Si dice che nella vita ci si innamori almeno tre volte. Ogni volta per ragioni diverse: la prima per idealizzare, la seconda per scegliere, la terza per trasformarsi.
Talvolta l’amore si nutre di diversità, piuttosto che di somiglianze.
Ho assistito a una conversazione sul treno tra due signore di mezza età. Parlavano d’amore. La prima affermava di aver provato tre volte l’amore vero, ed elencava, con un certo orgoglio, un numero di relazioni amorose ben superiore. Prima di interrompersi aveva esalato un lungo sospiro e dietro a un malcelato sorriso attendeva che la sua interlocutrice ribattesse. Intanto io mi domandavo: “E io, quante volte mi sono innamorata?”.
L’altra, quella più giovane, l’ascoltava come un’adepta ascolta la sua guru. Asseriva, appena la madame le aveva lasciato spazio, di aver avuto soltanto un amore nella sua vita, il primo, a soli diciannove anni. E di come poi non fosse mai più riuscita a innamorarsi di nuovo.
Seguiva una lunga dissertazione con risvolti comici: la madame, imbellettandosi il viso, cominciava un racconto colorito in cui appariva come una specie di Cleopatra. La più giovane, richiudendo il corposo volume che sapeva di amore romantico tra le gambe, ascoltava, e sembrava farsi sempre più piccola, di fronte a tanta loquacità.
Quella conversazione, oltre a divertirmi e a tenermi compagnia in un lungo quanto noioso viaggio, mi ha fatto riflettere: quante volte ci si innamora nella vita?
Ora i più potranno obiettare come una riflessione del genere a cinquant’anni può portarci a qualche calcolo sbagliato, poiché l’amore nella terza età è ormai un fatto acclarato, come molta narrazione dimostra. Qualche suggerimento? Rosso vermiglio, di Maddalena Cibrario, o Il terzo tempo, di Lidia Ravera.
Tre volte amore, solo uno è vero. Come cambiano i sentimenti nelle stagioni della vita
Per trovare una risposta ho deciso di rimettere mano alla mia vita. Non a quella che ricordo come un lungo elenco di soddisfazioni o di dolori, perché in amore, ahimè, si tratta sempre di questo. Ma di quella parte cui si giunge solo prendendo per benino le distanze, soprattutto emotive, per capire se la madame del treno aveva ragione.
Tre è davvero il numero perfetto?
Il primo amore: L’idealizzazione
Il primo amore accade spesso in giovane età e può sembrare ingenuo, se visto in retrospettiva. Tuttavia, rappresenta il nostro primo assaggio dell’amore e ci insegna cosa significhi essere amate e amare in quel momento della nostra vita.
Il primo amore sorge all’alba della nostra vita quando tutto è possibile e per la prima volta qualcosa ci scuote dal nostro involucro caldo e confortante, portando con sé una luce nuova e calda. Ustionante. Il primo amore è così travolgente che ti fa battere il cuore più forte, ti fa fare tutto ciò che prima non pensavi potessi permetterti, ti fa dimenticare lo studio e sorridere senza motivo. Ti fa sentire vivace e viva, come mai prima d’allora.
Il primo amore è quello che ricordo con più rimpianto. Fu un amore acerbo che non poté sbocciare del tutto e che mi sfiorò appena, lasciandomi segni come d’ortica sul cuore. Mi ha permesso di scrivere la mia prima poesia, su un diario logoro di quasi fine anno il cui titolo era dedicato al suo nome.
Quell’amore, forse proprio perché incompleto, ha scombussolato la mia placida esistenza a lungo e così a fondo da paralizzarmi il cuore per anni. Mi sono legata a lui con un pensiero che è diventato presto un cappio. In effetti il mio primo amore è stato soprattutto questo: una prigione dorata in cui ho lasciato il cuore e l’anima troppo a lungo.
Si può definire amore tutto questo? O stavo solo perseguendo l’idea, o peggio, l’ideale dell’amore?
Il secondo amore: la scelta e la realtà
Per me è stato lungo, familiare, sereno e dopo un po’ di anni anche difficile, molto difficile. La sua caratteristica principale era la complicità, la bellezza, l’affettività. La parte negativa il peso di trascinarmi un uomo che sembrava doversela cavare da solo e invece non riusciva a fare ciò cdi cui aveva bisogno. Nella vita come nel lavoro.
E’ stato così grande quell’amore da convincermi a mettere su casa assieme dopo anni di frequentazione. Eravamo la coppia più bella e invidiata della compagnia, con tanto di complimenti e adulazioni da parte di tutta la famiglia.
Il secondo amore non dovrebbe essere quello maturo, che permette a ciascuno di mettere in piedi una famiglia, se ne ha voglia e piacere? Per me è stato il contrario. Il luogo ideale in cui ho capito che una famiglia, intesa come figli e tutto il resto, non mi interessava affatto.
La mia seconda volta importante è stata all’insegna dell’incomunicabilità. Dell’incapacità di esprimere fino in fondo i nostri bisogni e ciò che in quel rapporto ci mancava. Eravamo belli, sì, ma ci stavamo facendo del male. A un certo punto ce ne siamo accorti, o meglio, ne ho preso coscienza e mi sono decisa a lasciarmi libera. Lui non l’ha presa molto bene.
Conservo comunque un bel ricordo di un lungo amore romantico che mi ha insegnato quanto valore ha la mia libertà e quanto importante sono io, prima che gli altri. Ho pagato un prezzo alto che mi ha richiesto anni di lavoro su me stessa. Ma alla fine ce l’ho fatta.
Il mio secondo amore è servito a farmi diventare la donna che sono, dunque grazie a colui che mi ha permesso di fare questa strada.
Chissà se la pensava così Marina Abramović, quando ha scoperto il tradimento di Ulay e se ne è andata, con molta sofferenza!
Il terzo amore: la trasformazione
Il terzo è arrivato quando non lo aspettavo affatto, anzi. Ero rassegnata, e nella mia rassegnazione stavo persino bene. Dedicavo tanto tempo a me stessa e alle mie amiche – è stato in quel periodo che ho scoperto lo yoga e la meditazione – mi sono regalata la mia prima e unica vacanza in solitario e ho sperimentato il sesso senza provare alcun sentimento di attaccamento. Fu molto liberatorio.
Nelle sere in cui la solitudine mi pesava, non erano molte ma c’erano, eccome, mi raccontavo che se anche avessi finito i miei anni da sola la mia vita fino ad allora sarebbe stata così solida che avrei trovato il modo di farmi aiutare, senza aver bisogno di nessuno.
Le mie amiche, quelle con cui ero cresciuta, avevano già tutte o una famiglia o comunque una relazione stabile, così ne incontrai di nuove, pari a me. Per l’altro sesso, dopo molte storie non proprio azzeccate, provavo un senso di attrazione e repulsione. La mia frase tipo in quegli anni (sono stati ben quattro quelli di vera singletudine) era la seguente: “gli uomini per me sono come pali”.
Il mio terzo e ultimo amore è dunque arrivato mentre ero occupata a prendermi cura della mia vita. Col senno di poi penso sia stata proprio questa la chiave che ha aperto il mio cuore al terzo innamoramento della mia vita.
Al momento sono impegnata perché sia l’ultimo. Ci credo perché l’amore si nutre di diversità. E noi due non potremmo essere più vicini e più diversi.
Perché è possibile che il terzo amore sia così importante?
Perché arriva quando siamo già adulte. Abbiamo fatto i conti con noi stesse e abbiamo voglia di condividere sì, ma da un punto di forza, senza rinnegare noi stesse e le cose che amiamo. Non è facile, adattarsi a un’altra persona quando hai una vita regolata su di te da molto tempo.
Il primo e il terzo amore non ti hanno messa in discussione così a fondo, hanno solo reso possibile un periodo più o meno lungo, di sincronia e compresenza. Il terzo amore ti chiede di essere migliore e ti fa immaginare un presente e un futuro condiviso.
Una mano intrecciata che scalda e ci fa sentire più forti.
C’è anche un quarto amore. Quando lo incontrate capite che è in realtà il primo, l’unico, il più importante di tutti.
Si tratta dell’amore per noi stesse, quello più importante di tutti. Significa accettarci così come siamo, con i nostri difetti e imperfezioni ma anche con una grande consapevolezza dei nostri punti di forza e le nostre qualità che non siamo disponibili a occultare. Mai più.
Quando impariamo ad amare e apprezzare noi stesse, diventiamo capaci di amare gli altri in modo più sano e completo. E’ forse questo il trucco che rende l’amore felice. Per impararlo ci va un po’ di tempo, è vero, ma pazientate, perché qualcuno, ahimè, non lo impara proprio mai.
E in ultimo, un cameo ricordo: chi ci ama non tenta di cambiarci. Ma valorizza le cose migliori e ci permette di vedere quelle peggiori.
In definitiva, non si tratta di trovare l’amore giusto, ma di diventare la persona capace di viverlo.
Nda: dopo aver ascoltato madame, mi sono documentata: ho scoperto che per la scienza ci si innamora soltanto tre volte nella vita. Ho sempre saputo che i treni sono una scuola di vita!
Ti è mai capitato di riconoscerti in una di queste tre forme? A quale siete più legatə?
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Questo è un aspetto un po’ particolare nella mia vita. Io sono sempre stata da ragazzina una romanticona, avevo un’idea molto “romanzesca” di come sarebbe stato l’amore verso l’altro sesso nella mia vita. A 11 anni presi una cotta tremenda per un ragazzo che aveva un negozio di articoli sportivi. Assomigliava come una goccia d’acqua al tipo “Terence Granchester”, hai presente? Il padre gli aveva affidato questo negozio e lui spesso ci restava da solo a gestirlo. Poteva avere una ventina d’anni. Era bellissimo e questa cotta mi ha accompagnato per un paio d’anni (con tanto di batticuore appena lo vedevo). L’aspetto comico era che tutta la famiglia e i parenti lo sapevano, quindi quando si palesava da qualche parte questo tale Francesco in paese, venivano a dirmelo, causandomi un rossore fino ai capelli. MI fermo qui, ci voglio dedicare un post comicissimo. Già rido. :D
Sei ho presente Terence? ❤️. Maybe chi non ne è stata innamorata! Intanto sono contenta di averti “sbloccato” un ricordo felice e leggerò con gusto il post che scriverai in proposito. Quanto al romanticismo, non so se è una caratteristica dell’adolescenza, per me è stato così, solo che poi ha avuto un eccessivo trascinamento. Questa idea dell’amore idealizzato mi ha fatto perdere molte occasioni. La mia cosa ridicola davvero è che quand’anche l’oggetto dei miei desideri si palesava, mio bloccavo anche io. La paura delle relazioni e di non essere all’altezza mi ha davvero fregata. Per fortuna si supera tutto… Baci
Ciao
Ciao Carmen :)
Una valanga di amori non ricambiati, qualche storia senza troppo senso, una brevissima relazione quando avevo 33 anni che mi pareva impossibile “uno così figo che considera me?!” e poi ho mollato io per un cavolata (col senno di poi non so se fui lungimirante o troppo impulsiva) e finalmente a 36 anni l’Orso che tutti conoscete. Sono stata tanto ma tanto sola, se mi avessero detto “guarda, ci soffrirai ma poi sarai ripagata” non sarei stata così schiantata da quel deserto sentimentale. Ovviamente non avevo doti divinatorie ma ora posso dire che sono molto felice nella mia relazione.
Cara @Sandra tutta questa sofferenza c’è di buono che è passata e ora c’è l’Orso che tutte conosciamo che ti sa stare vicino nel modo giusto. Che regalo amica mia! Comunque di tutte questi amori ricambiati c’è qualcosa che torna bene: se non avessi avuto così tante esperienze avresti potuto scrivere tanti racconti e romanzi così romantici e di successo? Insomma, non tutto il male vien per nuocere, tanto più che ha preparato la strada all’arrivo del grande amore… Comunque la cosa del “uno così figo considera me” l’abbiamo passata tutte, sicuro io l’ho vissuta. Per quanto mi riguarda era l’affiorare di una mancanza di consapevolezza e fiducia in me stessa. Per questo l’amore per noi stesse è, secondo me, l’amore più difficile e più importante. Buona felicità
Bello e vero, questo tuo post, Elena! Per quanto riguarda i miei amori, devo dire che non ho avuto esperienze che mi hanno cambiato la vita, ho vissuto storielle in gioventù, una grande cotta (non ricambiata) al liceo e un bel rapporto con un mio ex amico, nel senso che dall’amicizia è poi nato un sentimento di altra natura, durato pochissimo. Ho sempre aspettato “quello” giusto e l’ho trovato nel ragazzo che poi ho sposato. Lo conoscevo, era collega universitario di un amico nisseno che viveva nel mio stesso pianerottolo, a Palermo; per un po’ abbiamo frequentato la stessa comitiva (entrambi fidanzati con altre persone, che poi abbiamo lasciato, ma mentre ancora fra noi non era nato nulla), poi il feeling lo riconosci subito, basta uno sguardo: lui mi attraeva e ci facevamo delle belle chiacchierate in macchina, quando mi proponeva di accompagnarmi a casa… Bei tempi e anche lontanissimi: io e Luca, un altr’anno siamo di nozze d’argento, eh! Con lui non ho mai desiderato fare altre esperienze. Non è stato né il primo né il terzo amore, ma quello definitivo. E sono ancora felice :D
E’ bellissimo @Marina questo racconto del tuo “amore definitivo” con Luca, vi faccio i migliori auguri per l’argento che arriva e che sicuro celebreremo in qualche modo insieme., nel nostro mondo online che ci piace molto. E’ vero che il feeling lo riconosci subito insieme a quelle sensazioni di pelle che ricordi e ricordo come se fossero adesso e che rinvigoriscono amori profondi che non sentono la minaccia del tempo. Il liceo comunque si conferma galeotto di amori non consumati, che rabbia e disdetta!!!!!
Credo di aver provato l’amore vero due volte in tutto nella mia vita, il primo amore é stato un’intensa altalena di alti e bassi, dovuta anche alla giovane età, quella in cui non si capisce molto e si è ostaggi dei sentimenti forti che si provano. Ci sono state poi due storie importanti ma – con il senno di poi – non credo fosse amore, era più il bisogno di avere accanto un compagno di vita. Con il mio ultimo compagno sento di provare un amore forte e sincero, senza confronto con quelli vissuti in passato.
Cara @Giulia con questo commento prosegue la forte sintonia che sento con te in molte cose che condividiamo, qui, sui social o sul tuo blog. I tuoi due amori somigliano ai miei e sono felice che tu oggi possa dire di avere un amore forte e sincero, quanta stabilità ed equilibrio ci regala stare bene con l’altro e con noi stesse! Hai toccato un punto molto delicato: a volte confondiamo l’amore con il bisogno di qualcuno. Una trappola che credo ci accomuna tutte. Bisogna trovare il modo più rapido per uscirne. Io credo di esserci riuscita tardi con un escamotage che ho solo accennato nel post: dopo l’ennesimo forfait, mi sono imposta di individuare un uomo per godermi una sana e senza pretese serata di sesso. E’ stato molto liberatorio, mi ha cambiata e mi ha rimessa a nuovo perché ha sbloccato un adagio che ormai viveva da troppo tempo con me: non c’è bisogno di raccontarsi amore quando non esiste e, soprattutto, non si confonda con il piacere. Ma ognuno di noi può inventare molti altri modi per imparare questa importante lezione…