Scrittura creativa

Scrittura a mano libera, una risorsa in più per lo scrittore

Nell’ultimo mese ho ripreso ad abbozzare qualche idea utilizzando la tecnica della scrittura a mano libera.

Si tratta di due ipotesi, collocate in una dimensione spazio temporale molto differente, che fanno perno su una stessa idea, con personaggi e ambientazioni differenti.

Tecnicamente è quindi una sola storia e tale diventerà, con qualche aggiustamento.

Essermene resa conto a distanza di qualche mese tra un abbozzo e l’altro significa che devo proprio raccontarla. Mi occorre solo un modo per farlo al meglio.

Non solo il mio diario dunque; dopo anni torno a scrivere a mano libera anche le mie storie.

Ammetto che all’inizio è assai dura riprendere confidenza con la propria calligrafia. Avete presente i geroglifici e quelle situazioni grottesche in cui appena hai terminato di buttare giù un pensiero, già ti danni per tradurlo?

Poi ci si fa l’abitudine. Così le due Moleskine, acquistate per tutt’altri fini, hanno trovato un nuovo utilizzo 🙂

La scrittura a mano ha bisogno di strumenti adeguati, puliti, funzionali, che rendano il lavoro della mano e del polso più semplice e più produttivo.

Ho scritto d’impeto le prime idee, l’incipit e i primi capitoli.

Che emozione vedere quei blocco note invasi di parole!

Scrittura a mano libera, una risorsa in più per lo scrittore

Scrittura a mano libera

Rileggendo quelle pagine mi sono resa conto che la mia scrittura ci aveva guadagnato qualcosa. Se usate da tempo il computer, come faccio io, tornare a scrivere a mano libera è una sorta di riscoperta del rapporto con la scrittura.

Ecco perché penso che scrivere a mano libera sia una risorsa in più per lo scrittore. Lo è stata di certo per me, nel modo in cui ora vi racconto.

L’abitudine alla scrittura digitale

Da anni uso il computer per qualunque cosa, compresa la stesura dei miei discorsi, dei saggi e romanzi. Il vantaggio principale sta nel poter fare e disfare senza timore di perdersi qualcosa. In fondo basta essere attente al backup per dormire sonni tranquilli.

Sono inoltre un’utilizzatrice di programmi per la dettatura, che sfrutto per fissare subito un pensiero, un’idea, prima che scappi via.

Sono utili, anche se poi ritrovare i file nello smartphone non è così semplice e il rischio è che te ne possa dimenticare l’esistenza e perdere qualcosa. Peccato.

Di recente ho scoperto strumenti digitali per facilitare la stesura, specie dei romanzi, come Bibisco, che permette di individuare e isolare le scene, descrivere i personaggi e dotarsi di una cronologia degli eventi. Molto utile per evitare errori nei tempi della storia.

Ho intervistato lo sviluppatore di Bibisco su questo blog. Trovate i suoi pensieri e la sua esperienza in questo articolo.

Non c’è niente da fare: la scrittura digitale offre il vantaggio delle due P: precisione e praticità.

Non per niente molti di noi non ne possono fare a meno.

Scrivere a mano libera, una questione di libertà e immediatezza

Nonostante l’efficacia della scrittura digitale, mi sento di dire che la scrittura a mano libera resta uno dei modi più immediati che abbiamo per prendere appunti, persino alla fermata dell’autobus, scrivere una dedica originale su un libro a una presentazione o scrivere un intero romanzo!

Una volta superato l’impaccio del primo approccio con un blocco note di carta, la mano corre veloce e libera tra le pagine permettendovi di caricare di emozioni le vostre parole con simboli, sottolineature, leggerezza nel segno, persino disegni che possono fermare, subito, l’immagine di un luogo, di una persona, di un’espressione ai fini di definire meglio una scena, un personaggio, un avvenimento.

Scrivere su un blocco note è un modo concreto, tangibile, sempre verificabile per dare forma l’immaginazione. comodo. Un blocco note può restarti accanto per la maggior parte della giornata. Persino osservarti dal tuo comodino e continuare a ispirarti, specie al risveglio.

Scrivere a mano può aiutarvi a ritrovare la calma nel dedicare alla vostra passione tutto il tempo necessario. Uno spazio che è nostro e che dobbiamo coltivare nella lentezza. Permette di fissare in modo immediato le prime sensazioni e impressioni su un foglio di carta e di scrivere in modo fluido, chiaro, spontaneo.

Una coach direbbe nel flusso!

Quando dovrete scrivere su un computer una versione semi-definitiva della storia, diventerà più semplice correggere, riscrivere, rafforzare, togliere, fare un primo editing di massima.

E poi c’è un ultimo vantaggio: scrivere a mano permette di combinare capacità motorie, uso del linguaggio, memoria e concentrazione. Mica pizza e fichi!

L’equilibrio tra ordine e disordine nella scrittura

Di cosa abbiamo bisogno per scrivere?

Ordine perfetto, quasi maniacale, per catalogare scene, definire identità dei personaggi, costruire le scalette e le cronologie?

O abbandono al fato, alla fantasia e immaginazione per poi rimettere, soltanto in seguito, l’ordine necessario e consequenziale della storia?


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Per quanto mi riguarda, scrivere a mano libera ha spalancato la porta al disordine nella mia scrittura. Ha significato qualcosa di molto importante: la piena libertà di scrivere.

Ordine non significa schematizzazione ma spazio di ascolto

Se accettiamo la sfida del disordine allora dobbiamo accoglierlo senza rinunciare alla creatività

L’ordine infatti non è schematizzazione né determinismo. In un romanzo possiamo giocare con i tempi, le persone, sovvertendo, sorprendendo, quasi giocando con il lettore.

Ne è una riprova l’intreccio, che ci fa compiere capovolte di tempi e di spazi per tenere alta l’attenzione creando aspettativa e curiosità sugli eventi che verranno.

Ma che cos’è l’ordine nella scrittura?

L’ordine è uno spazio vuoto di ascolto profondo, di attenzione fuori e dentro di noi che può aiutarci a scrivere, qualche volta addirittura a determinare la nostra propensione alla scrittura.

Un ordine mentale cui deve far seguito un certo ordine intorno a noi.

Quante volte avete osservato come uno spazio occupato distolga l’attenzione e concentrazione dallo scrivere?

Per creare quel vuoto, che possa attivare l’ascolto profondo di voi stessi, occorre depurare lo spazio circostante dalle condizioni quotidiane che generano confusione, distrazione.

La mente dev’essere pulita per potersi immergere pienamente nella trama.

Ricordate cosa dicevo della poesia?

Se la poesia è creazione, allora deve esserci da qualche parte un materiale informe che pulsa e che ci spinge a maneggiarlo, per farne qualcosa di nuovo. Da lì viene la poesia.

Scrivevo questa considerazione in un post di qualche anno fa, Da dove arriva la poesia, in cui avevo cominciato a ragionare sulle fonti di ispirazione.

Se L’ispirazione è frutto di ciò che ci vive intorno e che noi stesse stiamo vivendo in un determinato momento, allora la scrittura a mano libera è ciò che ci permette di afferrarla nell’immediatezza del suo senso e di tradurla in segni, ovvero in parole.

Se non facciamo spazio nella nostra mente per ciò che deve arrivare, non saremo capaci di afferrarlo e di trasformarlo in qualcosa di compiuto.

E’ come se, dovendo setacciare il grano, usassimo il buratto per separare la crusca dalla farina. Solo quest’ultima sarà utilizzata per il pane, il pane della nostra storia!

Curiosità, il buratto è anche il simbolo dell’Accademia della Crusca. Una bella frase, diceva il Giunti, è quella che passiamo al buratto. quanta verità in questa affermazione!

E voi care Volpi, scrivete a mano libera o al computer? Siete più ordinati o disordinati nella vostra scrittura?

Prima di lasciarvi: anni fa, sull’onda della rubrica 10 ladri di energia nella scrittura avevo girato questo video che tratta in parte il tema.

Lo trovo ancora attuale, dite voi che ne pensate! spetto i vostri commenti qui sotto!

14 Comments

  • Marco Freccero

    Da un po’ accarezzo l’idea di tornare a scrivere a mano. È un’idea che torna e torna in mente. Devo solo decidermi, ma credo che per adesso continuerò a scrivere al computer. Poi, staremo a vedere.

  • Giulia Lu Mancini

    Scrivo a mano solo quando devo afferrare un’idea in fretta, uso di solito un taccuino, ma in mancanza posso anche usare un foglio di carta. Scrivere a mano può essere utile nei momenti in cui ho bisogno di “fissare” dei punti importanti oppure semplicemente per fare “brainstorming” con me stessa su quello che sto scrivendo. Non potrei scrivere un intero romanzo a mano, l’ho fatto in passato quando non avevo il computer ma riportare tutto su word dopo è stata una grande fatica anche perché mentre riscrivevo non riuscivo a “non revisionare”.
    Sono piuttosto ordinata anzi non riesco a lavorare o scrivere nel disordine, è più forte di me, in questo il computer aiuta

    • Elena

      Cara Giulia, anche io usavo la scrittura a mano in questo modo, e lo faccio ancora, vedessi la mia scrivania, a casa e in ufficio, piena di appuntini! Poi è successo. Pensa che una delle cose che mi stuzzicano di più è proprio l’idea, ricopiando, di fare la prima revisione. Poi ti dirò se è davvero un’opportunità oppure uno svantaggio… Sull’ordine beh… Lasciamo perdere, ho capito che su questo siamo un pò differenti…

    • Elena

      Eh si capisco. In questi casi scrivere direttamente su digitale aiuta. Ma anche le tue questioni personali? Perché io confesso di avere un tot di quadernetti in cui mi segno le cose più disparate, dalle password ai servizi che acquisto, dal diario agli appunti di studio…

  • Brunilde

    Scrivo a mano quando voglio raccogliere le idee, quando scrivo per me idee o pensieri ma anche per fare il punto di questioni lavoro. La connessione mano cervello mi sembra più evidente, il gesto fisico della scrittura a mano, il contatto della penna sulla carta ( amo le stilografiche, uso cartucce e inchiostri colorati ) concilia una maggiore concentrazione, lo trovo un gesto molto personale, intimo. Inoltre, mi aveva spaventato la disabitudine alla penna, la crescente difficoltà a scrivere su carta. La mia calligrafia, poi, già poco brillante, stava diventando una vera e propria zampa di gallina, incomprensibile anche a me. E come diceva mia mamma ( non a caso, maestra elementare ) : ” Chi non sa leggere la propria crittura è un asino di natura”. Quindi, non rinuncio al computer ma scrivo anche a mano, così …combatto l’asinità !

    • Elena

      Che emozione quel proverbiale che ha risuonato per anni nella mia testa! In torinese suona ancora meglio, così lo ripeteva mia madre e aveva ragione! Amerei molto una calligrafia più bella e comprensibile, credo che il trucco stia nel darsi tempo di definire le lettere. Ma come si fa, oggi corriamo continuamente… Comunque l’immagine di te sul tuo tavolo di lavoro, la tua aiutante preferita accanto, il pennino e calamaio. La mia avvocata preferita!

  • newwhitebear

    non tengo diari. Tengo tanti fogli sparsi. Appunti e altro. Per le password ho un documento che tengo aggiornato quando i postit sono troppi e le correzioni pure li riporto aggiornando il documento.

  • Luz

    Per me accade raramente, perché come tu dici bene, scrivere a mano è anche un’attività che richiede raccoglimento, concentrazione, volontà di fermare i pensieri, le idee creando al contempo uno spazio che costruisce passo a passo. Insomma, a differenza della scrittura digitale, decisamente più pratica e veloce, la scrittura a mano, benché assai affascinante, è un “lavoro”. Una volta mi divertivo a riempire pagine a mano, oggi non sarei in grado di pensare a questo tipo di scrittura… e non sai quanto invece vorrei il desiderio di farlo!

    • Elena

      Cara Luz, grazie per questo spunto, mi hai fatto immaginare la scrittura a mano come una sorta di meditazione. In effetti lo è! Tempo, calma, pazienza, cura. Quante volte possiamo regalarci momenti di scrittura in cui viverle? Dovremmo farlo spesso. Per la nostra scrittura e per noi stesse

  • Grazia Gironella

    Sei riuscita, insieme a Cristina, a farmi drizzare le orecchie sulla scrittura a mano. In un certo senso non l’ho mai abbandonata, perché sul mio diario scrivo a mano; inoltre prendo sempre appunti a mano quando preparo una nuova storia. Scrivere tutta la prima stesura a mano, però… capperini, padre Buozzi, come diceva un comico qualche secolo fa, è impegnativo! Penso a tutte le cancellature, alle frasi da riscrivere, peggio ancora al momento in cui dovrò passare tutto su PC… e invece mi sa che ho torto. Chissà. Grazie per l’ispirazione, intanto. 🙂

    • Elena

      Cara Grazia, la prima stesura, che chiamo vomitino, non prevede, nelle mie abitudini, alcune cancellazione o revisione. Pensa che tra una pagina e l’altra talvolta sperimento tempi e persone differenti. Insomma, seguo il flusso. Inoltre il primo impianto non è quasi mai compiuto, definitivo così le parole non devono essere in numero tale da fare un classico romanzo! Come osservi tu alla fine del tuo commento, ricopiare potrebbe apparire una iattura. Magari è così. Te lo dico quando comincio . Ps: non sapevo che anche Cristina ne avesse parlato! Sul blog?

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