Sarò breve: tutti gli incipit che è meglio dimenticare
Comunicazione e social

“Sarò breve”, un incipit che è meglio dimenticare

 

Qualche giorno fa mi è capitato di partecipare a un’iniziativa in cui hanno preso la parola molte persone di provenienze diverse.

Ascoltare stili e personalità differenti è sempre positivo.

I contenuti cambiano e l’ascolto, lo sostengo sempre, è la miglior palestra di sempre per migliorare la nostra capacità di comunicare, con la parola e chissà, magari anche con la scrittura.

E anche un’occasione per crescere. Perché si cresce nelle differenze, non nelle omogeneità.

A un certo punto ho realizzato che nell’approccio iniziale di molti di loro qualcosa mi stava disturbando.

L’incipit utilizzato, quel “Sarò breve” che di solito è una promessa non mantenuta.

 

Sarò breve”, un incipit che è meglio dimenticare

 

Citato da più del 60% degli interventi, sembra proprio che per rompere il ghiaccio non si possa fare a meno di utilizzare questo cliché oratorio di cui proprio non c’è bisogno.

Mi sono chiesta se sia soltanto una moda o davvero uno strumento efficace per cominciare un discorso, o rompere il ghiaccio?

È che di solito la sensazione che mi lascia è di incertezza…

Così mi sono arrovellata e mi è venuta voglia di raccontarvi in un video perché l’incipit “sarò breve” è inutile e in qualche caso dannoso.

Aspetto la vostra opinione come sempre qui o sul mio canale Youtube!

 

Una promessa difficile da mantenere

 

Come sostengo nel video, utilizzare questo incipit all’inizio di un discorso significa prendersi un impegno, fare una promessa al vostro pubblico che dovete assolutamente mantenere.

Se siete tra coloro che il dono della sintesi ce l’hanno per davvero, allora non farete difficoltà a mantenerla.

Ma se avete molto da dire succederà che nei minuti preziosi per costruire un legame emotivo con il pubblico che di solito si collocano all’inizio di un intervento, avrete pronunciato la vostra prima bugia e interrotto quel legame che conta, specie un minuto dopo che avete finito di parlare.

Non bello per chi di parole vive e ha bisogno (per vendere, convincere, difendersi, promuovere un’idea e così via).

 

La brevità è un valore in sé?

 

A questo punto potreste domandarvi se e perché la brevità, la sintesi, sia un valore in sé quando affrontiamo una discussione.

Io penso di sì.

Sarà che in questi anni sono stata letteralmente sommersa dalle parole degli altri e dalle mie che ormai credo che tutto ciò che di importante ci sia da dire sia possibile farlo in un tempo variabile che di solito si attesta intorno ai 15 minuti, raramente di più.

Non sto parlando di una lezione di storia o di economia aziendale, ma di un contributo che come singoli possiamo dare a un gruppo che affronta una discussione.

Non è solo il tema dell’attenzione, che si dice diventi calante proprio dopo circa quindici minuti, ma perché nella nostra economia di vita, il tempo per il dire non può essere superiore a quello del fare.

Qualche volte siamo stimolati a coprire gli spazi con le parole perché non siamo capaci di realizzare le azioni che da quelle parole dovrebbero discendere e addirittura essere preceduti.

Non so voi ma io osservo nella mia quotidianità sempre di più la tendenza alla sopraffazione del dire sull’urgenza del fare.

Per questa ragione nel mio saggio Tecniche di oratoria. Guida all’arte di parlare in pubblico parlo di coerenza e congruità.

Ma anche di come dovreste presentarvi:

 

Non vi è nulla di più convincente della semplicità. Dapprima pronunciate il vostro nome, in seguito aggiungerete qualche informazione di dettaglio su chi siete. La cosa più importante, che ho verificato essere anche la più efficace, è dichiarare il motivo per cui siete lì e con quale energia interiore vi presentate alle persone che vi ascoltano. Dovrete trasmettere sintonia, energia positiva, pathos. Questo è quello che conta e che catturerà l’attenzione che desiderate.

 

Dunque cosa cambia se siamo diretti e concisi nel nostro parlare?

 

"Sarò breve", un incipit che è meglio dimenticare

Che saremo lineari, chiari e andremo dritti al punto.

In grado di farci capire meglio e di lasciare un segno incisivo nel nostro uditorio.

Un tema quello della brevità e della sintesi che vale anche per la scrittura.

Ma questa forse è un’altra discussione.

 

E voi, vi siete mai sorpresi a utilizzare l’incipit “Sarò breve”?

 

Cose ne pensate della brevità nella comunicazione?

26 Comments

  • Barbara

    Non ho mai usato questo incipit (con gli argomenti tecnici non ha senso…) e poi io tendo ad andare dritta alla questione.
    Su presentazioni altrui forse qualcuno ci ha provato, ma io avevo già il taccuino aperto e stavo facendo altro 😀

  • Marta

    Ogni volta che mi capita di sentire questo incipit, provo un moto di fastidio e mi predispongo ad ascoltare una lunghissima oratoria che fa lo slalom tra i concetti e non arriva mai a nessuna conclusione. È come se facendo questa precisazione, l’oratore volesse rassicurare il pubblico che quello che dirà sarà incisivo nella sua brevità. Così non è mai.

    • Elena

      Ciao Marta, benvenuta nel blog! Sono d’accordo con te. Credo che chi leggerà questo articolo dimenticherà per sempre questo incipit. Ne abbiamo dette di tutti i colori!

  • davidgrasselli

    😀 Sarò breve, disse Pipino (detto “il breve”) 😀
    Scherzi a parte, 🙂 quel fastidiosissimo “sarò breve” in verità trovo che cattura l’attenzione di un eventuale pubblico e la mantiene anche per più tempo di ogni altro incipit. Sempre che il discorso non verta su tematiche gravose e impellenti.
    Conocordo che è falso, bugiardo e immorale, per cui cerco di evitarlo, però diventa efficace per l’oratore che deve trattare argomenti noiosi che non sa come rendere attraenti.
    🙂

    • Elena

      Pipino il breve fece una grande carriera, da maggiordomo a re dei Franchi. Chissà com’era il suo eloquio… Immorale? Non ci avevo pensato, ma se guardo il lato della menzogna, potrei anche passarti l’ardire…

  • Rebecca Eriksson

    Quando sento il “sarò breve” penso sempre alla scena del film Hamlet di Branagh in cui un bravissimo Robin WIlliams (nel ruolo di Osric) esordisce così in un dialogo inutilmente prolisso.
    Il saper catturare l’attenzione del pubblico è un’arte, che il dialogo sia breve o meno, e non trovo un senso nel voler sottolineare la brevità, al pari dell’utilizzo dell’opposto “sarò prolisso”. Chi mai lo farebbe?

    • Elena

      Ti ringrazio per questa citazione, dovessi mai realizzare il mio sogno di tenere un corso per imparare a parlare in pubblico ti ruberò la citazione, se me lo consentirai 😀
      La verità è che tutto ciò che conta è il contenuto. In effetti, chi vorrebbe ascoltare un discorso breve ma inconsistente? Al contrario, solo se fossi comodamente seduta, potrei reggere una grande orazione per ore se avesse contenuti interessanti. Per esempio Fidelo lo avrei ascoltato volentieri dal vivo, più di una volta 🙂

  • Calogero

    Sono allibito. Davvero c’è chi ancora lo dice parlando seriamente?
    Capisco usarlo come formula ironica, accompagnato da un sorriso che la dice tutta, per aprire un discorso mooooolto lungo, ma, detto con serietà?
    Magari un oratore con il dono dell’ironia potrebbe predisporre favorevolmente l’uditorio aprendo con uno studiato “Sarò bre”. Ma poi va a finire che i seriosi lo prendono sottogamba.

  • Grazia Gironella

    Il “sarò breve”, seguito da un discorso davvero breve o da un pippone, mi maldispone perché mi sembra presupporre una scarsa fiducia dell’oratore nelle proprie capacità e nell’argomento che sta per trattare. Se lui stesso sente il bisogno di mettere le mani avanti e dirmi “non preoccuparti, durerà poco”, come faccio io a essere fiduciosa che ascolterò qualcosa di interessante? (La tua volpicina è adorabile!) 🙂

  • newwhitebear

    ho tenuto molti interventi ma a memoria, che potrebbe ingannarmi, non ho mai iniziato così. Come non ho mai detto ‘Cercherò di non essere prolisso’, che è l’alter ego del ‘sarò breve’.
    Essere concisi non vuol dire necessariamente essere chiari. Dipende dall’argomento. Un argomento tecnico rischia di essere non capito, Quindi bisogna trovare il giusto mix nella lunghezza, perché tra non capire l’argomento esposto e costringere alla pennichella il pubblico il passo è breve.

    • Elena

      Hai fatto bene Gian a specificare: un argomento tecnico richiede un tempo adeguato per essere approfondito e bisogna prendere il tempo che serve. Ma stiamo parlando di cose specifiche. Il problema qui non è tanto la noia in effetti, quanto una promessa non mantenuta (perchè, e questo capita sempre, appena dici sarò breve è ovvio che sfori nei tempi, garantito al limone). E non c’è niente che mi scocci di più di qualcuno che dice una cosa e fa il contrario. Ecco perché rifuggo dal sarò breve o dal “cercherò di non essere prolisso” che suggerisci tu come dalal peste 🙂
      Ma tu che hai parlato per anni, come cominciavi i tuoi discorsi in pubblico?

  • Marina

    Sì, dire “sarò breve” e tradire le aspettative di chi ascolta è spiacevole: io, per esempio, non amo i discorsoni, i saluti del capoufficio per Natale infarciti di chiacchiere inutili sono insopportabili. In famiglia ho uno zio che, a ogni occasione, carpisce l’attnzione di tutti per fare discorsi lunghissimi, dove cita letterati e filosofi e tutto per dire “Auguri!”, uno strazio!

    • Elena

      Se c’è una cosa che proprio mi irrita sono i soloni che riempiono di citazioni appena lette da qualche parte i loro discorsi noiosi (non ce l’ho con tuo zio, per carità!). Altro che brevità, la maggior parte delle persone è convinta che più si parla meglio è. Illusi. Le persone ascoltano un poco e poi ti mollano. Tanto vale dire le cose importanti subito. Un pò come la regola della piramide rovesciata di cui lessi qualche anno fa quando cominciai con il blog: prima le cose importanti, basilari, fondamentali e poi… la cigliegina sulla torta (o la stella sull’albero di Natale 😉 )

  • Luz

    Concordo con quanto dici. E aggiungo che la brevità è difficile da ottenere perché in fondo è la sintesi. Lo posso constatare anche da insegnante, quando chiedo ai miei alunni di scrivere un testo breve e sintetico. Il panico. Scrivere un testo breve senza perdersi le cose importanti da dire è veramente un’arte.
    Non so se sono in grado di farlo bene. Quel che è certo è che sono diventata attenta nello sfrondare ridondanze.

    • Elena

      Via via che mi sono addentrata nel mondo della scrittura ho imparato che la sintesi o la brevità è spesso sinonimo di efficacia. Quante ridondanze inutili nei nostri discorsi e nel nostro scrivere che fanno perdere il filo e forse anche l’interesse. L’ho sperimentato anche nel blog : dicono che scrivere lunghi articoli sia un bene per i motori di ricerca ma io lo trovo pesante. Anche in questo caso la sintesi e la capacità di andare dritto al punto mi pare fondamentale per essere compresi e apprezzati. Parlare poco e in modo preciso. Un obiettivo cui tendere, almeno per me

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