La copertina è giusta? Te lo dicono le vendite

Chi mi segue da un pò sa quanto dia importanza alla copertina. Il colore, il soggetto, la dimensione delle lettere del titolo. Tutto questo è importante, specie nel mondo della vendita on line. Direi che molto più che in libreria oggi siamo convinti all’acquisto da una prima occhiata e nella prima occhiata c’è appunto la foto di copertina.

Che il mercato on line funzioni in questo modo ne ho le prove, come sempre, portate dall’esperienza.

La copertina è giusta? Te lo dicono le vendite

Il mio diario di viaggio a Cuba, Il Futuro di Cuba c’è (maggiori informazioni qui) è stato pubblicato in formato ebook nel lontano 2014.

Ero decisamente alle prime armi con il self editing e ricordo bene che mi feci aiutare da un mio collega, molto bravo Cuba - diario de viajecon Photoshop, per creare la prima copertina.

Questa

 

Senza fare alcuna promozione, presa come sono sempre dalle mille peripezie della vita quotidiana, questo piccolo diario, che contiene un’esperienza originale che oggi credo valga il doppio, la Cuba di Fidel che ormai è storia, vendeva circa una sessantina di copie all’anno.

Senza promozione, ogni anno, per me non è niente male.

Quando qualche tempo fa ho deciso di cambiare copertina mi sono presa un bel rischio. Ogni tanto vale la pena e rinfrescare un prodotto spesso piò significare rilanciarlo, specie se non ti senti più rappresentata da un’immagine.

Nel mio caso la copertina con la bandiera cubana mi aveva stancata, l’avevo vista molte volte e pensavo che fosse giusto cambiare.

E poi, volevo un volto a rappresentare Cuba.

Così, in un perdiodo di gigetto*, mi sono messa a lavorare alla ricerca di una foto e ho creato questa copertina.

Mi piaceva, ma non riuscivo a trovare un font adatto al titolo. Si può dire che non l’ho mai trovato.

Al di là dei giudizi (oggi a me pare proprio bruttina) il fatto vero è che con questa copertina, invece di dare nuovo sprint alle vendite, esse sono calate, di una cifra che calcolo intorno al 15%.

Certo, non ho chiamato l’ISTAT a misurare questa percentuale, ma più o meno è quella giusta 😀

Mi credete quando dico che è stato soltanto allora che ho capito che questa copertina non era né bella né brutta, ma sbagliata?

Riconoscere quando una copertina è sbagliata

Come qualunque errore o ripetizione inutile, ne facciamo spesso, riconoscere qualcosa che non ha funzionato e di cui siamo noi gli artefici richiede tempo.

A me è servito un anno, che non è poco. Ma almeno, ci sono arrivata :mrgreen:

Cosa c’è di sbagliato in questa copertina?

La prima cosa che salta all’occhio è la contraddizione tra il titolo e la foto. Con tutto il rispetto, ma come diavolo ho fatto a pensare al futuro con la foto di una vecchia signora, che per giunta tenta di accocricare la sua esistenza con un enorme sigaro cubano?

Quindi, giusto per ricapitolare. Le caratteristiche di una buona copertina sono, come ho meglio elencato in questo articolo:

  1. la foto e il soggetto scelto
  2. il colore
  3. la dimensione e la tipologia del font
  4. la coerenza tra la foto e il contenuto
  5. se avete altro da aggiungere, accomodatevi!

Insomma, riconoscere che la copertina era sbagliata è stato il primo passo per scegliere di cambiarla.

Il nuovo soggetto che ho scelto parte dalla riflessione che facevo prima: il futuro di Cuba è una strada aperta e colorata.

Ecco la nuova copertina del Futuro di Cuba c’è  che a mio avviso ben rapprsenta questo messaggio.

La copertina è giusta? Te lo dicono le vendite

A me piace decisamente di più. Fresca, chiara e accattivante. Voi che ne pensate?

Ritenete sia giusto cambiare ogni tanto copertina per incontrare nuovi lettori, oppure siete tra coloro che preferiscono mantenere il design iniziale, per sempre?

Comunque la pensiate, per tutte e tutti voi pubblico qui un estratto del diario in cui racconto la mia esperienza in una scuola rurale della Ceiba.

Qualche giorno fa un bambino autistico che ha organizzato la sua festa per i quattro anni appena compiuti, ha visto partecipare soltanto un bambino, mentre gli altri compagni di scuola non hanno nemmeno avvisato.

Mi ha fatto ricordare che a Cuba avevo trovato valori ben diversi…

Leggete sotto!

E se volete acquistare il mio diario di viaggio con la sua nuova fiammante copertina, fatelo cliccando qui sotto e non dimenticate di lasciare una (bella) recensione :mrgreen:

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Non avete idea di quante scuole ci siano in ogni villaggio. E di quante classi. Noi le abbiamo visitate tutte. Prima nella città di San Antonio de Los Banos, accompagnati da Roberto, Mario e Capì, a visitare la Escuyela Especial “17 de Abril” , poi nella Ceiba.

La Ceiba è la zona rurale di San Antonio de Los Banos. Prende il nome da un albero che qui è molto diffuso e che ha un significato religioso per gli ariguanabensi. Quando è giovane la pianta ha degli aculei come quelli delle rose ma molto più robusti sparsi sulla superficie del tronco. Sono utili per evitare lo strusciamento degli animali più grandi che metterebbero a dura prova la resistenza dell’esile tronco. Con gli anni, a mano a mano che il tronco si irrobustisce, gli aculei scompaiono e la pianta diventa praticamente indistruttibile. In origine la particolare gratitudine della popolazione nei confronti di questo albero era dovuta al fatto che durante i frequenti tifoni rappresentava un valido riparo dai fulmini e dunque una garanzia di vita per chi si affidava alla sua possenza.

Sapete, le difficoltà con la lingua possono diventare delle ottime scusanti per restare fuori dai guai…Io ho capito troppo tardi la raffinata tecnica degli altri membri del gruppo. Mauro impegnato a girare, a cogliere questo o quel riverbero di luce, un particolare, Nadia che scivolava da una parte all’altra delle aule quasi senza fare rumore, come una presenza eterea, Mario che attendeva fuori, con la scusa di tenere d’occhio la macchina…

Elena possibile che non ti accorgi di nulla…e in un baleno sei fatta, sei nella tela del ragno, nel turbinio della scuola cubana!

Maestre di ogni materia, ordine e grado mi vengono incontro, mi spiegano i loro metodi didattici, mi fanno domande, mi portano nelle loro classi, mi presentano i loro bambini, ad uno ad uno, mi chiedono anche naturalmente di fare delle domande e di interagire con loro…un incubo

Alla fine non sono nemmeno più in grado di integrarmi nella classe di matematica dove si parla una lingua internazionale quella dei numeri delle divisioni e moltiplicazioni, somme e sottrazioni.

Il mio itagnolo incredibilmente in queste occasioni diventa quasi comprensibile anche a loro e allora via, un’altra scuola, è chiaro che siamo interessati dunque perché non accontentarci…..liberatemi!

Scherzi a parte sembrava di essere entrati in una di quelle gioiellerie costose, dove il commesso, che è il custode del bene supremo, ti illustra e presenta i gioielli come se non ci fosse nulla di più prezioso nella vita. Questi ragazzi sono i gioielli di Cuba, e non stupisce che ricevano tanta attenzione. E’ commovente l’atteggiamento delle insegnanti: è uno dei compiti fondamentali in questo Paese, la e l’insegnamento, è l’unico vero investimento per il futuro che questo popolo può fare. Quello che in occidente viene chiamato capitale umano, qui è il motore, la linfa, il centro dell’esistenza della comunità, il suo futuro.

Nessun bambino è lasciato solo. Vi sono alcuni casi di bambini menomati, in particolare down. La scuola Especial 17 de Abril si occupa proprio di loro. Due sezioni, di circa 60-65 bambini ciascuna, divisa in una decina di classi. Il rapporto con loro è diretto e continuo. Nei cortili ci sono le cucine, le dispense, con poche verdure, molto umili. E ciò nonostante garantiscono una dieta equilibrata: pomodori, cavolo verza, patate, riso, fagioli, carote, cipolle, carne – rigorosamente di maiale perché quella di vacca è sotto la protezione dello stato per garantirne la riproduzione e la produzione di latte per vecchi e bambini – frutta tropicale molto ricca di vitamine.

Lo stato assicura loro anche il pasto di metà giornata oltre all’insegnamento. Si tratta in campagna di una importante funzione che consente alle mamme di lavorare e di non doversi preoccupare dei figli, lasciati in un ambiente protetto.

Quasi come da noi, dove la conquista di un posto in asilo costa una fatica paragonabile alla conquista di una visita specialistica in ospedale…..una gimcana, evidentemente ci vogliono sempre in ottima forma.

Dunque non solo un programma nutrizionale preciso ma anche un controllo sanitario attento, soprattutto per i bimbi con anomalie psichiche o fisiche, che hanno una logopedista e una psicologa a disposizione ogni giorno.

Da “Il futuro di Cuba c’è” – Sel Publishing – Elena Ferro


Il *gigetto è un momento di follia creativa un pò infantile che a volte mi prende e che mi fare fare cose di cui in genere non mi pento

 

Commenti

  1. tra le tre copertine preferisco di gran lunga la prima, quella iniziale. La seconda ha un difetto, che non so se qualcuno lo abbia rilevato, la scritta copre lo sfondo e per di più è poco incisiva ovvero si confonde col viso. Se togliamo la scritta quel viso è molto espressivo di un’idea che si ha di Cuba.
    L’ultima? Dico che è semplice ma non travolgente. Diciamo convenzionale come impostazione e come immagine di sfondo. La prima no, racchiude tutto il messaggio che volevi trasmettere.

    1. Si alla fine credo anch’io che la prima funzionasse. A volte mi vengono dei momenti di debolezza e cambio tutto. Dovrei imparare a essere più riflessiva… Comunque questa secondo me funziona, vediamo se vende

  2. Ciao, Elena, non credo che ci siamo mai incrociate.
    Sto navigando in questi giorni fra blog di blogger selfpublisher, cercando di capire i segreti di questa importante operazione dell’autopubblicazione.
    Mi fai riflettere sul fatto che la copertina anche, e soprattutto per gli esordienti o in generale per chi non ha canali potenti come editori che fanno buona promozione, è fondamentale.
    Penso che la prima copertina fosse davvero bella, non solo a vedersi, ed esprimesse il senso potente del tuo viaggio in questo paese. Non l’avrei cambiata.
    Forse, effettivamente, cambiare non fa bene, a meno che non si tratti di un editing di tutto punto.

    1. Ciao Luz e benvenuta nel blog! Dopo aver scritto questo post mi sono resa conto che forse avrei potuto lasciare la prima copertina che in fondo in fondo era abbastanza azzeccata. Ma poi c’è stata quella di mezzo e ho dovuto cambiare perché proprio non funzionava! Questa mi piace, vedo che incontra buoni auspici dei miei amici commentatori e quindi spero di essere tornata in carreggiata.
      Venendo al tuo dubbio, per un self publisher la copertina a mio avviso è più del 50% delle possibilità di essere acquistati. Altri hanno un nome noto, o un titolo molto spinto. Noi sel publisher abbiamo solo il primo colpo d’occhio. E giustamente ci sforziamo per come sappiamo perché sia efficace e convinca qualcuno ad acquistarlo! Stai anche tu lavorando sulla tua copertina?

      1. La mia copertina esiste nella mia immaginazione. Penso di non prendere immagini dal web ma farla realizzare da un fotografo professionista, un amico che è un artista dell’istantanea. Fondamentale che sia su uno sfondo immerso nella natura, e a pochi km da casa esiste un poco come quello che immagino. Devo però trovare una ragazza che, fotografata di spalle, sia l’esatta copia della protagonista. Ecco, questo sarà più difficile.

        1. Le immagini che ritraggono la natura con donna sullo stesso sfondo sono molto utilizzate per romanzi d’amore o femminile, se scrivi generi come questi direi che 6⃣ nel treno topic . Avere un amico fotografo è molto importante, dovresti procurarmene uno… Anche perché sebbene sia un’appassionata tra me e la fotografia non c’è molta compatibilità

  3. Per me hai fatto benissimo a cambiare, quest’ultima è decisamente più ariosa e trasmette meglio l’idea del contenuto. L’altra non mi dispiaceva ma secondo me il font era inadatto, troppo abusato per i romance. Poi il titolo non risaltava abbastanza e copriva il volto. La vecchina con il sigaro era simpatica ma forse sminuiva anche un po’ il tipo di libro (forse). Di sicuro c’è una tale concorrenza che le copertine sono fondamentali quindi è stata un’ottima mossa questo cambio. Io cambiai la prima di Bagliori e non me ne sono mai pentita.

    1. Ciao Maria Teresa, ricordo molto bene il momento in cui cambiasti la tua copertina. E anche come hai deciso il titolo del tuo secondo romanzo, Come un dio immortale. Anche la condivisione della scelta sul blog la trovo una strada molto utile e positiva, anche se i gusti sono talmente specifici che è impossibile accontentare tutti. Ma alcune cose che hos critto nel post e che sono venute fuori dai commenti mi inducono a pensare che ci siano davvero delel regole fndamentali da non trascurare mai. Il font, è una di queste.
      SOno felice che il lavoro sia di tuo gradimento, ora avanti tutta!

  4. Diciamolo, è inutile rifarsi al proverbio – il libro si giudica anche dalla copertina.

    Soprattutto dalla copertina, quando ci aggiriamo per la libreria o navighiamo per lo store online.

    Quindi, ben vengano lo studio, le considerazioni e le modifiche che hai apportato 😉

    1. Ciao, benvenuti nel blog! Anch’io sono ahimè convinta che l’immagine conti, anche se poi senza il contenuto rischia di diventare un boomerang per l’autore, come giustamente sostiene @Nadia. Grazie allora per il supporto e speriamo che anche il responso delle vendite sia positivo! Torna quando vuoi, noi siamo qui

  5. Dirò qualcosa di scontato ma, la copertina bisognerebbe azzeccarla al primo colpo e mantenerla. Cambiare copertina rischia di generare confusione nel potenziale lettore che cerca un titolo e se lo ritrova, per qualche disguido tecnico delle piattaforme online o perché ci si è dimenticati di aggiornarla su tutti gli store presso cui il titolo è in vendita, con due copertine differenti recanti lo stesso titolo e il medesimo autore (“Sto osservando lo stesso libro o due testi differenti?”). Non sapendo, a quel punto, cosa pensare, potrebbe dirottare il suo interesse verso la concorrenza.
    Inoltre, un lettore che lo avesse acquistato con la vecchia veste grafica potrebbe riacquistarlo pensando, magari, a un nuovo lavoro, soprattutto qualora oltre all’immagine si decidesse di cambiare anche il sottotitolo. Nel momento in cui si rendesse conto di aver speso i suoi soldi solo per ritrovarsi in mano lo stesso libro con due copertine diverse gli verrebbe naturale pensare di essere stato fregato. E se parliamo di uno che se la lega al dito… riesci a immaginare in quanti modi diversi potrebbe danneggiare l’immagine dell’autore attraverso una mirata opera di screditamento?

    Bisogna farci molta attenzione, i lettori persi non tornano mai indietro.

    Detto questo, capisco benissimo le difficoltà dei selfpublisher di azzeccare la copertina. Io stesso, ancora, guardo la copertina che ho fatto per il mio romanzo e continuo a chiedermi se non abbia sbagliato tutto.

    1. Il tuo ragionamento Calogero non è sbagliato, azzeccare la copertina al primo colpo sarebbe il top. Ma quando non succede credo sia giusto rimediare. Non avendo cambiato nè la data di pubblicazione né altri elementi del titolo, non credo ci si possa confondere.
      In ogni caso la prossima volta che ne dovrò pensare una, cercherò di farla al meglio! Il problema copertina però non riguarda solo il self publisher ma anche l’editore. Io conosco molti libri che nel corso del tempo hanno cambiato copertina e a volte anche titolo (pensa a “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie invece “E poi non rimase nessuno”). Cambiano edizione o prefazione e via, nuova copertina, proprio per invitare nuovamente all’acquisto!
      Io ho aggiornato tempo fa la prefazione, perché nel frattempo era mancato Fidel e , almeno nella prefazione, andava richiamato. Questa volta non ho toccato niente… Vedremo il responso del pubblico!

      1. Il ragionamento, per farti capire, deriva un po’ da quello che accade quando si pubblica un ebook su diversi store, i quali assegnano al titolo ciascuno un ISBN, ASIN e cosi via (a meno che non si acquisti un ISBN personale, per selfpublisher, e si utilizzi quello su tutti gli store), e un po’ dall’esperienza negativa che ho avuto il mese scorso cercando tramite la rete bibliotecaria della mia provincia un titolo di Asimov che conoscevo con una specifica copertina; ti lascio immaginare la mia confusione e il mio disappunto quando, dopo un’ora di ricerca (sembrava sparito dal mondo), sono saltati fuori quattro risultati: 4 copertine diverse (nessuna delle quali era quella da me conosciuta), 3 titoli con leggere differenze (Tutti i racconti vol. 3 – Tutti i racconti volume terzo – Tutti i racconti vol. III).
        Ho svuotato la mente e mi sono posto una semplice ma fondamentale domanda: “E mo’, quale pesce piglio?”

        Conclusione: Se la copertina proprio non va si può anche cambiarla; però, Elena, incrociamo le dita 🙂

        P.S.: Cambiare la prefazione è un’operazione commerciale che fanno anche le CE, magari in occasione di una riedizione, pubblicizzandola come insight esclusivo (Nuova prefazione a cura di Cicco Vacercalo!). Una strategia promozionale che può portare lettori in più.

        1. Non avevo mai considerato il punto di vista del lettore, sebbene sia una lettrice forte. Grazie per queste sottolineature, la prossima copertina giuro che la azzecco! Magari vi chiedo anche consiglio, che a chiedere non si sbaglia mai! 😀

  6. La nuova copertina è più colorata, sì. L’altra invece mi attraeva perché particolare, la vecchietta con i sigaro aveva il suo fascino. Ma hai fatto bene a cambiare, la dinamicità è una delle caratteristiche del mercato odierno. I fossili lasciamoli alla preistoria;)

    1. Si @Rosalia, un po’ di dinamismo non guasta! Sono felice comunque che anche la precedente non fosse così male, insomma con tutta la passione che ci metto…

  7. Confesso che mi piaceva di più la copertina precedente, anche se il tuo ragionamento sul contrasto anzianità-futuro fila. Invece con il tuo estratto mi hai fatto venire voglia di leggere il libro. 😀

  8. Non lo so se le copertine aiutano a vendere i libri. Io per esempio ho libri molto belli con copertine che non mi piacciono, ma qui si parla di classici e di gusti prettamente personali. Certo è che nel mercato editoriale di oggi se deve catturare l’attenzione di un lettore anche la copertina ha il suo peso. Non per nulla si mette in mano a professionisti. Infatti la casa editrice che mi ha pubblicato non ha fatto da sè ma si è appoggiata a theworldofdot. Certo è anche che a volte il costo non permette di usare i servizi e si fa da sé. Insomma per una concomitanza di casi può anche accadere di prendere un abbaglio con la copertina sbagliata, ma a mio avviso tanto fa il contenuto e il buon passaparola.

    1. Certo NAdia, il contenuto è importante, ma credo che oggi anche il primo impatto giochi un buon 30,35% della propoensione all’acquisto. Giustamente chi può, un editore serio lo fa di sicuro, si affida a servizi professionali. Io sono un apprendisat stregone e mi ostino a fare da me (fino a quando non troverò qualcuno che lavora come dico io) e dunque provo e riprovo. IL problema però non è il gusto per una copertina piuttosto che un’altra ma se comunica l’emozione giusta. Qui sta la difficoltà, secondo me. La tua copertina, come quella di @Rosalia, immediatamente fa oensare a un romanzo femminile, un rosa. E’ molto evocativa. Un nero con colori forti come il rosso e il giallo sono indicati per altri tipi di storie, appunto gialle o thriller e così via. Questo, come ha osservato giustamente @Barbara, è una specie di saggio informale. Credo che questa andrà bene, ma vi terrò aggiornate!

  9. Al di là delle scelte di foto, formati, colori, scritte (ognuno fa le scelte che meglio crede), io penso che la copertina una volta definita deve essere considerata in diverse dimensioni: dalla miniatura tipica che vediamo nelle newsletter, alla grandezza reale del libro. E la domanda che di solito mi pongo è: la sensazione si recepisce indipendentemente dalla dimensione?

    Per capire meglio quello che dico può essere utile una qualsiasi newsletter, come ad esempio quella di Amazon. A me capita spesso di vedere miniature di copertine che mi danno una certa sensazione sul tipo di libro che sto osservando e poi, appena ci clicco sopra, nella foto ingrandita vedo altri dettagli che mi danno altre sensazioni. Certo, alla fine un titolo magari non lo si compra comunque. Ma il punto è che certe miniature ti sviano subito e non ti invogliano nemmeno a cliccare per maggiori informazioni.

    Altro dettaglio che mi impongo di considerare è quello di valutare la copertina anche in bianco e nero. Mi spiego: dopo aver definito la copertina a colori (cioè quella ufficiale) è utile vedere come appare in bianco e nero o in scala di grigi perché molti e-reader non sono a colori. Se non sbaglio molti acquisti avvengono tramite e-reader: finisci una lettura e ti vengono proposti titoli dello stesso genere e/o dello stesso autore. Ecco: una copertina può essere efficace a colori, ma in scala di grigi o in bianconero perde qualcosa di determinante.

    1. Ciao @Darius, giuste per osservazioni! Non avevo pensato alle bianco e nero, sebbene io abbia ultimamente acquisti in modo quasi compulsivo ebook proprio attraverso l’ereader. In questo caso però per me la copertina quasi non conta. Conta il legame di quella proposta con ciò che ho appena terminato di leggere e che magari mi è molto piaciuto. Però è senz’altro una buona idea perché vedere le cose da più punti di vista non può che fare bene. Lo stesso vale per le miniature. In questo caso credo che la scelta del colore sia fondamentale. In fondo è la prima cosa che il mio occhio coglie prima ancora di una scritta o di una forma. È così anche per te?

      1. Certo, il colore è fondamentale. Sia come scelta di quello dominante, sia come combinazioni e contrasto per far risaltare i vari elementi che compongono la copertina. Una copertina studiata bene funziona sia come miniatura, sia come grandezza reale.

  10. Le scritte non devono mai sovrastare un viso. MAI.
    Così come, per essere visibili anche quando sono piccole miniature in mezzo a tante altre nella pagina web dove sono in vendita, il titolo e l’autore devono essere ben riconoscibili. No ai caratteri troppo romantici e no alle scritte “mimetizzate” nelle foto. Se l’occhio umano non le distingue chiaramente, è un problema.
    E più si incappa in questi errori, più i lettori capiscono che la copertina non è professionale (e qui cadono nei soliti pregiudizi del self publishing).
    Per mio gusto, la signora anziana andava anche benissimo come soggetto, magari il suo sorriso era proprio in relazione al futuro di Cuba, che ancora la riguarda. Ma le sono stati chiusi gli occhi… e quel “c’è” là sotto non si vede. La prima non era male, ma quest’ultima mi piace di più. Se fai caso: le copertine dei romanzi hanno le foto “estese”, ma le copertine di saggistica o manualistica tendono a ridurle ad un quadrato, al centro, in alto o in basso, ma non coprono tutta la copertina. Quindi questa è la più azzeccata, quella che rende la tua pubblicazione più professionale. 🙂

    1. Grazie Barbara de l’incoraggiamento! Allora aspetto di venderne una caterva e poi vi farò sapere . Scherzi a parte hai fatto benissimo a introdurre un altro elemento “critico” che in una copertina non deve mai comparire, ovvero un carattere troppo poco chiaro e sovrastante il topic della foto. Ottimo suggerimento per tutti noi e per le prossime copertine! Ecco cos’altro c’era di sbagliato nella copertina con l’anziana signora…

  11. Un po’ di tempo fa ho cambiato la copertine della mia Trilogia delle Erbacce perché non mi piacevano più. Di certo sono più belle. Le vendite? Quelle direi che si sono arenate, né faccio qualcosa (per ora) per rimetterle in moto.

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