Crescita personale,  Scrittura

Riflessioni sulla mia scrittura

Una settimana fa Giulio Mozzi, agente letterario, scrittore, formatore e tante altre cose, ha pubblicato i dati delle vendite dei suoi ultimi romanzi/saggi sulla sua bacheca Facebook.

Uno dei suoi bilanci riguarda anche L’Oracolo manuale per scrittrici e scrittori che avevo recensito sul blog. Sono felice, è uno di quelli che ha venduto meglio: più di 3600 copie a fine 2021, quando era uscito nel 2019. Congratulazioni!

Giulio ha deciso per un’operazione trasparenza, quando troppo spesso l’editoria, classica o digitale che sia, o peggio, gli scrittori, vivono di dichiarazioni e di fatti difficilmente acclarabili, per così dire.

Spesso siamo proprio noi i primi a essere penalizzati da un mercato che tiene ben nascosti i suoi numeri. Ne sanno qualcosa coloro che tentano di rivendicare le royalties sui propri lavori in tempi non biblici!

Letto quel post, che ho apprezzato per la fredda onestà, è stato inevitabile per me fare un bilancio delle mie vendite e contestualmente una riflessione onesta sulla mia scrittura.

Riflessioni sulla mia scrittura

E’ passato un anno dall’uscita di Càscara e ho venduto circa 450 copie. A parte i resoconti di PubMe, sempre precisi, il grosso l’ho venduto alle presentazioni, strumento per me ideale di scambio e approfondimento, ma anche occasione per promuovere e vendere il romanzo.

Credo poco nelle promozioni on line, quelle che ho tentato, con i vari social, sono state deludenti e fallimentari. So che molte colleghe ne ricavano piacevoli soddisfazioni, ne abbiamo già parlato. Mi rallegro per loro.

Il problema con Càscara è che è uscito quando il momento era per me meno opportuno: in piena pandemia, nel giugno del 2021, con molte difficoltà per me e per gli altri di incontrarci.

Ma soprattutto questo secondo romanzo ha dovuto fare i conti con una condizione di bassa energia che di certo non ha giovato al lancio.

Va da sé che le presentazioni in pubblico sono state molto inferiori rispetto a quelle organizzate per Così passano le nuvole, il mio romanzo d’esordio. Ricordo bene la festa di presentazione, vendetti più di 80 copie forse proprio per questo. Bei ricordi!

Parto dalle vendite perché è uno degli indicatori per la valutazione della mia scrittura, non l’unico. Ha il vantaggio di essere oggettivo, immodificabile, concreto.

Anche se spietato, è sempre qualcosa con cui fare i conti.

Ma c’è dell’altro. Per un lungo periodo della mia vita, più di un decennio, la scrittura ha rappresentato fonte di ispirazione, riscatto, consolazione e concentrazione su qualcosa di bello solo mio.

Un benessere e un’inclinazione che mi hanno fatto superare le delusioni, che pure ci sono state, lasciando che l’energia che la scrittura produceva in me mi nutrisse abbastanza perché il resto potesse essere un di più, un regalo, una ulteriore gratificazione.

Riflessioni sulla mia scrittura

C’era un tempo per me, c’era una parte della mia storia che stavo raccontando. Ma ora?

Ora quale storia voglio raccontare? In che modo voglio farlo?

Nuove priorità

Le domande che mi sto ponendo qui con voi sono ancora aperte, nel senso che sto meditando sulle risposte.

Di certo quel ciclo in cui la scrittura per me rappresentava la manifestazione della mia parte creativa che si concretizzava nel libro, stampato e messo a disposizione di tutti, è terminato.

Oggi non sento più quell’emozione, quell’esigenza, quel formicolio che mi prendeva quando cominciavo a vedere il mio testo quasi pronto.

Avete presente quelle sensazioni? Quando non c’è sonno che ti spaventi e tutta la giornata, ogni fatto, ogni espressione udita, ogni immagine osservata ci riporta lì, al nodo del nostro racconto che sta per terminare.

Quell’emozione oggi per me significa altro: vuol dire fonte di nutrimento per le cose che faccio ogni giorno, per ciò che mi sono assegnata come compito.

Non una scelta di risulta, se avessi davvero sentito la vocazione della scrittrice, avrei abbandonato ogni cosa pur di realizzarla, come ho fatto per altre cose importanti della mia vita.

Una scelta avvenuta per selezione. Ci sono altre cose oggi importanti nella mia vita. Le vedo con chiarezza e le ho scelte come priorità.

La scrittura, sangue vivo e zampillante

La scrittura non è al centro, dunque non posso fissarmi obiettivi in proposito? Dunque non è importante come lo è stata precedentemente?

No.

La scrittura ha, e forse ha sempre avuto, il suo posto nel mio mondo. Un posto essenziale, come vena di sangue più vivo e zampillante delle altre che improvvisamente ricomincia a zampillare, a vivificare la mia esistenza di donna e sindacalista.

Portando nel mio qui e ora il frutto di un’esperienza, quella del racconto, che non posso smettere di ricercare ma cui non posso che dedicare pochi spazi di attenzione se non la integro con il mio vissuto quotidiano.

Questa nuova consapevolezza mi fa approcciare le cose con leggerezza.

Per esempio non è stato un problema scoprire di essermi dimentica del compleanno di Càscara, il 14 giugno scorso, oppure di aver deliberatamente “omesso” di ricontattare chi mi aveva cercata da Roma per una presentazione in pubblico, e anche ben organizzata.

Sono solo esempi che portano un messaggio chiaro che devo ascoltare: il tempo della scrittura è un tempo che oggi deve qualificarsi in modo differente.

I nuovi progetti, chiusi nel cassetto

E dunque in questo quadro ciò che è incompiuto non è più qualcosa che manca ma qualcosa che attende di nascere.

Le tre tracce di nuove storie concepite un anno fa sistemate alla bell’e meglio su Bibisco restano in attesa di contattare quella vena prolifica.

Forse diventeranno solo una storia, perché mai come ora penso che ci sia sempre e soltanto una storia da raccontare, attraverso mille scene diverse.

E poi un progetto di manuale, concepito dopo il Master in Coaching Evolutivo, una sorta di prosecuzione del percorso avviato con Tecniche di oratoria. Guida all’arte di parlare in pubblico.

Questa volta l’attenzione sarà per l’ascolto e le sue potenzialità, in ogni ambito della nostra esistenza.

Progetti vivi, anche se per il mondo editoriale sono quasi morti.

Dunque, che fare di questa estate scrittoria?

Nulla.

Si tratterà di viverla.

Le giornate di riposo serviranno ad andare un po’ avanti nei miei progetti. Ma soprattutto, serviranno a riposare.

Forse sarà possibile ripensare al mio spazio interiore, accettare la variabile del tempo finito e la configuri secondo le nuove necessità.

Sperando possa finalmente donare serenità in questo bailamme di entusiasmi e iniziative che trovano spazio nel mio cuore e, spero, nel cuore di chi continuerà a seguirmi.

Un caro abbraccio, Volpi! Buonissima estate!

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Luz
1 anno fa

450 copie sono un bell’inizio, ma dovresti continuare a far percorrere la sua strada a questo romanzo, farlo arrivare a più gente possibile con nuovi incontri. Perché non ricominciare da settembre? In altre parole, non credo che un romanzo pubblicato l’anno precedente non possa continuare a essere promosso proprio in questi incontri con i lettori che poi come scrivi si rivelano proficui.

Cristina M. Cavaliere
1 anno fa

Cara Elena, 450 copie sono un ottimo numero, e c’è oltretutto margine per miglioramenti e rilanci. La media di 50 copie per libro è assai veritiera, se ne è parlato tante volte. Vorrei leggere l’articolo di Mozzi cui fai riferimento.
Le maggiori soddisfazioni le ho avute sia con le presentazioni (non tutte), sia con il passaggio del libro da una mano all’altra.
Per quanto riguarda il tuo rivisitato rapporto con la scrittura, ti capisco benissimo. Un tempo ero più ambiziosa, ora punto alla stima di coloro che mi seguono e mi vogliono bene, anche attraverso la mia scrittura. Scrivere questi romanzi per me è terapeutico, un po’ come disintossicarsi da farmaci che si sono assunti per tanto tempo. Poi se riesco a trasmettere emozioni e valori, ben venga.
Ti auguro una buonissima estate, cara Elena, tra pochi giorni avrò la proclamazione pubblica per la mia laurea, e quest’estate ho intenzione di riposarmi, libera finalmente dallo studio, e soprattutto di continuare a curare la mia salute (sto assumendo cortisone).
Un abbraccio grande.

franco gabotti
franco gabotti
1 anno fa

Ciao Elena, ti scrivo dal banco dell’asino. Non so giudicare presunti insuccessi o risultati incoraggianti in campo editoriale, almeno dal punto di vista economico, perché non ho idea di quanto alla fine costi pubblicare. Penso invece che 450 copie corrispondono ad almeno 450 lettori e un libro poi viene passato ad amici o parenti, specialmente se è piaciuto. Calcolo un totale di almeno 600 persone che ti hanno letto. E che hai toccato. Che bello, direi!
Scrivere rimane comunque un’esperienza che fa vivere la vita maggiorata di qualche decimale, anche quando i tuoi progetti per l’editoria sono quasi morti. Un esempio? L’altro giorno ho ammazzato un mio personaggio, è la prima volta che lo faccio, almeno è la prima volta che descrivo una morte nei particolari: quel modo di morire era fondamentale per il romanzo. Ne sono uscito turbato ma soddisfatto.
Buona estate anche dalla mia valle quassù, che in questa stagione ospita tanti villeggianti.

Giulia Lu Mancini
1 anno fa

450 copie sono un buon numero, ma penso che tu possa rilanciare le vendite in questo periodo estivo visto che Càscara si presta molto come tipologia di lettura estiva (per l’ambientazione e il tema del ricordo), potresti provare con una promo tra luglio e agosto. In ogni caso il tuo nuovo rapporto più sereno con la scrittura può dare risultati anche migliori; parlo basandomi sulla mia esperienza, perché oggi che vivo la scrittura con minore assillo mi sembra di ottenere risultati migliori di vendita (perfino senza fare promozione).
Mi hai fatto venir voglia anche a me di fare un piccolo bilancio sulle vendite…

Grazia Gironella
Grazia Gironella
1 anno fa

Mi associo ai colleghi: 450 copie sono un risultato più che soddisfacente. La vendita di 80 copie a una presentazione, poi, mi sembra quasi un racconto fantasy! A parte questi dati positivi, sono felice che tu stia percorrendo il tuo sentiero con libertà e con gioia, un po’ come sto facendo io in questo periodo. Passa una buona estate, Elena. 🙂

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