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Se la politica si comporta come il Principe Prospero

La mezza estate è arrivata con il suo carico di contraddizioni.

Siccità e nubifragi sono la faccia della stesa medaglia, la crisi climatica, scomparsa dalla discussione politica.

E vacanze, per chi le fa, che sembrano ricercare voglia di lasciarsi alle spalle tutto, come succede nel sonno. Ma nel sonno il nostro inconscio è sveglio, mentre in questa sbornia estiva le menti, consce o inconsce, paiono davvero sopite.

Così passa in secondo piano il fatto che in seguito a ispezioni sui rapporti di lavoro, il 62% delle imprese risultano irregolari, specie nel terziario e nell’edilizia.

Ma ciò che più mi colpisce e addolora è come in questa campagna elettorale estiva il volto dell’imprenditoria italiana si sveli, ogni anno, impunito.

Dalle botte alla dipendente che chiede di essere pagata per quanto ha davvero lavorato a chi lavora due mesi di seguito senza un giorno di riposo nella ristorazione emiliana.

Ci stendiamo in spiagge possedute nei fatti da tempo a prezzi irrisori le cui concessioni sembrano impossibili da cambiare. Alcune sono abusive o con costruzioni abusive. Ne è piena la nostra bella Italia.

Non dovremmo tacere. Anzi.

Questa campagna elettorale agostana dovrebbe essere una straordinaria occasione per denunciare e parlare dei problemi e delle ingiustizie di questo paese.

Invece si parla d’altro.

Si parla sempre d’altro, anche a sinistra.

La Giustizia Sociale è scomparsa dal linguaggio politico.

La politica si è esiliata lontano dalle paure e dalla condizione viva delle persone. Ballando sull’orlo del baratro.

Ballando sull’orlo del baratro

Ballando sull'orlo del baratro

Mentre con falso stupore scopriamo che in questo paese l’idea di un uomo forte al comando non è mai tramontata, le parole d’ordine della giustizia sociale sembrano dimenticate.

Così osservo questa classe politica dal mio riposo agostano ed ecco che mi pare come una novella Principe Prospero*.

Disattenta e disinteressata a ciò che accade fuori, protetta dalle sue mura di granito, invalicabili.

Classe che non offre mai il volto a una valutazione, rigenerandosi grazie a una legge elettorale inadeguata che tanto male farà ancora al paese.

Li vedo, i leader di tutti i movimenti, barricati nel castello delle illusioni. Pieni di parole avulse come “agende”, di slogan elettorali più o meno credibili e più o meno creduti.

Senza una visione, senza sentimento, che la politica che ho conosciuto io era densa di amore per gli altri, di passione, di generosità e di idee.

Mi pare che ormai il muro tra coloro che detengono il potere e che puntano a salvarsi e tutti gli altri sia eretto. E da lassù si posa sul mondo lo sguardo di una pestilenza che assume molteplici forme.

La sfida si fa guerra

La guerra ingaggia la sua battaglia contro la sorte, intenta a vincere cambiando di continuo il campo di battaglia. Prima lungo il Dnepr, mito e realtà del leggendario stato della Rus’, lo Stato russo primordiale, linea rossa immaginaria stesa su un tappeto di steppa da riconquistare a suon di acciaio e di polvere da sparo.

Poi, come alla ricerca di un nuovo specchio d’acqua, la guerra minaccia oltre gli Urali, verso il Pacifico, come una freccia scoccata da un arco malamente ricurvo.

Sul mare di Taipei, una antica nazione, quella cinese, si scontra con una democrazia legata al potere economico occidentale, come la visita, azzardata e ancora senza un vero senso, di Nancy Pelosi, testimonia.

Superpotenze che si sfidano. Giochi di guerra. Giochi pericolosi.

Dietro le mura del castello

Mi pare di vederli, i leader politici e tutti gli altri, asserragliati nel castello di Prospero.

Osservare attraverso lo schermo di un telefonino l’orrore, nella stanza della guerra in cui schermi giganti trasformano la morte in un fatto a cui possiamo abituarci.

Basta scostare le tende, pesanti di velluto broccato, per nasconderne gli effetti e dimenticare. L’unica cosa che ci interessa, magari davanti a un caffè rincarato del 30% .

A guardar bene tutte le stanze di quel castello sembrano cieche.

Come la stanza della pandemia, che ancora miete vittime, e che ha assommato cifre impressionanti ma che non fanno più paura.

In fondo tutto si può dimenticare. Su tutto si può passare quando il senso di civiltà, il senso di comunità, il bene di tutti e di ciascuno si rivela essere un biglietto per un concerto in riva al mare o un viaggio verso le spiagge o le piscine, in cui gli italiani si immergeranno, come in un lavacro, fatto di batteri e abusivismo.

Prospero apra le porte

E mentre tutto questo succede, il principe Prospero e i suoi accoliti discettano d’altro.

Confezionano alleanze fittizie, discutono di simboli e di potere, costruiscono slogan vuoti che non parlano alle persone e a cosa stanno vivendo, snocciolano posizioni un tempo opposte senza vergogna. In questo preciso momento immaginano scenari presidenziali, schemi di potere, null’altro.

Ed è così così plateale il modo in cui lo fanno che il buon gusto sembra sotterrato insieme alla paura che abbiamo avuto e che oggi abbiamo dimenticato, come abbiamo dimenticato gli eroi che l’hanno scacciata, quel sistema sanitario che ancora non abbiam saputo rafforzare.

E così tra il dentro e il fuori si apre uno iato che diventa un buco nero. Chi ne sarà inghiottito?

Chi troverà la forza per rompere l’incantesimo dell’orrore?

Nell’ultima stanza infine non vi è il sangue alla finestre né vi sono le tende scure descritte da E. A. Poe. Nemmeno l’orologio che scocca le ultime ore è più necessario.

Non ce n’è alcun bisogno.

Nel castello i vivi sembrano già morti.

A meno che non decidano, anche all’ultimo momento, di uscire da quel maniero e guardare.

E guardando vedere. E udire. E udendo ascoltare. E annusare. E annusando odorare.

Restare anche solo per poco con i piedi immersi nelle condizioni di chi si candidano a governare.

Sedendo al desco di famiglie che pranzano una volta sola al giorno. Di chi lavora dodici ore pagato sei, di chi legge i proclami e ride perché sa che soltanto il sorriso può salvarlo dalla depressione.

Sporcandosi i piedi nel fango delle piogge improvvise di questi giorni.

Restando ore in fila presso gli uffici postali il giorno di paga o nelle attese davanti alla questura per un documento che potrebbe arrivare in modo molto differente, più umano.

Lavorare nelle fabbriche in cui si muore di caldo, interrogarsi su come mai in Italia di Covid ne muoiano così tanti, che dopo due anni non può essere solo un problema di statistiche e di metodi con cui fare i conteggi.

E sedersi su una panchina accanto al mercato e vedere, al termine della mattinata qualcuno raccogliere da terra frutta e verdura ancora buone da mangiare.

E anziani che si trascinano lungo i muri delle case con i loro bastoni con dietro il carretto della spesa che se li guardi bene ti chiedi come facciano a prendersi cura di sé, così fragili.

E una donna che cammina scalza con la testa altrove. Un guinzaglio in mano cui è attaccato un cane, unico amico, che perde la sua borsetta e non se ne accorge nessuno. O un uomo picchiato a morte davanti a tutti gli altri che lo filmano.

E’ tempo di uscire e di prendere per mano la realtà.

Una realtà di cui però per parlarne bisogna averla almeno lontanamente vissuta.


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Buona estate care Volpi!


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8 Commenti
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Grazia Gironella
1 anno fa

(Cara Elena, non so in che modo tu sia bloccata, ma qualche problema c’è. Non ho ricevuto tue mail, e sul blog ci sono il tuo commento e la mia risposta. Ti ho risposto via Whatsapp, mo’ vediamo se riusciamo a comunicare in qualche modo! :))

franco gabotti
franco gabotti
1 anno fa

Ciao Elena. Grazie per la riflessione che offri nel tuo ultimo post, che non condivido sui social soltanto perché ho scelto di non averne. Tutt’alpiù lo posso commentare nel mio modo politicamente scorretto. Intanto non vedo nessuna novità nel fatto di dover descrivere la classe politica italiana come un agglomerato di persone mediocri con rarissime eccezioni. I mali che affliggono i nostri rappresentanti sono la scarsa cultura politica e la ancor peggiore cultura amministrativa, ma vorrei dire anche la scarsa cultura generale. Però sono lì perché sono stati voluti dagli elettori e questo la dice lunga anche sugli elettori.
Tra pochissime settimane si andrà a votare: lo farà poco più della metà degli italiani. Chi rinuncerà ad esercitare il diritto di voto fa parte della schiera che intende dimostrare una forma di populismo civico di protesta, sparandosi sui piedi, mentre coloro che al seggio si recheranno si divideranno ancora in due, sappiamo con quali modalità e intenzioni.
Non ci viene facile parlare della sinistra perché continuiamo a cercarla nel grande partito, ma in Italia non c’è un grande partito di sinistra, c’è il P.D. che ad ogni scelta necessaria apre sempre la porta che gira a destra. Se invece mettiamo gli occhiali per vedere bene da vicino possiamo accorgerci che un paio di partiti frattaglia dicono cose di sinistra.
Ancora una cosa a proposito di lavoro, visto che sei impegnata sull’argomento e che citi irregolarità rilevabili nel campo sindacale e della sicurezza: dopo gli sperticati elogi alla classe medica e paramedica paraculati (scusa il bisticcio verbale) in tempo di covid, gli infermieri sono rimasti come prima: le assunzioni promesse sono sfumate, le ore straordinarie effettuate dormendo in auto o su qualche lettiga per evitare di portare a casa il contagio sono passate in cavalleria e il personale è sempre più in affanno. Nell’ASL del mio territorio piemontese per poter coprire i turni si lavora dodici ore ad una tariffa di meno di sette euro all’ora, ma lì l’Ispettorato, tenuto vergognosamente a corto di personale, non può mettere piede. Perché?

Giulia Lu Mancini
1 anno fa

Quello che non mi piace di questa classe politica (sia destra che sinistra, purtroppo poche differenze) è che non c’è mai un programma serio e costrittivo per il nostro paese che avrebbe potenzialità enormi, invece soccombe sotto il giogo degli interessi clientelari. La campagna elettorale è solo un gioco al massacro su chi urla di più. Ormai sono costretta a votare solo il “meno peggio” e non qualcuno che davvero mi ispiri stima e fiducia.

newwhitebear
newwhitebear
1 anno fa

Il problema non è parlare di giustizia sociale ma che le persone ascoltino queste parole. Se l’operaio che guadagna a stento mille euro o il cassintegrato che vive dell’assistenza sociale preferiscono inseguire il mito della manna che cade dal cielo senza dannarsi l’anima, tu gli potrai raccontare che la giustizia sociale può essere una realtà col suo voto ma non ti segue. Perché? Semplice, non ci crede per le troppe delusioni passate, mentre sognare non costa nulla e si può essere felici.
Prendiamo il salario minimo. Chi ha sparato a zero? Le sigle sindacali perché dicono che questo obiettivo è da raggiungere con la contrattazione dei contratti di lavoro ovvero ognuno difende il proprio orticello.
Ma veniamo al dunque. Per giustizia sociale cosa intendiamo? Francamente non l’ho capito. Per me giustizia significa che tutti sono uguali davanti alla legge Però abbiamo visto e toccato con mano che non è così. Se io denuncio un abuso perché qualcuno ha infranto le regole, la mia denuncia è carta straccia. Se però è il potente di turno, allora si scatena il pandemonio. Leggo dalla Treccani per sociale
Che riguarda la società umana, che ha attinenza con la vita dell’uomo in quanto partecipe di una comunità nella quale ha, o dovrebbe avere, sostanziale diritto di parità rispetto agli altri membri: doveri sociali; ordine sociale, patto sociale, la realizzazione di una giustizia sociale; protestare contro le ingiustizie sociale.
Dunque tutti devono avere pari diritti e doveri. Però come si possa realizzare fatico a capirlo. Sono sessant’anni che ci provo ma non ho trovato mai la ricetta giusta.

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