Come reagire a una pessima recensione

Chiunque scriva è sottoposto al giudizio degli altri. A volte si tratta di giudizi costruttivi, a volte si ha l’impressione che siano costruiti per demolire chi li riceve, spinti da chissà quale rivalità o invidia.

Il punto non è sperare di non ricevere mai critiche o peggio sprofondare nella disperazione quando ne riceviamo una.

Ma saper riconoscere le critiche positive da quelle negative che hanno il solo scopo di farci arretrare.

Approfondimento: Gestire le critiche

Come molti di voi, anch’io mi sono dovuta confrontare con alcune recensioni negative di mie pubblicazioni. Alcune lo erano solo lievemente, altre erano lapidarie e lasciatemi dire, parecchio cattive. Vi è mai capitato?

Mi sono interrogata su quali di queste critiche potevano offrirmi un contributo e quali dovevo mettere immediatamente nel dimenticatoio.

Ne è venuto fuori una sorta di identikit che vi proprongo in questo post. Buona lettura!

Come reagire a una pessima recensione

 

Per incassare le critiche bisogna saper accettare i complimenti

Prima di entrare nel merito, faccio una piccola premessa: quando offriamo il nostro lavoro al giudizio del pubblico dobbiamo essere capaci di reggere la loro reazione, sia quando è positiva che quando è negativa.

Un certo equilibrio aiuta e ricercarlo non è semplice. Personalmente sono di indole schiva, non amo apparire e sono la tipa che quando qualcuno le fa un complmento diventa rossa come un peperone e cerca di cambiare argomento.

Ma quel palco lo devo calpestare spesso e ho imparato a farci l’abitudine.

Quello che a mio avviso aiuta è migliorare la fiducia in se stessi. Si può raggiungere questo obiettivo anche anche attraverso la scrittura, come ho provato ad argomentare in questo articolo.

Per superare quell’imbarazzo di cui vi ho parlato significa diventare sempre più consapevole del valore del nostro lavoro, un punto irrinunciabile se vogliamo promuoverlo e fare in modo che sia apprezzato anche dagli altri.

Sembra strano cominciare un post dedicato alle recensioni negative parlando di quelle positive, eppure mi pareva necessario: se non sappiamo quanto vale il nostro lavoro e non riusciamo a concederci la giusta gioia e riconoscenza quando riceviamo una recensione positiva, allora non possiamo sperare di reggere una stroncatura.

Quando reagire a una pessima recensione

Dopo questa breve premessa, possiamo venire al dunque.

Mai e poi mai reagire subito a una critica

Quando riceviamo una stroncatura, ovvero una totale bocciatura del nostro lavoro (esempio: una stellina su Amazon  😡 ) dobbiamo a mio avviso fare un’operazione molto semplice: leggerla, rileggerla e poi metterla da parte per qualche giorno.

Passata la buriana, saremo pronti a riconoscere le parti che stonano (di solito ce ne sono tante) da quelle che invece risuonano. L’obiettivo è quello di cavare da ogni rogna che la vita ci assegna qualcosa di buono e per farlo bisogna prendere le giuste distanze.

Chi è l’autore della critica?

Anche questo passaggio è fondamentale. Difficilmente sarà il vostro migliore amico (di solito non agiscono con cattiveria con noi) ma potrebbe essere una perosna che stimate, la cui scrittura vi affascina, oppure qualcuno che ha semplicemente letto il vostro romanzo e l’ha trovato davvero orribile e ha sentito il bisogno di dirvelo, senza veli. O forse qualcuno che aveva bisogno di togliersi qualche sassolino dalla scarpa.

Non possiamo avere la stessa reazione con figure tanto diverse.

Con il lettore deluso dovremmo avere un atteggiamento comprensivo. Ha acquistato il vostro libro, si è affidato alla vostra storia e l’ha deluso.Ci sta. La cosa che dobbiamo fare è domandarci il perché è rimasto deluso.

Ora, se il tizio in questione legge solo gialli e voi avete scritto un romanzo rosa, beh, è molto difficile che se ne innamori, visto che probabilmente non apprezza il genere. A questa critica dovreste rispondere con leggerezza, senza farvi troppi pensieri.

Come se aveste incontrato un tipo figo al bar che non vi ha fatto scattare la scintilla. Capita e si va oltre 😉

Se invece è uno scrittore, un professionista o qualcuno che stimate dovreste considerare che la stroncatura a volte è fatta per scuotervi da un possibile torpore.

Selezionate i temi oggetto di critica, come vedremo dopo, e state ad ascoltare. Prendete ciò che vi serve e il resto, come al solito, lasciatelo andare.

Suddividete le osservazioni in parti distinte

Spesso una critica o una stroncatura non è tutta negativa. Capita che tra le sue pieghe si scovino anche valutazioni positive, perché leggere non è mai un’esperienza completamente orribile, sarebbe impossibile, non credete?

Dunque suddividete la stroncatura in parti distinte e valutatele punto per punto.

Vale anche per gli aspetti negativi. Alcuni saranno utili a migliorarvi in futuro, altri sono frutto della frustrazione di chi scrive che spesso non dipende nemmeno da noi ma da una rabbia o dall’invidia o da qualche altra cosa di voi che disturba l’interlocutore.

Cnsiderate che portare a termine un romanzo è cosa che in molti amerebbero fare, ma in pochi ci riescono. Voi siete tra questi. Non solo, avete persino pubblicato. Quanto rosicano!

Pensate al senso di frustrazione, al dolore, all’invidia e a tutto il resto. Se riconoscete questi sentimenti, siate pazienti con chi li esprime. Sta peggio di voi.

Scrivere è dura per tutti e non tutti sanno accettare questa verità.

Quando non considerare una recensione negativa

Quando l’autore si nasconde nell’anonimato.

La trovo la cosa più scorretta che si possa fare. Si può dire ciò che si pensa. anche in modo brutale, ma con rispetto per la persona e con dignità.

Dietro la viltà non si nasconde niente. Né il buono né il cattivo. Semplicemente non è.

Premiate quella critica con la vostra totale indifferenza.

Ha senso reagire a una pessima recensione?

Dipende.

Le critiche sono qualcosa di molto prezioso per chiunque, specie per uno scrittore. Scriviamo perché altri ci leggano e la loro opinione è molto importante.

Ma la critica deve essere in qualche modo riconducibile a un dato di verità. Tutto ciò che riguarda un’opinione, un gusto, una valutazione oggettiva che oggettiva non è diventa naturalmente accoglibile se rispetta alcune regole di base.

Ma offendere il lavoro degli altri.

Credo nell’universo e sto attenta ai segnali che mando. Tutti dovremmo fare lo stesso.

Mi auguro che non dobbiate mai avere a che fare con delle critiche tanto distruttive, ma se dovesse capitare avete una traccia da cui partire.

Vi convince?
E voi , come reagite alle stroncature (se ne avete ricevuta qualcuna)?

Fatemelo sapere come sempre commentando qui sotto. Buona giornata, care Volpi!

 

Commenti

  1. Riguardo al problema (che diventa tale perché di fatto chi scrive si sottopone al giudizio altrui) mi divido: da una parte cerco di essere razionale e dirmi che mettersi in gioco significa per forza andare incontro anche al rischio di una stroncatura, dall’altra immagino che ci si debba sentire veramente male.
    In fondo, nel tuo post hai spiegato bene l’atteggiamento che si dovrebbe avere dinanzi a certe cose, diciamo imparando a distinguere fra chi recensisce chi realmente lo fa con l’idea di essere costruttivo e non semplicemente per offendere o ferire. Mi dico per ora che fa parte del gioco, ma se dovesse capitare a me… spero di non morirne. 🙂

  2. La settimana prossima esce il romanzo d’esordio del “mio amico” Pseudonimo (ma ti prego di non chiedere nulla perché è troppo riservato, lo faresti fuggire a gambe levate). Ricevere qualche recensione, di qualunque tipo, sarebbe già un traguardo. Pseudonimo si augura comunque di non ricevere critiche del tipo “Ciarlatano di uno scribacchino, mi hai rubato i soldi”, la qual cosa ferirebbe la sua innata sensibilità spingendolo a verificare l’autenticità della stroncatura (non si sfugge ai segugi di Pseudonimo).
    Conoscendolo, posso asserire che a una recensione negativa di quelle vere, non avente lo scopo di fare concorrenza sleale, risponderebbe abbassando il capo e di corsa a cercare di migliorarsi; a una recensione negativa fittizia, fatta da gente disonesta, invece risponderebbe direttamente allo pseudo lettore, scoprendo le sue carte (dietro la tua falsa identità, Presunto Lettore Deluso, si cela tal Collega Disonesto, un amico/parente di tal Collega Disonesto…), sbugiardandolo per bene e facendo le opportune segnalazioni a chi di dovere, e magari ricambierebbe anche il favore.
    Bisogna sempre andare a fondo alle questioni, quando puzzano di marcio.

    1. Calogero mi piace il tuo modo di prendere la cosa, andare a fondo! Sei meglio di Maigret! Dici che non devo domandare nulla ma bisogna che tu dica a Pseudonimo che se vuole vendere il romanzo che ha scritto dovrà pur parlarne! Non posso nemmeno proporti un’intervista sotto copertura perché qui le ho fatte tutte in esplicito e dunque ci sgamerebbero subito! Allora aspettiamo l’uscita, auguriamo a Pseudonimo di ottenere molte recensioni positive e anche qualche dritta perché mi sembra abbastanza intelligente da prenderle e farne tesoro.
      Sul resto, vedi risposte ai commenti di Barbara e Maria Teresa. Io sono una babba, ma loro invece sono sveglissime e mi hanno aiutato molto a dipanare un pezzo di matassa! 🙂

      1. Il giorno che Pseudonimo dovesse decidere di uscire dall’anonimato nevicherà col solleone 🙁
        Nel frattempo ringrazia per l’augurio e i complimenti 🙂

        Ho letto i commenti. Sarebbe il caso che ogni autore si prendesse la briga di stanare gli infiltrati e che Amazon cominciasse a bandirli, per sua stessa credibilità. Se si cominciasse a querelarli forse la prassi della falsa recensione diminuirebbe fino a estinguersi; ma chi è che ha voglia di imbarcarsi in lunghi, fastidiosi e dispendiosi procedimenti giudiziari per questioni di principio…
        Concordo con te e Maria Teresa sul fatto che le critiche (soprattutto quelle spietate e gratuite) arrivino da colleghi o aspiranti tali, che magari pubblicano scritti che occupano nicchie editoriali differenti da quelle in cui si collocano le opere che provano a minare, e dunque non rappresentano neppure una concorrenza, solo che non hanno un intelletto abbastanza sviluppato da rendersi conto che stanno solo perdendo tempo… o magari la loro, come fa notare Maria Teresa, e solo invidia pura.

        Sta (o sto) Margareth York di Milano non mi e nuova/o. Purtroppo proprio non ricordo in quale ambito mi ci sono imbattuto. Ricordo però di aver pensato che l’accostamento ‘nome straniero – origine italiana’ fosse quantomeno poco azzeccato. Mah.

        1. Il mistero si infittisce… Chi si nasconde dietro un nome straniero di origine italiana? E perché acquistare il libro su una piattaforma e commentare su un’altra? Proseguono i segugi nel seguire la pista delle stroncature seriali mentre Amazon si interroga come proteggere la sua reputazione. Opinioni non verificate = opinioni non affidabili…

  3. Siccome sono un gatto curioso, sono andata in cerca della stellina… 😀
    Quel cliente Amazon lì è una donna, scrive parecchie recensioni di libri, per lo più due alla volta.
    La maggior parte, direi l’80%, non sono acquisti verificati su Amazon, ma dato che sono quasi tutti romanzi solo in self publishing Amazon, questa persona sta nascondendo volutamente il suo account. In alcuni casi ha scritto sulla recensione che “leggere l’estratto è stato sufficiente a farmi capire di non comprarlo”, e capisci l’onestà di questa signora.
    Questo cosa mi fa pensare? Se sei convinto della tua recesione, non hai timore di mostrare il tuo nome. A meno che tu non sia del “settore”: un’altra autrice, un’altra blogger, una editor di cui hai rifiutato la collaborazione, chi lo sa. Come dicevo in un mio articolo sulle recensioni false, i veri lettori a.non sono offensivi b.non si nascondono.
    Oramai però è notorio che Amazon ha un problema di recensioni false e scambi di recensioni quanto decenni fa Ebay aveva problemi con i feedback di ritorsione e le finte compravendite per aumentare i feedback di scambio. Anche i lettori lo sanno e mi è capitato spesso di sentirli dire che se c’è almeno una recensione negativa lo prendono in considerazione, se non c’è e sono tutte recensioni elevate (5 stelle all’unisono) sono solo recensioni di favore. 😉

    1. Ciao Barbara, hai fatto bene a cercare, Ne avevo già parlato in un altro post e non volevo linkarla perché a mio avviso non merita attenzione. Io avrei scommesso su un uomo, l’ho appena scritto a Maria Teresa, ma che dire, adoro le scommesse 😀
      Certamente è qualcuno del nostro giro, questa è l’impressione che mi sono fatta. Nel mio caso trovo peraltro masochismo assoluto leggere e acquistare due volte un romanzo che già la prima ti aveva deluso. Ci sta, ma che ne so, leggi Topolino, non ti flagellare oltre. Quando alle recensioni anonime queste sì mi fanno incavolare. Ho scritto ad Amazon per sollecitare a intervenire su questa in particolare , perché sull’anonimato la penso come te e inoltre, per una piattaforma autorevole come Amazon, credo che sia una diminutio non da poco. Non sapevo che l’80% fossero anonime o non certificati come acquisti, in questi numeri sta la credibilità della piattaforma da questo punto di vista. Ma vale lo stesso per altre come Goodreads. Come anch’io ho già avuto modo di scrivere in proposito, le recensioni su Amazon devono diventare pienamente inaffidabili, perché anch’io ragiono come i tuoi lettori e cerco di difendermi come posso dalle recensioni fasulle. L’acquisto verificato certifica che il giudizio sia su quanto letto, non su un’estratto, ma su questo tema Amazon è sordo e ciò non va a suo favore…
      In definitiva è molto difficile proteggere il proprio lavoro da critiche ingiuste perché false e tendenziose, ma siamo in ballo e dobbiamo ballare. E se qualcuno ha qualcosa da dire, meglio farlo qui, dove gli pare, ma farlo in pulito. Le Volpi sono tutte così, trasparenti e tolleranti. Ma non sciocche 😉

      1. Scusa, intendevo che le recensioni di quel cliente Amazon lì sono per l’80% acquisti non verificati (non che in generale su tutta la piattaforma l’80% delle recensioni non siano verificate, quello è un dato difficile da sapere). E proprio per quello che penso l’utente abbia un altro account, col quale acquista effettivamente gli ebook. Poi però usa l’anonimo per commentare. Vero è che a volte io acquisto su Kobo-Mondadori perché mi mandano gli sconti, poi però soprattutto per dare una mano ai nostri amici autori cerco di lasciare la recensione su Amazon, essendo lo store più usato per gli ebook.
        Dico che è una donna perché su una recensione le è scappato un ” sono rimastA insoddisfattA” 😉
        Ed in effetti anch’io come Maria Teresa ho la sensazione che questi utenti arrivino da Goodreads…
        Amazon non ha mai avuto gran problemi di recensioni lapidarie. Finché Goodreads non ha iniziato a perdere valore rispetto ad Amazon, ed ora si stanno spostando lì.

        1. Scusa tu Barbara, avevo frainteso, hai fatto bene a chiarire. Sul resto sei una segugio d’eccezione, l’hai sgamata la signora che si cela dietro uno pseudonimo. Per quanto riguarda Margaret la foto sul suo profilo e le sue letture ci portano verso un universo femminile ché conosco ma che in effetti mi è distante. Quanto a Goodreads, giusto perché oggi capisco poco, ho inteso bene che si tratta di una piattaforma in riduzione di utenti e importanza a tutto vantaggio di Amazon? A parte che a me non cambia molto, non la frequentavo prima non la frequento ora. Mi basta il blog e tutto il resto

  4. Cara Elena, come sempre poni un argomento interessante su cui conversare. Cosa fare in caso di critiche? Posso risponderti con la mia esperienza personale perché in generale non so cosa consigliare, siamo così diversi gli uni dagli altri. La critica mi trasformava in una ragazzina suscettibile quando ero agli esordi e scrivevo su una piattaforma nazionale piuttosto famosa. La regola là dentro era non lodare sperticatamente l’autore, se mai sommergerlo di critiche per aiutarlo a crescere. Immagina, un gioco al massacro. Mi è servito eccome. Ricordo ancora quanto mi ferì la stroncatura ( forse a causa della coda di paglia?), di un racconto che credevo un capolavoro. I primi giorni non risposi neanche per evitare qualche parolaccia. Quando mi calmai, ringraziai a testa bassa.
    Oggi sono abbastanza consapevole che quello che scrivo sia dignitoso, quindi le critiche circostanziate non mi feriscono più, anzi le recepisco come un consiglio da cui ripartire per il futuro. Non conosco però la critica cattiva, quella fatta per invidia o gelosia. In quel caso, sono sicura, ne sarei profondamente addolorata.

    1. Ma sai che l’idea del sito “liberi tutti con le stroncature” è molto interessante? Insomma, sei sulla stessa barca degli altri e intanto non ci sono filtri nel dire davvero ciò che sia pensa. Sulla carta l’idea è buonanotte ma vedo che lo stesso qualche ferita la genera. Incontriamo tutte qualche cattivello o cattivella che deve sfogarsi, magari non tutti. Ti no auguro di risparmiarti in futuro questo tipo di esperienza. Per quanto siamo capaci di prendere le distanze, riesce sempre a ferirci temporaneamente. Io penso sempre che il danno maggiore lo subisca chi la compie , non chi la riceve

  5. Non mi è mai capitato di ricevere vere e proprie stroncature, ma pareri negativi senza troppi riguardi sì, in particolare quando partecipavo a un forum di scrittura con i miei racconti. Lì era un punto d’onore non indorare la pillola, per così dire, e devo dire che in generale l’ho trovata una buona politica, anche se qualcuno si faceva un po’ prendere la mano. Non sono del tutto d’accordo sul fatto di partire dalla consapevolezza del proprio valore per poi valutare le critiche. Secondo me noi non conosciamo affatto il nostro valore come autori. Abbiamo delle impressioni, questo sì, ma la nostra posizione è troppo coinvolta per consentirci una anche minima obiettività. Sono gli altri a dirci se siamo riusciti a comunicare e come. Per questo non vorrei corazzarmi prima di mettermi in discussione. Preferisco restare vulnerabile inizialmente, aspettare che le emozioni si raffreddino, fare una bella cernita di quali critiche mi fanno suonare il campanellino e quali no (va da sé che quelle ripetute le prendo in considerazione d’ufficio), e soltanto dopo rafforzarmi l’autostima malconcia ricordando i pareri positivi e i risultati ottenuti, prima di rimboccarmi le maniche per fare di meglio, o correggere. 🙂

    1. Certo Grazia il tuo è un modo di reagire diverso dal mio, dipende dal nostro carattere e dalla nostra storia. Sono però d’accordo con @Sandra, la stroncatura è un attacco personale e dunque è la persona a essere in discussione. Può darsi che io non abbia chiaro il mio valore di autrice, che non significa ignorarne i limiti ma sapere esattamente chi siamo, ma di sicuro so chi sono. Da tempo ho deciso di non rendermi affatto vulnerabile se non in poche selezionatissime situazioni perché intorno a noi non ci sono solo persone in buona fede ma altre che intendono stroncarti perché semplicemente ne hanno voglia o possibilità. Certo io vivo anche professionalmente in un mondo in cui bisogna essere ben saldi, altrimenti ti travolgono.
      Se abbiamo fiducia in chi ci sta criticando, anche aspramente (ho scritto nell’articolo che i nostri amici di solito non lo fanno ma io preferisco quando lo fanno, perché mi aiuta nella maniera giusta) allora dobbiamo essere “vulnerabili” alla critica, ovvero prenderla in considerazione. Ma sempre nel rispetto di chi abbiamo di fronte. Lo scrivevo nella risposta a @Sandra: è pieno di haters in giro, meglio sapersi difendere 😉

      1. Hai sicuramente ragione sul fatto che abbiamo reazioni diverse perché diverse sono le nostre storie; anzi, devo dire che non ho affatto esperienza di haters, ma solo di critiche espresse con zero tatto, semmai, che è molto diverso; però perché vedere la stroncatura come un attacco alla persona? Chi dà una stellina al mio romanzo e mi dice delle nefandezze non sta attaccando me, visto che nemmeno mi conosce. Semplicemente il mio romanzo gli ha fatto schifo (forse) e sta dando voce ai suoi problemi caratteriali (di sicuro). In entrambi i casi, la mia persona non è in questione. Quelle sono opinioni che non hanno niente a che vedere con la critica, sono sfoghi di persone invelenite verso gli altri e la vita, su cui non vale la pena di soffermarsi, se non per compatirle. Scusa la lungaggine, ma mi sembra che questo tipo di distacco tra il me-autore e mio scritto sia importante, anche se non facile. 🙂

        1. Certo Grazia, è molto importante separare l’io scrittrice dall’io e basta, anche se scinderci non è semplice 🙂 Io sono la mia scrittura, sono ciò che racconto perché è il mio mondo , quello che voglio rappresentarvi. Dunque c’è sempre un po’ di noi in ciò che i lettori leggono e giudicano. Ma sono d’accordo, il distacco è utile per non ferirsi di più di quanto una stroncatura (perché sto parlando di questo) già non faccia.

  6. di stroncature ne ho ricevuta più di una. Come hai scritto si può sempre trarre qualcosa di buono, anzi sicuramente ci sono verità che abbiamo finto di non vedere.
    Reazioni? Mai scomposte, anche se il tono è offensivo. Con eleganza si risponde con garbo ringraziandolo

    1. Quando ne hai la possibilità @Gianpaolo sono d’accordo con te? Ma quando una critica è scritta e permane su un sito che non controlli e alla quale puoi solo rispondere ma non puoi cambiarla? Insomma, potremmo citarci a vicenda centinaia di autori, anche grandi, i cui lavori sono stati stroncati, il punto non è questo. Penso che il gusto cambi e che la lettura sia influenzata dalle mode e dal clima sociale che viviamo. Certe cose sono considerate vecchie o troppo nuove solo eprché non sono nel mainstream quotidiano della discussione. Un argomento che non ho trattato nell’articolo ma che mi sembra adesso pregnante. Al di là dell’abilità nella scrittura, un romanzo piace o vende se parla di cose affini a ciò che si sta vivendo. O che si è vissuto. Non dico che non si debba srivere lo stesso, anzi, ma è ovvio che si va incontro a una maggiore difficioltà di accettazione e dunque a critiche.
      Il punto è il rispetto, a mio avviso.

  7. Penso che acquistare questa capacità di discriminazione sia uno dei aspetti più difficili con cui deve confrontarsi un autore. Ci sono talmente tante sfumature di critica (o suggerimenti) che non è per niente facile capire con quale si ha a che fare. Quindi è giusto quello che dici, la prima cosa da fare è effettuare una distinzione. Personalmente ho avuto a che fare con tutta la vasta gamma, che va dal consiglio più blando, quasi in punta di piedi, alla critica più cattiva e fasulla. Quest’ultimo caso è quello che ti mette davvero a dura prova, perché se nel resto dei casi è doveroso “ascoltare”, quando la critica è dettata da invidia pura (e si vede a colpo d’occhio), cosa fare? Io in passato ho reagito male, ma mi sono resa conto di aver sbagliato. La risposta migliore è solo il silenzio assoluto.
    Una cosa però devo rilevarla. Quasi mai ho ricevuto suggerimenti/critiche da lettori puri, la maggior parte provengono da altri autori o aspiranti tali. Dà da pensare, secondo me.
    Infine, preparati… perché con un blog tour si attira un sacco di attenzione, il che non è sempre piacevole!

    1. Allora Maria Teresa se il blog tour attira tante critiche questo articolo l’ho scritto a fagiolo! 🙂
      Interessante quello che dici, le critiche arrivano sempre da autori o esperti del settore. In effetti, la critica anonima che campeggia sul mio spazio Amazon di Così passano le nuvole è una di quelle che a mio avviso arriva da un autore o, come sospetto, da un editore. Troppo circostanziata anche se contradditoria. Insomma, puoi avere ragione. Allora il centro è l’invidia?
      Davvero non riusciamo a trattenerci nei confronti degli altri autori quando non ci è piaciuto il romanzo? Sccrittori brutta razza? Provoco

      1. No, per carità, non sono/siamo tutti così. Però è una categoria che esiste. Sono andata a curiosare ma non saprei dire se si si tratta proprio di un addetto ai lavori. Però una cosa vorrei rilevarla. Su Goodreads abbiamo sia io che te una recensione cattiva fatta dalla stessa persona (che ovviamente si cela dietro pseudonimo). Dubito che sia un caso, no?:(

        1. Non lo sapevo, vado subito a ficcanasare non è un sito su cuídese vado molto, sarà un anno che non apro la mia pagina ! Saremo antipatiche a qualcuno che frequentiamo entrambe boh

        2. Sono andata a vedere il sito di Goodreads. A parte che ci ho impiegato un po’ perché non lo utilizzo perché non mi piace questa piattaforma, e cos’ ho impiegato un tot per trovare con quale email mi ero loggata e resettare la password.
          detto questo ho intercettato la cara Margareth York, di Milano, che almeno nel mio caso sospetto sia la stessa che mi ha lasciato una pessima recensione su Amazon. Qui sotto pseudonimo (che è già discretamente grottesco) là direttamente anonimo. Che dire, se hai letto la prima edizione e non ti è piaciuta perché perseguitarti in questo modo. Soffri forse di masochismo cara Margareth? Nel tuo caso non so, ma non escluderei che si sia palesata altrove in modo analogo. Comunque questa tua segnalazione conferma i miei dubbi di allora: è un professionista. Un uomo. CI giochiamo qualcosa? 🙂

        3. Sono andata a vedermi le recensioni di Così passano le nuvole su Goodreads. Poi sono andata a vedermi le altre recensioni rilasciate dalle due utenti Samantha e Margareth (e in effetti le recensioni di Margareth hanno un alto tasso di correlazione col il fantomatico cliente Amazon… sai che io non credo al caso). Ho incrociato quel che leggono, quel che valutano basso e quel che valutano alto. Sono due fervide lettrici di A. Waleys, dichiarata attrice scozzese LGBT, L. Ruggeri di Bolzano (e tutti quelli che avevano dato bassa recensione a Maria Teresa, sempre su Goodreads, erano altrettanto suoi fervidi lettori) e F.A. Vanni, milanese. Come autori, questi account forniscono pochissime recensioni (e dunque si espongono pochino).
          Che dire? Provate a leggere qualche estratto… magari c’è qualcosa da imparare sulla punteggiatura!
          Sono ovviamente ironica…

  8. Riconoscere le parti che stonano e quelle che risuonano: questa me la segno, e me la ripeterò come un mantra ogni volta che il mio lavoro, la mia scrittura, la mia persona saranno oggetto di critiche e stroncature.
    Nello specifico, ciò che scriviamo fa parte di noi, ci è costato impegno, attenzione, fatica, abbiamo liberato creatività, emozioni, ricordi, fantasia. Una stroncatura è un attacco personale, non è facile riceverlo e saperlo metabolizzare.
    Da lettrice forte sono molto critica e selettiva, ma se leggo qualcosa che non mi piace non commento, mentre se trovo qualcosa di buono mi piace far arrivare la mia voce all’autore: perchè so che cosa c’è dietro
    e perchè,come dice Elena, scrivere e pubblicare non è da tutti, non dimentichiamolo mai!

    1. Sono d’accordo con te Brunilde, anch’io se non mi è piaciuto il testo preferisco tacere, perché mi rendo conto del grande lavoro che c’è dietro, comunque esso sia andato a finire. Ma è anche un atteggiamento nella vita. IN fondo stiamo discutendo di attacchi personali e sulla scrittura come su tutto il resto della nostra esistenza ne siamo esposti e , se li pratichiamo, esponiamo gli altri. Siccome ne ho ricevuti tanti e no tutti utili o costruttivi, ho dovuto mio malgrado imparare a gestirli. Prima ti viene la pellaccia dura e reagisci d’impeto, poi rifletti. Almeno, per me è stato così.
      E cerchi di cavare il meglio, come si diceva con Nadia. Qualche volta mi piacerebbe essere nella testa di chi compie queste stroncature per capire cosa prova e perché ritiene utile agirle. Magari se qualche stroncatore seriale si affaccia ce lo spiega 🙂

  9. Tocca davvero valutare chi ha scritto la recensione, stroncatori seriali, gente frustrata, tizi di questa risma è pieno il mondo, vanno individuati e ignorati.
    Altro dato importante, la fruizione di un testo da parte di parenti amici ecc è inficiata sempre dalla relazione che l’autore ha, nel bene e nel male, anche qui occorre tenerne conto.
    Nel tempo si impara come dici tu a estrapolare il buono da una pessima recensione, elaborarlo e migliorare.

    1. In rete è pieno di haters e immagino che quetso universo di stroncatori seriali, come li chiami tu, sia in allerta anche per i libri. Io me li immagino acquistare un romanzo on line epoi quando Amazon ti chiede l’opinione,perché lo fa e abbatsnaza in fretta, scatenarsi aggratis tanto chi ti consoce. Eh già, ricevere una roba del genere da un mittente conosciuto è utile, perché ti fa misurare la persona. Riceverla da uno sconosciuto è qualcosa che devi lasciar andare subito, perché non vale nemmeno la pena di considerarla!

  10. Durante la mia prima presentazione ho avuto un potenziale lettore, collega autore, parecchio critico che ha cercato di mettermi più e più volte in difficoltà. Non essendo io timida ho sorriso al suo comportamento da primadonna e gli ho lasciato la scena. Quando parli di invidia è proprio questo. Il voler essere al tuo posto per assaporare l’opportunità che non si è ricevuta. A quel punto non vale la pena contrastare ma lasciare che il pallone si sgonfi da solo.
    Per iscritto fa certo più male, visto che si possono anche scrivere cattiverie gratuite senza motivazione ma considerato che la ruota gira e il male torna al mittente, anche quelle sommerse dalle altre positive emergono per ciò che sono.
    Si dice non ti curar di loro… Così si fa.

    1. Trovo l’atteggiamento che hai tenuto molto efficace, hai colto esattamente quello che volevo dire @Nadia. Le critiche fatte per ferire possono raggiungere il ooro scopo ma se non parole, passano. Ma credo che al di là del “dolo”, convenga capire il senso di ciò che ci stanno dicendo, perché anche una cattiveria parte sempre da una osservazione che piò essere oggettiva per l apersona che la fa. Almeno così io credo. Sempre per tentare di cavare il meglio da ogni brutta faccenda e poi, non curarci di loro 🙂
      Buona giornata scevra da critiche mia cara

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