Norimberga, il processo dimenticato?

La settimana della memoria è una ricorrenza che non ho mai mancato di celebrare, lo sento non solo come un dovere, quanto una vera e propria necessità. La necessità di ricordare.

Sono i giorni della lieta notizia della nomina a senatrice a vita di Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti e segno tangibile della forza della nostra Repubblica e della sua Costituzione. Ma anche degli slogan razzisti, xenofobi, filo nazisti che hanno voce in europa, ma anche da noi.

Nel 2017 ho parlato di Anna Frank e della sua straordinaria voglia di vivere oltre l’orrore della prigionia; quest’anno ho deciso di regalarmi una lettura particolare, la cronaca del processo di Norimberga.

Norimberga, il processo dimenticato?

Il 20 novembre del 1945 si aprì il primo grande processo contro i crimini dell’umanità. Come disse Albert Einstein, esule dal 1933 negli Stati Uniti per sfuggire alle neo nate leggi razziali,

A Norimberga venne delineandosi il presente principio: la responsabilità morale dei singoli non può essere giustificata da ordini impartiti dall’alto, speriamo che in futuro ciò possa valere per tutte le nazioni, non solo per quelle sconfitte

Non è il caso di rifare la storia del processo, ma forse serve riflettere se gli effetti di quel processo siano stati il punto di svolta atteso per l’umanità.

Recentemente ho letto l’interpretazione del filosofo Cacciari sul ruolo della storia:

Ogni ricorso comprende in sé il corso precedente e lo supera, perché ne è completamento e sviluppo. Presenta quindi qualcosa di nuovo e di diverso.

La storia è un moto ascensionale a spirale che, mentre si ripiega su se stesso, si dilata e si allarga verso orizzonti più ampi

Si ripiega su se stesso. Non è forse ciò che sta accadendo?

Cosa mi ha colpito della storia del processo? Il ruolo dei poteri economici nella guerra e nell’Olocausto.

Così cominciava la requisitoria del magistrato americano Robert H. Jackson:

Vi riveleremo, pazientemente ed approfonditamente, i motivi per i quali questi uomini si trovano qui dinanzi a noi. Vi daremo prove innegabili di eventi incredibili. La lista dei crimini da loro commessi non ometterà nulla di quanto concepito da un orgoglio, una crudeltà ed una sete di potere malati. Questi uomini hanno privato il popolo tedesco di tutte quelle dignità e libertà da noi ritenute naturali in ogni essere umano, ricompensandolo attraverso l’incitamento all’odio verso quanti ritenuti dei capri espiatori. La loro bestialità ha raggiunto un eccesso tale da risvegliare le potenze del mondo civilizzato, i cui sforzi congiunti hanno portato la macchina da guerra tedesca ad andare in frantumi. Questa lotta ha lasciato l’Europa libera ma in ginocchio, un luogo dove la società, ormai demoralizzata, lotta per sopravvivere. Questi sono i frutti dell’opera delle sinistre forze che ora vedete sedute al banco degli imputati

Tra coloro che furono processati e poi condannati, c’erano anche nomi di note e potentissime famiglie della borghesia industriale tedesca:  Krupp e IG Farmen.

E’ sul ruolo dell’economia nell’ascesa al potere di Hitler che voglio concentrarmi, perché la storia è determinata da processi economici. Essi sono la struttura portante della società (cfr C. Marx e F. Engels “Ideologia tedesca“).

La IG Farben

Leggendo Il Processo di Norimberga si scopre che la IG Farben, costruì ad Ausad Auschwitz la più grande industria chimica dell’epoca, utilizzando la manodopera del vicino campo di concentramento. Produceva petrolio sintetico e gomma (detta Buna) a partire dal carbone.

Nella fabbrica lavoravano 83.000 deportati, con l’unica colpa di essere stati individuati arbitrariamente e senza possibilità di difesa nemici del regime e della razza. Lavorare era la loro condanna ma anche l’unico mezzo per restare in vita.

Essere abili al lavoro significava poter sperare di avere salva la vita, almeno fino a quando il fisico avrebbe retto il duro lavoro, le torture, le pessime condizioni di vita e la fame. Manodopera gratuita, che non si lamentava mai.

Norimberga, il processo dimenticato

Ricorderete la scritta all’ingresso del campo di Auschwitz: Arbeit macht frei – Il lavoro rende liberi. In un campo di prigionia.

La IG Farben produceva qualcosa che tornò molto utile ai nazisti per avviare “la soluzione finale”. Sapete cos’era lo Zyklon B?

Il termine, che in tedesco significa “ciclone”, identificava un tipo di gas, del quale la IG Farben deteneva il brevetto, che veniva usato nei campi di concentramento per la realizzazione degli omicidi di massa. Era fabbricato materialmente dalla Degesch (Deutsche Gesellschaft für Schädlingsbekämpfung), società posseduta al 42,2% dalla IG Farben, che sedeva nel consiglio di amministrazione.

C’era molto di più intorno ai campi, nel silenzio di tutti.

Krupp

Il processo di Norimberga cita un altro nome famoso, che negli ultimi anni è risuonato molte volte nella mia Torino, insieme a quello di un’altra nota famiglia di industriali tedeschi, i Tyssen. Il nome, l’avrete capito, è quelo di Krupp.

La più grande industria dell’acciaio tedesca era nata all’inizio del 1800, e da quando si specializzò in armamenti ebbe ancora maggiori soddisfazioni. Krupp, lo sostengono i magistrati del processo, armò la Germania Nazista.

I Krupp ebbero sotto la loro gestione 138 campi di concentramento, e beneficiarono dell’immenso esercito di riserva a disposizione, senza alcun costo. Il Reich offrì persino delle agevolazioni fiscali alle imprese che collaborarono con il nazismo, e questa liberalità durò per molto tempo dopo la fine della guerra.

L’erede dell’importante quanto chiacchierata casata, il barone Gustav, fu sottoposto a giudizio dal tribunale internazionale di Norimberga come criminale di guerra (1946), ma per la tarda età e il suo stato di salute, fu rilasciato. Fu invece sottoposto a processo da un altro tribunale alleato suo figlio Alfred Felix , simpatizzante dichiarato delle SS, che dal 1943 aveva assunto la direzione delle officine Krupp. Fu condannato nel 1948 a dodici anni di reclusione, poi amnistiato (1951).

Nel 1953 gli Alleati che lo avevano condannato, preoccupati di ricostruire la potenza economica tedesca come baluardo contro l’ Unione Sovietica, gli restituirono la gestione dei rimanenti stabilimenti Krupp in cui, alla stessa data, erano impiegati circa 26.000 operai.

Krupp siglò un contratto con gli Stati che lo impegnava a non produrre più armi. Un impegno che l’azienda ha rigorosamente mantenuto.

Curiosità

Nel 1992 la società Krupp si è fusa con la Hoesch, costituendo l’azienda siderurgica Hoesch Krupp. Dalla successiva fusione di quest’ultima, nel 1999, con il gruppo Thyssen, è nata  la ThyssenKrupp, gigante della siderurgia internazionale.

Oskar Schindler

Fortunatamente ci sono stati esempi straordinariamente positivi. Uno di questi è Oskar Schindler, di cui abbiamo conosciuto la grandezza soltanto dopo la sua morte. Industriale polacco, salvò circa 1.100 ebrei assumendoli pretestuosamente nella sua fabbrica di oggetti smaltati, la cui utilità giustificò come oggetti indispensabili allo sforzo bellico.

Usò le sue personali risorse e le eccellenti doti diplomatiche per difendere i cosiddetti Schindlerjuden, gli ebrei di Schindler, puntando sulla loro indispensabilità per le attività della fabbrica e, di fatto, salvandoli dai campi di sterminio del regime hitleriano.

Sono certa che conoscerete il libro struggente da cui è stato tratto l’omonimo film, Schndler’s list. Se non fosse così, rimediate prima possibile.

Schindler fu protagonista di una storia d’amore per l’umanità che, insieme ad altri piccoli, grandi gesti di altre e altri eroi (guardate questo video struggente), ha tenuto accesa quella fiammella della speranza fino a Norimberga e alla democrazia.

“Chiunque salva una vita, salva il mondo intero”

Talmud

Il seme del male è ancora sotto la cenere. Ma noi ricorderemo e non abbasseremo la guardia. E voi? Che atteggiamento avete nei confronti della giornata della memoria?

Commenti

  1. Per me non c’è una giornata della memoria, nel senso che cerco di ricordarmene ogni giorno. Ma ben venga un momento particolare in cui ci sia spazio, soprattutto in tv cioè alla maggior parte degli utenti, di interviste, film, documentari dove se ne parli ancora e sempre. Ho visto Schndler’s list, Il bambino con il pigiama a righe, La vita è bella, Storia di una ladra di libri e tanti altri film “seri”, ma voglio ricordare che il nazismo esce anche in qualche film hollywoodiano più fantasioso, da X-Files Voglio Crederci (il film, ma anche la serie) con esperimenti russi/nazisti, a Captain America che combatte la divisione scientifica dei nazisti (l’Hydra è inventata, ma non del tutto) o Wonder Woman che blocca un nuovo gas mostarda sempre ad opera dei nazisti (che richiama i gas usati nei campi di concentramento). Film dove gli americani esaltano la loro potenza e la vittoria certo, ma col vantaggio di raggiungere facilmente le nuove generazioni, le quali -spero- si chiederanno quanto c’è di vero nel film.
    Quel che invece non mi piace è che soffermandoci sullo sterminio degli ebrei rischiano di passare in silenzio altri stermini, più piccoli, in atto nel resto del globo (ad esempio in Darfur). Ricordare dovrebbe servire a bloccare il ripetersi di azioni simili.

    1. Ciao Barbara, dimenticare gli altri stermini è un rischio, ahimè molto concreto. Lo dimostra la totale indifferenza per ciò che ci accade intorno, dal Darfur, alla Siria o in Yemen. Ma anche la mattanza di poveri, clochard, donne in atti in Italia. L’atteggiamento giusto è l’attenzione quotidiana. Ma, come dicevo poco sopra, anche il resto conta. Mi domando se il fatto di non dare attenzione a ciò che accade oggi sia dovuto al fatto che ci chiamerebbe direttamente a rispondere… Mah

  2. Vedendo in televisione le inteviste a Liliana Segre, donna bellissima e dalla parola pacata e potente, ho pensato di leggere da cima a fondo ” Se questo è un uomo”, di Primo Levi.
    Primo Levi era un chimico, e forse è risucito a salvarsi proprio perchè, dopo aver sostenuto un vero e proprio esame con un SS per verificare le sue competenze scientifiche, era stato destinato ai laboratori della Buna .
    Non avrebbe retto oltre, lui con suo fisico esile già denutrito e provato, le immani fatiche dei lavori a cui erano costretti i prigionieri del campo, esposti al gelo senza indumenti pesanti, mentre il lavoro all’interno del laboratorio gli era sembrato ” un paradiso ” al confronto.
    Paradossalmente, Levi scrive che i super efficienti tedeschi non riuscirono a produrre neppure un solo chilogrammo di gomma sintetica nella Buma. Quante vite spezzate dalla fatica, dagli stenti e dall’odio…per nulla.

    1. Cara Brunilde, la vita degli altri per i nazisti non valeva nulla, figurati il tempo, il lavoro. Primo Levi è stato uno straordinario esempio per tutti noi, avendo il coraggio e la forza di scrivere ciò che aveva passato. La nomina di Liliana Segre arriva in un momento molto delicato, ed è un segno importante ma non può restare solo questo. Per quanto è pesante la situazione, a volte mi sento piccola e inadeguata. Grazie per aver partecipato a questa giornata sul blog. Un abbraccio

  3. Ho ancora vive nella mente le parole di Levi quando racconta in Se questo è un uomo l’umiliazione della marchiatura. Sostituire il nome con un numero era la strategia di spersonalizzazione dell’ uomo alla quale poi si aggiungeva ogni sorta di sorpruso. Mi sono chiesta più volte nella mia vita come sia potuta accadere una catastrofe umana così imponente ed eclatante in un mondo che si considerava civilizzato. Non basta dire che il principale artefice fosse un pazzo mitomane e sadico, è Il processo di Norimberga, lo ha chiarito bene: le responsabilità sono di tutti coloro che sapevano e non l’hanno fermato. Il giorno della memoria è importante, significa ricordo e insegnamento per le generazioni che crescono. Per me personalmente è la prova che le ideologie senza luce sono cieche, capaci solo di trascinare nell’abisso del male. Grazie per averci proposta questa riflessione. Lunedì posterò anch’io qualcosa per rompere il silenzio e il desiderio di dimenticare. Non dobbiamo mai dimenticare

    1. Cara Rosalia, Se questo è un uomo è uno dei libri che ho riletto più di quattro volte (ce ne sono altri, sono un po’ maniaca). Ogni volta ne coglievo aspetti differenti, e ricordo bene il senso di annullamento che provò Primo e tutti gli altri. Ricordo la sua etica nel non rubare il pane agli altri, ricordo un uomo giusto in un posto orribile, irrazionale, folle. La sua morte ha generato discussioni in famiglia molto approfondite. Io e mio padre ci confrontavamo su questo avvenimento tentando di capire il perchè. Perché un uomo che è sopravvissuto ai campi si toglie la vita, molti anni dopo, quando ha ritrovato la libertà? Io penso che la ragione stia nel fatto che continuava a scorgere, tra le pieghe della società borghese ripristinata dopo il nazi-fascismo, i tratti degli uomini e delle donne che avevano aperto il gas nelle “docce” o acceso il fuoco nei forni, o utilizzato cadaveri ambulanti per produrre ricchezza per sé e per il Reich (che è il senso della denuncia di questo post).
      Mi fece male, e paura. Per sconfiggerla, vigilo attentamente sulla memoria e su ciò che mi accade intorno. Perché non capiti davvero mai più.
      Attendo le tue riflessioni di Lunedì, cara Rosalia. Buon fine settimana

  4. Non scrivo post in occasioni di queste ricorrenze, che invece ricordo nel silenzio della mia mente. Perché? Semplicemente perché non è una data giusta o arbitraria per ricordare ma tutti i giorni dell’anno e per tutti gli anni che si vive.
    Domani tutti a ricordare il 28 gennaio tutti dimenticano quello che hanno esternato il 27. Invece oggi giorni deve essere dedecato per ricordare solo così sarà possibile sradicare quanto di orribile l’umanità ha fatto o farà.

    1. Capisco il tuo punto di vista, ma non lo condivido. La celebrazione di un evento è uno dei modi per tenerlo in vita. E’ giusta la considerazione che fai intorno alla necessità di ricordare e respingere i rischi, che ancora ci sono, nella nostra società di fenomeni terribili come la Shoah, magari rivolti ad latri soggetti, ogni singolo giorno. Ma se cancelliamo una data come il 27 gennaio, cancelliamo la storia che rappresenta. Il 27 gennaio 1945 le truppe dell’armata rossa entrarono e liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. Una giornata memorabile che ha segnato la fine delle torture, delle morti e del nazismo. Chi come me apertamente o come te nel silenzio celebra questa giornata, non ha bisogno di pensarci soltanto un giorno all’anno, ci pensa ogni maledetto giorno, specie quando sente l’odio razziale rigurgitare, l’odio contro le donne, contro il diverso. Ne sono certa.
      Ma chi invece non sa, è bene che sappia. Senza la parola, non c’è la memoria che si tramanda di generazione in generazione. E noi scriviamo per cambiare la realtà, non è così?

  5. Io non celebro questa data che mi fa vergognare di appartenere alla medesima categoria. Ho, settimana scorsa guardato con i bambini uno speciale su Hitler e la sua compagna, avevamo tutti gli occhi rossi e alla fine mio figlio che dell’olocausto ne ha sentito parlare a scuola è uscito fuori con un “ma qualcuno è sopravvissuto?”Ho pronto da leggere il bambino dal pigiama a righe, e ricordo impresso a fuoco Anna Frank, così come ho amato La vita è bella, ma ripeto quello che ho scritto a inizio commento: provo una grandissima vergogna.

    1. Cara Nadia, la vergogna devono provarla coloro che non avendo alcun sentimento per l’Uomo ne hanno decretato la morte. Coloro che sapevano ed hanno taciuto, coloro che hanno finanziato l’industria bellica per macinare morti, coloro che hanno messo il potere sopra ogni cosa. La verità ci rende libere. Tu stai trasmettendo a tuo figlio questi valori, nei modi e nelle forme che ritieni più opportune. Di questo devi essere orgogliosa, altro che vergognarti. La vergogna è l’onta degli indifferenti. Ti abbraccio forte forte, a te e ai piccoli uomini giusti

  6. Da quando ho un blog celebro sempre il 27 gennaio con un post, infatti esce domani quello di quest’anno.
    E sul tema ho scritto molto, ho visitato il memoriale della Shoah a Milano, salendo addirittura sui vagoni ferroviari per una importante serata commemorativa, sono stata ad Auschwitz Birkenau, cenato nel ristorante di Cracovia dove andava Spielberg quando girava Shinderl’s list (e letto ovviamente il libro), insomma con me sfondi la classica porta aperta. Grazie per questo post così sentito e pieno di informazioni.

    1. Buon giorno Sandra, avevo colto la tua sensibilità sul tema, è la mia. Volevo trasmettere il mio pensiero a proposito di quanto le responsabilità di questo orrore siano diffuse e ben radicate anche nell’oggi. Non mi accontento di ricordare, in realtà vigilo, denuncio e se posso contribuisco a combattere chi sfrutta e vilipende l’uomo e la sua dignità. Un lavoro che ci si assegna una volta per tutte, e ogni giorno dell’anno. Leggerò volentieri domani il tuo post. Buona giornata

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