Il primo libro della mia vita
Storie libri e racconti

Il primo libro della mia vita

Stavo riordinando la mia libreria quando mi è capitatotra le mani un libro con la brossura scucita e le classiche orecchie sui lembi esterni della copertina.

Bianco, con una copertina vecchio stile e un autore, Carlo Castellaneta, che non ricordavo di aver letto.

Avevo tra le mani il primo libro della mia vita, nascosto per tutto questo tempo nella zona alta della libreria, quella dove ripongo i libri che non consulto mai.

 

Il titolo è “Professione Poliziotto“, oggi fuori catalogo, ma di cui potete trovare ancora qualche copia nel mercato dell’usato, anche on line.

 

Vedere la copertina, così “antica” ed essenziale mi ha restituito d’un tratto l’emozione della prima lettura della mia vita, commissionata dalla mia insegnante di italiano durante l’estate dell’80, prima di frequentare l’ultimo anno delle scuole medie.

 

Introversa e riservata, con una grande energia ancora inespressa, scoprii nella lettura un modo per uscire dalla finitezza del mio mondo e gustare realtà differenti da quella cui ero costretta a guardare ogni giorno.

Ritrovando questo volume sono andata alla ricerca delle ragioni per cui quella storia è rimasta tanto tempo al caldo dentro di me, come una perla di valore.

E forse qualcosa, rimestando negli angoli della memoria, ho ritorvato.

Così è nato questo articolo, che chissà, potrebbe anche diventare un meme 😉 .

 

Il primo libro della mia vita: Professione poliziotto

Il primo libro della mia vita

Se oggi vedessi in libreria un titolo del genere fuggirei a gambe levate dall’acquisto.

Questo romanzo, pubblicato nel 1978 nella collana Narrativa di Salani, racconta la storia di Franco, un giovane pugliese che alla fine degli anni ’70 emigra a Milano in cerca di fortuna arruolandosi in Polizia per rifuggire il destino di molti suoi coetanei che vuole i ragazzi del sud emigranti e disoccupati.

Una scelta obbligata che Franco abbraccia con coraggio, fermezza, fantasia e impegno severo.

Ritrovando il protagonista, così diverso da me, riconosco i tratti che suscitarono in me simpatia.

A quei tempi il senso della giustizia mi sollecitava già molto e in questo personaggio ritrovai quella stessa voglia di rispetto delle regole e della vita umana di cui nei difficili anni ’70 sentivo, se pur ragazzina, l’esigenza.

Le paure dei poliziotti a bordo delle “pantere” , Alfa Romeo di cui ricordo ancora la foggia (e che vi propongo nella foto di questo articolo), le ansie speculari dei malviventi, uomini come loro ma dall’altra parte della barricata, la loro bravura nel beffare i custodi dell’ordine pubblico, fa diventare la sfida quotidiana di Franco

 

«Non più un affare tra guardie e ladro, ma una sfida da uomo a uomo»

 

Qualcosa che va al di là del dovere, una missione, un umanesimo che Franco scopre in una città che non gli appartiene, Milano, nel pieno della sua industrializzazione.

Una città che fa paura. Buia e dove ogni lampione è un probabile pericolo o appostamento, che richiede una vista, un udito, sensi acuti e orientati al dovere di proteggere la città da ladri e malfattori.

Un compito che Franco sente suo, quasi inerme e sconsolato di fronte a un luogo in cui i legami e le abitudini della sua terra sembrano lontane e dimenticate, eccetto il segno della croce, che mantiene come gesto scaramantico più che come credo profondo.

Il romanzo arriva al suo climax quando il nostro poliziotto si trova di fronte al pericolo che per tanto tempo ha solo immaginato.

Lui, il mitra e la promozione che tanto desidera. Con la paura che non può raccontare a bloccargli le membra.

La caccia comincia. E un evento inatteso metterà di fronte Franco a una scelta. Voltarsi indietro o guardare avanti?

E a confrontarsi con il dolore, la paura ma anche con i sentimenti che lo porteranno a riconciliarsi con una città che non è più solo pericolo ma che può finalmente diventare amore.

 

Carlo Castellaneta

 

Non svelo di più della trama perché nonostante le scarse e pessime recensioni su Anobii che ho trovato, questo libro può interessare chi vuole una testimonianza cruda e reale sul tema della migrazione sud nord e dello sviluppo delle metropoli del nord Italia, su dovere e potere, su una verità che sia per tutti non solo per qualcuno.

 

E credo che la curiosità che sempre possiedo per la biografia di un autore si giustifiche nel fatto che essa possa raccontarci qualcosa di più a proposito delle scelte dei temi trattati, dei contesti socali, dei personaggi e persino della narrazione.

 

Castellaneta è un autore di cui non sento parlare da tempo. Scrivendo questo articolo ho scoperto che è morto qualche anno fa per cui ammetto che la mia ricerca sia tardiva.

 

Autore profilico, ha pubblicato più di cinquanta libri, oltre ad aver esercitato per anni la passione giornalistica per il Corriere della Sera, ma io non lessi che questo.

 

Nato a Milano, una città e una regione che ospiteranno la maggior parte dei suoi romanzi, da padre pugliese e madre milanese. Ed è la radice del sud che agita le corde di questo romanzo, che ci offre una storia di immigrazione, di spaesamento, di ansie e sopravvivenza, di differenze culturali difficili da superare e dalla voglia di farcela, di andare avanti, di migliorare la propria condizione.

 

Temi oggi del tutto attuali.

 

Pennello e pittura, carriera sicura

 

Questo famoso proverbio della Marina Militare, che assegna al mozzo con pennello il primo gradino della carriera militare, sembra adattarsi perfettamente al Castellaneta autore e anche al suo personaggio.

Cominciano entrambi dalla base. Castellaneta entra subito nell’abito dell’editoria come correttore di bozze per la Mondadori, e attraverso questo lavoro ha la fortuna di essere notato dal grande Elio Vittorini che allora era consulente della grande casa Editrice, grazie al suo romanzo Viaggio col padre.

 

Finalista nel 1968 al Premio Campiello, con il romanzo “Gli incantesimi” pubblicato da Rizzoli, poi vinto da Ignazio Silone con “L’avventura di un povero cristiano”, ha diretto la rivista Storia Illustrata ed è stato un giornalista apprezzato.

 

C’è molto della sua vita in questo romanzo, non trovate?

Conoscevate già questo autore?

 

Ma ora veniamo a voi.

 

Qual è il primo romanzo della vostra vita?

 

Vorrei tanto rispondeste tutti, senza filtri. Muoio dalla curiosità!

 

Quanto a me, la mia vecchia copia di Professione Poliziotto non è più nello scaffale alto della libreria ma in quello ad altezza uomo.

 

Lo guardo e mi accorgo che anche se non è stato il romanzo che più mi ha influenzato nella mia vita di ragazzina, certo è stato il mio primo passo verso il grande amore che oggi nutro per la scrittura e la letteratura.

 

Perciò sono grata per un dono così grande.

 

 


 

24 Comments

  • Calogero

    Il primo libro che ho letto, era l’estate del ’88, appena finita la terza elementare, è l’antesignano della fantascienza nonché un capolavoro assoluto della narrativa: 20000 leghe sotto i mari.
    Credo che Jules Verne abbia influenzato in modo determinante le mie scelte letterarie future.
    Come dimenticarlo?

  • Rebecca Eriksson

    Da piccola in Inghilterra ho consumato i libri di Frances Hodgson Burnett, La piccola principessa e Il giardino segreto. Una decina di anni fa ne ho trovate due copie inglesi in un mercatino dell’usato e ho voluto comprarle. Da allora ogni anno sotto Natale li rileggo per nostalgia.
    Ricordo anche il mio primo libro in italiano, letto da sola: si chiamava “Scappa Bouc, scappa!”.
    Ma il libro che mi ha fatto comprendere l’importanza della lettura e della scrittura come testimonianza è stato Joseph Joffo, un sacchetto di biglie.

    • Elena

      Bentornata Rebecca. Che bello avere qui un punto di vista più lontano del solito. Ammetto la mia ignoranza, non conoscevo la Burnett che ho scoperto essere l’autrice de “Il piccolo lord”, di cui ho visto ripetutamente il film, e non solo da piccina. Cercherò il libro. La morale è che qualunque lingua o storia individuale noi possiamo avere, è bellos coprire che un libro fa parte di noi. Ci restituisce l’immagine di come eravamo. E lasciami dire, la bellezza di un momento di nostalgia… A presto

      • Rebecca Eriksson

        Non avrei saputo dirlo con parole migliori: tutto ciò che ci emoziona diventa parte di noi. Letture e cinema/televisione sanno avere un impatto più forte.
        La trama de La piccola principessa forse la ricorderai nel cartone animato giunto in Italia col nome di Sara lovely Sara.

  • Marina

    Ti ho lasciato la mia testimonianza su Fb, ma qui aggiungo che quello trovato in soffitta, quest’estate, e fotografato è, forse, il libro più prezioso che conservo, perché comunque decreta una “prima volta” e sapere che ero una bambina di nove anni, quando lo maneggiavo, mi commuove ancora.

  • Grazia Gironella

    Ti risponderei volentieri, ma non ho davvero idea di quale sia stato il primo libro che ho letto. Non saprei nemmeno fissare una linea di demarcazione tra i miei “librini” di bambina e i libri veri e propri. Bello però scoprire un pezzo del genere su uno scaffale remoto, e riconoscerlo anche! 🙂

    • Elena

      Ciao Grazia, in realtà accanto a “lui” c’era un altro romanzo, diciamo coevo, di cui in questo momento ricordo solo la copertina (sono fuori per lavoro, appena rientro a casa ti dico). Ma è stato subito chiaro che era lui. Il titolo, Professore poliziotto, ha continuato a rombarmi in testa per ore . Ho provato sfogliandolo a ritrovare il perché ma non ci sono riuscita. Forse dovrei rileggerlo..in fondo è un pezzo di storia mia e della letteratura…

  • Luz

    “Introversa e riservata, con una grande energia ancora inespressa, scoprii nella lettura un modo per uscire dalla finitezza del mio mondo e gustare realtà differenti da quella cui ero costretta a guardare ogni giorno”.
    È pari pari la descrizione che avrei fatto di me stessa a quella età.
    Dunque, il primo romanzo… Il primo libro fu certamente Alice nel Paese delle meraviglie o Tom Sawyer, in edizioni grandi e illustrate che mi regalavano le zie. Avevo 6 anni. Il primo romanzo impegnativo è stato “David Copperfield” in edizione integrale, che lessi nell’estate fra la quinta elementare e la prima media. Avevo voglia di sentirmi grande, e sapevo di stare passando a una fase diversa, così mi lessi centinaia e centinaia di pagine, amandole visceralmente (a oggi Dickens resta uno dei miei prediletti).
    Di Castellaneta dovevo possedere qualcosa, che ricordo presi con mia sorella ai tempi in cui eravamo abbonate al Club degli Editori. Ma non ne ricordo il titolo.

  • Patricia Moll

    Mai letto CAstellaneta. Peccato! Peccato anche che il libro sia ihntorvabile. CErcherò sui banchetti dell’usato.
    Il mio primo libro? Lo sai che non lo ricordo più? Ho sempre letto molto e di parole scritte sotto ai miei occhi e dentro la mia anima ne sono passate tante. TAntissime.
    Ricordo quanto orgoglio provavo tenendo tra le mani Intervista con la storia di Oriana FAllaci ma non credo sia il primo in assoluto.
    Ci penso e poi al limite ti riscrivo. Ciaooo

    • Elena

      Bene Patricia, attendo allora con ansia il risultato delle tue scorribande nella memoria. Certo che se fosse Fallaci, hai cominciato con un tiro alto…

  • newwhitebear

    Castellaneta lo ricordo come scrittore anche se non ho mai letto nulla di suo.
    Il primo libro? Boh! Forse i ragazzi della via Paal o Marc Sawyer di Twain. Ricordo che per natale non mancava un libro da leggere quelli storpiati e ridotti per i ragazzi. Forse Fratelli Fabbri Editori. Caratteri grandi, figure e copertina plastificata rigida. Parlo di sessant’anni fa!

  • Sandra

    Castellaneta è piuttosto famoso, ma non ho letto nulla.
    Purtroppo il mi primissimo libro non lo ricordo, potrebbe essere stato un Rodari, ne ho letti molti durante le elementari, ma non ne ho la certezza, vero è che i libri d’infanzia a cui sono più affezzionata li ho conservati nonostante i diversi traslochi e quelli che non avevo (es. perchè non erano miei, cioè prestati o presi in biblioteca) mi sono data da fare per recuperarli al mercatino dell’usato, me ne mancano soltanto due, uno in realta l’avevo anche trovato ma l’acquisto on line non mi dava fiducia e dell’altro non ricordo nè titolo nè autore ma solo la trama e diventa un’impresa impossibile.

    • Elena

      In miei libri d’infanzia sono spariti dalla circolazione molto tempo fa. Collodi, Rodari, altri. Non so dove siano, forse in qualche angolo della cantina di mia madre. Sarebbe bello ricostruire un angolo dedicato al passato, ma oltre ai testi bisognerebbe avere anche lo spazio. Ho rintracciato una persona che ha letto questo libro qualche anno dopo di me nella stessa scuola. L’insegnante doveva essere un’appassionata di Castellaneta o avere una quota sulle royalties

    • Elena

      Ciao Marco, nemmeno io lo ricordavo e a dire la verità non ci avevo mai pensato. Se non fosse riemerso per caso dalla libreria mi sarei scordati di Castellaneta ancora chissà per quanto. Sarei curiosa di conoscere le ragioni che spinsero la mia insegnante alla suggerirlo, ma non so come chiedere. Era una giovane maestra, forse i temi dell’integrazione le erano cari. Cerca nella tua memoria e nella libreria. Per me sapere da dove sono partita è stato molto importante
      Buona giornata!

La tua opinione scrivila qui :)

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: