Come il monopattino cambia la città e anche un po' noi
Il mondo con i miei occhi

Come il monopattino cambia la città e anche un po’ noi

Ho sempre avuto un debole per i veicoli su ruote.

Da piccola amavo i pattini a rotelle, la bicicletta e lo skateboard, con i quali sfrecciavo su strade incredibilmente vuote di automobili private.

Le avrebbe riempite qualche anno più tardi il boom delle vendite dell’auto privata, frutto dell’ industrializzazione di una Torino votata alla Fiat e alla ricchezza mal distribuita che la fabbrica ha portato con sé.

Tutto lo spazio di cemento era a quei tempi per noi, discoli metropolitani alle prese con ogni mezzo possibile, compresi quelli auto costruiti, al fine di scorrazzare sui marciapiedi e sulle strade in allora appena asfaltate.

 

In principio furono i pattini

 

Il mio primo paio di pattini aveva le rotelle di plastica dura e cinghie di cuoio da allacciare all’altezza del collo del piede, proprio sopra le scarpe.

Li ricordate? Come il monopattino cambia la città e anche un po' noi

Non appena li indossavo, dopo i primi incerti passi, mi pareva di volare. Sembrava ci fossi nata, con quei trabiccoli ai piedi.

Ricordo le urla di mia madre dal balcone, quando in cortile provavo i miei primi ruzzoloni sul terreno sconnesso, ostinata com’ero a pattinare ovunque piuttosto che nelle piste di pattinaggio dedicate.

 

Poi i mezzi auto costruiti

 

Cominciarono come esperimenti tra amici del cortile, spesso maschi, con i quali mi trovavo assai bene.

Le mie amiche femminucce certe cose le evitavano, forse per pudore o senso dell’educazione, allora ancora molto rosa/azzurra.

Costruivamo veicoli a quattro ruote dotati di un planare di compensato o di altro legno recuperato che recuperavamo dalle cantine dei nostri genitori, su cui montavamo le vecchie ruote dei pattini per poi rimontarle ai quattro angoli del pianale in modo poterci sedere senza caracollare.

Su alcuni avevamo montato anche manubri, capaci persino di dare direzione alla corsa.

Con questi “cosi” ci lanciavamo giù per le discese dei garage al di là del cortile fin dove l’asfalto della rampa lasciava spazio al cemento liscio su cui le nostre ruote di fortuna scivolavano silenziose e veloci.

Quante fondoschienate!

Sono tra i miei ricordi più belli. Semplici e spericolati. Ricordi che erano da tempo scomparsi dalla mia memoria, almeno fino a quando non ho ricevuto in regalo qualcosa che mi li ha fatti ricordare, il loro parente evoluto, un monopattino elettrico!

 

Come il monopattino cambia le città e anche un po’ noi

 

In memoria di quei ricordi scrivo e pubblico il primo post di questo 2020 che sarà un anno dedicato alle tematiche ambientali, ne sono convinta. Almeno lo sarà per me.

Non è solo una scelta, ma una necessità, visti i recenti accadimenti qua e là nel pianeta (che silenzio sull’Australia, sta bruciando!) e la grande lezione di Greta, di cui ho già parlato qui.

 

Inizio difficile per i monopattini a Torino

 

Il monopattino elettrico ha suscitato molta diffidenza a Torino, fin dai suoi primi vagiti e ancora non mi spiego il perché.

Certamente alcuni utilizzatori poco cauti hanno contribuito a creare una nomea immeritata, corroborata dalle polemiche per le inopinate scelte del Comandante dei Vigili Urbani di Torino e dai rumors cittadini che volevano i monopattinisti disegnati come brutali e oscuri velocisti spazza pedoni.

Ma quando nel giugno del 2019 è partita l’idea della sperimentazione ho deciso che l’avrei abbracciata sin da subito. Per fortuna la mia Amministrazione comunale ci ha creduto, anche se non è riuscita a coordinare tutte le competenze che immettere nella circolazione urbana un nuovo veicolo sostenibile comporta.

Convinta che la mobilità sostenibile arricchisca il valore di una città.

La rende più pulita, vivibile, ambientalmente compatibile, piacevole e sana. Per chi ci vive ma anche per chi la frequenta di tanto in tanto.

Se tutti facessimo scelte ecologiche, l’aria diventerebbe più respirabile, il rumore diminuirebbe (non se ne parla mai!), e le code ai semafori si dimezzerebbero.

Ma, cosa ben più importante, aggiungerebbe buonumore alla nostra giornata, cosa che solo un mezzo che somiglia a un gioco puo’ regalare.

 

Nuove regole per tutti

 

Finalmente con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Legge 160 del 27 dicembre 2019 , in vigore dal primo gennaio 2020, è stato sdoganato l’utilizzo dei monopattini elettrici ufficialmente equiparati ai velocipedi, cioè alle biciclette.

Alimentati con corrente alternata tradizionale (220 volt) e dotati di un caricabatterie di dimensioni poco più ingombranti di un pari modello dei telefonini, si ricaricano in fretta e non emettono emissioni nocive.

L’andatura dei monopattini è stabile, chiunque abbia mai condotto una bicicletta, uno skate o un paio di pattini non avrà difficoltà a guidarlo.

In commercio vi sono modelli molto differenti, ma quelli che hanno la “licenza di viaggiare” non possono superare i 20 kmh (6 km nelle aree pedonali).

Credetemi, è una velocità più che sufficiente!

 

I monopattini che rientrano nei limiti di potenza e velocità definiti dal decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 4 giugno 2019, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 162 del 12 luglio 2019. Sono equiparati ai velocipedi di cui al codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.

Cambiamo anche noi

 

Il monopattino cambia non solo l’impatto ambientale della locomozione in città, ma cambia anche noi utilizzatori e semplici cittadini.

Guardate me per esempio: in bicicletta non ho mai indossato il casco. Sono così sicura di me che ho sempre ritenuto di non averne bisogno.

Con il monopattino invece l’ho acquistato subito, di un bel colore arancio fluo in modo da essere vista da lontano, anche se ancora mentre vi scrivo non esiste alcun obbligo di indossarlo (cosa che ritengo profondamente sbagliata).

Per aumentare la mia visibilità ho aggiunto alle luci in dotazione altre luci intermittenti che annunciano il mio arrivo da lontano e che mi servono soprattutto negli attraversamenti sulle strisce apposite per velocipedi.

Sono le zone in cui, paradossalmente, il rischio per noi monopattinisti (e per i pedoni) aumenta in modo esponenziale, a causa del pressoché totale disinteresse degli automobilisti per questi alert su strada che ignorano sistematicamente (con gravi e dolorose conseguenze di cui non si parla mai abbastanza).

Il monopattino elettrico mi ha cambiata. Mi ha fatto guardare alla mobilità e ai suoi rischi in modo differente.

Oggi credo che la prudenza e la cautela non siano mai troppe e con questo approccio rivendico una scelta di mobilità alternativa sostenibile nel rispetto dell’ambiente che mi auguro abbia effetti anche sulle persone che incontro.

In effetti, li ha già prodotti.

Dopo i primi tempi in cui il mio arrivo, bardata e con casco, veniva accolto con un sorriso di sufficienza (alla mia età si sa non si devono fare certi colpi di testa 😀 ) oggi mi domandano come funziona, quanto costa e se è difficile da guidare.

Un cambiamento tangibile di cui vado fiera, come monopattinista e come ambientalista!

E non è di certo un caso che a Torino, dopo la nota polemica sulle multe arci pesanti, siano arrivate quasi una decina di società per il noleggio di monopattini che hanno invaso la città.

Non tutti ne sono felici. Io posso solo sperare che durino. Ho ancora in mente la brutta fine fatta dalle biciclette a noleggio con App…

 

Il monopattino mette a nudo la città

 

Abito e lavoro nella periferia della città, il cui volto è segnato non solo dalla trascuratezza delle strutture abitative e dall’incuria dei residenti e del Comune nei confronti dei quartieri, ma anche dalla vetustà delle infrastrutture, comprese le piste ciclabili.

Manca un programma di manutenzione ordinaria del bene comune, con conseguenze evidenti nel profilo delle nostre città.

Viaggiando a velocità rallentata si ha l’opportunità di osservare la città da un punto di vista differente.

Così mi accorgo che l’incuria, lo sporco e la trascuratezza sono caratteristiche fin troppo comuni, e che la totale assenza di presidi di Polizia Municipale diffusi nei quartieri genera comportamenti illeciti senza che nessuno li censuri.

Qualche volta ci provo, ma ne ricavo solo offese, talvolta molto spiacevoli.

Mi è successo qualche giorno fa. e l’ho raccontato qui.

 

La sfida per l’ambiente comincia anche da qui

 

In una città come Torino, che all’inizio del 2020 vanta già 75 gg di seguito di sforamento dei valori delle polveri sottili, l’impegno collettivo per la mobilità sostenibile è da considerarsi un vantaggio per tutta la comunità, non solo per chi utilizza mezzi alternativi.

Naturalmente gli strumenti principali per combattere le polveri sottili in città sono i mezzi pubblici, ma gli scarsi investimenti degli ultimi anni e la loro scadente diffusione e qualità (provate a usarli, davvero, nelle ore di punta) rendono le scelte individuali come monopattini, biciclette ecc, non solo auspicabili ma necessarie e dunque incentivabili.

Ridurre le auto in circolazione in favore di una città più pulita è una priorità.

Se possiamo farlo riducendo i costi che gravano sui nostri bilanci familiari meglio ancora.

 

Torino ha 175 km di piste ciclabili in città (la mappa qui).

La loro funzionalità e percorribilità dipende dal Comune, certo, ma anche da ciascuno di noi.

 

In conclusione…

 

Non è difficile compiere scelte innovative, difficile è renderle sostenibili, durevoli

La mia esperienza con il monopattino, l’avrete capito, è molto positiva e mi sento di consigliarlo a chiunque.

Ma voi, lo usereste?

Credete che possa risolvere i problemi di mobilità e di sostenibilità delle nostre città?

Dite la vostra come al solito nei commenti qui sotto intanto a voi tutti… buon 2020 all’insegna dell’ambiente e, perché no, del gioco e della libertà.

 

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17 Comments

  • Barbara

    E’ una possibilità per brevi spostamenti dentro la città, lo puoi anche infilare in auto e usarlo per brevi tragitti, ma il grosso dell’inquinamento non arriva da lì ahimè. Non lo comprerei perché non mi risolve nulla. Il tragitto che farei con quello lo farei anche a piedi, ma i miei spostamenti sono al 99% su tangenziale e grosse strade. Intasate e bloccate. Se c’è un piccolo tamponamento, si blocca tutto per un’ora (e calcola le emissioni di 500 veicoli fermi per un’ora). Peggio ancora la manutenzioni stradali programmate in orario di punta (gli anatemi contro la municipalità in quelle mattine ha un picco…) o i semafori posti giusto giusto alle uscite, che bloccano tutta la città. Non parliamo del proliferare delle rotonde (c’è ancora l’incentivo europeo per la conversione di incroci in rotonde, si?) in luoghi dove non v’è proprio il posto per una rotonda. E così aumentano gli incidenti. E poi ci manca il tram che si ferma/rompe ogni 3×2 e pure gli autisti dei tram, assunti per guidare il tram, che per motivi di sicurezza non vogliono più guidare il tram. Quindi ogni due corse, ci tocca pure l’autobus sostitutivo…
    Mi fermo qui, che mi viene il fegato verde! 🙁

    • Elena

      A proposito di rotonde, cara Barbara: anche qui proliferano come funghi ma non sappiamo usarle! Risultato? Si generano blocchi di auto in attesa di passare e di entrare nella rotonda così, a parte il tempo perso, lo smog aumenta e i polmoni si anneriscono! Sì, è vero, solo il monopattino non serve. Così come solo la bicicletta, i combustibili A compatibili e i mezzi pubblici. Una cosa sola non basta, data la gravità della situazione, ma tante cose utili insieme sì. Se ognuno di noi facesse un piccolo sforzo, forse potremmo davvero salvarlo questo pianeta e anche noi stessi. Bugianen!

  • Giulia Lu Dip

    Sono a favore dei mezzi ecologici, il monopattino elettrico mi sembra una buona soluzione per circolare all’interno della città, in particolare nei centri storici chiusi al traffico. Credo però che anche la circolazione dei monopattini vada regolamentata per la sicurezza propria e degli altri. A Bologna per esempio ci sono diverse piste ciclabili, alcune sono fatte molto bene, altre però non le ritengo troppo sicure, poco per le bici, figuriamoci per i monopattini. Insomma c’è ancora molto da fare. Dal canto io preferisco la bicicletta, anche perché sul monopattino non ci sono mai andata, neanche da ragazzina…

    • Elena

      a Torino cara @Giulia i monopattini hanno quasi invaso la città e come per ogni cosa, comincino i problemi dovuti a un utilizzo scorretto. Ma il problema resta a mio avviso sempre la conformazione delle città che sono meno accoglienti per tutte le modalità di trasporto alternativo. spesso mancano persino marciapiedi sicuri, figuriamoci le piste ciclabili. Diciamo che queste discussioni possono rappresentare l’occasione per ridisegnare le nostre città e renderle più sostenibili. Ti sto parlando da una città, la mia Torino, in cui siamo al ventesimo giorno di superamento delle soglie consentite per i micro inquinanti e ti assicuro che si sente. Se non cambiano complessivamente le abitudini e monopattino o bicicletta restano scelte personali o di pochi, rischiamo di respirare gli scarichi delle auto ancora più intensamente, circolando per le strade inquinate. Insomma, serve una presa di coscienza, un cambiamento più di fondo. Forse bisogna agire sul risparmio economico. vedo che la sola sensibilizzazione sui temi dell’inquinamento e della salute, sacrosanta, non basta a smuovere quelli che qui chiamiamo i bugianen, o meglio, i bugia mac cun l’auto 😉 (si capisce???? :D)

  • Grazia Gironella

    Non ho in comune con te la passione per i mezzi alternativi, ma credo che la mia scelta cadrebbe sulla bicicletta. Il buonumore, comunque, è garantito quando si esce dalla scatoletta-auto! C’è un contatto con la realtà del tutto diverso.

    • Elena

      La bici resta la mia scelta privilegiata. Ma a volte non posso sudare troppo, così… L’auto è davvero qualcosa che sarebbe meglio poter dimenticare… Poter… Baci

  • newwhitebear

    E’ bello e contagioso il tuo entusiasmo per il monopattino elettrico ma non va bene ovunque e con qualunque tempo. Qui a Ferrara in bicicletta ci vanno anche con l’ombrello e qualche temeraria/o pure con la neve, Ma la città è piccola e si può girare anche a piedi. I problemi nascono da chi abita fuori, dove non tutte le frazioni sono dotate di piste ciclabili e da servizi pubblici efficienti, così da costringere spesso all’uso dell’auto. Se poi aggiungiamo la nebbia, è giocoforza usare l’auto.
    La biciletta ha un vantaggio: puoi trasportare qualcosa di non troppo voluminoso e pesante. Il monopattino dubito che possa farlo.
    E’ vero che è a emissioni zero ma l’elettricità no. Un impatto sul clima ce l’hanno.
    Però può servire nelle medie e grandi città.

    • Elena

      Vivere in una città a misura d’uomo ha molti vantaggi. Il traffico ad esempio e i ritmi più rallentati. Qui corrono tutti e soprattutto manca il minimo di rispetto reciproco. Lo dico con dispiacere di Torino perché la amo, è la mia città. Ma gli incivili sono troppi. Circolo anch’essa in bicicletta con molta cautela proprio per questa ragione. L’impatto ambientale del monopattino non è zero, nulla lo sarebbe se non i nostri piedi. Ma è una buona soluzione. E poi, è davvero divertente

  • Banaudi Nadia

    Purtroppo abito troppo distante dalla città per prendere in considerazione l’acquisto del monopattino e per di più dovrei viaggiare sulla statale, dunque troppo traffico ad alta velocità. Trovo però che sia un ottimo strumento ecosolidale per chi invece questi problemi non li ha e come te riesce a risolvere il problema traffico e tempo districandosi bene. Ovvio che come tutti i mezzi che si mettono per strada bisogna usare un atteggiamento adeguato, ma direi che il buon senso lo devono avere anche i pedoni, non solo gli autisti. Comunque mi piace moltissimo questa piega che ha preso il tuo novello 2020!

    • Elena

      Ciao Nadia, buon anno! Diciamo che la bellezza di vivere fuori dalla città supera il dispiacere di non utilizzare il monopattino, di sicuro! In città è una buona soluzione! Il mio 2020 l’ho fatto cominciare alla grande e sono intenzionata a proseguirlo altrettanto! Baci

  • davidgrasselli

    Lo comprerei? Direi di si. Ma sarebbe un giocattolo.
    Risolverebbe i problemi di mobilità? Ni, col bel tempo e la buona temperatura si può fare.

    Un progetto di soluzione di mobilità sarebbe….

    Una città dove circolano su rtaie capsule salotto alimentate elettricamente come i tram, però con un abitacolo tipo auto 4/5 persone. Si chiamano con un’App e te le trovi sotto casa a prenderti.
    Il viaggio potrebbe essere fatto in condivisione (se non condividi c’è una tariffa superiore) e ti porta a destinazione.

    Una sorta di taxi/tram a guida autonoma.

    I residenti possono usare l’auto privata solo per il tragitto da casa alla periferia (tratte obbligate) e i non residenti lasciano il veicolo privato fuori città ed entrano con i mezzi (bus, tram, taxi, carshering e… capsule )

    Per alcuni l’auto è una passione (per me ad esempio), per altri è una necessità (verrebbero soddisfatti entrambi).
    Oggi avere l’auto di proprietà non ha più senso; le auto non sono più a misura d’uomo, si sta infatti diffondendo la cultura del noleggio (attualmente la più sensata).

    🙂

    • Elena

      Sull’auto di proprietà che non ha senso sono d’accordo con te David. Di recente ho dovuto cambiarla e aveva valutato il noleggio ma è troppo caro per l’uso che ne faccio io. L’auto elettrica non risponde alle mie esigenze di spostamenti nella regione. La combinazione piedi /monopattino!/bici/auto funziona. Il freddo? Un mese all’anno lo lascio parcheggiato in terrazzo, così quando piove. Hai sentito dei taxi droni volanti? Mi ricorda tanto quel cartone animato di tanti anni fa, i Pronipoti. Un futuro che si sta realizzando!

  • Sandra

    Grandiosa.
    Ho segutio l’evolversi della normativa, lavoro fuori città percui mi è impossiibile sperimentarlo, non è una strada accessbilie ai monopattini quella che faccio io per raggiungere l’ufficio.
    Per il tempo libero uso molto la metropolitana, e la bici nel 2019 causa pioggia è stata usata proprio pochinio, in ogni caso tanta ammirazione per te e per chi si è lanciato con questo nuovo mezzo eco sostenibile.

    • Elena

      Sono sempre attratta dalle novità ma dopo le prime multe ho temuto di doverlo rivendere per quattro spiccioli! Non so perché tanta ostilità. Vedo che persone usare l’auto persino per comprare il pane. Io andavo a a scuola a piedi, ora per fare lo stesso tragitto sai gli ingorghi? È assurdo. Siamo una società immobile, sotto tutti i punti di vista…

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