Femminile, plurale

Befana? Sarai tu! La festa che proprio non sopporto

Sono refrattaria alle convenzioni, di qualunque natura esse siano. Le così dette feste comandate mi respingono, preferisco festeggiare quando decido io e non quando lo fanno gli altri per me.

Inoltre le festività a comando mi riducono come una gatta cui hanno appena fatto la doccia! Di tutte quante quella più odiosa in assoluto è senza dubbio la Befana, ma non è l’unica ricorrenza che non sopporto. Ce ne sono almeno tre.

Per queste ragioni siete avvisatə: il 6 gennaio, ricorrenza che tutti conoscono come la Festa della Befana, evitate simpatici messaggi di auguri, filastrocche articolate da far morire d’invidia Gianni Rodari o foto da spammare sui social che ci ritraggano a cavallo di scope e sovrastate da cappellacci.

Se ci provate, la risposta sarà una sola:

Befana sarai tu!

 

Befana sarai tu! 6 gennaio, la festa che non sopporto

Befana sarai tu

La Befana ha fatto “il suo tempo”. A me interessa ritrovare il senso della sua autenticità.

La tradizione della Befana, il senso di una festa

Non ho nulla contro la tradizione. L’Epifania per alcunə è cosa seria, nella religione e nella vita, dunque occorre trattare il tema con rispetto.

Pare che la figura della Befana risalga a tradizioni molto radicate. Un tempo infatti le donne delle famiglie in difficoltà bussavano alle case dei ricchi per ricevere qualche avanzo o qualche soldo per poter svolgere, anch’esse, una sorta di festa rimediata, una specie di Natale rimandato, fatto di avanzi e generosità.

Altri sostengono che la tradizione della Befana derivi dalle antiche celebrazioni a favore di Madre Natura, utili a propiziare le stagioni del raccolto, durante le quali piccole fate alate si aggiravano svolazzando sui campi per fecondarli e assicurare una buona messe.

Moltissimi popoli hanno affidato a miti come questo la produzione e riproduzione del raccolto, miti in cui figure femminili variamente rappresentate, fecondavano il terreno e lo preparavano al riposo e in seguito alla semina e al raccolto.

Nella cultura cattolica, la Befana appare nel giorno dell’Epifania, epiphanīa – manifestazione (della divinità), ovvero il giorno in cui i Re Magi giungono al cospetto del Bambin Gesù e lo riconoscono come incarnazione di Dio nel mondo.

Qualunque sia il significato che attribuite a questa festa, la Befana non è affatto una vecchina con carbone appresso, ma una figura profondamente radicata nelle tradizioni popolari, nel senso più alto del termine.

Dunque come mai una figura femminile così significativa, se ci pensate l’unica che esista nel nostro panorama mitico, sia rappresentata come una vecchia e insignificante stracciona, arcigna e bitorzoluta?

Somiglia più a una strega che a una fata del raccolto. Non trovate? Una una strega spesso dipinta cattiva carica di doni per bimbə cattivə.

La Befana, amica/nemica dei bambini

Anche con me i miei genitori usavano la supposta cattiveria della Befana come deterrente. Mia madre mi raccontava che la Befana giudicava il comportamento dei bambini e si comportava di conseguenza, volendo sottolineare come, se non mi fossi messa in riga, la Befana avrebbe provveduto in tal senso anche con me. 

L’esito di quell’esame avveniva il 6 gennaio di ogni anno, giorno in cui se noi bambini eravamo stati bravi trovavamo deliziosi dolcetti nella calza, se invece eravamo stati cattivi, dovevamo accontentarci del carbone.

Ma sapete che c’era?

Quando ho scoperto che il carbone era molto più buono dei dolcetti, allora non ho avuto dubbi: bisognava gabbare la Befana!

Oggi per me il 6 gennaio è semplicemente l’ultimo giorno di festa. Il giorno in cui se ho fatto l’albero occorre disfarlo, smontare le lucine dai balconi e smettere di esagerare con dolci e leccornie varie.

Il 6 gennaio è anche il giorno in cui si chiude il lungo periodo di pseudo tranquillità e tutto ricomincia, ritorna il quotidiano tran tran.

Così la Befana che tutte le feste si porta via ci richiama alle nostre responsabilità. Da cui, nemmeno a bordo di una scopa, si riesce a sfuggire.

Perciò, amici cari, se notate una certa acrimonia quando ci sfottete sulla festa della Befana, non insistete. A una certa età il carbone dolce non ci interessa più e in ogni caso non sarebbe sufficiente ad addolcire il peso di questo tempo.


Se pensate che abbiamo perso il senso dell’umorismo, vi sbagliate. E’ solo che il sacco che ci portiamo appresso, pesa. Sarebbe più leggero se solo potessimo condividerlo.

Se proprio volete farci gli auguri per la Befana, allora fate a mezzo.


Che significato ha per voi il 6 gennaio? Befana o Epifania? O nessuna delle due?

6 Comments

  • Elena

    Si Marina, se possiamo permettercelo è decisamente l’ideale. Una sana dose di anticonformismo, con buona pace del business che ci gira intorno

  • Giuseppe Marino

    Per me il giorno dell’Epifania è, prima di ogni altra cosa, una ricorrenza religiosa. Nel mio paese attendiamo con ansia e con gioia l’arrivo di questo giorno poiché nel pomeriggio si svolge la tradizionale “Calata dei Magi”: una manifestazione religiosa-folkloristica che risale al Medioevo. Fa parte del patrimonio storico-religioso-culturale del mio paese. E tutti siamo impegnati.
    In secondo luogo questa ricorrenza ricorda la mia fanciullezza. Che bei ricordi! La befana che doveva arrivare di notte scendendo dal focolare e ci portava tanti giocattoli. Una volta, quando ancora Babbo Natale non esisteva dalle nostre parti, era una festa che, noi bambini, aspettavamo impazienti. C’era molto più poesia, sicuramente. Oggi non è più la stessa cosa: è solo consumismo, business. Ovunque si leggono frasi offensive e irriverenti. Noto che oltre alla figura della befana la società ha partorito anche la figura del befano.

    • Elena

      Ciao Giuseppe, apprezzo che tu abbia compreso il significato di questo post. E poi hai aperto una finestra sulla tradizione, quella genuina… grazie! Scusa la domanda ma.. Non esisteva Babbo Natale? Di che periodo parli?

  • Emilia Capasso

    Per farti capire in breve come la penso io: stamane ci siamo svegliati e i mieindue pargoli di 8 e 9 anni, non hanno fatto alcun accenno al giorno della Befana, nè tantomeno io ho comprato alcuna calza. Che senso avrebbe? Hanno cioccolata e caramelle di ogni tipo tutti i giorni o quasi… Anni fa poteva avere senso, quando si aspettavano i giorni di festa appunto per far strage di dolcetti oppure per ricevere un giocattolo, adesso i bambini hanno persino il cellulare, ma non hanno il tempo per giocare con gli amichetti. I tempi sono cambiati, ora è puro consumismo. Io ne sto alla larga e ne tengo alla larga loro. Oggi festeggeremo perchè non si lavora e non si va a scuola ( che nel mio caso coincide), ma a modo nostro, senza spendere inutilmente.
    Buona befana!

    • Elena

      Cara Emilia, mi auguro che la vostra giornata sia passata tanto bene come è cominciata! Ma in definitiva, come si passa l’Epifania in una casa non consumista?

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