Scrittura creativa

Pro e contro del self publishing. Due piattaforme a confronto

Ancora sul self publishing, tornando all’articolo che la scorsa settimana ha generato un dibattito come sempre utile e interessante, sui pericoli e i relativi pasticci che il self publishing produce.

Superata spero l’impasse del rapporto con la piattaforma, che per la cronaca ancora non ha risolto il problema, con questo articolo ho deciso di concentrarmi sui pro e contro del self publishing, presentandovi la mia esperienza personale con le due piattaforme che conosco e che ho utilizzato in passato, StreetLib e Youcanprint.


Come funzionano? Quali impressioni ne ho ricavato?

Come al solito non vi proporrò schede tecniche, ma una rapida panoramica sulle principali caratteristiche e una riflessione sull’uso del self publishing e su quali potenzialità abbiano oggi piattaforme di questo tipo per gli autori esordienti e non.

Spero di aiutarvi a fare con più consapevolezza la vostra prossima scelta di pubblicazione.

E mentre ci sono, vi suggerisco di leggere alcune risorse in rete che possono approfondire l’argomento da altri punti di vista: Maria Teresa Steri ad esempio affronta il tema nel suo blog Anima di Carta.

Leggete  A qualcuno piace self  e tutti gli altri contenuti che ha collezionato in tanti anni di carriera bloggistica (si dice così? Mah 🙄 )

Anche Marco Freccero cura un blog molto schierato a favore del self publishing, Marco Freccero Raccontastorie.

Vi segnalo la sua  rubrica dedicata agli autori indipendenti. Ne troverete delle belle.

Due piattaforme a confronto

Ci sono sostanzialmente tre tipologie di autori che approdano al self:

  • quelli delusi dall’editoria tradizionale
  • quelli che non ricevono risposte dall’editoria tradizionale e ripiegano sul self
  • quelli che scelgono il self scientemente, perché lo ritengono uno strumento utile e flessibile per promuovere e far conoscere il proprio romanzo al pubblico

A qualunque dei queste tre tipologie di self publisher apparteniate, dovete sapere che una pubblicazione non è mai per sempre.

Soprattutto chi si autopubblica, deve mantenere un’attenzione al prodotto libro costante e continua ed essere in sintonia con la piattaforma scelta, per conoscerne le evoluzioni e i cambiamenti, che negli ultimi anni sono stati davvero molto significativi.

D’altra parte c’era da aspettarselo: il self publishing ha incrementato i suoi utenti e lo sviluppo del print on demand, sempre più integrato nella filiera distributiva, permette di produrre piccoli stock utili anche per titoli a bassa rotazione o di ristampare just in time il titolo richiesto dalla libreria, senza sprechi o costose giacenze.

I numeri del self publishing in Italia

Non siamo ancora ai livelli degli Stati Uniti, ma in Italia le cose cominciano a muoversi parecchio.

Nel 2017 si stimano oltre 30.000 titoli di auto pubblicazioni e gli Indie, gli autori indipendenti, salgono al 45% del mercato librario.

Numeri che escludono i dati del KDP (Kindle Direct Publishing di Amazon) che com’è noto non vengono comunicati.

Certo, questo pone un problema piuttosto serio, quello della qualità di quanto viene pubblicato.

Quando acquisti un libro on line e ne misuri la mediocrità, anche dal punto di vista grammaticale o sintattico, è decisamente troppo tardi.

Il tema è a monte, ma questo il self publishing da solo non può regolarlo, a meno che sia lo stesso autore ad autoregolarsi.

Ma come?

“Con il self-publishing la selezione non avviene più a monte ma a valle del processo produttivo e fa sì che le cose più interessanti emergano grazie alle scelte degli utenti”.

Lorenzo Fabbri di ilmiolibro.it

A parte i dubbi circa un’affermazione di questa natura e la fonte da cui proviene, il self publishing come ogni cosa può essere uno strumento per il bene come per il male.

Mi spiego meglio.

Da un lato l’autopubblicazione rappresenta un’occasione per ogni autrice/autore di farsi conoscere e apprezzare, sottoponendosi alle severe logiche del mercato, senza filtri iniziali, dighe o spocchiose risposte delle CE, anche in caso di esordiente.

Dall’altro lato il fenomeno del self publishing permette l’incremento spropositato di titoli, generando una sorta di dumping qualitativo dell’offerta di narrativa, il genere più pubblicato, fino al rischio di saturazione del mercato.


E in un paese in cui i lettori sono proprio pochi, l’inflazione di titoli non aiuta.

Da questo dilemma a mio avviso non se ne esce, perché il self publishing agisce nel mercato, permette di collocare un prodotto senza che il consumatore possa prima valutarlo e dunque assume il rischio della scatola chiusa, senza possedere alcuna arma per difendersi ex post.

Con un prezzo abbordabile, specie per il formato ebook, il self è una possibilità vera che nella peggiore delle ipotesi finisce nel cestino dopo le prime dieci pagine (quante volte vi è capitato? A me molte).

Direte che ciò vale per ogni libro che non sia stato pubblicato da una Casa Editrice di un certo livello in grado di effettuare una selezione qualitativa a monte.

Oppure per ogni libro in generale che non incontri il gusto di chi lo legge.

Ma non concordo. Qui non stiamo parlando di una storia che piace o non piace, ma della tecnica narrativa e della conoscenza della lingua in cui si pretende di scrivere.

Su questo è difficile transigere. Non siete forse d’accordo?

Ciò che avvicina un esordiente al self è a mio avviso il prezzo.

Le promozioni che le piattaforme realizzano sono spesso legate a un’aspettativa di incremento delle vendite di prodotti che languono negli spazi virtuali delle librerie o meglio degli store on line.

Avete mai visto un romanzo di successo venduto a 2,99 euro?

Ebbene, un esordiente può farlo, in autonomia, per spingere chi non lo/la conosce all’acquisto.

Questo meccanismo cambia la prospettiva e il rapporto tra l’autore e il suo manoscritto, che è a tutti gli effetti un prodotto che viene collocato sul mercato e promozionato nel migliore dei modi, seguendo le regole del marketing valide per qualsiasi altro prodotto.

Senza la qualità non c’è sostenibilità. Ma anche l’estetica, la copertina, il logo, fa la sua parte.

Una volta valutati i pro e i contro e definito a quale delle tre tipologie iniziali di self publisher appartenete, a quale piattaforma affidarvi?

StreetLib

E’ la prima piattaforma cui mi sono rivolta, nel lontano 2014.

Si chiamava Narcissus, ed era appena nata. Poi nel tempo è diventata prima Simplicissimus Book Farm e poi StreetLib.

Il cambio di nome dà l’idea dell’evoluzione di un prodotto affidabile per quanto riguarda il formato digitale, ma non altrettanto per quanto riguarda il cartaceo, come ha giustamente osservato Marco in questo commento sull’articolo precedente.

All’inizio mi sono trovata bene: una volta superate le difficoltà di impaginazione e creazione della copertina, ai tempi molto farraginose almeno per quanto ho sperimentato io, le cose hanno funzionato piuttosto bene.

I guadagni rendicontati con un certo ritardo ma rendicontati, nessun problema all’acquisto del libro, specie in formato ebook, e pagamenti precisi e dettagliati.

La bacheca mi piace poco, la trovo meno fruibile di altre, ma si tratta di un gusto personale suppongo.

Il prodotto ebook generato da StreetLib mi è sempre sembrato buono, anche se i layout preformattati sono a mio avviso poco moderni e risentono un pò della storia che questa piattaforma ha.

Consente anche di proteggere la tua opera dalla diffusione non autorizzata attraverso il watermark .

Ho scelto di utilizzarlo ma non sono in grado di dire se abbia davvero funzionato.

Diciamo che se mi hanno piratata non me ne sono mai accorta 😀

Il libro è disponibile dove lo cerchi e non ho mai ricevuto lamentele di nessun tipo (con un blog, prima o poi qualche utente scontento ti scova e ti segnala, se è necessario).

Con il libro cartaceo invece ho avuto sin da subito molti problemi, come ho raccontato nell’ultimo post la scorsa settimana.

L’impaginazione e la copertina risentono di una piattaforma che non è particolarmente generosa nell’aiutare gli autori, anzi.

Riuscire a progettare la copertina, inserire la piccola foto nella quarta, la biografia, una sinossi, bilanciare l’immagine, non è affatto semplice.

Ma, ciò che è risultato abbastanza antipatico, è che alla fine di questo estenuante lavoro, una volta scaricata la copertina nel suo sviluppo completo in formato pdf (prima, quarta, dorso, anche questo non facilissimo da realizzare)  e inviata alla piattaforma, cominciano i problemi: quasi mai è nel formato corretto voluto dalla piattaforma!

E qui comincia l’incubo perché se non sei un grafico esperto e hai poca dimestichezza con pixel dimensioni delle foto, programmi adeguati per realizzare le modifiche, la cosa si fa complicata.

Puoi pagare, certo, ma è un’altra cosa.

Il problema più grosso per quanto mi riguarda è che dalla bacheca personale si possono gestire tutti gli e-book da ogni punto di vista (copertina, contenuto, sinossi, foto, ecc).

Ma per il cartaceo questa opzione non è possibile. Devi rivolgerti alla piattaforma.


Ed è proprio a questo punto che nascono i problemi, perché i tempi di lavorazione sono lunghi e non sempre compatibili con i tuoi desideri.

Quindi se decidi di pubblicare con una piattaforma parti per tempo. Passa almeno una settimana dalla presa in carico, poi ci vuole il tempo della lavorazione.

E’ normale, si tratta di un lavoro accurato da svolgere (almeno questo è ciò che speri) ma spesso il risultato non è congruo con ciò che ti aspetti.

E non c’è verso di poterlo segnalare in qualche modo.

Non ti resta che armarti di santa pazienza e procedere a botta e risposta via mail fino a quando non hai risolto tutti i problemi e finalmente la nuova versione può essere rilasciata.

A questo punto una raccomandazione:

non fate l’errore che ho fatto io

Una volta segnalato e autorizzato il cambiamento, non dimenticatevi del problema ma datevi almeno un mese di tempo per verificare con costanza che il cambiamento sia stato effettuato.

Con tutto quel tempo personalmente mi sono dimenticata del problema. E ne è venuto fuori un bel pasticcio!

Deduzione?

Il cartaceo con Streetlib non andrebbe mai pubblicato

Definitivo?

Attendo di conoscere le vostre opinioni in merito…

Youcanprint

 

Dopo la prova di StreetLib, sull’onda di una suggestione di un amico che aveva pubblicato con Youcanprint, provo questa piattaforma.

 

Youcanprint non è solo una piattaforma per l’autopubblicazione: nel tempo ha sviluppato una serie di servizi a corredo dell’attività di print on demand o pubblicazione in self che dir si voglia, come ad esempio un blog con molte risorse utili per gli scrittori.

 

Purtroppo, è stato dimostrato in più di una occasione, il blog di questa piattaforma ha prelevato a piene mani contenuti di qualità presenti su siti che trattano il tema della scrittura, senza citare gli autori.

 

Una cosa che non si fa e questo non aumenta la credibilità della piattaforma, anche se dal lato pubblicazione non ho proprio niente da dire.

 

A differenza di StreetLib la pagina per la gestione degli ordini, dell’impaginazione e della rendicontazione è molto più chiara e dettagliata.

 

Io ho pubblicato con loro Tecniche di oratoria. Guida all’arte di parlare in pubblico e il prodotto finito, parlo del cartaceo in particolare, è di mio gradimento.

 

Sia per la qualità della carta, esattamente come l’ho chiesta e come la immaginavo, e la qualità della copertina, lucida e di grammatura perfetta.

 

Una copertina che ho creato da me, come vi ho raccontato qui  e che mi piace molto 🙂 

 

Youcanprint ha sulla sua bacheca non solo i rendiconti delle vendite dei libri con loro pubblicati, ma i libri in lavorazione, quelli già pubblicati, la mappa delle librerie in cui si possono acquistare, la distribuzione.

 

Inoltre come casa editrice è presente nelle fiere mettendo a disposizione il logo per i suoi autori.

 

E’ stata anche al Salone del Libro di Torino, una bella vetrina comunque per i nuovi autori.

 

 

Bisogna dire che Youcanprint è una piattaforma di pubblicazione che ha dei costi più elevati di StreetLib.

 

Per esempio, per la ripubblicazione di Così passano le nuvole, che voglio appunto togliere da StreetLib almeno in cartaceo, Youcanprint mi ha chiesto 70 euro, comprensive di una copia di verifica.

 

Non le ho pagate perché non avevo ancora ritirato tutte le royalties di Tecniche di Oratoria e dunque me le hanno scalate.

 

Cosa comprende questa cifra?

 

Impaginazione, elaborazione della copertina (che io manterrei nella forma che già conoscete perché la trovo efficace e in ogni caso non desidero cambiarla).

 

Mi pare una cifra considerevole. Spero che il risultato sia almeno buono quanto il precedente. Vi terrò aggiornati a riguardo, e potrete valutarlo voi stessi.

 

Anche con questa piattaforma è l’autrice a decidere il prezzo di copertina, in quali store ammettere la distribuzione, quale copertina utilizzare.

 

La piattaforma offre una serie innumerevole di servizi a corredo della pubblicazione. Va da sé che i costi aumentino.

 

Se qualcuno di voi li ha utilizzati più diffusamente, può offrire nei commenti qui sotto la sua opinione.

 

Se sei un autore in self che non ama scervellarsi per pubblicare, YCP è una buona soluzione.

 

Offre assistenza completa, e permette persino di omettere il marchio YCP sulla copertina (io l’ho fatto perché proprio non mi piace). 

 

StreetLib è invece una soluzione economica e pratica per pubblicare in formato digitale. Se volete solo fare una prova e non volete pubblicare in cartaceo, allora StreetLib fa per voi.

 

In entrambi i casi occorre avere pazienza, tempo e voglia di tanto in tanto di andare a vedere come stanno i nostri libri.

 

Il self publishing non è per tutti: chi lo sceglie sceglie di vigilare sul proprio romanzo in tutte le fasi della lavorazione, persino nel post vendita.

 

 

 

Pro e contro del self publishing

Pro e contro del self publishing

Eccoci alla fine di questo post. Dopo questo excursus sull’esperienza di self publisher possiamo tirare una riga e rispondere alla promessa iniziale e vedere insieme quali sono i

Pro e contro del self publishing

Se non abbiamo alcuna confidenza con gli strumenti informatici e digitali allora il self non fa per noi. Affidarsi costa troppo e a quel punto meglio lavorare alla cura del nostro romanzo e trovare una casa editrice, anche piccola, che possa pubblicarvi, magari anche in digitale


Analogamente, se siamo troppo pigri e vogliamo dimenticarci del nostro romanzo una volta pubblicato, meglio rivolgersi a una casa editrice tradizionale, che almeno pubblicherà il vostro libro in un determinato formato una volta per tutte e senza sorprese.

Ma davvero volete dimenticarvi del vostro romanzo?

Se siete tra questo tipo di autori, coloro che vogliono togliersi la soddisfazione di pubblicare per tenerne una copia in salotto da mostrare agli amici, allora una cosa vale l’altra.

Non è una storia che avete scritto, ma un’auto celebrazione.

Farà comunque la sua figura sullo scaffale senza prendersi la briga di chiamarlo libro.

Se invece pensiamo che la nostra storia valga la pena di essere letta, ogni sforzo che possiamo compiere va nella giusta direzione.

Se non vogliamo avere problemi di gestione dei file e di copertine da inventare, allora dobbiamo trovare qualcuno che lo faccia per noi.

Quanto a distribuzione, ormai queste piattaforme possono far arrivare il tuo libro ovunque, anche all’estero, come farebbe una casa editrice tradizionale.

Il tema è un altro.

Se non sei disponibile a prenderti cura del libro anche molto tempo dopo la pubblicazione, se non hai intenzione di promuoverlo in tutte le forme e i modi che oggi i social network mettono a disposizione, devi sapere una cosa.

Nemmeno le case editrici tradizionali ti si fileranno, perché oggi, a meno che tu non sia un nome famoso, anche se non per le tua abilità letterarie, nessuno investe su qualcuno che non è disposto a investire su se stesso.

Non si vende a tavolino.

Si vende se il passaparola funziona, se le chiavi o i #tag sono quelli giusti, se il tema è attualizzabile, se le persone ne parlano bene.


Se hai scritto qualcosa di cui potresti vergognarti, allora o il self non fa per te o è la scrittura a non fare per te.

Considera questa opzione.

E’ molto meglio scoprirlo per tempo. Eviterai molte delusioni a te stesso e ai tuoi lettori.

Non dimenticare che la rete ha una memoria infinita. Perciò prima di pubblicare, in self o con una CE non importa, pensaci bene.

Potrebbe essere il tuo trampolino di lancio oppure la tua sciagura.


E voi care Volpi, che ne pensate? Conoscevate queste piattaforme? Avete mai pubblicato in self?

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23 Comments

  • newwhitebear

    Leggo la tua risposta a @Marco A. e scrivi
    Ciao Marco, c’è da aggiungere una cosa: Amazon vuole l’esclusiva. La gratuità non esiste, nemmeno quando siamo convinti di ottenerla.
    Innanzitutto c’è da sfatare alcune leggende.
    L’esclusività, solo ebook, è se aderisci al programma KDP Select dura 90 giorni, sempre che tu metta la spunta di non volere il rinnovo automatico. In quel periodo puoi mettere il tuo titolo in offerta gratuita al massimo per cinque giorni. L’autore riceve le royalties sulle pagine lette da chi aderisce a Kindle Unlimited – costo 9€ al mese ma potrebbe avere subito un incremento di prezzo. Quindi è falso che i tuoi ebook possono essere letti gratis. Un mio ebook, scritto a quattro mani, ci ha fruttato finora una cinquanta di euro come diritti di lettura KU.
    Hai ragione nel dire che Amazon ha una potenza di fuoco economica impressionante e finirà per stritolare tutti. Però per combatterla bisogna essere trasparenti e offrire prodotti di qualità. Tuttavia non è questa una prerogativa italica. Mi risulta che Streetlib paghi al raggiungimento dei 50€ e non sempre i rendiconti sono trasparenti. Ovviamente non è detto che questo corrisponda al vero ma ho sentito voci in tal senso.

    • Elena

      Ciao Gian, quanto a trasparenza sono assolutamente d’accordo con te. Quanto a StreetLib, ma vale anche per YCP, compilano la fattura oltre una certa cifra. Fino a quando non l’hai raggiunta non emettono fattura e quindi non puoi rivendicare il pagamento. Il meccanismo di YCP è più semplice (almeno dal mio punto di vista) e immediato, specie ora che hanno eliminato il doppio invio della richiesta via mail e via fax (!!!) Su StreetLib come accennavo nel post è da tempo che non ricevo nulla, ma capisco anche che con la confusione delle copertine forse non ho venduto più nulla, però è davvero molto strano. Visti tutti i vostri contributi, specie i tuoi e quello di @Marco, penso che toglierò dalla vendita di StreetLib il cartaceo lasciando solo ebook e attenderò di poter pubblicare il cartaceo con YCP… Vedremo che succede 😀
      Abbracci

      • newwhitebear

        Non sei l’unica a lamentarsi che su streetlib non vende più nulla. Ha spostato tutto su KDP e le vendite hanno ripreso, non molte ma con una certa regolarità. Anche lei si è posta la tua stessa domanda: perché?
        Quello che mi ha scoraggiato di puntare su Streetlib è stato proprio quei 50 euro. E’ bello vederli arrivare ma dopo quando?

  • Sandra

    Non ho davvero le competenze per parlare di queste cose, ma non è possibile collocare YoCanPrint tra le Case editrici, perché non lo è anche se va a Torino. Sai, pagando lo stand chiunque può accedervi, voglio dire c’è pure lo stand di Sestri Levante perché si svolge la finale di un celebre concorso letterario ma è lì per propagandare il territorio.
    Il discorso è ampissimo, nel finale del tuo post accenni a diverse situazioni che esulano dalla scelta tra le due piattaforme, la promozione, la cura del testo. Io oggi mi sento più affine al pensiero di Marco.

    • Elena

      Saoi @Sandra nemmeno io ho competenze se non le considerazioni che derivano dall’osservazione della realtà. Io penso che tu abbia ragione: YCP non è un editore, non nel senso alto del termine. E nel mucchio dei non editori trasciniamo anche molte CE che pensano di esserlo. E che magari fanno anche un pessimo lavoro. Ma questa è un’altra storia

  • Maria Teresa Steri

    Non conosco per esperienza personale le due piattaforme, posso solo augurarti che Y. non ti deluda. Concordo però con Marco A. sul fatto che KDP offre la migliore piattaforma per il cartaceo e ti permette di avere sotto controllo tutti i passaggi. Gratis e con royalties che gli altri si sognano.
    Se affidarti a qualcuno che faccia queste cose per te ti fa sentire più tranquilla, però lo capisco. In fondo molti preferiscono l’editoria anche per questo. Dopotutto i servizi di intermediazione con il self sono una via di mezzo tra l’indipendenza e l’editoria tradizionale.
    PS Grazie per la citazione!

    • Elena

      Cara MT, la delusione in questi casi è dietro l’angolo. Diciamo che a non deludermi è stato il manuale che ho pubblicato che vende realmente bene. E’ merito di YCP? Mah. Ora che ho deciso di pubblicare Così passano le nuvole su questa piattaforma vedremo se sarà capace di fare meglio di StreetLib. In fondo non c’è modo migliore di procedere se non per tentativi quando si deve imparare qualcosa… Quanto all’essere più tranquilla, io ti seguo da tempo lo sai e conosco le tue competenze in merito a pubblicazioni self. Io non possiedo, quindi ho bisogno di avere un minimo di supporto. Da sola non me la sentirei di affrontare anche questa parte di lavorazione del libro… Citazione dovuta, sei una delle guru del settore 😉

  • Marco A.

    Amazon non impone l’esclusiva. La richiede se vuoi accedere alla possibilità d’essere letto dagli abbonati a Kindle Unlimited.
    Da Amazon è gratis il cartaceo perché hanno creato un solido pannello di controllo.
    Su Streetlib vi è l’operatore è soprattutto la possibilità di spillare denaro al povero autore self che non sa che può avere lo stesso servizio senza pagare nulla.
    Sulla profilazione… Ma sul serio? E allora bisognerebbe cancellarsi da tutti i social, non fare ricerche su google, non utilizzare i cellulari Android e non utilizzare WordPress. Tutte cose all’apparenza gratis.
    Sulle stelline. Sei sicura che su IBS, Trustpilot o Tripadvisor siano trasparenti?
    Per concludere, potremmo discutere ore su quel che è editoria e quel che non lo è. Il self non è editoria, in qualsiasi forma, ma non per le ragioni che normalmente si pensano.
    Ma… credo che sia utile procedere oltre. Un abbraccio.

    • Elena

      Ciao Marco, siamo caldi sull’argomento, bene bene! Allora sulla profilazione hai ragione riguarda tutti i social ma qui c’è se possiamo definirla così l’aggravante della più grande piattaforma per vendere. Insomma, era solo epr dire che il gratis in questi casi non esiste. Sulle altre stelline no non sono sicura delle altre stelline e della loro veridicità, è difficile oggi fare “fat cheking” in rete. So di sicuro perché è stato ampiamente dimostrato che su Amazon si possono fare interessanti operazioni. Così come per i like su Facebook ad esempio. Era solo per dire che la realtà in effetti è sempre il terreno su cui mi trovo più a mio agio per valutare le cose, tutto qui 😉 Comunque io il sistema di pubblicazione Amazon non lo conosco e dunque il confronto con voi che lo utilizzate e ne siete soddisfatti è stato molto utile.

  • newwhitebear

    Come sai sono un indie dalla nascita, scelta ponderata dopo aver potuto leggere dei contratti editoriali, e non sono pentito.
    Ho letto con attenzione il tuo post, come al solito lucido e preciso.

    Scrivi
    Dall’altro lato il fenomeno del self publishing permette l’incremento spropositato di titoli, generando una sorta di dumping qualitativo dell’offerta di narrativa, il genere più pubblicato, fino al rischio di saturazione del mercato.

    E in un paese in cui i lettori sono proprio pochi, l’inflazione di titoli non aiuta.

    Da questo dilemma a mio avviso non se ne esce, perché il self publishing agisce nel mercato, permette di collocare un prodotto senza che il consumatore possa prima valutarlo e dunque assume il rischio della scatola chiusa, senza possedere alcuna arma per difendersi ex post.

    Ecco il mio pensiero
    Se da un lato hai ragione, da un altro punto di vista non è vero.
    Mi spiego meglio. Giusto l’accenno al dumping delle pubblicazioni ma quando le CE tradizionali pubblicano, non ristampe ma prima edizione, circa 40000 libri all’anno cosa fanno queste?
    Ancora gli ebook delle CE sono di una qualità scadente che fa pensare al più sprovveduto degli indie. Questo perché loro convertono i pdf, il formato di stampa, brutalmente in ebook e li fanno pagare quasi come un libro stampato.
    Preferisco pagare pochi euro piuttosto che 9,99 euro di un ebook delle CE e non finirlo perché fa schifo.

    Poco sotto scrivi, non riporto tutto ma solo il passo finale.
    …Ma non concordo. Qui non stiamo parlando di una storia che piace o non piace, ma della tecnica narrativa e della conoscenza della lingua in cui si pretende di scrivere.

    Su questo è difficile transigere. Non siete forse d’accordo?

    Ecco quello che penso al riguardo
    No, non sono d’accordo. Affermare che le CE assicurano una qualità di scrittura che l’indie non fa non è assolutamente vero. Pessime traduzioni, refusi eclatanti si trovano in quasi tutti i testi pubblicati dalle CE per il banale motivo che la revisione delle bozze non viene fatta. Se, e sono rari, la scrittura è impeccabile, il merito va ascritto all’autore che ha curato il suo testo.

    Poni questa domanda
    Avete mai visto un romanzo di successo venduto a 2,99 euro?

    Ecco la mia risposta
    No, ma nemmeno uno scadente e le CE ne sono piene.

    Un’altra sensata riflessione
    Senza la qualità non c’è sostenibilità.
    Ma anche l’estetica, la copertina, il logo, fa la sua parte.

    Chi può darti torto? Certo che hai ragione ma forse tutti i libri pubblicati dalle CE rispettano questi canoni?

    Sulle due piattaforme italiane non mi pronuncio, perché non le conosco e quindi mi astengo da qualsiasi commento.
    Io mi sono affidato a KDP di Amazon e Smashwords, che ha come interlocutori italiani Kobo, Lafeltrinelli e Apple libri.
    Le copertine devono rispondere a determinati requisiti altrimenti te le rifiutano. Quindi se sono di qualità scadente non le accettano. KDP da poco si è dotato di correttore ortografico. Quindi chiedono la revisione del testo. A me non è mai capitato anche se poi ho trovato refusi non rintracciabili dai correttori che utilizzo.
    I pagamenti, mensili, sono puntuali anche per pochi euro. C’è la rogna del documento fiscale americano ma la sua compilazione non è difficile.
    KDP è diventata un po’ fiscale ultimamente ma niente di trascendentale.
    In conclusione la mia esperienza con loro è positiva. molte riflessioni
    Una lunga e articolata risposta perché il post poneva

    • Elena

      Ciao Gian, ben venga l’articolata risposta. Bene c’è una discussione tra noi che mi pare utile. Hai introdotto il tema della fiscalità che non è da poco. Avevo dimenticato di aggiungere che le due piattaforme rilasciano la dichiarazione di quanto venduto ai fini della rendicontazione fiscale, consentendomi anche di essere a posto con il fisco. Non ho idea se Amazon e la sua rendicontazione fiscale americana che ha un regime differente lo consenta. Sono in assoluto disaccordo con te quanto alla scarsa qualità delle CE. Non so a quali libri tu faccia riferimento, sarebbe utile segnalarli, perché a me non è mai capitato, eccetto un caso, di un refuso, in un romanzo vincitore di un blasonato premio. I refusi hai ragioni sono fastidiosissimi, ma ne trovo a centinaia e non esagero nel self. Forse abbinare alla strada autonoma un professionista o qualcuno che legga con altrettanta attenzione il nostro testo non guasterebbe. Oggi il mercato è così inflazionato perché appunto c’è molta offerta. Tutti vogliamo pubblicare e non ci accontentiamo di un no, andiamo avanti. Leggo di autori che pubblicano romanzi illeggibili e poi mettono nella bio “Amo scrivere e non mi fermerò per niente al mondo” : Per un lettore esausto suona come una minaccia. Insomma, ben vengano le pubblicazioni in self ma con la consapevolezza che , a parte la fatica su cui siamo tutti d’accodo, potremmo anche non aver contribuito come sognavamo alla letteratura come sognavamo. E allora forse non è editoria. Come se decidessi di partecipare a una regata con una barca autocostruita. Mi divertirei forse lo stesso, sarei orgogliosa se restasse a galla fino alla fine, ma non potrei vincere con chi viaggia su una barca perfettamente a segno. Tocca tenerlo in conto. Ed essere sereni lo stesso. Perché in fondo la scrittura è per noi stessi prima che per gli altri. E’ buona solo quando oltre a noi siamo capaci di emozionare qualcun altro da noi. Abbracci

      • newwhitebear

        Ciao. Cominciamo dai refusi nelle CE. La Newton Compton è famosa per questo. Però è in buona compagnia. Nessuna CE è esente. Sarò stato sfortunato ma ne ho trovati non pochi.
        Un romanzo pubblicato da questa casa editrice, Il mercante di libri maledetti di Marcello Simoni, che ha vinto il premio Bancarella è zeppo di orrori grammaticali e sintattici, che nemmeno un ragazzino di terza media farebbe. Ancora tutti i libri di Donna Tartt, vincitrice di Pulitzer hanno orrori di traduzione, CE Rizzoli. Se vado a spulciare tra gli 800 ebook e i 600 cartacei farei una lista che non finisce più. I più gettonati sono quelli tradotti. Pessimi libri editi dalle CE, big comprese? Lasciamo perdere. Che tra i self la percentuale sia alta non lo metto in dubbio, anzi concordo con te, nel mucchio mi metto anch’io. Il vantaggio del self sui refusi che correggerli se l’autore lo vuol fare costa un click. Io l’ho fatto spesso coi miei, quando qualcuno mi ha segnalato il refuso. In misura analoga lo segnalo all’autore, se lo conosco. Le CE non lo fanno, perché costa tempo e denaro e poi tra sei mesi nessuno compra più quel libro.
        Dici giustamente che libri di scarsa qualità ti indispettiscono. Pure a me capita lo stesso. Ho 4 o 5 libri, non ricordo bene perché li ho sepolti tra quelli che non leggerò mai, che sono graziosi omaggi di Garzanti e altre CE. Sono stati offerti in regalo perché ho recensito le prima trenta pagine. Chiunque sano di mente non me ne avrebbe fatto omaggio visto che li avevo definiti pessimi. Eppure li hanno pubblicati e fatto pubblicità. Non chiedermi titoli, perché sono finiti non so dove.
        Come leggi, non sono CE di piccole o piccolissime dimensioni, che tutto sommato fanno un buon lavoro di scrematura, ma parlo di CE note.
        Inflazione di titoli pubblicati? I dati ISTAT parlano chiari. Settanta/ottanta mila libri dotati di ISBN italiani, quelli esteri non sono conteggiati, mi sembra una follia a fronte del 20% della popolazione che ha letto almeno un libro all’anno. Non sono mica tutti self questi ma la parte del leone questi numeri li fanno le CE.
        Per quanto riguarda la fiscalità a febbraio ricevo il consuntivo americano per la fiscalità italiana. Consuntivo abbondantemente sotto la cifra minima da aggiungere al mio 730. Però i miei titoli come gli altri autori sulle due piattaforme sono comprensiva di IVA assolta da loro.
        Ricambio l’abbraccio

        • Elena

          Ecco Gian, in effetti hai citato la Newton Compton che io di solito non acquisto. Ricordo che quando uscì fu proprio commercializzata come una CE che forniva titoli importanti a prezzi concorrenziali. Immagino che la ragione fosse innanzitutto nella qualità della materia prima, di minor validità, ma non pensavo che avesse risultanze anche sulla qualità del testo. Ti dirò che ho una certa indulgenza per i refusi. Mi infastidiscono, è vero, ma tutto sommato li considero peccati veniali. Se è un autore che conosco li segnalo senza problemi, perché credo che come fai tu ciascuno di noi debba avere la buona abitudine di manutenere il libro. Il peggio sono ciò che tu chiami orrori grammaticali e sintattici, che sono insopportabili, per la verità anche nella vita quotidiana. Possono capitare, ma non in maniera ripetuta. concordo con te.

        • newwhitebear

          Come te anch’io giudico i refusi come parte del gioco e accettabili a patto che non siano troppi.
          Una scrittrice che scrive molto bene, nonostante pubblichi su Newton Compton è Cinzia Giorgio. Scrittura elegante e senza errori. Una vera mosca bianca.

  • Grazia Gironella

    Per fare la fastidiosa, ti dirò che credo poco sia ai trampolini che alle sciagure, in questo campo. Si tenta, si sbaglia, si aggiusta il tiro, si va avanti. Certo che di voglia ce ne vuole, perché se vuoi farti leggere devi anche sobbarcarti un impegno da mettere a regime, non una tantum. D’altra parte, come diceva Carmen La Terza sul suo canale YouTube Libroza, anche se sei pubblicato da un editore importante, passato un anno quello passa a promuovere altro, e il tuo libro a quel punto deve navigare da solo come può… vale a dire con i tuoi personali sforzi promozionali, che però ti valgono 80 centesimi a copia. Un piccolo editore può essere più motivato a seguirti, ma non può offrirti il boost iniziale, né una buona promozione costante; royalties, idem. Quindi mi sentirei soltanto di dire: se vuoi e se puoi, ergo se hai voglia e tempo di dedicarti ai libri che produci, tenta il self; se invece non hai voglia di sbatterti, meglio l’editoria tradizionale. Tutto dipende anche dalle tue aspettative in merito. Riesci a continuare a scrivere se gli editori ti dicono di no e non ti legge nemmeno il gatto del vicino? Ti interessa continuare a scrivere, oppure non è un grosso problema smettere? Tutte queste cose possono fare la differenza. Io non sto certo facendo grandi numeri con Amazon, ma sono contenta e cerco di migliorare. La piattaforma evolve costantemente e offre risposte a tutto; quello che ora è disponibile soltanto sui mercati esteri piano piano arriva anche da noi. Valuterò cosa vendere anche su altri store, ma Amazon per ora è la mia base.

    • Elena

      Ciao @Grazia, vedo che Amazon va per la maggiore, come avrai capito, non è la mia scelta. Il tema peraltro non è neppure, almeno per quanto mi riguarda, sbattermi oppure no. Il tema è l’affidabilità di un partner (mi piace la definizione di Marco A: anche se non condivido il suo pensiero) per una pubblicazione in self che significa senza editore ma anche questa è editoria!
      Senza editore significa che l’autore si accolla ogni step, compresa la pubblicizzazione dell’opera che in ogni caso, come tu stessa affermi, riguarda anche l’autore pubblicato con una casa editrice nota che dopo tre mesi (un anno è pure troppo) ti abbandona se non hai sfondato e passa ad altro. E’ il mercato. Io mi trovo bene con chi offre un servizio che sono disponibile a pagare il giusto. E preferisco essere trovata anche nella distribuzione tradizionale (oltre ad Amazon per capirci) perché è lì che si trovano gli scrittori e gli editori. Poi sono scelte. Ma la cosa più importante è essere soddisfatti del proprio lavoro e felici di avere persone che aspettano che tu esca per leggerti . Insomma, non è da poco. L’editoria sta cambiando. Ma se vuole sopravvivere deve avere in mente una cosa che la tiene fuori dalla mera logica di mercato: le cose che scriviamo, ammesso che siano di qualità, producono cultura. Per quanto possa cambiare l’editoria e affidarsi alle leggi del mercato, degli algoritmi e del delivery, non può snaturare se stessa. Un libro è un prodotto, non una merce. Per me c’è una grande differenza. Buona giornata, nessun fastidio!

  • Marco Freccero

    Io ormai pubblico il cartaceo (e digitale) su Amazon.
    Per raggiungere le altre piattaforme StreetLib, che mi pare stia perdendo lo smalto degli inizi. Lenti a rispondere, per esempio.

    • Elena

      Sono d’accordo Marco, StreetLib sta perdendo smalto. All’inizio era molto ben piazzata, operativa e affidabile. Tempi di risposta immediati e una piccola somma che ovviamente va a riconoscere il lavoro di chi impagina, ecc… Ma oggi credo che queste piattaforme stiano perdendo proprio per l’affermarsi di Amazon. Un cannibale che quando ci accorgeremo di essere parte del suo bolo alimentare sarà troppo tardi…
      Comunque credo negli autori indipendenti. Ma non credo nella gratuità, come già dicevo a Marco A. La gratuità non esiste e quando te la propongono è perché stanno acquistando altro da te con i tuoi soldi. Per esempio, dati. Profilazioni, gusti, consumi, orientamenti. Per un portale che vende di tutto, è tanta roba, altro che gratis. Lo dico non perché sia contraria alla scelta di pubblicare solo con Amazon, ma perché credo ancora nell’editoria che è altra cosa. Buona giornata

  • Marco A.

    Riguardo la mia affermazione il cartaceo non andrebbe mai pubblicato con Streetlib, non è dettata dall’essermi trovato male con la loro piattaforma, anzi, è buona e di qualità.
    Ma dal semplice fatto che in buona sostanza è un servizio non concorrenziale ed efficiente.
    Non conosco YoucanPrint nei dettagli, ma Amazon possiede un servizio più efficiente, più dalla parte dell’autore.

    In buona sostanza, un autore indipendente, non ha bisogno di una piattaforma che trova ogni scusa buona per spillargli quattrini; questo lasciamolo all’editoria tradizionale. L’autore indipendente ha bisogno di partner.

    E Amazon, per l’autore è un partner molto valido, perché pur nella sua politica aggressiva, gli autori indipendenti li sostiene.

    Ad esempio, pubblicando il cartaceo con Streetlib, si ha la possibilità di venderlo anche su IBS e gli altri store online. Peccato però che IBS e soci, considerino il self una dinamica da serie B, quindi fanno parecchia attenzione a distinguere, nelle classifiche, i libri buoni dell’editoria, rispetto ai reietti del self.

    Amazon, viceversa, è democratico, al suo interno che l’autore sia King, Camilleri, o un indipendente, è la stessa identica cosa. Non è la piattaforma a giudicare con pregiudizio, ma il lettore.

    Ma per essere concreti, ecco le tre motivazioni per cui il cartaceo andrebbe pubblicato con Amazon e non con Streetlib.

    1)
    – Streetlib richiede una fee una tantum per ogni libro pubblicato di 49€.
    – Amazon chiede 0€.
    Io che ho pubblicato 3 romanzi, sarei già a -147€ con l’uno, mentre in pareggio con l’altro.

    2)
    – Con Amazon fai tutto da solo, addirittura vi è il pannello di controllo per realizzare la copertina, quindi anche se non ne sai niente di trim e smarginature, puoi non solo riuscirci, ma modificare la copertina tutte le volte che vuoi con un attesa di approvazione di circa 24 ore.

    3) La cosa più importante di tutte: le royalty.
    Se poniamo un libro cartaceo di 250 pagine, nel medesimo formato per entrambe le piattaforme, a un prezzo di copertina di 11,99€, avremo:
    – Amazon royalty di 3,32€
    – Streetlib royalty di 0,89€

    Pertanto, a parità di pubblicazione, con Streetlib l’autore indipendente riceve il 9% di royalty, ovvero quanto un editore tradizionale, mentre con Amazon il 276%.

    9% contro 276%. Tutto qua.

    Ah, ma magari l’autore potrebbe dire: il prezzo di 11,99€ è troppo alto per sole 250 pagine.
    Presto detto, se si abbassasse il prezzo a 9,99€:
    – Streetlib darebbe 0,14€ – ovvero il 3% di Royalty.
    – Amazon 2,16€ – ovvero il 216% di Royalty

    Credo che non vi sia altro da aggiungere.

    • Elena

      Ciao Marco, c’è da aggiungere una cosa: Amazon vuole l’esclusiva. La gratuità non esiste, nemmeno quando siamo convinti di ottenerla. Amazon è un gigantesco contenitore che usa gli autori per produrre merce che spinge secondo algoritmi che sono fuori dal tuo controllo. Pensi davvero che la pratica delle stelline sia trasparente? Andiamo. Dimmi che costa zero e che hai deciso di affidarti a un solo player, che guarda caso sta sfondando anche come printer on demand e per tenere gli autori, clienti eccellenti perché sono i primi compratori di sogni, organizza addirittura concorsi esclusivi dedicati a chi pubblica con loro. Il tempo dirà, caro Marco. ma questa non è editoria.

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