Blogging Tips,  Storie libri e racconti

Libri, film, letture: le nostre abitudini dopo la pandemia

Due settimane fa vi ho parlato di un film bellissimo, Argentina, 1985, che ho visto in streaming su una delle piattaforme su cui è disponibile (tornate sull’articolo per saperne di più, se vi va). Non c’è niente di strano, ormai succede a molti di noi di preferire o addirittura di essere obbligati a questo tipo di visione, visto che alcuni titoli escono solo in questo modo o arrivano presto in questa modalità, dopo aver fatto qualche giorno nelle sale.

Rifletto sul fatto che qualche anno fa avrei parlato di un film visto al cinema, non da uno schermo televisivo collegato in wi fi al mio smartphone.

Così mi sono domandata: qual è stata l’ultima volta che ho frequentato una sala cinematografica?

La risposta mi ha fatto trasecolare. Così ho pensato di dedicare una riflessione specifica sul tema, ovvero su come sono cambiate le nostre abitudini su libri, film e letture dopo la pandemia.

Libri, film, letture: come sono cambiate le nostre abitudini dopo la pandemia

Libri, film, letture: abitudini dopo la pandemia

Il cambiamento dei consumi culturali dopo la pandemia è stato radicale, ciascuno di noi può misurarne gli effetti nella propria vita quotidiana.

Riprendersi la vita che avevamo è stato uno degli obiettivi che ci siamo posti subito, ben sapendo che nulla sarebbe stato come prima. Avevamo ragione?

Per me è stato così e questo cambiamento radicale ha avuto effetti anche sul modo in cui gestisco il mio tempo libero e dunque sui film, libri e letture che da sempre costituiscono per me la migliore compagnia nelle serate fredde come quelle che ci apprestiamo a vivere.

E’ capitato anche a voi qualcosa del genere? Sembrerebbe di sì, a giudicare dalle tante indagini che ormai sono disponibili in proposito.

Una in particolare ha attirato la mia attenzione; da qui partirò per raccontarvi e raccontarci i nostri cambiamenti, provando anche a indagare su qualche perché.

Libri, film, letture: abitudini dopo la pandemia tra il divano e un borsellino sempre più leggero

In una recente indagine su gli Italiani e il Cinema svolta da SVG e commissionata dal MIC (che trovate qui) scopriamo che nel 2022 si conferma la tendenza già in atto durante la pandemia, ovvero il progressivo abbandono delle sale cinematografiche e teatrali da parte degli italiani.

Rispetto al 2019 c’è stata una riduzione del 39%, dovuta certo al lock down ma anche a una lenta disaffezione per la sala cinematografica a tutto vantaggio del cloroformio più in uso dagli italiani: il divano.

Quasi dimezzati i fruitori regolari di cinema in sala, ridotti di un terzo i fruitori saltuari. Il 21% delle persone che prima lo frequentava ha smesso di andare al cinema e solo il 29% conferma le sue vecchie abitudini.

Siete anche voi tra questi ultimi o avete sposato streaming e comode visioni casalinghe? Bisognerà rifletterci eccome visto che nelle sale, nelle biblioteche, nelle librerie, ci lavorano molte persone.

Vediamo chi sono coloro che vanno al cinema, nonostante tutto. Ecco una brevissima casistica (fonte SVG):

  • giovani e giovanissimi
  • famiglie
  • residenti nelle grandi città

Le ragioni dell’abbandono delle sale, delle biblioteche e in generale dei luoghi della cultura (fatta eccezione per il Salone del Libro, che è ormai più una kermesse e per questo regge) sono da ricondurre sì alla pandemia e ai comportamenti forzati ad essa conseguenti, ma anche al desiderio sempre maggiore di comodità, sicurezza, risparmio economico.

C’è un legame tra la possibilità di fruire consumi culturali in tempi di crisi come questi e il proprio potere d’acquisto. Un dilemma che sembra non interessare nessuno purtroppo.

Visto l’andazzo, divano, sghei e distanziamento, dovremmo attenderci che almeno le letture aumentino. Invece abbiamo sempre il solito, caro zoccolo duro di italiane (ah, le donne!) e di italiani in subordine a tenere botta, un po’ spostando gli acquisti sugli ebook e un po’ ascoltandoli i libri, dappertutto.

Bene, direte voi. Benino, dico io. Le ragioni di questi scostamenti sono riconducibili a due fattori importanti: la riduzione dei salari e della capacità di acquisto da un lato, la mancanza di tempo di qualità da dedicare esclusivamente alla lettura dall’altro.

Prendiamo il mio caso: per incrementare le mie letture sono passata ai podcast. Dove li ascolto? In auto, tra uno spostamento e l’altro di lavoro, quando non sono al telefono. Non è la stessa cosa che ascoltare con una tazza fumante di te e una copertina sulle ginocchia o, cosa scontata per me in casi come questi, leggere un vero libro di carta!

I cinema stanno pensando di riorganizzare la loro proposta di intrattenimento. Sarà sufficiente a recuperare gli spettatori perduti?

Il Torino Film Festival, in corso proprio in questi giorni, sembra offrire qualche speranza da questo punto di vista. Per l’offerta, di qualità, sui titoli proposti e per la partecipazione e l’attenzione che sta riscontrando in città.

Speriamo bene. Per il cinema e per la nostra Torino. Qui il cartellone e il programma degli eventi.

Il nostro tempo libero, sempre più scarso, sempre più prezioso

La ricerca citata mette in evidenza un fenomeno che ha ripercussioni e motivazioni che vanno oltre i gusti e i consumi individuali: attiene alla disponibilità di tempo libero da dedicare ad altro oltre a quello destinato al lavoro e alla famiglia.

Per 4 italiani su 10 il tempo libero si è negli ultimi tre anni drasticamente ridotto, una percentuale che in alcuni casi supera il 50% per le persone tra i 30 e i 60 anni, guarda caso coloro che sono nel pieno della loro attività lavorativa.

Tutto ciò ha molto a che fare con il tempo di vita e il tempo di lavoro, quest’ultimo divenuto strabordante. Le conseguenze in fatto di stress, riduzione della socialità, fruizione culturale, sport ecc. sono sotto gli occhi di tutti.

Come spendiamo il nostro tempo libero?

Nel poco tempo libero che ci resta, quali attività riusciamo a portare avanti?

Anche qui i dati non sconvolgono le ipotesi previsionali: per il 43% degli intervistati è prediletta l’attività all’aria aperta, mentre ben il 38% predilige passarlo consumando contenuti audiovisivi. In questa fattispecie rientrano anche YouTube e presumibilmente cose tipo Tik Tok e qualunque altro supporto video disponibile.

La lettura è probabilmente confinata nei consumi culturali altri, e si ferma al 22%. Lo sport al 23%, e un laconico “preferisco non fare nulla” al 3%.

Cosa leggo dopo il lockdown

Prima della pandemia avevo intrapreso una impegnativa attività di ricerca e lettura di autori e autrici esordienti. Talvolta scoprirli mi ha regalato piacevole stupore, talaltra sorpresa quando non sconforto.

Non so perché dedicavo così tanto tempo a queste letture che a bilancio pesano poco nell’angolo della memoria dove risiedono i libri e le storie che mi raccontano.

Abbandonare queste letture mi ha dato un senso di libertà e di leggerezza che impiego affrontando saggi e grandi classici, di cui sentivo molto la mancanza, ma anche per approfondire letture utili alla mia crescita umana e spirituale e che oggi rappresentano il 50% del tempo di lettura che dedico ai libri.

La pandemia è dunque stata per me una grande operazione di pulizia interiore e di discernimento nelle scelte.

Tutto ciò che era ed è inutile l’ho lasciato da parte, per abbracciare solo ciò che mi faceva e mi fa sentire veramente bene.

La lettura e i libri non sono l’unico ambito in cui ho applicato questa importante consapevolezza.

Dimenticavo: ho mollato anche i thriller e gli horror. Di cose paurose è già pieno il mondo.

Sono abbastanza d’accordo con Sinibaldi, Presidente del centro per il Libro e la Lettura:

Si legge «perché si cerca qualcosa (un’informazione, un’esperienza, un’emozione), ma si legge se si è in condizioni di farlo, dal punto di vista delle possibilità, delle competenze e di qualcosa di più inafferrabile e decisivo: uno stato d’animo, una particolare e delicata costellazione di desideri. La resistenza dello spazio della lettura sembra dunque mostrare che il libro è ancora capace di rappresentare una forma seducente di evasione, dimensione di cui abbiamo un disperato bisogno nelle giornate schiacciate dall’angoscia della pandemia. Ma forse anche che al libro e alla lettura affidiamo una delle poche possibilità di far emergere le domande più profonde che una esperienza collettiva così traumatica non può non suscitare».

Visto il livello di consapevolezza di cosa è rimasto dopo la pandemia, direi che questa funzione è stata svolta decisamente poco.

Le novità di questi giorni

Sto leggendo La Passione non è finita, di Miguel Godor. Un testo che centellino ogni sera e che raccoglie i discorsi più significativi di Enrico Berlinguer nel periodo relativo agli anni settanta.

Ma soprattutto, grazie a un gradito regalo, ho riscoperto la mia musica, quella che mi faceva vibrare negli anni ’80 e cui affidavo tutti i miei sogni.

Ritrovarla per intero senza bisogno di andare a rovistare negli scaffali impolverati, su una notissima piattaforma di streaming, è stata una grande risorsa. Non so perché non l’ho fatto prima!

Musica, libri, film. Non toglieteci anche questo.


Care Volpi, ora tocca a voi: come avete cambiato le vostre abitudini culturali dopo la pandemia? State leggendo la stessa tipologia di libri o avete modificato le vostre scelte?


Come sempre, aspetto le vostre opinioni qui sotto!

E' gentile condividere
0 0 voti
Article Rating
Iscriviti
Notificami per
guest

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

13 Commenti
Recenti
Vecchi Più votati
Opinioni in tempo reale
Vedi tutti i commenti
Marina
1 anno fa

Disaffezione a cinema, letture e molto altro: certe volte ho come l’impressione che il lockdown sia stata una bella scusa e che le vere cause siano da ascrivere ad altro. Adoravo il cinema, io e mio marito andavamo ogni fine settimana (da non sposati), poi le abitudini con i figli sono cambiate. Ma la vera ragione è che il panorama cinematografico è triste: non fanno che film della Marvel con super-eroi giunti all’ennesimo sequel! Non ho più avuto voglia di frequentare le sale cinematografiche. Le mie letture si sono mantenute al loro livello standard: circa 40 titoli all’anno, la pandemia non ha aumentato né diminuito il tempo dedicato ai libri. Anch’io con una netta preferenza verso i classici. Se un cambiamento importante c’è stato durante il lockdown ha riguardato il mio rapporto con lo sport: adesso cammino molto di più, prendo la macchina solo quando è necessario, sto più fuori rispetto ai tempi in cui le mie attività erano tutte dentro le pareti domestiche. 🙂

Luz
1 anno fa

Ora che ci penso anch’io non vado al cinema davvero “da una vita” come suol dirsi. Non ricordo neppure quale sia stato l’ultimo film visto in uno di quei cinema giganteschi di Roma e dintorni. Frequento i cinema solo per proiezioni a porte chiuse, quando Francesco Gheghi, mio ex allievo e ora attore quotato, invita amici e parenti per una visione più “intima”.
Vero è che avendo tanti canali streaming e un bello schermo grande neanche se ne sente il bisogno. Netflix ha decretato la propria fortuna proprio durante il lockdown. Per quanto riguarda le letture, ne ho scritto più volte sul mio blog. Ho scoperto autori e autrici che ignoravo, ho modificato il mio modo di leggere e scegliere. Vedo molta meno tv, per nulla al pomeriggio, ed ecco quindi che arrivo quasi a 50 libri in un anno. Sento di dover recuperare moltissimo.

Grazia Gironella
1 anno fa

Alla presentazione del mio ultimo libro ho avuto l’impressione di avere trascurato i rapporti in zona in favore di quelli in rete. Adesso vorrei muovermi in altre direzioni, per esempio i gruppi di lettura locali e l’università della terza età, anche se un po’ in anticipo. Come essere umano, non per “pasturare”, come dicono i pescatori, cioè attirare i pesci spargerndo cibo. XD

newwhitebear
newwhitebear
1 anno fa

Abbiamo fatto sempre vita ritirata io e mia moglie, la pandemia ha inciso solo a livello psicologico. A questo vanno aggiunte le problematiche di parenti anziani e malati che di fatto ci hanno rubato molto tempo. Quindi molte letture e poca scrittura.

franco gabotti
franco gabotti
1 anno fa

Ciao Elena, l’argomento ci accompagnerà ancora per altro tempo, chissà forse la situazione pandemica si ripeterà. Dicono che i rischi siano aumentati con il passare degli anni, con l’esplosione demografica e con la rapida circolazione degli umani. A proposito di umani li amo sempre meno.
Il mio contributo alla riflessione è minimo poiché da sette anni vivo già in un posto isolato insieme a mia moglie e mi sono adattato alla vita quasi monacale dell’alta valle spopolata. Il lockdown non ha cambiato quasi nulla per me.
Semmai una riflessione la posso fare sul consumo di beni culturali: con l’età sono diventato pigro e molto selettivo pur avendo tutto il tempo che voglio. Al cinema non ci vado e se lo vedo alla tivù quasi sempre mi annoia da subito. Mal tollero il pensiero che tutto sia recitato con l’impellenza di farlo risultare realistico; preferisco di gran lunga il teatro, dove la recitazione e la finzione sono nello stesso corpus della narrazione.
Le letture si stanno indirizzando sui classici degli ultimi due secoli passati, il mainstream attuale ha alzato l’asticella ma mi sembra l’equivalente di certa arte visiva che nasce con il solo scopo di stupire, comunque non sono mai stato un lettore forsennato e poi mi piace molto passare del tempo nei boschi.

13
0
Che ne pensi? Dì la tua!x