una nave perché “si desidera dare un segnale forte all’Europa, come se si potesse comunicare il contrasto politico non con le idee ma con le persone, utilizzate come armi da guerra.

Guerra politica, fatta con le schiene piegate degli altri.

Che la Spagna abbia deciso di accogliere quelle persone è un fatto positivo. Ma ci esime dall’interrogarci? Ci esime dal reagire?

La generazione della paura come elemento fondante di un pensiero politico che ha nella xenofobia, nell’odio e nel respingimento dell’idea dell’esistenza dell’altro il suo fondamento.

Una volta generata e diffusa adeguatamente, attraverso meccanismi irrazionali cui la paura risponde, ecco che la politica che l’ha generata ha modo di proporre la sua soluzione, spesso semplicissima, come la banalità del male.

Come chiudere i porti, chiudere le frontiere, respingere i bisognosi. Nella culla della civiltà.

Io provo vergogna

E ricordo il discorso di insediamento della senatrice a vita Liliana Segre nel giorno della fiducia al nuovo governo.

Parole che fanno riflettere e che riascoltate oggi assumono tutta la loro urgenza.

Ecco il senso il suo  brillante ragionamento:

Per evitare l’orrore, dobbiamo sconfiggere la paura

Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici, considerate se questo è un uomo. Che lavora nel fango. Che non conosce pace. Che lotta per un pezzo di pane. Che muore per un sì o per un no.

Primo Levi, Se questo è un uomo

Qualche tempo fa, quando l’Europa cominciò a sentirsi vulnerabile per la scelta scellerata del terrorismo islamico di colpire la nostra civiltà a casa sua, scrissi Non cediate alla paura.

In quei giorni la paura dominava le nostre conversazioni, le nostre scelte, persino le nostre abitudini. Era entrata pienamente nella nostra quotidianità e da  allora non siamo più riusciti a cancellarla. Non siamo più gli stessi.

E non vogliamo nemmeno più ammettere che c’è un diritto di cui nessuna Carta internazionale ha scritto: il diritto al futuro, un diritto in capo a ciascuno di noi.

Per questo voglio ricordare Primo Levi, italiano, bianco, ebreo.

Che nell’orrore del nazi-fascismo e della deportazione, battè il nazi-fascismo restando umano, non piegandosi all’orrore.

Così oggi anche per noi c’è una strada, una soltanto: non pieghiamoci all’orrore.

Rifiutiamoci di esserne travolti.

Dietro quella mano che affiora dall’acqua e che chiede di essere afferrata e salvata, non perché lo dice la legge del mare, ma perché lo dice la legge umana, ci sono uomini e donne  che esattamente come noi stanno tentando di sopravvivere.

E che il vostro, il nostro interesse comune è combattere contro chi vorrebbe vederci nemici.

Perché la povertà che conduce alla miseria non è il frutto di una serie casuale di eventi, ma di precise scelte che si susseguono da tempo e che servono a mantenere quella parte di mondo che sta bene nella sua condizione di benessere, senza curarsi del resto.

Mentre la parte di mondo che arranca, che affoga nelle acque melmose dell’indifferenza, annaspa e cerca uno spazio di speranza.

Uno spazio che possiamo essere noi.

#Apriamoiporti non significa soltanto accogliamo il diverso, ma aprire le porte alla speranza. La speranza di sentirci ancora esseri umani.

“Chi da forma alle domande influenza le risposte e chi influenza le risposte, controlla la realtà oggi.

Quindi chi controlla le domande, è colui che controlla che forma avrà il mondo”

Luciano Floridi – Professor of Philosophy and Ethics of Information at the University of Oxford

Se le domande sono quelle sbagliate, sarà impossibile giungere alla verità e dare la giusta forma al mondo.

Dunque ciò che mi sento di augurarvi è di saper fare le domande giuste. Affinché possiate darvi le giuste risposte.

E per chi di voi scrive, scegliete, se potete, la strada della verità. Ce n’è davvero molto bisogno.

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Rosalia Pucci
5 anni fa

Cara Elena, sollevi un tema importante con grande competenza, come sempre. Sono d’accordo che ogni chiusura derivi dalla paura e, aggiungo, anche dall'”ignoranza” di coloro che sono diversi per cultura, tradizione e lingua. Solo nell’apertura e nella conoscenza può avvenire la scoperta della grande ricchezza di cui ognuno è detentore. Sono contrari alla scelta di Salvini di chiudere i porti Italiani. L’Italia ha un’antica tradizione di accoglienza e di ospitalità che dovremmo onorare.
Detto questo, ritengo che la questione debba essere presa in carico dall’intera Europa per trovare le soluzioni più idonee al benessere dei migranti e dei popoli che li ospitano. Grazie per la riflessione

Marina
5 anni fa

Per me c’è un errore di fondo e non nel tuo discorso ragionevolissimo, ma in quello di tanti nei quali io, personalmente, riconosco solo la matrice ideologica: la presuntuosa certezza che chi ha una visione del problema dell’immigrazione diversa da quella dei sostenitori del dramma umanitario sia insensibile, indifferente ai drammi altrui, faccia solo da spettatore sadico che ignora la sofferenza del prossimo. Perché, mi chiedo? Io ho un’infinita pena per questa gente, piango i bambini e le donne (non parliamo se incinta) e vorrei esistessero soluzioni, vorrei che ci si impegnasse per trovarle, vorrei si capisse che il fronte è comune; che se anche non applaudo soddisfatta alla decisione di Salvini, accetto che lui abbia smosso qualcosa nella “vera” indifferenza dell’Europa, e non vedo i danni causati a quelle persone che non sono state gettate in mare, nemmeno abbandonate per dirla tutta. Io lo capisco, questo delle chiusure dei nostri porti è stato un atto forte, ma non l’unico nella storia della nostra Italia impegnata sul fronte dell’immigrazione. Anche la sinistra, in passato, ha fatto scelte analoghe. Allora penso che sia una guerra ideologica, che i detrattori dell’odiato Salvini vogliano sottolineare il suo presunto razzismo sfruttando questo evento ed è lì che non mi piace intervenire nei dibattiti, è in questo che trovo l’immensa ipocrisia di chi alza la bandiera contro l’unica che vede negli altri.
Una parte di pensiero nella quale non so riconoscermi pensa che il male sia del cristiano senza cuore che si batte il petto, io penso che sia necessario guardare a 360 gradi: che non è una falsità che esistano connivenze deprecabili tra ONG e trafficanti, scafisti senza scrupoli e Nazioni che fanno affari con i trasporti dell’immigrazione; penso sia troppo facile (oltreché immensamente ipocrita) dire all’Italia, che in tanti anni si è sobbarcata il dramma degli sbarchi da sola, sotto gli occhi indifferenti di Paesi europei già orientati a una chiusura totale verso il problema immigrati, che fa schifo, che è vomitevole solo perché si è stancata di essere l’unico Eden per cittadini stranieri rifiutati da tutti (la Francia, poi, da quale pulpito!)
La mia rabbia è verso la coscienza inesistente di tanti che ora, per ragioni solo di ordine politico, parlano di Salvini come di un nuovo Hitler (non scherziamo): qualcuno disse “chi è senza peccato scagli la prima pietra.”

Brunilde
Brunilde
Rispondi  Marina
5 anni fa

Mi permetto un commento al gentile intervento di Marina, che mi ha colpito con le sue idee e il suo sentire, espressi in modo così logico e civile, forse anche in risposta a quanto ho scritto circa l’attuale compiacimento dell’uomo forte al comando.
Non scaglio pietre perchè sento di aver molti peccati,come cittadina di un paese che a suo tempo intraprese l’avventura coloniale, commettendo crimini orrendi .
Non scaglio pietre perchè la mia coscienza civile così illuminata è intrisa dei miei privilegi:quando mi trovo in Africa, dove vivo due mesi l’anno, sono insofferente nei confronti dei nativi locali, colpevoli ai miei occhi di essere indolenti, superstiziosi, maleducati, truffaldini, bugiardi…potrei continuare a lungo. Devo sforzarmi per ricordare che il paese ( meraviglioso, peraltro ) che mi ospita è un’ex colonia francese, dove i francesi hanno lasciato il posto prima a dittatori avidi e sanguinari, con cui hanno fatto affari e poi a governi pseudodemcratici supercorrotti proprio da paesi europei, a scopo di interesse.
La popolazione è stata volutamente lasciata nella povertà e nell’ignoranza: questa è la prima generazione che va a scuola.
E’ notizia di oggi la morte della mamma di Ilaria Alpi, giornalista uccisa 24 anni fa a Mogadiscio perchè aveva scoperto le connivenze del governo italiano con il traffico d’armi in Somalia, dove ufficialmente il nostro paese faceva un’operazione di peace keeping ( ONU RESTORE HOPE ) e di fatto fomentava la guerra civile fornendo armi a uno dei clan in lotta.
L’Europa ci ha lasciati soli di fronte all’emergenza migranti.
Ora però questo fenomeno viene strumentalizzato per creare paura e allarme sociale, e usato come un efficace grimaldello per scardinare il nostro sistema di diritto.
E’ notizia di oggi sul Corriere diella Sera il violento attacco del Ministo dell’Interno contro la ” lobby degli avvocati d’ufficio ” presentati come buonisti e conniventi di migranti potenziali delinquenti, a favore dei quali presterebbero la loro opera, pagata dallo stato.
La risposta del presidente del Consiglio nazionale Forense al Ministro dell’Interno ( perchè poi lui, e non quello della Giustizia? Chissà! ) è stata pacata e civile, nel precisare che gli avvocati di ufficio svolgono un’attività, spesso non retribuita affatto ma comunque non a spese dello stato, nella stretta osservanza dei principi costuzionalial fine di scongiurare l’applicazione del diritto di diseguaglianza” fissato a suo tempo con tribunali speciali e leggi razziali.
Non avendo urlato, nè insultato nè utilizzato Instagram e Facebook, nessuno scolterà la voce dell’avvocatura, ma tutti ricorderanno le invettive contro ” la lobby degli avvocati d’ufficio” cui anch’io, ho fatto parte, lavorando senza prendere un soldo, spesso proprio a favore degli ultimi.
Dobbiamo fare in modo che la paura non finisca per asfaltare le nostre regole di civiltà.
I disperati dell’Acquarius si sono trovati incolpevolmente al centro di una vicenda strategica polico elettorale, che di umanitario non ha nulla.
La storia insegna che non si smuove l’indifferenza facendo ostaggi.
No, non si scherzi su questo.

silvia
Rispondi  Marina
5 anni fa

Viviamo nella società più sicura storicamente e geograficamente eppure siamo in quella più spaventata.

Ho spesso riflettuto su questo concetto e credo che questo derivi dal fatto che non avendo vissuto né guerre né grossi drammi collettivi (intendo carestie, epidemie, etc. etc.) abbiamo una falsa percezione del pericolo.

Già solo i nostri genitori hanno sperimentato, chi poco chi tanto, la paura della seconda guerra mondiale e l’impossibilità di avere la certezza del futuro. Noi no. Infatti siamo i genitori più apprensivi della storia, per esempio.

Credo che questa mancanza di vere paure collettive e universalmente riconosciute ci abbia fatto tarare il “livello di paura” su situazioni statisticamente meno pericolose.

Con questo non voglio dire che non esistano in assoluto motivi di avere paura (e ci mancherebbe, la paura ci salva la vita), ma finiamo per essere molto più facilmente condizionabili.

È un dato di fatto che gli immigrati né ci portano via il lavoro né aumentano la criminalità. I delinquenti ci sono tra i bianchi, i neri, i gialli, etc. etc. in egual misura, altrimenti noi – seguendo lo schema mentale di chi dice “prima gli italiani” – non dovremmo avere nemmeno un mafioso nel nostro Paese. Eppure la gente è veramente terrorizzata e convinta che tutto ciò che è diverso sia un rischio.

Quello su cui dovremmo tutti lavorare è il cambiamento di questa percezione. Come si può, partendo dal basso, lavorare per una comunicazione sociale che trasformi la percezione del pericolo dell’immigrazione in percezione di una opportunità?

A me piacerebbe che la sinistra rinascesse su questo terreno. Pensiamoci tutti assieme.

Brunilde
Brunilde
5 anni fa

La paura è umana, istintiva, inevitabile. Anch’io ho avuto paura quando ho trovato la casa svaligiata, oppure quando un ragazzo nero mi ha seguito per strada fino nell’androne di un palazzo, avvicinandosi sempre di più: era solo insistenza, la sua, accattonaggio aggressivo, ma ero costretta in un angolo e sì, ho avuto paura.
Comprendo e perdono la paura, ma la violenza? Queste minacce gridate, questa forza muscolare ostentata, adesso sì che si fa sul serio, finita la pacchia, glielo facciamo vedere … E percepisco intorno a me una diffusa compiacenza, perchè in fondo piace l’uomo forte, c’è una palpabile aspettativa di rivalsa. Com’è possibile, mi chiedo. Poi mi rispondo: noi siamo il paese in cui tutti per vent’anni hanno voluto, tenuto e adorato l’uomo forte ( esclusi gli eroi , a cui va la mia gratudine profonda ).
Sempre più aumenta il mio disagio…

Patricia Moll
5 anni fa

Al di là del fatto che l’Europa non dovrebbe lasciarci soli in questa continua lotta per la sopravvivenza dei migranti, che dovrebbe aprirsi ed agire e far agire tutti gli stati europei e della comunità, chiudere i porti.. scusate il paragone ma è come chiudere i cancelli dei lager dopo averli riempiti di gente “diversa”.

Hai detto bene! Giocano sulla paura. Sono razzisti e stanno cercando di farci diventare come loro. L’arabo, l’extracomunitario, il marocche… sono i nuovi spauracchi della nostra civiltà. Col lavaggio del cervello cercano di chiuderci il cuore di fronte a fame e miseria.
Di tenerci soggiogati col terrore.
Una volta c’erano i “terroni”. Oggi loro. Domani???? E se domani fossimo noi oggetto di un simile atto di terrorismo mediatico? Noi italiani intendo?

Patricia Moll
Rispondi  Elena
5 anni fa

Infatti! Chi ci stima? Chi ci dà valore? Nessuno ma forse anche perchè chi dovrebbe parlare a nome nostro di valore non ne ha.

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