Scrittura creativa

Self publishing: la mia opinione su Youcanprint e StreetLib

 

L’articolo che la scorsa settimana ha generato un dibattito come sempre utile e interessante, sui pericoli e i relativi pasticci che l’auto pubblicazione produce.

 

Oggi voglio parlarvi della mia opinione su Youcanprint e StreetLib, ovvero di come ho vissuto io l’esperienza con il self publishing. Si tratta di opinioni personali e di indicazioni che fanno riferimento esclusivamente alla mia esperienza e a quella di persone che ho conosciuto. Se voi avete la vostra, segnalatela al fondo di questo articolo.

 

Il self publishing è uno strumento sempre più adottato da scrittori e scrittrici, esordienti e non, così ho deciso di concentrarmi sui pro e sui contro del self publishing, presentandovi la mia esperienza personale con le due piattaforme che ho utilizzato, StreetLib e Youcanprint.


Come funzionano? Quali impressioni ne ho ricavato?

 

Non vi proporrò schede tecniche, ma una rapida panoramica sulle principali caratteristiche e una riflessione sull’uso del self publishing e su quali potenzialità abbiano oggi piattaforme di questo tipo per gli autori.

 

Spero di aiutarvi a fare con più consapevolezza la vostra prossima scelta di pubblicazione.

 

E mentre ci sono, vi suggerisco di leggere alcune risorse in rete che possono approfondire l’argomento da altri punti di vista: Maria Teresa Steri ad esempio affronta il tema nel suo blog Anima di Carta, dedicando al self publishing addirittura una rubrica ad hoc:  A qualcuno piace self 

 

Anche Marco Freccero cura, nel suo blog omonimo molto schierato a favore del self publishing, una rubrica dedicata agli autori indipendenti.

 

E poi ci sono io. Con questo post. Buona lettura!

 

 

Self publishing: la mia opinione su Youcanprint e StreetLib

Opinione su Youcanprint e StreetLib

 

Ci sono sostanzialmente tre tipologie di autori che approdano al self:

 

  • quelli delusi dall’editoria tradizionale
  • quelli che non ricevono risposte dall’editoria tradizionale e ripiegano sul self
  • quelli che scelgono il self scientemente, perché lo ritengono uno strumento utile e flessibile per promuovere e far conoscere il proprio romanzo al pubblico

 

A qualunque dei queste tre tipologie di self publisher apparteniate, dovete sapere che una pubblicazione non è mai per sempre.

 

Soprattutto chi si autopubblica, deve mantenere un’attenzione al prodotto libro costante e continua ed essere in sintonia con la piattaforma scelta, per conoscerne le evoluzioni e i cambiamenti, che negli ultimi anni sono stati davvero molto significativi.

 

D’altra parte c’era da aspettarselo: il self publishing ha incrementato i suoi utenti e lo sviluppo del print on demand, sempre più integrato nella filiera distributiva, permette di produrre piccoli stock utili anche per titoli a bassa rotazione o di ristampare just in time il titolo richiesto dalla libreria, senza sprechi o costose giacenze.

 

 

I numeri del self publishing in Italia

Non siamo ancora ai livelli degli Stati Uniti, ma in Italia le cose cominciano a muoversi parecchio.

 

Nel 2017 si stimano oltre 30.000 titoli di auto pubblicazioni e gli Indie, gli autori indipendenti, salgono al 45% del mercato librario.

 

Numeri che escludono i dati del KDP (Kindle Direct Publishing di Amazon) che non vengono comunicati (ma non ho chiaro il perché. Voi sì?) 

 

Tutto ciò pone un problema piuttosto serio, quello della qualità di quanto viene pubblicato.

 

Il self publishing da solo non può regolare o risolvere questo problema, a meno che sia lo stesso autore ad autoregolarsi. Ma come fare se oggi pubblicare è la cosa più semplice del mondo?

 

Ops, pubblicare o stampare?

 

Il self e il problema della qualità

“Con il self-publishing la selezione non avviene più a monte ma a valle del processo produttivo. Fa sì che le cose più interessanti emergano grazie alle scelte degli utenti”.

Lorenzo Fabbri di ilmiolibro.it

 

A parte i dubbi circa un’affermazione di questa natura, il self publishing come ogni cosa può essere uno strumento per il bene come per il male.

 

Mi spiego meglio.

 

Da un lato l’auto pubblicazione rappresenta un’occasione per ogni autrice/autore di farsi conoscere e apprezzare, sottoponendosi alle severe logiche del mercato.

 

Lo fa senza filtri iniziali, dighe o spocchiose risposte delle CE, anche in caso di esordiente.

 

Dall’altro lato il fenomeno del self publishing permette l’incremento spropositato di titoli, generando una sorta di dumping qualitativo dell’offerta di narrativa. Il rischio è la saturazione del mercato.


In un paese in cui i lettori sono pochi, l’inflazione di titoli non aiuta.

 

Da questo dilemma a mio avviso non se ne esce. Il self publishing agisce nel mercato, permette di collocare un prodotto senza che il consumatore possa prima valutarlo e dunque assume il rischio della scatola chiusa, senza possedere alcuna arma per difendersi ex post.

 

Con un prezzo abbordabile, specie per il formato ebook, il self è una possibilità vera che nella peggiore delle ipotesi finisce nel cestino dopo le prime dieci pagine (quante volte vi è capitato? A me molte).

 

Direte che ciò vale per ogni libro che non sia stato pubblicato da una Casa Editrice di un certo livello in grado di effettuare una selezione qualitativa a monte.

 

Oppure per ogni libro in generale che non incontri il gusto di chi lo legge.

 

Ma non concordo. Qui non stiamo parlando di una storia che piace o non piace, ma della tecnica narrativa e della conoscenza della lingua in cui si pretende di scrivere. Su questo è difficile transigere. Non siete forse d’accordo?

 

Un buon prezzo

Ciò che avvicina un esordiente al self è a mio avviso il prezzo.

 

Le promozioni che le piattaforme realizzano sono spesso legate a un’aspettativa di incremento delle vendite di prodotti che languono negli spazi virtuali delle librerie o meglio degli store on line.

 

Avete mai visto un romanzo di successo venduto a 2,99 euro?

 

Ebbene, un esordiente può farlo, in autonomia, per spingere chi non lo/la conosce all’acquisto.

 

Questo meccanismo cambia la prospettiva e il rapporto tra l’autore e il suo manoscritto, che è a tutti gli effetti un prodotto che viene collocato sul mercato e promozionato nel migliore dei modi, seguendo le regole del marketing valide per qualsiasi altro prodotto.

 

Senza la qualità non c’è sostenibilità. Ma anche l’estetica, la copertina, il logo, fanno la loro parte.

 

 

Una volta valutati i pro e i contro e definito a quale delle tre tipologie iniziali di self publisher appartenete, deciderete a quale piattaforma affidarvi.

 

Avete già le idee chiare? Vediamo che differenze ci sono tra Youcanprint e StreetLib. E poi decidete.

 

Ehi, non dimenticate di farmi sapere nei commenti in fondo all’articolo che ne pensate 🙂

 

 

La mia opinione su StreetLib

E’ la prima piattaforma cui mi sono rivolta, nel lontano 2014.

 

Si chiamava Narcissus, ed era appena nata. Poi nel tempo è diventata prima Simplicissimus Book Farm e poi StreetLib.

 

Il cambio di nome dà l’idea dell’evoluzione di un prodotto affidabile per quanto riguarda il formato digitale, ma non altrettanto per quanto riguarda il cartaceo, come ha giustamente osservato Marco in questo commento sull’articolo precedente.

 

All’inizio mi sono trovata bene: una volta superate le difficoltà di impaginazione e creazione della copertina, ai tempi molto farraginose almeno per quanto ho sperimentato io, le cose hanno funzionato piuttosto bene.

 

Le copie cartacee sono di buona qualità e ad oggi è l’unico self che io conosca a proporre carta color crema e di grammatura e ruvidezza analoghe a quelle dei libri delle grandi case editrici.

 

Quando prendete un libo in mano, sono dettagli di cui ci si accorge subito.

 

Su StreetLib i guadagni sono ahimè rendicontati con un certo ritardo, ma sono rendicontati e di solito non sfugge niente. Inoltre non ho registrato nessun problema all’acquisto del libro da parte dei futuri lettori, specie in formato ebook, e la consegna così come i pagamenti sono stati precisi e dettagliati.

 

La bacheca a disposizione dell’autore invece mi piace poco. La trovo meno fruibile di altre, perché poco intuitiva. Ma si tratta di un gusto personale suppongo.

 

Il prodotto ebook generato da StreetLib mi sembra buono, anche se i layout preformattati sono a mio avviso poco moderni e risentono un pò della storia che questa piattaforma ha.

 

Un ulteriore vantaggio che contraddistingue questa piattaforma è la possibilità di proteggere l’opera pubblicata dalla diffusione non autorizzata per mezzo del watermark e di altri dispositivi di cui potete prendere nota in questo articolo.

 

Io ho scelto di utilizzare il watermark, ma non sono in grado di dire se abbia davvero funzionato. Posso testimoniare però di non aver mai ricevuto segnalazioni di frodi. Diciamo che se mi hanno piratata non me ne sono mai accorta 😀 

 

Il libro è disponibile dovunque e non ho mai ricevuto lamentele di nessun tipo (con un blog, prima o poi qualche utente scontento ti scova e ti segnala, se è necessario).

 

L’impaginazione e la copertina, nonostante la qualità comparata con gli altri self publisher sia buona, risentono del fatto che la piattaforma è obsoleta e non è particolarmente generosa nell’aiutare gli autori, anzi.

 

Riuscire a progettare la copertina, inserire la piccola foto nella quarta, la biografia, la sinossi, bilanciare l’immagine e tutto il resto, non è affatto semplice né appunto intuitivo.

 

Ma ciò che a me è risultato antipatico è il fatto che alla fine di questo estenuante lavoro, una volta scaricata la copertina nel suo sviluppo completo in formato pdf (prima, quarta, dorso, anche questo non facilissimo da realizzare)  e inviata alla piattaforma, sono cominciati i problemi: quasi mai è nel formato corretto voluto dalla piattaforma!

 

E qui comincia l’incubo perché se non sei un grafico esperto e hai poca dimestichezza con pixel dimensioni delle foto, programmi adeguati per realizzare le modifiche, la cosa si fa complicata.

 

Puoi pagare, certo, ma è un’altra cosa.

 

Il problema più grosso per quanto mi riguarda è che dalla bacheca personale si possono gestire tutti gli e-book da ogni punto di vista (copertina, contenuto, sinossi, foto, ecc).

 

Ma per il cartaceo questa opzione non è possibile. Devi rivolgerti alla piattaforma. Così i tempi di lavorazione si allungano e non sempre sono compatibili con i tuoi desideri.

 

Quindi se decidi di pubblicare con una piattaforma parti per tempo. In fondo per fare un buon lavoro bisogna avere pazienza…

 

Armati di santa pazienza e se qualcosa non ti torna, procedi a botta e risposta via mail fino a quando non hai risolto tutti i problemi e finalmente la nuova versione può essere rilasciata.

 

In ultimo, una raccomandazione:

 

non fate l’errore che ho fatto io

 

Una volta segnalato e autorizzato il cambiamento, non dimenticatevi del problema ma datevi almeno un mese di tempo per verificare con costanza che il cambiamento sia stato effettuato.

 

Io mi ero dimenticata del problema e ne è venuto fuori un bel pasticcio!

 

Conclusioni?

 

Il cartaceo con Streetlib non andrebbe mai pubblicato

 

 

Definitivo? Per me abbastanza, ma attendo di conoscere le vostre opinioni in merito…

 

 

La mia opinione su Youcanprint

Dopo la prova di StreetLib, sull’onda di una suggestione di un amico che aveva pubblicato con Youcanprint, provo questa piattaforma.

 

Youcanprint non è solo una piattaforma per l’autopubblicazione: nel tempo ha sviluppato una serie di servizi a corredo dell’attività di print on demand o pubblicazione in self che dir si voglia, come ad esempio un blog con molte risorse utili per gli scrittori.

 

Purtroppo, è stato dimostrato in più di una occasione, il blog di questa piattaforma ha prelevato a piene mani contenuti di qualità presenti su siti che trattano il tema della scrittura, senza citare gli autori. Barbara Businaro di Webnauta ha parlato pubblicamente del problema in questo articolo.

 

Una risorsa utile per chi dovesse incappare in situazioni spiacevoli come queste. No plagio. Gli articoli scriveteveli da voi!

 

Il plagio peggiora la credibilità della piattaforma, anche se dal lato pubblicazione non ho proprio niente da dire.

 

A differenza di StreetLib infatti la pagina per la gestione degli ordini, dell’impaginazione e della rendicontazione è molto più chiara e dettagliata.

 

Io ho pubblicato con loro Tecniche di oratoria. Guida all’arte di parlare in pubblico e il prodotto finito, parlo del cartaceo in particolare, è di mio gradimento. Peraltro ha venduto benissimo 😉 

 

Il giudizio positivo vale sia per la qualità della carta, esattamente come l’ho chiesta e come la immaginavo, che per la qualità della copertina, lucida e di grammatura perfetta.

 

Una copertina che ho creato da me, come vi ho raccontato qui  e che mi piace davvero molto 🙂 

 

Youcanprint ha sulla sua bacheca non solo i rendiconti delle vendite dei libri con loro pubblicati, ma i libri in lavorazione, quelli già pubblicati, la mappa delle librerie in cui si possono acquistare, la distribuzione.

 

Inoltre come casa editrice è presente nelle fiere mettendo a disposizione il logo per i suoi autori.

 

E’ stata anche al Salone del Libro di Torino, una vetrina importante, specie per i nuovi autori.

 

 

Bisogna dire che Youcanprint è una piattaforma di pubblicazione che ha dei costi più elevati di StreetLib.

 

Per esempio, per la ripubblicazione di Così passano le nuvole, che voglio appunto togliere da StreetLib almeno in cartaceo, Youcanprint mi ha chiesto 70 euro, comprensive di una copia di verifica.

 

Non le ho pagate perché non avevo ancora ritirato tutte le royalties di Tecniche di Oratoria e dunque me le hanno scalate. Anche questa è una buona opportunità.

 

Ma cosa comprende questa cifra?

 

Impaginazione ed elaborazione della copertina (che io manterrei nella forma che già conoscete perché la trovo efficace e in ogni caso non desidero cambiarla). 

 

Tutto sommato, mi pare una cifra considerevole. Il risultato potete vederlo da voi, a me pare delizioso 🙂

 

Così passano le nuvole

 

Anche con questa piattaforma è l’autrice a decidere il prezzo di copertina, quali store ammettere per la distribuzione, quale copertina utilizzare.

 

La piattaforma offre una serie innumerevole di servizi a corredo della pubblicazione. Va da sé che i costi aumentano. Se qualcuno di voi li ha utilizzati più diffusamente, può offrire nei commenti qui sotto la sua opinione.

 

Dunque concludendo, se sei un autore in self che non ama scervellarsi per pubblicare, YCP è una buona soluzione. Offre assistenza completa, e permette persino di omettere il marchio YCP sulla copertina (io l’ho fatto perché proprio non mi piace). 

 

StreetLib è invece una soluzione economica e pratica per pubblicare in formato digitale. Se volete solo fare una prova e non volete pubblicare in cartaceo, allora StreetLib fa per voi.

 

In entrambi i casi occorre avere pazienza, tempo e voglia di tanto in tanto di andare a vedere come stanno i nostri libri.

 

 

Il self publishing non è per tutti: chi lo sceglie sceglie di vigilare sul proprio romanzo in tutte le fasi della lavorazione, persino nel post vendita.

 

Ricordatevelo.

 

 

Pro e contro del self publishing

 

Eccoci alla fine di questo post. Dopo questo excursus sull’esperienza di self publisher possiamo tirare una riga e rispondere alla promessa iniziale e vedere insieme quali sono i 

 

Pro e contro del self publishing

 

Se non abbiamo alcuna confidenza con gli strumenti informatici e digitali allora il self non fa per noi. Affidarsi costa troppo e a quel punto meglio lavorare alla cura del nostro romanzo e trovare una casa editrice, anche piccola, che possa pubblicarvi, magari in digitale

 


Analogamente, se siamo troppo pigri e vogliamo dimenticarci del nostro romanzo una volta pubblicato, meglio rivolgersi a una casa editrice tradizionale, che almeno pubblicherà il vostro libro in un determinato formato una volta per tutte e senza sorprese.

 

Ma, pensateci bene. Davvero volete dimenticarvi del vostro romanzo? Se appartenete a questo tipo di autori, ovvero chi vuole togliersi la soddisfazione di pubblicare per tenerne una copia in salotto da mostrare agli amici, allora una cosa vale l’altra.

 

Forse non è una storia quella che avete scritto, ma un’auto celebrazione.

 

Non temete, farà la sua ottima figura sullo scaffale senza prendersi la briga di chiamarlo libro.

 

Se invece pensiamo che la nostra storia valga la pena di essere letta, ogni sforzo che possiamo compiere va nella giusta direzione.

 

Se non vogliamo avere problemi di gestione dei file e di copertine da inventare, allora dobbiamo trovare qualcuno che lo faccia per noi.

 

Quanto a distribuzione, le piattaforme self possono far arrivare il tuo libro ovunque, anche all’estero, come farebbe una casa editrice tradizionale. Il tema è un altro.

 

Se non sei disponibile a prenderti cura del libro anche molto tempo dopo la pubblicazione, se non hai intenzione di promuoverlo in tutte le forme e i modi che oggi i social network mettono a disposizione, devi sapere una cosa: nemmeno le case editrici tradizionali ti si fileranno.

 

A meno che tu non sia un nome famoso, anche se non per le tua abilità letterarie, nessuno investe su qualcuno che non è disposto a investire su se stesso.

 

Non si vende a tavolino. Si vende se il passaparola funziona, se le chiavi o i #tag sono quelli giusti, se il tema è attualizzabile, se le persone ne parlano bene.


Se hai scritto qualcosa di cui potresti vergognarti, allora o il self non fa per te o è la scrittura a non fare per te.

 

Considera questa opzione, è molto meglio scoprirlo per tempo. Eviterai di deludere te stesso e i tuoi lettori.

 

Non dimenticare poi che la rete ha una memoria infinita. Perciò prima di pubblicare, in self o con una CE, pensaci bene.

 

Potrebbe essere il tuo trampolino di lancio oppure la tua sciagura.

 


E voi care Volpi, che ne pensate del self? Conoscevate queste piattaforme? Avete mai pubblicato con qualcuna di esse?

 

 

 

31 Comments

  • Salvatore

    Salve a tutti, sto per pubblicare il mio primo libro e, dopo numerose ricerche, la short list ricade tra StreetLib e Amazon. Ho letto tutti i commenti di cui sopra.
    A me che vendo i miei dati in cambio della gratuità e che per 90 giorni sono vincolato ad Amazon frega il giusto. Tanto ormai Amazon è lo store più utilizzato e quello a cui indirizzerei i miei compratori con autopromozione. Anche del codice ISBN posso fare tranquillamente a meno…
    Pertanto, per quale motivo dovrei invece scegliere StreetLib, che dal simulatore prevedo al massimo il 15% di royalty (+ 49€ di costo una tantum), se invece con Amazon ne ottengo ben il 60%?
    Grazie a tutti per risposte e suggerimenti.

    • Elena

      Ciao Salvatore, ben arrivato nel blog! Innanzitutto, in bocca al lupo per il tuo lavoro in dirittura di arrivo, è sempre una grande emozione quando si sta per pubblicare. Quanto ai consigli che chiedi, non mi sento di indirizzarti. Questo post ha il solo scopo di condividere un’esperienza e fare in modo che , anche attraverso le scelte rivelatesi giuste o sbagliate dagli altri, possiate vedere le cose da più punti di vista. Personalmente scelsi StreetLib perché non maneggiavo le impaginazioni e tutto ciò che oggi probabilmente grazie a programmi sempre più sofisticati mi risulterebbe più semplice. E’ un servizio che offre supporto a chi non è in grado di fare da sè. Se tu non hai questo problema e comunque sei solito suggerire gli acquisti su Amazon (che poi, lo faccio anche io, su questo blog!) fai benissimo ad affidarti ad Amazon. Io non l’ho mai fatto ma come vedi ci sono molte amiche che la pensano diversamente. Fai la tua scelta e poi sostienila il più a lungo possibile. Torturarsi con i “e se?” è veramente deleterio. Fammi sapere poi com’è andata. Un caro saluto

  • Francesco

    Ciao Elena, mi ritrovo catapultato nel tuo sito proprio facendo una ricerca sul self publishing. Ho iniziato a scrivere da un paio di anni e la mia prima opera è un saggio breve (100pagine Word) ispirato dalla mia ultradecennale esperienza, fortunatamente terminata, da laureato in un call center inbound. Dopo essere stato bellamente ignorato dalle CE a cui ho inviato la proposta sono ora tentato di autopubblicarmi, anche solo per il gusto di provarci. D’altronde l’argomento è abbastanza di nicchia e vorrei quantomeno capire come muovermi per poi sparare le cartucce migliori attraverso altri lavori che sto portando avanti. Il mio dubbio era fra Amazon e Youcanprint, ma dopo aver letto questi commenti scopro anche l’esistenza di StreetLib e la confusione è bella ed aumentata…. 🙂

    • Elena

      Ciao Francesco, ben catapultato sul blog :D! L’auto pubblicazione è senz’altro una buona strada per farsi conoscere ma, come immagino tu abbia già sperimentato, non è qualcosa da prendere sotto gamba, anzi. Far da sé richiede molta più pazienza e attenzione che affidarsi ma può regalarci splendide emozioni. Amazon come hai visto non lo conosco come editore, YCP sì, ma essendo a pagamento, un servizio che ripaga la spesa per intenderci, l’idea di StreetLib potrebbe essere interessante, visto che non chiede costi anticipati. Prova con un ebook intanto. Fai sempre tempo a inserire anche il cartaceo… Spero di esseri stata utile. Un caro saluto, spero di risentirti presto

      • Francesco

        quindi, se ho ben capito, YCP rispetto a StreetLib potrebbe rappresentare un investimento a fondo perduto, nel senso che pagando prima rischierei di perderci se il prodotto non dovesse vendere? Più o meno con entrambe le piattaforme quale sarebbe la spesa per metter su un prodotto con un minimo di visibilità? Comunque ho spulciato il tuo blog e ti dico che al netto di questa questione ci tornerò volentieri!

        • Elena

          Torna torna che mi fanno piacere i commenti pimpanti come il tuo! Più o meno è come dici. Entrambe le piattaforme hanno pagine di faq ch’è potrebbero esserti utili. Buon lavoro e buona pubblicazione!

  • Marco Belladitta

    Ciao, quali canali di distribuzione usa YPC per i libri cartacei? Cioè, li trovo nelle librerie?

    • Elena

      Ciao Marco, benvenuto nel blog! Sul sito trovi in specifico l’elenco delle librerie disponibili in Italia e dunque quelle più vicine a te. A differenza di altri, almeno nel mio caso, so che che in qualunque libreria fisica i libri pubblicati con YCP sono facilmente ordinabili e ricevibili in loco. Lo so percepire ogni volta che c’è un ordine YCP ti avvisa con una mail. Spero di esserti stata utile, buona giornata!

  • newwhitebear

    Leggo la tua risposta a @Marco A. e scrivi
    Ciao Marco, c’è da aggiungere una cosa: Amazon vuole l’esclusiva. La gratuità non esiste, nemmeno quando siamo convinti di ottenerla.
    Innanzitutto c’è da sfatare alcune leggende.
    L’esclusività, solo ebook, è se aderisci al programma KDP Select dura 90 giorni, sempre che tu metta la spunta di non volere il rinnovo automatico. In quel periodo puoi mettere il tuo titolo in offerta gratuita al massimo per cinque giorni. L’autore riceve le royalties sulle pagine lette da chi aderisce a Kindle Unlimited – costo 9€ al mese ma potrebbe avere subito un incremento di prezzo. Quindi è falso che i tuoi ebook possono essere letti gratis. Un mio ebook, scritto a quattro mani, ci ha fruttato finora una cinquanta di euro come diritti di lettura KU.
    Hai ragione nel dire che Amazon ha una potenza di fuoco economica impressionante e finirà per stritolare tutti. Però per combatterla bisogna essere trasparenti e offrire prodotti di qualità. Tuttavia non è questa una prerogativa italica. Mi risulta che Streetlib paghi al raggiungimento dei 50€ e non sempre i rendiconti sono trasparenti. Ovviamente non è detto che questo corrisponda al vero ma ho sentito voci in tal senso.

    • Elena

      Ciao Gian, quanto a trasparenza sono assolutamente d’accordo con te. Quanto a StreetLib, ma vale anche per YCP, compilano la fattura oltre una certa cifra. Fino a quando non l’hai raggiunta non emettono fattura e quindi non puoi rivendicare il pagamento. Il meccanismo di YCP è più semplice (almeno dal mio punto di vista) e immediato, specie ora che hanno eliminato il doppio invio della richiesta via mail e via fax (!!!) Su StreetLib come accennavo nel post è da tempo che non ricevo nulla, ma capisco anche che con la confusione delle copertine forse non ho venduto più nulla, però è davvero molto strano. Visti tutti i vostri contributi, specie i tuoi e quello di @Marco, penso che toglierò dalla vendita di StreetLib il cartaceo lasciando solo ebook e attenderò di poter pubblicare il cartaceo con YCP… Vedremo che succede 😀
      Abbracci

      • newwhitebear

        Non sei l’unica a lamentarsi che su streetlib non vende più nulla. Ha spostato tutto su KDP e le vendite hanno ripreso, non molte ma con una certa regolarità. Anche lei si è posta la tua stessa domanda: perché?
        Quello che mi ha scoraggiato di puntare su Streetlib è stato proprio quei 50 euro. E’ bello vederli arrivare ma dopo quando?

  • Sandra

    Non ho davvero le competenze per parlare di queste cose, ma non è possibile collocare YoCanPrint tra le Case editrici, perché non lo è anche se va a Torino. Sai, pagando lo stand chiunque può accedervi, voglio dire c’è pure lo stand di Sestri Levante perché si svolge la finale di un celebre concorso letterario ma è lì per propagandare il territorio.
    Il discorso è ampissimo, nel finale del tuo post accenni a diverse situazioni che esulano dalla scelta tra le due piattaforme, la promozione, la cura del testo. Io oggi mi sento più affine al pensiero di Marco.

    • Elena

      Saoi @Sandra nemmeno io ho competenze se non le considerazioni che derivano dall’osservazione della realtà. Io penso che tu abbia ragione: YCP non è un editore, non nel senso alto del termine. E nel mucchio dei non editori trasciniamo anche molte CE che pensano di esserlo. E che magari fanno anche un pessimo lavoro. Ma questa è un’altra storia

  • Maria Teresa Steri

    Non conosco per esperienza personale le due piattaforme, posso solo augurarti che Y. non ti deluda. Concordo però con Marco A. sul fatto che KDP offre la migliore piattaforma per il cartaceo e ti permette di avere sotto controllo tutti i passaggi. Gratis e con royalties che gli altri si sognano.
    Se affidarti a qualcuno che faccia queste cose per te ti fa sentire più tranquilla, però lo capisco. In fondo molti preferiscono l’editoria anche per questo. Dopotutto i servizi di intermediazione con il self sono una via di mezzo tra l’indipendenza e l’editoria tradizionale.
    PS Grazie per la citazione!

    • Elena

      Cara MT, la delusione in questi casi è dietro l’angolo. Diciamo che a non deludermi è stato il manuale che ho pubblicato che vende realmente bene. E’ merito di YCP? Mah. Ora che ho deciso di pubblicare Così passano le nuvole su questa piattaforma vedremo se sarà capace di fare meglio di StreetLib. In fondo non c’è modo migliore di procedere se non per tentativi quando si deve imparare qualcosa… Quanto all’essere più tranquilla, io ti seguo da tempo lo sai e conosco le tue competenze in merito a pubblicazioni self. Io non possiedo, quindi ho bisogno di avere un minimo di supporto. Da sola non me la sentirei di affrontare anche questa parte di lavorazione del libro… Citazione dovuta, sei una delle guru del settore 😉

  • Marco A.

    Amazon non impone l’esclusiva. La richiede se vuoi accedere alla possibilità d’essere letto dagli abbonati a Kindle Unlimited.
    Da Amazon è gratis il cartaceo perché hanno creato un solido pannello di controllo.
    Su Streetlib vi è l’operatore è soprattutto la possibilità di spillare denaro al povero autore self che non sa che può avere lo stesso servizio senza pagare nulla.
    Sulla profilazione… Ma sul serio? E allora bisognerebbe cancellarsi da tutti i social, non fare ricerche su google, non utilizzare i cellulari Android e non utilizzare WordPress. Tutte cose all’apparenza gratis.
    Sulle stelline. Sei sicura che su IBS, Trustpilot o Tripadvisor siano trasparenti?
    Per concludere, potremmo discutere ore su quel che è editoria e quel che non lo è. Il self non è editoria, in qualsiasi forma, ma non per le ragioni che normalmente si pensano.
    Ma… credo che sia utile procedere oltre. Un abbraccio.

    • Elena

      Ciao Marco, siamo caldi sull’argomento, bene bene! Allora sulla profilazione hai ragione riguarda tutti i social ma qui c’è se possiamo definirla così l’aggravante della più grande piattaforma per vendere. Insomma, era solo epr dire che il gratis in questi casi non esiste. Sulle altre stelline no non sono sicura delle altre stelline e della loro veridicità, è difficile oggi fare “fat cheking” in rete. So di sicuro perché è stato ampiamente dimostrato che su Amazon si possono fare interessanti operazioni. Così come per i like su Facebook ad esempio. Era solo per dire che la realtà in effetti è sempre il terreno su cui mi trovo più a mio agio per valutare le cose, tutto qui 😉 Comunque io il sistema di pubblicazione Amazon non lo conosco e dunque il confronto con voi che lo utilizzate e ne siete soddisfatti è stato molto utile.

  • newwhitebear

    Come sai sono un indie dalla nascita, scelta ponderata dopo aver potuto leggere dei contratti editoriali, e non sono pentito.
    Ho letto con attenzione il tuo post, come al solito lucido e preciso.

    Scrivi
    Dall’altro lato il fenomeno del self publishing permette l’incremento spropositato di titoli, generando una sorta di dumping qualitativo dell’offerta di narrativa, il genere più pubblicato, fino al rischio di saturazione del mercato.

    E in un paese in cui i lettori sono proprio pochi, l’inflazione di titoli non aiuta.
     
    Da questo dilemma a mio avviso non se ne esce, perché il self publishing agisce nel mercato, permette di collocare un prodotto senza che il consumatore possa prima valutarlo e dunque assume il rischio della scatola chiusa, senza possedere alcuna arma per difendersi ex post.

    Ecco il mio pensiero
    Se da un lato hai ragione, da un altro punto di vista non è vero.
    Mi spiego meglio. Giusto l’accenno al dumping delle pubblicazioni ma quando le CE tradizionali pubblicano, non ristampe ma prima edizione, circa 40000 libri all’anno cosa fanno queste?
    Ancora gli ebook delle CE sono di una qualità scadente che fa pensare al più sprovveduto degli indie. Questo perché loro convertono i pdf, il formato di stampa, brutalmente in ebook e li fanno pagare quasi come un libro stampato.
    Preferisco pagare pochi euro piuttosto che 9,99 euro di un ebook delle CE e non finirlo perché fa schifo.

    Poco sotto scrivi, non riporto tutto ma solo il passo finale.
    …Ma non concordo. Qui non stiamo parlando di una storia che piace o non piace, ma della tecnica narrativa e della conoscenza della lingua in cui si pretende di scrivere.
     
    Su questo è difficile transigere. Non siete forse d’accordo?

    Ecco quello che penso al riguardo
    No, non sono d’accordo. Affermare che le CE assicurano una qualità di scrittura che l’indie non fa non è assolutamente vero. Pessime traduzioni, refusi eclatanti si trovano in quasi tutti i testi pubblicati dalle CE per il banale motivo che la revisione delle bozze non viene fatta. Se, e sono rari, la scrittura è impeccabile, il merito va ascritto all’autore che ha curato il suo testo.

    Poni questa domanda
    Avete mai visto un romanzo di successo venduto a 2,99 euro?

    Ecco la mia risposta
    No, ma nemmeno uno scadente e le CE ne sono piene.

    Un’altra sensata riflessione
    Senza la qualità non c’è sostenibilità.
    Ma anche l’estetica, la copertina, il logo, fa la sua parte.

    Chi può darti torto? Certo che hai ragione ma forse tutti i libri pubblicati dalle CE rispettano questi canoni?

    Sulle due piattaforme italiane non mi pronuncio, perché non le conosco e quindi mi astengo da qualsiasi commento.
    Io mi sono affidato a KDP di Amazon e Smashwords, che ha come interlocutori italiani Kobo, Lafeltrinelli e Apple libri.
    Le copertine devono rispondere a determinati requisiti altrimenti te le rifiutano. Quindi se sono di qualità scadente non le accettano. KDP da poco si è dotato di correttore ortografico. Quindi chiedono la revisione del testo. A me non è mai capitato anche se poi ho trovato refusi non rintracciabili dai correttori che utilizzo.
    I pagamenti, mensili, sono puntuali anche per pochi euro. C’è la rogna del documento fiscale americano ma la sua compilazione non è difficile.
    KDP è diventata un po’ fiscale ultimamente ma niente di trascendentale.
    In conclusione la mia esperienza con loro è positiva. molte riflessioni
    Una lunga e articolata risposta perché il post poneva

    • Elena

      Ciao Gian, ben venga l’articolata risposta. Bene c’è una discussione tra noi che mi pare utile. Hai introdotto il tema della fiscalità che non è da poco. Avevo dimenticato di aggiungere che le due piattaforme rilasciano la dichiarazione di quanto venduto ai fini della rendicontazione fiscale, consentendomi anche di essere a posto con il fisco. Non ho idea se Amazon e la sua rendicontazione fiscale americana che ha un regime differente lo consenta. Sono in assoluto disaccordo con te quanto alla scarsa qualità delle CE. Non so a quali libri tu faccia riferimento, sarebbe utile segnalarli, perché a me non è mai capitato, eccetto un caso, di un refuso, in un romanzo vincitore di un blasonato premio. I refusi hai ragioni sono fastidiosissimi, ma ne trovo a centinaia e non esagero nel self. Forse abbinare alla strada autonoma un professionista o qualcuno che legga con altrettanta attenzione il nostro testo non guasterebbe. Oggi il mercato è così inflazionato perché appunto c’è molta offerta. Tutti vogliamo pubblicare e non ci accontentiamo di un no, andiamo avanti. Leggo di autori che pubblicano romanzi illeggibili e poi mettono nella bio “Amo scrivere e non mi fermerò per niente al mondo” : Per un lettore esausto suona come una minaccia. Insomma, ben vengano le pubblicazioni in self ma con la consapevolezza che , a parte la fatica su cui siamo tutti d’accodo, potremmo anche non aver contribuito come sognavamo alla letteratura come sognavamo. E allora forse non è editoria. Come se decidessi di partecipare a una regata con una barca autocostruita. Mi divertirei forse lo stesso, sarei orgogliosa se restasse a galla fino alla fine, ma non potrei vincere con chi viaggia su una barca perfettamente a segno. Tocca tenerlo in conto. Ed essere sereni lo stesso. Perché in fondo la scrittura è per noi stessi prima che per gli altri. E’ buona solo quando oltre a noi siamo capaci di emozionare qualcun altro da noi. Abbracci

      • newwhitebear

        Ciao. Cominciamo dai refusi nelle CE. La Newton Compton è famosa per questo. Però è in buona compagnia. Nessuna CE è esente. Sarò stato sfortunato ma ne ho trovati non pochi.
        Un romanzo pubblicato da questa casa editrice, Il mercante di libri maledetti di Marcello Simoni, che ha vinto il premio Bancarella è zeppo di orrori grammaticali e sintattici, che nemmeno un ragazzino di terza media farebbe. Ancora tutti i libri di Donna Tartt, vincitrice di Pulitzer hanno orrori di traduzione, CE Rizzoli. Se vado a spulciare tra gli 800 ebook e i 600 cartacei farei una lista che non finisce più. I più gettonati sono quelli tradotti. Pessimi libri editi dalle CE, big comprese? Lasciamo perdere. Che tra i self la percentuale sia alta non lo metto in dubbio, anzi concordo con te, nel mucchio mi metto anch’io. Il vantaggio del self sui refusi che correggerli se l’autore lo vuol fare costa un click. Io l’ho fatto spesso coi miei, quando qualcuno mi ha segnalato il refuso. In misura analoga lo segnalo all’autore, se lo conosco. Le CE non lo fanno, perché costa tempo e denaro e poi tra sei mesi nessuno compra più quel libro.
        Dici giustamente che libri di scarsa qualità ti indispettiscono. Pure a me capita lo stesso. Ho 4 o 5 libri, non ricordo bene perché li ho sepolti tra quelli che non leggerò mai, che sono graziosi omaggi di Garzanti e altre CE. Sono stati offerti in regalo perché ho recensito le prima trenta pagine. Chiunque sano di mente non me ne avrebbe fatto omaggio visto che li avevo definiti pessimi. Eppure li hanno pubblicati e fatto pubblicità. Non chiedermi titoli, perché sono finiti non so dove.
        Come leggi, non sono CE di piccole o piccolissime dimensioni, che tutto sommato fanno un buon lavoro di scrematura, ma parlo di CE note.
        Inflazione di titoli pubblicati? I dati ISTAT parlano chiari. Settanta/ottanta mila libri dotati di ISBN italiani, quelli esteri non sono conteggiati, mi sembra una follia a fronte del 20% della popolazione che ha letto almeno un libro all’anno. Non sono mica tutti self questi ma la parte del leone questi numeri li fanno le CE.
        Per quanto riguarda la fiscalità a febbraio ricevo il consuntivo americano per la fiscalità italiana. Consuntivo abbondantemente sotto la cifra minima da aggiungere al mio 730. Però i miei titoli come gli altri autori sulle due piattaforme sono comprensiva di IVA assolta da loro.
        Ricambio l’abbraccio

        • Elena

          Ecco Gian, in effetti hai citato la Newton Compton che io di solito non acquisto. Ricordo che quando uscì fu proprio commercializzata come una CE che forniva titoli importanti a prezzi concorrenziali. Immagino che la ragione fosse innanzitutto nella qualità della materia prima, di minor validità, ma non pensavo che avesse risultanze anche sulla qualità del testo. Ti dirò che ho una certa indulgenza per i refusi. Mi infastidiscono, è vero, ma tutto sommato li considero peccati veniali. Se è un autore che conosco li segnalo senza problemi, perché credo che come fai tu ciascuno di noi debba avere la buona abitudine di manutenere il libro. Il peggio sono ciò che tu chiami orrori grammaticali e sintattici, che sono insopportabili, per la verità anche nella vita quotidiana. Possono capitare, ma non in maniera ripetuta. concordo con te.

  • Grazia Gironella

    Per fare la fastidiosa, ti dirò che credo poco sia ai trampolini che alle sciagure, in questo campo. Si tenta, si sbaglia, si aggiusta il tiro, si va avanti. Certo che di voglia ce ne vuole, perché se vuoi farti leggere devi anche sobbarcarti un impegno da mettere a regime, non una tantum. D’altra parte, come diceva Carmen La Terza sul suo canale YouTube Libroza, anche se sei pubblicato da un editore importante, passato un anno quello passa a promuovere altro, e il tuo libro a quel punto deve navigare da solo come può… vale a dire con i tuoi personali sforzi promozionali, che però ti valgono 80 centesimi a copia. Un piccolo editore può essere più motivato a seguirti, ma non può offrirti il boost iniziale, né una buona promozione costante; royalties, idem. Quindi mi sentirei soltanto di dire: se vuoi e se puoi, ergo se hai voglia e tempo di dedicarti ai libri che produci, tenta il self; se invece non hai voglia di sbatterti, meglio l’editoria tradizionale. Tutto dipende anche dalle tue aspettative in merito. Riesci a continuare a scrivere se gli editori ti dicono di no e non ti legge nemmeno il gatto del vicino? Ti interessa continuare a scrivere, oppure non è un grosso problema smettere? Tutte queste cose possono fare la differenza. Io non sto certo facendo grandi numeri con Amazon, ma sono contenta e cerco di migliorare. La piattaforma evolve costantemente e offre risposte a tutto; quello che ora è disponibile soltanto sui mercati esteri piano piano arriva anche da noi. Valuterò cosa vendere anche su altri store, ma Amazon per ora è la mia base.

    • Elena

      Ciao @Grazia, vedo che Amazon va per la maggiore, come avrai capito, non è la mia scelta. Il tema peraltro non è neppure, almeno per quanto mi riguarda, sbattermi oppure no. Il tema è l’affidabilità di un partner (mi piace la definizione di Marco A: anche se non condivido il suo pensiero) per una pubblicazione in self che significa senza editore ma anche questa è editoria!
      Senza editore significa che l’autore si accolla ogni step, compresa la pubblicizzazione dell’opera che in ogni caso, come tu stessa affermi, riguarda anche l’autore pubblicato con una casa editrice nota che dopo tre mesi (un anno è pure troppo) ti abbandona se non hai sfondato e passa ad altro. E’ il mercato. Io mi trovo bene con chi offre un servizio che sono disponibile a pagare il giusto. E preferisco essere trovata anche nella distribuzione tradizionale (oltre ad Amazon per capirci) perché è lì che si trovano gli scrittori e gli editori. Poi sono scelte. Ma la cosa più importante è essere soddisfatti del proprio lavoro e felici di avere persone che aspettano che tu esca per leggerti . Insomma, non è da poco. L’editoria sta cambiando. Ma se vuole sopravvivere deve avere in mente una cosa che la tiene fuori dalla mera logica di mercato: le cose che scriviamo, ammesso che siano di qualità, producono cultura. Per quanto possa cambiare l’editoria e affidarsi alle leggi del mercato, degli algoritmi e del delivery, non può snaturare se stessa. Un libro è un prodotto, non una merce. Per me c’è una grande differenza. Buona giornata, nessun fastidio!

  • Marco Freccero

    Io ormai pubblico il cartaceo (e digitale) su Amazon.
    Per raggiungere le altre piattaforme StreetLib, che mi pare stia perdendo lo smalto degli inizi. Lenti a rispondere, per esempio.

    • Elena

      Sono d’accordo Marco, StreetLib sta perdendo smalto. All’inizio era molto ben piazzata, operativa e affidabile. Tempi di risposta immediati e una piccola somma che ovviamente va a riconoscere il lavoro di chi impagina, ecc… Ma oggi credo che queste piattaforme stiano perdendo proprio per l’affermarsi di Amazon. Un cannibale che quando ci accorgeremo di essere parte del suo bolo alimentare sarà troppo tardi…
      Comunque credo negli autori indipendenti. Ma non credo nella gratuità, come già dicevo a Marco A. La gratuità non esiste e quando te la propongono è perché stanno acquistando altro da te con i tuoi soldi. Per esempio, dati. Profilazioni, gusti, consumi, orientamenti. Per un portale che vende di tutto, è tanta roba, altro che gratis. Lo dico non perché sia contraria alla scelta di pubblicare solo con Amazon, ma perché credo ancora nell’editoria che è altra cosa. Buona giornata

  • Marco A.

    Riguardo la mia affermazione il cartaceo non andrebbe mai pubblicato con Streetlib, non è dettata dall’essermi trovato male con la loro piattaforma, anzi, è buona e di qualità.
    Ma dal semplice fatto che in buona sostanza è un servizio non concorrenziale ed efficiente.
    Non conosco YoucanPrint nei dettagli, ma Amazon possiede un servizio più efficiente, più dalla parte dell’autore.

    In buona sostanza, un autore indipendente, non ha bisogno di una piattaforma che trova ogni scusa buona per spillargli quattrini; questo lasciamolo all’editoria tradizionale. L’autore indipendente ha bisogno di partner.

    E Amazon, per l’autore è un partner molto valido, perché pur nella sua politica aggressiva, gli autori indipendenti li sostiene.

    Ad esempio, pubblicando il cartaceo con Streetlib, si ha la possibilità di venderlo anche su IBS e gli altri store online. Peccato però che IBS e soci, considerino il self una dinamica da serie B, quindi fanno parecchia attenzione a distinguere, nelle classifiche, i libri buoni dell’editoria, rispetto ai reietti del self.

    Amazon, viceversa, è democratico, al suo interno che l’autore sia King, Camilleri, o un indipendente, è la stessa identica cosa. Non è la piattaforma a giudicare con pregiudizio, ma il lettore.

    Ma per essere concreti, ecco le tre motivazioni per cui il cartaceo andrebbe pubblicato con Amazon e non con Streetlib.

    1)
    – Streetlib richiede una fee una tantum per ogni libro pubblicato di 49€.
    – Amazon chiede 0€.
    Io che ho pubblicato 3 romanzi, sarei già a -147€ con l’uno, mentre in pareggio con l’altro.

    2)
    – Con Amazon fai tutto da solo, addirittura vi è il pannello di controllo per realizzare la copertina, quindi anche se non ne sai niente di trim e smarginature, puoi non solo riuscirci, ma modificare la copertina tutte le volte che vuoi con un attesa di approvazione di circa 24 ore.

    3) La cosa più importante di tutte: le royalty.
    Se poniamo un libro cartaceo di 250 pagine, nel medesimo formato per entrambe le piattaforme, a un prezzo di copertina di 11,99€, avremo:
    – Amazon royalty di 3,32€
    – Streetlib royalty di 0,89€

    Pertanto, a parità di pubblicazione, con Streetlib l’autore indipendente riceve il 9% di royalty, ovvero quanto un editore tradizionale, mentre con Amazon il 276%.

    9% contro 276%. Tutto qua.

    Ah, ma magari l’autore potrebbe dire: il prezzo di 11,99€ è troppo alto per sole 250 pagine.
    Presto detto, se si abbassasse il prezzo a 9,99€:
    – Streetlib darebbe 0,14€ – ovvero il 3% di Royalty.
    – Amazon 2,16€ – ovvero il 216% di Royalty

    Credo che non vi sia altro da aggiungere.

    • Elena

      Ciao Marco, c’è da aggiungere una cosa: Amazon vuole l’esclusiva. La gratuità non esiste, nemmeno quando siamo convinti di ottenerla. Amazon è un gigantesco contenitore che usa gli autori per produrre merce che spinge secondo algoritmi che sono fuori dal tuo controllo. Pensi davvero che la pratica delle stelline sia trasparente? Andiamo. Dimmi che costa zero e che hai deciso di affidarti a un solo player, che guarda caso sta sfondando anche come printer on demand e per tenere gli autori, clienti eccellenti perché sono i primi compratori di sogni, organizza addirittura concorsi esclusivi dedicati a chi pubblica con loro. Il tempo dirà, caro Marco. ma questa non è editoria.

Che ne pensi? Dimmelo qui!

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