9 cose che ho imparato dalla prima stesura del romanzo

9 cose che ho imparato dalla prima stesura del romanzoPoco prima dell’ora di pranzo il sole faceva capolino sulla soglia della mia casa di campagna, sfiorando il tavolo su cui stavo lavorando da giorni.

Avevo gli occhi leggermente arrossati e un senso d’intorpidimento al pollice destro. Da qualche ora stavo lavorando al nuovo romanzo senza sapere che di lì a poco lo avrei finito. Forse non volevo ammetterlo.

Il mio finale, quello sognato fin dall’inizio, era ancora in piedi, così come lo avevo immaginato all’inizio. Ora mi si dipanava di fronte, come se lo avessi scritto migliaia di volte.

Breve più del previsto. La cosa più importante che ho imparato in questi mesi di duro lavoro è stata la forza dell’immediatezza.

Soltanto la sedia mi ha impedito di franare a terra quando le lettere della parola “fine” sono state digitate. Le ho allineate a destra, al fondo dell’ultima pagina di Càscara.

Era il 14 agosto scorso, e avevo terminato la prima stesura del mio nuovo romanzo. Il cuore del piccolo e immaginario paese di pescatori nell’Italia del centro sud aveva smesso di battere e con lui la miseria, le lotte intestine, le violenze e le storie d’amore che vi avevo intrecciato.

Non avrei più saputo nulla di nessuno di loro per qualche tempo. Dovevo lasciarli andare.

È stato come levarmi di dosso uno scafandro che avevo usato per immergermi nella Storia, osservandola da ogni angolatura possibile, cogliendo ciascun anelito di vita dei miei personaggi.

Risalire a pelo d’acqua è stato come tornare a respirare, ma anche convincersi che quell’esperienza, irripetibile, sarebbe terminata per sempre.

Nel pomeriggio sono andata a fare un bagno al lago, cercando di dissimulare il senso di perdita che provavo e il giorno successivo un terribile mal di testa da cervicale mi ha accompagnato per ben tre giorni.

Terminare la prima stesura del mio secondo romanzo è stata un’esperienza complicata. Per questo ho avuto bisogno di un po’ di tempo per raccontarvela.

9 cose che ho imparato dalla prima stesura del romanzo

Da quel giorno non ho ancora riaperto quel file. Ho letto, studiato, visto film, ascoltato le storie degli altri.

Guardo tutto con occhi diversi. Ogni storia ha qualcosa da suggerirmi per migliorare Càscara, mettendomi in guardia su aspetti del romanzo che avevo trascurato.

Questo lavoro è ancora in corso.

Ho deciso che passerà ancora un po’ di tempo prima che torni a lavorarci sopra, in attesa che la distanza emotiva si compia.

La prima cosa importante da imparare è

Prendere le distanze dal proprio lavoro

1) La giusta distanza emotiva dal testo

Da quando ho cominciato a scrivere, persevero nel compiere un errore che oggi riconosco come madornale: correggere immediatamente il manoscritto.

Questo impulso mi ha costretta a numerose ed estenuanti sessioni di editing senza avere la giusta distanza emotiva dal testo.

Un manoscritto deve diventare completamente estraneo, come se fosse stato scritto da qualcun altro, per poterlo guardare con maggiore obiettività.

Quando il tempo tra la prima e la seconda stesura è breve, la nostra mente scrittoria è ancora troppo attaccata alle nostre idee e alle nostre soluzioni. Ci paiono le migliori, perché non abbiamo preso le necessarie distanze.

Immaginate di osservare il vostro dipinto da vicino. Intingete il pennello nei colori, li mischiate e li deponete sulla tela, secondo un ordine preciso. Come ci è chiaro l’impatto di quel dettaglio di colore sulla tela, quando siamo così vicini. Al punto che perdiamo di vista il resto.

Se ci alziamo in piedi e facciamo qualche passo indietro, vediamo la tela nel suo complesso e nel contesto in cui la stiamo dipingendo.

Quella visione d’insieme ci aiuta a cogliere i particolari cui non avevamo dato alcuna importanza e a soprassedere su aspetti che sembravano necessari ma che in realtà non lo sono.

Il legame con le nostre idee, siano esse concepite come pennellate, descrizioni o personaggi, ci impedisce di vedere i pregi ma soprattutto i difetti di un’opera.

Io ho imparato il valore dell’attesa. Non ricomincerò a lavorare prima di aver atteso almeno un mese dal termine della stesura.

Voi come vi regolate in proposito?

2) Il tempo, tiranno di una buona prima stesura

Quando ho cominciato a scrivere il romanzo ero carica di entusiasmo e di idee. Lo sono anche adesso!

Se le avessi scritte con i tempi biblici del primo romanzo, avrei commesso gli stessi identici errori di allora:

  • difficoltà a riconoscere le trame
  • difficoltà a mentenere il filo delle storie e delle sotto storie
  • dimenticanza delle idee originarie e tentativo di colmare i vuoti della trama
  • perdita del feeling con i personaggi, specie se sono molti (come in Càscara)

Il tempo che dedichiamo a scrivere troppo spesso è residuale nell’arco della nostra giornata, specie se lavorativa.

Questo limita la scrittura ed espone ai rischi di cui sopra e probabilmente a molti altri!

Io ho imparato a organizzare diversamente la mia giornata in relazione alla mia grande passione. Ho rinunciato definitivamente alla televisione (eccetto i telegiornali, in fondo sono masochista) e dedico un tempo ben definito ogni giorno allo scrivere.

3) L’importanza della storia

Quando ho capito l’importanza delle storie nella mia vita, la necessità di raccontarle attraverso la scrittura è diventata impellente.

Le storie sono evasione, conoscenza, emozione, concentrazione, curiosità. Sono vita. Quella che ci scorre davanti ogni giorno.

La storia è l’unica ragione per cui un romanzo viene letto e apprezzato fino alla fine. Non la trama o la concatenazione di fatti più o meno spettacolari ed esaltanti, non personaggi spericolati o più o meno accattivanti, ma una Storia con la S maiuscola, raccontata con stile personale e veridicità.

Quella Storia che ciascuno di noi ha vissuto o vorrebbe vivere e con la quale può identificarsi.

Soprattutto, una Storia coerente. Per scriverla dovrete lavorarci con costanza e determinazione.

Spesso scoprirete che la vostra storia ha una morale. In realtà tutte ce l’hanno, quando sono scritte bene. Per quale ragione leggiamo i racconti degli altri se non per scovare qualcosa che parli a noi, alla nostra esistenza e che magari ci spinga a crescere con l’evolversi dei personaggi?

Se preferite possiamo parlare di messaggio, ma il senso è quello.

4) Fate sul serio quando scrivete

Quando ho scritto il mio primo romanzo, Così passano le nuvole, non avevo la giusta convinzione nel volerlo pubblicare e farlo conoscere al mondo.

In qualche modo me ne vergognavo e passavo le giornate a chiedermi cosa avrebbe pensato la gente di una che dopo aver scritto su pezzi di carta per tutta la vita le sue storie ora aveva deciso, alla sua veneranda età, di pubblicarle.

Passavo troppo tempo a chiedermi se dovevo fare sul serio, mentre avrei semplicemente dovuto fare sul serio, sin da subito.

La maggior parte delle persone considera una follia la dedizione alla scrittura, se non sei in grado di vivere di questo mestiere.

Ignorano che per diventare uno scrittore, geniale o mediocre che sia, occorre un lavoro quotidiano molto faticoso su se stessi e sulle proprie capacità, per ottenere la giusta fiducia nella nostra scrittura, apprendere le tecniche e le forme stilistiche corrette, imparare a confrontarsi con un testo.

Occorre studiare e sudare su un blocco note o nei pressi di un computer per produrre una pagina che poi criticheremo talvolta così aspramente da farci a pezzi.

L’indecisione non ha giovato alla mia scrittura.

Una delle cose più importanti che ho imparato è ad avere fiducia nell’idea originaria di questo romanzo. E non perderla mai di vista.

5) Avere un lettore alfa (o beta o come diavolo si chiama)

Da quel che ho recentemente capito, il lettore Alfa è colei/colui che segue la stesura della tua storia in itinere, mentre la stai scrivendo. Puoi decidere di passare alla tua lettrice Alfa un capitolo alla volta o concordare un certo numero di pagine in un determinato arco di tempo.

La cosa importante è individuare quella giusta per te e convenire su come si svolgerà il vostro lavoro in comune.

Deve rappresentare il lettore tipo della tua storia. Pensaci bene prima d’invitarla a lavorare con te.

Ti piace ciò che scrive o come pensa? Ha le caratteristiche giuste per fare osservazioni anche durissime senza veli? È capace di spronarti quando ti senti sperduta?

La mia lettrice Alfa la conoscete tutti. È Nadia Banaudi. Non la ringrazierò mai abbastanza.

Ho terminato la prima stesura in circa sei mesi (con una notevole accelerazione nel periodo estivo). Lo devo per la gran parte a lei.

Il lettore Alfa è diverso dal Beta di cui ho già scritto in questo articolo, corri a leggerlo!

6) Stop arroganza e supponenza

Mentre attendete di vincere il Nobel per la letteratura, considerate che il vostro lavoro è sempre e in ogni caso perfettibile.

Le critiche che ricevi, quando altri leggono il tuo manoscritto, vanno sempre attentamente valutate.

L’arroganza di rispondere “Non hai capito bene cosa volevo dire, rileggi” o cose del genere non giova alla tua scrittura e nemmeno a te stessa.

Se non sei pronta ad accettare le critiche allora non sei pronta per la tua revisione.

Attenzione però, non dobbiamo dare retta a tutte le critiche, ma solo a quelle che ci fanno riflettere su alcuni punti deboli che dobbiamo rivedere.

Se una storia non piace, pace. Se sbagli o eccedi con gli avverbi, i paragrafi sono confusi, i personaggi poco credibili, le descrizioni sommarie, beh, allora bisogna armarsi di umiltà e metterci sopra le mani. Per l’ennesima volta.

7) Il mio finale preferito non è vissero felici e contenti

A me le storie col lieto fine piacciono, solo che non sono capace di scriverle 😮

Ciò che mi stimola, altra cosa che ho imparato di me, è riuscire a generare lo spaesamento, una delle chiavi che costringono il lettore a tenere con sé a lungo la memoria del romanzo.

Il finale a sorpresa fa per me. Questa volta l’avevo inventato fin dall’inizio e alla fine ha funzionato benissimo 😉

Tu quale tipo di finale preferisci?

8) Dialoghi e il ritmo della narrazione

All’inizio della mia carriera di scrittrice i dialoghi rappresentavano lo scoglio più grande. Ancor prima di provare a scriverli sapevo che non ci sarei riuscita.

Mi sbagliavo. Questa errata convinzione mi è costata fatica per recuperare l’idea che il ritmo della narrazione, necessario per tenere alta l’attenzione del lettore, ha bisogno di essere spezzato da un buon dialogo tra i protagonisti.

Non solo salti temporali o qualunque altro escamotage sui tempi o voci della narrazione. Un semplice dialogo. Magari in cui parlano più di due personaggi (come ho fatto in Càscara!).

Introdurre un buon dialogo significa permettere al lettore di conoscere meglio un personaggio, svelarne le caratteristiche senza doverle raccontare. Far marciare in avanti la storia (cosa fondamentale) senza appesantire la narrazione.

Nella mia prima stesura non ho fissato alcuna censura per i dialoghi. E’ molto probabile che io ne abbia introdotti troppi e che alcuni vadano meglio calibrati in relazione a quanto ho appena sostenuto.

Di sicuro mi sono lasciata andare a questa forma che permette al lettore d’immaginare il personaggio esattamente come lo desidera, partendo da alcune suggestioni, complice la narrazione.

Quindi suggerisco, durante la prima stesura del manoscritto, di non censurare alcuna idea. Una buona intuizione può nascondersi talmente bene da non poter essere vista se non alla seconda, terza lettura.

Quando ci lavorerai di nuovo sopra, avrai tutto il tempo per tagliare ciò che non serve e precisare ciò che hai già scritto.

Di questo, ti prometto, ne riparleremo.

9) Quando è ora di finire il romanzo, finiscilo!

Durante la stesura del penultimo capitolo di Càscara (ne ho scritti trentaquattro) avevo ancora circa trenta cartelle di appunti in word da inserire. Rileggendole mi sono accorta che si trattava di un inutile rallentamento della storia.

Avete presente quando avanzate un pò di minestra e l’allungate col brodo? Ecco, la stessa cosa è successa a me quando mi sono trovata a fare i conti con la parola fine.

Il mio vecchio limite del cincischiare era tornato a bussare alla mia porta.

Ho preso coraggio e ho cancellato quegli appunti. La storia era alla fine, dovevo solo scrivere quelle quattro righe che avevo in mente da sempre e poi tutto sarebbe finito.

Ed è così che è andata, cara Volpe.

Il racconto della mia esperienza è terminato.

Chissà se queste indicazioni potranno esservi utili nel vostro lavoro… Fatemelo sapere nei commenti qui sotto, raccontandomi la vostra esperienza!

Io vado a terminare Lezioni americane, di Italo Calvino. Ho bisogno di un pò di leggerezza 😉

Commenti

  1. Cara Elena, incredibile, anch’io sto leggendo Lezioni americane e sono al capitolo della leggerezza. Mi ha fatto riflettere un bel po’. Magari poi ne parliamo con calma. Il post è utilissimo, lo rileggerò ancora per approfondire tutti i nove consigli: sto lavorando al mio secondo romanzo, in realtà una riscrittura, e la storia sta prendendo una forma inaspettata. Sono pienamente d’accordo sui tempi di lavoro, bisogna scrivere con metodo, possibilmente ogni giorno per non perdere il feeling con i personaggi e con la storia. Non vedo l’ora di rileggerti;)

    1. Paiura! Ora anche le letture sincrone! Robe da matti. Ci manca solo che anche Brunilde si metta a leggere Lezioni Americane dopo la tirata d’orecchi e facciamo il tris! Lettura difficili a mio avviso, certo che ne parleremo, con grande piacere e nel modo che riterrai più opportuno. In questo bocca al lupo per la riscrittura o nuovo romanzo che sia. Mi piace l’idea che la storia cerchi di sfuggiti dalle mani. Ha carattere, la ragazza!

  2. Da buon amante di I. Asimov, finale rigorosamente a sorpresa, un quid che marca a fondo l’identità di un autore.

    1. Calogero hai gusti raffinati, molto bene! Ecco, hai perfettamente ragione. Più che lieto o non lieto fine il discrimine è sorpresa o finale scontato? Il lettore deve essere accompagnato verso una determinata fine o non sapere fino all’ultimo come andrà a finire? Bella discussione, da fare. Per ora grazie per essere tornato tra noi

  3. Gran bel post. Tutti consigli validissimi, che prima o poi dovrò decidermi di mettere in pratica!
    Quest’anno sono stata troppo “ondivaga” (!!), un po’ ne avevo bisogno, un po’ erano occasioni irripetibili. Per il prossimo autunno-inverno devo incollarmi alla scrivania di più e impormi di finire quanto iniziato. Non escludo di cercarmi un’alfa, magari è proprio quello che mi manca, ma non saprei chi e come. (ad esempio, tu mandavi un capitolo per volta? e attendevi correzioni o suggerimenti?)
    Ps. Bella anche la nuova volpe là in cima, io che adoro il rosa. 😉

    1. Oh finalmente qualcuna ha attenzionato il mio nuovo logo, ! Fucsia e nuova vita per la Volpe! E anche per le sue lettrici. Ad esempio la Webnauta, capace di scrivere articoli approfonditi sul come scrivere produttivamente ogni giorno, dovrebbe rileggerseli e metterli in pratica! Certo mi piace l’idea di indossare la nuova collezione autunno inverno scrivania e pc. Ti ci vedo! Se vuoi un’ala, qui secondo me qualcuna la trovi

      1. Io scrivo ogni giorno, ma scrivo racconti, vai a vedere quanti ne ho scritti in un anno. In questi giorni sto rileggendo Carver, il quale spiega perché ha scritto sempre e solo racconti e mai un romanzo. La vita troppo complicata per cui non aveva la serenità mentale per un progetto a lungo termine. I racconti erano veloci e gli davano soddisfazione immediata. 🙂

        1. Ma lo so bene quanto ti scrivi ti seguo sempre! Mi ricordavo però di un progetto di cui ci avevi parlato tempo fa… È a quello che facevo riferimento. Non ti nascondo che ho una certa curiosità intorno al tuo lavoro. Non riesco a immaginare quale tipo di genere e storia tu stia raccontando… . Poliedrica come sei… Sui racconti, non ho letto Carver, so che va per la maggiore, ma combinazione come dicevo a @Rosalia sto leggendo Calvino. Anche lui afferma che di non avere dimestichezza con le storie lunghe. E sostiene che in Italia la nostra più alta tradizione letteraria si compia nella poesia e nei racconti brevi…

        2. E’ sempre quel progetto, porello.
          Le storie che piacciono a me hanno sempre del rosa, e sempre un lieto fine (vabbè, l’ultimo racconto è di una donna che ammazza il marito, ma non credo riuscirei a scrivere un giallo per intero). Beh, anche il fantasy mi attira, vedesi la storia di Halloween (in arrivo la terza puntata, forse ci sarà anche una quarta, una quinta, magari diventa un libro senza che me n’accorga).
          Ecco, dovrò leggermi Calvino allora, letto pochissimo a scuola (chissà perché…non era nel programma?)

        3. Ecco mi pareva! Allora senza indugi lancio l’hashtag #saveporelloproject! Quindi mi fai capire che vagoli tra horror e fantasy… Interessante ☺️

  4. Le tue scoperte sono validissime, secondo me, anche se su un paio di punti funziono in modo diverso. Per tutta la durata della prima stesura sento di dover proteggere la storia dalle influenze esterne. In quel periodo non voglio mettere in discussione niente, ma solo sentire chiara la storia dentro di me e farla arrivare sulle pagine. A stesura terminata, dopo una o due revisioni, sono pronta al lancio dei pomodori! Quindi niente lettore Alfa per me, solo Beta.
    Nel finale, invece, tendo ad avere una tentazione contraria alla tua: invece di allungare la minestra, mi viene da scivolare in fretta verso la parola “fine”, non so se per la voglia di… chiudere bottega oppure per la paura di scrivere una parte delicata, che rimane impressa nel lettore, nel bene e nel male. Sta di fatto che le ultime pagine sono sempre una lotta, dal punto di vista della forma (la sostanza di solito ce l’ho in mente dall’inizio).

    1. Ciao Grazia, che meraviglioso mondo la scrittura! Stiamo tutte intente nelle stesse piccole faccende letterarie eppure ognuna di noi le affronta in modo completamente diverso! In questo caso con la fine mi è successo quello che ho raccontato, ma nel caos del romanzo precedente mi era accaduto il contrario. Ho capito che bisogna chiudere quando sentiamo che quel finale è quello Gius, anche se non è a lieto fine o moderno o accattivante o qualunque altra cosa. Scriviamolo e basta. Ma se non ci convince allora arrivare in fretta alla fine fa danni. Proteggere la creatura è un buon modo per farla crescere sana bella

  5. Che bello scorcio nella tua creatività scrittoria che hai aperto. Interessante per chi non ti conosce, per me un piccolo tuffo nel passato. Ma anche se sono arrossita fin nella punta dei capelli farò scivolare il discorso perché sono troppo di parte con il tuo romanzo. Ti ringrazio comunque sia per la citazione che per l’opportunità di leggere in corso d’opera, esperienza estremamente importante e piacevole.
    Per quello che riguarda me, invece posso dire che la fase creativa è completa irruenza scrittoria, posso fare anche millemila errori, posso scrivere Anna nel primo capitolo e per non so quale motivo poi Laura nel quinto e decidere in corso d’opera di farla diventare definitivamente una o l’altra. Ma cerco di non correggere nulla per non perdere quel bisogno di tirare fuori le emozioni. Revisionare invece è la fase che amo di meno perché corrisponde alla conclusione sia del lavoro, al distacco necessario e io sono piuttosto possessiva, che alla mole di castronerie da correggere. Insomma o prima o dopo certi tagli bisogna apportarli, con il rischio di sentire sempre meno naturale il proprio pezzo e per lo più di diventare tecnica con l’unico pensiero di come lo può considerare chi leggerà. Pensare lo scritto per altri occhi è complicato, perché è da professionisti e io non lo sono, forse non lo sarò mai e dunque resta mille miglia lontano da me.

    1. mi rende felice condividere la bella esperienza fatta con te dunque via gli imbarazzi! Anch’io con i nomi ho lo stesso rapporto che hai tu. Non c’è una sola storia in cui il nome iniziale del personaggio principale o di qualche altro personaggio non sia cambiato. Forse è normale o forse i nostri personaggi nascono in un modo per poi diventare quello che vogliono. Come minimo a noi poveri tapini che li abbiamo creati non resta che cambiargli identità. Quanto alla stesura primigenia il modo migliore secondo me è quello che utilizzi tu. Scrivere tutto ciò che passa per la testa. C’è sempre tempo per tagliare. Lavoro difficilissimo

    1. Nemmeno io. Lo lessi da ragazzina e mi lascio indifferente. Ma il tempo cambia ciò di cui abbiamo bisogno… Fai sempre in tempo a rimediare! Buona serata cara valchiria

  6. Quante battute sono?
    Prima stesura rapida, rilettura a pezzi, es. arrivo a pag. 50 rileggo tutto, e via, serve solo a correggere cose macro: errori di genere, refusi, cose molto evidenti.
    Passaggio alla beta, sistemazione del testo in base alle note della beta
    Rilettura dopo un efficace intervallo emotivo, 20 giorni minimo (questa fase di solito mi pesa, vorrei ributtarmici)
    Correzione eventuali altre magagne, rimpolpare, tagliare ecc.
    Essere assai lucidi nel valutare se il testo è pronto per essere inviato a chi di dovere.
    Questo per sommi capi il mio modo, poi capace che le stesure diventino pure 5 con editor a pagamento.
    Nadia è bravissima e in quanto al lieto fine, per me è d’obbligo almeno nella finzione lasciatemelo!

    1. Ma chissà poi se il mio è un fine non lieto o semplicemente aperto? Mah. Intanto concordo sulla fase di sospensione. Sul numero di revisioni mi taccio perché non sono una perfezionista e alla fine se non mi strappando il lavoro di mano non lo chiudo mai! Sai @sandra questa volta anch’io storia valutando una revisione a pagamento prima di inviarla a qualche editore. Má per il momento non so ancora Chi. Mi hanno detto che tu sei ne hai una tremendamente brava

  7. Oddio, Calvino non mi sembra tutta questa leggerezza!
    Scherzi a parte, cara Elena, ho letto con interesse la descrizione del tuo processo creativo, ognuno ha un proprio modo di scrivere e lavorare che può essere utile confronto e spunto per altri.
    Io ho l’abitudine di rileggere ciò che ho scritto la volta precedente e di correggerlo, o meglio ” pulisco” l’italiano, elimino ripetizioni, sistemo la punteggiatura, tutto quello che nella concentrazione dell’esprimermi non ho curato.L’ho sempre fatto, anche in quello che scrivo per lavoro, ed è diverso da una vera revisione che, hai ragione, ha bisogno di uno spazio temporale di distacco e riflessione, per raggiungere la necessaria prospettiva.
    Ho smesso da un po’di pensare se alla mia veneranda età io possa o non possa essere presa sul serio. Io mi prendo sul serio: scrivere è una passione e un privilegio, una opportunità di esprimermi e dare vita al mio mondo interiore. Umiltà di accettare critiche e di imparare, certo, ma rivendico la dignità del mio scrivere.
    Durante l’estate mi sono fatta un po’ prendere dalla pigrizia , sto lavorando a una nuova storia che di sicuro non mi esce di getto ma il bello è che…i miei personaggi si vendicano, danzandomi in testa la notte, vivendo una vita propria, con avventure e svolte che non avevo previsto…e che mi toccherà raccontare!
    Buon lavoro, cara volpe, i tuoi lettori Ti aspettano.

    1. Brunilde ti devo tirare le orecchie per aver bucato la citazione : “Prendete la vita con leggerezza. Che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”. I Calvino “Lezioni americane. Senza dubbio la mia citazione preferita!
      Ammiro molto la tua determinazione. Così dobbiamo fare se vogliamo essere pienamente noi stesse. Da quando ho fatto pace con la scrittrice che c’è in me non solo sono più serena ma scrivo più facilmente e, anche se non starebbe bene a me dirlo, molto meglio! So della tua nuova storia, chissà come ha beneficiato di un cambio di vita così radicale anche se temporaneo. Quanto alle correzioni, sono naturalmente d’accordo. È il minimo sindacale. Ora mi aspetta un lavorone altrettanto difficile, la revisione. Poi ve la racconto e grazie per attendere l’uscita, non sapevo di avere già delle affezionate lettrici

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