Che pasticcio il self publishing!
Scrittura

Che pasticcio il self publishing!

 

So che questo blog è letto da molti self publisher.

La maggior parte di loro maturano questa scelta editoriale con cognizione di causa, per altri si tratta più spesso di un ripiego o di un’occasione per pubblicare da cui si può facilmente tornare indietro.

Non è sempre così ma capisco che ad alcuni piaccia sostenerlo.

 

Una scelta capace di dare molte soddisfazioni e, talvolta, generare guai. A me sono appena capitati.

 

Che pasticcio il self publishing!


Per me pubblicare in self è stata una necessità su cui ho meditato a lungo.

In allora (solo 5/6 anni fa) il pregiudizio circa l’auto pubblicazione era molto persistente.

Il timore diffuso tra gli autori difficile da superare era la convinzione che un’opera pubblicata in questo modo avesse meno valore agli occhi dei lettori di una pubblicata nell’ambito dell’editoria tradizionale.

 

Oggi questo pregiudizio si può considerare superato, perché il self publishing è diventato a tutti gli effetti un modo per far vivere una storia, una storia che però valga la pena di leggere e raccontare.

 

Per quanto riguarda le mie pubblicazioni posso dire di non essere pentita di questa scelta. Mi pare già un risultato.

 

Ciò che è successo, il pasticcio di cui parlo nel titolo, è solo colpa mia.

 

Già perché il self publishing richiede un’attenzione costante da parte dell’autore, uno sguardo vigile sulla distribuzione e sulla qualità del testo così come pubblicato.

 

Chi sceglie l’autopubblicazione deve sapere che non è una scelta fatta una volta per tutte, ma va monitorata, perché le piattaforme cambiano modalità di distribuzione, a volte omettono, dimenticano, sopprimono.

 

Sta a noi vigilare affinché il nostro testo resti come lo abbiamo desiderato per tutto il ciclo della sua vita.

 

A me non tutto è andato per il verso giusto.

 

Il problema è che l’ho scoperto al momento sbagliato.

 

Che pasticcio il self publishing!

 

Sono approdata al self publishing dopo l’esperienza di pubblicazione del mio primo romanzo con una piccola casa editrice.

 

Il self publishing mi è parsa una soluzione a portata di mano: a differenza di prima avevo completamente sotto controllo il processo, il rendiconto economico, la distribuzione.

 

Inoltre il mio libro era finalmente accessibile e in qualunque momento potevo lavorarci sopra per fare in modo che il prodotto fosse esattamente come lo desideravo.

 

Ammetto di avere avuto qualche difficoltà all’inizio, perché in allora le piattaforme per la scrittura e progettazione del romanzo dal punto di vista grafico e del layout erano più complesse e articolate di adesso.

 

Con un numero di prove sufficientemente alto sono riuscita, smanettando, a produrre qualcosa di passabile, visto che non sono una professionista né dell’impaginazione né della grafica.

 

Quando, una volta superati i problemi tecnici, il mio libro potè essere venduto attraverso gli store on line o gli ordinativi delle librerie fisiche, la sensazione che provai fu magnifica!

 

Non solo avevo ridato visibilità al mio romanzo, ma lo avevo fatto da sola, dal principio alla fine.


Non ho ritenuto di avvalermi delle numerose professionalità che intorno a un processo come questo insistono: correttori di bozze, editor, grafici, impaginatori, marketer ecc.

 

Apprezzabili e in qualche caso necessarie. Ma dopo la prima esperienza con un editore, ho preferito fare da sola.

 

Devo ammettere che le cose sono andate bene per un pò, poi qualcosa si è rotto, non saprei nemmeno dire il perché. 

 

E proprio alla vigilia del giro di lettura e riproposizione del mio primo romanzo, per farvi venire un pò di appetito sul nuovo 😉 ho fatto una triste scoperta.

 

Pasticcio copertina

 

Per guardare le cose da un altro punto di vista, potrei dire meno male.

 

Meno male che mi è venuto in mente di verificare, anche se all’ultimo momento, lo stato della mia pubblicazione così come appariva sui social, visto che per quanto mi riguarda il romanzo doveva avere la copertina e la presentazione coerenti con la pagina del mio blog ad esso dedicata.

 

Ma quando ho verificato il funzionamento del link mi sono accorta del problema: il mio romanzo è distribuito con ben quattro copertine diverse!

 

Cosa è successo?

 

Sintetizzo per punti quello che è abbastanza un disastro:

 

  • La vecchia casa editrice nonostante un accordo legale continua a mantenere in vendita il mio libro (e probabilmente a incassare senza ovviamente rendicontare nulla). Lo fa con la vecchia copertina, che peraltro avevo progettato io (la loro era improponibile).
  • Il sito a cui mi sono affidata per le pubblicazioni in self, StreetLib, ha pubblicato il romanzo con una copertina differente e privo di tag, che tutti sappiamo essere essenziali per la ricerca dei titoli on line. Anche la sinossi è errata.
  • Ho notato un calo sospetto e inusitato delle vendite de Il futuro di Cuba c’è, che da 5 anni ha un quantum di vendite costante. Sono numeri modesti ma fissi, ogni anno.

 

 

Volete farvi un’idea del disastro? Andate sul sito IBS a questo link

 

Ps: di solito linko Amazon, colgo l’occasione per informarvi che ho revocato l’affiliazione del mio sito a questo e-commerce.

 

L’avevo fatta per pubblicare le copertine dei libri in modo più semplice ed esteso, ma non guadagnando nulla e non essendo questo un sito che promuove libri a fini promozionali o economici, ho preferito tagliare ogni legame da questo punto di vista. 

 

Aggiungete a questo il caldo, la stanchezza, la voglia di mandare tutto e tutti a rinfrescarsi, e avete il quadro completo di come mi sento! 👿 

 

 

Tutto si può risolvere (o quasi) quando si tratta di self publishing

 

La prima reazione: isterica. Poi, niente panico. Tutto si può risolvere, o quasi!

 

Cosa ho fatto?

 

Ho scritto una mail a StreetLib ribadendo la richiesta di modifiche e per sicurezza sto migrando il romanzo su un’altra piattaforma che già utilizzo per Tecniche di oratoria. Guida all’arte di parlare in pubblico e con cui  mi trovo molto bene, YouCanPrint.

 

La lettura del romanzo sul blog (che poi avevo pensato a una soluzione intrigante, non vedevo l’ora di proporvela) deve attendere.

 

Chiedo scusa ai solerti che in soli quindici minuti avevano già condiviso su Twitter il post e messo un like sulla mia Pagina Facebook.

Sorry 😐 

 

Non c’è niente di peggio che rilanciare un romanzo in queste condizioni.

 

La sua reintré dovrà slittare forse di un paio di settimane.

 

Per ora la mia assistente di StreetLib mi comunica di essere appena andata in ferie, così attendo paziente un segnale di vita che mi consenta di rimettere le cose a posto.

 

Intanto mi convinco che forse la scelta di affidarmi a un editore per Càscara sia ben fatta.

 

Ma so già che nessuna pubblicazione è liscia fino in fondo. Voi che ne dite?

 

Quali sono i pasticci più fastidiosi che vi sono capitati con la pubblicazione in self?

 

Avete voglia di raccontarli?

 

 

23 Comments

  • Giulia Lu Dip

    Pubblicare in self è un impegno notevole (mi sembra però che il tuo problema sia più connesso all’editore precedente che continua a vendere il tuo libro). Quando ho pubblicato il mio primo romanzo su Streetlib – che allora si chiamava Narcissus- ho commissionato la creazione del l’epub e della copertina (che però era in omaggio se commissionavi l’epub entro una certa data) a Narcissus. Hanno fatto un buon lavoro con l’epub (ma hanno sbagliato il titolo sulla prima bozza di copertina) e siccome si era a fine luglio la pubblicazione è slittata a fine agosto, vabbé poco male perché per i primi tre mesi non ho venduto nulla, ma questa è un’altra storia, nessuno mi conosceva…solo dopo un po’ ho cominciato a fare promozione.
    Dopo un po’ di tempo mi sono accorta che c’erano delle imperfezioni nel testo, tipo qualche virgola mancante, qualche refuso, così ho deciso di fare una revisione, però non avendo creato io l’epub non potevo aggiornarlo. Decisi di imparare a usare “write” il software di Streetlib per creare gli ePub e, applicandomi un po’, ho imparato, funzione utilissima perché da allora quando pubblico posso aggiornare l’epub tutte le volte che voglio (e purtroppo per quante revisioni faccia c’è sempre qualcosa che può sfuggire).
    Io sono contenta di essere self perché ho il controllo della situazione, tra l’altro con Streetlib mi trovo bene, ogni volta che ho avuto un problema me lo hanno sempre risolto (e parlano in italiano), una volta avevo fatto la copertina del cartaceo di un romanzo, avevo fatto un errore (c’era una frase ripetuta due volte nella sinossi) così ho scritto per fare la correzione, dicendo che avrei pagato la revisione (c’era la regola che la prima cover inserita con i loro programmi era gratuita, ogni revisione si pagava), invece non mi hanno fatto pagare nulla e dopo la cover era perfetta.
    Mi trovo bene anche con Amazon, però con Streetlib ho possibilità di ampliare il mercato agli altri store on line…

    • Elena

      Streetlib ha funzionato bene per un po’ ma di recente ho riscontrato molti problemi. Credo che ritirerò il cartaceo venduto tramite loro dal mercato e lo inserirò con youcanprint. Al momento mi pare più affidabile. Uso write, ho sempre impaginato da me o miei libri (una faticaccia) ma oggi oggi la cosa che mi interessa di più è un buon editing. Per questo cerco qualcosa di più del self…

  • Marco A.

    Sono finito in moderazione? E che ne so. Ormai sarò così scomodo per l’umanità, che i sistemi informatici cominciano a boicottarmi. 😛

    Ti parlavo di quello strano caso dell’autore self, perché mi ha permesso di comprendere dell’esistenza del catalogo dei libri in commercio.

    Prima di questa scoperta, credevo che il sistema funzionasse come immaginano tutti. Ovvero un editore, per pubblicare un libro, lo affida a un distributore e questo lo fa finire nelle librerie fisiche e virtuali.
    In realtà, per poter essere preso in carico dal distributore, il libro deve essere inserito dentro al catalogo dei libri in commercio.
    E l’inserimento avviene tramite l’isbn.
    Tanto è vero che uno stesso libro, può esistere più volte all’interno del catalogo. La versione economica in paperback o quella più costosa in brossura, equivalgono a due pubblicazioni separate.

    Quindi, il romanzo, non potrà essere rimosso dagli store online, perché questi, prelevano i dati dei libri esposti dal catalogo dei libri in commercio.

    E come ti dicevo prima, non basta essere l’autore per far escludere un proprio libro.

    L’opera, per ritornare nelle mani dell’autore, e non essere più venduta dalle librerie, richiede meccanismi più complessi della semplice scadenza dei diritti.

    Riguardo alle mancate tutele, hai pienamente ragione. Ma ho constatato che la reale verità delle cose, non interessa a nessuno.

    • Elena

      Caro @Marco mi hai aperto un mondo con la faccenda del catalogazione libri, non sapevo! Così mi sono arrabbiata quando la “colpa” non è tanto dell’editore ma da un sistema che per farla breve fa cosa vuole. Ebbene, se le cose stanno così allora conviene azzeccare l’editore e restare con lui sempre… Ogni altra forma di resistenza, la mia compresa, è vana

  • Marco A.

    In realtà, nel tuo caso, il problema maggiore non è il self, ma l’editore.
    La copertina self, per quanto sia lenta l’assistenza di Streetlib (e il cartaceo con Streetlib non andrebbe mai pubblicato) puoi cambiarla, sei la padrona di te stessa. Con l’editore, invece, sei letteralmente impotente. E so di sembrare esagerato con il termine impotente.

    Di recente ho aiutato un’amica scrittrice a pubblicare un romanzo in self.
    Visto che conosco un po’ di robe, sia di self, che di editoria, mi ha chiesto un consiglio su di un suo precedente libro pubblicato con un piccolo editore. Nonostante siano scaduti i diritti da anni, l’editore continua a esporre il libro in tutti gli store online.

    Avevo già approfondito la questione per l’editor Chiara Beretta Mazzotta, che mi aveva chiesto d’indagare su di un caso stranissimo, ovvero su di un romanzo pubblicato in self, che l’autore non aveva inserito in nessuna piattaforma online, per distribuirlo da sé nelle librerie del suo comprensorio, ma che in maniera inspiegabile, invece, risultava in vendita su Amazon e Ibs, a un prezzo alto, e soprattutto, disponibile per l’acquisto.
    Com’era possibile?
    Facendo ricerche, sono riuscito a spiegare l’inghippo a Chiara.
    In pratica, ogni volta che un libro cartaceo viene pubblicato in maniera ufficiale, bisogna acquistare un isbn italiano sul sito ISBN_IT. Con questa procedura, che sia in self o pubblicato da editore, il libro viene inserito nel catalogo dei libri in commercio.
    Infatti, quando si pubblica il cartaceo con Amazon o Streetlib, questi forniscono all’autore un isbn non italiano, proprio perché, se ne prendessero uno italiano, non solo spenderebbero di più, ma soprattutto quel libro potrebbe essere messo in vendita da qualunque negozio fisico o virtuale, con buona pace del tanto decantato libero arbitrio dell’autore self.
    E di fatto, un cartaceo self, non essendo iscritto nel catalogo dei libri in commercio, per le librerie non esiste.

    Ma quindi, dato che gli editori per distribuire i loro libri devono utilizzare l’ISBN italiano, cosa significa nei fatti?
    Semplice. Che si paga, sia per inserire il libro nel catalogo dei libri in commercio, sia per rimuoverlo.
    Quindi, come per la mia amica scrittrice o nel tuo caso, anche se i diritti sono scaduti, l’editore continua a lasciare il libro, non tanto per intascarsi le royalty sottobanco, ma perché rimuovere il libro dal catalogo ha un costo.
    Dirai, ma lo scrittore ha un contratto con l’editore. Ci sono delle regole. Verissimo. Ma al gestore dei libri in commercio non gliene importa nulla del contratto editoriale. E’ una scrittura privata fra due soggetti.
    La mia amica, indomita, aveva pensato di pagare lei stessa la cancellazione. Pazienza, mi aveva detto, ce li rimetto io, ma rivoglio il mio libro. Ma nuova brutta sorpresa. Solo il soggetto che ha inserito il libro, in questo caso l’editore, ha la possibilità di pagare la cancellazione. Tutto ciò che la mia amica può fare è dare i soldi della cancellazione al suo editore, col quale è in causa (perché non le ha mai pagato un euro di royalty), per liberare il libro che lei ha scritto con tanto amore, ma che in realtà non possiede. Bel paradosso.

    In pratica, aver scelto quell’editore per lei ha significato: non aver mai ricevuto una reale promozione e distribuzione. Non aver mai intascato un centesimo di royalty per le vendite che lei ha comunque ottenuto proponendolo a conoscenti e librerie. Non essere in possesso del suo libro da non so quanti anni. E in più, nel far causa all’editore, a rimetterci pure i soldi dell’avvocato.
    Senza considerare i danni morali per tutte le arrabbiature subite nel corso di questi anni.

    Ora, con questa testimonianza, non voglio dire che l’editoria sia brutta e cattiva. Questo significa che molti autori, pur di pubblicare, finiscono nelle mani del primo editore che capita. E, se capitano impicci, l’esperienza editoriale può trasformarsi in un incubo.
    Poi è chiaro che alcuni non sono tagliati per il self publishing. Neanch’io lo farei, se un editore importante accettasse le mie inaccettabili condizioni.

    Ma questa è la realtà. O si riesce ad accedere a editori di conclamata qualità (e non è detto che siano comunque equi come contratto editoriale), oppure quando ci si affida a piccoli editori di sconosciuta fama, il rischio di far fare una brutta fine al proprio libro è parecchio alta.

    Alla luce di tutto ciò, per chiudere, se mi permetti un tocco d’ironia, invertirei il titolo del post in: che pasticcio l’editoria.
    Un self può rimediare a qualsiasi tipo di errore. Firmando un contratto editoriale, è invece molto più dura.

    • Elena

      Ciao Marco, ma commenti da un indirizzo mail nuovo? Sei finito in moderazione!!! Tornando a noi, allora naturalmente accetto l’ironia e la proposta di inversione del titolo, e concordo anche sul fatto che in self quasi tutto si possa rimediare, ma mi riservo un commento definitivo al termine di questa querelle con Streetlib :;. Grazie per avermi raccontato della tua amica, mi ritrovo nella sua epopea anche se a me in fondo è andata un pò meglio. Non mi è affatto chiara la spiegazione sul caso di autore che pubblica da sé e si ritrova il libro pubblicato da Amazon, ma non importa. Invece ho trovato interessante la spiegazione della permanenza del mio libro pubblicato dalla vecchia casa editrice sui siti: tu affermi che debbano pagare per rimuoverlo. MI pare una cosa inaccettabile, che mette nelle mani di Amazon e soci un potere incredibile che non gli compete. Ma come difenderci? In fondo queste piattaforme di vendita on line ci tengono per la collottola: sono un vantaggio perché tutti possono comprare il tuo libro, ma sono ingestibili e soprattutto difficili da contattare. Avevo scritto ad Amazon circa la questione della messa in vendita del mio romanzo da parte di un editore che non possiede più i diritti ma on mi hanno mai risposto. Siamo senza tutele, mi infastidisce molto ma non credo che da questo punto di vista pubblicare con un editore normale cambi qualcosa…Comunque mi hai convinta a tornare prossima settimana sull’argomento 😉

  • Maria Teresa Steri

    I pasticci capitano, siamo umani. Sono certa che riuscirai a rimediare presto.
    A me è successo con il primo libro pubblicato in self, c’erano certi meccanismi che non mi erano chiari sulla preparazione dell’ebook. Comunque per ridurre i rischi di “pasticci” cerco di mantenere il più possibile il controllo di ogni fase della pubblicazione, in pratica evito gli intermediari. Non dico che i vari servizi tipo streetlib non siano professionali, anzi, ma personalmente preferisco gestire le cose in autonomia proprio per minimizzare certi inconvenienti e dovermi poi dannare per risolvere. Ovviamente anche KDP fa pasticci, non lo nego.
    La mia esperienza in self mi fa dire che la vita di un autore indipendente non è una passeggiata, se ci si sente più a proprio agio con un editore non c’è nulla di male. Poi bisogna ascoltare anche l’istinto… Un abbraccio

    • Elena

      Cara Maria Teresa tu sei un’autrice attenta e scrupolosa che dispensa le sue perle di conoscenza nel blog per aiutare i selfisti. I tuoi prodotti sonó di ottima qualità, posso dirlo con cognizione di causa. Ma serve tempo e competenza. Quel che volevo dire è che ho pensato che nel pubblicare in self avrei dovuto potuti dimenticare la fase di post produzione. Mi illudevo. Ho imparato una lezione, non si può mai distogliere l’attenzione. Ma credo valga anche per il resto dell’editoria. Accetto il tuo consiglio. D’altra parte io scelgo sempre d’istinto, dopo aver valutato i pro e i contro a lungo… Abbracci

  • Grazia Gironella

    Molte volte. Però quando non scrivo perdo luminosità; i miei succhi creativi non circolano e mi sento meno ricca di energie, anzi, meno ricca in generale. Perciò sì, ne vale la pena, ora come ora. Non è detto che le cose non possano cambiare nel tempo.

    • Elena

      MI ritrovo molto nel tuo commento @Grazia. Penso anche io che la scrittura mi renda una persona migliore. Non so se mi rende una scrittrice migliore, ma di sicuro mi fa sentire meglio… Tra una bozza e l’altra e una rincorsa e l’altra per la pubblicazione, curo il blog. E’ scrittura anche questa… Abbracci

  • newwhitebear

    Dopo dodici pubblicazioni in sei anni, ho avuto un solo problema. Io utilizzo due piattaforme, Smashwords e gli store associati, per gli epub, e KDP per ebook Kindle e cartaceo.
    Il problema è nato su una copertina che KDP -allora era createspace- non voleva pubblicare quindi avevo due copertine diverse. Poi tutto si è aggiustato, perché alla fine hanno accettato anche la copertina un tempo rifiutata.
    Altri inconvenienti? Direi nulla. Per le copertine so cosa devo fare e non è più un problema, per gli ebook sfrutto Sigil per gli epub e Kindel creator per i mobi. Quindi quando sono pronto con tutti in mezza giornata caricomil tutto e tempo due o tre giorni al massimo sono ordinabili.
    Pagamenti puntuali con bonifico estero, anche importi di pochi euro.
    Quindi la scelta di cercare un editore non sussiste.

    • Elena

      Potessi commentare con uno smiley sarebbe quello blu e giallo con le mani intorno alle gote. Sei mitico! Ma quante opzioni ti offri? E in mezza giornata le carichi tutte? No, vabbè, spengo tutto e vado a nanna! 😀

      • newwhitebear

        All’inizio era complicato perché non avevo la pazienza di leggere i manuali ma dopo tre o quattro ho capito dove sbagliavo.
        Quindi ho deciso di partire con un testo formattato, ovvero pronto per l’uso finale. Questo mi evita di impazzire al termine di tutte le revisioni. A questo punto ho due testi, uno per epub e uno per mobi, e uno per la carta con la numerazione. Preparo la copertina uguale per tutti. Alla fine si perde più tempo a vedere le anteprime che a pubblicare il tutto. Ecco perché dico che in mezza giornata pubblico nei tre formati i miei testi.
        Che modello uso? Quello della carta perché è anche il più critico. Arrivato in fondo tolgo la numerazione, basta un click, e sono pronto per le conversioni in ebook.

  • Grazia Gironella

    Non mi sono ancora capitati pasticci di questo tipo, ma mi è capitato tante volte di accorgermi di avere fatto qualcosa di sbagliato e dover rimediare, anche con grande dispendio di tempo. Mi sono però sempre limitata ad approfondire la conoscenza della piattaforma Amazon, visto che non vendo su altri store, e forse questo ha mantenuto più controllabile la situazione. Ci sono sempre lati negativi, e il self è impegnativo sotto molti aspetti, ma più lo pratico, più ne sono contenta, perché sento veramente di poter fare qualcosa per le mie storie. Non ne potevo più di stare al balcone a guardare e incassare rifiuti (come sai, non prendo in considerazione i piccoli editori, e non per una questione di spocchia).

    • Elena

      @Grazia all’inizio anche io facevo molti errori. Più che altro erano omissioni, non avendo molto chiaro il senso del processo. Autoprodursi non è facile, richiede una preparazione ampia e da “tuttologo”: devi avere occhio per i refusi, gusto per le foto di copertina, fantasia e intuizione per sinossi e biografia, e magari scegliere pure la foto giusta per il tuo profilo, che fa tanto!!! Il self resta per me sempre una valida alternativa. Preferisco questa opzione che opzioni miste in cui alla fine hai il brutto dell’una e dell’altra soluzione… Però è molto più faticoso! Le amiamo proprio tanto le nostre storie… Ti sei mai chiesta se ne valga la pena?

  • Sandra

    Penso che sia tutto rimediabile, a parte l’editore, ma questa vicenda insegna appunto che il self va gestito con estrema cura. Io pubblicai in self più che altro per capirne i meccanismi, fece tutto un mio amico, io non ero in grado, poi dopo poco tempo, tolsi il libro, non ero soddisfatta dei contenuti, anche se nel complesso era venuto molto bene, e comunque no, non mi piaceva la faccenda. Non so, ma i rendiconti sono sempre stati un macello, tutti soddisfatti tranne la sottoscritta. Non fa per me, non ci proverò mai più.

    • Elena

      Beh @Sandra la tua testimonianza fa riflettere: in giro per la rete sono tutti entusiasti, anche io lo ero all’inizio, perché sembra tutto semplice, affidabile, trasparente. Ma è solo con il tempo che si misurano esattamente le cose, anche nella loro prospettiva: e la prospettiva del self appare anche a me sempre meno affidabile. Anche se devo ammettere che i sono piattaforme che lavorano molto bene, offrendo servizi a contorno che configurano già qualcosa che non è editoria tradizionale e nemmeno self. Insomma, terze vie che sono anche più interessanti da sperimentare e che sono adattamenti successivi a problemi che l’una e l’altra tipologia hanno presentato, suggerendo anche soluzioni. Insomma, c’è una novità a mio avviso nell’editoria: anche per questa fetta di mercato questo momento di cambiamento darà importante. me ne sto accorgendo ogni giorno…

  • Marco Freccero

    Ricordo il ritardo con cui le copertine modificate o cambiate sono aggiornate sui diversi store (anche io mi affido a StreetLib), ma in questo caso la responsabilità è degli store che ritardano e non fanno nulla (tanto, si tratta di noi, autori sconosciuti). Per il resto non ricordo altro.

    • Elena

      Ciao Marco, sì è vero, gli store on line spesso tardano gli aggiornamenti delle pubblicazioni, ma qui non mi sento di scaricare la responsabilità su di loro. Visto che anche tu usi la stessa piattaforma sai che la versione cartacea è modificabile solo dall’amministrazione. Avevo inserito correttamente tutto (copertina, sinossi, tag) a suo tempo, quando ho riaperto la dashboard ho trovato una copertina vecchia, una sinossi interrotta dopo la prima riga, nessun tag. Avevo già scritto, mi avevano detto che avrebbero corretto, ho sbagliato io a non verificare. E’ che le risposte sono sempre talmente tardive che poi ti dimentichi anche. Per questo dico che il self publisher deve essere sempre attento al prodotto che pubblica e non può mai distrarsi, perché le sorprese sono sgradevoli. Buon per te se è sempre filato tutto liscio…

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