C’è una cosa che ho chiara dopo l’ultima discussione sul blog: prima di pensare alla forma, occorre badare alla sostanza. Per chi come me ama scrivere, il punto non è dove o cosa, ma come diventare una scrittrice migliore.
Così, sbirciando nell’archivio del blog ho ritrovato un gustoso articolo in cui elencavo venti domande utili per ritrovare la bussola. E adesso mi servono come il pane per ritrovare la bussola di questo blog.
E dato che una delle cose su cui voglio lavorare, a partire da questi articoli, è la brevità, di cui peraltro sono campionessa europea di teoria, passo subito al sodo.
Diventare una scrittrice migliore
La prima domanda da farmi a proposito di scrittura, riguarda lo stato degli obiettivi che mi ero riproposta di raggiungere.
Tra obiettivi raggiunti e obiettivi in bilico
Parto dall’obiettivo centrato, finire il mio primo saggio. Farlo ha significato fare i conti con quella voce interiore che tifa per farmi sentire inferiore e inadeguata nel calpestare terreni in cui altri o altre non meglio identificate potrebbero riuscire meglio.
Un lavoro su me stessa e un po’ di tempo libero nelle vacanze natalizie mi hanno permesso di portare a termine la stesura di La partecipazione come agente trasformativo, un titolo provvisorio che però mi rappresenta.
Fin qui tutto bene, ma ora devo perseguire il prossimo obiettivo: pubblicarlo e farlo bene.
Con il blog invece ammetto che gli obiettivi di scrittura sono un po’ meno chiari e questo di solito è il primo passo verso un ipotetico scivolone, che infatti sta avvenendo.
Quando non ho una rotta chiara da seguire perdo la bussola. Se voglio stare dentro questa transizione che per me sarà il 2026, allora devo perlomeno tentare di ritrovarla e riprendere la navigazione fino al prossimo porto. Se sarà quello in cui procederò all’alaggio, lo vedremo.
Porsi obiettivi quando si scrive è fondamentale per migliorare la nostra scrittura. Un po’ come la palestra o il fitness: ti alleni sempre sulla stessa soglia e a un certo punto non fatichi più, l’allenamento diventa più facile. Ma senza la prossima sfida non vai avanti e il rischio è la noia o smettere di crescere in termini di forza e fiato. La scrittura non funziona molto diversamente, se ci pensate.
Io sono al livello allenamento plateau. Sarà solo temporaneamente, perché già cimentarmi con un genere nuovo è stato sfidante e l’idea di mantenere così come sono le Volpi, cambiando tutto, non è poi così campata in aria.
Ma devo stare attenta a quel migliore. Perché è lì che casca l’asina.
Definisci migliore
Se lo scopo è chiaro, ciò che importa, che vale, è quanto ci sono andata vicina o quanto ho imparato arrivandoci?
Questo è per me il successo di una prova di scrittura, qualunque essa sia. Quel grado di separazione che sta tra l’obiettivo da raggiungere e il nostro cammino bisogna riempirlo di senso.
La mia scrittura diventa migliore se riesco ad esprimere tutto il senso della mia esperienza di vita. In questo momento sento di dovermi discostare dalla perfezione del contenuto, sempre ricercata, difficilmente raggiunta, per avvicinarmi a quel flusso di emozioni che vivo intorno a ciò che racconto.
E’ un metro di misura interno, me ne rendo conto, e per me può fare la differenza. Così forte da superare la forza dei numeri, delle vendite, degli accessi al sito. Ma non abbastanza forte da sopportare conformismi o imitazioni.
Alla ricerca dell’idea originale
Questo è ciò che distingue, il secondo elemento che rende un articolo o un libro migliore. Un’idea originale è qualcosa che altri non hanno ancora indagato, un territorio dell’anima, della società, degli individui o di noi stessi ancora inesplorato o raccontato con parole nuove.
Qualcosa che nessuno ha mai portato alla luce.
Difficile. Ecco la sfida.
Un’idea originale non è qualcosa di cui non hai mai sentito parlare, ma qualcosa che venga vista da un punto di vista differente, raccontata con parole differenti.
Quando ho scritto Càscara sono impazzita per trovare qualcosa di originale e poi ho capito che non era cosa, ma come a fare la differenza.
Cercare l’idea e aggrapparsi a essa. Ecco il talento.
Quanto talento dobbiamo possedere per essere migliori?
Forse non tutti sanno che… talento, nella sua etimologia greco-babilonese, è una misura della massa, corrispondente al carico che un uomo può portare addosso.
Bum!
Non può essere dunque infinito. Puoi svilupparlo, affinarlo, ha una misura ampia ma finita. E’ unico.
Essere migliore significa per me accorgermi della misura del carico che posso portare e farlo senza che sia troppo pesante o troppo leggero.
Togliere tutto ciò che penso di saper fare bene per farci stare ciò che devo ancora imparare a fare. Che non è tutto ciò che può essere imparato.
La lezione di Calvino
Italo Calvino, uno dei più grandi autori del novecento, rilasciava interviste oneste riguardo la sua scrittura. Lui, che era ed è un maestro per tutte noi, ammetteva la difficoltà e la fatica quotidiana dello scrivere.
Qualcosa che chi scrive conosce bene.
Raccontava di mattinate intere passate a fare qualunque altra cosa pur di non scrivere: fare la spesa, andare a leggere il giornale, guardare dalla finestra. Si era dato un metodo, scriveva solo di pomeriggio.
Il resto del tempo lo impiegava a osservare e a imparare per completare quel carico che rappresentava il suo, speciale, talento.
Così osservo, prendo il mio tempo, ascolto e vi leggo.
Perché anche così spero di diventare una scrittrice migliore.
La domanda finale è per voi: come siete diventat3 – o intendete diventare – scrittrici o scrittori migliori?




Ti ho letto e riletto con attenzione e ogni volta che capito in blog gestiti da persone che comunque sanno scrivere decentemente mi sorprendo: io sono così diverso. Non mi sono mai posto obiettivi definiti come i tuoi o come quelli di chi ti commenta, scrivo come sento di farlo…o sarebbe meglio dire come sentivo di farlo. I risultati non devo definirli io, la scrittura fin da ragazzino è stata una liberazione per me. Tale rimane…in futuro forse ma probabilmente non ce ne sarà più il tempo. Calvino non è tra i miei scrittori preferiti ma faccio spesso come lui “osservo, prendo il mio tempo, ascolto e vi leggo”
Mi piace molto @Liberius il concetto di scrittura come liberazione, lo sento risuonare. Sai come chiamo la prima stesura di un testo? Vomitino. Certo, è meno poetica della tua descrizione ma a mio avviso rende l’idea. C’è molto dentro di noi da esprimere. Per farlo, per quanto mi riguarda, ho bisogno di darmi anche un metodo. Non prima, ma dopo. E metodo significa per me obiettivi. Calvino scriveva solo di pomeriggio. In un’intervista rilasciata nel 1983, diceva “Teoricamente mi piacerebbe lavorare ogni giorno. Ma la mattina mi invento qualunque scusa pur di non lavorare: devo uscire, fare compere, prendere il giornale. In media, riesco a perdere tutta la mattina: quindi alla fine mi metto a scrivere nel pomeriggio. Sarei uno scrittore diurno, ma a forza di perdere la mattina, sono diventato uno scrittore pomeridiano”. Non credo perdesse tempo, solo lasciava andare, osservava, viveva in pienezza e poi scriveva. Anche questo, se vuoi, è una specie di obiettivo. Ognuno di noi sa qual è il modo migliore per comporre: una storia, una musica, la sua vita. Benvenuto Liberius nel mio blog
Io direi che innanzitutto bisogna partire dalla consapevolezza di avere ampio margine di miglioramento. Perché c’è tanta gente che si ritiene bravissima e magari invece non lo è, ecco, potrebbe migliorare.
Migliorare significa leggere. Leggere moltissimo. Spaziare fra i generi, ma puntare sempre verso narrativa di qualità (quando vengono a dirmi che anche Fabio Volo ha un suo perché o qualche romanzetto “romance” mi viene da sorridere). Farsi le ossa sulla letteratura, classica e contemporanea, spaziare appunto fra nuovi generi, ma anche conoscere. Il mercato editoriale è in continuo sviluppo e non si può fare come le tre scimmiette.
Migliorare poi significa scrivere, senza lasciarsi tentare dall’autocompiacimento, coltivando il dubbio anzi. Perché, diciamocelo, non siamo né saremo mai dei grandissimi, possiamo essere solo “corretti”, piacevoli, onesti. Insomma, Elena, c’è tanto tanto da fare. :)
Cara @Luz, concordo pienamente e la tua sottolineatura sulla consapevolezza a me risuona come umiltà e forse ancor di più come praýtēs, ovvero una gentilezza d’animo che non è debolezza ma controllo e grande forza interiore. Intendo dire che per migliorare occorre possedere questa e altre caratteristiche. La lettura è un’ottima insegnante. Nel corso degli anni mi sono emancipata da letture troppo generose verso autori o autrici che in realtà non mi trasmettevano che una temporanea sensazione di divertissement, del tutto fugace. Altra scelta per cui ho dovuto allenarmi e dunque “migliorare” è l’abbandono di un libro che non mi piace o che non rappresenta per me in quel momento un contributo. Un tempo mi obbligavo a finire tutto, oggi mi concedo la libertà di lasciar andare quello che non mi serve. E mi sento migliore, perché una donna libera è una donna che può scrivere meglio e in modo più incisivo. Mia cara, c’è molto da fare, ma non è forse questo il bello? Un abbraccio
Scrivere qualcosa di “originale” è impresa ardua, perché molti argomenti sono stati già trattati e forse quello che conta è il modo in cui si racconta una certa storia come tu stessa affermi, un punto di vista differente con parole differenti. È possibile farlo? Forse è possibile solo in parte
Ti dico però come la penso, rincorrere l’originalità in assoluto non è possibile, almeno al 100 per cento, io punto all’originalità “per me”.
Io per esempio ho la massima creatività al mattino mentre il pomeriggio la mia mente è già ottenebrata da mille pensieri lavorativi e non, quindi non riesco a scrivere nulla. Tutto quello che ho scritto finora l’ho fatto sacrificando – dal 2014 al 2023 – ogni week end della mia vita e sacrificando il mio tempo libero migliore. Inoltre negli ultimi anni il lavoro ha eroso troppo spesso anche il mio tempo libero, oggi non riesco più a scrivere e me ne dispiace. La mia aspirazione per ora non è essere una scrittrice migliore, ma semplicemente scrivere. Non so però se avverrà ancora, di fronte a me il futuro scrittorio è sempre più incerto.
Pensa @Giulia che all’inizio ero convinta che la ricerca della “cosa” originale (trama, personaggio, storia) fosse la chiave per scrivere bene. E mi dannavo perché, come ormai sappiamo bene, essere originali in questo senso è davvero molto difficile. Per fortuna scrivendo la realtà si chiarisce e oggi l’originalità “per sé” è la miglior risorsa che possiamo tirare fuori. Conosco bene il sacrificio del dedicare tutti i santi weekend alla scrittura, magari per poi tenere paginate di riflessioni o mezze storie nel cassetto, come capita alla sottoscritta. Anche questo per me è finito. Questa volta per scelta. Il tempo che ho libero (e anche il mio è ben poco, come sai) lo voglio dedicare a tutte le sfumature di me che amo coltivare. Anche la scrittura, quando onnipresente nella nostra vita, finisce per non aver più nulla di cui nutrirsi. Io amo pensarti nelle prime ore del mattino a scrivere, commentare, riflettere e rubare al mondo quella mezz’ora solo per te. E sento la tua gioia giungere fino a me, fino a queste pagine. Quello è il tuo tempo da preservare.
ho un’idea abbastanza precisa di migliore, per quel che riguarda il mio scrivere, e so che non bastano talento, costanza, idea originale e impegno per raggiungerlo. Credo che innanzitutto occorra un’armonia tra contenitore e contenuto, tra concetto e forma espressiva, tanto da confonderne i confini. Poi essenziale è la filigrana del brano che traspaia in controluce come fosse il brano una banconota o un francobollo dove anche dimenticando la cifra o l’effige, cioè le parole e i concetti, qualcosa di visibile rimane. Credo che sia importante anche lo stato d’animo con cui si scrive, non l’umore ma la sensazione (rara) al momento dello scrivere di essere in comunicazione elettiva con chi leggerà, cosa che non ha niente a che vedere con l’ampiezza del consenso, ma con la profondità della comprensione da parte magari di un unico lettore/lettrice che peraltro non conosco. Comprensione che va al di là delle parole usate e che è percezione del senso meno appariscente dello scritto. Sulle centinaia di miei post solo in cinque o sei casi ho avuto l’impressione di aver sfiorato la mia idea di migliore (naturalmente non erano i brani di maggior successo in termini di like o di commenti).
non credo che queste mie considerazioni ti possano essere di alcuna utilità perchè la scrittura, i suoi modi, i suoi contenuti e i suoi obbiettivi sono quanto di più personale esista.
ml
Ti sbagli @Massimo, le tue riflessioni sono per me di grande ispirazione. Intanto abbiamo un sentire comune: anche io trovo che i miei post migliori siano quelli meno apprezzati, almeno in modo visibile, con like ecc. Ma ci sta, spesso ciò che curo di più fa la stessa fine! Non significa che vada abbandonata quella strada, solo che quando si scrive di noi, di noi davvero, a me resta la sensazione probabilmente opposta alla tua: misuro una maggiore distanza. Andando in profondità si amplificano le differenze che possono essere colte solamente da quei pochi che sono disponibili a seguirti nel tuo abisso, per quanto meraviglioso possa apparire. Con questo non voglio dire che questo esercizio debba essere lasciato da parte, ma che si tratti di una scelta, come sostieni tu, personale, per raggiungere il nostro migliore, non il migliore in assoluto. Non mi è ben chiaro quando parli di armonia tra contenuto e contenitore, tra concetto e forma espressiva. In che modo confonderne i confini migliorerebbe la scrittura? Hai qualche preciso esempio in mente, così che possa seguire meglio il tuo ragionamento? Buona domenica!
certe volte leggo racconti in cui vi è una trama ricca che risulterebbe avvincente se non fosse per le parole che si limitano a elencare le vicende magari aggiungendo “lui si spaventò “ oppure “la donna svenne”, ma senza far percepire emozioni che coinvolgano. Una scrittura corretta formalmente ma scollegata dal contenuto. Se invece leggo “ sali’ sul tetto nudo ma non aveva freddo perché si sentiva protetto dal pelo del lupo, tanto che ululo’ al vento” posso condividere o meno quello che leggo ma percepisco che scrittura e trama sono un tutt’uno, soprattutto sapendo che non un fantasy con licantropi ma la storia di un uomo comune al limite della follia.
ml
Ora mi è molto chiaro. Questa fusione è uno degli aspetti su cui personalmente mi sento più fragile quando scrivo. Tu invece sembri avere molta confidenza con questo tipo di narrazione. L’immagine dell’uomo che si pensa lupo è molto forte, arriva dritta dritta
Scrivere è difficile. Si può essere portati a scrivere oppure con fatica migliorare giorno dopo giorno. Cosa faccio per migliorarmi? Leggo moltissimo, scrivo e riscrivo i miei pensieri ma alla fine mi accorgo che devo migliorarmi ulteriormente.
Gli insegnamenti de grandi scrittori sono esattamente quelli che tu pratichi: leggere tantissimo e scrivere di continuo. Di recente ho avuto conferma da un’amica artista in crisi creativa, di quanto la scrittura l’abbia aiutata a rimettersi al lavoro (è una pittrice). Le avevano suggerito di dedicare ogni giorno dieci minuti, lei aveva scelto le prime ore della mattinata, e scrivere qualunque cosa le venisse in mente. All’inizio non riusciva a capire se e come le avrebbe giovato quell’esercizio e, soprattutto, non sapevo cosa scrivere. perciò scriveva “non so cosa scrivere” ripetuto all’infinito. Dopo qualche giorno ha avuto l’ispirazione per una decorazione e ora è pronta per tornare a dipingere. Cosa voglio dire con questo esempio? Che la mete ha bisogno di liberarsi dai legacci per creare. Diventare migliore significa anche trovare il modo per lasciarla andare, libera. Mi ha raccontato questa vicenda dopo che il post era stato scritto e pubblicato, altrimenti sarebbe stata la parte centrale della mia riflessione. Poi, dato che sei un perfezionista caro @newwhitebear, figurati se non ti accorgi che devi ancora migliorare. Solo le persone intelligenti sanno quanta strada hanno fatto e quanta ne hanno ancora davanti. Le altre sono già arrivate :)