Le persone che ci vogliono bene restano accanto
Femminile, plurale

Le persone che ci vogliono bene restano accanto

 

Ormai è passato quasi un anno da quando ho subito il distacco totale del tendine di Achille

Mi ha costretta all’immobilità per più di un mese e ci sto facendo i conti ancora oggi.

 

Quel dolore indescrivibile lo sento ancora addosso, così com’è ancora presente quel senso di smarrimento e paura che mi portavo appresso.

 

Prima a casa, mentre attendevo di essere ricucita, senza poter dormire e tenere la gamba in nessuna posizione dal dolore, e poi in ospedale, quando l’operazione è arrivata giusto in tempo perché il muscolo del polpaccio non si ritirasse del tutto.

 

Che cosa mi rimane di un lungo periodo in cui devi essere accudita in tutto, ma proprio in tutto, ciò di cui hai bisogno?

 

Le persone che ci vogliono bene restano accanto

 

Le persone che ci vogliono bene restano accanto.

E a me resta la gioia della riconoscenza, del rispetto e del profondo amore per chi mi è stato vicino amorevolmente e con infinita pazienza, il mio compagno di vita, Carlos.

 

Così, a un anno da quell’episodio difficile, scrivo questo post dedicato alla mia persona che mi vuole bene e perché no, anche alla vostra.

 

La memoria ci sollecita la riconoscenza

 

Anche se siamo troppo distratti da stimoli sempre diversi, da cose da fare e decisioni da prendere, ricordare i gesti che abbiamo ricevuto è necessario per coltivare una relazione.

 

Se la nostra mente è offuscata dal quotidiano e non siamo più capaci di riconoscerci uno spazio di silenzio (ecco come ho trovato il mio) , le cose importanti ci sfuggiranno.

 

L’ho sperimentato proprio in quei giorni in cui passavo molte ore da sola, riflettendo molto su di me e sulle mie relazioni.

Ho fatto pulizia.

Ora più di allora sono in grado di distinguere coloro che si avvicinano a me solo perché hanno bisogno di qualcosa, fosse anche il legittimo affetto, prendendo ciò che gli serve e lasciando il resto.

 

Anche le persone che non vogliono nulla sono pericolose, perché non danno nulla e alla lunga sono inutili rami secchi.

Vi sembro cinica?

Sono stata così bene quando li ho tagliati, questi rami! In fondo la consuetudine di gettare a capodanno dalla finestra oggetti vecchi, non è forse legata a questo bisogno di rinnovamento?

 

E allora, via con la rigenerazione  😎

 

Bisogna buttare qualcosa di vecchio perché entri qualcosa di nuovo

 

Come riconoscere chi ci vuole bene

 

Le persone che ci vogliono bene restano accanto.

Sanno trovare la chiave del nostro cuore e hanno deciso di aprirlo. A loro non importa cosa vedranno dentro di noi, sanno che a volte abbiamo paura e sono disposte ad affrontarla insieme.

 

Sono coloro che vedono cose che nemmeno noi conoscevamo di noi stessi e ci aiutano a tirarle fuori. Non è sempre un percorso di gioia, è vero, ma necessario sì.

 

Le persone che ci vogliono bene sono i nostri compagni di vita, di strada, che fanno con noi anche solo un piccolo tratto. Ma ti sono accanto e se il tempo peggiora sono capaci di ripararti senza pensare unicamente a se stessi.

 

Le persone che ci vogliono bene restano accanto.

Non dicono “Se hai bisogno di qualcosa, chiama”, per poi salutarti e tornare alle loro incombenze. Loro ci sono ogni giorno o arrivano proprio quando ne abbiamo più bisogno, come d’incanto.

 

Sono angeli custodi e intorno a noi ce ne sono sempre, anche se non li vediamo. Apriamo gli occhi!

 

Sono coloro che silenziosamente sopportano il peso di un’esistenza profondamente diversa dalla loro, senza giudicarla. La accettano perché ci riconoscono come esseri umani indipendenti e autonomi, perché ci amano di un amore incondizionato.

 

Le persone che ci vogliono bene sono campioni di costanza e pazienza. E a volte anche di sopportazione. Sono quelle che ti dicono le cose come stanno, delicatamente o, se serve, con forza. Non ti adulano con false parole, ma dicono ciò che vedono, ciò che la nostra immagine riflette.

 

Sono preziose, perché sebbene ogni mattina ci guardiamo allo specchio non sempre siamo capaci di vederci davvero per quello che siamo.

 

Le persone che ci vogliono bene restano accanto

 

Camminano a lato offrendoci un braccio. Spesso diventano il nostro bastone, il nostro sostegno e noi il loro.

 

Hanno bisogno al pari di noi di amore.

Di un abbraccio, di un gesto affettuoso, di una parola diversa da quelle che siamo abituate a pronunciare e che ascoltano ogni giorno, hanno bisogno che ci sporgiamo in avanti per andargli incontro, con coraggio.

 

Non lasciamo che sia troppo tardi.

 

Se qualcuno cerca di cambiarci, non è amore

 

Se qualcuno pretende che ci comportiamo come qualcun’altro o che addirittura diventiamo qualcun altro, allora dobbiamo allontanarci subito, come suprema forma di protezione.

 

Chi non riconosce la nostra originalità e la nostra bellezza interiore, ovunque essa sia nascosta, non ci vuole bene e non è per noi.

Io l’ho capito troppo tardi.

 

Ho passato gran parte della mia vita a rincorrere chimere e modelli che non ho ovviamente mai incontrato.

E ad avere sempre paura.

Poi è arrivato Lui e quella paura l’ha sconfitta, piano piano.

 

Le persone che ci vogliono bene hanno un valore inestimabile.

Possiamo riconoscerlo facilmente, se solo saremo in grado di abbandonare noi stesse e abbracciare l’altro.

 

Leggi anche Perché è importante esprimere le nostre emozioni

 

Quando trovate le persone che vi vogliono bene, guai a perderle.


Avete riconosciuto tra queste righe persone che vi vogliono bene?

Allora spero vi resteranno accanto

Avete voglia di raccontarlo?

 

  • Inizia il viaggio di Roc Nére II in Croazia
    Dopo le piacevoli quanto vivaci discussioni agostane intorno al mondo del self publishing sul blog (qui e qui), apro formalmente la stagione estiva del blog.   Quest’anno invece di chiudere per un pò i battenti ho deciso di offrirvi un revival di un viaggio che ho amato molto e che quest’anno avremmo voluto rifare.   Siete pronti per un tuffo nel mar di Croazia?   Roc Nere II va in Croazia   Sopravvissuti (ma non senza fatica) al caldo torrido di un luglio che volgeva alla fine, a giugno 2015 cominciamo i preparativi per la partenza.   Dopo averlo fatto altre due volte, quell’anno cediamo ancora alla tentazione di solcare le acque Croate a bordo del nostro fantastico Fun Roc Nére II, avvezzo a sfide marine come questa.   L’ho scelta io questa barca. Mi sono innamorata della sua forma liscia e affusolata, della sua velocità scattante, delle sue volanti e del fiocco auto virante.   Una barca su cui, con le dovute precauzioni, avrei potuto andarci anche da sola.   Ma partiamo in due, come sempre.   Due appassionati velisti Torinesi (uno di adozione 😉 ) che hanno scelto di abbandonare le sponde del Lago di Viverone per assaggiare i venti istriani e insieme ad essi i vini, il cibo, il mare e il panorama, che spesso ci lascerà senza fiato.   E un mare fresco e ancora incontaminato e soprattutto libero dal vai e vieni di barche a noleggio tipico delle coste italiane.   Quell’anno fu la prima volta in cui il blog invece di andare in vacanza, venne trasformato in diario di bordo.   Una scelta con il senno di poi utilissima. Perché oggi, che a quell’esperienza guardo con affetto e nostalgia e anche un pò di rassegnazione, visto che avremmo voluto rifarla, posso riproporre a me stessa e a voi care Volpi marinare quei giorni, ricchi di entusiasmo, fatica, splendide emozioni.   Regalarci un pò di svago in questa estate sotto tono, ammettiamolo.   E così, per tutti coloro che quest’anno resteranno a terra proprio come noi, spero di offrire un’occasione per sognare un pò di vento e di avventura, fino alla prossima volta in mare.     Un diario di bordo speciale
  • Pro e contro del self publishing. Due piattaforme a confronto
      Ancora sul self publishing, tornando all’articolo che la scorsa settimana ha generato un dibattito come sempre utile e interessante. Se ve lo siete persi, rileggetelo ora qui Che pasticcio il self publishing! Superata spero l’impasse del rapporto con la piattaforma, che per la cronaca ancora non ha risolto il problema, con questo articolo ho deciso di concentrarmi sui pro e contro del self publishing, presentandovi la mia esperienza personale con le due piattaforme che conosco e che ho utilizzato in passato, StreetLib e Youcanprint. Come funzionano? Quali impressioni ne ho ricavato?   Come al solito non vi proporrò schede tecniche, ma una rapida panoramica sulle principali caratteristiche e una riflessione sull’uso del self publishing e su quali potenzialità abbiano oggi piattaforme di questo tipo per gli autori esordienti e non.   Spero di aiutarvi a fare con più consapevolezza la vostra prossima scelta di pubblicazione.   E mentre ci sono, vi suggerisco di leggere alcune risorse in rete che possono approfondire l’argomento da altri punti di vista: Maria Teresa Steri ad esempio affronta il tema nel suo blog Anima di Carta. Leggete  A qualcuno piace self  e tutti gli altri contenuti che ha collezionato in tanti anni di carriera bloggistica (si dice così? Mah 🙄 )   Anche Marco Freccero cura un blog molto schierato a favore del self publishing, Marco Freccero Raccontastorie. Vi segnalo la sua  rubrica dedicata agli autori indipendenti. Ne troverete delle belle.     Self publishing: due piattaforme a confronto   Ci sono sostanzialmente tre tipologie di autori che approdano al self: quelli delusi dall’editoria tradizionale quelli che non ricevono risposte dall’editoria tradizionale e ripiegano sul self quelli che scelgono il self scientemente, perché lo ritengono uno strumento utile e flessibile per promuovere e far conoscere il proprio romanzo al pubblico   A qualunque dei queste tre tipologie di self publisher apparteniate, dovete sapere che una pubblicazione non è mai per sempre.   Soprattutto chi si autopubblica, deve mantenere un’attenzione al prodotto libro costante e continua ed essere in sintonia con la piattaforma scelta, per conoscerne le evoluzioni e i cambiamenti, che negli ultimi anni sono stati davvero molto significativi.   D’altra parte c’era da aspettarselo: il self publishing ha incrementato i suoi utenti e lo sviluppo del print on demand, sempre più integrato nella filiera distributiva, permette di produrre piccoli stock utili anche per titoli a bassa rotazione o di ristampare just in time il titolo richiesto dalla libreria, senza sprechi o costose giacenze.   I numeri del self publishing in Italia   Non siamo ancora ai livelli degli Stati Uniti, ma in Italia le cose cominciano a muoversi parecchio.   Nel 2017 si stimano oltre 30.000 titoli di auto pubblicazioni e gli Indie, gli autori indipendenti, salgono al 45% del mercato librario.   Numeri che escludono i dati del KDP (Kindle Direct Publishing di Amazon) che com’è noto non vengono comunicati.   Certo, questo pone un problema piuttosto serio, quello della qualità di quanto viene pubblicato.   Quando acquisti un libro on line e ne misuri la mediocrità, anche dal punto di vista grammaticale o sintattico, è decisamente troppo tardi.   Il tema è a monte, ma questo il self publishing da solo non può regolarlo, a meno che sia lo stesso autore ad autoregolarsi.   Ma come?     “Con il self-publishing la selezione non avviene più a monte ma a valle del processo produttivo e fa sì che le cose più interessanti emergano grazie alle scelte degli utenti”. Lorenzo Fabbri di ilmiolibro.it   A parte i dubbi circa un’affermazione di questa natura e la fonte da cui proviene, il self publishing come ogni cosa può essere uno strumento per il bene come per il male.   Mi spiego meglio.   Da un lato l’autopubblicazione rappresenta un’occasione per ogni autrice/autore di farsi conoscere e apprezzare, sottoponendosi alle severe logiche del mercato, senza filtri iniziali, dighe o spocchiose risposte delle CE, anche in caso di esordiente.   Dall’altro lato il fenomeno del self publishing permette l’incremento spropositato di titoli, generando una sorta di dumping qualitativo dell’offerta di narrativa, il genere più pubblicato, fino al rischio di saturazione del mercato. E in un paese in cui i lettori sono proprio pochi, l’inflazione di titoli non aiuta.   Da questo dilemma a mio avviso non se ne esce, perché il self publishing agisce nel mercato, permette di collocare un prodotto senza che il consumatore possa prima valutarlo e dunque assume il rischio della scatola chiusa, senza possedere alcuna arma per difendersi ex post.   Con un prezzo abbordabile, specie per il formato ebook, il self è una possibilità vera che nella peggiore delle ipotesi finisce nel cestino dopo le prime dieci pagine (quante volte vi è capitato? A me molte).   Direte che ciò vale per ogni libro che non sia stato pubblicato da una Casa Editrice di un certo livello in grado di effettuare una selezione qualitativa a monte.   Oppure per ogni libro in generale che non incontri il gusto di chi lo legge.   Ma non concordo. Qui non stiamo parlando di una storia che piace o non piace, ma della tecnica narrativa e della conoscenza della lingua in cui si pretende di scrivere.   Su questo è difficile transigere. Non siete forse d’accordo?   Ciò che avvicina un esordiente al self è a mio avviso il prezzo.   Le promozioni che le piattaforme realizzano sono spesso legate a un’aspettativa di incremento delle vendite di prodotti che languono negli spazi virtuali delle librerie o meglio degli store on line.   Avete mai visto un romanzo di successo venduto a 2,99 euro?   Ebbene, un esordiente può farlo, in autonomia, per spingere chi non lo/la conosce all’acquisto.   Questo meccanismo cambia la prospettiva e il rapporto tra l’autore e il suo manoscritto, che è a tutti gli effetti un prodotto che viene collocato sul mercato e promozionato nel migliore dei modi, seguendo le regole del marketing valide per qualsiasi altro prodotto.   Senza la qualità non c’è sostenibilità. Ma anche l’estetica, la copertina, il logo, fa la sua parte.   Leggete qui una mia riflessione circa l’importanza di una buona copertina Cosa ho imparato creando la copertina del mio libro     Una volta valutati i pro e i contro e definito a quale delle tre tipologie iniziali di self publisher appartenete, a quale piattaforma affidarvi?     StreetLib   E’ la prima piattaforma cui mi sono rivolta, nel lontano 2014.   Si chiamava Narcissus, ed era appena nata. Poi nel tempo è diventata prima Simplicissimus Book Farm e poi StreetLib.   Il cambio di nome dà l’idea dell’evoluzione di un prodotto affidabile per quanto riguarda il formato digitale, ma non altrettanto per quanto riguarda il cartaceo, come ha giustamente osservato Marco in questo commento sull’articolo precedente.   All’inizio mi sono trovata bene: una volta superate le difficoltà di impaginazione e creazione della copertina, ai tempi molto farraginose almeno per quanto ho sperimentato io, le cose hanno funzionato piuttosto bene.   I guadagni rendicontati con un certo ritardo ma rendicontati, nessun problema all’acquisto del libro, specie in formato ebook, e pagamenti precisi e dettagliati.   La bacheca mi piace poco, la trovo meno fruibile di altre, ma si tratta di un gusto personale suppongo.   Il prodotto ebook generato da StreetLib mi è sempre sembrato buono, anche se i layout preformattati sono a mio avviso poco moderni e risentono un pò della storia che questa piattaforma ha.   Consente anche di proteggere la tua opera dalla diffusione non autorizzata attraverso il watermark .   Ho scelto di utilizzarlo ma non sono in grado di dire se abbia davvero funzionato.   Diciamo che se mi hanno piratata non me ne sono mai accorta 😀    Il libro è disponibile dove lo cerchi e non ho mai ricevuto lamentele di nessun tipo (con un blog, prima o poi qualche utente scontento ti scova e ti segnala, se è necessario).   Con il libro cartaceo invece ho avuto sin da subito molti problemi, come ho raccontato nell’ultimo post la scorsa settimana.   L’impaginazione e la copertina risentono di una piattaforma che non è particolarmente generosa nell’aiutare gli autori, anzi.   Riuscire a progettare la copertina, inserire la piccola foto nella quarta, la biografia, una sinossi, bilanciare l’immagine, non è affatto semplice.   Ma, ciò che è risultato abbastanza antipatico, è che alla fine di questo estenuante lavoro, una volta scaricata la copertina nel suo sviluppo completo in formato pdf (prima, quarta, dorso, anche questo non facilissimo da realizzare)  e inviata alla piattaforma, cominciano i problemi: quasi mai è nel formato corretto voluto dalla piattaforma!   E qui comincia l’incubo perché se non sei un grafico esperto e hai poca dimestichezza con pixel dimensioni delle foto, programmi adeguati per realizzare le modifiche, la cosa si fa complicata.   Puoi pagare, certo, ma è un’altra cosa.   Il problema più grosso per quanto mi riguarda è che dalla bacheca personale si possono gestire tutti gli e-book da ogni punto di vista (copertina, contenuto, sinossi, foto, ecc).   Ma per il cartaceo questa opzione non è possibile. Devi rivolgerti alla piattaforma. Ed è proprio a questo punto che nascono i problemi, perché i tempi di lavorazione sono lunghi e non sempre compatibili con i tuoi desideri.   Quindi se decidi di pubblicare con una piattaforma parti per tempo. Passa almeno una settimana dalla presa in carico, poi ci vuole il tempo della lavorazione.   E’ normale, si tratta di un lavoro accurato da svolgere (almeno questo è ciò che speri) ma spesso il risultato non è congruo con ciò che ti aspetti.   E non c’è verso di poterlo segnalare in qualche modo.   Non ti resta che armarti di santa pazienza e procedere a botta e risposta via mail fino a quando non hai risolto tutti i problemi e finalmente la nuova versione può essere rilasciata.   A questo punto una raccomandazione:   non fate l’errore che ho fatto io   Una volta segnalato e autorizzato il cambiamento, non dimenticatevi del problema ma datevi almeno un mese di tempo per verificare con costanza che il cambiamento sia stato effettuato.   Con tutto quel tempo personalmente mi sono dimenticata del problema. E ne è venuto fuori un bel pasticcio!   Deduzione?     Il cartaceo con Streetlib non andrebbe mai pubblicato     Definitivo?   Attendo di conoscere le vostre opinioni in merito…     Youcanprint   Dopo la prova di StreetLib, sull’onda di una suggestione di un amico che aveva pubblicato con Youcanprint, provo questa piattaforma.   Youcanprint non è solo una piattaforma per l’autopubblicazione: nel tempo ha sviluppato una serie di servizi a corredo dell’attività di print on demand o pubblicazione in self che dir si voglia, come ad esempio un blog con molte risorse utili per gli scrittori.   Purtroppo, è stato dimostrato in più di una occasione, il blog di questa piattaforma ha prelevato a piene mani contenuti di qualità presenti su siti che trattano il tema della scrittura, senza citare gli autori.   Una cosa che non si fa e questo non aumenta la credibilità della piattaforma, anche se dal lato pubblicazione non ho proprio niente da dire.   A differenza di StreetLib la pagina per la gestione degli ordini, dell’impaginazione e della rendicontazione è molto più chiara e dettagliata.   Io ho pubblicato con loro Tecniche di oratoria. Guida all’arte di parlare in pubblico e il prodotto finito, parlo del cartaceo in particolare, è di mio gradimento.   Sia per la qualità della carta, esattamente come l’ho chiesta e come la immaginavo, e la qualità della copertina, lucida e di grammatura perfetta.   Una copertina che ho creato da me, come vi ho raccontato qui  e che mi piace molto 🙂    Youcanprint ha sulla sua bacheca non solo i rendiconti delle vendite dei libri con loro pubblicati, ma i libri in lavorazione, quelli già pubblicati, la mappa delle librerie in cui si possono acquistare, la distribuzione.   Inoltre come casa editrice è presente nelle fiere mettendo a disposizione il logo per i suoi autori….
  • Che pasticcio il self publishing!
      So che questo blog è letto da molti self publisher. La maggior parte di loro maturano questa scelta editoriale con cognizione di causa, per altri si tratta più spesso di un ripiego o di un’occasione per pubblicare da cui si può facilmente tornare indietro. Non è sempre così ma capisco che ad alcuni piaccia sostenerlo.   Una scelta capace di dare molte soddisfazioni e, talvolta, generare guai. A me sono appena capitati.   Che pasticcio il self publishing! Per me pubblicare in self è stata una necessità su cui ho meditato a lungo. In allora (solo 5/6 anni fa) il pregiudizio circa l’auto pubblicazione era molto persistente. Il timore diffuso tra gli autori difficile da superare era la convinzione che un’opera pubblicata in questo modo avesse meno valore agli occhi dei lettori di una pubblicata nell’ambito dell’editoria tradizionale.   Oggi questo pregiudizio si può considerare superato, perché il self publishing è diventato a tutti gli effetti un modo per far vivere una storia, una storia che però valga la pena di leggere e raccontare.   Per quanto riguarda le mie pubblicazioni posso dire di non essere pentita di questa scelta. Mi pare già un risultato.   Ciò che è successo, il pasticcio di cui parlo nel titolo, è solo colpa mia.   Già perché il self publishing richiede un’attenzione costante da parte dell’autore, uno sguardo vigile sulla distribuzione e sulla qualità del testo così come pubblicato.   Chi sceglie l’autopubblicazione deve sapere che non è una scelta fatta una volta per tutte, ma va monitorata, perché le piattaforme cambiano modalità di distribuzione, a volte omettono, dimenticano, sopprimono.   Sta a noi vigilare affinché il nostro testo resti come lo abbiamo desiderato per tutto il ciclo della sua vita.   A me non tutto è andato per il verso giusto.   Il problema è che l’ho scoperto al momento sbagliato.   Che pasticcio il self publishing!   Sono approdata al self publishing dopo l’esperienza di pubblicazione del mio primo romanzo con una piccola casa editrice.   Il self publishing mi è parsa una soluzione a portata di mano: a differenza di prima avevo completamente sotto controllo il processo, il rendiconto economico, la distribuzione.   Inoltre il mio libro era finalmente accessibile e in qualunque momento potevo lavorarci sopra per fare in modo che il prodotto fosse esattamente come lo desideravo.   Ammetto di avere avuto qualche difficoltà all’inizio, perché in allora le piattaforme per la scrittura e progettazione del romanzo dal punto di vista grafico e del layout erano più complesse e articolate di adesso.   Con un numero di prove sufficientemente alto sono riuscita, smanettando, a produrre qualcosa di passabile, visto che non sono una professionista né dell’impaginazione né della grafica.   Quando, una volta superati i problemi tecnici, il mio libro potè essere venduto attraverso gli store on line o gli ordinativi delle librerie fisiche, la sensazione che provai fu magnifica!   Non solo avevo ridato visibilità al mio romanzo, ma lo avevo fatto da sola, dal principio alla fine. Non ho ritenuto di avvalermi delle numerose professionalità che intorno a un processo come questo insistono: correttori di bozze, editor, grafici, impaginatori, marketer ecc.   Apprezzabili e in qualche caso necessarie. Ma dopo la prima esperienza con un editore, ho preferito fare da sola.   Devo ammettere che le cose sono andate bene per un pò, poi qualcosa si è rotto, non saprei nemmeno dire il perché.    E proprio alla vigilia del giro di lettura e riproposizione del mio primo romanzo, per farvi venire un pò di appetito sul nuovo 😉 ho fatto una triste scoperta.   Pasticcio copertina   Per guardare le cose da un altro punto di vista, potrei dire meno male.   Meno male che mi è venuto in mente di verificare, anche se all’ultimo momento, lo stato della mia pubblicazione così come appariva sui social, visto che per quanto mi riguarda il romanzo doveva avere la copertina e la presentazione coerenti con la pagina del mio blog ad esso dedicata.   Ma quando ho verificato il funzionamento del link mi sono accorta del problema: il mio romanzo è distribuito con ben quattro copertine diverse!   Cosa è successo?   Sintetizzo per punti quello che è abbastanza un disastro:   La vecchia casa editrice nonostante un accordo legale continua a mantenere in vendita il mio libro (e probabilmente a incassare senza ovviamente rendicontare nulla). Lo fa con la vecchia copertina, che peraltro avevo progettato io (la loro era improponibile). Il sito a cui mi sono affidata per le pubblicazioni in self, StreetLib, ha pubblicato il romanzo con una copertina differente e privo di tag, che tutti sappiamo essere essenziali per la ricerca dei titoli on line. Anche la sinossi è errata. Ho notato un calo sospetto e inusitato delle vendite de Il futuro di Cuba c’è, che da 5 anni ha un quantum di vendite costante. Sono numeri modesti ma fissi, ogni anno.     Volete farvi un’idea del disastro? Andate sul sito IBS a questo link.    Ps: di solito linko Amazon, colgo l’occasione per informarvi che ho revocato l’affiliazione del mio sito a questo e-commerce.   L’avevo fatta per pubblicare le copertine dei libri in modo più semplice ed esteso, ma non guadagnando nulla e non essendo questo un sito che promuove libri a fini promozionali o economici, ho preferito tagliare ogni legame da questo punto di vista.    Aggiungete a questo il caldo, la stanchezza, la voglia di mandare tutto e tutti a rinfrescarsi, e avete il quadro completo di come mi sento! 👿      Tutto si può risolvere (o quasi) quando si tratta di self publishing   La prima reazione: isterica. Poi, niente panico. Tutto si può risolvere, o quasi!   Cosa ho fatto?   Ho scritto una mail a StreetLib ribadendo la richiesta di modifiche e per sicurezza sto migrando il romanzo su un’altra piattaforma che già utilizzo per Tecniche di oratoria. Guida all’arte di parlare in pubblico e con cui  mi trovo molto bene, YouCanPrint.   La lettura del romanzo sul blog (che poi avevo pensato a una soluzione intrigante, non vedevo l’ora di proporvela) deve attendere.   Chiedo scusa ai solerti che in soli quindici minuti avevano già condiviso su Twitter il post e messo un like sulla mia Pagina Facebook. Sorry 😐    Non c’è niente di peggio che rilanciare un romanzo in queste condizioni.   La sua reintré dovrà slittare forse di un paio di settimane.   Per ora la mia assistente di StreetLib mi comunica di essere appena andata in ferie, così attendo paziente un segnale di vita che mi consenta di rimettere le cose a posto.   Intanto mi convinco che forse la scelta di affidarmi a un editore per Càscara sia ben fatta.   Ma so già che nessuna pubblicazione è liscia fino in fondo. Voi che ne dite?   Quali sono i pasticci più fastidiosi che vi sono capitati con la pubblicazione in self?   Avete voglia di raccontarli?    

28 Comments

  • mattinascente

    L’altro ieri strimpellavo al pianoforte “Tu come sta” e proprio ho pensato a queste semplici, intense e sempre meno usate, tre parole. Tante volte dette, poche volte ascoltate. Fortunatamente anche io ho il mio “Angelo”, colui che mi è sempre vicino (dopo 34 anni, di cui 23 di matrimonio!!!) e penso che sia veramente una marcia in più nella quotidianità. Grazie per i tuoi pensieri e un caro saluto.

    • Elena

      Il pianoforte, che bella passione. È un modo meraviglioso per esprimere i propri sentimenti. In questo periodo è bello quando possiamo avere qualcuno di importante accanto a noi… Congratulazioni per la longevità del vostro rapporto, senz’altro si tratta di un investimento e di attenzioni quotidiane. Un abbraccio

  • mariateresasteri

    Immagino che la persona cui è principalmente rivolto questo post si sia sciolta alle tue parole 😀
    Tendiamo a dare per scontato chi ci vuole bene, per poi magari rivalutarlo e apprezzarlo maggiormente in circostanze fuori dal comune, come quella che ti sei ritrovata a vivere. Magari è vero anche il contrario, cioè che sono tali persone a ritrovarsi in situazioni difficili e noi stessi in quel momento capiamo quanto affetto ci lega a loro. A me è capitato alcuni anni fa quando mio marito si è trovato in una brutta situazione e la sola prospettiva di perderlo mi faceva stare malissimo. Di certo, sarebbe bello ricordarsene ogni giorno, anche nella semplice quotidianità.
    Sul tagliare i rami secchi, hai perfettamente ragione. Purtroppo a volte non dipende da noi e questi rami inutili e pesanti ci tocca portarceli dietro pure se non vorremmo.

    • Elena

      Cara Maria Teresa, il mio è modello orso . Scrivo per sostenermi. L’amore è un impegno quotidiano e non sempre profuma di rose. Certi momenti sono necessari per ricordarci quanto teniamo a loro… E quanto loro tengono a noi. Ma non vale solo per l’amore, anche l’amicizia è impegno e responsabilità. E gratitudine

  • Brunilde

    io sono quella che non vorrebbe mai buttare via niente. Invece, come negli armadi ho dovuto farmi forza ed eliminare i vecchi maglioni che non metto da anni, anche nelle relazioni ho dovuto avere coraggio e riconoscere che certe persone , quelle ” se hai bisogno chiama ” oppure ” vediamoci una di queste sere ” ma poi non hanno mai tempo, neanche per un caffè, sono da dismettere. L’ho fatto, lo sto facendo. Invecchio, non ho più tempo da perdere .
    Anche per me, due piedi rotti a distanza di soli due anni, e un bruttissimo problema a un occhio, che l’anno scorso mi ha portato in sala operatoria senza tanti complimenti,sono stati un momento di riflessione. E di gratitudine: per chi mi cammina accanto e si prende cura di me, ogni giorno, in ogni situazione, per chi mi mostra calore e affetto, e per mia figlia che allontanandosi da una terrificante adolescenza che tutto sembrava avere travolto e raso al suolo, mi mostra un affetto tenero e unico. Grazie ad Elena e a tutte le volpi per l’occasione di ripensare a tutto questo, e a comunicarci a vicenda le nostre ricchezze: anche questo è un modo di essere speciali!

    • Elena

      Ciao Brunilde, intanto non è mica da tutti essere capaci davvero di gettare ciò che non ci serve più. Sia in senso stretto (gli armadi ringraziano) che in senso lato. Quelle amicizie lì, che tu stai scartando, finalmente, le ho avute anche io. Sono quelle che poi quando non vi sentite da tempo ti fanno persino sentire in colpa: “Ma non mi chiami mai?”, oppure “Peccato che non ti fai mai vedere”, come se loro non avessero le dita o le gambe come me! Ma passando oltre, cara Brunilde, il ringraziamento va a te. Che mi segui con simpatia, che susciti affetto sincero ogni volta che ti leggo, e che hai voglia di aprirti così candidamente come in questo commento. Sono felice di incontrare tante persone come voi, che hanno ancora voglia di parlare di sentimenti. Un abbraccio.
      PS: Hai vinto il premio sfiga con la rottura dei due piedi. Fino ad ora ce lo giocavamo io e Marina, ma tu, hai sbancato!

  • Marina

    È molto vero ciò che dici, soprattutto perché ho avuto modo anch’io di sperimentare la sensazione di avere bisogno di qualcuno in tutto (come ben sai quest’estate) e ho scoperto la bellezza di gesti inaspettati e sinceri (anche da persone che non avrei mai visto in veste di “angeli”.)
    Io l’ho trovato venticinque anni fa, il mio angelo d.o.c. ☺️
    E ti dirò anche una cosa, forse, impropria, ma anch’io so di avere questo ruolo per qualcuno: ci sono per le persone che contano come loro ci sono sempre per me. Direi che nella vita mi è andata bene!

  • newwhitebear

    le persone che ti vogliono bene sono quelle che in silenzio ti stanno accanto, esattamente come è capitato a te un anno fa. Persone che non chiedono nulla come merce di scambio. Lo fanno e basta senza cercare ‘un grazie’.
    Ci sono ma sono sempre di meno. Il mondo sta diventando egoista ed egocentrico.

    • Elena

      Cara Grazia, ne sono certa. La sensibilità non ti manca e nemmeno la consapevolezza. Gli angeli spesso si muovono accanto a noi senza che nemmeno ce ne accorgiamo…

  • Barbara

    Come ho scritto stamattina da Sandra, anch’io sto a mio modo facendo pulizia di quelle persone che quando ti chiamano saltano il “Ciao come stai?” e passano direttamente al “io ho bisogno / tu devi”. Il problema è che queste persone ce le ho in famiglia, e fanno forza sul legame famigliare per aumentare i miei sensi di colpa ed ottenere ciò che vogliono. Quello non è amore, è egoismo. E più invecchiano, più diventano egoisti, tanto da rischiare di perdere le persone che davvero ci vogliono bene, e ci hanno scelte.
    Spero che il tuo tendine vada meglio! Purtroppo sono cose lunghe da recuperare.

    • Elena

      Barbara hai toccato un tasto davvero dolente. Mia madre è sostanzialmente il tipo di persona che hai descritto. Per moltissimo tempo la nostra relazione, se così vogliamo chiamarla, si basava sul fatto che lei aveva bisogno di tutto, ed io dovevo essere sempre disponibile. In fondo è normale, una persona più anziana è giusto che chieda. Ma non è normale pretendere senza dare nulla in cambio. Col tempo ho discusso con lei più e più volte. All’inizio in modo piuttosto fervido, poi con calma. Inutile dire che la second strategia ha funzionato meglio. Dopo tutto questo tempo , non mi aspetto più niente. Per fortuna esiste anche un oltre il perimetro familiare in cui cercare e trovare relazioni sane e basate sul reciproco affetto e non sul reciproco bisogno.
      Il mio tendine va meglio, ma ancora non riesco ad andare a camminare in montagna, la qual cosa mi disturba parecchio 🙂

  • Sandra

    Sì, persone così ne ho e le so riconoscere. In questi giorni ho avuto uno scontro con un amico, per chi mi segue collegafigo, e ci siamo spiegati, lui si è scusato (con 3000 whatsApp pieni di sorry faccine tristi e cuori) e alla fine io gli ho detto che gli amici si spiegano, scusano, perdonano e noi siamo veri amici. Gli altri lasciano che i rapporti vadano a ramengo, poi è chiaro dipende dal torto subito.
    Quando non si sta bene, per diversi motivi, tu col tuo tendine, abbiamo bisogno di sicurezza, di qualcuno che si prenda cura di noi fattivamente, ed è fantasticamente rassicurante vedere che qualcuno che fa proprio questo c’è.
    Un caro saluto.

    • Elena

      Ciao Sandra, l’amicizia, le persone che ci vogliono bene, sono comunque persone, esattamente come noi. A volte una sana discussione è meglio di tanti silenzi. E poi, è bello fare pace 🙂
      Un abbraccio

  • rosaliapucci

    Non è questione di romanticismo, cara Elena, ma di profondità e tu, a giudicare dai pensieri che hai scritto, ne hai da vendere. Anch’io ho una persona che mi cammina accanto e che c’è sempre ogni volta che ho paura o che sto per cadere. E’ l’uomo che ho sposato. E nonostante le difficoltà sono felice di averlo incontrato.

    • Elena

      Sono felice per te Rosalia. Vivere la vita accompagnati è infinitamente più dolce, anche nelle difficoltà. Per quanto riguarda i miei pensieri, a volte mi fermo e penso che non sono abbastanza grata alla vita per quello che ho. E allora, rimedio 😉
      Un abbraccio grande a te e a tuo marito

  • Banaudi Nadia

    Al solito tocchi i tasti del cuore quando scegli gli argomenti e le parole con cui condirli.
    Le persone che citi sono rare, profumano di essenza preziosa e si stagliano nella massa degli affetti effimeri. Ne hai menzionato alcune caratteristiche esemplari. Sono molto felice tu possa aver conosciuto la tua persona speciale proprio nel momento in cui ne avevi più bisogno e soprattutto che poi sia seguita una sana pulizia di contorno. Sarebbe solo da fare più sovente, non una sola volta l’anno e tutti si sarebbe più felici e contenti.
    Per quello che mi riguarda credo di sì, di avere intorno diverse persone speciali, per le quali spero di esserlo a mia volta, in modo che lo scambio non venga mai a mancare come un rinnovo costante di energia ricostituente.

    • Elena

      Cara Nadia buon giorno. La mia persona speciale c’è da anni, ma in quel momento, certo non tragico ma senza dubbio difficile, ho compreso che cosa significa davvero amare senza pretese. Non so se sono stata sempre capace di farlo a mia volta, ma di sicuro questa riflessione mi fa pensare che sono entrata già in quel senso di reciprocità in cui tu sei comoda e non faccio alcuna fatica a crederti. Le persone che abbiamo intorno spesso le diamo per scontate. A lungo andare se ne accorgono e le cose cambiano, i sentimenti scemano. Sarà il Natale che mi diventare romantica?

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