A Natale penso a me
Il mondo con i miei occhi

A Natale penso a me

Quest’anno mi sono sorpresa a pensare al Natale con largo anticipo.

Gli anni scorsi mi lasciavo trasportare fino a una decina di giorni prima del 25 dicembre da una sorta di allegra euforia ma in totale assenza di programmazione.

Non solo dunque la follia dei regali dell’ultimo minuto, che è un miracolo se li azzecchi, ma anche la totale mancanza di idee per recuperare tempo e svago per me soltanto.

Così quei giorni, che di solito negli ultimi anni passano gioiosi, venivano fagocitati dal quotidiano del prima e del dopo.

Invece questo 2019, sarà perché sono più stanca del solito, tra il nuovo lavoro e la fine della stesura di Càscara, ma al Natale ho cominciato a pensarci con largo anticipo.

E non mi pento per niente!

I regalini per i nipoti sono già pronti, così per la mamma (ma niente spoiler, metti che passino di qui … 😉 ) e abbiamo anche programmato una bella vacanza, tutta per noi.

Vista l’estate che abbiamo passato, allettati con febbrone per quasi tutte e tre le settimane di ferie, abbiamo deciso per un bel viaggio verso le Canarie (ci siamo già stati, date un’occhiata qui), una settimana tutta per noi, dedicata al riposo e alle coccole e al dolce far niente.

Che per me vuol dire sport e libri a gogo.

Ne ho bisogno.

La stanchezza per il nuovo lavoro, di responsabilità e grane ancora da risolvere, e, diciamolo (alla Dalema) la scarsa motivazione per la scrittura che in questo periodo mi attanaglia, richiedono un vero stop.

Me ne sono accorta in tempo e l’ho programmato, stavolta sono orgogliosa di me!

Il lavoro con Càscara, la presunta editor e il rimaneggiamento del testo che vi ho raccontato qui, mi è costata molta energia come ben sappiamo e mi ha lasciata per il momento svuotata.

Se penso poi alla fase che mi aspetta, la ricerca di un editore, mi viene da mettere le mani nei capelli per quanto sarà complicata, così ho deciso che la rimando a dopo la vacanzina, che di sicuro avrò le idee più chiare e la mente sgombra.

Da cosa?

Da alcune delusioni che ho vissuto. Da sindacalista, vedo questo mondo dell’editoria sotto un altro punto di vista.

Non è ancora il momento, ma ve ne parlerò, state certe.

A Natale penso a me

Così ho deciso: a Natale penso a me.

E subito mi tornano in mente reminiscenze del passato, quando, frequentando il catechismo e la Chiesa cattolica, le nostre giovani menti venivano infarcite di altruismo e solidarietà fino a considerare il tempo dedicato a noi stessi quasi rubato agli altri, immeritato, sbagliato, peccaminoso.

Con questa cattiva interpretazione del concetto di altruismo e solidarietà ho convissuto molti anni fino a quando non ho compreso che non vi è spazio per gli altri se non sappiamo concederlo a noi stessi.

Con tutto ciò che questo assioma significa.

Dire apertamente che vogliamo pensare a noi stesse, in una società falsamente proiettata sui bisogni degli altri, per cultura non solo cattolica, può apparire una sfrontatezza, un atto egoistico, un affronto.

Come se noi non fossimo la cosa più importante che possediamo.

Così mi sorprendo a ricordare i giorni di dicembre di tre anni fa.

Quando vi raccontavo del mio tendine di Achille completamente strappato, dolori atroci e una lunga convalescenza.

Ho avuto occasione di riflettere a lungo su quella gamba di gesso che mi ha tenuto compagnia per un mese sul poggiapiedi della poltrona, proprio di fronte a me.

Avevo tirato troppo la corda.

E lui, il mio corpo, si era fermato.

In quel modo un po’ burrascoso mi ero accorta di una cosa semplice: avevo corso troppo e troppo a lungo.

Il messaggio del corpo, per quanto doloroso e atroce che fosse, era chiaro: dovevo fermarmi.

Quando l’ho realizzato mi sono meravigliata per la bellezza del nostro essere e la sua complessità.

Come un angelo attento il corpo compie ciò che la nostra mente vigile non è in grado di fare, per il nostro bene: scegliere, perché tutto non si può fare.

Questo credo sarà il mio mantra per il 2020.

Il nostro corpo è magia e ci conosce meglio di noi stesse.

Me ne sono sempre presa cura più sul piano estetico che nel suo complesso, in fondo me lo potevo permettere perché sono stata fortunata, con una salute di ferro (ehehehe) fin da ragazzina.

Solo che

Non ti accorgi dell’importanza di qualcosa fino a che non la perdi

Perdere la mia autonomia mi ha fatto comprendere quanto fosse a me cara.

Ma io non sono magica

L’ho capito bene e quest’anno mi fermo da me.

Lo dico a questo corpo che uso ogni giorno come una carretta da tirare a destra e manca e lo dico a me stessa, infischiandomene dei doveri, dei soldi che ci sono a volte sì e a volte no, alla mia mente, che si prenda anche lei una bella pausa.

Uno stop per il riposo da tutto, dal lavoro, dalla scrittura e dagli annessi e connessi, dalla famiglia, dalle incombenze quotidiane.

Questa volta voglio un Natale tutto per me.

E anche se arriverà in ritardo di qualche giorno, me lo voglio godere lo stesso.

Caro corpo quest’anno ci fermiamo un po’ a mezza via, che ne abbiamo bisogno.

E tu per favore non boicottarmi, che di strada insieme ne dobbiamo fare ancora tanta.

Non c’è giorno migliore di quello in cui facciamo una nuova scoperta che ci cambierà la vita

E mi accorgo che forse lo Spirito del Natale esiste davvero. Voi che ne pensate?

12 Comments

  • Banaudi Nadia

    credo sia la scelta più saggia che puoi fare. Natale dovrebbe fare rima con benessere per niente parente con il forzato lo fanno tutti che alla lunga porta solo a sentirsi schiacciata. Io questo Natale lo trascorrerò lavorando ma spero di sentirlo lo stesso nel cuore e di trovare un istante da dedicare agli affetti miei cari. Ma Natale è Natale e come in casa fa sberluccicare il cuore.

    • Elena

      Ciao Nadia, la tua nuova vita lavorativa ti cambia un pò il tran tran quotidiano ma quanta ricchezza! Esperienza, cose, persone. Io il dolce far niente non lo conosco. Ma mi piace pensare che non ho obblighi o scadenze e che faccio fin dove arrivo e poi si vedrà. Non sempre posso permettermelo! E ora nemmeno tu

  • Giulia Lu Dip

    Per me è Natale ogni giorno che riesco a dedicarlo a me stessa, visto che nella vita di tutti i giorni gli altri (soprattutto quelli non invitati) si prendono sempre troppo spazio. Ciò premesso fai bene a pensare a te, come non essere d’accordo! Buona vacanza alle Canarie.

    • Elena

      Ciao @Giulia, il tuo messaggio lo condivido. Mi ha colpito il passaggio sull’invasione dei nostri spazi da parte di altri non invitati.. In questo periodo me ne capitano molti, non è semplice tenerli distanti dal nostro spazio vitale!
      Grazie per gli auguri di buone vacanze, ma ci vorrà ancora un po’ di tempo, anche se il blog rallenterà prima. Ma ne parlerò prossima settimana… Abbracci a te e buona scrittura

  • Barbara

    Sottoscrivo ogni tua parola! Sto cercando di smettere di sentirmi in colpa perché da un paio d’anni penso a me stessa, alla mia salute psico-fisica danneggiata nel tempo proprio dal modo cattolico (anzi, male interpretazione di esso) di vivere il Natale,e tutti gli altri momenti. Non so se farò l’albero, è un’attività che ha perso il suo valore, non lo vede nessuno, mi occupa una giornata che mi sembra tempo rubato a scrittura e lettura. Però sto pensando di cedere a quei mini alberi a led colorati… 😉

    • Elena

      L’etica calvinista ci ha stufate! Ribelliamoci al Natale con un sorriso scrivevo qualche anno fa, e ora l’ho fatto, l’abbiamo fatto! Che male cìè a prenderci cura di noi stesse, del nostro tempio, che solo se in salute e in equilibrio può donarci la forza per fare tutto il resto. Sono stanca di queste stupide convenzioni, quest’anno mi ribello davvero. Con pacatezza. L’albero non lo faccio da secoli. Ma alle lucine no, non so rinunciare. e nemmeno alle candele nei bicchierini rossi sparse per la casa. Mi piace l’atmosfera calda e accogliente del Natale, anche se quest’anno ho idea che sarà più povero di sempre. In giro questo week end ho visto pochissima gente e tutta con le borse vuote… Faremo fatica

  • Luz

    Quando arrivi a questa certezza, del volerti prendere cura di te stessa, dell’essere consapevole che la corda è stata tirata troppo, della sensazione di una stanchezza che tocca anche il tuo lato emotivo, sì, è il momento di fare una riflessione seria e di recuperare un sano egoismo.
    Mi piace il Natale che hai prospettato, non sai quanto avrei voglia anch’io di fare un viaggio dopo anni ferma per spese di ristrutturazione. Io vivrò questo Natale in sordina, non sono riuscita ancora a traslocare, ergo ce ne scendiamo un po’ ad aprire casa al sud ma poi a Capodanno ce ne staremo tranquilli. Mi fa piacere che il pensiero della vacanza ti renda gioiosa. 🙂

    • Elena

      Cara Luz, il trasloco è una di quelle cose che sulla carta mette allegira ma che in pratica somiglia più a una tragedia (parlo per me). Tutte le cose che spuntano fuori e di cui non ti ricordavi l’esistenza, la confusione, i lavori che non procedono mai come dovrebbero… Se va troppo per le lunghe finisce per stancarti e portarsi via tutta la gioia del cambiamento. Tu non mollare! Che la casa al sud è un ottimo punto di sfogo e poi quando sarai nella nuova casa tutto ti sembrerà lontano e ormai passato. CHissà che non spunti qualcosa in tutto questo traffico di cui ti eri dimenticata e che ti possa strappare un sorriso… Abbracci

  • Grazia Gironella

    Ah, brava! Questo entrare nel Natale con la consapevolezza del corpo e delle sue esigenze mi piace molto. Da un lato è impossibile, con il passare degli anni, ignorarle del tutto (sto pensando a me), dall’altro è importante non trattarlo come un mezzo che ci scarrozza in giro e basta. Anche muoversi per il Natale con calma è rispetto per se stessi, oltre che la condizione per apprezzarlo.

    • Elena

      Eh Grazia, pensi a te ma parli anche di me 🙂 Il corpo si fa ascoltare in un modo o nell’altro ed è un bene. Spesso pensiamo all’invecchiamento come una tragedia che ci porta nuovi dolori e limitazioni, invece questa consapevolezza, questo assaporare gioie semplici e tradizioni, a me piace e mi rendo conto ch eè proprio il passare del tempo che me le ha regalate. Insomma, sono felice. Affronto l’inizio del nuovo anno un po’ meno in ansia del solito… Quando ai tempi, fa parte secondo me di questo stesso ragionamento: calma e rallentamento sono un regalo che dopo i cinquantanni voglio proprio tutto per me (mannaggia al lavoro che rema contro, però)

  • Sandra

    Vivo sempre il Natale con gioia frenetica e momenti di raccoglimento miei e dell’Orso, gioco d’anticipo e raccolgo un po’ tutto ciò che è necessario fare, tra regali e voglia di fare gli auguri di persona a tutti, il che significa il tipico accumulo di cene, ma anche no a chi non vedi tutto l’anno e poi “oddio, ci vediamo prima di Natale?” Non ha senso. Come non lo hanno certe cene aziendali.
    Quest’anno ci arrivo provata da una serie di cose non da poco, non ho vacanze all’orizzonte ma cercherò di pensare a me come fai tu, con piccole coccole come divano, cioccolatini, libro, Orso accanto a me che magari gioca col cellulare oppure un film condiviso come domenica pomeriggio. E poi quando finirà ci sarà il solito mix di “finalmente e peccato.” Intanto sto ancora pensando alla parola per il 2020

    • Elena

      Anche io adoro letteralmente il Natale. I balocchi mi fanno sentire una bambina e ho voglia di famiglia, reunion, cene e pranzi numerosi. La mia “orsità” durante l’anno rende questi momenti ancora più piacevoli! Non ho mai partecipato al rito tradizionale che molti blogger seguono della parola per il 2020, mi pare una riduzione impossibile di una vasta gamma di opzioni che voglio disponibili. Certo se ci penso così su due piedi mi viene in mente coccola. Ciò di cui ho bisogno. Baci

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