Stereotipi di genere
Il lato femminile,  Speaker's Corner

Stereotipi di genere, come individuarli

Seguendo le orme di Inma Gil Rosendo, che ha scritto questo interessante articolo su BBC Mundo, oggi vi propongo un esperimento un po’ fuori dagli schemi che reputo molto molto interessante.

Tre raccomandazioni prima di vedere il video:

  1. il video è in spagnolo. Questo di sicuro renderà la visione, per chi non conosce la lingua, un po’ più faticosa, ma mi pare che i discorsi siano perfettamente comprensibili, dunque concentratevi, ascoltate, osservate!
  2. Non leggete l’articolo prima di guardare il video, altrimenti il “gioco” non funzionerà  🙄
  3. il video va visto per intero, dall’inizio alla fine. Sono solo 2,5 minuti, quindi non è un grosso sforzo

Sono riuscita a creare un po’ di suspense e curiosità? Molto bene, allora car* tutt*, buona visione 😉

Indovina indovinello: stereotipi di genere nella vita quotidiana

Se non avete risolto l’indovinello, considerate questo: la maggior parte di noi non può risolverlo!

Esattamente come l’86% degli studenti di psicologia che hanno partecipato nel 2014 a uno studio dell’Università di Boston (USA), cui hanno somministrato la stessa domanda.

Per comodità, ve la riporto tradotta in Italiano, qui di seguito:

Un padre e suo figlio durante un viaggio in auto hanno un grave incidente. Il padre muore e il figlio viene portato all’ospedale perché ha bisogno di una complessa operazione in emergenza per la quale chiamano un’eminenza medica. Ma quando entra in sala operatoria l’eminenza medica dice: ” Non posso farcela, è mio figlio “. 

A quale genere appartiene l’eminenza medica che avete immaginato?

Al di là di quanti di noi possano aver risolto l’arcano oppure no (avete intuito? Scrivete qui la vostra soluzione) questo esperimento fa molto riflettere e, per certi versi, molto arrabbiare.

Dopo la reazione degli intervistati, trovate una chiara illustrazione dei processi mentali che generano il pregiudizio.

Seguendo la suggestione spagnola la parzialità selettiva è un fenomeno che interessa tutte e tutti, perché insito nella nostra cultura, nel codice dei nostri comportamenti e modelli di pensiero.

Cos’è la parzialità implicita

I meccanismi mentali che ci portano a identificare “eminenza medica” con “uomo” e inconsciamente ad escludere la possibilità che il chirurgo sia una donna e, quindi, la madre del paziente, sono ben noti.

Si chiama parzialità implicita, un processo che si basa sugli impatti, gli stimoli e l’apprendimento culturale che riceviamo dai bambini che ci porta a creare connessioni neurali che integriamo nel nostro pensiero in modo del tutto automatico.

Quindi, al di là dei nostri ipotetici principi femministi e in favore dell’uguaglianza, arriviamo a identificare il ruolo dell’eminenza con l’uomo, maschile e singolare, proprio perché così siamo state istruite a fare, inconsapevolmente, da sempre.

Gli stereotipi di genere

Cominciano a insinuarsi nella nostra testa fin da bambini. Me ne sono già occupata più di un anno fa, ancora una volta ispirata da una pubblicità spagnola, questa. Ne ho parlato nell’articolo Ehi bambole, cambiamo le regole del gioco.

In quel contesto avevo collocato il significato della parola stereotipo di genere nella nostra quotidianità, con particolare riferimento ai giochi dei bambini e all’uso del colore.


Leggi anche 11 esercizi di autonomia femminile


Gli stereotipi di genere vissuti nella mia infanzia

Gli stereotipi si formano strutturalmente nei primi anni d’età, poiché fin da piccoli subiamo condizionamenti in merito a cosa è bene fare per una bambina e cosa no lo è.

Io ad esempio, che correvo più veloce dei maschi e amavo arrampicarmi sulle case in costruzione e sui tetti dei garage (erano altri tempi), ero tacciata come un maschiaccio, perché non giocavo con le bambole e non mi piaceva indossare i tacchi di mia madre.

Quando si trattò di scegliere come proseguire la scuola media, i miei genitori, per essere certi di farmi fare la scelta giusta, mi fecero avere un colloquio con test di orientamento presso il più vicino Istituto di Salesiani (come ci siano arrivati non saprei, visto che erano dei mangiapreti).

Ricordo che fui ricevuta dal don professore abilitato al test di orientamento in uno studio scuro e tenebroso, pieno di libri fino al soffitto.

Mi somministrò una serie di test per ottenere il mio QI, che si rivelò piuttosto alto. La cosa dovette averlo sconcertato non poco, vista l’espressione con cui mi comunicò il numero finale (di cui allora non capivo il significato, tanto che pensai fosse una cosa brutta).

Poi mi fece fare una serie di test tecnici e umanistici, e persino di matematica, visto che io avevo espresso il desiderio di fare il Liceo Scientifico. Non saprei dirvi quale risultato i test rivelarono, perché non me lo fecero mai leggere. Tuttavia ricordo bene le sue parole, le ho impresse nella memoria, da sempre:

Per una bambina come te è meglio intraprendere la carriera delle Magistrali, nel ruolo di maestra saresti più a tuo agio. Il liceo Scientifico è molto complicato, si addice di più a un bambino con attitudini differenti. E poi, non hai le risorse per concluderlo al meglio

Ero una bambina “come me”, certo, diversa dalle altre, ma di sicuro con le idee molto chiare. Dunque vi lascio immaginare la mia reazione. Ne venne fuori una discussione gigantesca con i miei genitori, e alla fine vinsi io. Non ero un maschiaccio, ma una guerriera. Non volevo fare la maestra, volevo studiare la Fisica.

Mi iscrissero, obtorto collo e con buona pace del prete, al Liceo Scientifico. Feci 5 anni di fila, non senza difficoltà, ma senza mai essere rimandata o bocciata, nemmeno una volta.

Non lo dico per piaggeria, ma solo per sottolineare la terribile violenza che nel tempo gli stereotipi di genere agiscono sulle donne e sulle bambine. Stereotipi contro cui mi sono sempre ribellata.

E forse è ben per questo che ancora oggi faccio cose che disturbano il comune sentire, il pensiero perbenista delle persone, e che attengono alla persona umana e non a una donna o a un uomo in particolare.

Stereotipi autolesionistici: donne contro altre donne

Dobbiamo dircelo, cadiamo troppo spesso nella trappola, perché non abbiamo l’abitudine alla solidarietà femminile. Le donne hanno spesso un pregiudizio sessista nei confronti di altre donne e ciò è ampiamente documentato.

In un esperimento del 2012 alla Yale University negli Stati Uniti, i ricercatori hanno chiesto a 200 accademici di esaminare curricula identici per una posizione come direttore del laboratorio. L’unica differenza tra i curriculum dei diversi candidati erano i nomi, metà delle donne e metà degli uomini.

Secondo John Dovidio, co-autore dello studio, i risultati hanno mostrato che sia gli uomini che le donne erano più predisposti ad assumere candidati maschi, oltre a dare loro un punteggio più alto in termini di capacità e di pagarli circa 4.000 dollari in più rispetto alle donne.

Maledetto gender gap, ce l’abbiamo anche in Italia!

Un uomo è dunque più affidabile per la maggior parte delle imprese? Sembra di sì, chiunque lavori in una organizzazione di medie o grandi dimensioni se ne è già accorta.

Perché esiste il gender gap, ovvero la differenza salariale tra uomini e donne a parità di mansioni? Beh, è evidente, no? Sapete a quanto ammonta questa differenza in Italia? Ad almeno il 27%! Non è poco.

Se pensate che più del 50% del lavoro nel paese è prodotto dalle donne, potete rendervi conto di cosa sta accadendo dal punto di vista economico: le donne contribuiscono alla produzione di reddito per il paese, il così detto PIL, e sono pagate meno di chiunque altro! Per non parlare delle carriere!

Conclusioni

Una volta svelati questi meccanismi, talmente occulti da non rendercene pienamente conto, che cosa dobbiamo fare per realizzare la parità dei generi?

In politica e nella società siamo davvero riuscite a rompere il soffitto di cristallo?

Il dibattito è aperto, dite la vostra, se vi va, più sotto, nei commenti. Che almeno la parzialità diventi esplicita, che sarebbe già un buon primo passo 😉

Ricevi gli articoli del blog
Solo una volta a settimana, nella tua casella di posta elettronica
Avrò cura della tua privacy
E' gentile condividere
0 0 voti
Article Rating
Iscriviti
Notificami per
guest

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

24 Commenti
Recenti
Vecchi Più votati
Opinioni in tempo reale
Vedi tutti i commenti
mattinascente
6 anni fa

L’indovinello l’ho indovinato quasi subito e la motivazione è abbastanza semplice: le mie figlie. L’università della più grande, vede molte donne docenti e ricercatrici (lo stesso rettore è donna!!!); in classe della più piccola le femmine sono il doppio dei maschi e decisamente più decise su cosa fare della loro vita, rispetto ai loro compagni. Le donne sono abituate da sempre a lottare, a non mollare e, a piccoli passi, insegneranno ai loro compagni, ai loro figli, a riporre le “vecchie armi” e a misurarsi alla pari con esse, a collaborare. Guardiamo, spesso, a quanto ancora dobbiamo fare, ma rallegriamoci, per un attimo, anche di quanto già abbiamo fatto. Grazie per questi interessanti momenti di riflessione e confronto. Buona giornata.

mattinascente
Rispondi  Elena
6 anni fa

Purtroppo non è una Valle dell’Eden, perché le donne (non considerando il fattore “crisi” che colpisce tutti indistintamente) hanno ancora la responsabilità di casa e famiglia. Il grande lavoro da fare, ora, è proprio sulla collaborazione, sul demandare e questa sarà la prossima grande sfida. Spero che siano proprio queste giovani donne a dare una svolta all’educazione delle nuove generazioni. Penso che a noi un po’ più “mature” spetti il compito di sostenerle, d’incoraggiarle e di mantenere vive quelle caratteristiche femminili, sensibilità, attenzione all’altro, che potranno permettere un futuro migliore. Grazie dell’attenzione e buna giornata.

newwhitebear
6 anni fa

per l’indovinello boh! forse era il figlio misterioso. Per quanto gli stereotipi certamente esistono e sono diffiicli da estirpare. Per le donne è la gelosia verso altre donne, per gli uomini è il voler considerare il genere femminile al di sotto di quello maschile.. Non eri un maschiaccio, semplicemente più determinate delle altre bambine e di molti maschietti. Nella mia vita ho sempre seguito l’istinto e quello che mi piaceva senza inseguire un vantaggio personale. Ancora adesso seguo questoa mia inclinazione.

rosaliap
6 anni fa

L’indovinello lo conoscevo, anch’io non avrei saputo rispondere. Credo nelle pari opportunità uomo-donna, perché non mi ritengo inferiore a prescindere. Se le differenze tra me e un uomo esistono riguardano delle specificità: la resilienza, il saper mettersi in gioco, la pazienza, la capacità di comprendere emotivamente gli altri, cioè quelle caratteristiche che non mi rendono inferiore, se mai orgogliosamente donna. Credo che in futuro nel mondo ci sarà un’inversione e assisteremo al power woman. Ho letto che nei paesi del nord Europa si assumono manager madri. Essere madre, secondo alcune ricerche, sviluppa competenze che nell’impresa sono ambite. In Italia arriviamo sempre dopo, purtroppo. Grazie per il particolare approfondimento a cui ho partecipato molto volentieri 😉

Brunilde
Brunilde
6 anni fa

Aneddoto: tanti anni fa ormai prestai il mio primo giuramento professionale dinanzi all’allora Presidente del Tribunale, insieme ad un mio collega maschio. pronunciata la formula di rito entrambi stringemmo la mano al Presidente, che a lui disse ” Auguri dottore ” e a me ” auguri signorina “.
E questo fu il mio esordio!
Non credo sia una questione linguistica: la guardia maschio e il pilota maschio non hanno mai sentito il bisogno di definirsi guardio o piloto, e meno male. Certe forzature, come ministra, avvocata , ecc le trovo inutili se non dannose.
Il problema è culturale e temporale. Da sempre nei paesi latini la donna è moglie, madre o puttana. Famiglia e funzione riproduttiva hanno sempre rappresentato un handicap prima di tutto culturale, così come il messaggio (diffuso e deleterio ) per cui se sei giovane disinvolta e con tutte le curve al posto giusto puoi sempre prendere scorciatoie.
Ci vorrà tempo per cambiare.
Credo che ognuna debba fare la propria parte. Non ebbi il coraggio, allora, di pretendere che il Presidente del Tribunale mi chiamasse dottoressa, come sarebbe stato corretto . Ma ho sempre cercato di vivere e lavorare rivendicando la mia dignità di persona, al di là delle differenze di genere. Non è stato e non è ancora facile.
In certe trattative importanti, che mi vedevano contrapposta a diversi interlocutori, tutti uomini, sono arrivata al punto di farmi accompagnare da un collega, che stava zitto e non interveniva, ma era grande grosso e maschio: credetemi, è stato utile l ! Non me ne vergogno: mi sarei portata dietro anche un’iguana, se fosse servito.
Mia figlia è cresciuta osservandomi. Non c’è stato bisogno di educarla, ha semplicemente introiettato il principio. Ma anche per loro, le giovani donne che costuiranno il futuro e il cambiamento, ci vorrà tempo, e nulla sarà scontato.

24
0
Che ne pensi? Dì la tua!x