#SalTo2018, sopravvissuta!

Il mio Salone del Libro 2018, tra lavoro e piacere

È stato senza dubbio un grande successo. Il Salone del Libro di Torino 2018 è l’esempio della caparbietà e della resilienza di Torino, la mia bella città.

Partecipazione cresciuta rispetto al 2017, sabato da record, con le biglietterie che hanno chiuso per un’ora causa eccessiva affluenza e la metropolitana che è stata fermata per overbooking.

#SalTo2018, sopravvissuta!

Quest’anno torno al Salone dopo l’ultima volta, il maggio 2016, in cui ci avevo messo piede come autrice per promuovere “Così passano le nuvole“. Perchè non abbia raccontato quell’esperienza sul blog è un mistero, o forse no 😕

Ma avevo avanzato questa proposta di un Salone per gli Autori, che ripropongo, perché credo che sia la chiave di volta.

L’impegno allo stand ENFEA CGIL CISL UIL mi ha succhiato un pò di energie e di voglia di perdermi tra gli stand come in genere amo fare.

Ma non appena varcata la mitica soglia del Lingotto ho sentito le vibrazioni: per chi ama leggere e scrivere, chi pensa che la cultura debba svolgere un ruolo in questa società, beh, il Salone è il posto giusto.

Babilonia di parole

Lingue diverse, non solo tra i frequentatori ma anche e soprattutto tra gli ospiti e gli autori. Mai come quest’anno mi è parso che fossero per lo più stranieri, segno di un’internazionalizzazione dell’editoria italiana che non può che essere la benvenuta, se non va a detrimento della produzione locale 😉

E poi, una grande conferma : il libro cartaceo non è morto.

Gli ebook o gli audio book, di cui sono una grande sostenitrice,  staranno anche tentando la scalata sul mercato editoriale, ma questo Salone ha senza dubbio sancito la resistenza e anzi tutto il fascino del libro cartaceo.

Io ho fatto un bel bottino!

I Grandi editori sono tornati a casa e questo qualche effetto sulle vendite lo ha avuto, in termini di redistribuzione dai piccoli editori, rimasti sempre fedeli al Salone, specie nel 2017, e la grande editoria.

È stata una sensazione solo mia notare borse dei visitatori piuttosto vuote?

Mi è parso che la grande editoria, passatemi il termine, abbia cannibalizzato le piccole e gli editori che propongono titoli innovativi, fuori dal trend di mercato.

Io ho snobbato i grandi editori eccetto Neri Pozza, cui vorrei sottoporre il mio ultimo lavoro ancora in gestazione, perché in realtà al Salone non mi interessa il grande nome, quello di cui parlano tutti, ma qualcosa di nuovo, fuori dagli schemi, che non mi parli delle cose che piacciono a tutti ma chi con coraggio percorre strade differenti.

Anche gli esordienti.

La verità è che il Salone del Libro di Torino 2018 è una grande operazione di marketing culturale. Qui c’è quello che tira. Ha i suoi vantaggi ma anche grossi limiti, non trovate?

Per favore, riflettete sull’organizzazione!

Difendendo la scelta di resilienza di chi al Salone c’è sempre stato e che in questa edizione può ben dire di aver vinto la battaglia con Milano, fossi nel direttore del Salone qualche riflessione sull’organizzazione la farei.

Ressa all’ingresso per i controlli alle borse, che sono via via diventati più stringenti.

Acqua, deodoranti e persino profumi costosi sono stati fermati ai cancelli. Chissà se li hanno ritrovati i legittimi proprietari?

Che dire poi dei servizi all’interno della fiera, inadeguati al numero dei visitatori. Toilette all’aperto (con temporali annessi), quelle interne perennemente stracolme, trasandate e con code piuttosto significative e i bar/punti di ristoro costosi e presi d’assalto, senza un posticino per mangiare tranquilli, nemmeno in piedi.

Problemi di spazio, si dice. D’altra parte, una settimana prima del Salone gli spazi degli stand erano ancora in discussione, per non parlare della destinazione delle sale per le iniziative, in alto mare fino all’ultimo momento.

Ma è anche il bello di una manifestazione così imponente!

In fondo è stato un Salone all’insegna dell’overbooking, con qualche inevitabile problema logistico. O forse no?

Sopravvissuta perché ho fatto esattamente ciò che mi interessava fare, non una cosa di più

Ricordate il mantra bisogna saper dire di no?

Volevo incontrare le mie amiche blogger conosciute via web Barbara e Sandra, e l’ho fatto! Foto di gruppo con palo della luce centrale (io) visibile sulla pagina Facebook qui riportata.

Poi la caccia alle piccole Case Editrici, che offrono sempre spunti interessanti e novità. Naturalmente ho sbirciato per capire con quale di queste mi sarebbe piaciuto pubblicare, per affinità di titoli e argomenti trattati, cura nella pubblicazione in cartaceo, esposizione e professionalità allo stand.

Così ho selezionato Neri Pozza (buttalo via) , Bonfirraro Editore, Siciliano e con una bella collana al femminile, e Prospero Editore, che non conoscevo fino a quando non ho acquistato il libro di Rosalia Pucci.

Questa volta la fretta non mi fregherà, sto lavorando per il mio NewBo, il mio nuovo libro. Vale la pena di coccolarlo e di scegliere gli editori giusti.

Ebbene care Volpi, mentre vi preparo una seria riflessione sull’ultimo esperimento sociale che ho lanciato quasi per scherzo con il post Vi immagino così  che invece è andato alla grande (lo pubblicherò venerdì insieme a una sorpresa, isciriviti al sito così non te lo perdi!) così è andato il mio #SalTo2018.

E il vostro?

Lo avete vissuto personalmente, da lontano, o siete tra quelli che lo snobbano sistematicamente?

Ditemelo, come sempre, qui!

Commenti

    1. Beh, se non ti sei fatto scoraggiare dalle molte critiche (segno che inequivocabile che il Salone è riuscito) ti aspetto l’anno prossimo. Ben tornato

  1. Non sono mai stata al Salone del Libro; anzi, non sono mai stata a nessuna manifestazione di questo tipo, un po’ perché non amo la folla, un po’ perché non acquisterei liberamente per timore di intaccare troppo le finanze. Inoltre dovrei muovermi da sola, perché nessuno in famiglia sarebbe interessato. Tutti motivi superabili, presi da soli, ma messi insieme mi fanno desistere. Invece avrei conosciuto volentieri dal vivo te, Sandra e Barbara. 🙂

    1. Grazia incontrare l’autrice di Cercando Goran piacerebbe tanto anche a me! Chissà che non capiti in un’occasione meno confusionale e ricca di disponibilità tentazioni. A volte è un bene tenersene discoste. Abbracci

  2. @ Barbara e un po’ tutti, per un non torinese andare al Salone significa metterci parecchi soldi e almeno una giornata intera, ho ovviamente moltissimi amici che leggono, e nessuno tra loro va al salone, del resto pure io ho cominciato nel 2011 perché sapevo che ci sarebbe stato, infatti c’era mal esposto ma c’era, il mio primo romanzo.
    Come si attirano i lettori deboli? Questa è la grande domanda alla quale l’editoria non sa rispondere, io mi do da fare nel mio circondario, con risultati più o meno incoraggianti, ma direi che prevale la sconfitta.

    1. Certe volte mi cheido se la sfida vera sia raggiungere i lettori deboli (concordo con @Barbara, vanno all’iper e acquistano i titoloni o i fondi di magazzino) o convincere quelli forti. Saranno anche meno, ma per me contano di più. Il punto è come riuscire ad arrivare a loro…. Che ne pensi?

      1. I lettori forti secondo me in una situazione caotica come il Salone li conquisti con uno stand curato, è pur vero che tocca metterci i soldi e non finire dietro alle colonne, prendi, non so se ti sei fermata nel parlerò nel blog, La Corte, pareva Mondadori, avevano 200 copie di un romanzo che uscirà ufficialmente a giorni e le hanno fatte fuori tutte! Come? Parlandone prima su FB, e pure io che su FB non sono ho letto l’articolo, una copertina bellissima, e appunto con uno stand spaziale, si chiama investire, ripeto tocca averci i fondi.

        1. Sono d’accordo. Io però alludevo ai contenuti. Oggi i lettori forti sono influenzati da ciò che “tira” in quel momento. Non sono capace di seguire le mode, dunque mi chiedo oggi quale sia la chiave per un’autrice alla ricerca di lettori per superare le diffidenze. La risposta ce l’ho naturalmente, essere se stesse. Ma mi rendo sempre più conto che i libri sono una merce come le altre, va studiata bene la strategia

  3. Finalamente sono riuscita a rispondere, dopo la presentazione di Sabato 12 sono finita nel buco nero della mancanza di Internet. Da una parte è stata una grande scocciatura, credo di essere ormai dipendente dal web, dall’altra ho potuto dedicarmi meglio alla revisione del romanzo che spero di terminare entro settembre. Innanzitutto un ringraziamento di cuore per aver postato le foto del mio libro in mezzo ai tuoi acquisti , Elena. Sei una vera amica!
    Per quanto riguarda il salone, io purtroppo non ho potuto partecipare a causa dell’evento di sabato (bellissimo, sto preparando un resoconto dettagliato sul blog), ma grazie al tuo post sono stata aggiornata alla grande. Credo che l’affollamento quando si tratta di libri è sempre una bella notizia, a prescindere dall’organizzazione non perfetta. Si sa, tutto non si può avere. Mi dispiace che ancora circolino opinioni, come quelle espresse in alcuni commenti, così negative sui corsi di scrittura creativa (alcuni sono veramente ottimi!) e che gli scrittori siano trattati tutti alla stessa stregua, da chi forse non ha neanche idea di cosa voglia dire scrivere. Non voglio offendere nessuno, non è il mio stile, ma certi toni su un blog che si rivolge agli autori emergenti o quasi, sembrano quasi una provocazione. Un abbraccio, Elena;) Alla prossima!

    1. Cara Rosalia, qui accettiamo tutte le provocazioni purché intelligenti e urbane 🙂
      ecco eprché non ci davi notizie della mitica presentazione, eri senza internet? Dobbiamo attendere molto o ci fai la grazia di dirci che sei andata alla grande come tutti pensiamo? Che bello Rosalia sapere che sei già all’opera con il prossimo!
      Ti confessoc he tenere tra le mie mani il tuo lavoro è stato emozionante. Sono felice per te, cara. A presto

  4. @ Tads, non capisco l’accanimento contro i corsi di scrittura creativa. Ce ne sono di validi che hanno sfornato scrittori altrettanto validi.

      1. Tipo almeno 8, anche se non blasonatissimi, ma ho imparato un sacco, oltre ad aver conosciuto gente assai interessante che ancora frequento con piacere.

    1. Grazie Sandra, era contenta che ci fossimo incontrate. Hai notato cos’ha detto? “Lei chiacchera, io osservo”. Grande

  5. Ciao Elena io c’ero sabato e ti confesso che di gente con le borse piene ne ho viste molte. Ho fatto coda alle cassa delle ce piccole (da quelle grandi non vado se posso) e ho visto gente pagare cifre di una certa importanza con carta di credito.
    Io non faccio testo. Domani li mostrerò sul post in programma ma al solito i libri ho fatto scorta.
    Anche all’ingresso, noi siamo entrate dal lato ferrovia, mi sembra, comunque non da quello principale, non abbiamo fatto coda. Fortuna, forse.

    Certo che varcare l’ingresso del salone del libro è come entrare in un sogno senza fine!
    Da dire, ok, chiudete pure le porte. Io “dormo” qui!

    1. Patricia ti chiameremo fortunella! Sabato è lunico giorno che ho saltato di Salone, quindi le tue osservazioni sono le benvenute, e a ggiungo meno male che hanno comprato qualcosa!
      Ieri però parlavo con un’amica che lavora in una casa editrice del territorio e non era proprio entusiasta dell’andamento. Mah. Ho scoperto (pensa te) l’ingresso dal lato opposto l’ultimo giorno, che sfiga. In effetti c’era meno coda. Mi tengo l’informazione per il prossimo anno!
      Corriamo a curiosare tra i libri che hai acquistato, naturalmente. Buona giornata

      1. Grazie alla “bimba” che è più sveglia di me ahaaahhahahahaha
        Io comperare ho comperato come sempre. Ho visto parecchia gente con borse e libri. Certo che forse agli stand di ce importanti e famose han venduto di più. Rizzoli eccetera. Io però ci ho girato al largo ahhahahah vado sempre alla ricerca di quelle piccoline.

        1. Sai che anch’io ho “schinato” le grandi per andare a caccia delle piccole? Li però c’è parecchio da selezionare.. In ogni caso penso sia un happening da non perdere!

  6. il salone del libro è un orgoglio Torinese, speriamo non venga anche questo fagocitato dalla ingordigia milanese. L’editoria Italiana è malata ma tiene botta, la ressa alla suddetta manifestazione, disagi connessi alla sicurezza a parte, è un termometro incoraggiante.

    1. Ciao TADS, benvenuto o benvenuta? Certo che è il nostro orgoglio, sopravvissuto ai tentativi milanesi di fregarcelo da sotto il naso. La ressa è stata importante, le vendite leggermente meno importanti per i piccoli e medi editori a causa del ritorno dei grandi, e tanta fatica e risorse. L’editoria italiana invece a me pare alla canna del gas, obbligata a vendere il prodotto libro come se fosse una lvatrice, promuovendo non i contenuti quanto i personaggi. Dovessi dirti che ho capito il filo comune della riflessione del Salone, ecco, ti risponderei di no. Attenzione ai contenuti, per quanto mi riguarda , non solo per l’allegra confusione generata. A presto

      1. benvenuto va bene,
        l’editoria Italiana è alla canna del gas da 40anni, appena verrà ripristinato l’ordine post editori a pagamento, si rialzerà il livello qualitativo. Mezza Italia scrive e l’altra metà non legge, spesso perché non c’è niente da leggere. E’ un mondo strano, molti editori a pagamento sono satelliti dei grandi editori, insomma, grazie alla diffusa vanità entrano soldi dalla finestra, parte dei quali escono dalla porta per pagare scrittori contrattualizzati. Come certamente saprai, business e cultura sono poco compatibili.
        A presto

        1. Vanità, narcisismo, malattie infantili de gli scrittori… Ma quanto tempo bisogna attendere perché i post EAP si compia e cominci a funzionare un sistema “pulito”? Solo metà paese che non legge? Sei un ottimista ☺️

        2. Più che ottimista mi definirei realista, sono in questo ambiente da 40anni, gli Italiani sono meno ignoranti di quanto si pensi e più esigenti di quanto si voglia far credere. Fin quando un esercito di scrittori incapaci e di editori, stupidamente avidi, continueranno a immettere sul mercato storie d’amore alla melassa, libri intimisti e subliminali indottrinamenti spacciati per romanzi, le librerie rimarranno lande desolati. Scrittori ed editori dovrebbero smetterla di scaricare sul popolo le loro colpe. Pensa che in questo Paese c’è ancora chi si iscrive a corsi di scrittura creativa. Il problema è l’offerta, non la richiesta. Gli EAP possono sparire solo per legge ma dubito che con queste lune qualche governo si prenda la responsabilità di creare ulteriori disoccupati.

        3. Ma se non c’è nemmeno più il reato di falso in bilancio! Quel business è al pari dei maghi e cartomanti. Blandiscono fragilità e ne fanno un business. Mai fatto un corso di scrittura creativa (qualcuno potrebbe osservare che si nota ). Ma da Torino dove c’è gente che ci campa da decenni posso affermare che anche quello è un simpatici meccanismo di auto generazione della domanda e offerta. Se avessi speso 10000 euro alla Holden sarei già famosa

        4. Sono anche io Torinese, so di chi parli e di cosa parli, appartengo a un altro universo. La scrittura creativa è obsoleta, superata, nel 2020 compirà cento anni, il mondo negli ultimi trenta è cambiato più di quando non sia avvenuto nei precedenti tremila, soprattutto sul fronte della comunicazione scritta. Partecipare a un corso di scrittura creativa è un po’ come partecipare a un corso per dattilografe con la Olivetti 22.
          Per quanto mi riguarda istituirei leggi severe in merito, gli aspiranti scrittori dovrebbe prendere un patentino, un brevetto, ovviamente dopo una rigida e inflessibile selezione, non solo, obbligherei i grandi editori a pubblicare un numero minimo annuo di libri scritti da esordienti (patentati) NON raccomandati. Farei anche altro…!!!

        5. Ciao TADS, bello avere un torinese da queste parti! Sulla scrittura creativa onestamente penso che sia un modo per approfondire le nostre capacità scrittorie, guidati da chi non è un guru ma ha semplicemente percorso una strada prima di noi. La formazione è sempre importante, naturalmente si tratta di capirne la qualità Il tema è: come seleziono un corso di formazione di scrittura creativa cha abbia davvero un senso? Avevo scritto un post su come selezionare la formazione migliore riferendomi allo sport che amo, la vela. Ma consigli valgono anche per, ad esempio, i corsi di scrittura creativa? Quel che intendevo dire prima, ed è bene che specifichi meglio, è che in certi contesti il corso non è soltanto diciamo così un modo epr imparare ma anche di engtrare nel giro . Se questo in alcuni contesti urbani diventa l’unico modo per accedere al giro figo degli editori, è evidente che si crea un mercato in cui tutti sono interesati. Il giovane autore, perché entrando riceve in cambio formazione e contatti, i formatori, spesso autori che pubblicano con editori di riferimento del corso, e gli editori che hanno interesse ad avere materiale già sgrossato da altri a carico dell’autore. Il punto vero è che l’editoria oggi è fuori dal rischio d’impresa. Così è proprio una pacchia!
          Ah, sul self publishing se intendi l’annosa questione che i cani pubblicano con EAP o self beh sei capitato nel sito sbagliato. Qui seguiamo un sogno, ci costa fatica, ma siamo molto esigenti con ciò che scriviamo. Non è abbastanza per sfondare, ma è un buon inizio 🙂
          Bella discussione

        6. Esimia concittadina,

          consentimi di accendere qualche lampadina in un settore che, come ti ho già scritto, mi vede coinvolto da circa 40anni. Il mondo dell’editoria è diviso in due parti, per comodità espressiva le chiameremo “SETTORE A”, e “SETTORE B”.

          SETTORE A… è quello in cui operano i Grandi Scrittori (contrattualizzati e profumatamente pagati dagli editori) e i Ghostwriter di altissimo livello (quelli che lavorano con gli scrittori di caratura internazionale e con gli editori che creano redditizi fenomeni letterari, meteore programmate a tavolino spesso incapaci di scrivere anche un solo capitolo)

          SETTORE B… è quello in cui annaspano aspiranti scrittori, scrittori dilettanti, scrittori amatoriali, editori a pagamento ed editori di livello medio basso (il rischio di impresa esiste eccome, infatti ogni anno in tanti chiudono i battenti, quando va bene senza l’onta del fallimento)

          In Italia si pubblicano circa 65.000 titoli all’anno, la stragrande maggioranza dei quali partoriti dal “SETTORE B”, mediamente il 90% delle copie immesse nei circuiti finisce al macero

          A far da ponte tra il “SETTORE A” e il “SETTORE B”, esistono due “figure”: 1) Il Maestro, puoi nascere con tutto il talento che vuoi ma senza un Maestro capace di “smatarozzarti” e di traghettarti dalla sponda del dilettantismo a quella del professionismo, non vai da nessuna parte. 2) I corsi di scrittura, in merito ci sarebbe da scrivere un trattato, per non annoiarti mi limiterà a evidenziare gli aspetti più significativi. I corsi di scrittura, diversamente dal Maestro, tendono a omologare, appiattire, creare una forma mentis letteraria collettiva, la tecnica è quella della pesca a strascico. I corsi di scrittura sono composti al 75/80% da citazioni e riferimenti, quindi sono concettualmente analitici e non creativi.

          La scrittura creativa, come ti dicevo, è superata dai tempi, dalle evoluzioni recenti della comunicazione scritta e da un approccio totalmente diverso, sia sul piano strutturale (impianto narrativo) sia nel linguaggio. La scrittura creativa è a livelli dilettantistici rispetto alla scrittura contemporanea, un nuovo corso che presto farà la differenza.

          Condivido, bella disquisizione, sempre disposto a darti ulteriori chiarimenti

        7. scusa è partito l’invio, dicevo che gli EAP spariranno dal mercato ma non in uno stormir di fronda, sarà un processo relativamente lungo. Magari basterebbe regolamentarli, in ogni caso prende sempre più piede il self-publishing, dubito sia un male minore.

  7. Considerata la campagna marketing dello stesso Salone rispetto alle sue code (l’immagine “Da noi le code sono fantastiche” con le code di draghi, pescioloni e quant’altro che escono dal Lingotto) nonché il fatto che molte cose erano evitabili e gestibili con poco, anche all’ultimo, inizio a pensare che l’overbooking fosse voluto, per dimostrare di essere stati bravi. Del tipo: “Sono arrivato secondo in classifica!” “Si, ma eravate solo in due…”
    Poi bisogna dirlo: un conto è vedere il Salone con l’occhio alla ricerca dell’editore per pubblicare un libro, un altro conto è vederlo con gli occhi di semplice lettore. A lui, al lettore debole che legge poco, cosa ne è rimasto di questo Salone?

    1. Il lettore debole mediamente non va al salone, è chiaro che se poi non ha idea su cosa vorrebbe leggere si ritrova in un guazzabuglio di stand e fatica a orientarsi.

      1. Quel che dici Sandra è grave, ed è probabilmente il motivo per cui le case editrici sono alla canna del gas. Se attirano solo i lettori forti, questi sono pochi (Istat 2016 multiscopo su famiglie: solo il 40,5% ha letto “almeno” un libro in un anno). Dovrebbero essere interessate ad attirare anche i lettori deboli se vogliono tirare su i bilanci e non campare di sussidi statali.
        Il guazzabuglio di stand è dovuto proprio alla mancanza di idee delle case editrici. A che serve piazzare lì montagne di libri e sedersi sulla seggiola in attesa? Quelli più furbi avevano messo delle indicazioni ad hoc per indirizzare il lettore per genere e trama, e appena ti avvicinavi per leggere i titoli cercavano di consigliarti, consci del fatto che la concorrenza è tanta e bisogna darsi una svegliata.

        1. Scusate ma secondo voi i libri trendy e molto marketizzati non sono forse fatti proprio per i lettori deboli? Nono voglio fare il solito esempio, ma un Fabio Volo me lo comprerebbe un lettore forte?

        2. “Non perderei la mia vita per leggere Fabio Volo. Non mi interessa. Ma soprattutto… perché dovrei farmi tutti quei chilometri per un libro che trovo già normalmente qui?”
          Questa è la risposta diretta del lettore “debole”.

    2. Bella domanda, Barbara. Non saprei. Ma partiamo dalla mamma (che sta molto simpatica a Sandra) che è una lettrice debole. A lei il Salone è piaciuto in quanto kermesse. Colori, personaggi, confusione, idee. Attratta dalle immagini (lei è una pittrice) si è lasciata trascinare da esse. Sui libri non mi ha detto nulla, quando parlavo di borse vupte pensavo a loro. E’ una grande operazione di marketing e di promozione. Sull’overbooking non saprei, ma sappi che nella mia città le polemiche di oggi sono il rinato autodafè del Comune che vuole scaricare la Regione nell’rganizzazione delle prossime edizioni. E’ andato tutto bene, il merito sembra solo di qaulcuno. Siamo alle solite, questa discussione non prelude a nulla di buono. Tristezza

      1. Il problema è anche strutturale. I padiglioni del Lingotto sembrano essere stati pensati per un altro tipo di evento fieristico (il salone dell’auto, dove le aree espositive sono maggiori e i camminatoi minori). Penso poi ai bagni, pochi per l’affluenza prevista, piccoli e stretti, al Padiglione 5 nemmeno ricordo di aver visto il bagno disabili (e se c’era le misure erano al millimetro!) Il passaggio tra gli stand se ci pensi non era larghissimo, segno che hanno cercato di riempire all’inverosimile i padiglioni, senza affittarne un altro (che avrebbe aumentato i costi). E poi sono stati comunque costretti a predisporre una tensostruttura all’esterno, il padiglione 4, con scarso risultato. Del resto, nell’ultimo decennio molti poli fieristici sono stati completamente ripensati: fiera di Padova ristrutturata, fiera di Verona anche, un po’ meno Vicenza (seppure lì arrivano gli orafi da tutto il mondo), Milano ha avuto l’occasione dell’Expo, Bologna è cresciuta col MotorShow, Rimini con il suo wellness. Mentre mi pare che la ristrutturazione del Lingotto sia del 1992.

        1. A parte Barbara che ho il sospetto che tu abbia scientemente visitato tutti i bagni dei padiglioni per censirli, concordo sul resto. Si sa che gli espositori erano più di quelli attesi e dunque si è ristretto tutto. Ma sulla manutenzione hai ragione. Tra un pò si potrà parlare di fatiscenza…

        2. Mettiamola così: dato che tra i miei migliori amici ci sono anche persone disabili, su certe cose il mio occhio è allenato. Le barriere architettoniche e i bagni accessibili sono la prima cosa che guardano. 🙂

  8. Probabilmente io e mio marito abbiamo avuto un colpo di fortuna riuscendoci persino ad appoggiare al lato del bancone del bar mangiando il panino! Già altri anni avevo percepito come andare la domenica fosse una scelta preferibile rispetto al sabato. Io credo che del salone rimanga tra i vari aspetti negativi, la quasi commovente migrazione di lettori che fanno km per potersi tuffare tra le pagine. Anche tu a caccia di editori, per Neri Pozza c’è ogni anno il loro famoso concorso, controllalo, è meglio del celebre Calvino. E chissà, nel 2019 o 2020 potremo esserci pure noi dietro qualche stand a sperare che i nostri volumi vengano presi in mano e conquistino gli avventori del salone. Un bacione

    1. Cara Sandra, il concorso di Neri Pozza è uno degli obiettivi da perseguire, ma il punto è finire il romanzo! Questa è l’unica mia mission al momento :), poi penserò agli invii, ho cominciato ad annusare l’aria, per così dire. Non vedo l’ora di tornare al Salone da protagonista, sarebbe davvero bellissimo poterlo fare insieme. Auguriamocelo, dai! UN abbraccio

  9. Da buona piemontese credo ci sia quella punta di perfezionismo che ama dire le cose in faccia, fiera o non fiera. Delle file dentro e fuori, al bagno e alle zone ristoro ho letto da Barbara su fb e immagino siano state fastidiose. Con i grandi numeri e uno spazio che oltre non poteva essere allargato forse dovevano imparare a dire no a qualcuno.
    Della tua presenza al salone invece ho notato la presenza, sì ti stagli nel mezzo e sorridi di felicità. Ma non immaginavo che avessi puntato l’editore a cui proporre il newbook. Caspita che bel proposito!
    Sarà che ci sono già legata ma mi auguro… Non dico nulla per scaramanzia!
    Io di salone ne ho fatto uno lo scorso anno. Ammetto la sensazione di perdita della realtà e di smarrimento era talmente enorme che nonostante la guida non capivo mai dove mi trovassi Poi a fine giornata ho iniziato a orizzontarmi meglio. Tu probabilmente sei abituata alle situazioni piene di gente, tra manifestazioni e convegni quindi sarai meno impressionabile. Comunque portarci la tua mamma è stato un bel modo di festeggiarla.

    1. A dir la verità io detesto i luoghi con molta confusione. Ho avuto la fortuna di fare il giro in libertà la domenica. Mi eroi preparata al peggio, viste le notizie relative al giorno prima, e invece ho resistito, fino alle 15! Al Salone trovo che si vedano meglio le case editrici e la loro diciamo serietà. Dai titoli, dalle copertine, dalla cura con cui si tengono e animano lo stand mi faccio un’idea di quanto tengano al loro lavoro e al nostro . Concordo con ciò che scrive Sandra nel suo post, è pieno di EAP. il bello è che si riconoscono. Per il New Bo Incrociamo le dita

      la mia mamma era felice perché a lei invece piace la confusione!

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