Promuovere contenuti su Facebook è una perdita di tempo?

Lo sostengo da sempre ma ora ne ho le prove: promuovere contenuti su è una gran perdita di tempo. Ora vi dico il perché.

Gli utenti di Facebook di solito non leggono ciò che si condivide tramite altre piattaforme e la percentuale di coloro che cliccano e passano più di trenta secondi su un articolo che rinvia a un blog è davvero minima.

Promuovere contenuti su Facebook è una perdita di tempo?

Promuovere contenuti su Facebook è una perdita di tempo?

Io dico di sì. La verità è che le interazioni, a meno che non si tratti di siti autorevolissimi che producono contenuti altamente interessanti e originali, stanno a zero quando si prova a mettere sula propria pagina Facebook qualcosa che rappresneta una tua idea o una tua riflessione, come quelle che facciamo nei nostri blog.

Non sto sostenendo che Facebook non serva per condividere contenuti, quello che affermo è che Facebook non è utile per condividere i contenuti del proprio blog.

Un esempio divertente di come i contenuti condivisi da altre piattaforme non vengono letti su Facebook

Qualche tempo fa ho condiviso sulla mia pagina Facebook Velaleggera questo post, in cui raccontavo della mia esperienza all’esame di Ufficiale di Regata Nazionale che ho passato con un discreto successo.

Il post è stato condiviso su varie piattaforme e uno dei miei amici lo ha perlappunto condiviso sulla sua pagina Facebook. E sapete cosa è successo?

Ha ricevuto moltissime congratulazioni per il successo ottenuto!

Evidentemente si erano fermati al titolo e quando me l’ha detto mi sono fatta una grassa risata!

Ma mi ha anche fatto riflettere molto, così sono andata ad analizzare meglio la questione, facendo una riflessione su come fino ad ora avevo usato le mie pagine Facebook.

Perché condividere contenuti esterni su Facebook non da buoni frutti

Il tema di come l’informazione passi su Facebook è aperto, ci sono fior di blogger che ne parlano, molto più autorevolmente di me.

Ci sono a mio avviso una molteplicità di ragioni che rendono il nuovo meccanismo di Facebook più distante dalla promozione dei contenuti considerati esterni e comunque non pensati esclusivamente per questa piattaforma.

Alcune sono scelte politiche dell’azienda, come si dice bene in questo articolo, relative a una selezione a monte dei contenuti che l’utente vuole (o che Facebook ritiene che voglia) leggere.

In questo modo il cerchio delle nostre visite resterà nella migliore delle ipotesi lo stesso, poiché se un utente “dimentica” di mettere un mi piace o di cliccare su un nostro contenuto in un dato periodo, l’algoritmo lo esclude dalla visibilità dei nostri contenuti e tanti saluti.

Semplicemente ne vede altri, che si suppone siano più consoni ai suoi interessi.

Di fatto una garanzia per gli utenti, se non che quando inprovvisamente, dopo aver visto ridurre le proprie visualizzazioni, si viene invitati a sottoscrivere contratti di pubblicizzazione di contenuti che in cambio di modiche cifre rendano visibili i nostri post quasi a tutti, la cosa cambia peso.

In un certo senso Facebook chiede di pagare la possibilità di essere visto sulla sua piattaforma.

Richiesta legittima, ma ne vale la pena?

Promuovere contenuti su Facebook, sì o no?

Non so voi ma io ci sono cascata almeno due o tre volte.

Ho promosso post che sponsorizzassero i miei libri, investendo cifre che variavano dai quindici ai venti euro e ottenendo un numero di visualizzazioni di circa due milioni e di alcune decine di mi piace.

Ma il rapporto investimento/clic sul post non è stato a mio avviso all’altezza dell’investimento.

Si potrebbe obiettare che sia responsabilità mia generare un post accattivante che possa attirare l’attenzione, ma perché a questo punto debbo pagare per avere qualcosa che non mi fa fare un passo in avanti rispetto a quando condivido un contuenuto sulla mia pagina che peraltro sarà visto da coloro che hanno scelto di vederlo e non che si trovano un banner pubblicitario sulla propia home page?

Volete sapere quanti libri ho venduto in più? Nemmeno uno.

Dunque

Cui prodest?

Prodest a Facebook e a nessun altro!

Ritenete condivisibile questa politica?

Leggere i post su Facebook richiede più tempo di quello disponibile

Una riflessione la merita anche l’uso che ormai si fa di questa piattaforma.

Il Pc è ormai l’ultimo dei modi con cui accediamo a Facebook. In America gli utenti che si connettono alla piattaforma via mobile sono il 78%.

Non dubito che presto anche in Italia vedremo percentuali di questa natura. Io stessa vi accedo solo esclusivamente da mobile.

Il che è molto comodo per mettere un mi paice o dare un’occhiata, ma come la mettiamo con i nostri post?

Sappiamo bene che leggere un contenuto corposo come un post, anche se ottimizzato, richiede tempo, almeno qualche minuto, tempo che non è compatibile con l’uso che si fa normalmente di Facebook via mobile.

Se voglio leggere e riflettere, vado sul pc o mi prendo un momento per leggere uno dei mie blog preferiti!

Il requiem per Facebook sono le statistiche wordpress

All’inizio, per promuovere l’esistenza del mio blog, condividevo i miei contenuti sui diari di amici, sulla pagina e sul mio profilo. È durato poco.

Le visite provenienti da Facebook erano importanti in relazione alle altre, ma non portavano commenti.

Col senno di poi comprendo il perché: come si fa a commentare qualcosa che non si legge davvero?

E una volta passata la curiosità per capire quella matta della Elena cosa diavolo ha aperto un blog a fare, i lettori più interessati e dunque fedeli arrivavano al blog dalla rete, da altri blog, dalla stringa di ricerca su Google, cercando risposte alle loro domande (vi ricordate questa?)

Oggi il fenomeno statistico nel mio caso è cambiato.

Grazie all’ottimizzazione SEO del mio sito, fatta qualche mese fa (per due anni sono stata incapace di gestire persino la mappa del sito, i robot non venivano mai a controllare i miei contenuti, accidenti a loro!) ho ribaltato la questione.

Ed è stata una fortuna perché con le nuove politiche del social media quelle condivisioni oggi avrebbero dato molte meno interazioni.

Sto dicendo che bisogna lasciare Facebook?

No, non sto dicendo questo. A parte i momenti di puro svago che tutti gli utenti di Facebook si riservano, utilizzare Facebook nel modo giusto, ovvero scrivendo contenuti direttamente sulla piattaforma che rispettino alcune regole – brevità, efficacia, attualità – è non solo utile ma anche divertente.

Sto solo dicendo che se stai aprendo una pagina Facebook perché pensi così di aumentare le visite al tuo blog o hai in mano lo scoop della vita (e devi averne uno al giorno) oppure è meglio che il tempo disponibile lo dedichi a curare le relazioni che nel blog si sono definite!

Perché la piattaforma su cui scrivi i tuoi contenuti ti appartiene e la politica che la regola la stabilisci tu.

Facebook è in mano a speculatori, procacciatori di affari, spacciatori di fake news e manipolatori politici. E di tanti utenti che pensano che la vita passi attraverso un mi piace a un post. Ma questo è un altro articolo…

La domanda finale è: che c’azzecca il tuo blog con tutto questo?


Se volete approfondire il tema della promozione di contenuti su Facebook, ho trovato molto utile questo articolo di Tagliablog

Commenti

  1. Dipende anche di cosa si tratta e a chi ti rivolgi, io ho un gruppo e quando pubblico un pensiero o rimando ad un link posso constatare che ho sempre utenti che vedono e anche fanno delle annotazioni, è pur si vero che se lo faccio sul profilo invece il riscontro c a la e di molto, addirittura a volte per appunto a 0 “zero”

    1. Buona sera Adriano e benvenuto nel blog! Hai fatto bene a parlare di gruppi visto che io non l’ho fatto! Ne ho anch’io qualcuno ma in disuso. Tra profilo, pagina e gruppo non sapevo più da che parte voltarmi. Ho scelto di aggiornare la pagina perché mi pare più istituzionale e poi il gruppo lánguida, finiva che pubblicavo sempre io… Tu con che frequenza lo aggiorni e soprattutto come hai aggregato le persone? Mi chiedo se un blog autrice possa trarre beneficio da una condivisione su un gruppo di cui è proprietaria… Grazie per lo stimolo. A presto!

  2. Non sono un fan dei social. Di recente ho scoperto di avere un profilo FB he non ho mai aperto e con il quale non ho alcuna intenzione di interagire (qualcuno mi ha spiegato che capita a chi compare in un buon numero di ricerche. Sono ricercato e neanche lo sapevo! Dovrei aspettarmi che lo sceriffo di Tombstone venga a prelevarmi in compagnia di Doc Holliday e un paio di buoni bounty killer?), ma una cosa posso dirtela: confermo quanto scrivi a inizio articolo, per esperienza indiretta.
    Tempo fa avevo un direttore che passava più tempo a smanettare con FB che a far lavorare noialtri. Interagiva più volte al giorno, è vero, ma per 30 secondi o poco più a ogni contatto. E lo stesso fanno i miei amici che utilizzano i social.

    Forse, una volta, le pagine FB garantivano una certa visibilità, ma adesso, con l’ultima tirata a lucido dell’EdgeRank, per le pagine è giunta la fine: sì, la fine della pubblicità gratuita (Mr. Mark “Aggratis” Zuckerberg in seguito alla faccenda Cambridge Analytica e il conseguente rito di deflorazione al Congresso ha messo il pelo sullo stomaco). E chi pensa di poter utilizzare il profilo come una pagina si ritrova in quattro e quattr’otto fuori dal social.

    O paghi o nisba!

    Ma, conviene spendere per fare pubblicità a tappeto, non mirata, che raggiunge pochi o nessun potenziale acquirente? Tante visualizzazioni, un paio di like appena e, forse, mezza copia venduta?

    I pochissimi che ottengono risultati degni di nota attraverso il popolare social non sono più bravi degli altri a smanettare con FB, non hanno la ricetta magica; solo, per qualche motivo ignoto anche agli stessi, hanno l’inconcepibile fortuna di toccare, in modo del tutto casuale, le corde giuste degli oltre 100.000 fattori dell’argoritmo che stabilisce cosa debba avere maggior visibilità.
    Per tutti gli altri ignorati dalla Dea Bendata: desideri bypassare EdgeRank? Devi pagare! Attenzione però: il risultato non è MAI garantito, neppure pagando.

    Questo ho capito di FB.

    1. Ciao Calogero, quindi anche tu tu hai un profilo FB senza saperlo… E siamo a due! Anch’io ho capito che le pagine servono a poco (ma ormai ne avevo già aperta una) e che gli ads non sono un gran che. Tanti qualche mese fa giravano che la fine di fb era vicina, invece siamo ancora qui a parlarne… Ne ha di zucca, lo zucchetto

      1. Che FB chiuda i battenti mi sembra come minimo improbabile, considerando l’elevatissimo numero di utenti (un’opportunità troppo ghiotta per lasciarsela scivolare tra le dita), il valore commerciale acquisito dalla società e il potere economico raggiunto dal fondatore e da Microsoft che ne detiene una discreta quota.

        Per la tua pagina potrebbe esserci ancora speranza: suppongo che anche per le pagine sia valido il sistema delle amicizie e delle iscrizioni ai gruppi (non so, non sono pratico); ammettendo che sia così, prova a considerare che chiedere l’amicizia sia come pescare con la canna (con ogni singola azione [richiesta di amicizia] si può tirare su un solo pesce per volta), mentre iscriversi a un gruppo, ancora meglio a più gruppi, equivalga a pescare con la rete a strascico (la probabilità di raccogliere un maggior mumero di prede per singola azione [entrare a far parte di un gruppo] aumenta per forza di cose).

        Comunque io non mi aspetterei miracoli, ché illudersi fa solo male al morale.

  3. Cara Elena, il tuo post arriva a proposito! Sono in una fase di stanchezza social, forse perché nei mesi scorsi ho frequentato molto Fb , instagram e twitter per la promozione del libro. Frequentare i social assorbe molto tempo che viene sottratto a scrittura e alla vita vera. Penso che mi prenderò un po’ di vacanza e che farò solo delle capatine di tanto in tanto. Ho notato che Fb mi ha aiutata a incrementare le vendite del libro nella mia zona, prima però ho chiesto e ottenuto amicizia di molti di coloro che abitano nell’Isola. E’ diventata una piccola casa di risonanza per le varie presentazioni e gli eventi legati a Come una piuma 😉

    1. Ciao Rosalia, sono lieta di aver colto un’esigenza! Venendo a noi, utilizzare Facebook per condividere eventi e prodotto, come il tuo bellissimo romanzo, è senz’altro fruttuoso e fonte di soddisfazioni. Quando si tratto di promuovere Così passano le nuvole mi feci un però lo scrupolosa di non condividerlo sul mio profilo personale. In realtà è molto più efficace che promuoverlo su una pagina. Bisogna che lo tenga a mente…

  4. letto con attenzione anche se du facebook non ci sono. In effetti nessuno legge quello che si sponsorizza su facebook a meno che non lo si riporti integralmente sulla propria pagina. Ovviamente questo è quello che ho orecchiato in giro visto che sono un ufo.

    1. Si pare sia così
      Pensa che ho resistito anni a iscrivermi a Facebook e poi mi sono fatta prendere la mano! È una sorta di abitudine che tento di far diventare utile a qualcosa. Non sentirti un ufo ma un uomo libero!

  5. Ecco, dato che me ne è appena arrivata la notifica, sono curiosa di capire: perché condividere nel gruppo ufficiale di MPC, in cui la lingua è SOLO l’inglese, uno dei tuoi post chiaramente in italiano? Che c’azzecca, direbbe Totò?
    L’unico effetto che rischi di ottenere è la segnalazione di spam (di cui poi peraltro Facebook tiene traccia, come una fedina penale). Piuttosto condividilo col gruppo Italian Peakers, lì sai che leggono e capiscono l’italiano e non rischi la segnalazione, no?

    1. Ciao Barbara, non ci azzecca niente infatti! Non credo peraltro di aver mai condiviso nulla in quel gruppo, ne in italiano né in inglese . Ora non sono sul pc vado a vedere appena posso nei post programmati x capire come mai questo post sia stato condiviso li. Uno scherzo del mouse sul menu a tendina? Comunque fai bene a rimuoverlo

      1. Io non posso rimuoverlo! 🙂
        Verifica, perché mi è capitato di vedere anche altri tuoi post condivisi sul gruppo dei Peaker Writers. E in effetti poi quei post non li ho visto anche sulla tua pagina, forse potrebbe essere sì un errore se hai una tendina da cui scegliere il gruppo dove pubblicare. Io ho una gestione diversa: posso pubblicare solo su profilo e gruppi di cui sono amministratore, così evito lo spam.
        Però questo potrebbe anche spiegare perché non vedi letture arrivare da Facebook, al di là delle sponsorizzate.

  6. Non sono su FB ma condivido il pragmatismo sensato di Nadia, anche gli altri dicono cose sensate sia chiaro, ma mi piace la definizione che dà lei a FB e blog. Ogni tanto mi viene l’idea di aprire una pagina FB autore, ma poi so che verrei rimbalzata in un mondo di autori invadenti e chiaramente non mi va.

    1. Pensaci bene. Se puoi tieni solo il profilo, funziona meglio. Le pagine sono le prime ad essere penalizzate. Come se guadagnassimo milioni in pubblicità de i mostri blog!

  7. Mi ritrovo al 100% nel tuo ragionamento magari, però, se sponsorizzavi una bottiglietta d’acqua a 8 euro facebook ti premiava e ti dava visibilità. 😉 Non chiudo il mio accaount perché non avrei altro modo per restare in contatto coi miei scrittori indie preferiti, una chiacchiera, un’idea su una copertina, un articolo di blog per un blog tour, ma per il resto non si usa Facebook per vendere libri e nemmeno per diffondere articoli di blog. Forse Medium sarebbe più idoneo, ma Medium ha il suo blog…

      1. Medium è una piattaforma tipo WordPress, ma è abbastanza professionale. Tanto è vero che ci si può abbonare e leggere articoli più tecnici e specifici e credo che se sono abbastanza popolari, l’autore verrà pagato, ma è comunque gratuito. Io ho pubblicato alcuni miei articoli e senza conoscere nessuno qualcuno ha pure apprezzato. Boh, forse è più facile trovare articoli di qualità.

  8. Ma più che una perdita di “tempo”, le sponsorizzate sono una perdita di “denaro”, soprattutto se sono targetizzate male. A volte a causa dello stesso acquirente, a volte a causa della piattaforma (sapessi quante sponsorizzate io marco brutalmente come “spam” perché sono a dir poco pure offensive nei miei confronti… Markino non sa leggere il mio profilo?!) Però non ho mai sentito nessuno spendere 15/20 euro a singola sponsorizzata, al massimo 4/5 euro, sicura che non sia da rivedere la strategia? (però non chiedere a me, al momento ancora non me ne occupo)
    Per quanto riguarda l’uso del mobile, posso dirti che io sono in pari, 50 e 50 da computer desktop e da tablet/smartphone. Io leggo i post dal cellulare, ma il problema è commentare senza una tastiera decente, e a volte (soprattutto dall’app Facebook su sistemi Android) il link viene aperto nel browser dell’app Facebook (non nel browser del telefonino), che è scadente. Gli utenti allora aprono, leggono, e preferiscono tornare su Facebook a commentare, perché la piattaforma gli è più congeniale (soprattutto gli utenti-non-blogger).
    Non sto pensando di aprire la pagina Facebook… il problema è che Facebook me l’ha aperta in automatico! Ma al momento, nonostante le persone curiose clicchino per visualizzarla, non la sto gestendo. Prossimamente forse. Non so se per il comple-blog in arrivo a dicembre. Non avrei tempo da dedicarci con post appositi, potrebbe al massimo funzionare con le stesse notifiche dei post sul blog (tanto sono automatiche, pago un plugin perché si arrangi), ma è anche vero che sono costretta a rifiutare molte richieste di amicizia di soli lettori sul profilo, che non capiscono l’uso del “Seguimi” per vedere i miei post senza necessariamente avere l’amicizia. Forse, e dico forse, potrebbero trovarsi più confidenti con una pagina.
    Del resto, per alcuni Facebook funziona benissimo, pensiamo al “nostro” Riccardo Moncada, ad esempio. Ma ci sono anche esempi di chi ha finito per chiudere il blog, lasciare solo la pagina Facebook e finire con pubblicare un libro con Mondadori. Come ci sono riusciti?

      1. Ho scritto tra la informazioni del profilo che lavoro su http://www.webnauta.it e Zucchetto mi ha aperto la pagina in automatico. E poi me la sono tenuta, prima che qualcuno non faccia la furbata di aprire una pagina a nome webnauta al posto mio (che succedono anche di queste cose sai!)

        1. Vabbè ma è incredibile. Non avevo mai sentito cose del genere. In fondo apro la pagina se e quando voglio. Detesto quando un social diventa troppo “aggressivo”…

  9. Sono giunta anche io alle stesse conclusioni. Ci sono due aspetti della faccenda. Il primo è che FB è un luogo dove tutto scorre veloce e la gente ha una fretta dannata. Di conseguenza non si sofferma a leggere, spesso fraintende pure. Dunque non è il posto adatto per condividere dei post che “costringono” il frettoloso utente a leggere altrove. Quindi ci si limita al titolo e all’immagine e si piacizza quelli. La seconda considerazione è che le pagine ormai mostrano i contenuti a pochissimi utenti. Di fatto se vuoi far arrivare qualcosa a un pubblico più ampio è meglio postarlo nel profilo piuttosto che nella pagina pubblica. Di sicuro il blog è un luogo più adatto per approfondire. Teniamoci FB per quello che è…

    1. Hai ragione Maria Teresa, ma nel mio caso condividere i contenuti del blog sulla mio profilo privato è un problema. Intanto perché privato non è, li io sono la segretaria della Cgil Piemonte, piaccia o no devo tenerne conto . L’unica ragione per cui tengo la famigerata pagina autrice è solo per evitare commistioni. Ma serve a poco. Anche perché non mi manca la voglia e la competenza per usare ciascun social nel quale modo giusto, ma il tempo e la voglia!

  10. Io ho notato che, nei gruppi fb, ottengo varie volte anche molte più interazioni rispetto al blog.
    Parlo di commenti… e ovviamente parlo di gruppi specifici (es. scrivo di un film, inserisco articolo su gruppo di cinema; o ancora meglio, scrivo di un fumetto X? Inserisco articolo su pagina di tale fumetto).
    Forse, così, funziona… 🙂

    Moz-

  11. Hai descritto benissimo anche la mia situazione, con relative conclusioni. Non sono mai stata un’appassionata di Facebook, perché il tipo di approccio mordi e fuggi mi lascia abbastanza indifferente, ma quando ho iniziato a scrivere ho voluto usarlo per promuovere il blog e le mie pubblicazioni. Risultati: credo nessuno, nonostante due account da 5000 iscritti. Da un lato mi sembra giusto che si sia visibili solo nella misura in cui si hanno interazioni, per evitare il trionfo dello spam; dall’altro non voglio dedicare a finte interazioni il mio tempo. Constatata l’inutilità di FB a scopi promozionali, considero il mio blog come l’unico punto di contatto con il mondo al di fuori della mia cerchia più ristretta. Su FB mi sono fatta un terzo account pulito, dove sento solo le voci delle persone che mi interessano davvero. Gli altri forse li cancellerò.

    1. Quindi il blog è vivo più che mai, cara Grazia! Alla faccia dei suoi detrattori, le nostre stanze private sono come il rum di qualità : non stancano mai

  12. In effetti sia fb, che twitter, che instagram, che altri social che ignoro, ragionano in modo diverso dal blog. (Per esternare un mio pensiero attuale fb è diventato luogo di incontro stile bar dove chiunque si innalza al ruolo di “gran informato su politica/sport/economia/disastri…”Il blog perlomeno resta un posticino tranquillo stile saletta privata dove leggere con calma i contenuti più interessanti e ignorare simili esemplari.)
    Io ho investito pochissimo su fb rendendomi conto subito di quanto poco smuovessi con i post, anche i più accurati, per ottenere attenzione sui miei scritti. Convincere una parte di pubblico che quello che gli proponi meriti più di un click è complicato. Se pensi a quanto si impieghi nella realtà a conquistarsi la fiducia di un lettore in un firmacopia, in una presentazione… Di certo fb si arricchisce mentre la maggioranza di noi illusi si contorce nel “ma dove sto sbagliando?” guardando a chi invece funziona, perché a qualcuno funziona e qui nasce il mistero…

    1. Non so svelare lo mistero, @nadia, come hai capito. Mi piace molto l’idea di un blog come una saletta privata per pochi su invito. Mi sa di qualità, sentimento, selezione. I contenuti interessanti costano molta fatica dunque mi pare giusto siano condivisi con chi davvero ha il tempo e la voglia di leggerli e apprezzarli. Ma FB non lo mollo. Mi ogni tanto dire la mia. E mettere mi piace ai tuoi pelosetti

  13. Facebook premia i contenuti pensati e creati sulla sua piattaforma. Il resto… Lo considera poco. Credo che il cuore di tutto sia il blog, lì si debba investire il grosso delle proprie energie. Il resto temo che non serva a molto. (E intanto Google+ chiude… Non mi dispiace poi molto).

    1. Non sapevo che google+ chiudesse, peccato avevo molti lettori provenienti da quel social. Non ho ricevuto però nessuna notifica, sai da quando? Comunque si FB predilige contenuti creati appositamente. Ma richiede davvero troppa energia. Viva i blog!

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