Scrittura creativa

Usare la similitudine per descrivere l’amore

 

L’intento di questo articolo è compiere una riflessione su come usare la similitudine per descrivere l’amore. Si tratta di una delle figure retoriche più note che spesso viene utilizzata per raccontare e descrivere il sentimento più potente che esista: l’amore.

 

Il suo significato è legato alla somiglianza e la sua funzione è quella di chiarire un concetto, di solito complesso, attraverso un parallelismo o un paragone con un altro.

 

Spesso per farlo utilizza immagini che mettono a confronto i concetti da esprimere, ponendoli in relazione tra di loro.

 

Insieme alla metafora, che letteralmente significa portare oltre (dal greco metaphorá, meta – oltre e phora – portare) la similitudine arricchisce il linguaggio e lo riempie di senso.

 

Ma la funzione di queste figure retoriche non si limita a spiegare meglio un concetto. Esse operano in sintonia con l’ambiente circostante in cui vive chi le utilizza per offrire un’immagine amplificata del concetto cui esse sono collegate.

 

In qualche modo contribuiscono ad accrescere l’esperienza della lingua e della realtà che è in grado di descrivere. Per questa ragione sono tanto importanti nella scrittura, anche se utilizzarle, o meglio, crearne di nuove, non è affatto semplice.

 

Partiamo proprio dal dato che ho segnalato all’inizio di questo articolo: molta parte delle similitudini che amo e che ho apprezzato di più trattano dell’eterno e universale tema dell’amore.

 

Come dunque usare la similitudine per descrivere l’amore?

 

 

Usare la similitudine per descrivere l’amore

Usare la similitudine per descrivere l'amore

 

La capacità autentica della similitudine e della metafora è quella di arricchire un contenuto, un concetto, un’idea, di nuovo significato.

 

Come questo procedimento possa diventare addirittura necessario, ce lo insegna la letteratura romantica.

 

Essa si esprime intorno all’amore, sia esso rivolto a una persona, un’idea, il proprio paese, la fratellanza umana o quella animale. La natura.

 

Lo fa in modi e forme sempre differenti. Quando scriviamo di qualcosa di eterno come l’amore potremmo sentirci inadeguati.

 

Di fronte ad archetipi culturali tanto radicati, a sentimenti capaci di scuotere le coscienze, far perdere il senno, smuovere dentro di noi la forza innata che stava dormendo, la nostra anima si perde, vacilla, si lascia soggiogare dai paragoni.

 

Sarò abbastanza brava per descriverlo?

 

Sarò abbastanza capace di provare quel sentimento?

 

Come posso usare la similitudine per descrivere l’amore?

 

Scrittori giganti che ci hanno preceduto o che ci camminano a fianco, ci ispirano. Tuttavia, approcciare il tema dell’amore è assumersi il rischio di bruciare sulla fiamma del suo potere assoluto.

 

Ma se la parte di noi che ha vissuto quel sentimento tanto travolgente e totalizzante come solo l’amore sa essere, non demorde, allora dobbiamo provare, sperimentare, procedere.

 

Dobbiamo dare sfogo al desiderio impellente di descrivere, trasmettere, raccontare l’amore.

 

In fondo sappiamo che esiste un modo del tutto personale per raccontare una storia d’amore, solo che ancora non abbiamo avuto il coraggio di manifestarlo.

 

Ecco dunque che la similitudine può venire in soccorso. Vediamo con qualche esempio più di preciso cosa intendo.

 

 

 

Usare la similitudine per descrivere amore e natura: Khalil Gibran

 

 

Vi lascio un brevissimo brano letto da me tratto dalla raccolta di Khalil Gibran, Quando l’amore chiama, seguilo.

 

Ascoltatelo e dopo ne discutiamo insieme.

 

 

 

Il titolo di questo componimento poetico è “La pioggia”.

 

Nutro un sentimento forte per questo elemento della natura capace di portare ristoro a chi ha sete. Forse è questa la ragione per cui non faccio fatica a leggerla in comparazione all’amore.

 

Khalil Gibran, il profeta della pace, ha fatto dell’amore il centro di tutta la su esistenza e del suo lavoro, come poeta e come scrittore, ispirandosi continuamente alla natura e alla realtà della sua vita.

 

In questo passo, tratto dalla raccolta “Quando l’amore chiama, seguilo” svela egli stesso la sua similitudine, accostando la pioggia all’amore.

 

La nuvola e il campo sono i due innamorati cui la pioggia porta soccorso, lasciandoci intendere di come la passione divampi e le lacrime del cielo possano spegnerla, seppure temporaneamente.

 

Ed è proprio alla fine che Gibran esplicita la sua similitudine, chiarendo il messaggio e  il significato profondo dell’amore:

 

 

Sono il sospiro del mare, sono la lacrima del cielo, sono il sorriso del campo, come l'amore è un sospiro dal profondo dei mari dei sentimenti, una lacrima dal cielo del pensiero  e un soave sorriso nel campo dell'anima.

 

La similitudine è dunque utilizzata per potenziare l’immaginario dell’amore che pervade la natura nella sua interezza. 

 

Non è un caso che la sua potenza si esprima attraverso la poesia, che è l’arte di suscitare immagini.

 

Voglio portarvi un altro esempio, questa volta tratto dalle Sacre Scritture.

 

Grazie alla rappresentazione che Roberto Benigni ne ha fatto sul palco di Sanremo 2020, oggi molte più persone conoscono la bellezza di un canto d’amore eterno e sublime, il Cantico dei Cantici.

 

 

 

Similitudine e allegoria per descrivere l'amore: il Cantico dei Cantici

 

Il Cantico dei Cantici è uno dei libri poetici e sapienziali dell’Antico Testamento. Nella Bibbia ebraica si trova collocato tra il libro di Qoèlet e la Sapienza, nella Bibbia greca ha un’altra collocazione, dopo l‘Ecclesiaste.

 

Se non possedete una Bibbia, in rete si trova facilmente il testo completo.

 

Questo Cantico, considerato a ragione il Cantico per eccellenza, racconta l’amore reciproco di un amato e di una amata e ha da sempre meravigliato gli esegeti fino a mettere in discussione la sua canonicità.

 

Qui desidero concentrarmi su alcuni passi che servono per argomentare l’uso della similitudine.

 

Il Cantico inoltre, nonostante la sua natura celebrativa “terrena”, ormai ampiamente riconosciuta, ha un potere allegorico così profondo che vi invito, per chi non lo avesse ancora fatto, a leggerlo per intero riservandogli la massima attenzione.

 

Agostino d’Ipponia, meglio conosciuto come Sant’Agostino, si concentrò sul significato ulteriore che la descrizione dell’amore e del legame tra l’amato e l’amata potevano assumere nel suo contesto storico.

 

Egli era intento, in quanto ecclesiastico, a rafforzare il legame del popolo con la Chiesa, legame necessario alla sua stessa sopravvivenza.

 

Agostino vive nei primi anni del 300 d.c. quando Costantino ha appena concesso ai cittadini dell’Impero, e dunque anche ai cristiani, la libertà di venerare i propri dei.

 

Dopo lunghe e dolorose persecuzioni, la libertà di religione con l’editto di Milano del 313 d.c. fu l’atto con cui nei fatti finirono i gioghi e la Chiesa cominciò ad  organizzarsi. Un periodo molto delicato, anche per la dottrina.

 

Nel suo La Dottrina Cristiana Sant’Agostino, dotto esegeta, aiuta a riflettere sul modo più efficace di comunicare e sul potere della similitudine anche come strumento di miglior comprensione di un testo.

 

La sua preoccupazione è quella di essere capito dai suoi contemporanei. Nelle premesse del libro infatti, Agostino si mostra rivelando così un’altra interpretazione dell’adagio “Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito” e afferma:

 

 

Sarebbe come se volessero vedere l’ultima o la prima fase della luna o una qualche stella non troppo lucente. Io sto lì a mostrarle col dito puntato ma essi non hanno la vista nemmeno per vedere il mio dito. Non dovrebbero dunque prendersela con me. […] Costoro vogliano considerarsi come chi è in grado di vedere il mio dito ma non le stelle per vedere le quali io lo tengo puntato. Preghino perché da Fio sia loro concessa luce agli occhi. Se infatti a me è data la facoltà di muovere uno dei miei membri per indicare un oggetto, non mi è data quella di illuminare gli occhi perché penetrino la mia dilucidazione e la cosa che voglio illustrare.

 

 

Notiamo l’umiltà del Santo che invece fu capace di grandi illuminazioni, e lo è ancora oggi.

 

Ebbene, abbiamo appena trovato un’altra similitudine!  Ora vi propongo una breve lettura di un passo del Cantico, potrete segnalarne altri di vostro interesse in fondo, nei commenti:

 

 

 

 

Pensate, ora che l’avete ascoltato, a quanto imbarazzo per secoli possa aver suscitato nelle schiere della Chiesa ante Concilio Vaticano II!

 

Qui sta la potenza del messaggio di Sant’Agostino e la massima importanza del suo lavoro, l’esegesi delle Sacre Scritture, che divenne per lui il mezzo per renderle comprensibili da parte della civiltà del suo tempo.

 

I testi infatti, sebbene apparentemente semplici e accessibili, nascondono invece autentiche rivelazioni, rivolte soltanto a coloro che sono in grado di leggerle e di cogliere le similitudini di cui sono colmi.

 

Nel Cantico si parla dell’amore tra una donna e un uomo, un amore durevole, poiché essi sono sposi. Come è facile immaginare che lo stesso amore, che ogni uomo o donna ha provato, possa essere compreso e traslato all’amore durevole della Chiesa per tutte le creature di Dio!

 

Le immagini che il Cantico offre sono talmente alate da poter essere espresse soltanto con la poesia, di cui esso è ricolmo, ed è ciò che lo rende immortale.

 

 

Quando e come utilizzare la similitudine dell'amore nella nostra scrittura

 

La scrittrice o lo scrittore attento, a qualunque livello sia con la sua scrittura, esprime l’amore per l’arte e per l’universo concentrandolo in poche, potenti parole.

 

La funzione di questi segni è quella di portare fuori da noi il sentimento che stiamo vivendo. Dolore o gioia, paura o coraggio, lasciare o essere lasciati. L’amore che conosciamo o abbiamo conosciuto è al centro dell’esperienza umana e, come tale, dell’esperienza dello scrittore.

 

Come possiamo renderla al meglio? Questa è la domanda che mi rivolgo e che rivolgo a voi, al termine di questa riflessione.

 

Con il dichiarato intento di essere corretta e aggiornata dalle vostre riflessioni, mi spingo a dire che uno dei modi per rendere la similitudine efficace, sia quando dobbiamo velare o svelare qualcosa che debba venire alla luce in modo obliquo.

 

Come la luce rifratta illumina altrove rispetto al luogo in cui è puntata, così la similitudine è capace di dare libero sfogo all’immaginazione, nostra e degli altri. Permette a ciascuno di fare la sua parte nella ricostruzione del sentimento, dell’atto, della manifestazione di un’idea. Nel vedere l’oggetto illuminato dal suo punto di vista.

 

Il linguaggio in fondo non è altro che la progressiva interpretazione della realtà che stiamo vivendo e il continuo adattamento ad essa.

 

Alla conoscenza ci si arriva spesso per gradi o per vie laterali talvolta bizzarre e ciò genera stupore. Di fronte ad essa siamo come bambini che entrano nel mondo delle immagini per la prima volta. 

 

Le narrazioni dei vangeli seguirono questo percorso: il linguaggio allegorico descrive una realtà intelligibile a pochi. Le immagini e le similitudini contribuiscono a costruire un quadro di conoscenza e consapevolezza che è il mezzo per raggiungere il significato profondo del messaggio che veicolano.

 

Forse meno utilizzata che nel passato, la similitudine è un mezzo, un ponte verso l’intimità dell’altro.

 

Saperla utilizzare in un romanzo amplifica la sua potenza immaginifica e rende il testo fruibile e indimenticabile.

 

Siete d’accordo con questa mia interpretazione? Vi siete mai confrontati con la creazione di una similitudine?

 

 

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10 Comments

  • Giulia Lu Dip

    Questa è una scena dal mio romance “l’amore che ci manca”
    “Un calore improvviso la avvolse mandandola in delirio. Il desiderio rimasto sopito in tutto quel tempo scoppiò esplodendo come brace rovente, facendola precipitare in un limbo di piacere dimenticato”
    È una scena di sesso ma è l’uomo che la protagonista ama da tutta la vita, quindi un grande amore e c’è differenza nel sesso. Secondo me queste descrizioni sono le più difficili in un romanzo d’amore.

    • Elena

      Ma che sorpresa Giulia, grazie per aver condiviso la tua scrittura qui sul blog. La scena è molto intensa e la similitudine riuscita: cosa vi è di più ardente della brace per descrivere l’amore passionale tra due persone? Mi piace. Una descrizione che a mio avviso può essere dedicata anche all’amore senza grande amore. Mi spiego meglio: a volte la passione è travolgente anche quando un amore non è più vecchio di qualche giorno. Anzi, il fuoco arde molto più intenso all’inizio… La relazione tra i tuoi personaggi dev’essere solida e travolgente. La similitudine svela anche questo a un lettore che non conosce la storia nel suo complesso. Ps: mi hai fatto venire un’idea con questo tuo commento…

  • Giulia Lu Dip

    Io uso la similitudine, per le descrizioni d’amore, soprattutto per le descrizioni più difficili, perché con la similitudine riesci a esprimere meglio il concetto, certo non è semplice neanche trovare la similitudine giusta…

    • Elena

      Infatti hai ragione, è un sentimento che sembra accessibile ma non sempre lo è. La similitudine può essere una soluzione. Se vuoi condividere qui qualche tuo passaggio esemplificativo e citare il giallo da cui è estratto…

  • Grazia Gironella

    Uso più metafore che similitudini. I brani che hai citato sono molto belli, e la tua voce crea una suggestione particolare. Davvero brava. 🙂

    • Elena

      Ciao Grazia, grazie per aver ascoltato
      Per anni mi sono vergognata della mia erre arrotata e della mia voce che ritenevo troppo acuta. La tua osservazione mi fa particolarmente piacere. Anche io amo molto le metafore, le uso quotidianamente per illustrare e semplificare concetti. Ma nella scrittura trovo la similitudine più affascinante e sfidante. Non saprei però argomentare oltre. Che ne pensi?

  • Brunilde

    Da liceale lessi un libro che allora era molto diffuso fra le donne : ” Le parole per dirlo ” di Marie Cardinal, una scrittrice francese ingiustamente dimenticata.
    Ecco, quante volte quando scrivo provo quella sensazione, di non avere ” le parole per dirlo “.
    Difficile esprimere sentimenti, emozioni, anche ricorrendo a similitudini.
    Il tuo post mi ha dato interessanti spunti di riflessioni, vedremo se e come potrò utilizzarli scrivendo!

    • Elena

      Sono felice di poterti ispirare in qualche modo, è sempre l’intento nascosto di un blog . Non avevo mai sentito parlare di Marie Cardinal scrittrice ingiustamente dimenticata, come tu stessa affermi. Così sono andata a cercare il romanzo su internet e dalle innumerevoli recensioni positive ne ho compreso la trama e la storia. Il tema che tocca è infinitamente profondo e capace di suscitare emozioni ancora a molti anni di distanza. Indubbiamente è un libro potente. In effetti oggi qui parlo di similitudini, ma un altro modo di esprimere sentimenti complessi è di sicuro semplicemente raccontarli. Sembra facile. Ma sappiamo che non lo è. Penso che il primo ostacolo siamo noi stesse… Grazie per il tuo commento, e buon lavoro con la creazione di similitudini. Io le uso anche solo per spiegare un concetto che non è ancora stato assimilato…

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