Scrittura

Porsi un obiettivo quando si scrive

Vi ricordate Massimo Catalano, il “filosofo” incompreso di Quelli della notte?

Ideatore di perle di filosofia come:

È molto meglio essere giovani, belli, ricchi e in buona salute, piuttosto che essere vecchi, brutti, poveri e malati.

È meglio lavorare poco e fare tante vacanze, piuttosto che lavorare molto e fare poche vacanze.

È meglio innamorarsi di una donna bella, intelligente e ricca anziché di un mostro, cretino e senza una lira.

Altrimenti dette “catalanate”, ovvero affermazioni scontate, pacifiche e risapute.

Ho rispolverato questo vecchio ricordo per introdurre la discussione di oggi, che nasce dall’ultimo post pubblicato su questo blog.

Parla di una questione importante che riguarda ciascuno di noi, ovvero se e come raggiungiamo gli obiettivi che ci siamo poste.

Per dirlo alla Catalano,

Non possiamo raggiungere nessun obiettivo se prima non ce lo siamo poste!

In particolare la domanda numero 1 del post 19 domande per fare il punto con noi stesse recitava, a proposito di scrittura:

Ho raggiunto l’obiettivo che mi ero posta quanto a scrittura?

Rispondere non mi è affatto facile, ma avendo preso un impegno, intendo mantenerlo.

Quando ho formulato questa domanda, per fare un bilancio sulla mia scrittura, avevo in mente una risposta piuttosto chiara.

Una risposta affermativa.

La ragione sta nel fatto che istintivamente tendo ad essere piuttosto indulgente con me stessa e a individuare una serie di scusanti per eventuali ritardi o omissioni.

Applico la gentilezza che di solito mi riesce difficile ma che in questo caso mi viene addirittura naturale.

Diciamo che sono gentilmente accondiscendente.

E sapete che c’è? Mi voglio bene per questo.

Monitorare l’obiettivo con pazienza e onestà

Quando ho cominciato a scirvere il post la convinzione di un obiettivo raggiunto ha cominciato a vacillare.

Sono tornata con la memoria agli ultimi giorni del 2018. Avevo passato l’estate a terminare la stesura del mio nuovo romanzo, che mi aveva sottratto davvero molte energie, a me e alle care beta.

Poi avevo cominciato a rivedere alcuni passaggi, applicando le regole che avevo collezionato nell’articolo Come revisionare un romanzo, dedicandomi con allegria al taglio di molteplici parti ridondanti o non utili alla narrazione.

In seguito mi ero affidata a una editor, CBM, che ha rivoluzionato il mio modo di vedere il romanzo.

Via con altro lavoro.

All’inizio del 2019 mi sono detta: ci sono, ormai è fatta.

Ed eccolo il nuovo, sfolgorante obiettivo: terminare la revisione post editor per febbraio, in modo da inviare il manoscritto al DeA Planeta (non sapete cos’è? Ne ho appena parlato in questo articolo che ha scatenato una discussione da orbi, leggete per credere).

A fine gennaio sapevo di essere in ritardo, a metà febbraio ho avuto chiaro che non ce l’avrei fatta.

Avevo fallito il mio primo obiettivo dell’anno, e non ero nemmeno a metà strada :D!!!

 

Se non raggiungi l’obiettivo, poniti quello successivo

Quando ho realizzato di aver fallito il mio obiettivo di breve periodo, mi sono chiesta se fosse il caso di ricalibrare le cose per impostare il resto dell’anno.

E mi sono resa conto che per raggiungere i nostri obiettivi più cari,  occorre disporre di quattro fondamentali opportunità.

Le quattro opportunità per raggiungere gli obiettivi che abbiamo in mente

  1. Definirli con precisione
  2. Avere una strategia per raggiungerli
  3. Impostare una certa flessibilità in corso d’opera
  4. Stringere quando ce ne è bisogno

Vi ripropongo un video che ho girato qualche tempo fa su come e in cui (inaspettatamente) scopro contenere ìndicazioni utili nche in questo frangente, mutatis mutandis.

Riascoltandomi mi sono resa conto che l’errore è stato commesso sin dall’inizio.

Avevo sì individuato l’obiettivo, ma non ci avevo creduto fino in fondo.

E’ pur vero che il carico di lavoro, la stanchezza e mille altre cose hanno interferito con la chiusura del cerchio che mi ero ripromessa di compiere, ma la verità è che ci sono autori che per partecipare al premio hanno scritto guidando la propria auto (con il sistema della dettatura vocale) e passato notti insonni.

Devo ammettere che io non mi sono data da fare come loro, non ho creduto abbastanza.

Ma almeno posso dire che ci ho provato.

Molti si adagiano sulla propria esistenza sostenendo l’inutilità del porsi obiettivi. Mi pare troppo comodo.

Con la scrittura non si scherza, lo dico in primo luogo a me stessa.

Un obiettivo non è solo giungere per tempo alla fatidica pubblicazione, ma garantire al nostro manoscritto una coerenza interna in termini di storia, emozioni e sensibilità.

Il tempo è tiranno da questo punto di vista, lo misuro ogni giorno.

La nostra scrittura cambia, con ritmi non programmabili e con salti di qualità spesso talmente evidenti che siamo noi stesse ad accorgercene.

E voi, che fate quando non raggiungete i vostri obiettivi di scrittura?

Invocate il diritto alla flessibilità o vi fermate a riflettere? 

27 Comments

  • Barbara

    Non lavoro per obiettivi, ma per sistemi. Ne avevo scritto sul blog, non rimetto il link sennò vado in moderazione. 🙂
    Diciamo che voglio evitare il senso di delusione dal non raggiungere un singolo obiettivo, e poi l’ottovolante su e giù di avere obiettivi dietro obiettivi, delusioni o mezze delusioni, in un saliscendi perenne. Ce l’ho già sul lavoro una certa pressione, la scrittura dev’essere fonte di divertimento, non di ulteriore ansia.
    Al momento la scrittura è in attesa, sono in fibrillazione per il progetto di maggio, oggi è partito il countdown, -30. Ma sono tre anni che ci sto dietro, non ci posso rinunciare.

    • Elena

      Ciao Barbara, si conosco e ricordo il tuo punto di vista sugli obiettivi. Mi convince l’idea che non dobbiamo stressarci con step da superare, sembriamo già piuttosto occupate con il lavoro. Intendo un obiettivo più come una chiarezza mentale su cosa e dove voglio arrivare con la mia scrittura. Non mi sfinisco con regole tipo “scrivi almeno 10 minuti al giorno” oppure “scrivi almeno 1000 parole al giorno”. Mi farebbe impazzire soltanto l’idea. Ma sapere cosa voglio ottenere e in quanto tempo mi è utile. La vita è piena di stimoli e a volte rischiamo di perderci… Mi sono persa il progetto di maggio, ora mi attrezzo per recuperare. In ogni caso grandi in bocca al lupo!

  • Giulia Lu Dip

    Io mi pongo degli obiettivi realizzabili, devono sentirli profondamente dentro di me per poterli portare a termine. Tuttavia ogni obiettivo comprende delle tappe obbligate da percorrere, è un po’ come il giro d’Italia nel ciclismo, le tappe sono fondamentali.
    Per fare un esempio pratico, nella scrittura, le mie tappe sono i capitoli che mi prefiggo di scrivere con una certa periodicità. Ovviamente crederci è importante, se non sei tu il primoma credere in te stesso perché mai gli altri dovrebbero farlo?

    • Elena

      @Giulia ti quoto! CRedere in se stesse è la prima cosa! L’idea dei capitoli come obiettivi di breve medio periodo è ottima. Sento spesso dire che si deve scrivere un tot di parole al giorno, ma io così non ci riesco. Invece revisionare o scrivere un capitolo alla volta, aprendo e chiudendo un pezzettino della storia, mi pare molto saggio. Grazie per il siggerimento. Buona domenica anche a te!

  • Rosalia pucci

    Cerco sempre di pormi degli obiettivi, anche se ultimamente non ne centro uno. E non per mancanza di convinzione, ma di tempo, quel tiranno che si impone a scapito della mia volontà. Per dirtene una: ieri sera pregustavo per oggi già una bella sveglia alle 7 (il sabato non lavoro) per dedicarmi alla riscrittura di un romanzo. Telefonata alle nove di sera in cui mi si chiede di scrivere due pezzi per il sito “tal de tali”. Non so dire di no, purtroppo, e questo influisce sugli obiettivi di scrittura che vengono procrastinati o saltano del tutto. Devo imparare a dire di no, ma come?

    • Elena

      Cara @Rosalia, ti ricordi le persone tossiche? E la capacità di dire dei no? Oggi sono in vena di linkare video del mio canale YouTube, però è strano come tutte queste cose siano capitate anche a me e io le abbia affrontate, in modo tranchant (perché sono fatta così). Dai un’occhiata https://youtu.be/5HihrEu0VSE
      Se si tratta di lavoro, nulla da dire, ha la priorità. Ma se altri scaricano su di noi le loro esigenze, come faremo a gestire e soddisfare le nostre? Ho imparato da tempo che soddisfare i propri bisogni non è egoismo, ma salute mentale. Ti auguro una domenica tutta tua. Abbraccio
      N

  • newwhitebear

    come ho già detto non seguo una strategia nello scrivere e di conseguenza nemmeno di pormi degli obiettivi. Scrivo e basta. Se vogliamo trovare un obiettivo è quello di incuriosre chi mi segue. Ci riesco? Non lo so o meglio non me lo sono mai posto.
    Comunque trovo molto interessanti questa serie di post perché mi fanno riflettere. Contrariamente alle mie abitudini leggo anche i vari commenti e relative risposte.

  • silvia

    Ho deciso di scrivere senza obiettivi, ma senza che questo diventi un obiettivo, se no ripartiamo da capo.
    E lo so che sembra tutto un controsenso, ma la mia soddisfazione (oggi, domani non lo so) risiede nel fare tutto ciò con leggerezza. Che non vuol dire non fare le cose con impegno o seriamente, ma gustando la pienezza di ogni momento.
    Sto studiando molto, questo sì. E prima di mettere la mano sulla tastiera cerco di essere convinta di ciò che mi appresto a scrivere.
    Forse non arriverò mai alla meta, ma credo che mi importi di più gustarmi il viaggio. 😉

    • Elena

      Fare tutto con leggerezza è il trucco migliore. Detto da una persona che ha fatto della scrittura una professione vale doppio. E poi non c’è niente di meglio che godersi il paesaggio quando si affronta un viaggio avventuroso e stimolante come la scrittura. Brava

  • Marco Freccero

    Il mio unico obiettivo è di scrivere qualcosa di interessante. Nient’altro. Non partecipo a concorsi (falso: ho partecipato a uno, sui racconti: buco nell’acqua), mi limito a scrivere e cerco di allargare la cerchia dei miei lettori.

    • Elena

      Sei un pragmatico Marco, ottima strategia. Un giorno mi piacerebbe incontrare qualcuno che abbia vinto un premio sul serio per farmi raccontare com’è andata. Ma dev’essere uno onesto, che di finti nerd ne ho piene le tasche…

  • Banaudi Nadia

    Dicono che se l’obiettivo sembra troppo lontano forse è perché lo è. Quindi se non lo raggiungo lo riposiziono. Spesso è per colpa di errori di calcolo, altre per le cicostanze avverse che non potevo immaginare, non so se esiste la giusta strategia ma porsi un obiettivo a lungo termine aiuta, come tenere i piedi per terra e accorgersi in corso d’opera di stare prosciugando le proprie energie.

    • Elena

      Io ho adottato un approccio flessibile e non mi pento. Irrigidirsi sulle cose non è mai un bene, specie quando ci poniamo obiettivi irraggiungibili (tipo il Dea). Non ci sono solo errori di calcolo. Non giochiamo da soli, c’è un mondo intorno a noi che suona note diverse dalle nostre. A volte viene fuori una melodia… Quando non succede, tenere le antenne accese ci aiuta a non sprecare le nostre energie invano. Non posso non domandarti qual è il tuo obiettivo a lungo termine…

  • Sandra

    Faccio un po’ la scheggia impazzita.
    Mi fermo, rifletto, riparto, cambio strategia, mollo tutto, poi torno, insomma quando non raggiungo i miei obiettivi inizia un periodo di casino mentale, come quello che sto vivendo ora in cui la vocina interiore sussura “seeee, che ti credevi?”
    E mi viene in mente Gondrano, il cavallo de La fattoria degli animali di Orwell, romanzo che adoro, “lavorerò di più” era il suo perenne motto. I will work harder, guarda me lo ricordo persino in inglese. Non sempre basta, a lui non bastò per evitare di venir macellato.

    • Elena

      E ci hai scritto anche un post su Gondrano . Se in questo paese contassero solo le competenze, allora si che ci sarebbe una vera rivoluzione! La scheggia impazzita ti si addice benissimo. Forse è così che produci i tuoi migliori lavori?

      • Sandra

        Ero indecisa, al solito, se scriverlo, ma Gondrano è stato talmente illuminante per cui ti ringrazio di nuovo. La scheggia impazzita è il mio boomerang: chi la conosce mi carica di lavoro sapendo che ci darò dentro.

        • Elena

          Ah si, ho in mente la situazione, se ne approfittano . Usare il nostro talento impetuoso solo per noi stesse è difficile. A volte è generosità, altre proprio imbecillaggine (scusa la franchezza)

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