Dal varo a Monfalcone alla fonda di Pirano
Passione vela

Dal varo a Monfalcone alla fonda di Pirano con il Fun

Quest’anno il Covid19 ci impedisce di navigare come avevamo sognato. Così ho deciso di sollecitare la memoria e riproporvi le tappe del nostro meraviglioso viaggio in Croazia a bordo del Fun Roc Nere II. A puntate, sul blog

Dopo aver preparato la barca per il mare (leggi la puntata precedente) alla fine siamo partiti.

Il viaggio è filato liscio, la temperatura nella notte è calata, complice qualche goccia di pioggia qua e là.

Dal varo a Monfalcone alla fonda di Pirano ci vuole un solo giorno, ma sembra lunghissimo.

Restare sveglia per me in macchina mentre viaggiamo di notte è sempre una sfida, ma quella notte, con tutta l’emozione che covava dentro, non ho chiuso occhio. Ricordo la doppia colazione in due autogrill di seguito, giusto per fare il “pieno”.

Nei giorni a venire, sapevamo che avremmo dovuto accontentarci di quello che la cambusa della barca può tollerare.

Oltre ogni aspettativa per arrivare alla mitica Marina di Hannibal di Monfalcone ci abbiamo messo solo quattro ore e mezza.

Una Marina che ci piace molto perché spaziosa, accogliente, rappresenta un ottimo affaccio sul golfo di Trieste ed è al top quanto ad assistenza e qualità del servizio alle barche e ai barcaioli.

Al bar fanno persino un ottimo Hugo 😉

Siamo arrivati di notte e lo stesso ci hanno fatti entrare (è giustamente presidiata h24 la Marina).

Per dormire ci hanno lasciato sistemare in un’ampia area al fresco, con bagni comodi e puliti, sotto le fresche frasche. Una scelta che l’indomani mattina avremmo apprezzato a lungo.

Parcheggiato furgone e carrello, ci siamo “issati” sulla barca per dormire qualche ora.

Sì, avete capito bene, abbiamo dormito dentro la barca ancora sul carrello!

E che dormita!

La colazione e il pranzo al self-service della Marina ci ha rimessi al mondo, il ristorante è assolutamente da consigliare per il rapporto qualità prezzo.

La domenica l’abbiamo passata così, a prepararci con calma per la partenza.

Non è stato affatto spiacevole aspettare fino al lunedì mattina per il varo della nostra Roc Nére II, perché per fortuna da queste parti si rispetta ancora il riposo domenicale e il personale non lavora.

Così abbiamo goduto di un ormeggio sicuro (la Marina è molto protetta, specie la zona con le barche più piccole) e caratterizzato da pali di legno ai quattro lati cui fissare le cime.

Meno divertente andare a terra, visto che noi sul Fun non abbiamo una scaletta, ma con un gioco di cime lasche da cazzare abbiamo risolto.

La sera siamo poi stati a cena con amici di vela incontrati per caso, ma prima… aperitivo al bar!

Indovinate cosa abbiamo bevuto? Ma uno spritz Hugo ovviamente.

Ogni volta che capito da quelle parti me ne scolo uno, è delizioso!

Ricetta Hugo: prosecco, succo di sambuco e foglie di menta. E ghiaccio, naturalmente!

Salute! 🍹

Dal varo a Monfalcone alla fonda di Pirano con il Fun

Quando ci siamo alzati, abbiamo preso coscienza che la vacanza, quella vera, doveva cominciare.

Così alle 8 di mattina eravamo davanti alla vasca per il varo.

Che volete, il mattino ha l’oro in bocca, meglio partire avendo tutta la giornata davanti.

I ragazzi per calare il Fun nella vasca con la gru sono arrivati puntuali e si sono dimostrati gentili e disponibili come sempre.

Il varo del Fun non è particolarmente complicato.

Sul baricentro della barca, sopra la chiglia, c’è un golfare al quale si aggancia una suspendita.

Quando la gru si avvicina con il gancio, bisogna incocciarla e la gru dolcemente solleva lo scafo, sprovvisto di albero precedentemente disarmato e di vele, e lo colloca nella vasca.

Una volta in acqua, bisogna caricare tutto il necessario, comprese le strumentazioni della barca, e riarmare l’albero, operazione piuttosto faticosa se fatta senza aiuto esterno.

Per capirci,  l’albero di un Fun pesa circa 10 kg ed è alto circa 9 mt. Insomma, per me mastodontico!

Abbiamo usato il carrello su cui abbiamo sdraiato l’albero facendo attenzione a non danneggiare le crocette, e poi, grazie a una cima e a tanta forza di braccia, lo abbiamo issato, con Carlos a bordo per sistemare correttamente il piede.

Funziona un pò come un piede nella scarpa: la parte inferiore dell’albero deve essere correttamente inserita nell’apposito spazio sulla coperta e poi fissata.

Dopo un pò di fatica e tante simpatiche parole, voilà, Roc Nére II ha il culetto bagnato ed è dritta come un filo!

Una volta sistemate le vele e svuotato il furgone –  caricammo provviste per non so quanto – la coppia di eroi marittimi è pronta per prendere il largo.

Verso le 14.30 molliamo gli ormeggi, tra gli occhi increduli e divertiti dei portigiani.

Vento ce n’è?

Siiiiiii! Questo è il bello dell’Adriatico settentrionale!

E allora prua verso sud, con un vento da sud-ovest di 10 nodi, una bella bolina stretta ci porterà in 4 ore a Pirano, Capo d’Istria, con cinque nodi di vento!

Per un Fun è il vento ideale per una veleggiata tranquilla.

La prima giornata è intensa.

Così mangiamo soltanto una scatola di fagioli in due perché la voglia di navigare è tanta e non c’è tempo per fermarsi a cucinare.

Su un lato del canale per uscire dal porto abbiamo visto il Cantiere navale di Monfalcone, con le sue navi in costruzione.

Passiamo accanto come minuscoli insetti d’acqua galleggianti, ma ci sentiamo fieri del nostro percorso.

Percorreremo quasi sessanta miglia verso sud con il nostro Fun e poi rientreremo.

Non vediamo l’ora di vedere l’uscita del porto e prendere il mare.

Pirano, arriviamo!

Alla fonda di Pirano per fare cambusa

 

La prima fonda, ovvero la prima fermata del nostro viaggio è Pirano, sulla costa Slovena.

 

Abbiamo fatto i conti e ci conviene riposare qui prima di arrivare a Umago, porta della Croazia.

 

Pirano è una città di mare piuttosto infrastrutturata, così cerchiamo con cura un ridosso, ma troviamo solo una spiaggia lontana dai divertimenti in cui dare fondo e riposare.

 

Non prima di aver fatto tappa a terra per caricare l’acqua che cominciamo a tenere da parte per le nostre docce di bordo!

 

 

Cambusa!

 

La cambusa per una barca come Roc Nére II, senza energia elettrica e acqua a bordo, va fatta con una certa intelligenza ed esperienza.

 

Saremo a bordo per tre settimane e porteremo con noi cibi a lunga conservazione.

 

Vanno come il pane finocchi, mele, arance, agrumi in genere, frutta come ananas poco maturo (maturerà in viaggio) scatolette, cibi che possono essere cotti con il forno a gas tipo boy scout che abbiamo in dotazione, ne riparleremo.

 

Per fortuna vicino alla baia dove siamo ormeggiati c’è un piccolo supermercato dove posso sbizzarrirmi.

 

Carlos mi porta fino al molo, poi torna al largo. Io faccio le mie compere e poi, a un mio cenno, torna a prendermi.

 

Comodo fare la spesa così, non abbiamo nemmeno il problema del parcheggio!

 

Dopo un sonno ristoratore, graziati anche da un mare poco mosso, la mattina seguente ripartiamo.

Non prima però di aver fatto un bagno insieme ai turisti che ci guardano attoniti.

Salgo a bordo grazie a una scaletta di fortuna costruita apposta per il viaggio in mare, mi doccio con la bottiglia di acqua naturale e via, siamo pronti per una nuova avventura.

Partiamo felici. La prima notte è passata. Chissà come andranno le altre…

23 Comments

  • newwhitebear

    è successo qualcosa? Non trovo la possibilità di commentare l’ultimo post.
    Comunque lo faccio qui.
    La vostra avventura continua ben descritta e piacevole da leggere.
    Confermo l’impressione: la tua scrittura è quella di un diario di bordo tipico dei grandi viaggiatori.
    Un sorriso

    • Elena

      Ciao Gian, hanno aggiornato in automatico jetpack un omni plugin potente e a quanto pare bizzoso. Appena riesco controllo intanto grazie per aver commentato anche da qui!

  • Giulia Lu Dip

    Wow, siete già i miei eroi, io solo all’idea del dondolio della barca ho il mal di mare! Mi piace la ricetta di Hugo, alla prima occasione lo assaggerò

    • Elena

      Hugo TOP! Bevine uno alla nostra salute! Grazie per seguire il viaggio, Giulia., Quanto al dondolio, ci crederesti che è solo questione di abitudine?

  • newwhitebear

    sembra uno dei diari di viaggio di celebri viaggiatori il tuo post. Prendo pratica di vela 😀 Può venire sempre buona 😀
    Sereno ferragosto.
    In tutta la mia vita a ferragosto sono sempre rimasto a casa e quest’anno a maggior ragione.
    Il virus, alla faccia di chi afferma che è una bufala, riprende quota. Non c’è da stare allegri.
    Un grande sorrriso

    • Elena

      Quanto hai ragione, cerchiamo di essere ottimisti ma i numeri preoccupano anche me…
      Quanto al post, sei tropo generoso, Gian! Comunque mi hai beccata: scrivere diari di viaggi è sempre stata la mia passione. Dopo “Il futuro di Cub c’è” avrei dovuto continuare…
      Non ho mai conosciuto nessuno che a Ferragosto, per scelta, sia sempre rimasto a casa. Avete un piccolo rituale di festa, o è proprio un giorno come gli altri?

  • Sandra

    Grazie, staremo a casa io e l’Orso, benissimo guarda, cara, sinceramente visti i contagi in risalita non ho voglia di altro. Augurissimi anche a voi.

    • Elena

      Eh c’è di nuovo da preoccuparsi. Allora buona serata e buona festa casalinga. Non c’è bisogno di molte cose per essere felici. Ma che non manchi il prosecco!

  • Grazia Gironella

    Adesso immagino meglio la situazione. 🙂 Al momento siamo a casa e non abbiamo in mente di muoverci. Se dobbiamo andare in giro con preoccupazioni e museruole, lo sbattimento supera il gusto, perciò approfittiamo del fatto che sentiamo le vacanze come un piacere e non un bisogno (non lavorando siamo sempre in vacanza, in un certo senso). Il mio hobby del momento è… scrivere. Che scoop, eh? 😉

    • Elena

      Non uno scoop ma una bella conferma! Sono tante le persone a casa questo mese e anche noi in fondo non facciamo differenza. Mi godo il piacere di fare le cose che amo. Anche per me scoop : scrivere, meditare, muovermi un pò di più… E qualche lavoretto extra a casa. Insomma, una pacchia. Buona serata

    • Elena

      Beh Grazia, immagina una placida baia turistica. Alcuni si immergono per fare il primo bagno, altri prendono già il sole. E poi, nel mezzo, una barca grande quanto un guscio di noce, dalle cui sartie penzolano teli di ogni tipo per proteggersi dal sole, improvvisamente si popola di due abitanti che si tuffano, nudi, per un bagno rinfrescante. Insomma, più che per l’early naturism, gli sguardi erano attoniti perché da quel guscio sono spuntate due persone. Insomma, di solito si vedono yacht da quelle parti… :D. Buon Ferrahosto. Che fate di bello tu e il tuo cagnone :D?

    • Elena

      Ciao Sandra, da quando ho scoperto l’Hugo ne vado matta ma a Torino non è tanto in voga. Ho anche provato a farmelo a casa, ma trovare il succo di Sambuco non è semplicissimo. Ne vendono uno ottimo all’Ikea (non ridere) ma non è proprio comodissima! Buon Ferragosto cara amica, spero che possiate passarlo al meglio

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