Verso il 25 aprile. La libertà è un dono da custodire per sempre

Verso il 25 aprile. La libertà è un dono da custodire, sempreChissà come è nato davvero in me il seme della Resistenza. Forse in montagna, perché per ricordare e imparare bisogna camminare, e a lungo.

Per questo vi racconto la storia del mio 25 aprile. Se vi va, raccontatemi il vostro.

 

Il 25 aprile con gli occhi di una bambina

Un giorno, mentre bambina mi arrampicavo al seguito di mio padre su per i boschi delle Valli di Lanzo, mi imbattei in un muro giallo che si intravedeva appena tra alberi fitti e scompigliati.

Poi apparve un tetto, i vetri di una vecchia finestra, sì, forse una casa, isolata, abbandonata.

Su quel muro fori circolari, ripetuti e profondi. Fori di proiettile.

Chiesi a mio padre cosa significasse e lui mi spiegò:

Era una casa di partigiani, Elena”.

Chi sono i partigiani, papà?”

Sono combattenti per la libertà contro l’oppressore tedesco e fascista. C’è stata la guerra, sai, quando io ero bambino, una guerra di cui tutti portiamo ancora i segni addosso, nel bene e nel male“.

Così ho imparato cosa fosse la Resistenza.

Volevo saperne di più, volevo capire il perché, conoscere la storia di uomini e donne che erano stati in quelli e in tanti altri luoghi, uomini e donne che  erano finiti fucilati nelle piazze o, più fortunatamente, sorridenti sui carri armati, vittoriosi, con le sigarette americane in bocca e il fucile imbracciato.

Donne e uomini, come me. E così non smisi mai di chiedere, di interpellare.

Sono persone come noi, questa casa gialla avrebbe potuto essere il tuo rifugio,

se fossi nata trent’anni prima…..”

Persone come noi. E io che mi accontenterei di assomigliarci anche solo un po’……

Il mio ricordo oggi

Sono tornata spesso in quel luogo, da sola, a rimirare quella vecchia casa gialla abbandonata.

La mia fortuna è che non ho mai avuto paura della montagna. E oggi, a tanti anni di distanza, comprendo più a fondo il significato di quella storia e dei segni che la nostra società porta addosso. Segni belli, come la democrazia e la Costituzione, segni terribili, come l’autoritarismo, la violenza, la sopraffazione, il razzismo.

La liberà di espressione, la libertà di insegnamento, la libertà di lavorare dignitosamente, di amare senza confini, di essere donne e uomini è stata una libertà pagata a caro prezzo da persone proprio come noi, che improvvisamente si sono trovate a dover scegliere se imbracciare un fucile, bloccare la produzione nelle fabbriche, nascondere armi e pane per i partigiani, sabotare il nemico – i tedeschi, ma anche i fascisti – o fiancheggiare, prendere le redini dell’oppressione, soccombere, annullare la propria volontà o sottacere.

Agire o perire, parafrasando il grande Pertini.

Scegliere da che parte stare, essere “partigiani”

Ecco, è stato allora che ho scelto da che parte stare, molto prima che la mia coscienza si formasse, o forse è proprio lì che ha cominciato a prendere forma. 

Non volevo cedere a quella debolezza d’animo che, se assecondata, diventa smarrimento della coscienza civile. Volevo assumermi una responsabilità precisa.

Per me è questo oggi il significato profondo del 25 aprile e sono onorata di partecipare, insieme a tanti altri e grazie alla instancabile opera dell’ANPI alle celebrazioni che ogni anno si susseguono, orgogliosa di appartenere a un collettivo di donne e uomini che oltre le barriere del tempo difendono la libertà e il diritto di ciascun essere umano ad esistere.

E in tutto questo tempo ho capito una cosa semplice:

Non basta dire grazie per aver ricevuto  in dono la libertà. Bisogna custodirla

Buon 25 aprile!

 

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