“Una generazione che ignora la storia non ha né passato né futuro.”
Robert Heinlein, autore americano (1907-1988)
Ho sempre amato la Storia. Non solo per ciò che racconta, ma perché rappresenta una mappa tracciata decenni, talvolta secoli fa, del mondo su cui camminiamo oggi. Cambiano gli strumenti, ma le coordinate restano spesso le stesse.
La Storia serve anche a riconoscere i segnali. A leggere in anticipo le direzioni, a capire cosa sta tornando sotto nuove forme. È un monito: ciò che è già accaduto può accadere di nuovo.
Per questo, quando ho letto della nuova incursione di Trump nella libertà accademica, ho sentito un brivido. È già successo. Sta succedendo ancora. E stavolta succede nel Paese più potente del mondo.
Ma quando la politica colpisce l’università e il sapere, a pagare non sono solo la libertà accademica e le persone. Il rischio è il regresso dell’intera umanità.
Harvard e gli studenti stranieri: se l’università fa paura al potere
Il 23 maggio scorso, l’amministrazione Trump — tramite il Dipartimento della Homeland Security — ha revocato a Harvard la certificazione per iscrivere studenti internazionali. Circa 6.800 iscritti, a due settimane dalla laurea, si sono trovati senza certezze. Anche le nuove immatricolazioni sono a rischio.
Studenti immigrati da altre nazioni che accorrono nell’ex patria della libertà per studiare, essere e diventare eccellenza.
Non è solo discriminazione, è furto di futuro.
Il motivo ufficiale del provvedimento? Sarebbe un ambiente “non sicuro”, con accuse vaghe di antisemitismo e infiltrazioni straniere.
Parliamo della stessa università che ha formato personalità come John F. Kennedy, Barack Obama, George W. Bush e Henry Kissinger. E che ora viene definita “flagello di agitatori antiamericani, antisemiti e filoterroristi”.
Ma tant’è: questo è Trump, bellezza.
Le reazioni
Il rettore di Harvard ha parlato apertamente di un “attacco politico” legato al rifiuto di rinunciare alla libertà accademica. Una rappresaglia.
Secondo il quotidiano studentesco Harvard Crimson, la Homeland Security aveva dato 72 ore all’università per consegnare documentazione disciplinare sugli studenti internazionali — inclusi audio e video delle proteste degli ultimi cinque anni — come condizione per poter “riottenere l’autorizzazione”.
Un chiaro avvertimento: “Potremmo adottare azioni simili contro altri campus dove studenti ebrei si sono sentiti vittime di antisemitismo”, hanno dichiarato.
La prossima potrebbe essere la Columbia University, dove nell’aprile 2024 era stato avviato un presidio permanente contro gli investimenti collegati a Israele.
Per ora, Harvard ha reagito: ha portato l’amministrazione in tribunale e una giudice federale ha temporaneamente bloccato la decisione. Ma il danno simbolico è già fatto.
A cosa assomiglia questo attacco ad Harvard e agli studenti stranieri?
Non è la prima volta che il potere politico tenta di controllare il sapere. Questa vicenda richiama alla mia memoria il maccartismo degli anni ’50, con le “liste nere” per intellettuali e docenti sospettati di simpatie comuniste.
O le leggi razziali del fascismo, che dal 1938 vietarono l’accesso all’istruzione a intere categorie di cittadini, in primis gli ebrei, e il diffuso autoritarismo contemporaneo, dove chi manifesta viene trattato da criminale.
Ma anche una sorta di razzismo istituzionale che colpisce chiunque non appartenga a una data società o etnia.
Ma sapete che c’é? Quegli studenti “stranieri” sono anche italiani.
E in Italia? La situazione non è così diversa
Anche qui, università e scuola sono diventate terreno di scontro politico:
- Docenti sanzionati per opinioni espresse nel loro tempo libero. Ricordiamo il caso di Christian Raimo, censurato per aver criticato il Ministro Valditara (che, diciamolo, accetta poco volentieri le critiche).
- un Decreto Sicurezza prevede pene pesantissime per chi protesta, anche in modo non violento.
- l’affermazione della retorica della meritocrazia, spesso usata per escludere chi parte da condizioni svantaggiate, anziché includere.
La verità è che tutti i regimi cercano consenso e reprimono il pensiero critico. E l’università che non si allinea, che osa fare domande scomode, fa paura.
Un campanello d’allarme per tuttɜ
Questo non è un trattato. È un punto di vista.
Ma anche con la sintesi imposta da un blog, è chiaro che non possiamo permetterci di restare in silenzio.
Le università non sono aziende, né avamposti politici. Devono resistere. Perché quando si piega l’università, crollano le fondamenta della democrazia.
Se si vieta a qualcuno di studiare perché “disturba”, è in corso un progetto preciso: addomesticare il sapere.
Perché un’università che insegna a pensare è una minaccia per chi governa con la paura. Il controllo ideologico si maschera da “ordine”, “neutralità”, “sicurezza”.
Ma quello che produce è normalizzazione, appiattimento, conformismo.
L’anticamera del totalitarismo.
Quanto ti preoccupa il bavaglio all’università?
Hai mai vissuto o visto forme di esclusione silenziosa?




Sì, è una situazione gravissima. In generale, le università sono ritenute dai “regimi” focolai di protesta contro il sistema, a prescindere dal loro essere luoghi di studio. Imbavagliare le giovani generazioni è un danno enorme, sta fomentando un odio verso tutto, una sfiducia nella classe politica e più importante un gap di svantaggio preoccupante per categorie fino a poco tempo fa tutelate. Non dimentichiamo che il politically correct (nella sua forma più nobile) era sorto proprio nelle università americane, fucina di idee, aggregazioni per i diritti civili, ecc.
Due cose: pare che, ma non ho verificato se sia vero, il pargolo più giovane di Trump sia stato rifiutato da Harvard e Columbia perché privo dei requisiti necessari per l’ammissione, e il paparino anche in seguito a ciò si sia arrabbiato molto. E poi: se gli Usa sono uno stato in cui le libertà fondamentali sono state costruite con la rivoluzione americana, possibile che un’amministrazione abbia tutto questo strapotere? Non c’è un congresso?
cara @Luz, la mammina del pargolo ha smentito che il figliuolo abbia mai fatto domanda ad Harvard, ma chi può davvero dirlo? Poi pare che la Corte stia mettendo il sale sulla coda del pavone, ma anche qui, per quanto reggerà? La democrazia americana, come tu giustamente ricordi, nasce e si ricordava per la libertà di insegnamento, di espressione, di pensiero. Ora è una fucina di repressione, etnocentrismo, repressione e violenza. Non dimentico I can’t breathe. Non nasce adesso, come non nasce adesso in Italia. Ma adesso è il momento di fermarli. Anche con i referendum
È già da un po’ che assistiamo alla demolizione della democrazia, in generale in tutti gli Stati.
L’America poi con l’avvento di Trump può far precipitare la situazione, ma del resto lo hanno votato no? Pur assistendo alla sua campagna elettorale fatta di slogan antilibertari lo hanno votato.
Trump è un dittatore nell’animo, e come tutti i dittatori non ammette il dissenso. L’attacco alle università, luogo di libertà e del sapere, è un ulteriore passo verso il baratro. Del resto anche in Italia stiamo assistendo alla demolizione della democrazia, anche la Meloni non ammette il dissenso tanto che non parla più con i giornalisti da molto tempo, lei fa solo slogan sui social e sulle tv di stato aumenta ogni giorno la propaganda sempre e solo a favore del governo, le critiche non sono ammesse. Altra cosa molto grave attacca gli intellettuali (c’è da sempre Saviano nel suo mirino e l’anno scorso ha attaccato Scurati, lo trovo riprovevole oltre che pericoloso).
Purtroppo solo quando perderemo la democrazia ne capiremo il valore (forse 80 anni di pace hanno creato un popolo troppo distratto che continua a non andare a votare ed è questa la cosa che mi fa davvero arrabbiare).
Proprio oggi @Giulia la Meloni ti da ragione: il decreto legge sicurezza è passato, beffandosi del parlamento. La repressione comincia, ce ne accorgeremo
La mia reazione è sgomento e paura. D’altra parte la strada è tracciata, la direzione è chiara. Se, come spero, qualche corte americana riuscirà a invalidare questo provvedimento presidenziale abnorme e illiberale, ce ne saranno comunque altri, e altri ancora.
Associazione di idee… ricordi negli anni ’80, quando iniziava l’ascesa di Berlusconi con le sue tv?
La pubblicità martellante diceva: “torna a casa in tutta fretta c’è il biscione che ti aspetta”.
Ovvero: non andare al cinema, a teatro, o Dio ci scampi a riunioni politiche o culturali, non uscire con gli amici ( dovresti parlarci…) ma torna a casa, mettiti davanti alla tv buono buono e non pensare a niente, divertiti!
Ha funzionato.E secondo me è stato l’inizio della fine…
@Brunilde ci hai fatto ricordare un episodio molto significativo e assolutamente pertinente come il richiamo del biscione berlusconiano. Grazie. E poi hai avuto ragione, la Corte ha cassato il provvedimento. Qualcosa si muove
Non ricordo più l’ha scritto ma ha detto in sintesi questo: ‘chi ragiona con la propria testa è un pericolo per il potere’.
Sono d’accordo totalmente con la tua analisi e pure con le conclusioni. Siamo a un passo dal baratro perché chi va a votare lo fa a scatola chiusa con la speranza di avere cibo e companatico gratis.
Le dittature sono molto più vicine e pericolose di quanto qualcuno vuol far credere il contrario.
analisi lucida che mi trova pienamente d’accordo.
Mi preoccupa questa ondata di autoritarismo e mi sgomenta che questa richiesta di continui giri di vite a restringere le libertà provenga dal basso: non solo i vari Trump, Meloni, Orban sono stati eletti democraticamente ma addirittura continuano a godere di ampia popolarità nonostante le continue svolte autoritarie.
ml
E’ un bel busillis caro @carlo. E’ la crisi della democrazia, è la delega in bianco, la ricerca di un uomo o una donna forte per risolvere tutti i problemi. Se chi dovrebbe farlo genera paure irrazionali e incontrollate, le conseguenze sono queste. Bisogna costruire alternative
È vero. Questa notizia ha colpito anche me. Grazie, Elena, per aver scritto ciò. Ho letto tutto con grande interesse.
Grazie Pia e benvenuta nel blog! Alla prossima