Questo è senz’altro un buon giorno care Volpi.
Perché questo periodo di silenzio ha fatto sì che la mia testa abbia ricominciato a fantasticare e le dita ancora insicure a ripresentarsi alla tastiera.
Devo pensare a completare il mio secondo romanzo, ma la stanchezza mi ha indotta a fermarmi un po’, seguendo i vostri utili consigli.
Scrivere è una compulsione forte, che tengo a bada grazie a questo blog e a voi che lo leggete e su cui ogni tanto sperimento forme di espressione nuove, come un’ode, come questa Ode alla montagna.
L’avevate letta? Che ne pensate?
Il mio nuovo romanzo è corale, uno spazio in cui uomini e donne si contendono il centro della storia.
Questa volta compaiono anche bambini tra i protagonisti. Siano i benvenuti, a portare gioia e autenticità, nel mondo come nei romanzi.
Non credo nel blocco dello scrittore e dunque non mi sono preoccupata della pausa, nè mi sono mai ingegnata per individuare suggerimenti o modalità per uscirne.
Attendo con pazienza che l’ispirazione ritorni, perché semplicemente penso che una storia debba venire da sé.
E se ha bisogno di tempo, di stare ancora un po’ nel calduccio del nostro inconscio, beh allora che ci stia. Quando è temo verrà. Detto per inciso, sono felice che sia tornata ;)
La scrittura ha un genere?
Dunque, quando scrivo scrivo del genere umano. E mi disturba a tal punto l’idea del romanzo di genere, che senza nemmeno accorgermi lo metto in discussione, in pratica. A forza di pensarci su ci ho persino costruito intorno una teoria.
Partiamo da un fatto, che già altre hanno sollevato: quando una donna scrive un romanzo che ha per protagonista una donna, tutti ritengono stia parlando solo di donne.
Mentre quando un uomo scrive un romanzo che ha per protagonista un uomo, tutti ritengono che stia parlando del genere umano.
Lo sostiene Rosa Montero, autrice pazza e visionaria nel suo splendido La Pazza di Casa.
Secondo me ha ragione. L’autrice o l’autore scrive del genere umano indipendentemente da chi sceglie come testimone della sua versione della vita, uomo o donna che sia. La visione della protagonista affresca il mondo dal suo punto di vista. Un punto di vista che appartiene a tutti noi.
Ma veniamo alla scrittura. Ci sono due protagoniste diverse. Luce e Alice
In Così passano le nuvole la protagonista principale si chiama Luce. E’ una donna bella, intelligente, divisa tra la carriera e la vita, spinta verso l’alto da una forza che somiglia più alla costrizione sociale che alla scelta. Così progressivamente il cuore si ribella, dapprima senza un orizzonte, poi in modo più sistematico e coerente.
La sua vita inesorabilmente cambia e lei stessa cambia la vita degli altri. Si ritrova dentro una tragedia personale e familiare da cui deve assolutamente uscirne viva.
Il mondo del lavoro, dei ruoli sociali, la stessa città in cui vive e lavora, Torino, le sue relazioni…..tutto cambia al suo passaggio.
Una protagonista che incide su tutto il resto. Fragile al punto da apparire esplicitamente imperfetta. Commette degli errori, persino plateali citazioni sbagliate. Ha amicizie sbagliate, spesso soggiace alla paura. Insomma, è umana, come ognuno di noi.
La nuova protagonista che sto dipingendo in questi giorni si chiama Alice. Descrivere un personaggio è come fare un affresco, devi scegliere i colori, le dimensioni, la prospettiva…. solo che io a dipingere non sono proprio capace. Così scrivo, o almeno ci provo.
Alice è una donna che impara ad uscire dal bozzolo dove era stata rintanata. Impara a difendere le sue scelte e la verità. Impara ad amare un uomo che amare non sa o forse l’ha dimenticato. È una donna moderna che vive un tempo che non è il suo. E che cambierà quel tempo, sperimentando una dimensione di iniziativa che sulla carta le è non solo negata ma impedita.
Entrambe non sono donne che offrono evasione, ma donne vere, reali, in cui ci identifichiamo per come siamo non per come ci dipingono. Personalmente una delle ragioni importanti per cui scrivo è per entrare dentro me stessa e mi piacerebbe che anche il lettore o la lettrice facesse altrettanto. In quel genere umano di cui stiamo perdendo i contorni, di cui non ci occupiamo più nella sua interezza e complessità, persi dentro caratterizzazioni o semplificazioni. Scatolette in cui o entri oppure non sei nulla, nessuno ti riconosce.
Così, nel mondo luccicante di certezze vendute al prezzo di un caffè, le donne protagoniste conducono un viaggio dentro noi stessi. Se le lasciate fare vi porteranno dentro di voi.
Così penso che più che una letteratura al femminile si possa parlare di una letteratura che mette in campo un punto di vista sul mondo, che guarda la vita con occhi diversi. I nostri.
Proviamo ad accogliere e valorizzare questo radicale cambiamento di punto di vista.
E voi, quale genere di letteratura preferite? Siete anche voi “pazze di casa”?




A me i romance piacciono, sono come le patatine fritte, sai che ti fanno male, ma ogni tanto devi cedere alla tentazione. :D
Però leggo di tutto, al momento fantascienza umoristica, e mi piace, chi l’avrebbe mai detto?!
Quando scrivo, scrivo e basta. E’ vero che non riesco a concepire una storia dove non ci siano relazioni sentimentali, anche solo appena accennate. Se poi dovessimo guardare il mercato, i romance vendono comunque più dei thriller o dei “senza genere”, perché già la maggioranza dei lettori sono donne e, sapendolo, anche i romanzi “senza genere” tendono ad essere classificati come romance per vendere di più.
Se ti sente @Sandra che i romance fanno male! Ma sulla loro leggibilità hai perfettamente ragione. È il mercato del momento, e in una società di anaffettivi leggere dell’amore degli altri è incoraggiante. O anche di umorismo fantascientifico ops, fantascienza umoristica (che diavolo è?)
Scrivo di una società tutt’altro che perfetta, il cui unico vero pregio è il superamento del pregiudizio di genere; superficiale e abietta quando possiede risorse economiche, rabbiosa e intollerante quando vive alla giornata.
Un’umanità in cui solo un eterogeneo gruppetto di uomini e donne ha il coraggio e la forza di spirito per lottare. Uomini e donne tendendi al buono e tuttavia, proprio come la gente reale, mossi anche da sentimenti poco lodevoli.
Antieroi che lottano per un’umanità divisa e indolente e lo fanno per spirito di responsabilità ma anche per desiderio di vendetta e di libertà; che associano, insomma, sia motivi personali che altruistici.
Uomini e donne che si mostrano per quello che sono; portatori sani di emancipazione immersi in una piccola enclave di utopia da cui lanciano la loro sfida all’oppressione e organizzano in un’improbabile resistenza che ottiene successi pur tra mille e più difficoltà.
Una società che, proprio come l’attuale, vive con la spada di Damocle di un conto alla rovescia sempre più prossimo allo zero. Una realtà futura in cui uomini e donne hanno lo stesso peso e condividono con naturalezza il centro della scena.
Insomma, mi piace descrivere le iniquità dei giorni nostri guardando al futuro con occhio possibilista e speranzoso, dipingere personaggi che occupano tutti i gradi dell’essere, dall’edonismo all’ascetismo, e si rifiutano di cedere passivamente al pessimismo, che lottano per tradurlo in un sentire ottimista e ne traggono determinazione, forti di un pensiero positivista a volte cinico ma mai rinunciatario.
Il tutto in una cornice fantascientifica.
@Calogero c’è tanto ottimismo e fiducia nell’essere umano in questo commento che rivela la tua scrittura. Ce n’è davvero molto bisogno. Chissà se immaginare un mondo migliore equivale a costruirlo?
Immaginarlo è solo il primo piccolo passo. Per costruire, come sai fin troppo bene Elena, bisogna smettere di parlare e cominciare ad agire. Mi piacerebbe però che ciò che scrivo fosse di monito e soprattutto di ispirazione (manco fosse un’enciclica del papa… Abbiate pazienza, anche questa settimana mi hanno comprato un paio di copie e quindi sto cominciando a montarmi la testa :) )
Un paio di copie a settimana per il resto della vita sono un sacco di royallties! Io invece sono ferma. Mi accorgo che quando parlo dei miei miei libri sul blog qualcosa si muove…
Mentre leggevo pensavo che anch’io scrivo del “genere umano” in generale, all’inizio scrivendo mi sono focalizzata più sui personaggi femminili, donne forti capaci di affrontare le difficoltà e di risollevarsi dalle crisi anche attraverso l’amore. Invece con i gialli sono entrata spesso nella psicologia maschile, almeno ci ho provato. Mi piace scrivere del mondo in generale e delle sue contraddizioni.
Mi piacerebbe @Giulia disegnare personaggi maschili con abilità, perché la questione dell’identità e la mesa in discussione di quelle tradizionalmente conosciute è centrale a mio avviso nella società odierne. Dunque si riflette nelle opere delle autrici sensibili al tema. Il fatto che io viva e lavori in un ambiente tipicamente maschile non mi ha aiutata quanto avrei sperato. Forse l’identità femminile è talmente radicata che alla fine ruota intorno a essa. Anche se mi respinge l’idea di scrivere femminile, perché è proprio il genere umano, che come a te, in questo momento mi interessa.
Come fai con i tuoi personaggi gialli?
È strano ma a volte sono entrata nelle mente di certi uomini molto meglio di alcune donne, mi è capitato di pensare delle cose di loro che poi si sono verificate o mi hanno confessato i pensieri che avevano avuto e che io avevo intuito. Ovviamente si tratta di uomini a me molto vicini. Cerco di pensare con la loro testa, almeno ci provo. Tuttavia penso che non tutti gli uomini sono uguali, così come le donne, forse non esiste genere femminile e maschile solo persone.
Una lunga discussione quella sul genere… Invidio la tua capacità di entrare nella testa di alcuni uomini e anticipare le loro azioni. Per me non è tanto difficile capire cosa faranno ma come. Ad esempio : come diavolo ragiona un uomo di fronte a un fallimento? È capace di condividere le sue emozioni? Insomma, far parlare un uomo nei fatti significa spesso farlo tacere. Un bel dilemma
In generale tendo a identificarmi di più nei personaggi maschili che in quelli femminili, ma nel tempo la situazione si sta riequilibrando. I personaggi femminili di Càscara, per esempio, mi sono piaciuti molto.
Ullalla! Grazie per il complimento mia cara beta, son felice di aver contribuito all’opera riequilibratoria! Sono incuriosita da questa tua affermazione riguardo ai personaggi maschili. Cosa in particolare ti attrae? I miei sono sempre problematici, incerti, complicati. Così ahimè li vedo, i maschietti. Per quanto provi, vengono sempre fuori così
Non li vedo affatto perfetti; solo che mi identifico più in loro che nelle donne. In parte credo questo succeda perché sono cresciuta a contatto con figure femminili che non sono riuscita a stimare, a torto o a ragione. In età adulta mi sono resa conto però che esiste una femminilità che non è né debole, né bisognosa di sostegno, né frivola e materialista. Ma forse anche le altre sono da raccontare, perché ci sono state cause per il loro modo di essere. In sostanza adesso il mio approccio è diverso, ma continuo a identificarmi di più negli uomini. Vite passate, immagino. ;)
Ah sì, indubbiamente. Con questo Karma riesci a descrivere bene tanto i personaggi maschili che femminili. Insomma, aiuta! ;)
Le mie protagoniste spesso sono donne, anche se in un lavoro precedente, ho sperimentato il punto di vista di un bambino in difficoltà. Mi piacerebbe scrivere nei panni di un uomo, temo però di non essere credibile, la sensibilità femminile è diversa da quella maschile, rischierei di scivolare nei soliti cliché;)
Ciao Rosalia, si è complicato. Adoro i romanzi con bambini, questa volta mi ci sono cimentata anch’io. Molto difficile tratteggiarne la psicologia, occorre essere ancora un pò bambine dentro